Anno: 2012

  • 7 consigli per negoziatori altamente competitivi

    7 consigli per negoziatori altamente competitivi

    Se ti ricordi che tipo di negoziatore sei e sei un negoziatore di tipo competitivo (lo stile di negoziazione dei temperamenti più aggressivi) questo post ti riguarda.
    Se sei essenzialmente una persona dallo stile competitivo ma ragionevole hai di sicuro bisogno di diventare sempre più cosciente che attorno a te hai altre persone ciascuna con dei “bisogni legittimi”.

    Come puoi diventare cosciente del fatto che non sono solo le tue esigenze quelle che devono essere rispettate per raggiungere una negoziazione veramente vincente?

    Eccoti qui 7 strumenti che ti saranno utili a migliorare il tuo tipo di negoziazione:

    1)   PENSA in maniera win-win (nessuno dei coinvolti nella negoziazione risulta scontento o danneggiato) , non pensare esclusivamente a te. Per te che sei altamente competitivo lavorare per ottenere una situzaione in cui entrambi risultate essere vincitori è un eccellente promemoria che anche l’altra parte è importante;

    2)   Fai più domande di quelle che pensi di dover fare. Le persone che hai davanti a te quando contratti hanno molteplici bisogni e necessità e non sempre desidarano le stesse cose che tu desideri.  Se sei in grado di capire COSA sia realmente importante per loro.. bè riceverai una maggiore quantità delle cose che sono importanti per te;

    3)   Fidati anche di un approccio alla negoziazione di tipo standard. Si, lo sai che alle volte fai dei giochetti di potere per vincere.. ma ricordati che alla volte anche semplicemente far ragionare la controparte ti può portare a dei buoni risultati.. e di sicuro più duraturi;

    4)   Delega. Se ti rendi conto che non riesci a mediare il tuo essere competitivo e usi troppo il tuo potere negoziando allora delega ad un tuo collaboratore di cui ti fidi una trattativa importante che desideri sia win-win. Non stai dichiarando fallimento anzi saresti più prudente e più saggio;

    5)   Mantieni la tua parola. Potrebbe essere che tu abbia la tendenza a “scordarti” delle promesse fatte all’altra parte soprattutto quando respiri aria di vittoria. Ricordati che gli altri notano se non mantieni le tue promesse, anche quelle piccole piccole.. e poi hanno una memoria da elefante. Se raggiungi un certo livello di affidabilità gli altri si fideranno sempre di più di te, è garantito. E’ anche garantito che si possono fare molti più affari quando le persone si fidano vicendevolmente, prova;

    6)   Non cercare solamente di tirare su il prezzo (o alzare la posta in gioco.. qualsiasi essa sia) quando puoi negoziare. Rischi che alla fine i soldi rimangano sul tavolo. Fai grandi passi verso l’altra parte negli aspetti meno importanti della negoziazione e piccoli passi negli aspetti più sensibili. Fatti una lista di priorità;

    7)   Proteggi l’autostima del tuo “avversario”. Le persone sono orgogliose e gli piace sentirsi dire che hanno influenza e capacità di pressione (anche se non ne hanno). Non gongolare di fronte a loro quando sei la parte in posizione di vantaggio. Tratta le persone con rispetto, non ti costa molto e loro lo apprezzeranno di sicuro. Un giorno potrebbe capitare che siano loro in posizione di forza ed allora si ricorderanno di te in maniera positiva.

    Ricordati infine che il punto comune di tutti questi strumenti è la flessibilità, senza essere flessibile nel tuo modo negoziare (e di pensare) potrà andarti bene una volta o più volte ma non andrai di sicuro distante. Ci tieni al tuo business? Se si allora inizia a cambiare e a smussare gli spigoli del tuo carattere ti si apriranno nuovi orizzonti nel tuo modo di negoziare. Sta a te.

  • Perché non puoi più fare a meno di un sito internet aziendale

    Perché non puoi più fare a meno di un sito internet aziendale

    Internet è ormai alla portata di tutti e ormai moltissime persone lo usano quasi quotidianamente. Chi per tenersi informato, chi per prenotarsi le vacanze, chi per svagarsi.

    Sembra che ormai corra tutto di lì.

    Purtroppo però non tutti i piccoli imprenditori hanno ancora colto pienamente la potenza di questo strumento. I dati sono inconfutabili: la maggior parte delle piccole imprese ancora non ha un sito o, se lo ha, dal punto di vista qualitativo si può parlare di veri disastri.

    Perché questa situazione?

    Le scuse possono essere molte, ad esempio costi, scarsa professionalità dei webdesigner e altro ancora. Più probabilmente tutto si può ricondurre ad una sola, vera, motivazione: il fattore culturale.

    E’ inutile inventarsi giustificazioni o altri falsi miti… per la maggior parte degli imprenditori investire in forme di pubblicità diverse dalle tradizionali è ancora visto con molto sospetto e per la maggiore si vive ancora di passaparola. Molte volte internet è visto come uno strumento per lo più incomprensibile e magari solo adatto ai più giovani.
    Aggiungendo anche una miopia assoluta da parte di tutti i governi per quanto riguarda la redazione di un’agenda digitale e condendo il tutto con un’infrastruttura tecnologica decisamente antiquata, si ha un quadro abbastanza completo della situazione.

    Come un sito può crearti nuove opportunità

    La risposta in questo caso è molto semplice: internet può essere la tua vetrina sul mondo. Attraverso esso puoi trovare clienti che non ti saresti mai immaginato di avere. Hai la possibilità di esplorare nuove nicchie di mercato, ampliare la tua notorietà e rinforzare il tuo marchio. E’ tutto questo e molto altro ancora.

    Niente di così assurdo invero. Anzi, abbastanza ovvio. Quasi il discorso di un improbabile commerciante che cerca di spacciarti un oggetto inutile come uno space shuttle in grado di portarti sulla luna!

    Quindi mi creo un sito e sono già pronto per “spaccare il mondo”?

    Assolutamente no. E’ una cosa da prendere molto sul serio. Il tuo sito è il tuo biglietto da visita, la tua lettera di presentazione per il mondo e devi saperti presentare bene. Molto bene.

    E’ a tutti gli effetti un investimento strategico. Deve essere investita un’adeguata quantità di risorse e come qualsiasi investimento deve essere adeguatamente ponderato. E deve soprattutto portarti profitto.

    Di sicuro non spenderai quanto l’acquisto di un nuovo macchinario, dal punto di vista dei soldi. In gioco però c’è la tua immagine e la tua credibilità, che è inestimabile! E’ meglio quindi andarci molto cauti.

    Non affidarti al primo che passa, solo perché riesci a strappargli un prezzaccio! Il lavoro di qualità, come ben sai, è caro però ne vale sempre la spesa.

    Perché è sbagliato pensare “basta un sito qualsiasi, tanto per esserci”

    Come prima menzionato, si parla della tua immagine, del messaggio che vuoi trasmettere. Ogni singolo dettaglio deve essere quindi teso a convincere chi ti visita che la tua è un’impresa seria, affidabile e meritevole di essere contattata per un incontro. Chi naviga su internet è molto esigente e se vede qualcosa che non ispira fiducia, mal realizzato o, ancora peggio, incomprensibile, se ne va subito e, molto probabilmente, il contatto è perso per sempre. E non è detto che il passaparola possa riportartelo indietro.

    Come posso risultare vincente?

    Prima di tutto è necessario che tu stesso abbia ben chiaro quello che vuoi comunicare al mondo. Identifica per bene i tuoi prodotti migliori, cerca di capire perché tu sei migliore rispetto alla concorrenza. Cerca anche soprattutto di capire, sulla base della tua esperienza, quello che vogliono i potenziali clienti da te, non solo quello che vuoi tu. In questo modo potrai gettare le basi per un’efficace campagna su internet e far capire a chi realizzerà il sito per tuo conto quale sia il tuo obiettivo reale.

    Come individuare un realizzatore di siti “serio”

    Non essendo il tuo mestiere e molto probabilmente avendo tu conoscenze tecniche limitate riguardo al settore, parti da una posizione di svantaggio. Ci sono però dei segnali che possono farti capire di chi ti puoi fidare e chi è assolutamente da evitare.

    Prima di tutto tieni presente che ci sono moltissimi webdesigner in giro e quindi hai accesso ad un mercato con una concorrenza abbastanza vivace. Non fermarti alla prima proposta.

    Non sei tu a dover svolgere il lavoro: chi si deve occupare della tua immagine all’esterno non è solo un “manovale”, ovvero che realizza delle pagine internet scrivendo al computer delle righe di codice incomprensibile.
    Chi dovrà curare la tua immagine nel mondo deve essere qualcuno che ci capisca di comunicazione e saperti anche indicare quale sia la migliore organizzazione dei contenuti che andranno online. Dovrai per certo fornire del materiale informativo, però lascia che sia lui ad organizzarlo in maniera coerente e di modo che sia efficace dal punto di vista comunicativo.

    Usa il tuo istinto. Se riesci a far andare avanti la tua impresa attraverso di esso, non sbaglierai neanche in questa occasione.

    Sii esigente

    Fatti mostrare delle bozze indicative e magari il portafoglio di casi di successo. Trovare qualcuno in grado di realizzare pagine è molto facile, trovare qualcuno in grado di comunicare un messaggio non lo è altrettanto.

    Tieni sempre presente che hai a che fare con un media ad alto impatto visivo: grafiche curate, foto ad effetto e feeling sono fondamentali.

    E una volta realizzato tutto questo?

    Non mollare la presa, mai e per nessun motivo. Aggiorna periodicamente il tuo sito, mostrati attivo e mostrati innovatore. Solo in questo modo potrai restare a galla per internet e trarne i massimi benefici!

    Buttarsi online, come avrai capito, non è esattamente una passeggiata. I benefici che però potrai trarre da una campagna di marketing di questo tipo sono solo vagamente immaginabili. Già solo che tu possa ampliare la base dei clienti potenziali senza muoverti dalla tua poltrona dovrebbe dirti tutto. E non è assolutamente poco.

  • Come funziona il Crowd Funding?

    Come funziona il Crowd Funding?

    Quante volte in questi ultimi mesi hai sentito il termine Crowd Funding? E se non l’hai mai sentito bè…ne sentirai parlare e sempre più.

    Crowd Funding letterlmente tradotto in Italiano suonerebbe come “finanziamento da parte della folla” e consiste in sostanza in una collaborazione di un gruppo di persone che raccolgono dei soldi in vista di un obiettivo condiviso. Forse non ti è ancora chiaro il concetto e allora vediamo di rispondere ad alcune domande:

    • Dove si “incontra” questa gente?
    • Come si crea questo Network?
    • E quali sono gli obiettivi che vengono perseguiti da questi “investitori”?

    Il web ed i social network risultano essere il punto di incontro, la “piazza” dove vengono illustrate le idee, si propone un progetto e chi lo trova interessante può sostenerlo OVUNQUE si trovi,  sfruttando a pieno le enormi potenzialità di abbatiimento delle barriere che la rete riesce a creare. E’ un finanziamento che parte dal basso, è un nuovo modo per andare a coprire tutti quei buchi neri nel finanziamento che gli istituti di credito hanno creato.

    Per quel che riguarda gli obiettivi che si possono avere in un progetto di Crowd Funding si può senza alcun problema affermare come il limite sia solo la fantasia e la creatività. Infatti il Crowd Funding può riferirsi a processi di qualsiasi genere partendo dal sostegno all’imprenditoria e alle PMI innovative, passnado per ricerca e sviluppo e giungendo al sostegno ai beni culturali ed addirittura alla politica (eh si, Obama ad esempio  ha finanziato la sua campagna elettorale grazie al Crowd Funding)

    Come potete ben immaginare le possibilità aperte da questa modalità di finanziamento sono pressoché infinite, pensate ad asempio al Museo del Louvre, grazie all’iniziativa di Crowd Funding intitolata “Tutti Mecenati” è riuscito ad acquistare grazie a 5 mila donatori privati uno dei capolavori di Lucas Cranach il Vecchio, intitolato Le Tre Grazie. IN UN MESE è stato raccolto 1 milione di Euro.

     Ma quali sono i principi su cui si regge il Crowd Funding?

    La risposta arriva in 5 semplici punti forniti dal Kapipalist Manifesto scritto dall’Italiano Alberto Falossi, fondatore della piattaforma Kapipal (“raccogli soldi per I tuoi sogni”):

    1. Gli amici e i contatti del tuo social network possono aiutarti a raccogliere un capitale.

    2. Ogni tuo contatto può dare un contributo, anche piccolo. 
Insieme, gli amici ti aiuteranno a realizzare i tuoi piccoli e grandi desideri, progetti, sogni.

    3. Tanti contributi possono costruire un grande capitale.
Più contatti hai, più probabilità ci sono di raggiungere la cifra di cui hai bisogno.

    4. I contributi non arrivano automaticamente. Anche se contatti molte persone,
dovrai prima guadagnare la loro fiducia, specialmente se non le conosci personalmente.

    5. I tuoi amici possono aiutarti inviando un contributo in denaro, ma anche passando parola.
Questo farà crescere il tuo social network e aumenterà le probabilità di raggiungere il tuo obiettivo.

    Data la vastità degli obiettivi che si possono inseguire tramite questa forma alternativa di finanziamento è possibile dividere il Crowd Funding in due categorie:

    1)   Crowd Funding riguardante iniziative autonome per progetti singoli;

    2)   Piattaforme per il Crowd Funding

    Esempio del primo punto è sicuramente l’iniziativa “Tutti Mecenati” del Louvre ed in generale qualsiasi procedura di raccolta fondi che involve progetti ad hoc.
    Per quanto riguarda il secondo punto invece, ovvero una piattaforma vera e propria dove  domanda ed offerta si incontrano , queste piattaforme possono essere

    • generaliste o
    • tematiche.

    Nelle piattaforme generaliste vengono raccolti progetti coinvolgenti tutte le possibili aeree di interesse basta pensare a indiegogo  a kickstarter  e gli italianinssimi Eppela  e BoomStarter “Piccole idee crescono” .

    Per le piattaforme tematiche, ad esempio per raccondere fondi per progetti musicali c’è PledgeMusic  o Quirky   per i progetti di Design.

    Questa è una panoramica (veloce ed esaustiva) sul mondo del Crowd Funding ed in questo nuovo “environment”  lo spazio per nuove idee, nuovi business ed innovazione è semplicemente inimmaginabile e senza limiti. Una modalità sicuramente più libera e più facilmente gestibile rispetto al Venture Capital e questo vuol dire che anche tu con una nuova start-up o con un nuovo prodotto o con un nuovo servizio potresti beneficiare di fondi che arrivano dal basso o perchè no creare la tua piattaforma di Crowd Funding.

    Le banche falliscono e fan parlare di crisi (principalmente la loro) ma idee e spirito imprenditoriale non hanno questo destino e se cerchi risposte, guardati attorno, ce ne sono. TANTE.

  • Cos’è l’imprenditoria?

    Cos’è l’imprenditoria?

    Come imprenditore sicuramente sarai in grado di spiegare in 15 secondi, concisamente ed efficacemente, di cosa la tua attività si occupi e come, tanto da ripeterlo pesino nel sonno. Ma per quanto riguarda la definizione di imprenditoria?
    Sapresti spiegare tanto precisamente e con così poche parole cosa ti accomuni a tutti le altre persone che si definiscono imprenditori?

     

    Una definizione secondo noi molto efficace potrebbe essere questa, del professor Howard Stevenson (Harvard Business School):

    “Imprenditoria è ricerca di un’opportunità senza prestare attenzione alle risorse attualmente a disposizione”

    (Entrepreneurship is the pursuit of opportunity without regard to resources currently controlled)

    Probabilmente dovrai ripetertela in testa più di qualche volta prima di coglierne la vera essenza.

    C’è chi definisce l’imprenditoria quasi come un disordine personale, una specie di dipendenza dal rischio.
    Ma quanti imprenditori conosci che si sveglino la mattina e cerchino esclusivamente quanto di più rischioso ci sia nel mondo economico?
    Più probabilmente ne conoscerai, come te, solo di quelli che pensino a come evitare i rischi o quantomeno a come minimizzarli. Delle più disparate personalità, per giunta.

    Definendo l’imprenditoria come un processo, la definizione di Stevensons è aperta a tutti i tipi di persone. In più, corrisponde perfettamente ad un criterio demografico già noto agli analisti della Harvard Business School: gli imprenditori di solito iniziano la loro carriera da poveri piuttosto che da ricchi. “In questo modo è possibile vedere le opportunità e non sentirsi limitati dall’ammanco di risorse” afferma Stevensons, “si fa senza risorse perché si è abituati a non averne”.

    La percezione di opportunità in assenza di risorse aiuta a spiegare molto riguardo quello che differenzia la leadership imprenditoriale dalla mera amministrazione d’impresa: l’enfasi sul team piuttosto che sulla gerarchia, decisioni rapide piuttosto che burocratiche delibere, equità piuttosto che pagamenti in denaro.

    Quando non hai soldi per comandare a bacchetta le persone intorno a te, come accade nelle imprese più grandi e pesantemente gerarchizzate, sei costretto a creare organizzazioni più orizzontali. “Assumi le persone che vuoi avere intorno a te, non quelle a te sgradite”, afferma nuovamente Stevensons. In altre parole, gli imprenditori offrono al loro team una grossa fetta di una visione in vista di un futura ricompensa , piuttosto che una magra fetta delle risorse nelle proprie mani.

    L’opportunità è l’unica risorsa che hai.

    Ogni volta che devi intraprendere nuove decisioni, ci sono due possibilità. Puoi fermarti alle scelte che si presentano da sole, cercare di prendere la migliore ed adattarla per quanto possibile alle tue necessità. Oppure puoi fare come un imprenditore fa: immaginare la migliore delle opzioni possibile e farla diventare realtà.

    J. Burgstone (Breakthrough Entrepreneurship)

    Ebbene si: ecco cosa rende l’imprenditoria così difficile. E così necessaria.

     

    Articolo liberamente tradotto e riadattato da INC. 

  • L’Open Innovation applicata ai servizi

    L’Open Innovation applicata ai servizi

    “La strada per un prosperoso futuro per società e PMI che si vogliono inserire e vivere in una economia avanzata risiede nei servizi e nel ripensare il modo di fare affari”. Così Henry Chesbrough, coniatore del termine Open Innovation,  nel suo ultimo libro “Open Services Innovation – Competere in una nuova era” indica la strada a tutte le imprese occidentali per sfidare le nuove realtà economiche.
    Questa è l’unica via d’uscita dalla “Commodity Trap”.. concetti complicati? No semplicissimi: questa “trappola” scatta quando un prodotto (magari proprio quello che tu produci) si trova a combattere il rischio di essere venduto solo sulla base del suo costo e NON del suo valore. Quando un prodotto incappa in questa “trappola” è meglio uscirne e alla svelta.

    Come viene a crearsi la “commodity trap”?

    Sintomi di questa “trappola” per il business vengono a crearsi nelle seguenti realtà:

    • Quando i metodi necessari per il processo di fabbricazione sono ampiamente conosciuti. Diventa così sempre più difficile per le imprese differenziare i loro prodotti e mantenere questa differenziazione nel lungo periodo;
    • Il processo di produzione dei prodotti si sposta in aree del mondo a basso costo produttivo. Questo porta ad avere sempre più prodotti (LCD, Cellulari ed elettronica in generale) che valgono quello che costano, senza alcun valore aggiunto;
    • Un tempo di sopravvivenza dei prodotti nei mercati sempre più ridotto prima che un nuovo prodotto prenda il sopravvento.  Anche prodotti di successo si trovano dinnanzi ad un vantaggio nel mercato per un periodo molto più breve rispetto al passato. Questo accade trasversalmente, toccando il mercato farmaceutico tanto quello dell’informatica come quello dei cellulari.

    Ma la risposta a questa rapidità di movimenti del mercato risiede solamente nel riuscire a correre più veloci? La risposta è no. C’è la necessità di confrontarsi con i limiti di questo tipo di innovazione orientata solamente sulla novità del prodotto e ripensare IL MODO in cui si innova.

    Gran parte degli approcci esistenti all’innovazione derivano da modelli di business ancorati al modo di pensare focalizzato solo sul prodotto. La crescita sempre maggiore dei servizi che “attorniano” un prodotto in questa nuova era sta a significare che l’approccio di vecchio stampo va cambiato se le società vogliono continuare ad avere successo.
    Quattro sono i concetti cruciali di questo nuovo modo di pensare che può riattivare crescita ed innovazione:

    1)    Devi pensare al tuo business come se fosse un servizio per riuscire a mantenere il tuo profitto e crescere di più (non puoi più vendere “solo” un prodotto);

    2)    Gli innovatori devono co-creare con i clienti in modo da raggiungere esperienze più significative per i clienti stessi che in questo modo potranno avere sempre più quello che realmente vogliono;

    3)    L’Open Innovation accelera e rende più intensa l’innovazione nei servizi e la crescita promuovendo la specializzazione tra clienti, fornitori, produttori di beni e servizi complementari e altre terze parti che contornano il business. Tutto questo ha come risultato più scelta e varietà per i consumatori.

    4)    Una effettiva innovazione nei servizi richiede nuovi modelli di business che riescano a trarre profitto da iniziative di innovazione interna e che stimolino attività di innovazione esterna che possano aggiungere valore al loro stesso business.

    L’innovazione nei servizi aggiuntivi è la scappatoia dalla “commodity trap” è una soluzione per la crescita che da alle imprese un significativo vantaggio.
    Imprese e PMI guardando al futuro devono pensare OLTRE i loro prodotti e muoversi AL DI FUORI delle loro quattro mura per ottenere vera e propria innovazione.

    Le politiche macroeconomiche e dell’Unione Europea di sicuro aiutano a creare le condizioni per una nuova crescita ma alla fine è la singola impresa che sperimenta nuove soluzioni, che si prende i rischi e che investe. E’ arrivato il tempo per l’occidente di superare i limiti di una innovazione focalizzata solo sul prodotto e adattare un modo di pensare che punti ad una futura crescita.

    Usare a  proprio vantaggio ed efficacemente l’innovazione nei servizi è un compito che richiede niente di meno che un nuovo approccio al modo di fare business, utilizzando un nuovo modo di pensare. Lasciare da parte vecchie concezioni, creare network, condivisioni, aperture in una economia che chiusa com’è porta al beneficio di pochi (il che potrebbe sembrare positivo se si è uno di quei pochi) ma PER POCO tempo (e questo è un problema per tutti i tipi di business). Soluzioni? Ce ne sono, basta voler volgere lo sguardo altrove verso nuovi e più proficui lidi.

  • Social Media: perdita di tempo o miniera di opportunità?

    Social Media: perdita di tempo o miniera di opportunità?

    Le piattaforme di social networking, se adeguatamente sfruttate, possono essere uno strumento potentissimo nelle tue mani. Potrai attraverso di esse rafforzare la tua immagine aziendale, farti conoscere al di fuori della tua zona di origine (e di conseguenza guadagnare nuovi potenziali clienti), piazzarti in posizioni migliori nei motori di ricerca, cercare nuovi contatti e, infine, avere un disposizione un canale per comunicare direttamente coi tuoi utenti/clienti.

    Tutto questo come?

    Semplicemente non devi preoccuparti di mantenere una piattaforma, con i relativi costi di gestione e quant’altro. Tu devi solo pensare a produrre contenuti di qualità e cercare di essere il più possibile presente. Ciò significa che c’è del lavoro da fare: una pagina creata e poi mai più aggiornata non ha nessun senso! Se per caso eri riuscito a coinvolgere qualcuno attraverso i tuoi primi annunci, vedrai persa anche questa chance. Là fuori c’è molta concorrenza e non puoi permetterti di restare con le mani in mano.

    Strategia: trattandosi di comunicazione nulla può essere lasciato al caso. Individua un linguaggio corretto e mantieni sempre lo stesso registro. Pubblica ad intervalli programmati, agli utenti piace avere una certa routine. Coinvolgi i tuoi clienti con promozioni, sondaggi e commenti. Lasciali “consigliarti” su ciò che desiderano dai tuoi prodotti/servizi. Potrai così avere consigli dai diretti interessati senza impazzire con strane ricerche di mercato.

    Sfrutta le possibilità di farti pubblicità all’interno delle piattaforme, tendenzialmente le campagne sono abbastanza economiche e ti permettono di personalizzare i destinatari. Utilizza lo strumento pubblicitario tenendo ben presente le statistiche di accesso e coinvolgimento della tua pagina. Hai a disposizione strumenti molto professionali a costo zero, perché non sfruttarli al meglio?

    Errori comuni

    Esistono svariate piattaforme di social networking e ognuna ha un suo target ben preciso. E’ necessario prima di tutto che tu inquadri il tipo di attività che svolgi e di conseguenza scegliere la piattaforma più adeguata. Facebook funziona ad esempio bene per pagine con gallerie di prodotti relativi ad oggetti di design, Twitter ad esempio non sarebbe allo stesso modo efficace. Il discorso cambia completamente se intendi vendere online e spingere le tue vendite con offerte promozionali di breve durata e con un discreto coinvolgimento nelle tue pagine da parte dell’utenza.

    Contenuti poco interessanti o non rilevanti: il contenuto è il principe di questo tipo di attività! Se non produci materiale di qualità, sarai punito senza appello da chi ti segue. Il coinvolgimento costante è fondamentale.
    Perché un contenuto sia di qualità, pensa prima di tutto a cosa voglia il tuo cliente, non a quello che vuoi tu. Aggiungi poi delle foto o video e per quanto possibili correlati a ciò di cui tratti. La multimedialità aiuta a coinvolgere il tuo destinatario e rende la fruizione del contenuto molto meno noiosa. Ti ricordi quei libri grigi a scuola? La creatività è una nota sempre gradita!

    Cerca sempre di utilizzare qualche programma per aiutarti, ti risparmierai tempo e noia. Per ogni social network esistono diversi tool di riferimento, attraverso i quali puoi avere un’idea più precisa dei contenuti che stai mantenendo. Diversamente rischi di fare molta confusione!

    Dedica un ammontare di tempo adeguato. Se scopri che attraverso queste piattaforme il tuo business sta effettivamente crescendo, non devi mollare la presa e imponiti un numero preciso di ore per questo compito. Se vedi che tutti gli altri impegni non ti permettono di seguire adeguatamente questo strumento, valuta molto seriamente l’idea di farti aiutare da qualcuno!

    Sei sicuro di voler perdere questa occasione per migliorare la tua attività?

  • Che cos’è il Venture Capital?

    Che cos’è il Venture Capital?

    Si sente tanto parlare di venture capital, nato in USA e sbarcato anche in Europa dove la Commissione Europea investe sul Venture Capital  soprattutto in un periodo in cui le banche storcono un pò il naso a concedere grossi prestiti a PMI e start-up.
    Ma.. cos’è il Venture Capital?
    Il venture capital rappresenta una parte di quello che viene definito “mercato privato”, cioè il mercato sul quale vengono negoziati titoli di imprese non quotate nelle borse ufficiali.

    In sostanza Il venture capital consiste nell’apportare capitale di rischio da parte di un investitore con lo scopo di finanziare l’avvio o la crescita di un’attività in settori che hanno un elevato potenziale di sviluppo. Spesso lo stesso nome è dato ai fondi creati appositamente, mentre i soggetti che effettuano queste operazioni sono detti venture capitalist.

    L’investimento di Venture Capital ha tre elementi che lo caratterizzano:

    1) La fase di sviluppo della nuova società in cui si inserisce (Early Stage Financing):

    • Fase di sperimentazione (Seed financing) = Intervento effettuato nella fase di sperimentazione di un prodotto/servizio
    • Start-up financing = Intervento effettuato in coincidenza dell’avvio dell’attività produttiva. Non si conosce ancora la validità economica del prodotto
    • Finanziamento nella prima fase (first stage financing) = Intervento effettuato quando l’attività produttiva è completata, ma la validità del prodotto deve essere ancora verificata

    2) Ambiti tecnologici in cui si investe, nel venture capital si cerca solitamente di investire in start up ad alto valore innovativo.

    • Queste imprese dovrebbero possedere un buon team manageriale, essere in un mercato in rapida espansione, avere prodotti o servizi innovativi basati su una tecnologia di proprietà;
    • Potenzialmente sono imprese che escono da degli Incubatori aziendali  (ma non solo).

    3) Rischio operativo  Il venture capital richiede:

    • un orientamento di lungo termine,
    • un’alta tolleranza verso il rischio e l’illiquidità. I titoli di società piccole e non quotate sono difficilmente negoziabili, perciò il venture capitalist deve gestire (normalmente) per alcuni anni il suo investimento per farlo crescere fino a quando è possibile quotare in borsa l’azienda o venderla.

    Questo tipo di rischio operativo è poi, nel caso di buona riuscita del business, ripagato da rendimenti futuri decisamente elevati. A livello storico dal 1980-2004 il tasso di rendimento dei fondi di Venture Capital è stato del 27%. Tra la fine degli anni 90 e l’inizio del nuovo secolo c’è stato un notevole picco dovuto all’avvento di Internet e delle tecnologie di informazione e comunicazione.
    E a livello pratico? Molte società legate all’information technology (google ti dice qualcosa?) sono nate grazie ad operazioni di Venture Capital.

    All’interno dell’UE per avere la possibilità di operare una venture capital si necessita di un capitale sociale non inferiore a 2 milioni di euro indicizzato in società per azioni o in accomandita per azioni. Il resto della procedura (peraltro in attesa di revisione e snellimento da parte dell’UE) è controllato da Banca d’Italia, Consob e antitrust Italiano e comunitario.

    Come i Venture Capitalist cercano di limitare i rischi di perdita

     Solitamente, per scongiurare il più possibile i rischi di perdita, visto che una nuova impresa in cui si investe potrebbe fallire (pensate a puntare su un numero secco alla roulette) e non avere alcun successo i Venure Capitalist tendono ad investire usando due accorgimenti:

    • Investimento per stadi (di cui sopra, ne abbiamo appena parlato al punto 1)  se investo nella fase di sperimentazione non è detto che investa anche nello start up financing quindi mantengo gli stadi a compartimenti stagni e se vedo che il business non c’è esco a gambe levate;
    • Investimento in portafoglio: Nel settore si applica una regola alquanto empirica, la regola 2-6-2: Ogni 10 investimenti 2 sono dei fallimenti, 6 rendono il capitale investito e 2 danno risultati eccezionali.

    Investimenti NON in fase iniziale

    Si discute se gli investimenti che intervengono nelle fasi  di

    • Shipping: il prodotto viene messo in vendita consentendo le prime entrate, che però non sono ancora sufficienti a coprire le spese.
    • Profitable:le vendite aumentano fino a superare l’ammontare delle spese, creando un profitto.
    • Restart:dopo una ricapitalizzazione a livelli di valutazione ridotti rispetto ai precedenti, il prodotto o la strategia di marketing della azienda cambiano significativamente.

    Siano ancora da considerarsi interventi di Venture Capital o meno. Se la società di Venture Capital opera solo (e non ha partecipato minimamente alla fase di start up) in questa fase in Europa si parla ancora di Venture Capital (in USA la questione è diversa).

    Ulteriori vantaggi (NON FINANZIARI) derivanti dal Venture Capital per le Start-up

    Avendo anni di esperienza, i venture capitalist evitano alle imprese di commettere gli errori più comuni, specialmente nell’area del management. Possono aiutare

    • Nella scelta del personale,
    • Nella formulazione della strategia,
    • Nella ricerca di clienti e fornitori di alto livello,
    • Possono offrire networking con aziende con cui sono in contatto,
    • Avvocati e contabili offrono i loro servizi “scontati” a queste nuove start-up confidando un giorno di trovarsi con dei grossi clienti.

    Sicuramente il Venture Capital può aiutare in Europa ed ha aiutato (in Italia Tiscali) nuove realtà ad emergere in un mercato alquanto competitivo nel quale se hai le idee ma non hai la grana di sicuro le banche non vengono d’aiuto. Ma allora qual’è la risposta? L’UE si sta muovendo nella direzione di semplificazione burocratica e normativa per le società di venture capital e forse qualcosa sta per cambiare se non fosse che, come al solito, la normativa si muove a ritmi di elefante contro gazzella nei confronti di realtà economiche e di collaborazione sociale che sono in continuo movimento… mentre in UE si parla di Venture Capital, il Crowd Funding  ed il Prestito tra persone (Social Lending) spingono sempre più.

  • Tu, che tipo di negoziatore sei?

    Tu, che tipo di negoziatore sei?

    La negoziazione è sempre e comunque all’ordine del giorno. Anche se non ce ne rendiamo conto stiamo sempre negoziando. Negoziamo con i fornitori, con i clienti, con moglie o marito, con i figli, con i genitori, con gli amici.. addirittura con il macellaio.
    Se ti fermi un secondo a pensare ti rendi conto di come in un contesto sociale qual’è la tua vita non puoi non saper negoziare. Lo stile che hai quando contratti per qualcosa è il risultato della somma dei comportamenti che adotti durante la negoziazione e che sono orientati al raggiungimento di un obiettivo. In termini più semplici: tu sai cosa vuoi quando contratti con il tuo fornitore o cliente e conseguentemente usi determinati atteggiamenti per raggiungere il tuo obiettivo.
    Ciascun negoziatore (si proprio tu!) può avere uno stile che preferisce ma il vero segreto è essere in grado di utilizzarli tutti a seconda delle esigenze e di quello che il contesto richiede.

    Ecco una lista dei principali stili negoziali:

    1. ACCOMODANTE

    L’obiettivo di questo stile è essenzialmente quello di mantenere una buona relazione con la controparte. Proprio per questo motivo se ne fai uso hai la tendenza di accettare le richieste senza contrattare.
    Questo stile può essere utilizzato:
    – dalla persona che mette i sentimenti prima di tutto ma anche
    – dalla persona poco sicura.
    Può anche essere usato in maniera consapevole in alcuni casi:

    – NON si considera importante quella contrattazione (“si si dai va bene come dici tu”)
    – Ci si sta riferendo ad un ambito della contrattazione che non ci interessa più di tanto e vogliamo dare il classico “contentino” alla controparte.

    2. COLLABORATIVO

    L’obiettivo è quello di riuscire a collaborare per ottenere la reciproca soddisfazione degli interessi. Se ti piace questo stile vuol dire che sei una persona che si orienta maggiormente alla soluzione dei problemi. Per utilizzarlo? Non ci sono particolari segreti se non quello di dare il più ampio spazio possibile alla capacità di usare creatività, flessibilità e spirito di adattamento.

     3. COMPETITIVO

    L’obiettivo di questo stile? Ti interessa raggiungere principalmente la soddisfazione delle tue esigenze anche se fosse a spese di quelle della controparte. Diciamo che è lo stile dei temperamenti di tipo aggressivo quando ritengono di essere in posizione di forza.

    Questo stile può essere anche adottato volutamente nel momento in cui NON si vuole raggiungere un accordo e si vuole rovinare la relazione con la controparte. Alla fine può rivelare la sua pericolosità come stile nel momento in cui la posizione di forza si va ad indebolire ecco perché sarebbe meglio cercare di attenuare la tua competitività.

    4. COMPROMISSORIO

    Il principale obiettivo in questo stile è quello di giungere ad un accordo ed entrambi i negoziatori si trovano a rinunciare ad una parte delle proprie richieste. E’ uno stile complesso da saper utilizzare e bisogna essere preparati alla reazione della controparte. Se l’altro capisce che il tuo stile è uno stile di compromesso potrebbe bluffare ed approfittarne, soprattutto se stiamo contrattando su un prezzo.

    5. EVASIVO

    Il nome di questo stile si spiega da sè, Essenzialmente capita quando vuoi evitare o rimandare la negoziazione. Può essere uno stile voluto se temi il contrasto oppure può anche essere usato con uno scopo preciso quale:

    – Generare uno stato di incertezza nella controparte in modo che sia più malleabile alle nostre richieste;
    – Evitare un rifiuto esplicito alle richieste della controparte ma farglielo “capire” tenendolo a distanza;
    – Spostare l’intera negoziazione in un momento che risulti più favorevole a te.

    Praticamente lo metti in pratica:
    – Non facendoti fai trovare al telefono;
    – Rimandando gli incontri all’ultimo momento;
    – Richiedendo continue modifiche e approfondimenti sull’accordo.

    Questa è una semplice carrellata delle sfaccettature che ha il mondo della negoziazione e potrebbe essere che tu senta come tuo uno di questi schemi o che ti riaffiori in mente un ricordo di almeno una volta in cui hai utilizzato uno di questi schemi. In definitiva la negoziazione è per professionisti? No è per la vita di tutti i giorni ed imparare a muoverti agilmente tra uno schema ed un altro aiuterà la tua flessibilità di pensiero e indirettamente anche il tuo business. Pensa a cosa può voler dire saper riconoscere i segnali di mare e vento quando stai navigando.

     

  • Bando INAIL, 205 milioni di Euro per le imprese

    Sulla Gazzetta Ufficiale del 27 Dicembre 2011 è stato pubblicato il Comunicato relativo agli Incentivi alle imprese per la realizzazione di interventi in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

    Sostanzialmente s conferma quanto avvenuto nelle precedenti redazioni e l’INAIL. Ma vediamo nel dettaglio i punti essenziali di questo finanziamento:

      1.Obiettivo:

    Incentivare le imprese a realizzare interventi finalizzati al miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

    Possono essere presentati

    a)    Progetti di investimento per azioni dirette in materia di miglioramento della sicurezza di immobili, impianti, macchinari processi aziendali.

    b)   Progetti riguardanti l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale dell’azienda.

    Ricordiamo che le imprese possono presentare un solo progetto riguardante una sola unità produttiva ed una sola tipologia di investimento tra le due indicate.

     2. Ammontare del Contributo:

    – L’incentivo è costituito da un contributo in conto capitale nella misura del 50%  dei costi del progetto.
    – Il contributo massimo è pari a 100.000 euro,
    – il contributo minimo erogabile è pari a 5000 euro, previsto solo per i progetti di investimento.
    – Infine per i progetti che comportano contributi superiori a € 30.000  è possibile richiedere un’anticipazione del 50%

     3. Destinatari

    Destinatari sono le imprese, anche individuali, iscritte alla Camera di Commercio Industria, Artigianato ed Agricoltura.

     4. Stanziamento totale:

    Per l’anno 2011  l’INAIL ha stanziato 205 milioni di euro ripartiti in budget regionali.

     5. Tempistiche

    Compilazione della domanda

     Nel periodo dal 28 dicembre 2011 al 7 marzo 2012 sul sito INAIL – Punto Cliente,  le imprese, previa registrazione sul sito,  avranno a disposizione una procedura informatica che consentirà l’inserimento della domanda, con la possibilità di effettuare tutte le simulazioni e modifiche necessarie, allo scopo di verificare che i parametri associati alle caratteristiche dell’impresa e del progetto siano tali da determinare il raggiungimento del punteggio minimo di ammissibilità, pari a 105 (punteggio soglia).   I parametri da considerare per il raggiungimento del punteggio soglia attengono principalmente a: 
dimensione aziendale, rischiosità dell’attività di impresa, numero di destinatari, finalità, tipologia ed efficacia  dell’intervento, con la ulteriore previsione di un bonus nel caso di collaborazione con le Parti sociali nella realizzazione dell’intervento.

    Salvataggio domanda online

    Al termine dell’inserimento della domanda nella procedura informatica, le imprese, la cui domanda salvata abbia raggiunto il punteggio soglia, riceveranno un codice che identificherà in maniera univoca la domanda.

    Invio della domanda on-line

    Le domande inserite, alle quali è stato  attribuito il codice identificativo, ormai salvate e non più modificabili, potranno essere inoltrate on-line;  la data e l’ora di apertura e di chiusura dello sportello informatico per l’inoltro delle domande saranno pubblicate sul sito INAIL  a partire dal 14 marzo 2012.

    L’assegnazione del contributo avverrà in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande.

    Successivamente, entro 30 giorni, le domande dei progetti ammessi a finanziamento dovranno essere completate con l’inoltro delle stesse e dei relativi allegati in forma cartacea  alla sede INAIL territorialmente competente.

     6. Informazioni

    Tutte le informazioni potranno essere trovate negli Avvisi pubblici e relativi allegati,  nonché nel Manuale per l’utilizzo della procedura on-line.

     7. Download

    Manuale per l’utilizzo della procedura online 

    Avviso pubblico relativo al Veneto 

     Avviso pubblico relativo al Friuli Venezia Giulia 

    Avviso pubblico relativo al Trentino 

     

  • Generazione Y? Generazione di imprenditori

    Da sempre siamo stati abituati a vedere tutte le nuove generazioni sollevarsi in età adolescenziale contro i propri genitori. Quando i genitori dicono nero gli adolescenti dicono bianco.
    Gli psicologi hanno da sempre spiegato che la ribellione è uno dei fattori essenziali per stabilire la propria identità. Fa parte del cammino normale di crescita.

    Ma in questo periodo sembra esserci stato un cambio di rotta. Gli adolescenti di oggi sembrano sorprendentemente in armonia con i propri genitori. Indossano lo stesso brand di jeans, hanno delle playlist similari nei loro lettori mp3 e sono più disponibili al dialogo. Immagini iconiche di ribellione possono essere richiamate facilmente alla tua memoria.. da Woodstock alle manifestazioni di piazza e, bè dai.. ognuno ha le sue.
    Ma quindi cosa sta succedendo? La fase della ribellione ha bypassato la generazione Y? Come influirà questo fattore sulla loro crescita? Troppe analisi psicologiche da fare ed è troppo presto per saperlo ma una cosa è certa: c’è una fondamentale differenza tra il passato ed il presente attuale: La generazione Y è composta da imprenditori nati.

    Una rapida visita su Facebook e potrete rendervi conto di come molti teenager abbiano iniziato a vendere prodotti nelle loro pagine. Un bel video diventa “viral” su youtube e subito i ragazzi vengono ispirati a monetizzare la loro pagina e diventare sviluppatori di contenuti.
    Sapevi che la manifestazione “Occupiamo Wall Street” (Occupy Wall Street) ha ispirato la vendita di centinaia di magliette tramite internet – il tutto gestito da qualche adolescente americano dal comfort del disordine della sua cameretta.

    Ecco quindi alcuni consigli per questi giovani imprenditori in erba (e per lo spirito adolescente che c’è in tutti):

    Non hai nulla da perdere: Non hai un mutuo, non hai moglie o marito da supportare. Quindi fallo ! Sii provocativo, condividi le tue opinioni. In altre parole se produci magliette falle supponenti. Nessuno si differenzia dagli altri essendo ordinario e più invecchierai e più probabilmente diventerai conservativo quindi questo è il momento di testare i tuoi limiti e di vedere quanto in là puoi spingerti. In fin dei conti se non lo fai ora quando?

    Fa che il tuo coraggio guidi il tuo business: Usa la tua innocenza, la tua passione, la tua energia e bussa a tutte le porte anche quelle che un giorno con l’età potresti trovare scomode o inappropriate.

    Fa che siano gli altri a pagare per il tuo business: Ritornando al business delle magliette analizziamo il più grande errore che gli imprenditori fanno. Immaginano di vendere valanghe di magliette e guidati dall’ottimismo ne comprano enormi quantità. Il risultato? Pile di magliette che nessuno vuole e un debito sulla carta di credito che necessiterà di mesi per essere ripagato. Non comperare i prodotti in anticipo. Aspetta fino a quando inizi ad avere ordini, anche se questo potrebbe causare un leggero ritardo. Utilizza piuttosto il tuo tempo per preparare una email di scuse nel caso tu abbia ritardi nella spedizione della merce. E’ molto piu importante correre il rischio di essere in ritardo piuttosto che tu finisca ad avere in garage un prodotto che nessuno vuole. Lascia che siano i tuoi clienti a finanziare il tuo business.

    Dai di più e prometti di meno: Il futuro è virale e il tuo business dipende al 100% da questo fattore di diffusione. Se alla gente piace il tuo prodotto lo diranno ai loro amici. Ma non fare l’errore di credere che il tuo gran prodotto sia buono abbastanza. E’ sempre richiesto uno sforzo maggiore.
    In Giappone c’è un’antica tradizione quella di dare di più ma promettere di meno. Prendiamo ad esempio il sake: se in Giappone ordinate questa bevanda prima di tutto la cameriera metterà sul vostro tavolo una scatola di legno e dentro alla scatola c’è una tazza. Poi il sake verrà versato nella tazza ma non ci si ferma qui. Il sake continua ad essere versato fino a che la tazza non è piena ed inizia a trasbordare. Il sake diventa difficile da bere ma in questo modo di fare è contenuta l’essenza del principio del dare di più e promettere di meno. Lo avete mai sperimentato? Se vi è capitato di sicuro lo ricordate con chiarezza.  Fate si che questo diventi il vostro Mantra. Se qualcuno ordina una maglietta includete nel pacchetto un berrettino in omaggio. Potrete essere sicuri che il vostro cliente non si scorderà di voi e nemmeno i suoi amici.

    Quesitone di spirito:    Un vero e proprio spirito imprenditoriale è fatto di passione, coraggio e di pensiero creativo.

    Di sicuro arriverà anche il tempo in cui dovrete pensare in maniera conservativa e fare caute considerazioni e piani a lungo termine.. ma prima che capiti.. buttatevi e credete in voi stessi. Spazio alle nuove generazioni e al cambiamento.

    Articolo liberamente tradotto da Fast.