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  • Come un semplice “grazie” possa fare la differenza

    Come un semplice “grazie” possa fare la differenza

     

     

     

     

    Un professore universitario iniziò a riflettere sulle persone che ebbero un impatto positivo sulla sua vita e, in particolare, un giorno il suo ricordo tornò ad un’insegnante che lo fece innamorare della poesia. Successivamente questo professore non vide l’insegnante per diversi anni e, un giorno, fu in grado di risalire al suo indirizzo e mandò una lettera di ringraziamento. Poco tempo dopo ricevette questa risposta:

     

    [quote]

    Mio Caro,

    non sai il valore della lettera che mi hai mandato. Sono ormai oltre gli ottanta e passo ormai i miei giorni da sola e a volte molto triste. In 50 anni di insegnamento questa è la prima lettera di ringraziamento che ricevo. Mi è giunta in un giorno in cui mi sentivo particolarmente triste e non sai quanto mi ha riempito di felicità, come non succedeva da svariati anni.

    [/quote]

     

    La lettera fece scoppiare in lacrime il professore e lo fece continuare con questa pratica di ringraziamenti alle persone che furono importanti per la sua vita. Giusto per dire un semplice “grazie”.

    Se solo la metà dell’energia usata per tener rancore fosse canalizzata sulla gratitudine… chissà!

    Nessuno di noi è arrivato dov’è da solo. Sia che l’assistenza ricevuta fosse alla luce del sole o tra le righe, riconoscere l’aiuto di qualcuno è un grosso passo per capire l’importanza della gratitudine.

    Sam Walton (il patron di Wal Mart) ha scritto dieci regole per il successo e riguardo la parola “grazie” non è rimasto certo stretto di parole. La sua quinta regola è:

    [quote]”Apprezza qualsiasi cosa i tuoi collaboratori facciano per il tuo business”[/quote]

    Sarebbe bello riuscire a convivere tutti i leader ad adottare questo comportamento. Se hai scelto bene i tuoi collaboratori e fornito loro tutti gli strumenti necessari per lavorare al massimo e se , chiaramente, hanno raggiunto i loro obiettivi, il prossimo passo logico è riconoscere i loro sforzi.

    Lodare qualcuno è a costo zero, però il ricavo è di valore immenso. I tuoi collaboratori vogliono essere visti come persone capaci, competenti e ottimi membri della squadra.

    Vuoi persone motivate al tuo fianco? Perché allora non lodarli per i loro contributi al successo dell’impresa?

    E come si può ringraziare in maniera efficace? Eccoti quattro idee:

    • Sii sincero. Ringrazia solo quando qualcuno se lo merita davvero.
    • Ringrazia in pubblico. Lo scopo è incoraggiare i collaboratori a continuare per la stessa strada e, nello stesso momento, incoraggiare gli altri a fare del loro meglio. Ringraziare in pubblico aumenta il morale.
    • Sii specifico nel ringraziamento. Identifica esattamente il motivo per cui un collaboratore meriti un “grazie”. Un semplice “ben fatto”, se dovesse suonare non genuino, potrebbe avere invece un impatto negativo.
    • Fai in modo che sia qualcosa di duraturo. Se si è trattato di una sfida molto importante magari è meglio un piccolo e semplice festeggiamento con tutti. L’apprezzamento non è qualcosa che dura solo un momento. Deve essere continuo.

    Un leader capace stabilisce una cultura della gratitudine. Espandi questa cultura a tutti coloro che hanno a che fare con la tua impresa, fornitori, rivenditori, postini e, senza dubbio, ai clienti.

    Tutti gli anelli della catena sono essenziali per il tuo successo. È facile ignorare la persona che fa i compiti più umili o, anche, colui che ti dà semplici consigli. Grandissimo errore. Tutti meritano un riconoscimento, specialmente se vuoi mantenere la relazione con loro.

    Liberamente tradotto e adattato da Inc. Magazine

  • Erasmus Placement: motivazioni e consigli per tirocinanti e imprese ospitanti

    Erasmus Placement: motivazioni e consigli per tirocinanti e imprese ospitanti

    In questo articolo non ho intenzione di dilungarmi in noiose spiegazioni sulla procedura da seguire per la partecipazione all’Erasmus Placement oppure di dare un’opinione personale sulla mia esperienza. Piuttosto, vorrei fare qualche considerazione sulle motivazioni che possono spingere uno studente, ancora laureando, a cimentarsi in questa nuova esperienza nonché dare suggerimenti a quegli enti o imprenditori che hanno deciso di partecipare al progetto.

    Ovviamente, occorre almeno spiegare di cosa tratti l’Erasmus Placement.

    L‘Erasmus Placement permette agli „studenti laureandi di effettuare uno stage presso imprese o centri di formazione e di ricerca situati in uno dei Paesi che hanno aderito al Programma. Si badi bene, che non sarà possibile trascorrere il periodo di stage presso istituzioni o organizzazioni che gestiscono programmi europei.

    Durante il tirocinio, inoltre, lo studente, o meglio il Tirocinante ( parola, il cui significato può assumere diverse sfaccettature), avrà diritto a ricevere un contributo comunitario la cui entità potrà essere considerata rilevante o meno a seconda del Paese di destinazione, e l’opportunità di acquisire competenze specifiche (?) ed avere una migliore consapevolezza degli usi e costumi del Paese ospitante.

    Detto questo, occorre fare qualche considerazione sul Progetto:

    In primo luogo, occorre una buona predisposizione ad adattarsi in un contesto internazionale e una  buone dose di senso pratico, senza la quale, si rischia di non approfittare realmente dell’esperienza che si ha di fronte.

    In secondo luogo, sarebbe preferibile stabilire immediatamente un reale Training Agreement (accordo firmato tra studente e ente o imprenditore ospitante) con l’istituzione ospitante che definisca maggiormente quanto stabilito in precedenza sul modulo cartaceo. Ciò al fine di evitare, per i soggetti maggiormente suscettibili e sensibili, delusioni future.

    Infine, occorre anche una buona dose di fortuna.

    Mi spiego meglio. Prima di partire, lo studente medio avrà la tendenza a pontificare tale esperienza, data l’opportunità di collaborare in un reale contesto lavorativo ed a stretto contatto con i professionisti del settore prescelto; tuttavia, la realtà dei fatti impone una buona dose di cautela.
    Guardando su Internet, ci si imbatte nelle esperienze più diverse: dalle più negative ( quali ho fatto solo fotocopie, ho portato caffè, ho pulito le scarpe del Boss!) alle più positive, vale a dire STAGE=ASSUNZIONE.

    Bene, adesso, dovrò mostrare il mio lato pragmatico: lesperienza positiva dipende maggiormente dallUomo e non da quanto scritto nero su bianco sul Training Agreement, in quanto nulla è scontato ed è necessario mostrare, o meglio DIMOSTRARE, non solo una certa disponibilità ma anche di essere una persona propositiva ed affidabile. Certo, questo non è sempre sufficiente poiché se l’ambiente di lavoro prescelto non dimostra nemmeno un minimo di elasticità ed apertura, nemmeno nel caso di continui richiami da parte del tirocinante, allora mi ricollego a quanto detto precedentemente: occorre una buona dose di fortuna.

    Infine, un suggerimento per listituzione ospitante: sarebbe preferibile che comprendesse di avere davanti a sé la possibilità di disporre di capitale umano da modellare ed aiutare ad emergere e non di semplici figuranti da porre ai margini del contesto lavorativo, a cui conferire esclusivamente mansioni non accettate o evitate dai dipendenti.

    In bocca al lupo a tutti!

     

    di Andrea Caccioppoli, studente laureando in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre

     

     

     

  • I primi lavori di 6 imprenditori ricchi

    I primi lavori di 6 imprenditori ricchi

    Uno stereotipo comune e molto diffuso è quello di pensare che ricchi imprenditori  e persone di successo siano nate privilegiate e già ricche senza alcun sforzo. Non è strano sentire frasi come “che fortunato, lui si che ha avuto ‘culo’ nella vita” oppure, “avessi avuto io le sue possibilità”. Ma spesse volte le fortune costruite da imprenditori visionari derivano da stati mentali, valori e convinzioni fuori dal comune che si spingono molto più in là di fortuna, genetica o privilegi. È alquanto difficile immaginare persone come Warren Buffet  lavorare da dipendenti ma resterai sorpreso scoprendo che molti “titani” dell’industria hanno iniziato la loro scalata in posizioni umili.

    Dai un occhio ai primi lavori di 6 imprenditori americani di successo e cambia il tuo punto di vista sulla realtà.

     Ross Perot

    Rispettato in tutto il mondo come uno dei maggiori business leader del ventesimo secolo. Suo padre commerciava sia cotone che cavalli e Ross già all’età di 6 anni addestrava cavalli ad essere montati ed addomesticati per uno o due dollari a cavallo… E il suo naso ancora mostra i primi risultati ottenuti.
    Entrò nell’accademia navale nel 1949 e quando nel 1953, concluse l’accademia era capoclasse e comandante di battaglione.
    Nel 1957, Perot divenne venditore per la IBM e cercò in ripetute occasioni di esporre le sue idee ai superiori, dai quali fu costantemente ignorato. Lasciò quindi la IBM pochi anni dopo, nel 1962, per fondare la EDS a Dallas  e la Perot Systems, due società indipendenti che poi vendette per miliardi di dollari.

     Wayne Huizenga

    Prima di diventare un magnate della gestione dei rifiuti, di fondare blockbuster e di diventare padrone della squadra di NFL dei Miami Dolphins Wayne, secondo Forbes, lavorò come benzinaio durante le scuole superiori.
    A quanto si dice all’età di 17 anni lavorò come camionista per aiutare la madre a pagare le bollette a seguito del traumatico divorzio dal padre.
    Nel 1960 Wayne comperò il suo primo camion e iniziò a cercare clienti per la sua nuova società di gestione rifiuti che gli è fruttata successivamente più di 300 milioni di dollari.

     Warren Buffett

    Prima di fare storia con il suo stile “vecchio stampo” nel mondo degli investimenti il nativo del Nebraska guadagnò il suo primo “capitale da investire” consegnando giornali a domicilio.
    All’età di 13 anni Warren era già così finanziariamente intelligente da essere in grado di dedurre il costo della sua bicicletta dalla dichiarazione dei redditi. Iniziò così la sua strada verso il successo finanziario che gli permise di accumulare, già all’età di 26 anni circa 140.000 dollari (ed era solo il 1956). Bè il resto è storia ed è diventato uno dei più ricchi uomini al mondo.

     Sam Walton

    Se dovessimo identificare un imprenditore dalle umili origini dovremmo decisamente puntare il dito su Sam Walton. Il fondatore di Walmart  iniziò la sua carriera aiutando la sua famiglia a pagare le bollette fin da giovane età facendo una miriade di lavori.
    In una giornata tipo mungeva le mucche di famiglia, imbottigliava il latte e lo consegnava a mano ai clienti. Poi iniziava il suo giro di consegna giornali in bicicletta provando anche a vendere nuove sottoscrizioni a potenziali clienti.
    Alla fine delle superiori Walton venne votato come “il ragazzo più versatile di tutta la classe” . Walton continuò anche all’inizio del college a fare i lavori più disparati tra cui anche il cameriere in cambio di soldi. Cosa sia ora Walmart non occorre sottolinearlo.

     Jim Clark

    Il nonconformista imprenditore e fondatore di Netscape Jim Clark è stato tutto fuori che un uomo cresciuto negli agi. Cresciuto in una casa per genitori single ed il suo primo lavoro (dopo aver mollato la scuola) è stato per 4 anni nella marina americana. Qui si trovò continuamente in conflitto con l’autorità. Come molti altri imprenditori Clark non riusciva assolutamente a piegarsi ai suoi superiori. Successivamente? Fondò Netscape, silicon Graphics e Healtheon.

     

    Michael Dell

    Il successo del fondatore della Dell non fu per nulla istantaneo. Dell iniziò come lavapiatti in un ristorante cinese. La sua paga iniziale? 2,30dollari/ora. Dell dimostrò spiccate attività di vendita durante le superiori quando fu in grado di racimolare 18.000 dollari vendendo sottoscrizioni per il quotidiano Houston Post- abbastanza per comperarsi una macchina e tre computer. Una volta al college Michael iniziò il suo primo business (PC’s limited) nella sua stanzetta presso il dormitorio. Comprese il valore aggiunto dell’attività che aveva iniziato e a19 anni chiese un prestito alla nonna e rinominò la società in Dell computer.

    E tu? Che fai?

    Articolo liberamente tradotto e riadattato da mint.com

  • 10 citazioni per motivarti

    10 citazioni per motivarti

    Ecco 10 citazioni che possono motivarti, spingerti, sostenterti. Forse ne vorrai scegliere una, scriverla su un post it colorato ed attaccarla sul tuo frigo in cucina.

     #1

    [quote]

    Non sognare sogni piccoli perchè non hanno la forza di muovere i cuori della gente.

    Wolfgang von Goethe

    [/quote]

    #2

    [quote]

    Un uomo di successo è in grado di costruire delle fondamenta solide con i mattoni che la gente gli tira addosso.

    David Brinkley

    [/quote]

    #3

    [quote]

    Sviluppa il successo a partire dai fallimento. Lo sconforto ed il fallimento sono due dei passaggi fondamentali verso il successo.

    Dale Carnegie

    [/quote]

     #4

    [quote]

    La sconfitta non è il peggior fallimento. Non provarci lo è.

    George Edward Woodberry

    [/quote]

     #5

    [quote]

    Non aspirare al successo se lo desideri; fai quello che ami e in cui credi e il successo arriverà naturalmente.

    David Frost

    [/quote]

     #6

    [quote]

    Tutti i nostri sogni possono diventare realtà, se abbiamo il coraggio di inseguirli.

    Walt Disney

    [/quote]

     #7

    [quote]

    Non confonderre la fama con il successo. Madonna rappresenta la prima; Hellen Keller la seconda.

    Erma Bombeck

    [/quote]

     #8

    [quote]

    Il fallimento è un successo se ne sappiamo trarne insegnamento.

    Malcolm Forbes

    [/quote]

     #9

    [quote]

    Per farcela il tuo desiderio per il successo dovrebbe essere più grande della tua paura per il fallimento.

    Bill Cosby

    [/quote]

     #10

    [quote]

    E’ impazienza quella che ci coglie di tanto in tanto e allora ci compiaciamo di sentirci infelici.

    Wolfgang von Goethe

    [/quote]

     

    Sorridi.

  • Sai cos’è la Lean Production?

    Sai cos’è la Lean Production?

    Avrai sentito parlare di Lean Production o Lean Manufacturing o Lean Management soprattutto nel Nordest d’Italia dove è divenuto (e diverrà sempre più) parola d’ordine per gran parte delle PMI ed anche per le aziende familiari.
    Partiamo dal principio, il termine lean production, volendolo tradurre, vuol dire “produzione snella” e stiamo trattando di qualità nella produzione. La metodologia lean (dai, è tempo di abituarsi ai termini inglesi che alle volte non ha senso tradurre come da sempre si fa in Italia) è comunemente associata alle aziende giapponesi ed in particolare a Toyota.

    La storia

    Sakichi Toyoda, fondatore della casa automobilistica Toyota

    La metodologia lean può essere descritta come una filosofia industriale. Il termine lean management fu coniato negli anni ’80 da un gruppo di ricercatori del MIT (una delle più importanti università di ricerca del mondo, con sede a Cambridge, nel Massachusetts) che si stavano dedicando allo studio del Toyota Production System (Il sistema di produzione utilizzato nelle fabbriche Toyota.)
    A capo del team c’era il Dott. James Womack che successivamente pubblicò quanto aveva studiato nel libro “La macchina che ha cambiato il mondo”, nel quale si analizza in dettaglio e si mette a confronto il sistema di produzione dei principali produttori mondiali di automobili con la giapponese Toyota. Il risultato? Vennero per la prima volta messe nero su bianco le ragioni della netta superiorità di Toyota rispetto ai concorrenti.

    Il sistema di produzione Toyota nacque a metà degli anni ’50 grazie a Sakichi Toyoda (chiamato anche “Re degli inventori giapponesi” e fondatore di Toyota), al figlio Kiichiro Toyoda e al loro ingegnere capo Taiichi Ohno.
    A cosa serve sapere la storia che sta dietro la lean production?
    Essenzialmente perchè la lean production è una generalizzazione e divulgazione in occidente del Toyota Production System che ha superato i limiti della produzione di massa (sviluppato da Henry Ford e Alfred Sloan) applicata (purtroppo ancora oggi) dalla quasi totalità delle aziende occidentali.

    Questa stessa filosofia industriale esiste oggi grazie agli insegnamenti di Edwards Deming (famosissimo consulente americano) che riuscì a convincere i giapponesi che,

    [quote]per raggiungere la qualità, occorresse smettere di dipendere dalla produzione di massa e bisognasse focalizzarsi sul miglioramento dei processi produttivi e costruire la qualità del prodotto fin dall’inizio del processo.[/quote]

     Ti chiedi qual’è il segreto rivoluzionario e perchè tanti parlano di lean production?

    Il segreto è semplicissimo: Usare di meno per produrre di più.

    I PRINCIPI LEAN

    Fondamentale per il movimento lean è partire dal fatto che bisogna dare l cliente quello che vuole, utilizzando risorse minori e conseguentemente producendo meno:

    ▪   sprechi di materie prime;

    ▪   sprechi dovuti a tempi morti;

    ▪   giacenze di magazzino inutilizzate;

    ▪   eccessi o anticipi di produzione;

    ▪   sprechi legati a carenze nei processi;

    ▪   trasporti inutili;

    ▪   prodotti difettosi.

    Producendo meno spreco ci sarà una richiesta minore di

    • Investimenti;
    • Spazio per la produzione.

    I principi lean non si limitano comunque alla riduzione dello spreco usando di meno per produrre di più ma sono determinati anche da:

    ▪       L’ Identificare il processo che consegna valore al cliente ed eliminare le fasi che non aggiungono valore;

    ▪       Il lasciare che sia il cliente a “tirare”  il processo – non produrre niente fino a che non ce ne sia bisogno, poi produrre questo velocemente;

    ▪       Il perseguire la perfezione tramite continui miglioramenti.

    La metodologia lean prevede il miglioramento della qualità dei prodotti offerti attraverso tutta la catena, quindi a partire dai fornitori che dovranno a loro volta pensare ed agire in modo snello.
    La genialità delle intuizioni alla base della lean production sta nel fare solo ciò che serve creando valore per i clienti ed eliminando ogni forma di spreco. Nell’ultimo principio ossia il perseguire la perfezione tramite continui miglioramenti sta l’essenza della lean production.

    Ti starai chiedendo se il principio può essere adattato anche alla piccola e media impresa (non tutti fabbricano macchine…) la risposta è si, può essere applicato anche alle PMI ma ad una condizione, l’imprenditore deve essere disposto a mettersi in discussione.

  • A Treviso la fattoria è digitale: H-Farm

    A Treviso la fattoria è digitale: H-Farm

    A Cà Tron, un piccolo paesino trevigiano, c’è una bellissima tenuta agricola ma non è una classica fattoria veneta come potrebbe sembrare dall’esterno. Non vi si allevano animali e non si raccolgono uova. Qualcosa  si raccoglie però, si raccolgono idee e sogni digitali e li   si fa crescere sani e forti per un incontro di successo con il mercato. Questa la mission dell’H-Farm.
    Questo incubatore privato di start-up è un segno positivissimo tutto italiano nel settore tecnologico in cui si sa che non siamo al top.

    Grandi le idee che vengono “incubate” in questa “fattoria digitale” e grandi anche I numeri del fattuato. Nel 2011 sono stati 25 i milioni di euro fatturati e tre le nuove sedi aperti, in America, in India e in Inghilterra.

    Ma, chi si cela dietro tutto questo?

    Nessun segreto, il suo nome è Riccardo Donadon, fondatore di H-Farm ed attuale amministratore delegato. Il suo passato digitale nasce negli anni 90 con uno dei primi progetti di e-commerce italiani. Visionario o meno Riccardo Donadon ha saputo direzionare le sue idee  seguendo sempre il vento giusto dell’innovazione.

    Il suo viaggio è comunque appena iniziato perchè il futuro che si prospetta per l’H-farm è di sicuro radioso. Dal 2005 sino ad oggi sono state portate avanti 32 iniziative e tra i casi di successo c’è sicuramente zooppa.com (un piattaforma pubblicitaria che ha rivoluzionato i meccanismi della creazione pubblicitaria dando la possibilità ai clienti di avere un ruolo attivo).

    C’è poi uno degli ultimi progetti targati H-farm e si chiama Misiedo che consiste in un servizio di prenotazione tavoli in real time per i migliori ristoranti italiani tutto gestito dalla comodità di un iPhone, iPad e web.

    Insomma le idee innovatine passano per H-farm e la parola crisi è bandita. Gli investimenti sulle nuove idee vengono concentrati nel breve periodo per diminuire I fattori di rischio e sostenere le idee di business digitali passo passo fino a comprendere se sul serio (con dati pratici) l’idea farà il “boom” sul mercato. In massimo un anno dall’inizio del progetto bisogna essere certi che l’idea funzioni.
    Idee innovative digitali finanziate da Venture capitalist e Business Angel, la direzione è nuova e l’aria è fresca soprattutto se paragonata a realtà italiane in cui l’impresa trova a fatica fondi per la sua crescita.

    Donadon ed i suoi soci sognano in grande (come è giusto che sia) e sognano di creare in provincia di Treviso un distretto di competenze dedicate al web, un crocevia, un luogo di incontro tra investitori e idee sempre più globale. Un grande network in cui colaborazione, visibilità ed apertura  la fanno da padrona.

    Secondo noi This is the way to go -questa è la strada da percorrere- e non solo nel business digitale. Chi ha orecchie da intendere…

  • 5 domande da fare a te stesso dopo un qualsiasi fallimento

    5 domande da fare a te stesso dopo un qualsiasi fallimento

    Ammettiamolo tutti falliamo almeno una volta nella vita.

    Ti sarà capitato di avere avuto una relazione che non è funzionata, una strada che hai intrapreso che poi non era la tua, un business che hai iniziato e si è poi rivelato un totale insuccesso o una qualsiasi situazione in cui il risultato finale da te ottenuto è stato semplicemente  disastroso. Più cose nuove fai nella vita più avrai la possibilità di affrontare un fallimento. Non a caso hai sentito tante volte dire “sbagliando si impara”. Pensaci sul serio però l’unico modo di evitare i fallimenti è quello di non fare mai nulla di nuovo.

    La cosa più importante è comunque il MODO in cui ti relazioni con il fallimento. Infatti (e in fondo im fondo lo sai) sperimentare il fallimento può essere un esperienza da cui apprendere e darti l’opportunità di iniziare da zero nuovamente. Come puoi apprendere qualcosa dal fallimento? Prova a porti queste (semplici) 5 domande:

     #1 Cosa posso imparare da questa situazione?

    Prenditi la responsabilità di ciò che è andato storto. Ok, di sicuro non è stata tutta colpa tua, la verità sta nel mezzo. Le persome di successo non si inventano scuse per incolpare gli altri, si prendono la responsabilità dei propri sbagli. Sii critico ma costruttivo. Cerca i punti da cui puoi trarre imsegnamento.

    #2 Cosa avrei potuto fare in maniera diversa?

    Che altre opzioni avevi? Che scelte hai fatto? Come avresti potuto gestire quella situazione in maniera diversa? Con il senno di poi qualo sarebbero i passaggi da te fatti che cambieresti?

    #3 Devo acquisire o aumentare alcune delle mie capacità?

    Il problema che ti si è presentato ti ha forse dimostrato la tua mancanza di alcune capacità? Pensaci, ti migliori quando cambi qualcosa di vecchio che non funziona con qualcosa nuovo di zecca..

    #4 Da chi posso imparare?

    C’è qualcuno attorno a me a cui mi potrei rivolgere per un consiglio? Un amico o un socio ha visto cosa mi è accaduto? Se sono persone costruttive allora chiedigli un feedback. La maggior parte delle persone non chiede aiuto perchè credono che sia un segno di debolezza invece che di forza. Non lo è, dimostra solamente che sei pronto per imparare e cambiare. Qualsiasi buon amico sarà felice di aiutarti.

    #5 Cosa faccio ora?

    Ora prepara il tuo piano di azione. Proverai un approccio similare o tenti una strada diversa? Ripensa i tuoi goal e i tuoi obiettivi. Quanto accaduto ti ha ostacolato nel tuo viaggio? Pensalo di più come una deviazione piuttosto che una fermata. Ora puoi ricominciare di nuovo, pagina bianca.

    Se leggi le biografie di molte persone di successo -specialmente uomini d’affari ma anche inventori, esploratori, scienziati – ti renderai conto di come l’inizio delle loro carriere sia disseminato di fallimenti. Walt Disney, Thomas Edison ed Henry Ford sono solo alcuni esempi.

    La cosa più importante da comprendere e da fare è utilizzare gli ostacoli per trasformarli in punti chiave per il tuo futuro successo. C’ è sempre qualche elemento positivo da tirare fuori in qualsiasi avvenimento della tua vita. Ne riparliamo quando ti sarai risposto a queste 5 domande.

    Fonte: Lifehack

  • 7 similitudini tra palestra e business

    7 similitudini tra palestra e business

    È di sicuro strano sentire accomunare il mondo della palestra e del business. Ti chiederai che similarità potranno mai esserci tra lo sforzarsi in palestra per avere un fisico perfetto e il mondo degli affari. Che relazione ci sarà mai tra l’allenarsi ed il modo di pensare dell’imprenditore?
    Dai una letta a questi 7  punti, sta a te sentirli tuoi o meno e magari sentirli veri. Similitudini incluse.

     

     1) Se vuoi i risultati migliori devi uscire dalla tua zona di comfort

    Ok, se ti alleni lo sai che la parte più difficile dell’allenamento sta nel convicerti a prepararti la borsa per andare in palestra e a metterti in testa di riuscire a programmarti  un paio di ore per te. Se riesci ad uscire dalla zona di comfort e a “trascinarti” dal tuo salottino caldo caldo fino all’ingresso della palestra la prima sfida l’hai vinta.
    Inizia tutto da lì, inizia tutto da una tua decisione di fare qualcosa per te, nessuno dice che startene nella tua zona di comfort non sia piacevole… Il fatto è che c’è molto di più per te lì fuori e i risultati migliori arrivano sfidando la pigrizia mentale. Vestiti, preparati e vai. Una domanda per te: in che tipo di zona di comfort sei intrappolato ora nella tua vita e di cosa hai bisogno per fare in modo che quello che desideri si realizzi?

     2) Guarda le persone che hanno ottenuto ciò che anche tu desideri

     Ok, sei dentro, pronto, appena uscito dallo spogliatoio. Cosa vuoi ottenere ora? Qual’è il tuo obiettivo? Ok, forse non vuoi diventare come l’energumeno che grida mantra ancestrali mentre sta facendo petto sulla panca… Ma… Cosa desideri? Appena avrai capito cosa vuoi fare GUARDA le persone attorno a te che hanno ottenuto i risultati che anche tu vuoi ottenere e cerca di capire COME sono stati in grado di ottenerli. Nel fare questo ricordati di…

     3) Non iniziare dalla vetta. Lavora per migliorare.

     Non sopravvalutarti. Non devi essere negativo e non credere in te ma renditi conto che non puoi dal primo allenamento essere in grado di fare 100 kg in panca o correre sul tappeto per 40 minuti a 12 km/h. Questo vuol dire che non ne sarai mai in grado? Certo che no ma l’approccio migliore sta nell’iniziare con qualcosa che sei in grado di gestire e poi espanderti. Facendo così di sicuro ti sentirai soddisfatto perchè vedrai risultati e ti verrà voglia di ottenerne ancora di più il giorno seguente.

     4) Quello che desideri non si avvera in un attimo. Devi impegnarti giorno dopo giorno per farlo accadere

    Lo sai che non cambierai il tuo fisico in un giorno e nemmeno in un mese. Ci vuole tempo, pazienza e disciplina. Se non ci metti sforzo e passione e non sei il tuo primo sostenitore.. Bè nessuno lo può fare per te. Non stiamo parlando di lacrime e sangue e di morali ormai millenarie sul sacrificio ma VUOI che sia la forza del tuo desiderio a spingerti e quando hai passione per qualcosa bè “ti alleni” con un sorriso stampato in faccia e hai pazienza e fiducia nei risultati perchè stai dando il massimo.

     5) Il valore aggiunto sta nel cambiamento, gustalo

     Ricordati che per raggiungere l’obiettivo che desideri ed alzare tutto quel peso non puoi essere la persona che sei ora ma devi svilupparti e trasformarti nella persona che vuoi essere. Cambierà il tuo fisico ma cambierà anche il tuo modo di pensare e nella gradualità del cambiamento risiede una gran ricchezza. Gustala. È ciò che hai chiesto.

     6) Chi si “allena” con te ti aiuta (o ti distrugge)

     Certo, alla fine dei conti sei responsabile di tutto ciò che ti capita durante l’allenamento  (nella vita e negli affari) ma di sicuro aiuta essere circondato da gente di qualità. Ti sarà capitato di allenarti in palestra assieme a qualcun’altro, in inglese si definisce training partner (compagno di allenamenti). Scegliere bene chi si allena con te fa la differenza, potrebbe capitarti che l’allenamento si trasformi in una sorta di chiacchierata e che tu perda di vista il senso di quello che stai facendo oppure potrebbe capitare che chi si allena con te accorci addirittura il tuo processo di sviluppo verso i tuoi obiettivi e che ti aiuti a “spingere” ancora più per quello che desideri. Attorniati di persone che stanno percorrendo la tua stessa strada. Scegli bene.

     7) Sii flessibile

    I  risultati non arrivano nel tempo che ti aspettavi? Cambia tipo di allenamento, cambia giorni, cambia orario, cambia dieta. Sei tu l’artefice e sei tu che devi avere la flessibilità necessaria per adattarti a nuovi approcci. Stai attento sempre al tuo grado di flessibilità perchè ti potrebbe capitare di spostarti in una nuova zona di comfort e quando sarai lì ricordati di essere flessibile e di uscirne nuovamente per migliorarti e inizia di nuovo dal punto 1.
    Questa è vita, questo è allenamento, questo è fare business. Pensaci.

  • Prezzi e consumatori: un breve ABC

    Prezzi e consumatori: un breve ABC

    Per essere sicuro che il tuo prezzo sia quello giusto, devi continuamente bilanciare costi, profitti e la percezione che il consumatore ha del valore. E senza dimenticare le tattiche della concorrenza.

    Tutto molto complicato, vero. Ma ci sono dei piccoli trucchi che qualcun’altro ha preparato per noi. Basta aver voglia di cercare un attimo!
    In ogni caso non devi mai dimenticare che il processo d’acquisto non è mai razionale quanto i vari professori di economia tentano invano di affermare. Possiamo solo prevedere l’irrazionalità del compratore. Non molto altro.

    Se guardi il mercato sotto un punto di vista strettamente razionale, stabilirai dei prezzi sensati per te, ma probabilmente insensati per il potenziale acquirente. Molto più semplice invece pensare ad una strategia che preveda in partenza un comportamento irrazionale dei destinatari del prodotto, la quale ti permetterà di ragionare usando le ancore mentali, categorizzazione del prodotto e prezzi non arrotondati.

    Ancore mentali

    Prendiamo come esempio l’elettronica di consumo.

    Apple ha sviluppato un iPod Shuffle che è in vendita intorno ai 50 euro, altri prodotti sono in vendita a “solo 99 euro”. Questi prezzi non sono arbitrari: la maggior parte di noi ha questi prezzi ben fissati in testa. In generale, siamo condizionati ad accettarli come ragionevoli per certi tipi di prodotto o servizio. Nel caso dovessero essere venduti per qualche 10 euro di più, otterrebbero molte meno vendite… anche se il costo relativo non è cambiato di molto.

    Ogni industria di successo ha un set predefinito di ancore. L’arte del definire i prezzi sta nell’utilizzarle nel migliore modo possibile! Chiaramente non devi rimanere bloccato come un disco rotto sempre sulle stesse, però avere delle linee guida aiuta. Inoltre ancore ben stabilite hanno sempre il loro forte effetto.

    Divisione in fasce dei prodotti

    Se le ancore sono il primo fondamentale, la categorizzazione aiuta le persone a capire cosa stanno per comprare.

    Per capirsi: se stai valutando l’acquisto di un’auto da 25.000 euro, controlleresti se di serie ha computer di bordo, finestrini elettrici e lettore MP3? Di sicuro sono di serie. Se invece parlassimo di un’auto da 10.000 euro ragioneresti diversamente, vero?

    C’è una netta demarcazione tra segmento A e segmento C nel mondo dell’auto. Quando si va oltre i 20.000 euro ci si aspetta per “date” alcune funzionalità. Ci aspettiamo, per l’appunto, funzionalità da segmento C. E tutte queste aspettative sono inconsce!

    Il più delle volte le persone comprano prodotti di fascia più alta non tanto per i gli optional, ma quanto per come vedono loro stessi. Chi compra Audi sa che la meccanica non è molto differente da Volkswagen. Il marchio Audi però rende il prodotto premium e i consumatori vogliono sentirsi acquirenti premium.

    Altro aspetto interessante riguardante l’acquisto di prodotti di fascia più alta può essere la paura di dover effettuare nuovamente in tempi brevi un secondo acquisto. L’esempio classico è quello del PC: si sa che in pochi anni sarà obsoleto, ma si preferisce comprare la configurazione più potente disponibile nella speranza che duri un pò più a lungo. E’ più probabile che la gente compri oltre il necessario piuttosto che cambiare qualcosa nell’arco di poco tempo.

    Quindi quando stabilisci i prezzi assicurati di aver suddiviso in varie face con una logica precisa i tuoi prodotti, e che le fasce siano ben distanziate, in modo che un prodotto non si metta in concorrenza con l’altro.
    19,99 € e 22,99 € non va assolutamente bene, non si vede differenza alcuna. 19,99 € e 29,99 € invece danno già un’idea diversa.

    Se la tua concorrenza offre un prodotto simile al tuo a 19,99 € e tu a 29,99 €, devi fare in modo che il tuo prodotto risulti “premium”. Questo è quello che si aspetta il consumatore. Diversamente andrà dalla concorrenza!

    Prezzi non arrotondati

    19,99€ fa sicuramente molto più effetto di 20€ eppure, per quanto vecchia questa tecnica, la potenza resta sempre molta. I consumatori sono in un qualche modo sempre condizionati da tali prezzi.

    Logicamente la tecnica funziona molto semplicemente: la mente capisce il valore e il prezzo esatto, però allo stesso momento vede il prezzo come più basso. Quando vediamo 19,99€ sappiamo benissimo che sono in pratica 20€, ma categorizziamo il prodotto in ogni caso tra 10 e 19 euro.

    Qualcuno affermerà che si tratta di manipolazione, altri che la tecnica non funziona con gli acquirenti più attenti e razionali, altri che il venditore così facendo perde di credibilità. Fatto sta che tutti i più grossi brand come Apple, Mercedes, Rolex ecc applicano i prezzi avendo bene in testa quanto descritto finora e… vendono! Perché? Sono marchi premium, e non ci sentiamo manipolati, truffati o che le loro offerte siano qualcosa di scarso valore. Li vediamo sempre come “premium”. Cos’è quindi che rende migliore il tuo business?

    Tutto quanto insieme

    Se hai un’offerta in grado di apportare legittimo valore ai tuoi clienti, il tuo lavoro è di rendere loro il più facile possibile capire questo valore. Per prima cosa è bene far in modo che i nostri prezzi siano allineati alle percezioni dei consumatori. Vero che è stato affermata la loro irrazionalità: per questo motivo dobbiamo cercare di capirli e cercare di “incontrarli” dove davvero sono, non dove noi pensiamo che siano.

    Ancore, categorie e prezzi non arrotondati sono solo delle linee guida di base. Sta a te capire come portare la scienza ad arte!

    Articolo liberamente tradotto e adattato da Inc. Magazine

  • I 7 business più fuori dal comune

    I 7 business più fuori dal comune

    Quanto paga bene pensare in maniera diversa dalla massa?  Magari andare in cerca di un mercato di nicchia per fare affari.. e magari con qualche idea stravagante, fuori dal normale, assurda.

    Quasi di sicuro ti farai più di qualche risata e dirai più di una volta “Non ci credo!!” leggendo quali sono i 7 business più fuori dal comune (ma che pagano) in America (magari vorrai importarne uno in Italia, chi lo sa).

    1. Commerciare capelli

    Il sito buy and sell hair  (compra e vendi capelli) dà la possibilità agli utenti di fare annunci per vendere I loro capelli online. I prezzi? Dai 150$ ai 3000$ (esclusi le offerte soggette ad asta.. quelli costano ancora di più..)

    2. Commerciare passeggini per cani

    ECCO

    Mai sottovalutare quanto i padroni possano rendersi ridicoli nell’adulare i loro fedeli amici a 4 zampe. Lo sa bene il team di hound pound  che produce passeggini per cani in due diversi colori e taglie. Il prezzo? A partire da 200$ (si sa, I passeggini sono cari)

    3. Noleggiare borse di lusso

    Perchè le donne devono sopportare stress emozionali e sacrifici finanziari collegati alla ricerca senza fine dell’accessorio giusto per ogni evento, che sia un matrimonio o una semplice cena? Non devono più ! C’è una community americana di circa 300.000 donne che non “soffrono più” a causa di questi stress. Il sito Bag Borrow or steal  (Noleggia una borsa oppure ruba) permette alle donne di noleggiare lussuose borse di brand famosi nvece che sborsare grandi cifre per comperarle.

    4. Distruggere gomme da masticare

    Loro sono i gum busters un gruppo di ragazzi newyorkesi, stanchi di chewing gum attaccati ovunque hanno inventato una macchina che riesce ad agire sulla gomma da masticare e staccarla senza rovinare le superfici e soprattutto senza particolari agenti chimici. Strano come lavoro? Certo. Necessario? Lavorano sia per privati che per enti pubblici… per un mondo senza gomme da masticare attaccate sulle panchine al parco.

     5. Rompere piatti

     Ti ricordi quando eri piccolo e tua mamma ti urlava contro ogni volta che rompevi un piatto? Sarah Lavely ha capito che l’esperienza di tirare un piatto contro il muro innanzi tutto rompe un taboo e secondo aiuta la gente a sfogare emozioni represse. Allora perchè non aprire un negozio a San Diego, il Sarah’s Smash shack dove la gente può distruggere piatti (pagando) e lasciare andare il nervosismo. I piatti rotti? Vengono donati ad un’associazione che produce mosaici.

    6. Noleggiare parenti

     

    Parenti serpenti si dice no? Eppure a Tokyo si sono posti il problema di tutte quelle persone che hanno pochi parenti (o non ne hanno proprio) e hanno bisogno di noleggiarne uno per le occasioni più speciali. Noleggiano anche “papà” per aiutare le ragazze madri a prendersi cura dei figli e “mariti” per aiutare le donne ad impratichirsi con la routine della vita coniugale (sesso escluso).

    7. Vendere zolle di terra Irlandese

    Quando inizi una nuova attività la prima cosa su cui devi concentrarti è capire che prodotto o servizio puoi offrire al mercato. Per Tim Macdougald,, direttore di The Auld Sod (in Italiano suona più o meno come “la zolla della regione”), la risposta era proprio sotto ai suoi piedi. La società si è specializzata nel vendere terra della cittadina Irlandese Tipperary nel mercato americano (magari ai tanti Irlandesi emigrati).. hanno iniziato qualche hanno fa e hanno già “rastrellato” milioni di dollari.

    Hai avuto qualche ispirazione per un nuovo business?

     

    Articolo liberamente tradotto da Business Pundit