Anno: 2012

  • La nascita di MyJobPage.net

    La nascita di MyJobPage.net

    L’idea

    La decisione di creare le fondamenta per la nascita di una nuova startup è legata ad un sogno coltivato negli anni dai soci fondatori: dare nuovo slancio ad un Paese, l’Italia, ricco di opportunità ma sempre più avaro di speranze.

    Solo pochi mesi fa, durante un viaggio in auto, mi sono interrogato col mio (ormai) socio Matteo sul fenomeno, nuovo, di chi, avvolto dallo sconforto, smette di cercare lavoro. Come animati da uno spirito missionario, ci siamo decisi di trovare un metodo e degli strumenti per ridare fiducia a loro e ai disoccupati che rischiano di finire in questo vortice di rassegnazione e depressione. Abbiamo rivolto il nostro pensiero a chi anche ha già un’occupazione ma che, a causa di un contratto temporaneo, teme di perderla. Abbiamo inoltre considerato tutti coloro che un impiego già lo hanno, magari a tempo indeterminato, ma sono desiderosi di rinnovarsi.

    Abbiamo quindi riconosciuto profondi cambiamenti nel mercato del lavoro (alta e crescente mobilità, modifica dei rapporti tra domanda e offerta di lavoro) pur constatando una sostanziale continuità degli strumenti di reclutamento e selezione. Il Curriculum Vitae, in particolare, rappresenta lo strumento più utilizzato nella ricerca di personale. Questo è un documento certamente essenziale, che racconta sinteticamente passato e presente di un candidato. Tale documento, secondo noi, dovrebbe essere però utilizzato in fase di colloquio, per essere spiegato al potenziale datore di lavoro. Una fase precedente in grado di identificare i migliori profili dovrebbe vertere invece su un diverso criterio: il saper fare.

    Il saper fare assume un’importanza crescente con l’innovazione tecnologica e il disgregarsi dei confini nazionali. In un mondo che diventa sempre più “unico” sono tante e svariate le occasioni di apprendimento. Basti pensare ai bambini che, già da piccolissimi, dimostrano abilità nell’uso di apparecchiature informatiche assolutamente impensabili fino a pochi anni fa. Tali competenze sembrano innate e si sviluppano senza bisogno di corsi e studi.

    Un altro esempio è dato dalle lingue straniere. Le occasioni di scambio culturale e l’espandersi del world wide web aumentano le possibilità di perfezionare una lingua straniera come l’inglese. Per una lingua straniera, addirittura, una video-presentazione può valere più di un voto su un certificato.

    Ecco che certificati e percorsi scolastici si trasformano da criterio di selezione a mera dimostrazione di competenze apprese: vogliamo sia possibile che un candidato senza titolo primeggi rispetto a chi voglia avanzare solo per mezzo di certificati, senza fornire vere prove sul campo.

    Da queste riflessioni nasce www.myjobpage.net, prima come idea di business e poi come progetto in piena regola, concretizzatosi nella creazione di un social network legato al mondo del lavoro in cui riunire privati, liberi professionisti e aziende.

    Come funzionerà?

    Su MyJobPage saranno evidenziate le competenze degli iscritti (privati e liberi professionisti) accanto alle passioni e agli hobby, permettendo il caricamento sulla pagina profilo personale, per ogni competenza, materiali multimediali di qualsiasi tipo che dimostrino il particolar saper fare prima accennato.

    Alle aziende sarà data la possibilità di creare pagine dedicate in cui presentarsi al meglio. Il motore dell’idea è la community che andrà a crearsi, la quale interagirà e si cercherà (specie per scambiarsi occasioni di lavoro) proprio sulle competenze descritte e dimostrate nell’ambito del social network.
    Privati e liberi professionisti, inoltre, potranno esprimere le proprie aspirazioni professionali più alte, anche slegate rispetto al proprio percorso di studi e di lavoro, e veder diventare realtà il lavoro ideale.

    Con MyJobPage, unica tra i Social Network professionali, vogliamo finalmente dare la possibilità di aprire strade future, magari anche ben diverse dai percorsi già seguiti dai suoi iscritti.

    La sfida è solo all’inizio e contiamo di attivare un nuovo movimento di speranza e fiducia tra tutti gli attori del mondo del lavoro, con l’ambizione di rimettere in ordine il mondo del lavoro prima in Italia e poi in altri Paesi europei e mondiali. E, soprattutto, riportando l’attenzione su ciò che nel lavoro conta di più: il saper fare.

     

    Il sito web www.myjobpage.net sarà aperto a tutti il 16 gennaio 2013. Già da oggi, però, è possibile registrarsi e partecipare attivamente al lancio del sito, potendo creare subito il proprio network (invitando amici da fecebook) e aggiornare, succcessivamente, il proprio profilo in anticipo rispetto al lancio, passo dopo passo.

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    Gianpaolo Catania, Co Fondatore di MyJobpage, ha maturato negli anni esperienza nel marketing e nella comunicazione. Sua l’idea, nel 2002, di portare in Italia i primi Jobparty (Chance), occasioni di incontro informale tra domanda e offerta di lavoro.

     

     

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    Su Myjobpage.net:

    Nasce ufficialmente il 17 settembre 2012, con la precisa volontà di porre in Calabria la prima pietra del progetto, aprendo la prima Srl Semplificata della regione (e tra le prime in Italia).
    Ai due soci originari, Gianpaolo Catania e Matteo Stracciari, si sono presto aggiunti un altro imprenditore Calabrese (Antonio Rotundo), che ha messo a disposizione il suo know how tecnico per la creazione del prodotto web; e un giovane Direttore Creativo (Stefano Sidoti), con riconosciute esperienze nel mondo della produzione e post-produzione televisiva.

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  • Restart Italia: startup, iSrl e Crowdfunding

    Restart Italia: startup, iSrl e Crowdfunding

    Giovedi 13/09/2012 si è svolto presso l’incubatore/acceleratore H-FARM il secondo ISDAY che ha avuto come oggetto la presentazione del Rapporto sulle startup, basato sui suggerimenti del primo evento e sul lavoro della task force istituita presso il ministero dello sviluppo economico.

    100 giorni dopo il primo Open Day è possibile finalmente scoprire attraverso il documento Restart Italia la linea che il ministro Passera intende seguire per facilitare e spingere la creazione di un ecosistema in grado di “rinnovare culturalmente” e allo stesso tempo essere volano per una nuova economia.

    La definizione di startup

    Il rapporto non intende essere rivolto a qualsiasi tipo di startup, ma solo ad imprese rispondenti a dei requisiti ben precisi:

      1. produzione o sviluppo di beni o servizi ad alto valore di innovazione tecnologica come oggetto sociale;
      2. esistere da meno di 4 anni;
      3. fatturare meno di 5 milioni di euro;
      4. non distribuire utili;
      5. costituita per il 51% da persone fisiche;
      6. adottare una contabilità trasparente (con la cassa contante solo per i rimborsi spese).

    L’innovatività è valutabile riconoscendo, alternativamente, uno di tre indicatori possibili:

      1. percentuale di spese di Ricerca&Sviluppo;
      2. percentuale del team in possesso di dottorato (o dottorandi) o comunque altamente specializzato in attività di ricerca;
      3. essere uno spin-off universitario riconosciuto

    La directory delle startup

    Nelle intenzioni del rapporto è richiesta, nella fase successiva alla costituzione, l’iscrizione ad una directory pubblica di pubblico accesso ove sia possibile consultare un’anagrafica della startup, elencante soci, eventuali premi, oggetto e innovatività del progetto. E’ prevista un’ulteriore serie di dati da registrare in via confidenziale (transazione, descrizione prestiti, bilancio, ecc.).

    La ratio è da individuare nella volontà di non creare situazioni “di comodo”: lo Stato si preoccupa di creare un regime agevolato e in cambio richiede una trasparenza assoluta e dati facilmente verificabili.

    Startup a vocazione sociale 

    Il sociale è settore che può essere meno attrattivo per investitori, ma di certo non meno utile per il sistema paese. In aggiunta ai criteri precedenti sono identificati nuovi requisiti affinché sia certa la “ vocazione sociale”:

      1. restringimento dell’oggetto sociale, sempre fermo lo “sviluppo di prodotti o servizi innovativi, ad alto valore tecnologico”, ai settori indicati all’interno dell’articolo 2 comma 1 del D.Lgs 155/06 ( attività di ricerca scientifica , attività di impresa finalizzata all’inserimento lavorativo di lavoratori svantaggiati, turismo sociale, tutela ambientale, ecc.);
      2. l’obbligo della presentazione di un semplice e chiaro “bilancio sociale”, ai sensi del predetto articolo;
      3. limitazione statutaria permanente, anche allo scadere dei 48 mesi.

    iSrl

    Non siamo di fronte ad una nuova definizione giuridica, ma ad un pacchetto di misure semplificative rivolte a tutte le imprese che soddisfino i criteri finora stabiliti. L’obiettivo è ridurre al minimo i problemi e le lungaggini della fase di avvio, derivate da adempimenti ed oneri burocratici, fiscalità cervellotica, reclutamento del personale e fornitura di servizi e consulenze.

    In particolare:

      1. 50 euro “simbolici e certi” di costo complessivo per la costituzione;
      2. costituzione online e tempi brevi in esenzione da diritti di bollo e segreteria (con obbligo di versamento del capitale sociale presso la camera di commercio);
      3. nessun vincolo di età;
      4. eliminazione di oneri (la tassa sui libri sociali, per esempio);
      5. autocertificazioni da inviare in formato digitale la camera di commercio;
      6. statuto zero.

    Lo statuto zero prevede l’assenza di un capitale sociale predefinito, work for equity, fallimento e liquidazione semplificati, stock options, governance semplificata e maggior facilità per effettuare aumenti di capitale.

    IVA e IRES semplificate

    Si vuole passare da una contabilizzazione dei ricavi e costi per competenza ad una per ricavi e costi per cassa, pagando solamente al momento dell’incasso e non prima. In questo modo è aumentata a 5 milioni di euro la disposizione esistente in materia di IVA (ora 2 milioni) e viene introdotta un’aliquota forfettaria IRES per rispettare il criterio di cassa.

    Lavorare in startup, Stock Options e Work for Equity

    Sono semplificate le procedure di assunzione e licenziamento, con lo scopo di flessibilizzare il lavoro in questa fase e contenere i costi IRAP. A patto che alla fine dei 48 mesi arrivi un contratto a tempo indeterminato.

    Allo stesso modo si vuole eliminare l’odioso sistema attuale per quanto riguarda la sottoscrizione di capitale in fase iniziale, semplificando le procedure e prevedendo vantaggi fiscali. Si incentiva quindi il lavoratore che può definirsi a pieno titolo parte dell’impresa una volta che accetti l’offerta di Stock Options.
    Simile filosofia è dedicata al Work for Equity, in modo che chi crede fin dal principio all’idea di impresa possa efficacemente e senza svantaggi fiscali acquisire quote societarie in cambio di servizi resi (si pensi ad attività di consulenza, prezzi per locazioni/affitti di attrezzature e così via).

    Il fondo dei fondi, investimenti “seed” e tracking record per incubatori

    “Un “anchor investor” che sostiene il processo di fundrasing degli investitori privatie di quelli istituzionali. Affianca il VC investendo nel fondo e l’investitore informale tramite il matching delle singole operazioni”.  Ovvero un fondo del governo che può arrivare fino ai 2/3 dell’investimento privato, in regime di co-finanziamento. Importante specificare che non è inteso come un fondo diretto alle imprese ma agli investitori ed è prevista una forma di controllo esterno con monitoraggio costante. Il 20% di questo fondo è riservato per investimenti legati a startup a vocazione sociale.

    Il fondo Seed è finanziato dalla Cassa Depositi e Prestiti e raccolta privata (anche del management). Interviene fino a 500.000 euro solo in co-investimento con una formula standard di Prestito Convertibile. Si tratta sempre di uno strumento per gli investitori, dove in questo caso lo stato “presta i soldi” a condizioni ben determinate (investimenti su early stage, 5+5 anni di durata, gestione a portafoglio).

    Per incentivare l’investimento privato è prevista una deducibilità del 35% (2 milioni di euro/anno), 20% (5 milioni di euro/anno) e 50% nel caso di startup sociali (col limite di 2 milioni di deducibilità massima a fronte di un investimento di 5 milioni massimo).

    Sono anche previsti Indicatori per valutare il track record (e la performance) di un incubatore o acceleratore, per valutare l’accesso alle agevolazioni.

    Crowdfunding e Social Lending

    Nell’ottica dell’incentivazione all’investimento privato nelle startup si parla finalmente di Crowdfunding: sono previsti snellimenti per l’avvio dell’attività e registrazione presso la CONSOB, detrazione fino al 75% in dichiarazione dei redditi per investimenti di questo tipo e un investimento massimo di 2,5 milioni di euro. L’investimento minimo possibile deve essere 20 euro e lo scopo della piattaforma ben definito al momento della costituzione.

    Il Social Lending è invece destinato alle startup sociali: attraverso questo sistema di prestito e opportuni vantaggi fiscali si vuole spingere il supporto alle iniziative di stampo sociale attraverso il ricorso a capitale di debito, non per forza di origine bancaria.

    Garanzia per il credito bancario

    È prevista inoltre l’istituzione di una sezione speciale del fondo a garanzia delle PMI, nella somma di 30 milioni di euro, per le startup rientranti nei criteri prima definiti per operazioni di garanzia e controgaranzia. L’obiettivo è incentivare l’investimento privato attraverso un supporto fino l’80% del prestito con commissioni azzerate.

    Per la fase di “Exit”: riacquisto quote e vendita entro i 4 anni

    Possibilità di deduzioni fiscali e altri mezzi attraenti per reperire il capitale (uso del Fondo di Garanzia per esempio) affinché i fondatori possano riappropriarsi delle quote cedute in precedenza, oppure una deduzione fiscale del 50% per gli investimenti destinati all’acquisizione totalitaria di una startup entro i 4 anni di vita da parte di soggetti terzi.

    Quotazione semplificata e “borsa sociale”

    La fase di quotazione è il momento di valorizzazione assoluto per una startup. Per questo motivo viene prevista una cifra simbolica flat e deducibilità al 100% dei costi relativi alla quotazione durante i primi 24 mesi di essa. In questo modo si vuole spingere sulla dimensione internazionale favorendo l’afflusso di capitali esterni.

    La creazione di una borsa sociale ha come obiettivo la costituzione di un mercato finanziario a tutti gli effetti, gestita da un’impresa di investimento già esistente e da una società di promozione per favorire l’incontro tra domanda e offerta di quote e titoli di startup a vocazione sociale. Si vuole quindi rendere la startup sociale interessante quanto la startup classica, con però in mente un investimento di natura etica e non puramente speculativo.

    Fallimento semplificato e cessione di asset 

    Il fallimento allo stato attuale delle cose è visto come una tragedia sia dal punto di vista personale (con le implicazioni sociali connesse), che dal punto di vista della gestione della procedura stessa. Gli ecosistemi snelli e prolifici vedono invece il fallimento come una fase che fa parte della natura delle cose e che, anzi, è insegnante di esperienza per le avventure future. Non per niente il motto della Silicon Valley è “fail to fail better” (fallisci per fallire meglio) e chi ha più esperienze andate male “all’attivo” è visto meglio che una persona alle prime armi (sempre che si sia imparato dagli errori).
    Con le garanzie adeguate, non può che essere una svolta culturale importante anche per noi: per questo motivo sono state previste procedure di liquidazione con durata massima di 60 giorni, dove lo startupper stesso è il liquidatore, senza oneri camerali e con l’annullamento delle rigide restrizioni attuali per i falliti.

    La disciplina della continuità aziendale ha come caposaldo il concetto del “meglio un exit meno remunerativa che il fallimento”:  l’obiettivo è semplificare l’attuale regolamentazione del concordato fallimentare (pensato per realtà grandi) così da liquidare la startup valorizzando la proprietà intellettuale e preservando gli asset commerciali.

    Contamination Lab: come collegare studenti ed investitori

    Le università sono i luoghi dove si possono creare le amicizie di una vita, ma anche trovare i futuri soci per un’avventura imprenditoriale: per questo motivo l’istituzione di spazi con dotazioni tecnologiche adeguate dove gli studenti possano incontrarsi, ma anche lavorare e tenersi in contatto con gli investitori, è di fondamentale importanza.

    Consapevolezza

    In contrasto con i canoni legati al lavoro da lungo tempo ormai instauratisi, il rapporto parla della creazione di consapevolezza: ovvero che il lavoro non per forza si cerca (o viene, paradossalmente, a cercarti), ma ce lo si può anche creare. Mezzi di questo cambio culturale devono essere, nell’ottica del rapporto, il servizio televisivo pubblico (sulla falsariga dell’esperienza anglosassone) e la scuola, attraverso i quali i ragazzi fin da più giovani devono esser messi in grado di conoscere le possibilità che ci sono nel mondo. Senza fossilizzarsi in schemi prestabiliti.

    Territorio e piano nazionale per gli ecosistemi startup

    Il territorio è allo stesso tempo importante, e la startup, fintanto che è tale, è come tutte le imprese legata al territorio di origine. Non si tratta solo di indotto, ma anche di possibilità e prospettive che imprese non convenzionali possono portare in un determinato contesto, arricchendolo o cambiandone le sorti (sia innovando che ingrandendosi fino ad essere datore di lavoro di dimensioni importanti).

    Per questo motivo è anche previsto il lancio di un Piano Nazionale per gli ecosistemi startup, supportato da un fondo di 50 milioni di Euro dove l’iniziativa privata deve sostenere un minimo del 30% del capitale complessivo dell’investimento. L’obiettivo è coinvolgere gli enti locali (ANCI, Conferenza regioni, ecc.), così che sia presentato un piano organico in ottica collaborativa e sia possibile la creazione di un’area con burocrazia semplificata, il tutto sotto la vigilanza di un comitato di esperti.

    In questo caso il rapporto parla di date precise per quanto riguarda gli ecosistemi:

    Lancio del bando: novembre 2012

    Candidature dei progetti entro: febbraio 2013

    Valutazione e selezione entro: aprile 2013

    Firma dei contratti:  maggio 2013

    Realizzazione dei progetti: a partire dal 1 giugno 2013

     

    Conclusioni

    Il rapporto qui sopra presentato sicuramente non manca di carica innovativa. Il lavoro denota una qualità raramente vista in provvedimenti recenti ed è possibile intuire la passione che ne ha spinto la realizzazione. Sicuramente non è perfetto e alcune soluzioni possono sembrare di compromesso. Può essere discutibile la scelta di voler definire cosa sia una startup con le seguenti limitazioni per accedere ai benefici semplificatori; la volontà stessa di creare una nuova categoria di imprese con “la vita più semplice” (anche se a fronte di rigidi requisiti); il dubbio su come sarà accolta dall’attuale burocrazia tanta volontà di semplificazione; la mancanza di infrastrutture (digital divide in primis); in ultimo il fatto che, non deve essere dimenticato, che siamo di fronte solo ad un rapporto: nessuno degli elementi qui presentati è già legge, non ci sono decreti attuativi e la via per la realizzazione di molte di queste idee sarà molto impervia.

    Ciononostante dà quantomeno speranza la creazione di un documento simile: si è finalmente giunti alla consapevolezza, a livello istituzionale, che è necessario investire in innovazione, diversamente non sarà possibile un rinnovamento culturale ed economico, evitando così un inesorabile declino generalizzato. Dobbiamo solo sperare che non resti l’ennesima buona dichiarazione di intenti.

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  • PMI: Un migliore accesso ai finanziamenti e promozione dell’imprenditorialità

    PMI: Un migliore accesso ai finanziamenti e promozione dell’imprenditorialità

    In occasione della quarta riunione dei rappresentanti delle PMI europee tenutasi a Malta il 15 giugno 2012, Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione europea, ha annunciato una serie di nuove iniziative e azioni previste per migliorare l’accesso delle PMI ai finanziamenti, per promuovere l’imprenditorialità e far sì che le PMI entrino nei mercati internazionali. Per agevolare l’accesso ai finanziamenti la Commissione ha pubblicato oggi una guida pratica contenente informazioni sul modo per accedere a più di 50 miliardi di EUR di finanziamenti pubblici nei 27 Stati membri. In secondo luogo, la Commissione ha avviato una campagna d’informazione su scala europea per la rete Enterprise Europe al fine di aiutare le PMI a ottenere accesso a finanziamenti. Le PMI possono contattare uno dei 600 partner della rete Enterprise Europe che forniranno loro informazioni sull’UE sulle e sulle fonti nazionali di finanziamento.

    Guida pratica per le PMI per aiutarle ad accedere a più di 50 miliardi di EUR di finanziamenti

    Per facilitare l’accesso ai finanziamenti la Commissione europea ha pubblicato oggi una guida pratica per le PMI che fornisce informazioni sul modo per accedere a più di 50 miliardi di EUR di finanziamenti pubblici nei 27 Stati membri. La guida presenta più di 120 programmi di finanziamento nazionali o regionali e fornisce informazioni chiave che possono aiutare le PMI a candidarsi a beneficiare dei diversi programmi indicandone le caratteristiche, i termini, le condizioni e le persone da contattare.

    Più di 600 partner della rete Enterprise Europe forniscono consulenza sull’accesso ai finanziamenti

    Il personale di più di 600 partner della rete Enterprise Europe è stato formato in tema di accesso ai finanziamenti affinché possa meglio aiutare le PMI a trovare la fonte di finanziamento più adeguata. La Commissione ha istituito la rete Enterprise Europe per aiutare le PMI a diventare più competitive, a muoversi in una dimensione internazionale e a trovare partner commerciali e tecnologici. La rete è rappresentata in 51 paesi da 600 organizzazioni partner. Le PMI che desiderano accedere a finanziamenti possono contattare il membro più vicino della rete Enterprise Europe che fornirà loro informazioni sull’UE e sulle fonti nazionali di finanziamento.

    Piano d’azione per valorizzare le potenzialità imprenditoriali dei cittadini europei

    La Commissione europea sta preparando un piano d’azione “Imprenditorialità” – da pubblicarsi nell’autunno 2012 – che affronterà gli ambiti in cui le potenzialità imprenditoriali dei cittadini possono essere valorizzate e in cui è possibile sormontare le strozzature e gli ostacoli che si frappongono alle attività imprenditoriali. Possibili ambiti d’azione sono:

    • Agevolare i trasferimenti di imprese: annualmente 150 000 imprese con 600 000 posti di lavoro vanno perdute perché i proprietari vanno in pensione o passano ad altre attività.
    • Procedure efficienti in caso di bancarotta e possibilità di una seconda opportunità: poiché il 96% di tutti coloro che fanno fallimento è costituito da persone oneste (ad esempio persone che falliscono a causa di ritardi di pagamenti), la disponibilità di procedure più celeri e più abbordabili per liquidare un’azienda e liberare i titolari dalla stigmatizzazione della bancarotta potrebbe stimolare la creazione di imprese.
    • I giovani – gli imprenditori del futuro: i giovani sono più inclini ad avviare una propria impresa quando hanno seguito un programma “imprenditorialità” durante l’istruzione primaria o secondaria.
    • Le donne – il più grande bacino non sfruttato di potenzialità imprenditoriali in Europa: le donne si trovano ad affrontare diverse difficoltà nella gestione di un’impresa e rappresentano soltanto un terzo dei lavoratori autonomi nell’UE.
    • Gli anziani – mantenere attive le conoscenze imprenditoriali: i cittadini di più di cinquant’anni recano un notevole know-how e una preziosa esperienza per l’avvio e la gestione di un’impresa.

    Per il comunicato completo clicca qui

    Foto: Bandiera dell'Unione (EU Flag) by Giampaolo Squarcina via Flickr
  • Verso la creazione di un “Common European Sales Law”

    Verso la creazione di un “Common European Sales Law”

    Sei una PMI e vorresti emergere nel mercato europeo?
    Sei un consumatore e ti piacerebbe acquistare prodotti a prezzi più competitivi?

    La recentissima “Proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio relativo ad un diritto comune europeo della vendita” (cd. CESL, Common European Sales Law) presentata a Bruxelles dalla Commissione Europea l’11 ottobre 2011 mira proprio “migliorare l’instaurazione e il funzionamento del mercato interno facilitando l’espansione degli scambi transfrontalieri per le imprese e gli acquisti transfrontalieri per i consumatori” .

    La ratio di tale proposta è quella di creare, in ambito comunitario, un diritto comune ‘opzionale’ da applicare ai contratti di vendita nelle operazioni transfrontaliere.

    Ai sensi dell’art. 4 del regolamento, “un contratto fra professionisti è transfrontaliero se le parti hanno la residenza abituale in paesi diversi, uno dei quali almeno sia uno Stato membro” mentre, “un contratto fra un professionista e un consumatore è transfrontaliero se l’indirizzo indicato dal consumatore, l’indirizzo di consegna del bene o l’indirizzo di fatturazione si trovano in uno paese diverso da quello in cui il professionista ha la residenza abituale e almeno uno di questi paesi è uno Stato membro”.

    In sintesi, il Common European Sales Law è un corpus normativo autonomo ma facoltativo, quindi applicabile su base volontaria in virtù di un espresso accordo tra le parti. Ogni professionista sarà così libero di scegliere se predisporre un contratto secondo questo regime (sistema di opt-in) o di applicare il diritto contrattuale nazionale previgente (che non subirà alcuna modifica).

    La proposta di regolamento si prefigge l’obiettivo di realizzare un livello elevato di protezione dei consumatori ma soprattutto di aiutare le PMI a trarre maggiore profitto dalle opportunità offerte dal mercato.

    La relazione di accompagnamento alla proposta ha infatti evidenziato come la differenza “tra i singoli diritti dei contratti degli Stati membri” rappresenti “un ostacolo per chi […] intenda effettuare scambi transfrontalieri nel mercato interno”.

    L’applicazione del diritto comune europeo  agli scambi transfrontalieri – sia tra imprese (B2B) che tra imprese e consumatori (B2C) – permetterà di superare ogni difficoltà legata alla scelta di quale diritto dei contratti applicare e la conseguente necessità per i professionisti di adeguarsi ai diversi diritti nazionali, comportando un sensibile risparmio sui costi di transazione.

    L’adozione di tale regolamento comporta vantaggi anche sotto il profilo concorrenziale: con l’aumento della concorrenza nel mercato interno, infatti, cresce anche la possibilità dei consumatori di accedere alle offerte provenienti da tutta l’UE (a prezzi inferiori), pur godendo di certezze in ordine ai loro diritti.

    Tra i punti di forza della proposta di regolamento deve evidenziarsi:

    – la cospicua tutela del contraente debole – sia esso consumatore o professionista – idonea a generare fiducia nel mercato e quindi a contribuire al suo sviluppo;

    – l’obbligo di assicurare continui flussi informativi e trasparenza in ogni fase contrattuale;

    – la predisposizione di una nota informativa standard sul diritto comune europeo;

    – la possibilità di sindacare nonché sanzionare – anche con un intervento giurisdizionale – l’ingiustizia contrattuale in caso di alterazione funzionale della causa (ovvero in caso di eccezionale e imprevedibile mutamento delle circostanze nel momento di esecuzione del contratto).

    Anche il Consiglio Nazionale Forense, con un comunicato stampa dell’11 aprile 2012, ha salutato con favore il progetto della Commissione europea volto alla creazione di un “Common European Sales Law”.

    Sebbene la proposta della Commissione non sia andata esente da rilievi critici, è stato rilevato che “una disciplina uniforme nei 27 paesi Ue favorirà gli scambi transfrontalieri promuovendo le esportazioni delle piccole e medie imprese e la crescita economica”.

    A ben vedere, la proposta si pone in linea con le molteplici attività di armonizzazione del diritto europeo promosse dal Consiglio nazionale forense e dal suo presidente Guido Alpa e costituisce un importante tassello per la creazione di un codice civile europeo.

    Link utili:

    Proposta di regolamento:

    Link comunicato stampa Regolamento Europeo: 

    Link comunicato stampa del Consiglio Nazionale Europeo:

    Articolo di Licya Spada, 26 anni, laureata in Giurisprudenza, specializzata in professioni legali presso la Scuola di specializzazione per le Professioni legali dell’Università di Bologna.

     

     

     

    Foto: By Swishphoto Via Flickr, Creative Commons Atributions.
  • Elimina i clienti inutili e fai crescere il tuo business

    Elimina i clienti inutili e fai crescere il tuo business

    Per far crescere un business di successo, hai bisogno dei clienti migliori e più promettenti. Ma ricorda che non serve cambiare tutti i tuoi vecchi clienti. Vedi questo processo come quello dei coltivatori di zucche.

    La rimozione delle zucche meno promettenti dalla pianta è una procedura operativa standard per gli agricoltori. Non c’è pietà, è una questione di sopravvivenza.

    Potresti pensare: “Non posso permettermi di perdere un singolo clienti, quindi mi limiterò a concentrarmi sulla crescita con i miei clienti top.”
    …ma non puoi dedicare a tutti, tutto il tempo. Quando hai cattivi clienti, non puoi fare il lavoro necessario per far crescere quei rapporti, perché semplicemente non crescono…

    E’ tempo di rimuovere le zucche malate, in modo che i tuoi attuali clienti top, e altri nuovi clienti, possano fiorire. Se questo passo ti spaventa, trova il cliente che ti fa guadagnare di meno e che, quando licenziato, avrà il minimo impatto finanziario sulla tua attività. Spara per primo.

    Così come si fa ad eliminare un cliente?

    Qui ci sono quattro modi per farlo:

    #1 Elimina servizi

    Per sbarazzarsi di clienti, basta dire loro che non offri più una certa tipologia di servizi.
    Ad esempio, potresti eliminare un determinato servizio o la manutenzione di un tipo specifico di società. Per fare questo, utilizza il trucco “esperienza nel settore”: “mi spiace ma abbiamo spostato tutte le nostre risorse al servizio di un’azienda diversa, e non possiamo più aiutarti.”

    #2 Priorità al top

    Quando i buoni clienti chiamano, vanno serviti per primi. I clienti non produttivi vengono spinti verso il fondo della lista. Quando sei al telefono con un cliente poco interessante e un tuo “cliente top” chiama, educatamente riaggancia e richiama subito il tuo cliente top. Certo, potresti pensare che il sistema sia sbrigativo, (e lo è) ma nel tuo business non puoi perdere tempo.

    #3 Aumenta i prezzi

    Se vuoi veramente vedere i clienti cattivi scappare, alza i prezzi. E io non intendo un misero 10 o 20%. Aumenta il prezzo fino a quando non diventa proibitivo per il cliente (quello che vuoi eliminare ovviamente). In rari casi, solo alcuni clienti saranno all’altezza della situazione, pagando il prezzo più alto per continuare a lavorare con te.

    #4 Rifiuta due volte

    Un altro modo per spezzare i legami con un cliente improduttivo è avere un accordo con un importante cliente che vuole l’esclusiva. Non sto suggerendo di creare effettivamente un contratto, l’obiettivo è quello di avere una spiegazione. Basterà dire che ora hai un contratto in esclusiva con un cliente di rilievo.

    Dopo aver finito con i clienti inutili, è il momento di sbarazzarsi di quelli che semplicemente non vanno bene per il tuo business. Anche i buoni clienti hanno bisogno di un calcio se sono inadatti a quello che offri. Quando un cliente vuole fare affari con te, ma non è adatto al tuo prodotto, indirizzalo verso un altro venditore che può occuparsi di lui. Stai dando loro un ottimo servizio con l’introduzione a qualcun altro che può servirli in maniera più ottimale..

    Ricordati, proprio come in un campo di zucche, la sarchiatura è un processo costante.
    Prenditi uno o due giorni per valutare i clienti e prendere le decisioni difficili.

    Liberamente ispirato da: Entrepreneur Magazine
    Foto: By knitsteel via Flickr, Creative Commons Attribution
  • Internazionalizzazione ed export? Udine: 10 e 11 Luglio 2012

    Internazionalizzazione ed export? Udine: 10 e 11 Luglio 2012

    E’ decisamente interessante e degno di nota il programma di attività estive dedicate all’internazionalizzazione d’azienda proposto dalla Camera di Commercio di Udine, attraverso l’Azienda Speciale Imprese e Territorio e con il finanziamento di Unioncamere. La due giorni di sessioni di lavoro che si terrà il 10 e l’11 di Luglio presso la sede della Camera di Commercio di Udine sarà orientato principalmente a favorire l’internazionalizzazione delle imprese “matricole” ossia quelle aziende che non hanno mai operato sui mercati esteri o che hanno partecipato solo a sporadici eventi fieristici esteri.

    L’evento sull’internazionalizzazione vedrà la collaborazione di qualificati esperti SACE  e di marketing internazionale, con l’obiettivo di contribuire a fornire le conoscenze utili ad un approccio consapevole ai mercati internazionali.

    Programma:

    Martedì 10 luglio 2012

    • 9.15 APERTURA LAVORI
Giovanni Da Pozzo, Presidente della Camera di Commercio di Udine
    • 9.30 Il rischio paese e la sua analisi
Carlo Guarinoni,  Senior manager Sace
    • 11.30 L’analisi della controparte privata estera
Mariano Di Biagio,  Senior Risk Analyst Sace
    • 13.00 CONCLUSIONE PRIMA PARTE
    • 14.00 Le clausole maggiormente rilevanti nei contratti di fornitura internazionale
Antonio Bartolo, Divisione Legale societario e Compliance Sace
    • 15.45 Il recupero dei crediti insoluti
Antonio Bartolo,  Divisione Legale societario e Compliance Sace
    • 17.15 CONCLUSIONE

    Mercoledì 11 luglio 2012

    • 9.30 Orientamento sui mercati internazionali
    • Roberto Corciulo,  Chairman IC&Partner Group
    • PARTE PRIMA
• La globalizzazione e i nuovi attori del commercio internazionale
• Il mercato unico europeo
    • 11.30 PARTE SECONDA
• L’internazionalizzazione come strumento di crescita
• La scelta d’internazionalizzare
• Andamento dei mercati e posizionamento strategico
    • 12.30 Dibattito e somministrazione di questionario per la rilevazione di attività 
e mercati di potenziale interesse per le Piccole e Medie Imprese
    • 13.00 CONCLUSIONE

    Le sessioni sono previste per un massimo di 20 partecipanti. La partecipazione all’evento è gratuita e aperta a tutte le imprese interessate previo invio della scheda di adesione. Per informazioni più dettagliate sulle modalità di partecipazione consulta il sito ufficiale della Camera di Commercio di Udine.

  • Startup Sauna: la beauty farm finlandese per le idee

    Startup Sauna: la beauty farm finlandese per le idee

    Startup Sauna è un programma della Aalto University con lo scopo di aiutare il mondo delle start-up nell’area dei paesi baltici e Russia nelle loro primissime fasi per portarle ad essere in grado di competere nel mercato mondiale. Il programma è non-profit.

    Il motto è “we don’t mentor, we coach” grossomodo traducibile come ” non facciamo da mentori, ma da allenatori”, prevedendo selezioni delle migliori idee due volte l’anno (primavera e autunno), e per ogni occasione il percorso si divide in tre fasi:

    • Startup Sauna Warmup: lezioni di coaching sono tenute nelle città leader del mondo startup del nordeuropa/ Russia che prevede una prima scrematura che porterà i vincitori di questa prima fase a poter accedere alle finali presso l’Aalto Venture Garage.
    • Startup Sauna:  sei settimane di training intensivo per 15 team selezionati. È previsto lavoro full time presso l’Aalto Venture Garage durante l’adestramento e la fase termina con un meeting con potenziali investitori.
    • Startup Sauna Silicon Valley: come si potrà evincere dal nome, i team migliori saranno portati nella Silicon Valley per poter incontrare investitori, concorrenza e media.

    L’area dei paesi baltici è molto interessante, basti solo pensare che Skype e GetJar sono nate rispettivamente in Estonia e Lituania: perchè non provarci?
    Maggiori informazioni sul sito ufficiale 

  • 8 utili consigli per ritrovare la tua concentrazione

    8 utili consigli per ritrovare la tua concentrazione

    Ti capita di arrivare alla fine della giornata e non ti accorgi del tempo che è passato?
    Inizi un progetto ma poi ti perdi in dettagli inutili?
    Vorresti del tempo per il tuo business ma sei troppo impegnato a “salvare il mondo”?

    Ecco otto modi per evitare che le distrazioni possano danneggiare la tua produttività:

    #1: Crea un elenco e rileggilo spesso

    Non ha senso fare un elenco di cose da fare, se poi finisce sotto tutti i documenti, alla fine della giornata. Devi tenerlo nel tuo campo visivo: usa i post-it piuttosto e mettilo proprio dove lo vedi ogni volta che alzi lo sguardo, rispondi al telefono o usi il pc.

     #2: Chiudi la porta

    Sembra l’opposto del buon senso. Non dovresti essere a disposizione dei dipendenti quando hanno un problema? Beh, se non si stanno concentrando abbastanza sulla tua attività allora sì che avranno un problema… trovare un altro lavoro. In questo momento come imprenditore la tua azienda viene per prima… i dipendenti per secondi. E forse, se non riescono a raggiungerti, prenderanno qualche utile iniziativa e risolveranno loro i problemi.

     #3:  Alzati quando qualcuno entra in ufficio

    Ciò significa che il visitatore non può sedersi e la maggior parte della gente si stancherà di stare in piedi e se ne andrà quando vi sarete accordati. Se qualcuno è particolarmente prolisso, nonostante lo stare in piedi, cammina intorno alla scrivania e spostati fuori dalla porta e giù per il corridoio. Poi scusati per la fretta e torna in ufficio.

    #4:  Limita le azioni che ti fanno perdere l’attenzione

    Quanto spesso controlli la posta elettronica, Facebook, o il cellulare? Prendi direttamente le telefonate o lasci che se ne occupi un front-office? I potenziali fornitori entrano subito in contatto con te appena varcano la parta dell’ufficio? Ognuno di queste cose ti distrae dal tuo business principale. Programma momenti specifici per affrontare queste questioni in modo da avere del tempo per fare il tuo vero lavoro.

    #5:  Analizza i motivi della procrastinazione

    Aspettare per fare qualcosa può essere una questione di emozione piuttosto che di distrazione. Hai paura di non avere le capacità per realizzare qualcosa di importante nel tuo business? Ti senti di non avere abbastanza informazioni per fare un buon lavoro? Sei nervoso per il passo successivo dopo il progetto corrente? Prenditi del tempo con carta e matita, annota i motivi per cui non stai affrontando una cosa, analizzali e trova la soluzione.

    #6:  Prendi a piccoli morsi

    Questo è un consiglio contro la procrastinazione. Se inizi, è possibile eseguire più di quanto pensi con un extra di 15-20 minuti ogni ora. Non aspettare di avere il “tempo che serve” per iniziare a fare qualcosa, altrimenti non inizierai mai.

    #7:  Pulisci la tua scrivania

    Se sei pronto a tuffarti in ​​un progetto di grandi dimensioni, elimina dall’area di lavoro gli altri doveri minori. E ‘così facile scorgere qualcosa che ci vorrà solo un paio di minuti e smetterai di lavorare sulla roba grossa per affrontare le piccole cose. Non lasciare che le distrazioni visive possano distoglierti dai tuoi progetti.

    #8: Devi solo farlo

    Chiudi la porta, spegni il telefono, svuota la scrivania e inizia. Metti un cartello fuori dalla porta dell’ufficio con scritto qualcosa di simile, “Qualunque cosa succeda, me lo dirai domani.” Se rimuovi tutte le scuse e le distrazioni, puoi effettivamente realizzare alcuni dei tuoi obiettivi nel business, anche prima di quanto ti aspetti.

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  • 3 passi per far crescere la tua azienda

    3 passi per far crescere la tua azienda

    Una società ha bisogno di fare alcuni cambiamenti di filosofia per potersi trasformare da start-up ad azienda in espansione.

    Se sei in un business da qualche tempo e non sta crescendo in fretta, il perché può essere ricondotto a tre motivi principali:

    1) Tu non vuoi crescere.
    Ad alcuni imprenditori piace il ritmo della loro attività.

    2) Non hai accesso alle risorse per crescere.
    Sia le persone, il denaro, il mercato o i fornitori sono limitati e stai lavorando per avere accesso a ciò che ti serve.

    3) Non hai fatto il necessario per far crescere il tuo business.
    Se hai ambizione e le risorse necessarie, ma ancora non stai crescendo rapidamente come vorresti, questo potrebbe essere il tuo problema.

    Per sviluppare la tua start-up hai bisogno di cambiare il modo di pensare riguardo ai tuoi prodotti, le tue offerte e i tuoi clienti.
    Ecco tre cose che potrebbe essere necessario fare per la tua azienda:

    #1: Da “cosa” a “perché”

    Nelle prime fasi della tua azienda, è naturale concentrarsi sul prodotto o servizio.
    Questo è il “cosa” della tua attività: la creazione di valore per il cliente proviene dalla produzione della tua organizzazione. Poi, man mano che il mercato cresce, soprattutto in mercati competitivi, ci si differenzia dagli altri con la consegna e servizio.

    Lo spostamento verso la crescita viene dopo: focalizzati sul “perché” della tua cultura aziendale, l’elemento che attira i clienti più fedeli e zelanti.

    #2: Da “più” a “meno”

    L’avvio di un’impresa può essere eccitante ma anche spaventoso. La sopravvivenza impone che tu dovresti vendere più velocemente e in maggior quantità. Questo è come stabilisci il fondamento delle entrate e dei clienti.

    Se vuoi crescere ricorda che vendere sempre di più non ti porterà un guadagno in termini di efficienza; il passo successivo che devi compiere è cambiare il focus del tuo mercato: invece di vendere a tutti, ridefinisci la vendita verso il tuo cliente ideale.

    #3: Da “eroi” a “organizzazione”

    Gli “eroi” sono persone decise e motivate, ingredienti fondamentali di qualsiasi azienda, indipendentemente dalle sue dimensioni. La sfida è capire come trovare e assumere queste grandi persone.

    La tua azienda può sfruttare il suo successo con lo sviluppo di un’organizzazione perfetta che può avere successo anche durante lo sviluppo di nuove persone. Assicurati di avere una chiara ed efficiente organizzazione in queste cinque aree chiave :

    Marketing: Come si generano interessi, visite e contatti.
    Vendite: Come si qualificano la trattativa, la chiusura e l’accordo.
    Operazioni: Produrre le offerte promesse.
    Finance: Tracciabilità, previsione e gestione dei flussi di cassa e finanziamenti.
    Servizio: Portare avanti il business con coerenza e qualità.

    Sviluppare queste cinque parti della tua azienda può sembrare solo buon senso, ma richiede una profonda riorganizzazione e semplificazione della tua azienda per consentirle di crescere.

    Se vuoi che la tua attività faccia dei salti in avanti hai bisogno di impegnarti in questi cambiamenti nel tuo modo di pensare.

    Liberamente ispirato da: Inc. Magazine
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  • 6 strategie per evitare di “friggere” la tua start-up

    6 strategie per evitare di “friggere” la tua start-up

    # 1 Quando un buon cliente è in realtà un cattivo cliente?

    Valorizza maggiormente il profitto vero e proprio che il semplice giro d’affari. Come fare? Guarda bene i numeri quando stai per firmare un contratto con un nuovo cliente. Se analizzando in modo dettagliato i pro e i contro ti accorgi che non avresti abbastanza profitto considerando le risorse e la gente necessaria per completare il lavoro… molla. Nel caso in cui ti dovessi trovare a rifiutare il contratto fallo a testa alta, stai facendo business non carità. Un cliente non è un cliente se non ti paga.

    # 2 Stai attento ai soldi 

    • Cerca un collaboratore (non tu e nemmeno un altro cofondatore) per tenere sotto controllo il tuo credito;
    • Appuntati le scadenze delle fatture;
    • Utilizza fino all’ultimo giorno i termini di pagamento che i tuoi fornitori ti danno;
    • Lavora sul costruire una buona reputazione e considera di offrire sconti per i grandi ordini;
    • Cerca di rinegoziare i termini di pagamento con I fornitrori il più frequentemente possibile (sapranno che offerta farti per tenerti come cliente)

    # 3 Usa una buona quantità di realismo (ma non smettere di sognare)

    Non basare le tue proiezioni di profitto su calcoli fatti a caso. Decidi un target per le tue vendite che sia il più realistico possibile (anche se è un target basso non importa ma tieni conto dei margini di profitto.) Tieni sotto controllo le spese di amministrazione e fai in modo che funzioni per il target di vendite che ti sei imposto. Questo punto è importantissimo in quanto puoi vendere il miglior servizio o il miglior prodotto al mondo ma se non calcoli la posizione esatta dove posizionare la tua rete di salvataggio sei fritto.

    # 4 La gente giusta

    Un business senza le “teste giuste” è spacciato. Anche se sei la sola persona coinvolta… potresti (involontariamente) remare contro. Com’è possibile? Solo perchè il business è tuo ciò non vuol dire automaticamente che tu abbia tutte le competenze per svolgere tutte le funzioni in maniera ottimale. Al cuore del successo c’è la giusta mentalità e le giuste abilità professionali. Cerca collaboratori che completino le tue mancanze, collaboratori che facciano cià che tu non saresti in grado di fare bene. Non strafare, usa il concetto di network il più possibile.

    # 5 Agisci velocemente quando la velocità è richiesta

    Se il tuo giro d’affari è in punta di piedi su un burrone… devi prendere immediate precauzioni e tagliare sulle spese di amministrazione e sui costi generali. Dalla pubblicità (usa la potenza dei social media) fino ai programmi gestionali la parola d’ordine è taglia… se annusi il temporale nell’aria, metti al sicuro il tuo business, costi quel che costi.

    # 6 Ringrazia quando è il momento di ringraziare (praticamente sempre)

    Ricordati di chi ti ha portato fino a dove sei: te stesso e il tuo stile di leadership, il tuo staff e tutte le persone che hano fatto del loro meglio credendoci.. è il tempo di compensare te stesso e compensare loro. Quando il tuo business inizia a crescere ringrazia monetariamente e verbalmente tutti, ce l’avete fatta, pronti per un nuovo traguardo.

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