Categoria: Innovazione

  • 5 buoni motivi per diventare un imprenditore

    5 buoni motivi per diventare un imprenditore

    Certo, quando si avvia la propria attività si diventa il proprio capo, si espande il potenziale di guadagno, e forse si cambia il mondo…
    Tutto questo lo sai già.
    Ecco alcuni motivi a cui però non hai mai pensato:

    1) Incontri un minor numero di mummie.

    Quando lavori per una grande azienda, tu rappresenti quella società.
    Quando si parla di venditori, fornitori, clienti, ecc, devi essere più un burattino e meno una persona.
    Più l’azienda è grande e più sali nell’organigramma, più burattino devi diventare.
    In breve, sei diventato una mummia dell’azienda e le tue bende nascondono la tua personalità.
    E, poiché le grandi aziende tendono a fare affari con le altre grandi aziende, si tende a interagire principalmente con altre mummie e le mummie, si sa, sono noiose.
    Le persone che iniziano una propria attività sono in grado di rimuovere la maggior parte delle loro bende. Non hanno nessuno a cui dover rendere conto, a parte se stessi.
    Nel bene o nel male, possono essere ciò che sono.

    2) Non hai bisogno di un’oasi.

    Ecco cosa succede quando si lavora per qualcun altro.
    Hai competenze: il datore di lavoro ti dice dove, come e quando applicare tali  competenze. Raramente arrivi a fare quello che vuoi fare nel modo in cui desideri farlo. Tu sei solo un ingranaggio di una macchina più grande.
    Più “ingranaggio” sei tenuto a diventare meno riesci ad esprimere te stesso nella vita lavorativa e più spesso potresti sentire la necessità di esprimere il tuo vero io nel tuo ufficio o area lavorativa.
    Da qui le foto e altri soprammobili sulla tua scrivania …tutte cose progettate per ricordarti che sei molto più di un semplice ingranaggio.
    Se inizi una tua attività, potresti essere ancora l’ingranaggio di una macchina più grande (la tua macchina…), perché non sempre si può fare tutto da soli, ma arriverai a decidere tu dove, come e quando applicare le tue abilità.
    E non sarà più necessario ricordarti che sei più di un semplice insieme di competenze necessarie per essere utilizzato a discrezione dal tuo datore di lavoro.

    3) Coltivi le tue passioni.

    La maggior parte degli imprenditori iniziano un business a causa di un interesse.
    Un business basato su un interesse, un hobby o una passione ha molta più forza di qualunque altro business iniziato per altri motivi, ad esempio perché un determinato tipo di prodotto o di mercato “tira”.
    Poi l’equilibrio vita-lavoro è molto meno problematico.
    Quando fai quello che ti piace, è solo vita, non lavoro.

    4) Batti il fisco al suo stesso gioco.

    Anche se quanto segue non deve essere considerata come una consulenza legale o finanziaria e dovreste sempre cercare la guida di un professionista qualificato, possedere una propria attività consente di attingere ad innumerevoli agevolazioni e vantaggi fiscali.
    Nelle circostanze giuste si possono dedurre cose come: tempo libero, viaggi,  educazione, veicoli, ecc… la lista è lunghissima.
    E se sei intelligente non vedrai tutto questo come un male necessario, guardalo come un altro modo per massimizzare il ritorno dei tuoi affari e per appendere di più sui tuoi soldi.

    5) Il portico sarà molto più divertente.

    Un giorno ti siederai (metaforicamente) sulla tua veranda e guarderai indietro alla tua vita.
    Probabilmente ti rammaricherai solo di alcune cose, ma questi sono gli errori che hanno contribuito a renderti la persona che sei.
    Quello che sicuramente ti dispiacerà sarà il non aver provato delle cose, specialmente se la ragione per cui non hai provato è la mancanza di fiducia o la paura dell’ignoto.
    Una delle frasi peggiori che potrai dire sotto il portico inizierà con: “Mi chiedo cosa sarebbe successo se…”.
    Non guardarti indietro e meravigliarti. Se vuoi avviare un’impresa, fallo e basta. Ci sono molti modi per limitare il rischio.
    E se non ci riuscirai, almeno ci avrai provato.

    Liberamente ispirato a: Inc. Magazine
    Foto: By Danny Guy via Flickr, Creative Commons Attribution
  • Brevetti ed Innovazione per le PMI sostenuti dal Fondo Nazionale Innovazione

    Brevetti ed Innovazione per le PMI sostenuti dal Fondo Nazionale Innovazione

    Il Fondo Nazionale Innovazione può essere un interessante opportunità per tutte quelle PMI che sono in procinto di introdurre sul mercato prodotti innovativi creati sulla base di brevetti.
    Ma da dove arriva e come funziona questo fondo? Questo fondo arriva in Italia conseguentemente allo Small Business Act (SBA) di Bruxelles che ha come scopo ultimo quello di creare un quadro strategico che possa sfruttare meglio il potenziale di crescita e di innovazione dell PMI di tutta Europa.

    A livello pratico stiamo parlando di un finanziamento garantito con lo scopo di spingere il più possibile le imprese Italiane ad innovarsi e a registrare brevetti industriali. 

    Vediamo l‘identikit dei potenziali interessati:

    – Imprese che brevettano;
    – Imprese che pur non avendo brevettato danno un contributo attivo allo sviluppo del brevetto (contratto di rete);
    – Imprese di tutto il territorio Italiano;
    – Imprese che operino in qualsiasi settore ad eccezione della produzione primaria, della pesca e del settore carboniero;

    Escluse da finanziamenti:

    – Le imprese che vengono ritenute essere in difficoltà ai sensi della normativa UE vigente;
    – Le imprese che non hanno restituito agevolazioni godute per cui è stata disposta la restituzione dal ministero.

    Come si inizia la procedura di finanziamento? Attraverso una di queste tre banche:
    – Mediocredito Italiano;
    – Unicredit spa;
    – Detusche Bank.

    Essenzialmente le banche potranno concedere un finanziamento alle PMI a condizioni agevolate ed il Fondo Nazionale Innovazione permetterà agli istituti di credito di ridurre il rischio di insolvenza in quanto potranno costituire un pegno su un fondo monetario del Mse. Questo pegno potrà essere utilizzato per la  copertura di perdite sul portafoglio di finanziamenti erogati fino ad un massimo di 3 milioni dieuro, con durata fino a 10 anni.

    Il punto molto importante è che questo pegno che servirà da garanzia alle banche porterà le stesse a non poter richiedere nessuna garanzia reale o personale all’impresa. La cosa che non convince, pur non essendo maghi della finanza,è la funzione secondaria del pegno ossia  quella di un effetto di leva finanziaria minimo di 1 a 5  sulle risorse che la banca può mettere a disposizione delle imprese.

    Spese finanziabili?

    – Tutte le spese (materiali ed immateriali) relative all’introduzione nel mercato economico di un bene o servizio che è stato brevettato;

    Le due linee di attività del fondo:

    1) La prima dedicata alle imprese che depositano brevetti;
    2) La seconda alle imprese che cercano di sviluppare quanto brevettato;

    Quanti Euro sono stati messi a disposizione? 57,9 Milioni.

    Per maggiori informazioni consulta il sito istituzionale del Ministero dello Sviluppo Economico.

  • Officine Italiane Innovazione: il social network per imprenditori

    Officine Italiane Innovazione: il social network per imprenditori

    Team Officine Italiane Innovazione

    Officine Italiane Innovazione nasce da Pietro Bazzoni, il quale per 10 anni ha lavorato in una multinazionale del settore elettromeccanico e per altri dieci ha diretto un’Associazione di imprese, entrando in contatto con oltre 3.000 imprenditori. Da queste esperienze ha maturato un convincimento che ha portato alla realizzazione delle Officine: “gli imprenditori hanno bisogno più di ogni altra cosa di relazioni tra loro e facilità nello scambiarsi informazioni”.

    Secondo i creatori del sito,

    [quote]”Un open space in cui l’innovazione e il confronto, senza barriere geografiche e culturali, costituiscono la base fondamentale per un nuovo sviluppo delle attività imprenditoriali”. [/quote]

    sarebbe la ricetta ideale per mettere in rete gli imprenditori italiani sfruttando le opportunità offerte da internet.

    Guardando ai dati, il sito, nato il primo maggio 2011 e che da poco ha compiuto il primo compleanno, da allora ha guadagnato ogni mese circa 600 nuovi iscritti, raggiungendo oltre un milione e mezzo di pagine visualizzate in totale con un’interessante 8 minuti di permanenza della visita media. Navigando tra le pagine si può in effetti constatare una certa dinamicità tra gli scambi di commenti e proposte, che sicuramente invitano il visitatore a cercare di integrarsi alla caccia di nuove opportunità.

    Una peculiarità del sito è la presenza di gruppi in lingua inglese e spagnola, segno della volontà di dare un respiro internazionale al progetto cogliendo le opportunità del mondo ormai globalizzato e sempre più interconnesso. Strategia che ha premiato, secondo i dati forniti dai creatori, con un 15% degli iscritti totali provenienti esclusivamente dall’estero.

    Lo scopo delle delle “Officine” non è però replicare i già esistenti Facebook o Linkedin:  l’iscritto piuttosto entra a far parte di “una grande famiglia“, comprendente una redazione professionale che quotidianamente modera le discussioni nel Forum, propone video-interviste a imprenditori, facilita l’incontro e il dialogo tra gli iscritti sia on line, sia attraverso eventi dal vivo. In questo modo, a detta dei creatori, è possibile “portare nella community quelle imprese ancora digiune di web 2.0, digital economy e via dicendo, aiutandole ad affrontare questi temi in uno spazio pensato innanzitutto per loro” con le caratteristiche di un “sos a cui rivolgersi in qualunque istante, contando sull’interazione fra utenti e sulla preparazione della redazione“.

    Il principio è semplice:

    [quote]Francesco cerca partner per esportare il caffè della sua torrefazione in diversi paesi Europei ed in Cina, Ernesto cerca aziende di produzione e confezionamento abiti, a cui commissionare una nuova linea di abbigliamento per disabili, Allan, da Londra, cerca produttori italiani di alimenti biologici.[/quote]

    Il social network si pone quindi l’obiettivo di offrire:

    • una community in italiano per gli imprenditori e i professionisti italiani, nel paese e nel mondo;
    • uno spazio di confronto dedicato ai fatti, ai problemi e alle esperienze degli imprenditori;
    • un spazio quotidianamente moderato da una redazione di esperti;
    • un luogo dove ciascun imprenditore possa potenziare la propria crescita personale e lo scambio di esperienze e conoscenze, oltre a incrementare il patrimonio di relazioni con colleghi, professionsti ed esperti in tutto il mondo.
    La maggior parte dei servizi è offerta gratuitamente, funzionalità avanzate (inviti ad eventi particolari, videointerviste, assistenza tecnica, ecc.) sono offerte invece a 120€ per anno.

    Sicuramente un esempio concreto che un sano networking è possibile anche in Italia: la strada da fare è decisamente ancora molta ma, indubbiamente, di iniziative come questa ce n’è sicuramente bisogno. Non possiamo che augurare molti altri compleanni!

    Il sito è raggiungibile presso http://www.officineinnovazione.it/ 

    Statistiche Officine Italiane Innovazione

    Foto: www.officineinnovazione.it
  • La pianificazione: tra mito e realtà

    La pianificazione: tra mito e realtà

    Il ritmo del cambiamento nel mondo di oggi rende la pianificazione tradizionale praticamente priva di significato: anche se hai fatto dei piani per il tuo business, sii pronto a cambiarli.

    Quando guru aziendali ed esperti di gestione parlano di creare e far crescere un business, fanno sempre riferimento alla pianificazione. I business plan infatti fanno sentire le persone al sicuro sapendo che c’è un qualche tipo di struttura a guidarli.

    Tuttavia, la maggior parte delle imprese non stanno affrontando la pianificazione nel modo giusto e non sanno di essere sulla cattiva strada.

    Avere un piano non garantisce che ciò che prevedi, effettivamente diventi realtà: i piani non prevedono il futuro, ma sapere come e cosa progettare per la tua azienda può fare la differenza tra ottenere risultati e sprecare tempo prezioso.

    Inizia con ciò che per te è importante.

    Un piano anche mediocre ma che senti con passione sarà più utile e produttivo di un piano tecnicamente superiore ma che non ti entusiasma .
    La pianificazione è più un’arte che una scienza, ricordalo.

    Crea un quadro di pianificazione che lasci spazio il cambiamento.

    Il tuo piano non è un rigido “prodotto finale”. Pensalo di più come ad una serie di punti di riferimento: un susseguirsi di argomenti chiave per focalizzare l’attenzione sugli obiettivi verso i quali sei rivolto. Accetta l’opportunità di aggiungere o modificare qualsiasi parte del piano, o addirittura di eliminare parti di esso. Non fare qualcosa semplicemente perché è “previsto dal piano”.

    Considera la pianificazione come un qualcosa di vivo, in continua evoluzione.

    Decidi consapevolmente di rivedere periodicamente il tuo piano, valutalo e modificalo. Tieni sempre a mente anche altre ipotesi, rimani flessibile e aperto al cambiamento. Non lasciare spazio all’orgoglio o all’inerzia durante la pianificazione.

    L’influenza della tecnologia nella nostra vita e il continuo cambiamento sociale rimettono in discussione tutto ciò che facciamo nel mondo degli affari e tutto ciò che crediamo sia vero sul modo in cui operano le imprese. Ciò che accettiamo oggi come realtà, sono i cambiamenti in un batter d’occhio.

    Articolo liberamente ispirato da: Inc. Magazine
    Foto: By angrodZ via Flickr, Creative Commons Attribution
  • Che cos’è e come funziona un incubatore per start-up?

    Che cos’è e come funziona un incubatore per start-up?

    Per avere una definizione completa di incubatore preferisco appoggiarmi all’US National Business Incubation Association (NBIA) che definisce l’incubatore come “un processo dinamico di sviluppo di impresa. Gli incubatori alimentano le imprese aiutandole a sopravvivere e crescere nella fase in cui sono maggiormente vulnerabili, quella di start-up. Gli incubatori forniscono assistenza manageriale, accesso a finanziamenti, consentono l’esposizione ad attività imprenditoriali critiche e l’utilizzo di servizi di supporto tecnico.”

    Va sottolineato come il processo di incubazione di un impresa si stia sempre più rivelando un elemento essenziale ai nuovi imprenditori per sviluppare la loro idea di business.

    4 sono gli elementi chiave che definiscono un incubatore:

    1. La condivisione di uno spazio immobiliare concesso in affitto alle start-up;
    2. Un insieme di servizi di supporto condivisi in modo da ridurre le spese che la singola impresa dovrebbe sostenere;
    3. L’attività di training imprenditoriale;
    4. L’inserimento dell’impresa incubata in un network di attori che le consentano di accedere a competenze e risorse necessarie al suo sviluppo (tecnologia, capitale umano e finanziario). Gli incubatori operano quindi da intermediari tra le imprese incubate e l’ambiente esterno.

    Lo scopo di un incubatore?

    – Generare imprese di successo;
    – Fare in modo che le imprese lascino il programma di incubazione finanzairiamente autonome;
    – Le nuove imprese “incubate” saranno in grado di commerciale nuova tecnologia e rafforzare l’economia locale;

    3 diverse tipologie di incubatori:

    1. Incubatori in “calce e mattoni”: E’ il modello più semplice di incubatore e si basa principalmente sulla fornitura di spazi e di servizi di base;
    2. Incubatori Virtuali: Forniscono una gran quantità di servizi alle start-up attraverso internet ed aiutano nella fase di intermediazione con l’ambiente esterno;
    3. Hub: Probabilmente la tipologia più importante in quanto dotato di un ufficio centrale e di varie divisioni specializzate nei diversi settori di servizio. L’Hub riesce anche a metter a disposizione alle aziende ospiti una rete di relazioni e di opportunità commerciali.

    Le 3 fasi dell’incubazione:

    1. Pre incubazione

    In questa fase vengono comprese tutte le attività necessarie al supporto dell’imprenditore nello sviluppo della sua idea di business, nel business model e nella preparazione del business plan per aumentare le possibilità di giungere alla creazione di una start-up di valore. Gli incubatori affiliati agli Istituti Universitari sono solitamente pre-incubatori.

    2. Incubazione

    L’incubazione è la fase essenziale in quanto viene dato all’imprenditore tutto il supporto (vedi i 4 elementi chiave di cui sopra) dalla fase di start-up imprenditoriale fino alla vera e propria espansione. Questa fase comprende solitamente i primi tre anni di attività della nuova impresa. Perchè tre anni? perchè in questo periodo di tempo si può valutare se l’impresa è pronta a “camminare con le proprie gambe.”

    3. Post incubazione 

    L’impresa finalmente sta camminando da sola e può lasciare fisicamente l’incubatore (sempre che l’incubatore non fosse di tipo virtuale.) Probabilmente la nuova PMI avrà bisogno di ulteriori servizi come miglioramento dei processi produttivi o servizi per l’internazionalizzazione. Gli incubatori classificati come “post-incubatori” possono essere chiamati anche acceleratori d’impresa.

    Hai le idee un pò più chiare?
    Vuoi sapere dove sono gli incubatoi d’impresa in Italia? li trovi qui.

    Foto: By gepiblu via Flickr, C.C. Attribution.
  • Dov’è il futuro per le start-up e per le nuove idee Italiane?

    Dov’è il futuro per le start-up e per le nuove idee Italiane?

    Nella versione online del Sole 24 Ore è stato pubblicato un articolo intitolato “Se Apple fosse italiana avrebbe 25 miliardi in meno (per le tasse)” e sono stati presi in considerazione gli aspetti paradossali (e bloccanti per l’economia) del profilo fiscale italiano.

    Se apple dovesse nascere oggi in Italia sarebbe a pieno titolo considerata una start-up, una start-up che verrebbe  inserita in un sistema fiscale, normativo e di incentivi che risulta essere tutto fuori che pensato ad adattarsi ad una figura flessibile e bisognosa di “cure” come una start-up.

    Perchè bisognosa di cure? Essenzialmente per l’alto livello di rischio che presenta (e specularmente un alto livello di guadagno nel caso di successo.)
    Vero è che le start-up sono un motore imprenditoriale potente ed essenziale di questo periodo storico ed economico basta pensare a che entrate tributarie hanno garantito agli USA nell’arco degli anni le varie Apple, Microsoft e Google (si anche loro erano start-up un tempo.)

    Indubbio che le start-up si muovono con velocità doppia rispetto a quanto viene fatta dalla normativa Italiana e che cercare di “acciuffarle” risulta difficile come per un elefante inseguire una gazzella (soprattutto se l’elefante è di razza Italian-burocratica) ed è anche indubbio che qualche tentativo sia stato messo sul piatto dal  decreto legge n.1 del 24 Gennaio 2012 che ha dato vita alla società semplificata a responsabilità limitata (che sarà operativa tra Aprile e Maggio.)

    La questione è però un’altra ed è: Basta quanto è stato fatto? E’ abbastanza?

    In Svezia è stata, già da anni, riconosciuta l’essenzialità di una politica a favore delle  start-up e questo riconoscimento ha portato il paese Svedese a convertirsi in un distretto industriale popolato da nuove imprese, tutte giovani, tutte fresche (e tutte paganti le tasse.)

    Come è stato possibile questo? Una quota del Prodotto Interno Lordo svedese è stato prontamente destinato al finanziamento delle start-up, questo ha aumentato insediamenti di nuove imprenditorialità in Svezia (negli ultimi 10 anni c’è stata una crescita del 250% degli investimenti dall’estero.) Esempi pratici? Addirittura un 35% di tutte le imprese europee quotate si concentrano in Svezia… ti dice nulla Spotify? E Skype?

    Un punto debole Italiano risiede anche nella rigidità del sistema  (normativo, corporativo…) e nella sua incapacità di adattarsi al nuovo.
    In questi giorni il tema principale ed in testa a tutte le testate giornalistiche sono le modifiche all’art. 18 dello statuto dei lavoratori e le conseguenti modifiche al mercato del lavoro.
    Non voglio togliere alcuna importanza ad un tema così importante per le imprese e per i lavoratori italiani. La questione se si parla di start-up è un’altra.

    Alle aziende innovative, alle start-up, interessa sul serio la discussione sul mercato del lavoro? Nel senso che in Italia (e qui la rigidità) una eventuale Apple si vedrebbe costretta ad applicare un’eventuale contratto collettivo nazionale del commercio (o dei metalmeccanici magari?) Google sicuramente non è stato costretto a regole rigide imposte da un contratto collettivo nazionale che neanche lontanamente potrebbe adattarsi alla flessibilità imprenditoriale che lo denota.

    La flessibilità, l’innovazione e la “freschezza” delle nuove start-up Italiane dovrebbe essere “coccolata” da una flessibilità negoziale altrimenti le soluzioni alternative sono per forza di cose l’aprire ed operare fuori dall’Italia. Basta forse il regime dei minimi?

    Soluzioni attuali per le start-up made in Italy? il venture capital ed i business angels.
    Se il finanziamento statale non arriva (o non c’è proprio) non esiste una soluzione migliore di affidarsi ad investimenti privati.
    La commissione europea ha capito che con gli attuali problemi delle banche del vecchio continente (e non) l’unica soluzione è spingere il più possibile per il venture capital  e per fortuna anche in Italia stanno nascendo degli incubatori importantissimi per le start-up come la H-farm di Treviso.

    Le idee nel fare impresa sono in continuo movimento e non vogliamo che un giorno gli storici guardando al 2012 e alle occasioni (e alle start-up) perse si ritrovino a scomodare ancora una volta Tito Livio.

    Dum Romae consulitur, saguntum expugnatur.

     

    Foto: Interno Post By Seth1492, Slider By workingcapitalteam via Flickr C.C. Attribution
  • 7 eccellenti abitudini  per nuove idee e creatività

    7 eccellenti abitudini per nuove idee e creatività

    La creatività? L’anima dell’innovazione. Un’innovazione che parte dal singolo prima di giungere all’impresa. Sembra strano ma se ci rifletti (anche se può sembrarti un controsenso),  la creatività è in qualche modo frutto dell’abitudine…

    Pensaci, una mente creativa sarà il risultato di abitudini creative. Le idee perfette non piovono dal cielo ma se abitui il tuo cervello a CREARE di più allora si che avrai l’imbarazzo della scelta.

    Lo sapevi che Google dà la possibilità ai propri dipendenti di utilizzare un giorno della loro settimana lavorativa per pensare a nuove idee?

    Ecco 7 eccellenti abitudini per aumentare la tua creatività:

    1.    Rendi la creatività un gioco

    La creatività solitamente “colpisce” quando meno te l’aspetti e, se sei come la maggioranza delle persone, non puoi aspettarti “visioni creative” quando stai combattendo per finire un progetto al lavoro o sei preso dallo stress.
    Quindi che dovresti fare? Ad intervalli (più o meno) costanti prova a rilassarti e a concederti un po’ di divertimento creativo. Non importa se riesci a farlo solo per qualche minuto al giorno o per qualche ora a settimana, prenditi del tempo per te del tempo per dedicarti alla TUA creatività, che sia disegnare, fare foto… Tu lo sai!
    Se dedichi tempo a questo “gioco” la tua creatività si farà viva sempre più spesso e le tue nuove idee saranno molto più “fresche.”

    2. Lascia che la tua mente vaghi.

    Il tuo cervello è una macchina incredibile, capace di creare cose che puoi difficilmente immaginare ora. Quando ti focalizzi e ti concentri su un solo aspetto della tua vita il tuo cervello non è più libero di fare ciò che gli viene meglio: creare nuove idee.

    Concediti dei momenti da sognatore, momenti in cui lasci che la tua mente vaghi senza concentrarti su nulla di specifico (nemmeno sugli aspetti negativi della tua vita). Se non limiti il tuo cervello solamente ad un pensiero hai la possibilità di aprire moltissime porte.

    3. Ascoltati.

    Ti è venuta un idea fantastica? Falla diventare realtà ORA. Più ti abitui a seguire i tuoi impulsi creativi più ti renderai conto di quanto fantastiche sono le tue idee. Molto più spesso di quanto tu possa immaginare le persone mettono da parte le loro intuizioni per poi scoprire che qualcun’altro le ha fatte diventare realtà.
    Agisci nell’immediato, calma la tua parte razionale e segui il tuo lato creativo.

    4. Fai una mappa mentale delle tue idee.

    Scrivere bianco su nero tutte le idee che ti passano per la testa è un metodo eccellente per mantenere un’ispirazione creativa ma quando vuoi “lavorare” su certe idee che credi possano funzionare la soluzione migliore è prepararti una mappa mentale (di cui parleremo più approfonditamente in futuro.)

    Se vedi le tue idee su un pezzo di carta la tua mente creativa si risveglierà.

    5. Mettiti alla prova tutte le settimane.

    La creatività aiuta decisamente nella risoluzione dei problemi.
    Se non hai problemi da risolvere la creatività dopo un po’ si spegne, tienila attiva (sono sicuro che hai problemi da risolvere e risolverli in modo creativo è ottimo.)
    Tieni la tua creatività attenta e vigile ogni settimana e di sicuro sarà più viva nel momento del bisogno.

    6. Festeggia i tuoi risultati.

    Quando riesci ad essere creativo come vorresti e ti viene una bella idea la insegui e la realizzi bè, festeggiati !! Gratificati per i tuoi risultati creativi nella maniera che ti soddisfa di più. Se prendi questa abitudine non solo aumenterai il tuo desiderio inconscio di creare idee nuove ma ti sentirai anche benissimo.
    Non pensare se festeggiarti o meno. Fallo, te lo meriti.

    7. Cerca attivamente nuove abitudini creative.

    Una delle più importanti abitudini creative che puoi avere è il cercare attivamente NUOVE abitudini creative. Già solamente focalizzandoti sulla tua creatività la stai migliorando. È impossibile frenare la tua creatività provando a farla crescere.
    Passa un po’ di tempo ogni giorno a pensare a dei modi di espandere la tua creatività.

    Ti lascio infine con questa citazione di Linus Pauling:

    [quote]Il miglior modo per avere una buona idea è avere tante idee[/quote]

     

    Articolo liberamente tradotto e riadattato da Creative Something
    Foto: By opensourceway, Creative Commons Attribution

  • Contatto con azienda veneta per piano export @Lavvelenata

    Contatto con azienda veneta per piano export @Lavvelenata

    By susanvg via Flickr – Creative Commons Attribution

    Ripubblichiamo qui su pminordest.it un post che gentilmente @Lavvelenata ci ha dato la possibilità di utilizzare. @Lavvelenata fa il suo lavoro di consulenza con passione tutti i giorni e tutti i giorni si scontra con mentalità imprenditoriali venete che seguono ancora vecchi modelli strategici, di sviluppo e perchè no di pensiero.

    Sorridendo (e piangendo allo stesso tempo) abbiamo letto la sua viva descrizione e a parer nostro farà ridere e pensare anche te.

    C’è qualcosa che va cambiato e lo vogliamo cambiare. Ora.

    Twitter: @Lavvelenata

    In grassetto (logicamente) la mia posizione e in nero quella dell’imprenditore con relativa traduzione dal dialetto veneto all’italiano.

    I: Si ma cossa serve far un piano estero se ghe piase el prodotto che fasemo i lo compra istesso.
(Si ma cosa serve fare un piano estero se gli piace il prodotto che facciamo lo comprano ugualmente)

    . e già qui gli avrei stretto la mano, cordialmente mandato a f****** e me ne sarei andata in piscina termale …

    IO: Vede per come tutte le cose bisognerebbe avere degli obiettivi e forse se li scriviamo su un pezzo di carta magari riusciamo anche a valutare le strategie per raggiungerli .

    I: No no qua perdemo tempo e basta. Forse no la ga mia capio che mi vojo ndar vendare all’estero no far piani, strategie e menae varie. No go mia tempo da perdere mi.
(No no qui stiamo perdendo tempo e basta. Forse non ha capito che io voglio andare a vendere all’estero, non far piani, strategie e “menae” (non trovo traduzione che renda) varie. Non ho mica tempo da perdere.

    … e qui gli avrei ristretto la mano, ricordialmente mandato a f******  e oltre alla piscina termale me ne sarei andata al ristorante mexicano ad ubriacarmi tra Corona e nachos …

    IO: Senta una cosa io sono abituata a lavorare e procedere per passaggi. Per arrivare su in cima al rifugio metto un piede avanti all’altro camminando sul sentiero e non prendo la seggiovia.

    I: Si va ben dai vanti fasemo sto piano. Cossa vola saver ?
(si va bene dai avanti facciamo sto  piano. Cosa vuole sapere ?)

    ….. tralascio l’intercalare di santi e madonne tipiche del linguaggio popolare veneto …

    IO: Facciamo così se lei è d’accordo io le dò due tre punti .. tipo delle domande .. e lei mi risponde con calma, io valuto le sue risposte e dopo ne discutiamo assieme ..

    I: E no porco e fora, no la ga mia capio che mi no go mia tempo de fare sti quiss. Mi la go ciamà qua perchè vojo ndar vendare all’estero (e porco qua e porco la) no a farme tante domande. Ghe ripeto che no go mia tempo da perdare qua se produce no se ciacoea.
(E no porco …, non ha mica capito che non ho tempo per fare i quiz. L’ho chiamata perchè voglio andare all’estero (e porco qua e porco la) non perchè mi faccia tante domande. Le ripeto che non ho tempo da perdere qua si produce e non si chiacchiera.

    IO: Bon e alora sicome gnanca mi no go tempo da perdere, me diga subito perchè c**** el vol ndare all’estero.
(passo al dialetto in maniera molto veloce quando mi sfracassano le ovaie … trad. bene e allora siccome neanche io ho tempo da perdere, mi dica subito perchè cazzo vuole andare all’estero).

    I: Perchè qua no me paga pi nesuno, i cinesi me gà portà via el lavoro, mi no gea fasso più e i me ga dito che l’estero i paga de sicuro.
(perchè qui non mi paga più nessuno, i cinesi mi hanno portato via il lavoro, io non ce la faccio più e mi hanno detto che l’estero paga di sicuro)

    IO: Capisco. Ma non mi sembrano motivazioni sufficienti per iniziare un percorso di internazionalizzazione.

    I: Cossa voea dire co questo che no a me dà na man come che a ga fato co …. ?
(Cosa vuole dire che non mi aiuta come ha fatto con la ditta ….

    IO: Ha capito benissimo. Portare la sua azienda su uno o più mercati esteri è un processo di complessità paragonabile all’inizio di una nuova attività d’impresa. Voi qui in Italia siete conosciuti dal mercato e conoscete i segreti del mercato e della concorrenza. I vostri prodotti sono buoni, avete una buona capacità produttiva, si vede nel prodotto la passione che avete per i dettagli e per le cose fatte bene ma avete troppa fretta di partire per nuovi mondi e la fretta oltre che essere cattiva consigliera porta al totale fallimento.

    I: Ma se mi go un bel prodoto tutto el resto ze ciacoe.
(Ma se io ho un buon prodotto tutto il resto sono chiacchiere)

    IO: Allora senta un paio di cose:
- fuori dall’Italia nessuno vi conosce, siete gli ultimi arrivati. Quanti anni avete impiegato per farvi conoscere in Italia ?
- non conoscete il cliente: chi vi dice che il cliente indiano abbia gli stessi gusti, bisogni e abitudini uguali a quelli italiani ? 
- ottimo il vostro prodotto ma se non conoscete il cliente non potete sapere a priori che il vostro prodotto va bene.
- non conoscete i concorrenti presenti su quel mercato, non sapete come di muovono, che peso hanno.
- per quanto buon prodotto come lo proponete se non avete nessuno che lo distribuisce, promuove, ecc.

    I: La ga mia tutti i torti a dir la verità ma ghe ripeto mi no go mia tempo da perdare. Mi vojo ndar all’estero e ea me deve aiutare.
(non ha mica tutti i torti a dire la verità ma le ripeto che io non ho tempo da perdere. Io voglio andare all’estero e lei mi deve aiutare).

    IO: Senta facciamo una cosa del genere visto che tempo da perdere non ne abbiamo entrambi. Lei pensi bene cosa è disposto a perdere andando all’estero.

    I: e che c**** ghe ze da perdar ndar all’estero.. i ga tutti fatto i schei vendendo all’estero e ea me dise cossa che vojo perdare ..
(e che c**** ci sarebbe da perdere andando all’estero .. hanno fatto tutti i soldi vendendo all’estero e lei mi dice cosa voglio perdere)

    IO: Guardi è stato un piacere incontrarla ma adesso devo andare perchè mi aspetta un’azienda che ha deciso di andare all’estero per aumentare il giro d’affari, aumentare i profitti, diversificare il rischio di dipendere da un unico mercato, venire a contatto con nuove esperienze, idee, aumentare la competitività. Un’azienda che ha capito i vari rischi di andare all’estero, rischi economici, monetari e politici. E a cui ho scelto di dare una mano.

    I: Ma anca mi vojo far cossita
(ma anch’io voglio fare così)

    IO: Le mando una mail con le domande …

    I: Costea tanto ea per darme na man ?
(costa tanto lei per darmi una mano ?)

    IO: No perchè se non avessi queste sfide a portata di mano sarei morta.

    Arrivederci.

    Fonte: Occasioni perse

  • 3 idee per non finire nella lista nera dei clienti

    3 idee per non finire nella lista nera dei clienti

    insideview 27/10/2010 via Flickr. Creative Commons Attribution.

    Ti sarà sicuramente capitato di aver avuto brutte esperienze con alcuni servizi o prodotti e per questo motivo le imprese che li offrono sono finite direttamente nella tua lista nera. E come lo fai tu lo fanno tutti gli altri esseri umani. Poco importa che sia una lista scritta su carta o una mera associazione mentale: chi si è comportato male ha perso dei clienti e la possibilità di un virtuoso passaparola.

    Se ci pensi bene, giungerai alla conclusione che gli errori che sono stati con te commessi potevano essere facilmente evitati.

    Alcuni studi affermano che rimpiazzare un cliente insoddisfatto costa almeno sei volte più che mantenerne uno soddisfatto. Nonostante questo molte imprese si sono create delle giustificazioni molto divertenti per poter continuare ad infastidire la clientela in spregio a qualsiasi logica economica.

    In molti casi chi lavora già da anni nel settore non si è reso conto che molte cose stanno cambiando: con internet dal nulla può nascere un servizio concorrente in pochissime settimane. I clienti in questo modo hanno molte più possibilità di confronto e se chi già esiste non cambia atteggiamento… beh con qualche probabilità sarà il pesce piccolo a mangiarsi il pesce grande.

    Una soluzione, articolata in tre passi, consiste nel prendere spunto da altri settori e applicarne le strategie vincenti. Vero è che non confronterai mai un coltello da cucina con un iPad, però tieni presente che ormai i clienti sono molto più informati e tendono a confrontare tra settori che possano avere una qualche similitudine.

    E come le aspettative si alzano, solo chi innova riesce a star fuori dalla lista nera.

    Quindi:

    1. Renditi conto che non sei da solo

    I tuoi clienti hanno a che fare con diversi servizi, più conosci di questi servizi, meglio è. La tua immagine è sotto costante confronto con altre esperienze , anche se non strettamente correlate alla tua attività. Tieni presente i punti di forza degli altri, i tuoi clienti li conoscono bene.

    2. Cerca esperienze simili

    Qual’è il tuo valore aggiunto? Sicurezza? Flessibilità? Personalizzazione? Hai bisogno di iniziare a guardarti intorno e prendere nota dei servizi che già lavorano bene, anche se in mercati diversi dal tuo.

    3. Vedi oltre

    Come i clienti si guardano in giro e si aspettano certi servizi, tu hai allo stesso modo la possibilità di guardarti in giro per cercare nuove idee. Alcune delle più grandi innovazioni non sono state invenzioni dal nulla ma, piuttosto, l’applicazione di concetti che hanno avuto successo in settori non  correlati tra loro. La chiave per il successo è trovare similitudini e tradurre l’approccio vincente ad un nuovo contesto.

    In pratica questo “furto creativo” richiede innovazione e capacità di adattamento. Se sai che le aspettative dei tuoi clienti sono in un qualche modo condizionate da altri settori… è tempo di iniziare a prendere in prestito alcune idee senza vergogna!

    Certo è che bisogna faticare un po’ per trovare la giusta formula: non giochi da solo nel mercato e i clienti si aspettano innovazione.

    Ed è esattamente l’innovazione che ti farà stare al di fuori da qualsiasi lista nera.

    Liberamente adattato da Fast Company

  • Mostra Convegno Expocomfort 2012

    Mostra Convegno Expocomfort 2012

    Ogni due anni a Milano si svolge la Mostra Convegno Expocomfort ed è un evento da non perdere per tutte le imprese interessate all’innovazione in una di queste 4 aree tematiche:

    In questa fiera internaionale verrà presentata una panoramica completa delle più avanzate tecnologie per il comfort, per l’efficienza ed il risparmio energetico.
    Alla Mostra Convegno Expocomfort il pubblico è mondiale e domanda ed offerta si incontrano per sviluppare business e scoprire I trend del futuro.

    Riscaldamento, Condizionamento, Refrigerazione, Tecnica Sanitaria, Trattamento Acque e Componentistica si affiancano al mondo delle energie rinnovabili ed all’esigenza di risparmio ed efficienza energetica per rispondere alle sfide di un benessere sostenibile per gli spazi abitati.

    Quando? Dal 27 al 30 Marzo

    Dove? Fiera di Milano

    Sito Ufficiale: MCE 2012

    Altre Fiere per le PMI nel 2012? Agenda fiere internazionali 2012