Categoria: Innovazione

  • Sai cos’è la Lean Production?

    Sai cos’è la Lean Production?

    Avrai sentito parlare di Lean Production o Lean Manufacturing o Lean Management soprattutto nel Nordest d’Italia dove è divenuto (e diverrà sempre più) parola d’ordine per gran parte delle PMI ed anche per le aziende familiari.
    Partiamo dal principio, il termine lean production, volendolo tradurre, vuol dire “produzione snella” e stiamo trattando di qualità nella produzione. La metodologia lean (dai, è tempo di abituarsi ai termini inglesi che alle volte non ha senso tradurre come da sempre si fa in Italia) è comunemente associata alle aziende giapponesi ed in particolare a Toyota.

    La storia

    Sakichi Toyoda, fondatore della casa automobilistica Toyota

    La metodologia lean può essere descritta come una filosofia industriale. Il termine lean management fu coniato negli anni ’80 da un gruppo di ricercatori del MIT (una delle più importanti università di ricerca del mondo, con sede a Cambridge, nel Massachusetts) che si stavano dedicando allo studio del Toyota Production System (Il sistema di produzione utilizzato nelle fabbriche Toyota.)
    A capo del team c’era il Dott. James Womack che successivamente pubblicò quanto aveva studiato nel libro “La macchina che ha cambiato il mondo”, nel quale si analizza in dettaglio e si mette a confronto il sistema di produzione dei principali produttori mondiali di automobili con la giapponese Toyota. Il risultato? Vennero per la prima volta messe nero su bianco le ragioni della netta superiorità di Toyota rispetto ai concorrenti.

    Il sistema di produzione Toyota nacque a metà degli anni ’50 grazie a Sakichi Toyoda (chiamato anche “Re degli inventori giapponesi” e fondatore di Toyota), al figlio Kiichiro Toyoda e al loro ingegnere capo Taiichi Ohno.
    A cosa serve sapere la storia che sta dietro la lean production?
    Essenzialmente perchè la lean production è una generalizzazione e divulgazione in occidente del Toyota Production System che ha superato i limiti della produzione di massa (sviluppato da Henry Ford e Alfred Sloan) applicata (purtroppo ancora oggi) dalla quasi totalità delle aziende occidentali.

    Questa stessa filosofia industriale esiste oggi grazie agli insegnamenti di Edwards Deming (famosissimo consulente americano) che riuscì a convincere i giapponesi che,

    [quote]per raggiungere la qualità, occorresse smettere di dipendere dalla produzione di massa e bisognasse focalizzarsi sul miglioramento dei processi produttivi e costruire la qualità del prodotto fin dall’inizio del processo.[/quote]

     Ti chiedi qual’è il segreto rivoluzionario e perchè tanti parlano di lean production?

    Il segreto è semplicissimo: Usare di meno per produrre di più.

    I PRINCIPI LEAN

    Fondamentale per il movimento lean è partire dal fatto che bisogna dare l cliente quello che vuole, utilizzando risorse minori e conseguentemente producendo meno:

    ▪   sprechi di materie prime;

    ▪   sprechi dovuti a tempi morti;

    ▪   giacenze di magazzino inutilizzate;

    ▪   eccessi o anticipi di produzione;

    ▪   sprechi legati a carenze nei processi;

    ▪   trasporti inutili;

    ▪   prodotti difettosi.

    Producendo meno spreco ci sarà una richiesta minore di

    • Investimenti;
    • Spazio per la produzione.

    I principi lean non si limitano comunque alla riduzione dello spreco usando di meno per produrre di più ma sono determinati anche da:

    ▪       L’ Identificare il processo che consegna valore al cliente ed eliminare le fasi che non aggiungono valore;

    ▪       Il lasciare che sia il cliente a “tirare”  il processo – non produrre niente fino a che non ce ne sia bisogno, poi produrre questo velocemente;

    ▪       Il perseguire la perfezione tramite continui miglioramenti.

    La metodologia lean prevede il miglioramento della qualità dei prodotti offerti attraverso tutta la catena, quindi a partire dai fornitori che dovranno a loro volta pensare ed agire in modo snello.
    La genialità delle intuizioni alla base della lean production sta nel fare solo ciò che serve creando valore per i clienti ed eliminando ogni forma di spreco. Nell’ultimo principio ossia il perseguire la perfezione tramite continui miglioramenti sta l’essenza della lean production.

    Ti starai chiedendo se il principio può essere adattato anche alla piccola e media impresa (non tutti fabbricano macchine…) la risposta è si, può essere applicato anche alle PMI ma ad una condizione, l’imprenditore deve essere disposto a mettersi in discussione.

  • L’Open Innovation applicata ai servizi

    L’Open Innovation applicata ai servizi

    “La strada per un prosperoso futuro per società e PMI che si vogliono inserire e vivere in una economia avanzata risiede nei servizi e nel ripensare il modo di fare affari”. Così Henry Chesbrough, coniatore del termine Open Innovation,  nel suo ultimo libro “Open Services Innovation – Competere in una nuova era” indica la strada a tutte le imprese occidentali per sfidare le nuove realtà economiche.
    Questa è l’unica via d’uscita dalla “Commodity Trap”.. concetti complicati? No semplicissimi: questa “trappola” scatta quando un prodotto (magari proprio quello che tu produci) si trova a combattere il rischio di essere venduto solo sulla base del suo costo e NON del suo valore. Quando un prodotto incappa in questa “trappola” è meglio uscirne e alla svelta.

    Come viene a crearsi la “commodity trap”?

    Sintomi di questa “trappola” per il business vengono a crearsi nelle seguenti realtà:

    • Quando i metodi necessari per il processo di fabbricazione sono ampiamente conosciuti. Diventa così sempre più difficile per le imprese differenziare i loro prodotti e mantenere questa differenziazione nel lungo periodo;
    • Il processo di produzione dei prodotti si sposta in aree del mondo a basso costo produttivo. Questo porta ad avere sempre più prodotti (LCD, Cellulari ed elettronica in generale) che valgono quello che costano, senza alcun valore aggiunto;
    • Un tempo di sopravvivenza dei prodotti nei mercati sempre più ridotto prima che un nuovo prodotto prenda il sopravvento.  Anche prodotti di successo si trovano dinnanzi ad un vantaggio nel mercato per un periodo molto più breve rispetto al passato. Questo accade trasversalmente, toccando il mercato farmaceutico tanto quello dell’informatica come quello dei cellulari.

    Ma la risposta a questa rapidità di movimenti del mercato risiede solamente nel riuscire a correre più veloci? La risposta è no. C’è la necessità di confrontarsi con i limiti di questo tipo di innovazione orientata solamente sulla novità del prodotto e ripensare IL MODO in cui si innova.

    Gran parte degli approcci esistenti all’innovazione derivano da modelli di business ancorati al modo di pensare focalizzato solo sul prodotto. La crescita sempre maggiore dei servizi che “attorniano” un prodotto in questa nuova era sta a significare che l’approccio di vecchio stampo va cambiato se le società vogliono continuare ad avere successo.
    Quattro sono i concetti cruciali di questo nuovo modo di pensare che può riattivare crescita ed innovazione:

    1)    Devi pensare al tuo business come se fosse un servizio per riuscire a mantenere il tuo profitto e crescere di più (non puoi più vendere “solo” un prodotto);

    2)    Gli innovatori devono co-creare con i clienti in modo da raggiungere esperienze più significative per i clienti stessi che in questo modo potranno avere sempre più quello che realmente vogliono;

    3)    L’Open Innovation accelera e rende più intensa l’innovazione nei servizi e la crescita promuovendo la specializzazione tra clienti, fornitori, produttori di beni e servizi complementari e altre terze parti che contornano il business. Tutto questo ha come risultato più scelta e varietà per i consumatori.

    4)    Una effettiva innovazione nei servizi richiede nuovi modelli di business che riescano a trarre profitto da iniziative di innovazione interna e che stimolino attività di innovazione esterna che possano aggiungere valore al loro stesso business.

    L’innovazione nei servizi aggiuntivi è la scappatoia dalla “commodity trap” è una soluzione per la crescita che da alle imprese un significativo vantaggio.
    Imprese e PMI guardando al futuro devono pensare OLTRE i loro prodotti e muoversi AL DI FUORI delle loro quattro mura per ottenere vera e propria innovazione.

    Le politiche macroeconomiche e dell’Unione Europea di sicuro aiutano a creare le condizioni per una nuova crescita ma alla fine è la singola impresa che sperimenta nuove soluzioni, che si prende i rischi e che investe. E’ arrivato il tempo per l’occidente di superare i limiti di una innovazione focalizzata solo sul prodotto e adattare un modo di pensare che punti ad una futura crescita.

    Usare a  proprio vantaggio ed efficacemente l’innovazione nei servizi è un compito che richiede niente di meno che un nuovo approccio al modo di fare business, utilizzando un nuovo modo di pensare. Lasciare da parte vecchie concezioni, creare network, condivisioni, aperture in una economia che chiusa com’è porta al beneficio di pochi (il che potrebbe sembrare positivo se si è uno di quei pochi) ma PER POCO tempo (e questo è un problema per tutti i tipi di business). Soluzioni? Ce ne sono, basta voler volgere lo sguardo altrove verso nuovi e più proficui lidi.

  • Innovation Convention 2011: l’esperienza di Pminordest.it

    Innovation Convention 2011: l’esperienza di Pminordest.it

    Growth, Growth and Growth” 

    Con queste parole di Máire Geoghegan-Quinn, Commissaria Europea per la ricerca, innovazione e scienza, si è aperta la prima Innovation Convention 2011, subito facendo capire quale fosse la situazione corrente e a cosa sia davvero necessario pensare in questo momento.

    La firma dell’accordo RSFF ha poi completato la cerimonia di inaugurazione, lasciando intendere che dalle parole si è passati ai fatti, specialmente per quanto riguarda il piano di rilancio decennale dell’economia europea, meglio noto come “Europa 2020”.

    Pminordest.it ha avuto l’occasione di partecipare e per voi ora un piccolo riassunto dei due giorni di immersione totale nel tema dell’innovazione.
    L’articolo non ha nessuna pretesa di completezza e, soprattutto, costituisce l’introduzione  di temi che verranno trattati i prossimi giorni riguardanti quanto di utile possa esser, a nostro avviso, tratto da questo evento per informare ed aiutare le nostre PMI in questo periodo particolarmente difficile.

    La sessione di apertura e la sua esplosività

    Ann Mettler (The Lisbon Council) ha aperto la prima sessione di discussioni e già dalle prime premesse ci si è aspettati un dibattito di alto livello.

    Il panel si è occupato fin da subito di innovazione e lavoro dei giovani, con un’attenta analisi degli ostacoli attualmente presenti nella UE per gli operatori del settore.

    Il dibattito è stato appassionante, con un Ben Verwaagen (Alcatel-Lucent), molto critico e, soprattutto costruttivo; un Prof Sir L. Borysiewicz (Cambridge University) molto ispirante per quanto riguarda le politiche educative e cooperazione università-impresa; Kiran Mazumdar-Shaw (Biocon Ltd) che, in quanto esponente della crescita di un’economia emergente come l’India, ha portato la sua visione in materia di brevetti e innovazione; ed, infine Jean-Paul Agon (L’Oreal) e Silvia Venturini Fendi (Fendi Associates) che hanno completato la discussione esprimendo la loro esperienza pratica di innovazione sul campo.

    The Lisbon Council e PMI

    Particolare rilievo è stato assegnato alle problematiche riguardanti le PMI europee e la necessità che la situazione cambi il più in fretta possibile.

    The Lisbon Council è il think-thank che si dedica alla ricerca di nuove modalità di cooperazione, finanziamento e supporto per autonomi e piccoli e medi imprenditori. La co-fondatrice Ann Mettler si è rivelata molto disponibile al dibattito, ha portato sul tavolo tematiche di fondamentale interesse e ha invitato ospiti molto competenti a trattare della materia.

    Nei prossimi giorni seguiranno articoli al riguardo e, dato il fondamentale interesse per noi, saranno adeguatamente approfonditi.

    La qualità degli ospiti 

    Riguardo questo aspetto c’è molto poco da aggiungere: con persone del calibro di Eric Schmidt (ex CEO di Google), Michael O’Leary (CEO Ryanair), e Don Tapscott (The Tapscott Group) restare delusi è molto difficile.

    Gli interventi si sono rivelati di altissimo livello e molto appassionati. Non hanno nascosto in nessun modo le difficoltà in cui ora l’Europa sta versando ed espresso le loro criticità. Allo stesso modo però, hanno saputo comunicare speranza e infondere volontà di cambiamento ai presenti.

    In una frase chiave:

    “Future is not something to be predicted, future is something to be achieved”

    (Il futuro non è qualcosa che deve essere predetto, ma qualcosa che deve essere conquistato)


    Qualche nota “stonata”

    Avendo come parte del titolo “innovation”, ci si saremmo aspettati trattazioni di maggior livello riguardo i nuovi canoni di Open Innovation e Politica Pubblica in Europa, soprattutto dall’intervento del Prof. Henry Chesbrough.

    La descrizione di tale sessione sembrava portare la promessa di una trattazione della materia radicalmente lontana dai classici canoni, destinata ad essere rivoluzionaria e ricordata negli annali.

    Tutto si è risolto invece in una semplice descrizione storica dell’evoluzione del concetto di Open Innovation, una percentuale vicina allo zero di novità e, infine, ad una pubblicità al proprio libro.
    Molto poco Open e, soprattutto, molto poco innovativo. Fortunatamente Don Tapscott è riuscito a colmare parzialmente il vuoto informativo.

    Il valore reale di questa prima Convention

    L’esperienza di Pminordest.it è stata sicuramente positiva ed ispirante. Il flusso di informazioni disponibile attraverso i discorsi degli ospiti, il dibattito del pubblico e la quantità di tweet generati durante i due giorni, sono un possibile metro di valutazione del successo di questa prima edizione dell’evento. Ma, soprattutto, la possibilità di un confronto diretto (come pubblico o attraverso internet) con rappresentanti delle istituzioni è simbolo della volontà di cambiare e, finalmente, di ascoltare chi “si sporca le mani” giorno per giorno.

    Gli organizzatori tutti meritano un ringraziamento molto caloroso e le più sentite congratulazioni. Gestire in maniera impeccabile un evento di tali dimensioni e riuscire ad avere ospiti di tutto rispetto, creando un fertile ambiente per il dibattito e lo scambio di opinioni, non è cosa assolutamente comune.

    La prima edizione è stata da “fuochi d’artificio”: non resta che sperare che il prossimo anno il livello qualitativo non scenda e che, soprattutto, lo spirito animante questo incontro venga diffuso da tutti i partecipanti ai rispettivi collaboratori.

    Per chi si fosse perso la Convention, a questo link sono disponibili maggiori informazioni e, in pochi giorni i video degli interventi.

  • Innovazione per le PMI: Innovation Convention, Bruxelles, 5-6 Dicembre

    Innovazione per le PMI: Innovation Convention, Bruxelles, 5-6 Dicembre

    La prima edizione della Innovation Convention si terrà a Bruxelles il 5 ed il 6 Dicembre 2011 e verrà ufficialmente aperta dal Presidente della Commissione Europea Mr. José Manuel Barroso.
    La ricerca e l’innovazione sono ill motore principale per la creazione di nuove possibilità lavorative e l’unica via d’uscita dall’attuale crisi economica e questo sarà il punto focale della convention.
    Durante questi due giorni di “full immersion” si incontreranno tutti gli esperti mondiali nel campo della ricerca e dell’innovazione in modo da aver la possibilità di condividere i loro punti di vista riguardanti la costruzione di una economia globale dell’innovazione.
    Questa convention si terrà regolarmente ogni anno in modo da tenere traccia dei progressi compiuti verso gli obbiettivi dell’ Innovation Union (progetto della commissione europea vedi qui) e per discutere delle prospettive nell’ economia globale dell’innovazione.
    Questa prima convention del 5 e 6 Dicembre 2011 rappresenta il principale e più importante evento europeo sull’innovazione ed avrà all’incirca 1200 partecipanti selezionati.

    Perchè c’è bisogno di una “Unione per l’Innovazione”?

    Tenendo conto dell’innalzamento dell’età media della popolazione europea e della forte pressione competitiva derivante da un mercato sempre più globalizzato, la futura crescita economia europea e le offerte lavorative dipenderanno sempre più dall’innovazione di prodotti, servizi e modelli di business.
    Questa è la motivazione principale per cui l’innovazione rappresenta il cuore della strategia Europa 2020 per la crescita e la creazione di lavori  (http://ec.europa.eu/europe2020/index_en.htm).
    L’unione per l’innovazione mira a migliorare le condizioni e l’accesso alla finanza per la ricerca e l’innovazione in Europa, per assicurare che le idee innovative possano essere trasformate in prodotti e servizi che generino crescita e posti di lavoro.

     Programma della Convention di Bruxelles

    Il punto principe della Convention è l’interazione. Attraverso dibattiti, lezioni e tavole rotonde verrà stimolato il dialogo tra i partecipanti.

    Durante questi dibattiti i leader a capo di business mondiali e rinomati accademici sottolineeranno le modalità tramite cui la ricerca e l’innovazione contribuiscono alla crescita sostenibile.
    Durante la convention l’audience imparerà in che modo trasformare valide idee in floridi business, ossia come “fare innovazione” in maniera pratica.
    Durante le discussioni delle tavole rotonde ci si soffermerà su una visione più approfondita su delicati temi che riguardano l’innovazione relazionata alla società: tutela della salute, scienza e l’innovazione di tipo sociale (social innovation).
    In parallelo al programma principale si svolgeranno delle “fringe” sessions (sessioni marginali) organizzate da stakeholders. Queste sessioni funzioneranno come un workshop in cui i singoli potranno partecipare a dibattiti, fare domande e creare network con i colleghi.
    Queste sessioni si focalizzeranno su temi strettamente collegati alle priorità dell’Innovation Union. Ci si soffermerà su diversi aspetti come, ad esempio: le modalità per dare supporto a nuove ed innovative PMI, come creare partnership di successo tra università, industria ed il settore pubblico e come assicurare che un maggior numero di donne venga coinvolto nel ciclo dell’Innovazione.

     Programma principale – Speakers

     L’innovation convention verrà innaugurata Lunedì 5 Dicembre 2011 dal Presidente della Commissione Europea, Mr José Manuel Barroso, e conclusa da Mr Don Tapscott, presidente del consiglio di amministrazione di Moxie Insight e co-autore di ‘Macrowikinomics: Riavviare il sistema: dal business al mondo”.

    Ecco qui di seguito la lista degli ospiti confermati per il programma principale organizzato dalla Commissione Europea.

    • Mr Jean-Paul Agon
Amministratore Delegato di L’Oreal

    • Mr José Manuel BarrosoPresidente della Commissione Europea
    • Sir Leszek K. Borysiewicz Vice-Rettore dell’Università di Cambridge
    • Ms Margaret Chan Fung Fu-chunDirettore Generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio
    • Prof. Henry Chesbrough
Professore dell’ESADE Business School e dell’Haas School of Business – Università Berkeley
    • Prof. Brian Cox
Professore di Fisica dell particelle presso l’ Università di Manchester, autore e presentatore di programmi scientifici per la BBC.
    • Prof. Richard Dawkins
Biologo, etologo e divulgatore scientifico britannico, ex Professor di Public Understanding of Science presso  l’Oxford University
    • Dr. Mathias Döpfner
Chairman ed Amministratore Delegato di  Axel Springer AG, Berlin
    • Mr Gorka Espiau Idoiaga
Capo dei Programmi Internazionali, Innolab, Bilbao
    • Ms Silvia Venturini Fendi
Direttrice Creativa per Fendi Accessori.
    • Ms Máire Geoghegan-Quinn
Commissario Europeo per la Ricerca, Innovazione e Scienza.
    • Ms Claudie Haigneré
Presidente di  Universcience, Parigi
    • Mr Will Hutton
Executive di The Work Foundation
    • Mr Marc Koska, OBE
Fondatore di LifeSaver

    • Mr Ilja Laurs
Fondatore ed Amministratore Delegato di Get Jar Network Ltd.
    • Mr Philippe MaystadtPresidente della Banca Europea per gli Investimenti
    • Ms Kiran Mazumdar-Shaw
Amministratore e Managing Director di Biocon Bangalore
    • Mr António Mexia
Amministratore Delegato di  EDP-Energias de Portugal SA
    • Prof. Helga Nowotny Presidente dell’European Research Council
    • Mr Michael O’LearyAmministratore Delegato di  Ryanair
    • Mr Sam Pitroda
Consulente del Primo Ministro Indiano
    • Mr Herbert Reul
Chair della Commissione Industria, Ricerca e  energia del Parlamento Europeo
    • Mr Eric E. SchmidtPresidente Esecutivo del Consiglio di Amministrazione di Google

    • Mr Antonio Tajani
Commissario Europeo per l’industria e l’imprendotoria
    • Mr Don Tapscott
Presedente del consiglio di amministrazione di  Moxie Insight
    • Mr Ben Verwaayen
Amministratore delegato di Alcatel-Lucent

    • Ms Gunilla von Platen
Fondatrice di  Xzakt Kundrelation AB, GVP Holding AB
    • Ms Vivienne WestwoodFashion designer e imprenditrice
    • Mr Andrew Witty
Amministratore delegato di GlaxoSmithKline Group


    Per ulteriori informazioni in merito all’innovation Convention fate clic qui.

  • Cos’è l’ “Open Innovation”?

    Cos’è l’ “Open Innovation”?

    Recentemente maggior attenzione è stata rivolta anche in ambito italiano al concetto di “Open Innovation” (innovazione aperta nda) sia dal punto di vista accademico che dal punto di vista pratico. Il Dr. Henry Chesbrough (docente presso la Haas School of Business presso l’Università di Berkley in California,USA), che ha coniato il termine “Open Innovation” descrive questo nuovo modo di innovare nel suo libro “Open Innovation”: “Il nuovo imperativo per creare e trarre profitto dalla tecnologia” (2003). Viene sottolineata la necessità per le imprese di cambiare la loro prospettiva passando da una innovazione di tipo chiuso (closed innovation) verso una forma più aperta di innovazione.

    Tradizionalmente il processo per lo sviluppo di nuovi business e la fase di marketing di nuovi prodotti ha luogo all’interno di confini molto stretti e rigidi. (vedi figura 1)

    TABELLA 1
    Tabella 1 – Esempio di Innovazione di tipo Chiuso – Fonte Chesbrough 2003 –

    Nell’arco del tempo, alcuni fattori hanno portato ad una continua erosione del concetto di innovazione chiusa.
    Prima di tutto la mobilità e la disponibilità di persone con un alto grado di istruzione è aumentato notevolmente negli ultimi anni. Come risultato gran percentuale della conoscenza utile all’innovazione  è al di fuori dei laboratori di ricerca delle grandi società. In aggiunta a ciò quando i dipendenti cambiano lavoro portano con sè le conoscenze acquisite e questo ha come risultato che le conoscenze si muovono da una società all’altra.Secondo la disponibilità di investitori privati o business angels è aumentato notevolemente, il che rende possibile ad idee e tecnologie promettenti di essere sviluppate anche al di fuori della società. Inoltre, le possibilità di sviluppare idee e tecnologie al di fuori della società, per esempio nella forma di spin-off societari o attraverso accordi sull’utilizzo delle licenze private è in continua crescita. Infine, altre società della catena di distribuzione, per esempio I fornitori, giocano un ruolo sempre più importante nel processo di innovazione.

    Come risultato, le società hanno iniziato a cercare altri modi per aumentare efficenza ed effettività del loro processo di innovazione. Per esempio attravrso ricercche attive per nuove tecnologie ed idee al di fuori della società stessa, ma anche attraverso la cooperazione con i distributori ed i concorrenti, in modo da riuscire a creare customer value. Un altro importante aspetto è l’ulteriore sviluppo di idee che non segiono la normale strategia imprenditoriale della società. Basta considerare ad esempio ASML (il più grande distributore al mondo di sistemi litografici per l’industria di semiconduttori) che è uno spin-off di Philips.

    L’Open Innovation puà essere quindi descritta come la combinazione di idee interne ed esterne alla società in modo da far avanzare più rapidamente lo sviluppo di nuove tecnologie.

    Tabella 2 – Esempio di Open Innovation – Fonte Chesbrough 2003 –

    Cosa vuol dire?

     In primo luogo, i mutamenti che si stanno avendo nel campo della ricerca come descritti sopra significano che le imprese devono diventare coscienti della sempre maggior importanza di una innovazione di tipo aperto. Non tutte le idee valide vengono realizzate all’interno della propria impresa e non tutte le idee dovrebbero essere necessariamente sviluppate all’interno dei confini stretti e rigidi della propria impresa. La tabella sottostante mette a confronto alcuni principi di una innovazione di tipo chiuso rispetto ad una innovazione aperta.

    Principi della Innovazione di tipo chiuso Principi della Open Innovation
    Il personale qualificato nel nostro campo  di riferimento lavora per noi Non tutta la gente qualificata nel nostro campo lavora per noi. Abbiamo bisogno di lavorare con gente qualificata  dentro l’impresa o fuori dall’impresa
    Per beneficiare della Ricerca e sviluppo dobbiamo svilupparla e sostenerla da soli. Una ricerca e sviluppo esternalizzata può creare un valore aggiunto significativo; La ricerca e sviluppo interna all’impresa è necessaria per generare parte del valore aggiunto totale.
    La società che arriverà per prima con una innovazione sul mercato, vince. Costruire un modello di business migliore e più funzionale è più importante rispetto all’arrivare primi sul mercato.
    Se si crea  il maggior numero di idee e le migliori idee sul mercato si vince. Se si fa uso delle migliori idee, interne ed esterne alla società si vince.
    Dobbiamo tenere sotto controllo la nostra proprietà intellettuale in modo che I nostri concorrernti non ne traggano alcun profitto. Dovremmo trarre beneficio dall’uso della proprietà intellettuale altrui e dovremmo poter acquistare la proprietà intellettuale altrui ogni qual volta  possa far avanzare il nostro modello di business.

    Utilizzare altre parti attive esterne all’impresa quando si sviluppano nuovi prodotti e nuove tecnologie può essere un gran valore aggiunto per l’impresa stessa. Basti pensare ad esempio alla cooperazione con altre società nel settore di riferimento dell’impresa: fornitori, università e di sicuro l’utilizzatore finale.

    Il modello di business utilizzato, che si avvalga quindi di un tipo di innovazione chiusa o di un tipo di innovazione aperta gioca un ruolo cruciale nel futuro delle imprese. Dopo tutto, come e soprattutto quando la conoscenza esterna all’impresa sia richiesta ed utilizzata è a tutti gli effetti determinato dal modello di business utilizzato che descrive quanto valore puà essere creato dalle innovazioni e quali elementi debbano essere porcurati internamente o esternamente.

     Riferimenti tratti da: Chesbrough H. (2003), “Open Innovation: The new imperative for creating and Profiting from Technology”, Harward Business School Press.

    Articolo liberamente tradotto e riadattato da openinnovation.eu