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  • I dettagli fan la differenza: nel business (e nella vita)

    I dettagli fan la differenza: nel business (e nella vita)

    Lo sai anche tu che oramai tra email, post-it, la tua agenda di lavoro e poi le ultime foto postate dai tuoi amici su facebook e magari gli articoli consigliati dalle persone che segui su twitter è difficile seguire tutte le informazioni che ti bombardano ogni giorno.
    Magari aggiungi anche il libro (bello impolverato) che ti aspetta sul comodino da minimo tre mesi…

    Se è vero che abbiamo tonnellate di informazioni che ci raggiungono ogni giorno è vero anche che se le vogliamo seguire tutte ci ritroviamo a seguirle in maniera superficiale lasciando da parte particolari magari essenziali. Diciamocela tutta, le ricerche scientifiche (vedi Focus Marzo 2012) hanno dimostrato che l’essere umano non è poi così portato al multi-tasking, anzi.

    Per strada ci perdiamo dettagli della realtà che ci circonda che potenzialmente potrebbero aumentare la nostra produttività, rafforzare le nostre relazioni interpersonali e portarci infine a vivere vite più gratificanti,

    Le ragioni per (re)iniziare a fare attenzioni ai dettagli:

    • Nel business: prestando più attenzione ai tuoi clienti puoi prestare loro un servizio migliore evitando così problemi che potrebbero sorgere da una cura (e da un ascolto) delle loro richieste di tipo superficiale.
    • Nelle relazioni: se sai essere attento ai piccoli dettagli delle tue relazioni con amici, fidanzato o fidanzata, moglie o marito di sicuro guadagnerai più fiducia e renderai le relazioni solide come la roccia.

    Se sul serio vuoi iniziare a prestare più attenzione ai dettagli prova a seguire questi 6 consigli:

    1. Smettila con il Multi-tasking

    Quando fai più cose contemporaneamente non sei (ovviamente) in grado di dare la piena attenzione a nulla.. Quindi fai un po’ di tutto ma fatto mediocremente. Torna al vecchio una cosa alla volta ma fatta bene. E non dirti che il mondo è troppo frenetico perché la qualità sta tornando di moda…

    2. Un timer ogni 15 minuti

    È stato dimostrato che,  livello di concentrazione, il perfetto intervallo di tempo per il cervello umano è di 15 minuti.
    Se ad esempio ci mettiamo alla scrivania (intendo almeno dopo il primo caffè) i primi 15 minuti di lavoro saranno quelli in cui saremo maggiormente concentrati e in cui riusciremo a lavorare efficientemente ed evitando distrazioni. E dopo i primi 15 minuti? Inizia un nuovo conto alla rovescia!

    Prova ad impostare un timer con un conto alla rovescia..vedrai che il tuo cervello inizierà a concentrarsi maggiormente sui dettagli sapendo che sta lavorando a sessioni prestabilite, di sicuro produrrai di più.

    3. Cerca di capire cosa ti porta fuori strada

    Se ti rendi conto che durante una delle tue “sessioni” da 15 minuti ad un certo punto perdi totalmente il focus cerca di capire qual’è l’elemento che ti ha portato fuori strada. Scrivi gli elementi che ti distraggono e se sono sempre (o spesso) quelli saprai su cosa agire e cosa cambiare.

    4. Tanta pratica

    Tornare ad essere attento ai particolari richiede tempo e costanza. Una nuova abitudine non si crea in un giorno e nemmeno in due, persisti in fondo nemmeno Roma è stata costruita in un giorno.

    5. Riduci il carico di informazioni

    Liberati di tutto quello di cui puoi liberarti e che ti prende attenzione. Che sia una newsletter o un incontro serale settimanale che segui ma che non ti interessa veramente… Taglia. Provaci per tre mesi, fai sempre in tempo a tornare sui tuoi passi.

    6. Ascolta di più

    Ascolta di più i tuoi clienti, i tuo amici, tutte le persone con cui ti relazioni. Se ascolti di più e pienamente avrai una marcia in più. Le relazioni umane di cui ti prendi cura valgono e varranno sempre, anche nell’era dei social network e del social media marketing.

    Ricordati che nei dettagli della realtà che ti circonda puoi trovare grandi opportunità

    Foto by Cinzia A. Rizzo via Flickr, C.C. Attribution.              
    Articolo liberamente tradotto e riadattato da youngupstarts.
  • Che imprenditore sei?

    Che imprenditore sei?

    Il profilo dell’imprenditore perfetto è un tema riguardo al quale la bibliografia abbonda e per il quale ogni autore cerca modi eleganti per dire come l’imprenditore sia una persona determinata e di buone idee.

    Vagando per la rete mi sono imbattuto in questo interessante articolo (in spagnolo) di un membro direttivo di un Venture Capital messicano il quale, forte della sua esperienza, cerca di analizzare gli imprenditori che gli sono passati “sotto” e li ordina in tre categorie.

    Vi propongo la categorizzazione e vi chiedo di soffermarvi soprattutto sull’ultimo punto, sperando di accendere una discussione a riguardo.

    1) L’imprenditore divenuto tale per circostanza

    In questa tipologia ricade colui che, ad esempio per la perdita del lavoro, si è trovato a dover diventare imprenditore. In questo cammino probabilmente perderà alcune competenze e ne acquisterà altre, con possibilità di avere buon successo.

    2) L’imprenditore nato

    Ovvero colui che fin da giovane è sempre stato il classico “traffichino” e che possiede un’enorme energia interna che lo tiene sempre attivo sia per risolvere problemi sia per ricercare nuove opportunità. Interessanti anche alcune opinioni circolanti nella Silicon Valley, riguardanti il come una persona possa “nascere imprenditore”. L’analisi parte dall’infanzia e lo sviluppo adolescenziale delle persone dove, tendenzialmente, si presentano almeno due fattori:

    – una situazione familiare caotica o poco stabile

    – la collaborazione, sin dalla tenera età, con uno dei genitori in attività che prevedano la risoluzione di problemi casalinghi oppure di hobbies (carpenteria, elettronica, cucina, ecc). Sembra che la presenza nell’infanzia di un imprenditore di attività volte alla risoluzione di problemi pratici, possa poi convertirsi in una capacità innovativa in grado di cambiare le carte in tavola.

    3) L’imprenditore con la sindrome di Peter Pan

    Questa tipologia di persona, afferma l’autore, si rifugia nella carriera imprenditoriale per nascondere la sua capacità psicologica di adattarsi al mercato del lavoro e difficilmente possiede la maturità e la capacità (a differenza delle altre due categorie) per fare il salto da “start-up” – che Eric Ries in Lean Startup definisce come organizzazione temporanea al fine di trovare un modello di business scalabile – alla fase di impresa vera e propria, la quale è un’organizzazione strutturata e permanente tesa a soddisfare un’esigenza del mercato in cambio di una rendita per chi ci investa. Un eterno bambino in pratica.

    Ti trovi d’accordo con questa categorizzazione? E tu, che tipo di imprenditore sei?

    Peter Pan's Flight by Loren Javier via Flickr CC Attribution

     

  • Per la saggezza, per i soldi e per sorridere: 15 citazioni

    Per la saggezza, per i soldi e per sorridere: 15 citazioni

    Il titolo del post dice tutto. Gustati queste citazioni, sono per te.

    Per la Saggezza

    Siamo quello che facciamo ripetutamente. L’Eccellenza quindi non è un’azione ma un abitudine.”
    Aristotele

    “I cannibali preferiscono quelli che non hanno spina dorsale.”
    Stanislaw Lem

    “Una nave in porto è al sicuro ma non è il motivo per cui le navi sono state inventate.”
    William Shedd

    “Se nei prossimi dieci anni leggerai
 un libro al mese riguardante la tua attività, con quei centoventi libri diventerai
 uno dei più grandi esperti che esistano nel tuo campo.”
    Jim Rohn

    “Pensate da uomini saggi, ma parlate come la gente comune.”
    Aristotele

    Per i soldi

    “La più grande ricompensa nel diventare un milionario non è la quantità dei soldi che guadagni. E’ in primo luogo il tipo di persona che devi diventare per diventare un milionario.”
    Jim Rohn

    “I soldi e il successo non cambiano le persone; possono solamente amplificare quello che le persone erano già.”
    Will Smith

    “Se non stai imparando qualcosa mentre guadagni ti stai privando della parte migliore del tuo compenso.”
    Napoleon Hill

    “Tutto ciò che chiedo è di avere la possibilità di provare che il denaro davvero non può rendermi felice.”
    Terence Alan Milligan

    “Nessuno accetta consigli, ma tutti sono pronti ad accettare denaro; dunque il denaro vale più dei consigli.”
    Jonathan Swift

    Per sorridere

    Credo sia sbagliato che sia una sola società a produrre il gioco Monopoly.”
    Steven Wright

     “Pesca un pesce per un uomo e puoi venderglielo. Insegnagli a pescare e rovinerai una magnifica possibilità di business.”
    Groucho Marx

     “Vendevo mobili per vivere. Il problema era che erano i miei.”
    Les Dawson

    “Avere la coscienza pulita è segno di cattiva memoria.”
    Confucio

     E ricordati che…

    “La Vita è meravigliosa, senza saresti morto!”
    Leopold Fechtner

     

    Foto: by RubenPS, by pfala, by ΡπΙρΣπ via Flickr C.C. Attirbution 
  • Dov’è il futuro per le start-up e per le nuove idee Italiane?

    Dov’è il futuro per le start-up e per le nuove idee Italiane?

    Nella versione online del Sole 24 Ore è stato pubblicato un articolo intitolato “Se Apple fosse italiana avrebbe 25 miliardi in meno (per le tasse)” e sono stati presi in considerazione gli aspetti paradossali (e bloccanti per l’economia) del profilo fiscale italiano.

    Se apple dovesse nascere oggi in Italia sarebbe a pieno titolo considerata una start-up, una start-up che verrebbe  inserita in un sistema fiscale, normativo e di incentivi che risulta essere tutto fuori che pensato ad adattarsi ad una figura flessibile e bisognosa di “cure” come una start-up.

    Perchè bisognosa di cure? Essenzialmente per l’alto livello di rischio che presenta (e specularmente un alto livello di guadagno nel caso di successo.)
    Vero è che le start-up sono un motore imprenditoriale potente ed essenziale di questo periodo storico ed economico basta pensare a che entrate tributarie hanno garantito agli USA nell’arco degli anni le varie Apple, Microsoft e Google (si anche loro erano start-up un tempo.)

    Indubbio che le start-up si muovono con velocità doppia rispetto a quanto viene fatta dalla normativa Italiana e che cercare di “acciuffarle” risulta difficile come per un elefante inseguire una gazzella (soprattutto se l’elefante è di razza Italian-burocratica) ed è anche indubbio che qualche tentativo sia stato messo sul piatto dal  decreto legge n.1 del 24 Gennaio 2012 che ha dato vita alla società semplificata a responsabilità limitata (che sarà operativa tra Aprile e Maggio.)

    La questione è però un’altra ed è: Basta quanto è stato fatto? E’ abbastanza?

    In Svezia è stata, già da anni, riconosciuta l’essenzialità di una politica a favore delle  start-up e questo riconoscimento ha portato il paese Svedese a convertirsi in un distretto industriale popolato da nuove imprese, tutte giovani, tutte fresche (e tutte paganti le tasse.)

    Come è stato possibile questo? Una quota del Prodotto Interno Lordo svedese è stato prontamente destinato al finanziamento delle start-up, questo ha aumentato insediamenti di nuove imprenditorialità in Svezia (negli ultimi 10 anni c’è stata una crescita del 250% degli investimenti dall’estero.) Esempi pratici? Addirittura un 35% di tutte le imprese europee quotate si concentrano in Svezia… ti dice nulla Spotify? E Skype?

    Un punto debole Italiano risiede anche nella rigidità del sistema  (normativo, corporativo…) e nella sua incapacità di adattarsi al nuovo.
    In questi giorni il tema principale ed in testa a tutte le testate giornalistiche sono le modifiche all’art. 18 dello statuto dei lavoratori e le conseguenti modifiche al mercato del lavoro.
    Non voglio togliere alcuna importanza ad un tema così importante per le imprese e per i lavoratori italiani. La questione se si parla di start-up è un’altra.

    Alle aziende innovative, alle start-up, interessa sul serio la discussione sul mercato del lavoro? Nel senso che in Italia (e qui la rigidità) una eventuale Apple si vedrebbe costretta ad applicare un’eventuale contratto collettivo nazionale del commercio (o dei metalmeccanici magari?) Google sicuramente non è stato costretto a regole rigide imposte da un contratto collettivo nazionale che neanche lontanamente potrebbe adattarsi alla flessibilità imprenditoriale che lo denota.

    La flessibilità, l’innovazione e la “freschezza” delle nuove start-up Italiane dovrebbe essere “coccolata” da una flessibilità negoziale altrimenti le soluzioni alternative sono per forza di cose l’aprire ed operare fuori dall’Italia. Basta forse il regime dei minimi?

    Soluzioni attuali per le start-up made in Italy? il venture capital ed i business angels.
    Se il finanziamento statale non arriva (o non c’è proprio) non esiste una soluzione migliore di affidarsi ad investimenti privati.
    La commissione europea ha capito che con gli attuali problemi delle banche del vecchio continente (e non) l’unica soluzione è spingere il più possibile per il venture capital  e per fortuna anche in Italia stanno nascendo degli incubatori importantissimi per le start-up come la H-farm di Treviso.

    Le idee nel fare impresa sono in continuo movimento e non vogliamo che un giorno gli storici guardando al 2012 e alle occasioni (e alle start-up) perse si ritrovino a scomodare ancora una volta Tito Livio.

    Dum Romae consulitur, saguntum expugnatur.

     

    Foto: Interno Post By Seth1492, Slider By workingcapitalteam via Flickr C.C. Attribution
  • Cosa fare quando non sai cosa fare

    Cosa fare quando non sai cosa fare

    Bilal Kamoon via Flickr – CC attribution

    Sei frustrato? Ti capiamo perfettamente

    La maggior parte di noi ha lavorato sodo per garantirsi un futuro e ora le cose non stanno funzionando come ci aspettavamo. È particolarmente vero se stai affrontando particolari problemi al lavoro, soprattutto perché ora ci sono tecnologie e nuovi concorrenti apparsi dal nulla che hanno cambiato completamente le carte in tavola.

    E questo ti confonde e destabilizza.

    Ci siamo sentiti dire molte volte che ormai il futuro era abbastanza prevedibile e che studiando le cose sarebbe stato possibile arrivare dove si desiderava, vivendo felici e con successo.

    Le cose non sono andate così (anche per chi è contento) e molti di noi non stanno facendo progressi per raggiungere gli obiettivi.

    Pensiamo che la ragione sia abbastanza semplice: il modo in cui siamo stati abituati a ragionare funziona perfettamente quando si possano prevedere le cose, ma non più nel momento attuale.

    Siamo stati abituati a pensare così:

    1. Tu (o chi per te, genitori, insegnanti, ecc.) predici come sarà il futuro;

    2. Crei alcuni piani e scegli il migliore;

    3. Trovi le risorse necessarie (educazione, soldi…) per raggiungere l’obiettivo;

    4. Fai in modo che le cose si realizzino.

    Siamo stati talmente indottrinati che vediamo questo come l’unico modo di agire.

    Ma chiaramente un approccio intelligente in un futuro che si possa prevedere non è più così intelligente in momenti di instabilità. Le cose sono cambiate.

    Come fare allora? Hai bisogno di un approccio diverso.

    Te ne proponiamo uno.

    C’è un metodo testato per navigare in acque incerte, un approccio che probabilmente ti sarà utile, non importa quale sia la situazione con cui ti trovi a che fare. Tutti gli imprenditori davvero di successo lo utilizzano.

    Quindi:

    1. Inizia col desiderio.

    Trova o pensa a qualcosa che davvero desideri. Non ti serve essere troppo appassionato, hai giusto bisogno di un desiderio abbastanza forte per iniziare.

    2. Muoviti in modo intelligente e il più velocemente possibile verso la meta.

    Cosa significa muoversi in modo intelligente? Significa muoversi sfruttando al massimo tutto ciò che si ha per le mani. Quello che conosci, chi conosci e tutto ciò che sia disponibile. Sii sempre sicuro che il passo non sia più lungo della gamba, così da non perdere tutto se le cose non funzionino. E cercati qualcuno con cui lavorare, per recuperare maggiori risorse. Inoltre se trovi qualcuno disposto a condividere il rischio con te hai già una prima prova della bontà dell’idea.

    3. Rifletti e costruisci.

    Hai bisogno di riflettere ogni volta che costruisci perché cambi la realtà intorno a te. A volte il passo che compi ti porta sempre più vicino al traguardo, a volte arrivi effettivamente al traguardo e a volte cambia quello che tu stesso vuoi. Se presti attenzione, impari sempre qualcosa. Quindi dopo aver agito, chiediti: “queste azioni mi hanno portato al traguardo? Ho bisogno di maggiori risorse per arrivarci? Voglio ancora ottenere quell’obiettivo?

    4. Ripeti

    Agisci. Impara. Costruisci. È così che gli imprenditori di successo conquistano l’incerto. Quello che funziona per loro, funziona anche per noi. Non credi?

    Liberamente ispirato da Harvard Business Review

  • 7 eccellenti abitudini  per nuove idee e creatività

    7 eccellenti abitudini per nuove idee e creatività

    La creatività? L’anima dell’innovazione. Un’innovazione che parte dal singolo prima di giungere all’impresa. Sembra strano ma se ci rifletti (anche se può sembrarti un controsenso),  la creatività è in qualche modo frutto dell’abitudine…

    Pensaci, una mente creativa sarà il risultato di abitudini creative. Le idee perfette non piovono dal cielo ma se abitui il tuo cervello a CREARE di più allora si che avrai l’imbarazzo della scelta.

    Lo sapevi che Google dà la possibilità ai propri dipendenti di utilizzare un giorno della loro settimana lavorativa per pensare a nuove idee?

    Ecco 7 eccellenti abitudini per aumentare la tua creatività:

    1.    Rendi la creatività un gioco

    La creatività solitamente “colpisce” quando meno te l’aspetti e, se sei come la maggioranza delle persone, non puoi aspettarti “visioni creative” quando stai combattendo per finire un progetto al lavoro o sei preso dallo stress.
    Quindi che dovresti fare? Ad intervalli (più o meno) costanti prova a rilassarti e a concederti un po’ di divertimento creativo. Non importa se riesci a farlo solo per qualche minuto al giorno o per qualche ora a settimana, prenditi del tempo per te del tempo per dedicarti alla TUA creatività, che sia disegnare, fare foto… Tu lo sai!
    Se dedichi tempo a questo “gioco” la tua creatività si farà viva sempre più spesso e le tue nuove idee saranno molto più “fresche.”

    2. Lascia che la tua mente vaghi.

    Il tuo cervello è una macchina incredibile, capace di creare cose che puoi difficilmente immaginare ora. Quando ti focalizzi e ti concentri su un solo aspetto della tua vita il tuo cervello non è più libero di fare ciò che gli viene meglio: creare nuove idee.

    Concediti dei momenti da sognatore, momenti in cui lasci che la tua mente vaghi senza concentrarti su nulla di specifico (nemmeno sugli aspetti negativi della tua vita). Se non limiti il tuo cervello solamente ad un pensiero hai la possibilità di aprire moltissime porte.

    3. Ascoltati.

    Ti è venuta un idea fantastica? Falla diventare realtà ORA. Più ti abitui a seguire i tuoi impulsi creativi più ti renderai conto di quanto fantastiche sono le tue idee. Molto più spesso di quanto tu possa immaginare le persone mettono da parte le loro intuizioni per poi scoprire che qualcun’altro le ha fatte diventare realtà.
    Agisci nell’immediato, calma la tua parte razionale e segui il tuo lato creativo.

    4. Fai una mappa mentale delle tue idee.

    Scrivere bianco su nero tutte le idee che ti passano per la testa è un metodo eccellente per mantenere un’ispirazione creativa ma quando vuoi “lavorare” su certe idee che credi possano funzionare la soluzione migliore è prepararti una mappa mentale (di cui parleremo più approfonditamente in futuro.)

    Se vedi le tue idee su un pezzo di carta la tua mente creativa si risveglierà.

    5. Mettiti alla prova tutte le settimane.

    La creatività aiuta decisamente nella risoluzione dei problemi.
    Se non hai problemi da risolvere la creatività dopo un po’ si spegne, tienila attiva (sono sicuro che hai problemi da risolvere e risolverli in modo creativo è ottimo.)
    Tieni la tua creatività attenta e vigile ogni settimana e di sicuro sarà più viva nel momento del bisogno.

    6. Festeggia i tuoi risultati.

    Quando riesci ad essere creativo come vorresti e ti viene una bella idea la insegui e la realizzi bè, festeggiati !! Gratificati per i tuoi risultati creativi nella maniera che ti soddisfa di più. Se prendi questa abitudine non solo aumenterai il tuo desiderio inconscio di creare idee nuove ma ti sentirai anche benissimo.
    Non pensare se festeggiarti o meno. Fallo, te lo meriti.

    7. Cerca attivamente nuove abitudini creative.

    Una delle più importanti abitudini creative che puoi avere è il cercare attivamente NUOVE abitudini creative. Già solamente focalizzandoti sulla tua creatività la stai migliorando. È impossibile frenare la tua creatività provando a farla crescere.
    Passa un po’ di tempo ogni giorno a pensare a dei modi di espandere la tua creatività.

    Ti lascio infine con questa citazione di Linus Pauling:

    [quote]Il miglior modo per avere una buona idea è avere tante idee[/quote]

     

    Articolo liberamente tradotto e riadattato da Creative Something
    Foto: By opensourceway, Creative Commons Attribution

  • Il lavoro? Crealo. 3 punti essenziali

    Il lavoro? Crealo. 3 punti essenziali

    By Racchio via Flickr, Creative Commons Attribution

    Ho voluto essere decisamente provocatorio con il titolo di questo articolo ma in un momento in cui la lenta (o inesistente) crescita economica Italiana (e non) ha lasciato tanta gente senza lavoro il panorama è evidentemente composto da:

    – persone che aspettano un lavoro migliore;
    – persone  che aspettano un lavoro in genere;
    – persone che decidono di crearsi un lavoro, iniziando da zero un nuovo business;

     

    Vuoi che tu sia uno startupper, un libero professionista o semplicemente hai la possibilità (e la voglia) di rischiare... L’iniziare a fare qualcosa che ti piace non è solamente un enorme privilegio ma è di sicuro meno costoso di uno sfarzoso master universitario (e ti da di più) o del comperarti una nuova macchina fiammante a rate (che non ti puoi permettere.)
    Se stai iniziando una nuova attività, un qualcosa di tuo che senti e in cui credi ci sono essenzialmente 3 punti che vuoi considerare. Eccoli:

    1) Fatti consigliare il più possibile.

    Durante tutti i passi della tua “impresa” ti troverai molte volte a dover rispondere a domande inaspettate partendo dal business plan, passando per la forma societaria ed il commercialista fino a giungere al marketing e a come gestire il tuo profilo “social”.
    Rilassati e fai un bel respiro, “qualcuno” ha già provato a fare ciò che stai facendo tu e c’è gente lì fuori a cui piace ancora aiutare.

    Non puoi usare solo google o qualche tutorial su youtube, non basta !
    Considera le camere di commercio, considera gli eurosportelli, tante volte possono consigliarti gratuitamente e darti “dritte” che non scoveresti con un motore di ricerca.
    Confrontati, confrontati e confrontati: sarai molto più produttivo se sarai in grado di prendere decisioni considerando anche altri punti di vista (rispettando sempre le TUE intuizioni.)

    2) Impara a  gestire il tuo tempo.

    Capire cosa devi fare e quando devi farlo non è una cosa così semplice, soprattutto all’inizio. Comprendere cosa va fatto nell’immediato e cosa può aspettare quando hai 10 cose in lista che sembrano tutte urgentissime richiede del tempo.
    Prendi un bel foglio e scrivi le tue priorità, non hai più limiti di orario e questo ha i suoi lati positivi come negativi.

    Cerca di priorizzare le tue attività e ricorda che anche il tempo è un investimento. Investilo il tuo tempo, vale di più dei soldi, molto di più e abbi pazienza con te stesso, il ritorno c’è anche se non è immediato.

    3) Sii realista.

    Hai bisogno di fare soldi, questo è indiscutibile. Per fare soldi hai bisogno di un piano pieno di numeri  che dimostri COME farai soldi.
    Imponiti degli obiettivi, se arrivi ad un punto che quello che ti entra in tasca non è abbastanza, non copre le spese o semplicemente è evidente che  “il gioco non vale la candela” devi sapere che è tempo di  lasciar perdere.
    Ringrazia per quanto hai imparato, muoviti e cambia avventura. Fallimento è solo una parola, a certi trasmette disperazione ad altri trasmette voglia di rialzarsi. Tu chi sei?

    Certo questi punti non ti indicano QUALE business preciso intraprendere (l’idea la devi mettere tu) ma di sicuro aiutano ad avere una fotografia “panoramica” di cosa ti puoi aspettare, poi i dettagli li scopri tu.

    Iniziare un nuovo business non è come trovare un lavoro, devi trovare la tua strada non mandare curriculum.
    Poi pensaci un attimo: tu ci metti tutto te stesso, poi se le cose non girano potrai sempre incolpare l’economia…

  • Contatto con azienda veneta per piano export @Lavvelenata

    Contatto con azienda veneta per piano export @Lavvelenata

    By susanvg via Flickr – Creative Commons Attribution

    Ripubblichiamo qui su pminordest.it un post che gentilmente @Lavvelenata ci ha dato la possibilità di utilizzare. @Lavvelenata fa il suo lavoro di consulenza con passione tutti i giorni e tutti i giorni si scontra con mentalità imprenditoriali venete che seguono ancora vecchi modelli strategici, di sviluppo e perchè no di pensiero.

    Sorridendo (e piangendo allo stesso tempo) abbiamo letto la sua viva descrizione e a parer nostro farà ridere e pensare anche te.

    C’è qualcosa che va cambiato e lo vogliamo cambiare. Ora.

    Twitter: @Lavvelenata

    In grassetto (logicamente) la mia posizione e in nero quella dell’imprenditore con relativa traduzione dal dialetto veneto all’italiano.

    I: Si ma cossa serve far un piano estero se ghe piase el prodotto che fasemo i lo compra istesso.
(Si ma cosa serve fare un piano estero se gli piace il prodotto che facciamo lo comprano ugualmente)

    . e già qui gli avrei stretto la mano, cordialmente mandato a f****** e me ne sarei andata in piscina termale …

    IO: Vede per come tutte le cose bisognerebbe avere degli obiettivi e forse se li scriviamo su un pezzo di carta magari riusciamo anche a valutare le strategie per raggiungerli .

    I: No no qua perdemo tempo e basta. Forse no la ga mia capio che mi vojo ndar vendare all’estero no far piani, strategie e menae varie. No go mia tempo da perdere mi.
(No no qui stiamo perdendo tempo e basta. Forse non ha capito che io voglio andare a vendere all’estero, non far piani, strategie e “menae” (non trovo traduzione che renda) varie. Non ho mica tempo da perdere.

    … e qui gli avrei ristretto la mano, ricordialmente mandato a f******  e oltre alla piscina termale me ne sarei andata al ristorante mexicano ad ubriacarmi tra Corona e nachos …

    IO: Senta una cosa io sono abituata a lavorare e procedere per passaggi. Per arrivare su in cima al rifugio metto un piede avanti all’altro camminando sul sentiero e non prendo la seggiovia.

    I: Si va ben dai vanti fasemo sto piano. Cossa vola saver ?
(si va bene dai avanti facciamo sto  piano. Cosa vuole sapere ?)

    ….. tralascio l’intercalare di santi e madonne tipiche del linguaggio popolare veneto …

    IO: Facciamo così se lei è d’accordo io le dò due tre punti .. tipo delle domande .. e lei mi risponde con calma, io valuto le sue risposte e dopo ne discutiamo assieme ..

    I: E no porco e fora, no la ga mia capio che mi no go mia tempo de fare sti quiss. Mi la go ciamà qua perchè vojo ndar vendare all’estero (e porco qua e porco la) no a farme tante domande. Ghe ripeto che no go mia tempo da perdare qua se produce no se ciacoea.
(E no porco …, non ha mica capito che non ho tempo per fare i quiz. L’ho chiamata perchè voglio andare all’estero (e porco qua e porco la) non perchè mi faccia tante domande. Le ripeto che non ho tempo da perdere qua si produce e non si chiacchiera.

    IO: Bon e alora sicome gnanca mi no go tempo da perdere, me diga subito perchè c**** el vol ndare all’estero.
(passo al dialetto in maniera molto veloce quando mi sfracassano le ovaie … trad. bene e allora siccome neanche io ho tempo da perdere, mi dica subito perchè cazzo vuole andare all’estero).

    I: Perchè qua no me paga pi nesuno, i cinesi me gà portà via el lavoro, mi no gea fasso più e i me ga dito che l’estero i paga de sicuro.
(perchè qui non mi paga più nessuno, i cinesi mi hanno portato via il lavoro, io non ce la faccio più e mi hanno detto che l’estero paga di sicuro)

    IO: Capisco. Ma non mi sembrano motivazioni sufficienti per iniziare un percorso di internazionalizzazione.

    I: Cossa voea dire co questo che no a me dà na man come che a ga fato co …. ?
(Cosa vuole dire che non mi aiuta come ha fatto con la ditta ….

    IO: Ha capito benissimo. Portare la sua azienda su uno o più mercati esteri è un processo di complessità paragonabile all’inizio di una nuova attività d’impresa. Voi qui in Italia siete conosciuti dal mercato e conoscete i segreti del mercato e della concorrenza. I vostri prodotti sono buoni, avete una buona capacità produttiva, si vede nel prodotto la passione che avete per i dettagli e per le cose fatte bene ma avete troppa fretta di partire per nuovi mondi e la fretta oltre che essere cattiva consigliera porta al totale fallimento.

    I: Ma se mi go un bel prodoto tutto el resto ze ciacoe.
(Ma se io ho un buon prodotto tutto il resto sono chiacchiere)

    IO: Allora senta un paio di cose:
- fuori dall’Italia nessuno vi conosce, siete gli ultimi arrivati. Quanti anni avete impiegato per farvi conoscere in Italia ?
- non conoscete il cliente: chi vi dice che il cliente indiano abbia gli stessi gusti, bisogni e abitudini uguali a quelli italiani ? 
- ottimo il vostro prodotto ma se non conoscete il cliente non potete sapere a priori che il vostro prodotto va bene.
- non conoscete i concorrenti presenti su quel mercato, non sapete come di muovono, che peso hanno.
- per quanto buon prodotto come lo proponete se non avete nessuno che lo distribuisce, promuove, ecc.

    I: La ga mia tutti i torti a dir la verità ma ghe ripeto mi no go mia tempo da perdare. Mi vojo ndar all’estero e ea me deve aiutare.
(non ha mica tutti i torti a dire la verità ma le ripeto che io non ho tempo da perdere. Io voglio andare all’estero e lei mi deve aiutare).

    IO: Senta facciamo una cosa del genere visto che tempo da perdere non ne abbiamo entrambi. Lei pensi bene cosa è disposto a perdere andando all’estero.

    I: e che c**** ghe ze da perdar ndar all’estero.. i ga tutti fatto i schei vendendo all’estero e ea me dise cossa che vojo perdare ..
(e che c**** ci sarebbe da perdere andando all’estero .. hanno fatto tutti i soldi vendendo all’estero e lei mi dice cosa voglio perdere)

    IO: Guardi è stato un piacere incontrarla ma adesso devo andare perchè mi aspetta un’azienda che ha deciso di andare all’estero per aumentare il giro d’affari, aumentare i profitti, diversificare il rischio di dipendere da un unico mercato, venire a contatto con nuove esperienze, idee, aumentare la competitività. Un’azienda che ha capito i vari rischi di andare all’estero, rischi economici, monetari e politici. E a cui ho scelto di dare una mano.

    I: Ma anca mi vojo far cossita
(ma anch’io voglio fare così)

    IO: Le mando una mail con le domande …

    I: Costea tanto ea per darme na man ?
(costa tanto lei per darmi una mano ?)

    IO: No perchè se non avessi queste sfide a portata di mano sarei morta.

    Arrivederci.

    Fonte: Occasioni perse

  • 5 errori più comuni quando non riesci a risolvere i problemi

    5 errori più comuni quando non riesci a risolvere i problemi

    Nel business (e nella vita) quando ci troviamo di fronte ad un problema solitamente la chiave risolutiva risiede nell’avere la capacità pensare in modo critico.
    L’anima del pensiero critico è lobiettività. Essere obiettivi vuol dire saper pensare a soluzioni senza pregiudizi e in maniera imparziale. Se ti fermi a rifletterci un attimo lo sai anche tu che il prendere in considerazione tutti i fatti a tua disposizione senza alcun pregiudizio ti aiuta a decidere in maniera più giusta.


    L’abilità di affrontare le sfide della vita pensando in maniera critica la si acquista nel tempo e soprattutto cambiando strategie di pensiero e vecchi modi di pensare.

    Ma quali sono gli errori più comuni che tutti (e probabilmente anche tu) commettiamo quando siamo presi troppo emozionalmente da un problema?

    Eccone 5:

    1. Presunzione ed Arroganza:

    Commettendo quest’errore CREDI (e ne sei proprio convinto al 100%) che la soluzione migliore al problema sia quella che già stai utilizzando (o che già hai utilizzato in passato.)
    Ti autoconvinci che non ci sia un metodo migliore. TI trovi quindi a guardare al problema da una prospettiva tutta tua e, arrogantemente, chiudi al dialogo.

    Il maggior problema di questo errore è che in questo modo stai bloccando qualsiasi altra possibile soluzione creativa (magari migliore) al problema. Perché? Semplicemente perché stai ignorando tutte le altre possibilità di risoluzione.

    Consiglio? Mettiti sempre in discussione.

    2. Giudizio iniziale:

    Sicuramente di fronte ad un problema hai (e avrai sempre) la tua opinione iniziale ma l’avere una opinione è molto diverso dall’aver già giudicato il problema ancor prima di provare a risolverlo.
    Se commetti questo errore vuol dire che stai ragionando in un modo radicalmente opposto all’essere obiettivo ed al pensare criticamente. Stai essenzialmente ragionando in maniera esclusivamente soggettiva !
    Se ci pensi bene l’avere un giudizio iniziale sul problema è essenzialmente una conseguenza del primo errore ossia l’essere arrogante.

    Consiglio? Prova un approccio mentale più aperto ai problemi e lascia i paraocchi ai cavalli da corsa.

    3. Visione parziale della realtà:

    Quante volte ti è capitato di guardare ai problemi solo ed esclusivamente dal tuo punto di vista, poi hai fatto una chiacchierata con un amico o un collega e ti sei reso conto di come un’altra prospettiva sulle difficoltà possa cambiare tutto.
    Se agisci usando una visione parziale del problema ti ritroverai a fare decisioni troppo a caldo e di sicuro poi ti pentirai di come hai agito.

    Consiglio? Parla con qualcuno del problema e cerca altre prospettive e poi ricordati di “dormirci sopra.”

    4. Visione parziale del tempo:

    Questa è un’altra possibile manifestazione del guardare al problema in maniera parziale però applicata al fattore tempo. Questo errore lo commetti quando guardi al problema basando tutte le tue considerazioni sul breve periodo invece che sul lungo periodo. Avere una visione a “corto raggio” non ti aiuta di sicuro nel valutare in maniera il più critica possibile il problema anzi rischi di non calcolare uno dei fattori più importanti nelle tue scelte: il tempo.

    Consiglio? Pensa se risolveresti nello stesso modo quel problema anche tra 6 mesi. E tra un anno? E che conseguenze diverse avrebbe?

    5. Orgoglio:

    Ti è mai capitato di aver reagito ad un problema e di averlo voluto risolvere a tuo modo solamente per motivi di orgoglio? Qui non parlo più di arroganza o di “certezza” che il tuo modo di pensare sia il migliore, parlo di orgoglio che rimarrebbe “ferito” nell’accettare una soluzione differente dalla tua (anche se in fondo in fondo sai che la soluzione migliore non è quella che proponi.)

    Consiglio? Come consiglio una citazione di Alexander Pope:

    [quote] L’orgoglio è l’immancabile vizio degli stupidi.[/quote]

    Concordi?

     

  • 8 azioni che non ti faranno mai essere un leader

    8 azioni che non ti faranno mai essere un leader

    Ciascun imprenditore o libero professionista per avere successo deve avere uno stile da leader. Non importa qual’è il tuo, ecco 8 azioni che vuoi evitare se vuoi avere successo come leader:

    1.    Evita di comportarti come Mr. “so tutto io”

    Se ti comporti come Mr. “so tutto io” le persone con cui collabori non desidereranno condividere con te le loro idee per il timore di non essere ascoltati.


    Consiglio?
    La prossima volta che hai un’ottima idea non condividerla subito, lascia invece che i tuoi collaboratori pensino ad una soluzione e proponi la tua alternativa alla fine, sembrerai meno perfetto e più umano.

     2. Non dire “ma..” o “comunque..”

    Iniziare le tue frasi in questo modo significa semplicemente che non approvi. “mi piace la tua idea MA …”, “Considererò ciò di cui mi hai parlato, COMUNQUE…”.
    La tua intenzione potrebbe essere buona, magari stai solamente cercando di addolcire la pillola ma al prossimo non suona così !


    Consiglio?
    Smetti di usare queste parole, eliminale dal tuo vocabolario e vedrai come cambierà il tuo dialogo con gli altri

    3. Evita di comunicare quando sei arrabbiato

    Condividere i tuoi pensieri quando sei arrabbiato può essere pericoloso. Le emozioni quando si comunica possano danneggiare irreparabilmente una relazione di lavoro.


    Consiglio?
    Estraniati psicologicamente da una situazione che ti fa arrabbiare. Concediti una pausa di 24 ore (insomma fatti una bella dormita almeno) e DOPO questo break vedrai che non saranno più le emozioni a parlare al posto tuo.

     4. Evita di tenere per te informazioni importanti

    Se stai celando qualcosa che sai ed indirettamente limiti  le performance dei tuoi collaboratori…bè è un complesso di inferiorità e soprattutto quando gli altri lo scopriranno perderai la loro fiducia.


    Consiglio?
    Chiediti cos’altro potresti condividere con gli altri e fallo.

     5. Riconosci l’importanza dei singoli

    È come dire “il merito è tutto mio, tu non hai fatto nulla.” ti stai prendendo tutti i meriti e gli altri non si sentono apprezzati da te.


    Consiglio?
    Quando un progetto è completato con successo riconosci pubblicamente i singoli contributi che sono stati apportati dalle singole persone.

     6. Evita di non chiedere scusa

    Tutti fanno errori e tutti quanti odiano chi non è in grado di ammettere di aver sbagliato.


    Consiglio?
    Scusati subito, in maniera rapida e definitiva e rendi noto da subito in che modo vuoi risolvere il problema o almeno migliorare la situazione.

     7. Evita di non ascoltare

    Questo è un problema di molti leader. Un grosso problema. Se non ascolti quello che gli altri ti stanno dicendo il messaggio vero e proprio che passa è che non ti interessa per nulla cosa stanno dicendo.


    Consiglio?
    Dai piena attenzione al prossimo quando ti parla, le email o il telefono puoi controllarli dopo, guarda negli occhi la gente con cui parli e ascolta.

     8. Evita di pensare solo a te stesso

     Non ci sei solo tu… Essere leader non vuol dire nulla se stai pensando solo a te. Sei un esempio ed un punto di riferimento affinché gli altri ti seguano quindi pensa anche a loro.


    Consiglio?
    Parla con i tuoi collaboratori, informati di più su di loro, puoi solo darti beneficio.

    Cerca di evitare tutti questi errori e  vedrai di sicuro miglioramenti nel tuo relazionarti con gli altri e farai passi avanti nel trovare il TUO stile da leader (pur avendo i leader delle caratteristiche comuni)
    Voglio concludere con una citazione di John Quincy Adams:

    [quote]Se le tue azioni ispirano gli altri a sognare di più, imparare di più, fare di più e migliorare sé stessi allora sei un leader.[/quote]

     Articolo liberamente tradotto e riadattato da OpenForum