Autore: Marco Flaborea

  • Restart Italia: startup, iSrl e Crowdfunding

    Restart Italia: startup, iSrl e Crowdfunding

    Giovedi 13/09/2012 si è svolto presso l’incubatore/acceleratore H-FARM il secondo ISDAY che ha avuto come oggetto la presentazione del Rapporto sulle startup, basato sui suggerimenti del primo evento e sul lavoro della task force istituita presso il ministero dello sviluppo economico.

    100 giorni dopo il primo Open Day è possibile finalmente scoprire attraverso il documento Restart Italia la linea che il ministro Passera intende seguire per facilitare e spingere la creazione di un ecosistema in grado di “rinnovare culturalmente” e allo stesso tempo essere volano per una nuova economia.

    La definizione di startup

    Il rapporto non intende essere rivolto a qualsiasi tipo di startup, ma solo ad imprese rispondenti a dei requisiti ben precisi:

      1. produzione o sviluppo di beni o servizi ad alto valore di innovazione tecnologica come oggetto sociale;
      2. esistere da meno di 4 anni;
      3. fatturare meno di 5 milioni di euro;
      4. non distribuire utili;
      5. costituita per il 51% da persone fisiche;
      6. adottare una contabilità trasparente (con la cassa contante solo per i rimborsi spese).

    L’innovatività è valutabile riconoscendo, alternativamente, uno di tre indicatori possibili:

      1. percentuale di spese di Ricerca&Sviluppo;
      2. percentuale del team in possesso di dottorato (o dottorandi) o comunque altamente specializzato in attività di ricerca;
      3. essere uno spin-off universitario riconosciuto

    La directory delle startup

    Nelle intenzioni del rapporto è richiesta, nella fase successiva alla costituzione, l’iscrizione ad una directory pubblica di pubblico accesso ove sia possibile consultare un’anagrafica della startup, elencante soci, eventuali premi, oggetto e innovatività del progetto. E’ prevista un’ulteriore serie di dati da registrare in via confidenziale (transazione, descrizione prestiti, bilancio, ecc.).

    La ratio è da individuare nella volontà di non creare situazioni “di comodo”: lo Stato si preoccupa di creare un regime agevolato e in cambio richiede una trasparenza assoluta e dati facilmente verificabili.

    Startup a vocazione sociale 

    Il sociale è settore che può essere meno attrattivo per investitori, ma di certo non meno utile per il sistema paese. In aggiunta ai criteri precedenti sono identificati nuovi requisiti affinché sia certa la “ vocazione sociale”:

      1. restringimento dell’oggetto sociale, sempre fermo lo “sviluppo di prodotti o servizi innovativi, ad alto valore tecnologico”, ai settori indicati all’interno dell’articolo 2 comma 1 del D.Lgs 155/06 ( attività di ricerca scientifica , attività di impresa finalizzata all’inserimento lavorativo di lavoratori svantaggiati, turismo sociale, tutela ambientale, ecc.);
      2. l’obbligo della presentazione di un semplice e chiaro “bilancio sociale”, ai sensi del predetto articolo;
      3. limitazione statutaria permanente, anche allo scadere dei 48 mesi.

    iSrl

    Non siamo di fronte ad una nuova definizione giuridica, ma ad un pacchetto di misure semplificative rivolte a tutte le imprese che soddisfino i criteri finora stabiliti. L’obiettivo è ridurre al minimo i problemi e le lungaggini della fase di avvio, derivate da adempimenti ed oneri burocratici, fiscalità cervellotica, reclutamento del personale e fornitura di servizi e consulenze.

    In particolare:

      1. 50 euro “simbolici e certi” di costo complessivo per la costituzione;
      2. costituzione online e tempi brevi in esenzione da diritti di bollo e segreteria (con obbligo di versamento del capitale sociale presso la camera di commercio);
      3. nessun vincolo di età;
      4. eliminazione di oneri (la tassa sui libri sociali, per esempio);
      5. autocertificazioni da inviare in formato digitale la camera di commercio;
      6. statuto zero.

    Lo statuto zero prevede l’assenza di un capitale sociale predefinito, work for equity, fallimento e liquidazione semplificati, stock options, governance semplificata e maggior facilità per effettuare aumenti di capitale.

    IVA e IRES semplificate

    Si vuole passare da una contabilizzazione dei ricavi e costi per competenza ad una per ricavi e costi per cassa, pagando solamente al momento dell’incasso e non prima. In questo modo è aumentata a 5 milioni di euro la disposizione esistente in materia di IVA (ora 2 milioni) e viene introdotta un’aliquota forfettaria IRES per rispettare il criterio di cassa.

    Lavorare in startup, Stock Options e Work for Equity

    Sono semplificate le procedure di assunzione e licenziamento, con lo scopo di flessibilizzare il lavoro in questa fase e contenere i costi IRAP. A patto che alla fine dei 48 mesi arrivi un contratto a tempo indeterminato.

    Allo stesso modo si vuole eliminare l’odioso sistema attuale per quanto riguarda la sottoscrizione di capitale in fase iniziale, semplificando le procedure e prevedendo vantaggi fiscali. Si incentiva quindi il lavoratore che può definirsi a pieno titolo parte dell’impresa una volta che accetti l’offerta di Stock Options.
    Simile filosofia è dedicata al Work for Equity, in modo che chi crede fin dal principio all’idea di impresa possa efficacemente e senza svantaggi fiscali acquisire quote societarie in cambio di servizi resi (si pensi ad attività di consulenza, prezzi per locazioni/affitti di attrezzature e così via).

    Il fondo dei fondi, investimenti “seed” e tracking record per incubatori

    “Un “anchor investor” che sostiene il processo di fundrasing degli investitori privatie di quelli istituzionali. Affianca il VC investendo nel fondo e l’investitore informale tramite il matching delle singole operazioni”.  Ovvero un fondo del governo che può arrivare fino ai 2/3 dell’investimento privato, in regime di co-finanziamento. Importante specificare che non è inteso come un fondo diretto alle imprese ma agli investitori ed è prevista una forma di controllo esterno con monitoraggio costante. Il 20% di questo fondo è riservato per investimenti legati a startup a vocazione sociale.

    Il fondo Seed è finanziato dalla Cassa Depositi e Prestiti e raccolta privata (anche del management). Interviene fino a 500.000 euro solo in co-investimento con una formula standard di Prestito Convertibile. Si tratta sempre di uno strumento per gli investitori, dove in questo caso lo stato “presta i soldi” a condizioni ben determinate (investimenti su early stage, 5+5 anni di durata, gestione a portafoglio).

    Per incentivare l’investimento privato è prevista una deducibilità del 35% (2 milioni di euro/anno), 20% (5 milioni di euro/anno) e 50% nel caso di startup sociali (col limite di 2 milioni di deducibilità massima a fronte di un investimento di 5 milioni massimo).

    Sono anche previsti Indicatori per valutare il track record (e la performance) di un incubatore o acceleratore, per valutare l’accesso alle agevolazioni.

    Crowdfunding e Social Lending

    Nell’ottica dell’incentivazione all’investimento privato nelle startup si parla finalmente di Crowdfunding: sono previsti snellimenti per l’avvio dell’attività e registrazione presso la CONSOB, detrazione fino al 75% in dichiarazione dei redditi per investimenti di questo tipo e un investimento massimo di 2,5 milioni di euro. L’investimento minimo possibile deve essere 20 euro e lo scopo della piattaforma ben definito al momento della costituzione.

    Il Social Lending è invece destinato alle startup sociali: attraverso questo sistema di prestito e opportuni vantaggi fiscali si vuole spingere il supporto alle iniziative di stampo sociale attraverso il ricorso a capitale di debito, non per forza di origine bancaria.

    Garanzia per il credito bancario

    È prevista inoltre l’istituzione di una sezione speciale del fondo a garanzia delle PMI, nella somma di 30 milioni di euro, per le startup rientranti nei criteri prima definiti per operazioni di garanzia e controgaranzia. L’obiettivo è incentivare l’investimento privato attraverso un supporto fino l’80% del prestito con commissioni azzerate.

    Per la fase di “Exit”: riacquisto quote e vendita entro i 4 anni

    Possibilità di deduzioni fiscali e altri mezzi attraenti per reperire il capitale (uso del Fondo di Garanzia per esempio) affinché i fondatori possano riappropriarsi delle quote cedute in precedenza, oppure una deduzione fiscale del 50% per gli investimenti destinati all’acquisizione totalitaria di una startup entro i 4 anni di vita da parte di soggetti terzi.

    Quotazione semplificata e “borsa sociale”

    La fase di quotazione è il momento di valorizzazione assoluto per una startup. Per questo motivo viene prevista una cifra simbolica flat e deducibilità al 100% dei costi relativi alla quotazione durante i primi 24 mesi di essa. In questo modo si vuole spingere sulla dimensione internazionale favorendo l’afflusso di capitali esterni.

    La creazione di una borsa sociale ha come obiettivo la costituzione di un mercato finanziario a tutti gli effetti, gestita da un’impresa di investimento già esistente e da una società di promozione per favorire l’incontro tra domanda e offerta di quote e titoli di startup a vocazione sociale. Si vuole quindi rendere la startup sociale interessante quanto la startup classica, con però in mente un investimento di natura etica e non puramente speculativo.

    Fallimento semplificato e cessione di asset 

    Il fallimento allo stato attuale delle cose è visto come una tragedia sia dal punto di vista personale (con le implicazioni sociali connesse), che dal punto di vista della gestione della procedura stessa. Gli ecosistemi snelli e prolifici vedono invece il fallimento come una fase che fa parte della natura delle cose e che, anzi, è insegnante di esperienza per le avventure future. Non per niente il motto della Silicon Valley è “fail to fail better” (fallisci per fallire meglio) e chi ha più esperienze andate male “all’attivo” è visto meglio che una persona alle prime armi (sempre che si sia imparato dagli errori).
    Con le garanzie adeguate, non può che essere una svolta culturale importante anche per noi: per questo motivo sono state previste procedure di liquidazione con durata massima di 60 giorni, dove lo startupper stesso è il liquidatore, senza oneri camerali e con l’annullamento delle rigide restrizioni attuali per i falliti.

    La disciplina della continuità aziendale ha come caposaldo il concetto del “meglio un exit meno remunerativa che il fallimento”:  l’obiettivo è semplificare l’attuale regolamentazione del concordato fallimentare (pensato per realtà grandi) così da liquidare la startup valorizzando la proprietà intellettuale e preservando gli asset commerciali.

    Contamination Lab: come collegare studenti ed investitori

    Le università sono i luoghi dove si possono creare le amicizie di una vita, ma anche trovare i futuri soci per un’avventura imprenditoriale: per questo motivo l’istituzione di spazi con dotazioni tecnologiche adeguate dove gli studenti possano incontrarsi, ma anche lavorare e tenersi in contatto con gli investitori, è di fondamentale importanza.

    Consapevolezza

    In contrasto con i canoni legati al lavoro da lungo tempo ormai instauratisi, il rapporto parla della creazione di consapevolezza: ovvero che il lavoro non per forza si cerca (o viene, paradossalmente, a cercarti), ma ce lo si può anche creare. Mezzi di questo cambio culturale devono essere, nell’ottica del rapporto, il servizio televisivo pubblico (sulla falsariga dell’esperienza anglosassone) e la scuola, attraverso i quali i ragazzi fin da più giovani devono esser messi in grado di conoscere le possibilità che ci sono nel mondo. Senza fossilizzarsi in schemi prestabiliti.

    Territorio e piano nazionale per gli ecosistemi startup

    Il territorio è allo stesso tempo importante, e la startup, fintanto che è tale, è come tutte le imprese legata al territorio di origine. Non si tratta solo di indotto, ma anche di possibilità e prospettive che imprese non convenzionali possono portare in un determinato contesto, arricchendolo o cambiandone le sorti (sia innovando che ingrandendosi fino ad essere datore di lavoro di dimensioni importanti).

    Per questo motivo è anche previsto il lancio di un Piano Nazionale per gli ecosistemi startup, supportato da un fondo di 50 milioni di Euro dove l’iniziativa privata deve sostenere un minimo del 30% del capitale complessivo dell’investimento. L’obiettivo è coinvolgere gli enti locali (ANCI, Conferenza regioni, ecc.), così che sia presentato un piano organico in ottica collaborativa e sia possibile la creazione di un’area con burocrazia semplificata, il tutto sotto la vigilanza di un comitato di esperti.

    In questo caso il rapporto parla di date precise per quanto riguarda gli ecosistemi:

    Lancio del bando: novembre 2012

    Candidature dei progetti entro: febbraio 2013

    Valutazione e selezione entro: aprile 2013

    Firma dei contratti:  maggio 2013

    Realizzazione dei progetti: a partire dal 1 giugno 2013

     

    Conclusioni

    Il rapporto qui sopra presentato sicuramente non manca di carica innovativa. Il lavoro denota una qualità raramente vista in provvedimenti recenti ed è possibile intuire la passione che ne ha spinto la realizzazione. Sicuramente non è perfetto e alcune soluzioni possono sembrare di compromesso. Può essere discutibile la scelta di voler definire cosa sia una startup con le seguenti limitazioni per accedere ai benefici semplificatori; la volontà stessa di creare una nuova categoria di imprese con “la vita più semplice” (anche se a fronte di rigidi requisiti); il dubbio su come sarà accolta dall’attuale burocrazia tanta volontà di semplificazione; la mancanza di infrastrutture (digital divide in primis); in ultimo il fatto che, non deve essere dimenticato, che siamo di fronte solo ad un rapporto: nessuno degli elementi qui presentati è già legge, non ci sono decreti attuativi e la via per la realizzazione di molte di queste idee sarà molto impervia.

    Ciononostante dà quantomeno speranza la creazione di un documento simile: si è finalmente giunti alla consapevolezza, a livello istituzionale, che è necessario investire in innovazione, diversamente non sarà possibile un rinnovamento culturale ed economico, evitando così un inesorabile declino generalizzato. Dobbiamo solo sperare che non resti l’ennesima buona dichiarazione di intenti.

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  • PMI: Un migliore accesso ai finanziamenti e promozione dell’imprenditorialità

    PMI: Un migliore accesso ai finanziamenti e promozione dell’imprenditorialità

    In occasione della quarta riunione dei rappresentanti delle PMI europee tenutasi a Malta il 15 giugno 2012, Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione europea, ha annunciato una serie di nuove iniziative e azioni previste per migliorare l’accesso delle PMI ai finanziamenti, per promuovere l’imprenditorialità e far sì che le PMI entrino nei mercati internazionali. Per agevolare l’accesso ai finanziamenti la Commissione ha pubblicato oggi una guida pratica contenente informazioni sul modo per accedere a più di 50 miliardi di EUR di finanziamenti pubblici nei 27 Stati membri. In secondo luogo, la Commissione ha avviato una campagna d’informazione su scala europea per la rete Enterprise Europe al fine di aiutare le PMI a ottenere accesso a finanziamenti. Le PMI possono contattare uno dei 600 partner della rete Enterprise Europe che forniranno loro informazioni sull’UE sulle e sulle fonti nazionali di finanziamento.

    Guida pratica per le PMI per aiutarle ad accedere a più di 50 miliardi di EUR di finanziamenti

    Per facilitare l’accesso ai finanziamenti la Commissione europea ha pubblicato oggi una guida pratica per le PMI che fornisce informazioni sul modo per accedere a più di 50 miliardi di EUR di finanziamenti pubblici nei 27 Stati membri. La guida presenta più di 120 programmi di finanziamento nazionali o regionali e fornisce informazioni chiave che possono aiutare le PMI a candidarsi a beneficiare dei diversi programmi indicandone le caratteristiche, i termini, le condizioni e le persone da contattare.

    Più di 600 partner della rete Enterprise Europe forniscono consulenza sull’accesso ai finanziamenti

    Il personale di più di 600 partner della rete Enterprise Europe è stato formato in tema di accesso ai finanziamenti affinché possa meglio aiutare le PMI a trovare la fonte di finanziamento più adeguata. La Commissione ha istituito la rete Enterprise Europe per aiutare le PMI a diventare più competitive, a muoversi in una dimensione internazionale e a trovare partner commerciali e tecnologici. La rete è rappresentata in 51 paesi da 600 organizzazioni partner. Le PMI che desiderano accedere a finanziamenti possono contattare il membro più vicino della rete Enterprise Europe che fornirà loro informazioni sull’UE e sulle fonti nazionali di finanziamento.

    Piano d’azione per valorizzare le potenzialità imprenditoriali dei cittadini europei

    La Commissione europea sta preparando un piano d’azione “Imprenditorialità” – da pubblicarsi nell’autunno 2012 – che affronterà gli ambiti in cui le potenzialità imprenditoriali dei cittadini possono essere valorizzate e in cui è possibile sormontare le strozzature e gli ostacoli che si frappongono alle attività imprenditoriali. Possibili ambiti d’azione sono:

    • Agevolare i trasferimenti di imprese: annualmente 150 000 imprese con 600 000 posti di lavoro vanno perdute perché i proprietari vanno in pensione o passano ad altre attività.
    • Procedure efficienti in caso di bancarotta e possibilità di una seconda opportunità: poiché il 96% di tutti coloro che fanno fallimento è costituito da persone oneste (ad esempio persone che falliscono a causa di ritardi di pagamenti), la disponibilità di procedure più celeri e più abbordabili per liquidare un’azienda e liberare i titolari dalla stigmatizzazione della bancarotta potrebbe stimolare la creazione di imprese.
    • I giovani – gli imprenditori del futuro: i giovani sono più inclini ad avviare una propria impresa quando hanno seguito un programma “imprenditorialità” durante l’istruzione primaria o secondaria.
    • Le donne – il più grande bacino non sfruttato di potenzialità imprenditoriali in Europa: le donne si trovano ad affrontare diverse difficoltà nella gestione di un’impresa e rappresentano soltanto un terzo dei lavoratori autonomi nell’UE.
    • Gli anziani – mantenere attive le conoscenze imprenditoriali: i cittadini di più di cinquant’anni recano un notevole know-how e una preziosa esperienza per l’avvio e la gestione di un’impresa.

    Per il comunicato completo clicca qui

    Foto: Bandiera dell'Unione (EU Flag) by Giampaolo Squarcina via Flickr
  • Startup Sauna: la beauty farm finlandese per le idee

    Startup Sauna: la beauty farm finlandese per le idee

    Startup Sauna è un programma della Aalto University con lo scopo di aiutare il mondo delle start-up nell’area dei paesi baltici e Russia nelle loro primissime fasi per portarle ad essere in grado di competere nel mercato mondiale. Il programma è non-profit.

    Il motto è “we don’t mentor, we coach” grossomodo traducibile come ” non facciamo da mentori, ma da allenatori”, prevedendo selezioni delle migliori idee due volte l’anno (primavera e autunno), e per ogni occasione il percorso si divide in tre fasi:

    • Startup Sauna Warmup: lezioni di coaching sono tenute nelle città leader del mondo startup del nordeuropa/ Russia che prevede una prima scrematura che porterà i vincitori di questa prima fase a poter accedere alle finali presso l’Aalto Venture Garage.
    • Startup Sauna:  sei settimane di training intensivo per 15 team selezionati. È previsto lavoro full time presso l’Aalto Venture Garage durante l’adestramento e la fase termina con un meeting con potenziali investitori.
    • Startup Sauna Silicon Valley: come si potrà evincere dal nome, i team migliori saranno portati nella Silicon Valley per poter incontrare investitori, concorrenza e media.

    L’area dei paesi baltici è molto interessante, basti solo pensare che Skype e GetJar sono nate rispettivamente in Estonia e Lituania: perchè non provarci?
    Maggiori informazioni sul sito ufficiale 

  • Startup Chile: la via cilena per innovare

    Startup Chile: la via cilena per innovare

    Start-Up Chile è un programma creato dal Governo cileno che ha l’aspirazione di attrarre giovani imprenditori di alto profilo, incentivandoli ad iniziare la loro attività come startuppers nel paese sudamericano.

    Il programma è iniziato nel 2010 e nella fase pilota è riuscito ad attrarre 22 startup da 14 paesi diversi e ha come scopo di arrivare a oltre 1000 startup per il 2014, anno in cui il progetto terminerà.

    Scopo finale di questo programma è quindi quello di rendere il Cile il punto centrale, l’hub ,dell’ innovazione e imprenditorialità dell’America Latina. Il governo cileno e il ministero dell’economia ci credono profondamente, tanto che offrono condizioni parecchio vantaggiose.

    Come funziona Start-up Chile?

    Il Ministero dell’economia cileno ha creato un’agenzia chiamata InnovaChile gestito da giovani funzionari governativi al di sotto dei 35 anni, attraverso la quale sono stati stanziati circa 22 miliardi di pesos (circa 40$ mln), provenienti dal fondo pensionistico dei minatori. Harvard, MIT, Wharton, London School of Economics e Stanford completano il team, apportando le loro esperienze accademiche.

    Ogni progetto che riesca a passare le selezioni, viene finanziato con 40.000$, insieme ad un visto di un anno. Il finanziamento, a differenza di quello che fu il programma Yozma, è a fondo perduto: il governo cileno non chiede quindi nessuna quota societaria in cambio, né la partecipazione agli utili. Per la fase di sviluppo del progetto sono previsti sei mesi, al termine dei quali non è neanche obbligatorio restare in Cile o mantenere l’impresa in Cile. Viene offerta quindi una libertà pressoché totale e, nondimeno, l’accesso ai più interessanti network di capitali e persone presenti nel paese.

    Start-up Chile offre di conseguenza molto più che un finanziamento ed un visto per un’esperienza oltreoceano: il valore aggiunto è la possibilità di conoscere molti giovani da tutto il mondo e di entrare in contatto con alcuni grandi businessman internazionali di successo, che fungono da guida per i vari progetti, offrendo supporto ed esperienza ai giovani imprenditori. Interessante, vero?

    Perché il governo cileno “regala” soldi allora?

    Quanto descritto potrebbe suonare come un bel raggiro, ma in realtà il governo cileno ha un preciso obiettivo:  il programma infatti non prevede un’immigrazione senza criterio, ma piuttosto si focalizza sui giovani di talento, con idee e know-how, in grado di portare un vento di novità nell’economia locale. Con lo scopo creare il cosiddetto effetto contaminazione.

    Start-Up Chile si è guadagnato una considerevole attenzione a livello internazionale, venendo citato su magazine di rilievo come Forbes, The Economist, BusinessWeek, e TechCrunch, e ispirando anche altri programmi (Startup Americaper citarne uno). Che sia il caso di prendere ispirazione pure in Italia per far partire vigorosamente la scena startup?

     

  • Il programma Yozma: come il governo israeliano ha incentivato le startup

    Il programma Yozma: come il governo israeliano ha incentivato le startup

    Di tentativi di replicare il sistema della Silicon Valley nel mondo ce ne sono stati moltissimi e, per varie ragioni la maggior parte di questi esperimenti si è conclusa con un fallimento. Le ragioni di questi fallimenti sono molteplici e nella maggior parte dei casi sono da imputarsi a modelli di governante poco flessibili o ambiti territoriali troppo limitati.

    Eccezione in questo panorama è costituita dal fondo Yozma in Israele, un programma che in pochi anni ha accelerato la creazione del venture capital nel paese mediorientale. Yozma ha consentito ai nuovi fondi di venture capital di strutturarsi rapidamente, abbassando il rischio, favorendo l’afflusso di capitali stranieri tramite il co-investimento pubblico-privato e portando infine alla creazione di centinaia di startup tecnologiche.

    Si è trattato quindi di un esempio molto efficace di programma pubblico disegnato con intelligenza e che ha mantenuto gli incentivi di mercato.

    Il programma, nato nel 1993 e chiuso circa cinque anni dopo, presentava come caratteristiche:

    • Finanziamento pubblico del fondo di VC sponsorizzato con il 40% del fondo totale raccolto (es. privato investe 12mln$ e pubblico investe 8mln$) fino ad un massimo di 8mln$ per fondo;
    • i fondi che volevano rientrare nel programma dovevano operare affiancati obbligatoriamente da una istituzione specializzata straniera e/o da alcune israeliane. Nel momento in cui un fondo otteneva la collaborazione di tali enti, il governo investiva una somma pari a circa il 40 per cento del capitale raccolto (fino ad un massimo di 8 milioni di dollari);
    • I fondi sponsorizzati dovevano essere di emanazione straniera e con partnership strategiche industriali o finanziarie;
    • Investimento pubblico totale 100mln$.
    • upside incentivato, ovvero ogni fondo Yozma era titolare di una call option sulla quota di azioni delle start-up detenute dallo Stato, al costo (più interessi) con periodo di esercizio dell’opzione a cinque anni.

    E come conseguenze:

    • Israele è diventata la nazione con il più alto numero di società tecnologiche quotate al Nasdaq e con il più alto numero di brevetti hi-tech medici pro capite;
    • Una decina di fondi sponsorizzati, per un totale di 80mln$;
    • Il fondo Yozma Venture Fund ha investito direttamente in start-up 20mln$;
    • I cento milioni dei fondi governativi hanno attratto altri centocinquanta milioni di dollari derivanti da altri fondi privati (esteri e nazionali) con un’interessante effetto di leva;
    • tutti i fondi eccetto due hanno esercitato tale opzione sulle quote di azioni.
    • Dopo Yozma, è cominciato lo sviluppo del Venture Capital nel paese.

    Ora Yozma è un fondo di investimenti privato che investe a pari condizioni e senza nessun altro incentivo pubblico. Che sia possibile anche in Italia proporre un programma simile?

    Foto: Innovation by MeoplesMagazine via Flickr
  • Italia Startup Open Day: l’innovazione non nasce solo dalle grandi aziende

    Italia Startup Open Day: l’innovazione non nasce solo dalle grandi aziende

    Sabato 26 maggio ho partecipato all’evento Italia Startup Open Day e non posso che confermare il successo dell’evento: sono tornato molto “carico” e speranzoso. L’aria che si poteva respirare era sicuramente delle migliori: non solo per il fatto di essere in mezzo allo splendore della campagna veneta, ma anche per l’ambiente di H-farm stesso e le persone che mi circondavano. Inoltre, trovare un ministro che, rompendo completamente con la tradizione dei suoi predecessori, si presenta in “maniche di camicia” il sabato mattina, armato di block-notes e penna per gli appunti, e che umilmente ascolta le proposte e chiede chiarimenti non è sicuramente una cosa a cui siamo abituati. Mi auguro sia solo l’inizio di molti incontri su questo standard.

    La discussione è stata molto costruttiva e improntata alla praticità. Complice una moderazione molto precisa si è riusciti a limitare molti degli interventi alle questioni fondamentali, cercando di andare più possibile al punto delle questioni. Molti degli interventi sicuramente hanno avuto come tema problemi già noti a chi vive d’impresa: burocrazia asfissiante, imposizione fiscale eccessiva, regolamenti sul lavoro che non aiutano affatto il mondo startup, mancanza di strumenti societari (stock options, Spa semplificate, ecc.) che possano incentivare gli startupper ad impiantare il loro business in Italia.

    Si è parlato di prendere come esempio i piani del governo israeliano e cileno, per quanto riguarda l’incentivazione e lo sviluppo delle startup, di open data, di revisione della legge fallimentare, di proporre TED talks per alfabetizzare la popolazione alle tecnologie, di creare zone a burocrazia zero per verificarne gli effetti. Sicuramente molta “carne al fuoco”.

    Nonostante i vari problemi, i presenti si sono dimostrati molto propositivi limitando le lamentele: è stato a mio avviso molto positivo che le proposte non fossero tese alla richiesta di contributi di vario genere, ma piuttosto al cambiamento di strumenti che non funzionano. Che sia un segnale del rinnovamento della cultura d’impresa?

    Di sicuro le startup e gli investitori nostrani non mancano e sono decisi a fare tanto bene quanto i colleghi tedeschi, inglesi o statunitensi. Un altro ottimo segnale.

    Nonostante si fosse parlato anche d’istruzione la realtà universitaria era praticamente assente, segno che le parole del ministro non sono che veritiere: “C’è chi il lavoro lo cerca, c’è chi lo aspetta e c’è chi se lo crea. Dobbiamo introdurre a tutti i livelli scolastici la conoscenza anche di quest’opportunità”. “Educare quindi i più giovani allo stimolo della conoscenza, insegnando loro a fare impresa”. Sicuramente parole di un certo peso e che non posso che augurarmi di vedere messe in pratica il prima possibile.

    Riassumendo: una giornata sicuramente molto positiva, che pone le basi per un rinnovamento del sistema, posto che ci sia poi la volontà politica di discutere in parlamento di questi temi. La realtà startup italiana non è che all’inizio, ma gli esempi sono già promettenti, primo su tutti H-Farm, che si è meritata (a buon titolo) i complimenti degli ospiti internazionali presenti.

    Chiudo riprendendo una frase che probabilmente non ha bisogno di troppe spiegazioni: se si fa nel resto del mondo perché non si può fare anche in Italia? Pretendiamo che sia così, aggiungerei io.

  • Mettere in pratica le idee: tre rapidi consigli

    Mettere in pratica le idee: tre rapidi consigli

    Tra il momento in cui si è soddisfatti di aver visto la propria idea realizzata e e il momento in cui l’ispirazione “colpisce”, c’è un mare di duro lavoro da attraversare. Come farcela senza diventare matti?

    Eccoti tre consigli:

    Capisci il ciclo vitale delle idee.

    Quando sopraggiunge una nuova idea, energia ed eccitazione sono a livelli altissimi. Ma quando arriva il momento di lavorare seriamente, l’eccitazione sparisce.

    Sopraggiunge quindi la tristezza per il lavoro. Lo stesso che capita allo scrittore quando cerca di scrivere un romanzo: per questo ci sono più libri lasciati a metà che libri completi.

    C’è quindi una forza che ti allontana da quello che è importante a quello che è urgente.

    Il trucco sta nel creare spazio e tempo per entrambi.

    Pensa in avanti, non cedere all’impulsività.

    Se ti dedichi solo a quello che è urgente, stai usando un metodo impulsivo di pensare e lavorare.

    Forse potrebbe aiutarti ad arrivare a fine giornata, ma sicuramente non ti aiuta ad innovare a lungo termine: a seguire l’impulso si ha solo un infinito flusso di lavoro che non lascia spazio ai momenti di pensiero tesi all’innovazione. Un buon leader delimita il tempo non stimolante, durante il quale svolge semplicemente i compiti incombenti, per poi dedicare il resto del tempo a ciò che gli viene meglio: pensare ed innovare. Dimenticandosi di tutto il resto.

    La responsabilità è fondamentale, come lo è una leadership capace.

    Gruppi di lavoro efficienti sono composti da membri con ruoli chiari in relazione ai diversi compiti, le persone in questo modo responsabilizzate. Ma perché questo accada è fondamentale un leader in grado di individuare le capacità delle persone, dividendo di conseguenza i compiti.

    Alla fine si tratta solo di fare un po’ di ordine e capire come non farsi trascinare dagli eventi.

    Cosa ti fa perdere la traccia quando si tratta di mettere in pratica una nuova idea?

     

    Foto: Caffetteria / AnDre | Ma_sight via Flickr
    Liberamente ispirato da Inc. Magazine
  • Come motivare chi ti sta intorno

    Come motivare chi ti sta intorno

    Non sempre soldi o benefit sono in grado di motivare chi collabora con te: un’offerta puramente materiale sicuramente è sempre gradita ma non basta. A volte certi gesti nel giusto contesto valgono molto di più.

    Chiaramente la motivazione deve arrivare anche col collaboratore stesso, ma il compito di mantenere l’ambiente lavorativo motivante è senza dubbio tuo.

    Un grazie avolte vale molto di più di un’offerta materiale (bonus, benefit, ecc.), per questo motivo ti è necessario capire chi ti circondi. Una volta capito chi hai davanti potrai poi massimizzare il suo entusiasmo offrendo la giusta miscela di benefit e ringraziamenti.

    Eccoti una piccola guida:

    L’analitico

    Ha necessità di sapere in primo luogo se un progetto sia di valore e se il contributo che apporta possa fare la differenza per il successo. Han bisogno di un leader molto preparato e capace. Vuole essere ricompensato singolarmente se ha dedicato molti sforzi ed energie nel lavoro: un riconoscimento al gruppo di lavoro non lo farà per niente contento!

    L’animale sociale

    Sapere di essere importante in un certo progetto e, contemporaneamente, saper di godere della fiducia del leader, lo renderà in grado di dedicarsi completamente alla causa. A patto che il duro lavoro sia poi seguito da un ringraziamento sincero e personale.

    Il preciso

    Ammira il leader organizzato, competente e attento ai dettagli. Ha bisogno di piccoli riconoscimenti continui.

    L’innovativo

    Per questo tipo di persone è più importante il quadro generale che l’individuo al comando in un certo momento.

    Il riservato

    Non pubblicità di nessun tipo. Ma un ringraziamento vis-a-vis lo motiverà senza alcun dubbio.

    L’espressivo

    E’ l’esatto contrario del riservato: ha bisogno di pubblicità e cerimonie. Adora le discussioni di gruppo e aperte a tutti.

    L’indipendente

    Se è d’accordo con la tua idea sarà completamente motivato. Ti dirà cosa vuole come contropartita, di solito qualcosa di materiale e subito ottenibile.

    Il flessibile

    Seguirà il progetto e non si farà mai problemi. È contento con qualsiasi tipo di riconoscimento.

    Il membro del team

    Se crede nel progetto e nel leader sarà sempre motivato. Vuole sapere cosa gli spetta e non gradisce che le promesse non vengano mantenute.

    Riconosci nei tuoi collaboratori queste descrizioni? Condividi la tua esperienza!

    Guida liberamente ispirata da Inc. Magazine
    Foto: Under the Surface 25 by Michael Lokner via Flickr.
  • Microsoft Skydrive: Office sempre con te

    Microsoft Skydrive: Office sempre con te

    Come accennato nel precedente articolo, ora è il turno della recensione a Microsoft SkyDrive, ovvero il servizio di cloud storage fornito da Microsoft, che mette a disposizione 7 GB nella versione gratuita (25 GB se già iscritti alla prima versione del servizio).

    Microsoft in questo caso ha battuto lievemente nei tempi Google fornendo con un piccolo anticipo uno spazio virtuale dove è possibile sia salvare i propri file, sia procedere con la modifica dei propri documenti attraverso una versione semplificata di Office eseguibile direttamente nel Browser.

     


    Il servizio permette prima di tutto di sincronizzare una cartella del pc con uno spazio online (cloud storage), che sarà accessibile da ovunque, purché connessi ad internet. L’accesso ai dati può avvenire tramite il client fornito da Microsoft oppure tramite un browser web. La compatibilità è inoltre garantita dall’esistenza di applicazioni per PC, Mac, iOS, Android e Windows Phone.

     

     

    La versione semplificata di Office disponibile, accessibile via browser, permette di creare nuovi documenti Word, tabelle Excel, presentazioni PowerPoint e blocchi di appunti OneNote. Non sono presenti molte opzioni classiche a cui si è abituati nella versione classica, però per documenti senza troppe esigenze e modifiche rapide la soluzione proposta si dimostra comunque molto comoda.

    Come sfruttare al meglio il cloud storage

    Principalmente è possibile:

    • creare un backup online, affidandosi a un’infrastruttura tendenzialmente quasi esente da guasti, di documenti importanti
    • condividere online file di grosse dimensioni, non inviabili ad esempio via email
    • sincronizzare il contenuto di una cartella (e di ogni sua sottocartella) tra tutti i vostri computer e tablet/smartphone, potendo riprendere da ogni pc, il lavoro lasciato in sospeso su un altro computer. In parole povere: se inizi a lavorare ad un documento dal tuo computer di casa potrai poi rivedere quanto hai scritto sul tuo smartphone e terminare il lavoro una volta giunto in ufficio. L’unico limite alle combinazioni è la fantasia!
    • Utilizzando le applicazioni di estensione fornite da Microsoft è possibile usare lo spazio online per gli allegati di Outlook, integrare OneNote e creare un proprio portfolio di immagini con una grafica accattivante.

    Come può tornare utile per il mio business?

    Come per Google Drive la risposta è collaborazione e mobilità.

    Un vantaggio nei confronti di Google Drive? La familiarità dell’interfaccia: offrendo Skydrive una versione online semplificata di Office ci si trova subito a proprio agio se già normalmente si utilizza la nota suite di produttività. Non ci sono nuovi comandi o nuovi bottoni da scoprire: tutto è come già lo si conosce. Inoltre è subito possibile passare alla versione standard dei vari applicativi office, quando installati.

    I contro?

    Come per tutti i servizi cloud è necessaria una connessione permanente. L’integrazione con la Suite Office è ottima però… è necessario aver prima acquistato la licenza!

    Non sono inoltre previsti i salvataggi per le varie revisioni del documento. Certo se ne è fatto a meno per molti anni… però se si pensa il prodotto in termini di collaborativi, si sente la mancanza di questa funzionalità,

    È sempre inoltre necessario ricordare che i documenti non risiedono solo nel nostro computer, ma anche in un qualche server sparso nel mondo. Vero è che, come nel caso di Google, affidiamo i dati ad un’impresa che sicuramente non vuole truffare… però bisogna essere d’accordo col modello di servizio per fidarsi completamente. La politica di Microsoft sembra inoltre un po’ meno invasiva rispetto a quella di Google: infatti i dati personali, al momento, non saranno usati per personalizzare i risultati di ricerca.

    I costi?

    I primi 7 GB gratuiti, per l’estensione fino a 20 GB 8 € l’anno, fino a 50 GB 19 € l’anno e fino a 100 GB 37 € l’anno. Sicuramente un po’ più economico rispetto l’offerta di Google!

  • Sapresti descrivere cosa vendi ad un bambino?

    Sapresti descrivere cosa vendi ad un bambino?

    Svariati studi dimostrano che la maggior parte delle persone non ricorda cosa gli venga presentato durante una chiamata commerciale. Di poco migliora la situazione con gli incontri nell’ufficio vendite o nello show-room: il consumatore medio si ricorderà solo una delle cose dette a distanza di una settimana.

    Ah, altra cosa: non sei tu a scegliere quale sarà la cosa che il potenziale acquirente si ricorderà.

    Come hanno reagito i venditori? Hanno lavorato “smussando il messaggio”, sviluppando un “vantaggio unico” e, non dimentichiamo, l’arma finale: la parlantina.

    Alla fine, in realtà, ecco cosa stai combattendo: un mondo pieno zeppo di informazioni, appuntamenti che nessun essere umano è in grado di gestire. Processi decisionali che a volte coinvolgono persone che non hanno la minima idea del tuo prodotto o servizio. Non c’è da stupirsi se così poco sia ricordato: la maggior parte delle volte la tua audience nemmeno capisce cosa tu stia offrendo.

    Pensa semplice

    Se vuoi che la maggior parte delle persone possa capire il tuo prodotto, devi comunicare nel modo più semplice possibile. Pensa a che domande potrebbe farti un bambino di 9 anni, magari tuo figlio, riguardo l’attività che stai svolgendo. Per esempio:

    • Che lavoro fai?
    • Perché le persone vengono da te?
    • Perché non si fanno le cose da soli?

    Rifletti un attimo… sapresti rispondergli in modo a lui comprensibile? Pensa molto bene a questo esempio: il classico bambino di 9 anni non è molto diverso da molti consumatori, entrambi infatti sono fuori contesto. Il bambino per ragioni ancora di sviluppo e il consumatore per una mancanza di informazioni. Il risultato però non cambia, dal momento che entrambi necessitano di risposte chiare e date in un linguaggio a loro comprensibile.

    Quindi una piccola sfida: come risponderesti alle tre domande?

    Un piccolo suggerimento intanto ( con risposta giusta e sbagliata), immedesimandosi in un consulente.

    Che lavoro fai?

    Risposta giusta: “Aiuto imprese a crescere in fretta insegnandogli come vendere di più a imprese più grandi”.

    Risposta sbagliata: “La nostra impresa aiuta a sviluppare nei nostri clienti un processo replicabile e scalabile per giungere a commesse più consistenti”.

    Perché le persone vengono da te?

    Risposta giusta: “Abbiamo aiutato molte imprese a fare questo prima e ce la caviamo molto bene in questo mestiere”.

    Risposta sbagliata: “Abbiamo un procedimento testato che permette alle imprese di creare un modello su misura per il loro mercato, offerta di affari e traguardi di crescita”.

    Perché non si fanno le cose da soli?

    Risposta giusta: “Purtroppo nessuno sa tutto e a volte mettersi ad imparare da soli è molto difficile. Meglio imparare da qualcuno bravo in queste cose. Nel mio lavoro sono molto bravo e per questo motivo la gente viene da me per imparare.

    Risposta sbagliata: ” Siamo i migliori esperti in questo campo con oltre 1 miliardo di euro in affari che i nostri clienti hanno portato a termine usando questo sistema. Solitamente i nostri clienti hanno provato molte cose da soli prima di lavorare con noi alla ricerca di risultati migliori”

    Per ogni domanda sono entrambe le risposte precise, ma ciò non le fa “giuste”. In un mondo dove le decisioni sono prese con poche informazioni e contestualizzazioni, la nostra responsabilità è di rispondere nel modo più chiaro e facile da ricordare possibile. Diversamente se il cliente non capisce, neanche ricorda.

    Liberamente tradotto e adattato da Inc. Magazine
    Foto: chiosco by Hillman54 via Flickr