Autore: Marco Flaborea

  • Perché le imprese tedesche abbandonano la Cina?

    Perché le imprese tedesche abbandonano la Cina?

    Nell’ultima quindicina d’anni la Cina è stata un’interessante “banca del lavoro” per tutto l’occidente, grazie a salari straordinariamente bassi e formazione in un qualche modo concorrenziale. “L’offshoring” è stata una parola molto amata dai manager e soprattutto molto proposta nei vari meeting. Di conseguenza milioni di posizioni di lavoro si sono spostate dall’Europa all’Asia, causando gli effetti che tutti noi conosciamo.

    Quindi perché la Berliner Zeitung titola ora “China adè?” (Cina Addio)

    Prima di tutto ci sono i costi della manodopera: già di per se il costo del lavoro influisce solo per il 10% nel prodotto finito (percentuale che si riduce a 5 nel caso di prodotti ad alto contenuto tecnologico). E ora che i cinesi pretendono molto di più a fine mese e i salari crescendo di un 20% annuo… i vantaggi sono chiaramente minori.

    Di sicuro le paghe sono ancora a molto basse se messe a confronto con quelle europee, ma di certo questo vantaggio non durerà all’infinito e serve una strategia per il futuro.

    A riguardo ci sono anche studi del Fraunhofer Institut (ISI) che confermano questa inversione di trend, i quali dimostrano come già nel periodo 2007-2009 gli spostamenti fossero ai livelli minimi rispetto agli anni precedenti.

    La logistica

    Lavorando con la Cina bisogna prevedere che i trasporti impiegano circa 6 mesi, durante i quali il capitale è immobilizzato, esposto a rischi e, nel caso siano necessarie modifiche in tempi rapidi semplicemente non si può lavorare.

    Le maestranze

    Ora le imprese cinesi sono in grado di sviluppare e produrre il prodotto completo, e chiaramente ora sono in concorrenza. Ma il punto principale si sviluppa intorno alla qualità: semplicemente per il momento (e ancora per un bel po’) gli standard occidentali sono più elevati e, sommando tutte le variabili precedentemente elencate, aggiungendo anche che si è in un qualche modo rotta la catena tra dirigenza, sviluppo e produzione, si ha il quadro completo.

    Conclusione?

    In casa i problemi di qualità sono più veloci da risolvere e quindi tanto vale lavorare in casa. Inoltre la Cina ora ha un serbatoio immenso di nuovi ricchi. Un nuovo mercato in cui vendere senza preoccuparsi troppo della concorrenza a basso costo.

    Foto: by tjuel via Flickr, C.C. Attributions
    Fonte (per chi si intenda di tedesco): berliner-zeitung 
  • Cosa fare quando non sai cosa fare

    Cosa fare quando non sai cosa fare

    Bilal Kamoon via Flickr – CC attribution

    Sei frustrato? Ti capiamo perfettamente

    La maggior parte di noi ha lavorato sodo per garantirsi un futuro e ora le cose non stanno funzionando come ci aspettavamo. È particolarmente vero se stai affrontando particolari problemi al lavoro, soprattutto perché ora ci sono tecnologie e nuovi concorrenti apparsi dal nulla che hanno cambiato completamente le carte in tavola.

    E questo ti confonde e destabilizza.

    Ci siamo sentiti dire molte volte che ormai il futuro era abbastanza prevedibile e che studiando le cose sarebbe stato possibile arrivare dove si desiderava, vivendo felici e con successo.

    Le cose non sono andate così (anche per chi è contento) e molti di noi non stanno facendo progressi per raggiungere gli obiettivi.

    Pensiamo che la ragione sia abbastanza semplice: il modo in cui siamo stati abituati a ragionare funziona perfettamente quando si possano prevedere le cose, ma non più nel momento attuale.

    Siamo stati abituati a pensare così:

    1. Tu (o chi per te, genitori, insegnanti, ecc.) predici come sarà il futuro;

    2. Crei alcuni piani e scegli il migliore;

    3. Trovi le risorse necessarie (educazione, soldi…) per raggiungere l’obiettivo;

    4. Fai in modo che le cose si realizzino.

    Siamo stati talmente indottrinati che vediamo questo come l’unico modo di agire.

    Ma chiaramente un approccio intelligente in un futuro che si possa prevedere non è più così intelligente in momenti di instabilità. Le cose sono cambiate.

    Come fare allora? Hai bisogno di un approccio diverso.

    Te ne proponiamo uno.

    C’è un metodo testato per navigare in acque incerte, un approccio che probabilmente ti sarà utile, non importa quale sia la situazione con cui ti trovi a che fare. Tutti gli imprenditori davvero di successo lo utilizzano.

    Quindi:

    1. Inizia col desiderio.

    Trova o pensa a qualcosa che davvero desideri. Non ti serve essere troppo appassionato, hai giusto bisogno di un desiderio abbastanza forte per iniziare.

    2. Muoviti in modo intelligente e il più velocemente possibile verso la meta.

    Cosa significa muoversi in modo intelligente? Significa muoversi sfruttando al massimo tutto ciò che si ha per le mani. Quello che conosci, chi conosci e tutto ciò che sia disponibile. Sii sempre sicuro che il passo non sia più lungo della gamba, così da non perdere tutto se le cose non funzionino. E cercati qualcuno con cui lavorare, per recuperare maggiori risorse. Inoltre se trovi qualcuno disposto a condividere il rischio con te hai già una prima prova della bontà dell’idea.

    3. Rifletti e costruisci.

    Hai bisogno di riflettere ogni volta che costruisci perché cambi la realtà intorno a te. A volte il passo che compi ti porta sempre più vicino al traguardo, a volte arrivi effettivamente al traguardo e a volte cambia quello che tu stesso vuoi. Se presti attenzione, impari sempre qualcosa. Quindi dopo aver agito, chiediti: “queste azioni mi hanno portato al traguardo? Ho bisogno di maggiori risorse per arrivarci? Voglio ancora ottenere quell’obiettivo?

    4. Ripeti

    Agisci. Impara. Costruisci. È così che gli imprenditori di successo conquistano l’incerto. Quello che funziona per loro, funziona anche per noi. Non credi?

    Liberamente ispirato da Harvard Business Review

  • Come fallire a colpo sicuro

    Come fallire a colpo sicuro

    Le persone che falliscono si vedono subito come usano questa semplice frase:

     

    [quote]“Ci proverò …”[/quote]

    Queste due parole sono sorprendentemente ingannevoli, sia per chi le pronuncia, sia per chi le ascolta.

    Le persone che dicono a se stesse “ci proverò” si danno automaticamente il permesso a fallire. Non importa cosa succederà, potranno affermare di averci “provato”.

    Le persone che sentiranno dirsi “ci proverò” e non capiscono cosa davvero significhi si stanno solo prendendo in giro, pensando che ci sia una possibilità che chi pronuncia la fatidica frase possa effettivamente avere successo.

    Le persone che vogliono davvero riuscire non dicono, mai, “ci proverò”.

    Le persone vincenti si riconoscono invece per frasi come “farò qualcosa” o, meglio, “devo farlo”, qualsiasi sia il compito da svolgere

    Non esiste il provare, ma solo il fare.

  • 6 modi per essere fortunato

    6 modi per essere fortunato

    Svariati imprenditori credono che il proprio successo sia dovuto in parte a un pizzico di fortuna, identificabile a volte come una cena da cui è scaturita un’idea meravigliosa a un evento dove si è conosciuto un contatto molto valido durante la coda per il caffè. Inutile dirlo, moltissimi credono nella fortuna.

    Ma siamo realisti: la fortuna non è una scienza. Non puoi prevederla. Nonostante questo ci sono svariati imprenditori, autori e anche ricercatori che hanno cercato di capire cosa renda qualcuno fortunato.

    Eccoti ora alcuni spunti per coltivare la tua fortuna.

    1. Sii Umile.

    Parte del processo per arrivare alla fortuna, afferma l’autore e finanziatore Athony Tjan, passa attraverso l’aumento della propria influenza. E il miglior modo per arrivarci è grazie a qualcosa che non ti verrà subito in mente: l’umiltà. Aggiunge poi: “La gente può confondere l’umiltà per debolezza ed evitarla per non perdere il potere percepito… Puoi fare più amici in due mesi mostrandoti interessato agli altri piuttosto di quanti potresti farne in due anni aspettando che gli altri si interessino a te.

    2. Tirati su le maniche.

    Questo potrà sembrare abbastanza ovvio per coloro che si considerano già fortunati. Secondo un sondaggio condotto da Linkedin, un buon 70 percento degli intervistati ha affermato che una solida etica del lavoro è la prima cosa a rendere un imprenditore fortunato. Ma per lavorare sodo, hai anche bisogno di capacità tecniche. Ma solo una metà degli intervistati dello stesso sondaggio ha affermato che sia fondamentale per essere fortunati.

    3. Sii generoso.

    Tjan scrive ancora: “Non perdere la generosità; piuttosto, usala in modo appropriato. Sii mentore per gli altri, connettiti con le attività della tua comunità oppure, semplicemente, dì qualche grazie in più. Fai più cose senza pensare troppo al potenziale scambio di valore, pensala come un ricambiare un favore aiutando qualcun altro. Agire così funziona sempre nel lungo periodo e in più ci si sente bene ad essere generosi”.

    4. Sii pronto.

    Jim Collins, autore di O meglio o niente, ha affermato che se uno non può prevedere la fortuna, la domanda da porsi è: “Hai un buon ritorno in fortuna?”. Un un saggio per il New York Times ha rivelato questo concetto come esempio. Ha scritto: “Migliaia di persone avrebbero potuto fare quanto ha fatto Bill Gates, nello stesso momento. Ma non lo hanno fatto… Quanti hanno cambiato i propri piani di vita, dormito pochissimo, quasi aver evitato di mangiare perché il pranzo non interferisse col lavoro, per dedicarsi completamente a scrivere un linguaggio di programmazione per gli antenati dei personal computer? Non è fortuna, è ritorno in fortuna”.

    5 Mostra il “pelo sullo stomaco”.

    Chi meglio di Steve Jobs può meglio mostrare che credere nei propri istinti è probabilmente il miglior modo per essere fortunati nel futuro? Nel suo famoso discorso durante la cerimonia di laurea a Stanford ha affermato: “Non puoi connettere i punti guardando avanti; li puoi connettere solo guardando indietro. Solo in questo modo potrai credere che i punti potranno connettersi in futuro. Hai bisogno di credere in qualcosa, i tuoi istinti, il destino, il karma, qualsiasi cosa. Questo approccio non mi ha mai tradito e ha fatto la differenza nella mia vita”. Aggiungi a questo che la metà degli intervistati nel sondaggio di Linkedin ha affermato che “usare l’intuito” è stato un importante fattore di successo per la loro carriera.

    6. Credi di essere fortunato.

    Credere semplicemente di essere fortunati già da solo può creare risultati positivi. Uno psicologo di un’università americana ha effettuato un test con due gruppi di persone: uno che si riteneva “fortunato”, e l’altro che si riteneva “sfortunato”. Ha dato ad entrambi un giornale e chiesto a tutti di scrivere quante foto ci fossero in quel numero nel più breve tempo possibile. Le persone “fortunate” sono state in grado di dare la risposta in secondi, molto più velocemente del gruppo “sfortunato”. Perché? Nella seconda pagina del giornale c’era una pubblicità con scritto “Fermati, ci sono 43 fotografie in questo giornale”.

    Lo psicologo poi ha concluso affermando: “Le persone sfortunate perdono le opportunità perché sono troppo focalizzate a cercare altro. Vanno alle feste con l’intento di trovare il partner perfetto e perdono l’opportunità di fare ottimi amici. Guardano nei giornali alla ricerca di annunci di lavoro e, come risultato, non vedono le pubblicità di altri tipi di lavoro. Le persone fortunate sono molto più rilassate e aperte e, in finale, vedono cosa c’è da vedere piuttosto che solamente cercare come dei forsennati”

    Liberamente tradotto e adattato da Inc. Magazine

  • 3 idee per non finire nella lista nera dei clienti

    3 idee per non finire nella lista nera dei clienti

    insideview 27/10/2010 via Flickr. Creative Commons Attribution.

    Ti sarà sicuramente capitato di aver avuto brutte esperienze con alcuni servizi o prodotti e per questo motivo le imprese che li offrono sono finite direttamente nella tua lista nera. E come lo fai tu lo fanno tutti gli altri esseri umani. Poco importa che sia una lista scritta su carta o una mera associazione mentale: chi si è comportato male ha perso dei clienti e la possibilità di un virtuoso passaparola.

    Se ci pensi bene, giungerai alla conclusione che gli errori che sono stati con te commessi potevano essere facilmente evitati.

    Alcuni studi affermano che rimpiazzare un cliente insoddisfatto costa almeno sei volte più che mantenerne uno soddisfatto. Nonostante questo molte imprese si sono create delle giustificazioni molto divertenti per poter continuare ad infastidire la clientela in spregio a qualsiasi logica economica.

    In molti casi chi lavora già da anni nel settore non si è reso conto che molte cose stanno cambiando: con internet dal nulla può nascere un servizio concorrente in pochissime settimane. I clienti in questo modo hanno molte più possibilità di confronto e se chi già esiste non cambia atteggiamento… beh con qualche probabilità sarà il pesce piccolo a mangiarsi il pesce grande.

    Una soluzione, articolata in tre passi, consiste nel prendere spunto da altri settori e applicarne le strategie vincenti. Vero è che non confronterai mai un coltello da cucina con un iPad, però tieni presente che ormai i clienti sono molto più informati e tendono a confrontare tra settori che possano avere una qualche similitudine.

    E come le aspettative si alzano, solo chi innova riesce a star fuori dalla lista nera.

    Quindi:

    1. Renditi conto che non sei da solo

    I tuoi clienti hanno a che fare con diversi servizi, più conosci di questi servizi, meglio è. La tua immagine è sotto costante confronto con altre esperienze , anche se non strettamente correlate alla tua attività. Tieni presente i punti di forza degli altri, i tuoi clienti li conoscono bene.

    2. Cerca esperienze simili

    Qual’è il tuo valore aggiunto? Sicurezza? Flessibilità? Personalizzazione? Hai bisogno di iniziare a guardarti intorno e prendere nota dei servizi che già lavorano bene, anche se in mercati diversi dal tuo.

    3. Vedi oltre

    Come i clienti si guardano in giro e si aspettano certi servizi, tu hai allo stesso modo la possibilità di guardarti in giro per cercare nuove idee. Alcune delle più grandi innovazioni non sono state invenzioni dal nulla ma, piuttosto, l’applicazione di concetti che hanno avuto successo in settori non  correlati tra loro. La chiave per il successo è trovare similitudini e tradurre l’approccio vincente ad un nuovo contesto.

    In pratica questo “furto creativo” richiede innovazione e capacità di adattamento. Se sai che le aspettative dei tuoi clienti sono in un qualche modo condizionate da altri settori… è tempo di iniziare a prendere in prestito alcune idee senza vergogna!

    Certo è che bisogna faticare un po’ per trovare la giusta formula: non giochi da solo nel mercato e i clienti si aspettano innovazione.

    Ed è esattamente l’innovazione che ti farà stare al di fuori da qualsiasi lista nera.

    Liberamente adattato da Fast Company

  • 12 regole per non perdere clienti

    12 regole per non perdere clienti

    È più facile vendere ai clienti che già hai piuttosto che trovarne di nuovi, quindi sarebbe una buona idea tenersi ben stretti ciò che già si ha.

     

    Qui troverai qualche semplice regola che ti assicurerà una buona fidelizzazione.

    1. RELAZIONI prima dei contenuti.

    I clienti non vogliono che tu gli venda qualcosa, piuttosto vogliono che tu ti prenda cura di loro. Assicurati di costruire una relazione personale prima di iniziare a parlare d’affari.

    2. NON sparlare della concorrenza.

    Solo le persone insicure cercano di costruire la propria fama a scapito degli altri. Mostra lo stesso rispetto che vorresti ricevere dai tuoi concorrenti.

    3. Focalizzati sull’INDIVIDUO.

    Magari starai vendendo ad un’impresa, ma lo farai pur sempre attraverso un individuo. Ricordati: ABC s.r.l. non comprerà il tuo prodotto; ma il Sig. Rossi, rappresentante di essa, probabilmente si.

    4. NON usare la PARLANTINA.

    Comportarsi da imbonitore è un’ottimo modo per zittire la gente… e farsi inquadrare come un imbroglione! Anche se stai parlando ad un gruppo non tenere una lezione, piuttosto cerca di creare una conversazione.

    5. Poniti allo stesso LIVELLO del CLIENTE.

    La chiacchiera col cliente non deve risolversi in servilismo o in insulto velato.

    6. NON cercare di AGGIRARE L’OSTACOLO.

    Cercare di evitare un cliente o un contatto che sia ostile nei tuoi confronti ti creerà un nemico per la vita. Quella persona lavorerà costantemente contro di te… dall’interno. E non è quello che vuoi.

    7. CREA una CONNESSIONE.

    Il tuo obiettivo è guadagnare la fiducia del cliente connettendoti con esso, così creando un senso di sicurezza. Sparlare senza meta non aiuta.

    8. Sii SINCERO.

    Se capisci che il cliente sta commettendo un errore, digli la verità. Soprattutto se l’errore sia comprare il tuo prodotto.

    9. VOLA BASSO. Anche se sai che c’è una grossa opportunità, mantieni la calma e focalizzati su quello che il cliente vuole in quell’esatto momento. Poi il grande salto arriverà da solo.

    10. NON giocare al negoziatore.

    E tutta la cianfrusaglia che hai letto sul come negoziare? Usala per accendere il caminetto. Stai cercando di costruire una relazione, non cercando di vincere una competizione.

    11. APRITI quando opportuno.

    Gli esseri umani comprano da esser umani. Piuttosto di parlare solo d’affari, parla occasionalmente di famiglia, passatempi o qualsiasi cosa possa essere realmente dinteresse per te e il tuo cliente.

    12. NON confondere l’apatia con la lealtà.

    Quando noti una carenza d’entusiasmo nel tuo cliente riguardo la tua offerta… beh stai sicuro che sta per cambiare venditore!

    Liberamente tradotto e adattato da Inc. Magazine

  • Srl ad un euro (SRLS)… quanto mi costi (sul serio)?

    Srl ad un euro (SRLS)… quanto mi costi (sul serio)?

    Il 29 agosto 2012 è entrato in vigore il del Dm Giustizia 138 del 23 giugno 2012 (Gazzetta Ufficiale n. 189 del 14 agosto 2012), che permette la costituzione della SRLS, meglio nota come “Srl ad un euro”.

    Molte sono state le richieste ed i contatti (di cui vi ringraziamo) che abbiamo ricevuto da voi lettori per conoscere qualche particolare in più sulle srl aventi un euro di capitale sociale per I giovani under 35.

    Già in precedenza ci siamo chiesti se la srl ad 1 € risolva i problemi e ne abbiamo analizzato i risvolti pratici.

    L’obiettivo del provvedimento è essenzialmente quello di far “girare l’economia” soprattutto nell’ambito giovanile in modo da incentivare I giovani under 35 ad investire su sè stessi e sulle proprie idee.
    Quest’obiettivo lo si vuole perseguire riducendo i costi, sia a livello di capitale sociale, sia a livello di investimento effettivo iniziale.

    Una prima precisazione

    Nel decreto sono specificati due nuovi tipi di società:

    • Srls per i soli under 35 (con esenzioni spiegate di seguito);
    • Srlcr, ovvero Società a Responsabilità Limitata a Capitale Ridotto (per under e over 35, senza esenzioni).

    SRLS: quanti soldi ci sono da sborsare?

    Lo scopo primario è quello di ridurre i costi vivi a livello societario, che effettivamente tra bolli e registri scoraggiano e limitano grandemente il fare impresa.
    Facciamo chiarezza.

    Le SRLS sono esenti da:

    • Diritti di segreteria;
    • Onorari notarili;
    • Diritti di bollo.

     


    Risparmio effettivo dovuto all’esenzione da:

    • diritto di segreteria90 € (pagamento telematico) o 120 €  (supporto informatico digitale);
    • imposta di bollo65,00 €;
    • oneri notarili, che porta ad un risparmio complessivo a partire da 600 €.

     Da pagare di sicuro invece?

    • Imposta di registro168,00 ;
    • Tassa annuale per la numerazione e bollatura dei libri e registri sociali pari a 309,87 ;
    • Diritto annuale fisso di iscrizione alla competente Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, 200 / annuali.

    TOTALE DEL RISPARMIO? Attualmente sommando quando previsto ci si aggira sui 750 .

    Come anticipato in precedenza nei risvolti pratici della srls, lo statuto per questo tipo societario non è modificabile. Pena la perdita dei privilegi sopra citati, è necessario aderire alla forma standard imposta.

    La SRLCR e le modifiche allo statuto

    Questo tipo societario entra in gioco se si dovesse ricadere tra gli Over 35 o (secondo un orientamento non ancora pienamente confermato) si volesse uscire dallo schema dello statuto standard, volendo sempre mantenere il beneficio del capitale ridotto. ll modello della SRLC non prevede le esenzioni sopra citate. Bisognerà quindi tornare a sborsare con le modalità normali previste dalla normativa prevista relativa alla srl attuale: notaio e oneri vari.

    Sarà quindi necessario, a seconda dei casi, o adottare fin dal principio questo modello, oppure operare una trasformazione successiva (con i dovuti costi). Stesso dicasi nel caso che uno dei soci compia il 35esimo anno di età. Da precisare che, secondo le attuali interpretazioni, il passaggio da uno all’altro tipo societario non è un’effettiva trasformazione societaria, ma solo un cambio di statuto (a riguardo un approfondimento).

    Una nota molto importante riguardo il capitale sociale

    Il conferimento iniziale resta sempre a partire da solo un euro (con il limite di 9,999 € e sono esclusi altri tipi di conferimenti diversi dal denaro); ma, rispetto alla formulazione iniziale, ora è previsto un accantonamento annuo degli utili pari al 25%, sino al raggiungimento dei 9.999€ (sulla falsariga del modello tedesco).

    Un’ultima precisazione

    ll regime dei minimi e i modelli societari sopra elencati non sono da confondere: il regime dei minimi si applica solo ai singoli imprenditori individuali (professionisti/ freelancer) e non prevede nessun adempimento di tipo societario; gli altri sono vere e proprie società dotate di personalità giuridica e autonomia patrimoniale.

    Documenti

    Statuto_Srl_semplificata

     

     

  • Come un semplice “grazie” possa fare la differenza

    Come un semplice “grazie” possa fare la differenza

     

     

     

     

    Un professore universitario iniziò a riflettere sulle persone che ebbero un impatto positivo sulla sua vita e, in particolare, un giorno il suo ricordo tornò ad un’insegnante che lo fece innamorare della poesia. Successivamente questo professore non vide l’insegnante per diversi anni e, un giorno, fu in grado di risalire al suo indirizzo e mandò una lettera di ringraziamento. Poco tempo dopo ricevette questa risposta:

     

    [quote]

    Mio Caro,

    non sai il valore della lettera che mi hai mandato. Sono ormai oltre gli ottanta e passo ormai i miei giorni da sola e a volte molto triste. In 50 anni di insegnamento questa è la prima lettera di ringraziamento che ricevo. Mi è giunta in un giorno in cui mi sentivo particolarmente triste e non sai quanto mi ha riempito di felicità, come non succedeva da svariati anni.

    [/quote]

     

    La lettera fece scoppiare in lacrime il professore e lo fece continuare con questa pratica di ringraziamenti alle persone che furono importanti per la sua vita. Giusto per dire un semplice “grazie”.

    Se solo la metà dell’energia usata per tener rancore fosse canalizzata sulla gratitudine… chissà!

    Nessuno di noi è arrivato dov’è da solo. Sia che l’assistenza ricevuta fosse alla luce del sole o tra le righe, riconoscere l’aiuto di qualcuno è un grosso passo per capire l’importanza della gratitudine.

    Sam Walton (il patron di Wal Mart) ha scritto dieci regole per il successo e riguardo la parola “grazie” non è rimasto certo stretto di parole. La sua quinta regola è:

    [quote]”Apprezza qualsiasi cosa i tuoi collaboratori facciano per il tuo business”[/quote]

    Sarebbe bello riuscire a convivere tutti i leader ad adottare questo comportamento. Se hai scelto bene i tuoi collaboratori e fornito loro tutti gli strumenti necessari per lavorare al massimo e se , chiaramente, hanno raggiunto i loro obiettivi, il prossimo passo logico è riconoscere i loro sforzi.

    Lodare qualcuno è a costo zero, però il ricavo è di valore immenso. I tuoi collaboratori vogliono essere visti come persone capaci, competenti e ottimi membri della squadra.

    Vuoi persone motivate al tuo fianco? Perché allora non lodarli per i loro contributi al successo dell’impresa?

    E come si può ringraziare in maniera efficace? Eccoti quattro idee:

    • Sii sincero. Ringrazia solo quando qualcuno se lo merita davvero.
    • Ringrazia in pubblico. Lo scopo è incoraggiare i collaboratori a continuare per la stessa strada e, nello stesso momento, incoraggiare gli altri a fare del loro meglio. Ringraziare in pubblico aumenta il morale.
    • Sii specifico nel ringraziamento. Identifica esattamente il motivo per cui un collaboratore meriti un “grazie”. Un semplice “ben fatto”, se dovesse suonare non genuino, potrebbe avere invece un impatto negativo.
    • Fai in modo che sia qualcosa di duraturo. Se si è trattato di una sfida molto importante magari è meglio un piccolo e semplice festeggiamento con tutti. L’apprezzamento non è qualcosa che dura solo un momento. Deve essere continuo.

    Un leader capace stabilisce una cultura della gratitudine. Espandi questa cultura a tutti coloro che hanno a che fare con la tua impresa, fornitori, rivenditori, postini e, senza dubbio, ai clienti.

    Tutti gli anelli della catena sono essenziali per il tuo successo. È facile ignorare la persona che fa i compiti più umili o, anche, colui che ti dà semplici consigli. Grandissimo errore. Tutti meritano un riconoscimento, specialmente se vuoi mantenere la relazione con loro.

    Liberamente tradotto e adattato da Inc. Magazine

  • Perchè la Germania continua a crescere?

    Perchè la Germania continua a crescere?

    Nel panorama europeo in questo periodo la Germania si presenta come l’unico paese che non conosce perdite e in continua crescita. A completare il quadro si sente parlare molto di disoccupazione a livelli minimi tanto che le aziende di reclutamento si trovano costrette a cercare cervelli e manodopera qualificata all’estero.

    Aggiungendo anche il parametro dello spread, ultimamente il paese viene preso come modello di riferimento per ovvie ragioni.

    A mio avviso, il problema di molte di queste analisi è che si soffermano solo sui numeri: viene detto che gli stipendi sono più alti che da noi (e, la smentita di un paio di giorni fa da parte dell’ISTAT non è esattamente veritiera), che i livelli di occupazione sono più alti, dati, grafici e tabelle incomprensibili a seguito. Ma non si parla mai del perché in tal paese le cose vadano bene, dell’origine di questo benessere.

    Dividendo la mia esistenza tra i due paesi, posso parlare per dati di fatto e non per sentito dire o partito preso. Detto questo, possiamo procedere al punto: la Germania sta bene perché le persone che ci abitano vogliono stare bene.

    Cosa vuol dire? Ma anche a tutti noi piace star bene!

    La differenza è appunto tra l’aspirazione e il mettersi all’opera. Come si spiega altrimenti il fatto che in Germania abbiano sede alcune tra le più grandi multinazionali al mondo, ad esempio?

    È necessario quindi analizzare alcuni dettagli.

    Per prima cosa lo stato tedesco funziona abbastanza bene. Come in tutti i posti, pure lì a volte ci si trova di fronte ad alcune assurdità burocratiche. Ma non capita così spesso. Quello che capita spesso è che invece il modo di produrre documentazione non cambi mai. L’idea è trovare un metodo che funzioni e non abbandonarlo (sembra logico ma…). Omogeneità è qui la parola chiave. In questo modo le persone non perdono il loro tempo in procedure inutili e resta più tempo per fare altro di più importante. Nondimeno il sistema fiscale è abbastanza trasparente.

    La gente è quindi molto attaccata ai diritti conquistati negli anni e, se non viene dato un valido motivo per cui la forma di tutela di un diritto debba essere cambiata, i cittadini non sono molto disposti a scendere a compromessi. A maggior ragione se le modifiche vadano a toccare il portafoglio o il tempo personale.

    Il mondo del lavoro

    Qui è il punto dove la differenza si vede più marcata: a noi piace chiacchierare, vivere nel nostro orticello, farci riverire dai sottoposti, metterci in mostra. Tu che stai leggendo, con un po’ di onestà, dovrai ammettere che è così. Loro invece sono pragmatici e rincorrono l’occasione a tutti i costi. Certo, sono anche loro persone e quindi non tutti sono perfetti. Ma la differenza c’è ed è quello che fa correre il sistema alla massima velocità.

    Soprattutto fare business non è criminalizzato e la gente coopera all’interno delle realtà produttive.

    Un paio di esempi:

    1. L’imprenditore tedesco sa che ha bisogno di un team alle spalle. Cerca di formare la gente, non di sfruttarla. Forma oggi per incassare il triplo domani.

    2. Un dipendente può contestare il capo, se ne ha valide ragioni, e, comunque, a fine sera entrambi possono andare a bersi insieme qualcosa al bar. Come se non fosse successo niente (qui parlo per esperienza personale).

    La morale? Poco importa il ruolo, l’importante è arrivare al traguardo. Tutto il resto è tempo perso.

    Cosa manca a noi?

    Descritto così sembra un paese delle meraviglie: anche lì ci sono problemi. Magari diversi rispetto i nostri ma ci sono. Ma non si arriva mai alla situazione d’emergenza, come spesso da noi capita.

    Rispondendo alla domanda: a noi manca un salto culturale, una svolta a 360°. Supponiamo che domattina ci sia uno stato che funziona e gli stipendi raddoppino da sera a mattina: cambierebbe qualcosa?

    A mio avviso, No.

    Se non si capisce che è necessario focalizzarsi sullo stare bene, sul lavorare per un obiettivo comune, sul fare squadra e fare business… ci ritroveremo ancora una volta in uno stato che, di nuovo, non funziona e dove la gente continuerà a lamentarsi di tutto. Senza prendere iniziativa alcuna.

    Sveglia! Gli altri corrono, vuoi correre anche tu?

  • Pinterest: nuova frontiera social del commercio elettronico?

    Pinterest: nuova frontiera social del commercio elettronico?

    Pinterest.com è una bacheca virtuale dove puoi “raccogliere” immagini che trovi in giro per il web e catalogarle secondo categorie di tua scelta. La maggior parte delle immagini visibili nel sito ha come tema decorazioni domestiche, lavoretti di artigianato/gioielleria, moda e cibo. Il sito è al momento solo ad invito, anche se per richiederne uno basta solo iscriversi nella lista d’attesa presente in home page. In qualche ora l’invito normalmente arriva come email. Nonostante questa procedura il sito ha conosciuto un esponenziale aumento in termini di visite nei mesi scorsi.

    Oltre alle funzioni di mera catalogazione Pinterest è anche social: infatti le foto da noi reperite nel web sono condivisibili con gli amici ed è possibile innescare meccanismi virali per cui una foto particolarmente attraente possa essere condivisa anche tra sconosciuti e su larga scala.

    Parlando invece di dati l’interesse non può che aumentare, specialmente tenendo conto che questa sorta di social network è particolarmente attrattivo per l’universo femminile: il 59% dei visitatori è infatti costituito da donne. Inoltre il sito ha scalato rapidamente la vetta ed è ad un passo per entrare nella Top Ten dei siti social negli USA. Niente male per un progetto giovanissimo! E soprattutto senza aver speso un solo centesimo in pubblicità.

    Dal punto di vista finanziario la situazione è altrettanto rosea, contando in quasi 40 milioni di dollari raccolti in finanziamenti.

    Bellissimo, ma… come può tornarmi utile questo nuovo social network?

    Come premesso questo servizio sta ancora muovendo i primi passi però già si può iniziare a parlare di un utilizzo business. Come? E’ presto detto:

    1. L’audience del sito è composta, come premesso, da un 59% di visitatrici tra i 25 e i 40 anni. In altre parole la fascia che tendenzialmente genera più profitto dal punto di vista pubblicitario;

    2. Già è in atto un meccanismo di collegamento con siti di e-commerce esterni alla piattaforma. Ciò significa che la piattaforma è in grado di generare profitto e, allo stesso momento, di porsi come canale preferenziale per chi volesse promuovere i propri prodotti;

    3. E’ brand friendly offrendo protezione e regale precise per chi utilize il proprio marchio;

    4. L’estetica è assolutamente gradevole e l’interfaccia funzionale. Essendo facile da usare la piattaforma non può che continuare la propria espansione.

    5. Un’alto grado di “dipendenza” da parte di chi lo utilizza. Non serve aggiungere altro!

    Se sei interessato al commercio elettronico non puoi farti sfuggire questo nuovo strumento, anche solo per darci un’occhiata. Se tu che leggi sei donna, capirai subito di cosa sto parlando e di come funziona il meccanismo. Se sei uomo fai questa prova: fai iscrivere la tua partner o una tua amica e vedi le reazioni. Potresti restarne stupito!