Categoria: Economia

  • I 7 business più fuori dal comune

    I 7 business più fuori dal comune

    Quanto paga bene pensare in maniera diversa dalla massa?  Magari andare in cerca di un mercato di nicchia per fare affari.. e magari con qualche idea stravagante, fuori dal normale, assurda.

    Quasi di sicuro ti farai più di qualche risata e dirai più di una volta “Non ci credo!!” leggendo quali sono i 7 business più fuori dal comune (ma che pagano) in America (magari vorrai importarne uno in Italia, chi lo sa).

    1. Commerciare capelli

    Il sito buy and sell hair  (compra e vendi capelli) dà la possibilità agli utenti di fare annunci per vendere I loro capelli online. I prezzi? Dai 150$ ai 3000$ (esclusi le offerte soggette ad asta.. quelli costano ancora di più..)

    2. Commerciare passeggini per cani

    ECCO

    Mai sottovalutare quanto i padroni possano rendersi ridicoli nell’adulare i loro fedeli amici a 4 zampe. Lo sa bene il team di hound pound  che produce passeggini per cani in due diversi colori e taglie. Il prezzo? A partire da 200$ (si sa, I passeggini sono cari)

    3. Noleggiare borse di lusso

    Perchè le donne devono sopportare stress emozionali e sacrifici finanziari collegati alla ricerca senza fine dell’accessorio giusto per ogni evento, che sia un matrimonio o una semplice cena? Non devono più ! C’è una community americana di circa 300.000 donne che non “soffrono più” a causa di questi stress. Il sito Bag Borrow or steal  (Noleggia una borsa oppure ruba) permette alle donne di noleggiare lussuose borse di brand famosi nvece che sborsare grandi cifre per comperarle.

    4. Distruggere gomme da masticare

    Loro sono i gum busters un gruppo di ragazzi newyorkesi, stanchi di chewing gum attaccati ovunque hanno inventato una macchina che riesce ad agire sulla gomma da masticare e staccarla senza rovinare le superfici e soprattutto senza particolari agenti chimici. Strano come lavoro? Certo. Necessario? Lavorano sia per privati che per enti pubblici… per un mondo senza gomme da masticare attaccate sulle panchine al parco.

     5. Rompere piatti

     Ti ricordi quando eri piccolo e tua mamma ti urlava contro ogni volta che rompevi un piatto? Sarah Lavely ha capito che l’esperienza di tirare un piatto contro il muro innanzi tutto rompe un taboo e secondo aiuta la gente a sfogare emozioni represse. Allora perchè non aprire un negozio a San Diego, il Sarah’s Smash shack dove la gente può distruggere piatti (pagando) e lasciare andare il nervosismo. I piatti rotti? Vengono donati ad un’associazione che produce mosaici.

    6. Noleggiare parenti

     

    Parenti serpenti si dice no? Eppure a Tokyo si sono posti il problema di tutte quelle persone che hanno pochi parenti (o non ne hanno proprio) e hanno bisogno di noleggiarne uno per le occasioni più speciali. Noleggiano anche “papà” per aiutare le ragazze madri a prendersi cura dei figli e “mariti” per aiutare le donne ad impratichirsi con la routine della vita coniugale (sesso escluso).

    7. Vendere zolle di terra Irlandese

    Quando inizi una nuova attività la prima cosa su cui devi concentrarti è capire che prodotto o servizio puoi offrire al mercato. Per Tim Macdougald,, direttore di The Auld Sod (in Italiano suona più o meno come “la zolla della regione”), la risposta era proprio sotto ai suoi piedi. La società si è specializzata nel vendere terra della cittadina Irlandese Tipperary nel mercato americano (magari ai tanti Irlandesi emigrati).. hanno iniziato qualche hanno fa e hanno già “rastrellato” milioni di dollari.

    Hai avuto qualche ispirazione per un nuovo business?

     

    Articolo liberamente tradotto da Business Pundit
  • Srl ad 1 € (ssrl)? Ulteriori risvolti pratici

    Srl ad 1 € (ssrl)? Ulteriori risvolti pratici

    Dopo aver visto i punti chiave (almeno quelli chiari) delle nuove srl con capitale sociale minimo di 1 € cos’altro si può comprendere leggendo l’articolo 2463 bis del Codice Civile introdotto dall’art 3 delle liberalizzazioni?
    Ormai lo sappiamo tutti, nei motori di ricerca la voce “srl ad 1 €” è stata cliccatissima negli scorsi giorni e la notizia di poter costituire una srl con un capitale sociale così limitato ha scatenato la fantasia e il desiderio di molto italiani.

    Ma, funziona? Troppo presto per rispondere a questo quesito, come tutte le novità normative  ha bisogno di applicazioni pratiche e di scontrarsi ed integrarsi con tutte le altre leggi contenute nel Codice.
    La motivazione di un capitale sociale ridotto ad un Euro è chiarificata dalla relazione che accompagna il decreto sulle liberalizzazioni

     “…tende a favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, allineando il requisito dell’età fino ai trentacinque anni in coerenza con l’art. 27 della manovra estiva mediante la loro partecipazione a strutture asso-ciate prive dei rigorosi limiti previsti fino ad ora per le società di capitali, che di fatto impediscono l’accesso a tale tipo di struttura da parte degli imprenditori più giovani e meno abbienti …”

    La sicurezza di queste srl?

    Sicuramente dei risparmi dal punto di vista della costituzione societaria in quanto il deposito al registro delle imprese dell’atto costitutivo avverrà mediante comunicazione da parte degli amministratori IN ESENZIONE dei diritti di bollo e di segreteria.

    MA….

    Forse ti stai chiedendo (o forse la risposta già la conosci…) è possibile sul serio e praticamente (al di là delle parole programmatiche che accompagnano il decreto sulle liberalizzazioni) aprire una attività imprenditoriale senza un minimo investimento? È possibile senza investire almeno un migliaio di euro (o più).. anche fosse solamente per comperare un computer e una scrivania per lavorare?

    Ed ecco una piccola aggiunta nell’articolo del decreto che non tutti conoscono

    Entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto deve essere TIPIZZATO (devono venir fornite le caratteristiche fondamentali) lo statuto standard delle società ed individuati i criteri di accertamento delle qualità soggettive dei soci.. cosa vuol dire? Che non appena vuoi cambiare una virgola di quanto è stato preconfezionato come statuto standard da questa futura legge.. bè.. è verosimile pensare che dovrai semplicemente recarti dal notaio e pagare i soldi che prima hai risparmiato oppure ti adatti allo statuto che hai in mano.

    Il problema finale: la liquidazione

    In una società a responsabilità limitata standard sai che il capitale sociale è di 10.000 Euro ed una delle cause di liquidazione per la srl previste dall’Art 2484 cc è il caso in cui il capitale sia ridotto nella misura di 1/3 del minimo legale.. quindi se sei in perdita e hai perso più di 3.334 €, bè devi seguire l’iter normale della liquidazione societaria. E cosa succede con una società con capitale sociale di 1€? Che facendo le debite proporzioni se perdi più di un 0,34 Eurocent.. inizia la liquidazione societaria (Infatti non è ammissibile uno scioglimento senza liquidazione).

    Questo aspetto fa ben pensare sul fatto che l’euro a cui si fa riferimento potrebbe trasformarsi in un investimento molto più cospicuo per evitare situazioni al limite della realtà come quella appena prospettata.
    Rimangono ovviamente i vantaggi di cui sopra nel risparmio di bolli, registrazione e notaio (vedi il calcolo dei risparmi), sempre che non vi pensiate di cambiare la struttura dello statuto standard. Se stai pensando alla costituzione di una srl semplificata ricordati anche della possibilità di usufruire del regime dei minimi.

    Infine

    Questo tweet che abbiamo letto ieri ci ha strappato un sorriso:

    @marcobrambilla: ieri è caduto il primo dentino, e stanotte la fatina ci ha lasciato monetine! Ora siamo indecisi, se mettere nel salvadanaio o aprire 2 SRL…

     

  • Srl ad un 1 € (ssrl).. risolve i problemi?

    Srl ad un 1 € (ssrl).. risolve i problemi?

    Una nuova tipologia societaria entra a titolo ufficiale nel diritto societario Italiano grazie al decreto sulle liberalizzazioni.

    Questa società semplificata:

    • è dedicata ai giovani al di sotto dei 35 anni di età;
    • può essere costituita anche con un solo socio;
    • può nascere con il capitale simbolico di un euro (potrai versare anche di più ma il minimo è 1 euro);
    • potranno parteciparci solo persone fisiche;
    • superati I 35 anni i soci saranno esclusi di diritto.

    Tali società semplificate a responsabilità limitata sono state vagliate dal consiglio dei ministri venerdì 20 Gennaio, ed in seguito all’approvazione è stato inserito l’articolo 2463 bis al codice civile.

    Questo nuovo tipo di società è essenzialmente pensata per l’inserimento sul mercato di nuovi imprenditori e sarà governata sia da regole tipiche delle srl tradizionali sia da aspetti specifici.

    Ecco i semplici punti che dovrebbero aiutare i neo imprenditori :

    • non sarà necessario un atto pubblico per la costituzione e ci si potrà avvalere della comunicazione unica dell’atto costitutivo al registro delle imprese IN ESENZIONE dei diritto di bollo e segreteria;
    • Il capitale sociale ridotto ad un euro (o più) ma non saranno ammessi conferimenti diversi dal denaro (no a conferimenti di beni, crediti o servizi);
    • I soci alla data di costituzione NON devono ancora aver compiuto 35 anni di età, ed una volta superato questo limite i soci verranno esclusi di diritto dalla società (ex art 2473 bis cc) con un rimborso calcolabile sulla base della normativa sul recesso.
      In sostanza SE il socio non viene sostituito da un nuovo giovane socio la società sarà essenzialmente una società A TEMPO, con una durata massima di 17 anni, ipotizzando che il socio che costituisce la società abbia 18 anni;
    • Possibilità di trasformazione della società in altre forme di società di capitali NON in società di persone;
    • Applicazione di un bilancio di tipo semplificato (previsto dall’art 14 della legge 183/2011) che però non è ancora stato regolamentato (vedi Italia Oggi del 18 Gennaio 2012).

    Molto di queste società rimane ancora avvolto nella nebbia più profonda a partire dal fatto che con un capitale sociale così ridotto sarà difficile, se non impossibile, riuscire ad accedere al mercato bancario per prestiti, finanziamenti o qualsivoglia necessità e va da sè come questo singolo fattore potrebbe renderne difficile lo sviluppo.

    Ci si chiede se sia questa la strada di innovazione societaria e nel modo di pensare che sul serio possa portare un beneficio. Qui l’dea c’è ed è quella di competere con forme di società a responsabilità limitate esistenti oltre il confine italiano che sono molto molto più attrattive delle nostre attuali srl, basti pensare alla costituzione di una limited company in Inghilterra (capitale sociale una sterlina) e la possibilità di operare comunque nel mercato Italiano (poichè sempre parte dell’UE) mediante la costituzione di una società satellite della società madre inglese.

    Non è forse che l’innovazione ed un nuovo movimento economico parta da un radicale modo di rivedere il funzionamento anche del diritto societario? L’impressione che si ha è quella che si stia provando a fare tutti gli sforzi possibili per adattare i vecchi modelli alle nuove tendenze economiche senza in realtà innovare profondamente il tessuto costitutivo. Perchè non ripensare tutta la normativa delle srl e semplificare, eliminare burocrazia e spingere sul serio per una innovazione radicale e non a suon di articoli bis e ter? Sono proprio gli articoli bis e ter che ci hanno portato dove siamo.
    Leggi infine quali sono gli ulteriori risvolti pratici delle ssrl e quanto effettivamente ti potrebbe costare costituirne una. e le ventuali possibilità di sgravio fiscale previste dal regime dei minimi.

  • “Piccolo fallimento” per le PMI? ora possibile

    “Piccolo fallimento” per le PMI? ora possibile

    Il decreto legge approvato dal governo venerdì 16 Dicmebre interviene sulle piccole liti, alzando il limitre in Euro ed  introduce  una procedura di esdebitamento per piccole imprese e consumatori, una sorta di piccolo fallimento.

     

    Per quel che concerne la figura del giudice di pace

    E’ stato raddoppiato e portato a mille euro il tetto entro il quale le parti possono stare in giudizio davanti al giudice di pace personalmente e senza la necessità di avere un avvocato.
    L’importanza del decreto legge risiede particolarmente nel fatto che nel caso in cui la parte possa stare in giudizio personalmente (tetto di 1.000 €)  la condanna alle spese della parte soccombente non può superare il valore della domanda. Esemplificando, se il valore della domanda è di 800 € colui che perde potrà essere condannato a pagare 800 €, non 1 € di più. Questo è il risultato di una aggiunta da parte del decreto legge all’art 91 del codice di procedura civile (Vedi Italia Oggi del 20 Dicembre 2011).

    Tale possibilità è giustificata essenzialmente dal fatto che la parte che soccombe non può venire pregiudicata dalla scelta dell’attore vincente di avvalersi dell’assistenza di un avvocato. A livello pratico se l’attore ha fatto causa al  convenuto con una domanda da 800 € e per andare di fronte al giudice di pace ha speso 300€ di assistenza legale, ANCHE SE verrà data ragione all’attore gli verranno riconosciuti gli 800 € della domanda ed in sostanza i 300 € di spese legali non verranno rimborsati. Questo vuol dire a conti fatti che per questo tipi di lite converrà andare di fronte al giudice di pace senza un avvocato, altrimenti si rishcierebbe nel caso degli 800 € di avere un attivo per sè (per l’attore) di 800-300 = 500 €.

    Per quel che riguarda invece i piccoli fallimenti

     E’ stata introdotta anche una procedura per l’esdebitamento per consumatori e PMI (non soggette a fallimento).
    Il debitore sovraindebitato potrà rivolgersi al tribunale e proporre un piano di ristrutturazione elencando le modalità che intende utilizzare per farvi fronte. Il suddetto piano deve tenere da conto ovviamente di tutti i creditori privilegiati e non.

    Per definire il piano di ristrutturazione il debitore ha la possibilità di farsi aiutare da un organismo di composizione della crisi iscritto al ministero della giustizia. Possono fare parte di questa lista tutti gli organismi di mediazione delle camere di commercio, gli ordini degli avvocati ed i commercialisti previa domanda di iscrizione al ministero.
    E’ necessario allegare alla proposta tutta la contabilità degli ultimi tre anni oppure gli estratti conti bancari. Successivamente il piano di ristrutturazione deve essere approvato dai creditori, per le PMI deve esserci l’approvazione da almeno il 70% dei creditori mentre per l’esdebitamento del consumatore si parla di un 50%.Il piano viene poi omologato dal tribunale e nelle more vengono sospese tutte le procedure esecutive individuali ed I sequestri.

    Sicuramente queste nuove modifiche legislative, specialmente per quel che riguarda l’innalzamento del limite per rivolgersi al giudice di pace porterà benefici alla lentezza del sistema giudiziario italiano. Parlando infine della “novità” del piccolo fallimento forse potrebbero essere indicate altre vie dal legislatore, vie più radicali per evitare, se possibile il sorgere di piccoli debiti che poi crescono e che rovinano famiglie di consumatori e piccoli imprenditori. Forse il debito inizia ad essere anche in Italia come in America una questione culturale. Felici le banche.

  • Cina: miniera d’oro per le PMI. Direzione Oriente.

    Cina: miniera d’oro per le PMI. Direzione Oriente.

    La Cina sta diventando giorno dopo giorno sempre più attrattiva per le PMI, siano esse del Veneto, del Nord Est Italia o Italiane in generale. Questo perchè la Cina non è solamente un paese dalle grandissime potenzialità ma può trasformarsi in una vera e propria miniera d’oro. Certo non è da tutti trovare l’oro ma è possibile.

    Condizioni essenziali:

    1) Attento studio di mercato che non si limiti solo al punto di vista di analizzare le potenzialità di business

    2) Tenere in grande considerazione le differenze culturali sussistenti tra Cina e Italia

    Anche Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti immagine, ha confermato in una intervista (Vedi Italia Oggi del 14 Dicembre 2011) la necessità di curare con attenzione l’incontro tra i due mondi.
    E’ di fondamentale importanza per le fiere internazionali ad esempio, adottare un approccio di scouting per fare incontrare l’offerta italiana delle piccole e medie imprese con le esigenze cinesi. “E’ un lavoro impregnativo” ha ammesso Napoleone “ma abbiamo già riscontrato i primi frutti in termini di presenze dei buyer provenienti da quest’area. In media i compratori cinesi sono ormai 500 ogni edizione. Un dato importante se si considera che il principale paese straniero per numero di buyer, la Germania, tocca quota mille”

    Da sottolineare come la Cina non solo offre grande spazio alle PMI ma lascia anche movimento d’azione alle imprese strutturate per una crescita estera. Basta pensare a Moncler (azienda francese specializzata nella creazione di piumini) che sta dando vita ad una serie di negozi nel paese.

    Importantissima la possibilità anche per il settore distributivo, infatti per I gruppi retail europei la “via cinese” rappresenta una grande possibilità di sviluppo, soprattutto dal punto di vista dei “numeri” del fatturato.
    Nonostante la Cina sia partita in ritardo dal punto di vista dello sviluppo della distribuzione commerciale, oramai è ad un livello elevatissimo per quel che riguarda le infrastrutture.
    Molto lavoro c’è ancora da fare invece per quel che riguarda i servizi in Cina e l’attitudine all’acquisto dei consumatori cinesi. La sfida è aperta.

    Un mercato in definitiva  quello cinese che quindi si estende dalla distribuzione, alla vendita, alla collaborazione b2b, all’esportazione di prodotti tipici italiani. Di sicuro l’Oriente è il futuro, un futuro adatto a chi vuole guardare in avanti e lasciarsi alle spalle vecchi modi di pensare e limitazioni territoriali. Pminordest.it è per il futuro, nuove prospettive e crescita. Ora.

  • Gennaio 2012: si inasprisce il rapporto PMI/Istituti di credito

    Gennaio 2012: si inasprisce il rapporto PMI/Istituti di credito

    E’ arrivato il momento in cui (forse) I rapporti tra banche e PMI arriveranno ad incrinarsi.
    Dal 1° Gennaio 2012 infatti le imprese subiranno un declassamento da parte delle banche dopo 90 giorni di sconfinamento nel pagamento dei loro debiti. In sostanza il termine di “tolleranza bancaria” passerà dagli attuali 180 giorni  a 90 giorni passati i quali l’impresa verrà considerata un “cattivo pagatore” e verranno sbarrate le possibilità di altri crediti grazie alla circolarità immediata (tra banche) dell’informazione.

    Questo norma è derivante dall’accordo internazionale di Basilea II (accordo internazionale sui requisiti patrimoniali delle banche nda), entrato in vigore nel 2007.
    Tale normativa deriva più precisamente dalla Direttiva UE che ha recepito Basilea II la quale aveva lasciato 5 anni di “respiro” all’Italia prima dell’applicazione della riduzione da 180 a 90 giorni per il pagamento delle obbligazioni da parte delle PMI.

    E’ stato stimato che attualmente le banche (con i past-due scaduti a 180 giorni) vantino crediti per 10,2 miliardi di Euro e che in proiezione con l’applicazione della nuova regola a 90 giorni I crediti vantati aumenterebbero di circa un 100% arrivando a circa 20 Miliardi di Euro.
    Certo già da tempo gli istituti di credito sono divenuti sempre più fiscali a richiedere la regolarizzazione del crediti al minimo ritardo. Certo anche però che dal 1° Gennaio 2012 la relazione PMI/banche diventerà ancora più complessa e quasi sicuramente vi sarà anche un aumento dei costi applicati al credito scaduto.
    Gli effetti della crisi del credito? Sembrano  imminenti.

    Protocollo d’intesa?

    Si sta comunque provando a lavorare tra le organizzazioni rappresentative delle banche e imprese ad una sorta di protocollo d’intesa che cerchi di attenuare il più possibile gli effetti di un tale cambiamento di rotta. Tale  protocollo dovrà comunque muoversi all’interno dei margini molto stretti concessi e potrebbe portare nel migliore dei casi alla possibilità per le banche di ristrutturare i crediti più “delicati”.

    Per una più completa definizione di cosa si intenda per past due a 90 giorni basta controllare il punto 1, sezione VI (esposizioni con ponderazioni particolari) della cricolare della Banca d’Italia n. 263 che potete scaricare da qui.

     Per “esposizioni scadute” si intendono:

    1)  le sofferenze, le partite incagliate e le esposizioni ristrutturate;

    2)  le esposizioni, vantate nei confronti di soggetti residenti o aventi sede in Italia e verso enti senza scopo di lucro ed enti del settore pubblico), verso imprese e altri soggetti e esposizioni al dettaglio, scadute e/o sconfinanti da oltre 90 giorni;

    3)  le esposizioni, diverse da quelle per le quali è ammessa la deroga dei 90 giorni, scadute/o sconfinanti da oltre 90 giorni.

    Con riferimento alle esposizioni di cui ai punti 2) e 3) le banche possono adottare in alternativa all’approccio per controparte un approccio per transazione ad eccezione delle esposizioni classificate nei portafogli “amministrazioni centrali e banche centrali”, “enti territoriali” ed “enti del settore pubblico”. L’approccio per transazione va sempre applicato al portafoglio “esposizioni garantite da immobili”. La scelta tra approccio per transazione e approccio per controparte va operata a livello di singolo portafoglio e non di singole controparti.

    Questa nuova  definizione di insolvenza quindi che considera rilevanti I debiti scaduti (esposizioni scadute in linguaggio bancario) da oltre 90 giorni andrà sicuramente ad incidere pesantemente proprio su tutte quelle PMI per le quali si invoca a tutto spiano la necessità di un rinnovamento, di crescita e sviluppo.

    Sembra invece che il panorama che si sta prospettando sia un panorama fatto solo di big players: grandi banche e grandi aziende, peccato però che l’Italia sia un  Paese che deve la sua ossatura produttiva alle PMI.  Soluzioni possibili?

  • Esportazione in crescita per 900 PMI Italiane

    Esportazione in crescita per 900 PMI Italiane

    Nuove frontiere di collaborazione sono nate e stanno nascendo ogni giorno tra grossa distribuzione e PMI.
    Ci si riferisce a titolo esemplificativo al caso di Auchan Italia che nei primi 9 mesi del 2011 ha generato un giro d’affari da 3 milioni di euro dando la possibilità a circa 900 PMI italiane di diventare parte di un mercato globale sempre più “affamato” di made in Italy.

    Dal pandoro venduto in Cina (ed acquistato dai cinesi tutto l’anno non solo per Natale) sino al gelato in Russia passando per le gomme da neve vendute in Romania.
    Essenzialmente l’idea di Auchan Italia è quella di usare il fascino (ancora esistente per fortuna) del tricolore al di fuori del confine nazionale e così ecco nascere una gigantesca piattaforma export con tanti piccoli attori principali le PMI italiane.
    Le PMI si dicono soddisfatte della collaborazione ed ovvaimente anche Auchan Italia che ha in prospettiva per il 2012 grazie al nuovo driver di vino e liquori di raddoppiare il suo giro d’affari, raggiungendo così i 6 milioni di euro.

    Basta stereotipi !Fabio Sordi, direttore acquisti e mercati di Auchan Italia ha sottolineato in una intervista (VEDI Italia Oggi del 24 Novembre 2011)  “Collaboriamo con oltre 900 pmi che ci forniscono 12.500 prodotti locali e ne esportiamo un migliaio in undici paesi”.
    Proprio questa riduzione della filiera e della distanza tra produttore e consumatore permette questo grande successo nell’export. Punto di forza principale è cercare di annullare la visione stereotipata che spesse volte in contesto internazionale hanno in merito ai nostri prodotti tipici.

    Pubblicità Auchan Russia

    Sorprendentemente nell’alimentare i biscotti all’estero la fanno da padrona e infatti sono ricercatissimi I nostri frollini. La prossima espansione avverrà invece con una spinta sul settore degli alcolici. A Mosca in Russia vanno pazzi per il vino del belpaese e entro il 2012 saranno circa una sessantina i vini ed I liquori che verranno esportati.
    “È importante ascoltare i consumatori e adattare la tipologia di offerta al mercato che si intende presidiare”, aggiunge ancora Sordi. “Senza però snaturare o modificare il prodotto per andare incontro ai gusti e alle abitudini alimentari dei consumatori di riferimento. L’obiettivo è allontanare lo straniero da una visione stereotipata di prodotto italiano e promuovere l’incontro con il vero made in Italy”.

    Le esportazioni comunque non si limitano all’alimentare ma comprendono anche altre tipologie merceologiche, basti pensare ai prodotti parafarmaceutici che vengono esportati in Romania per coprire un deficit rumeno di produzione.
    Sembra insomma che Auchan abbia trovato una valida misura anticrisi utile sia alla sua catena sia per tutte le PMI che con essa collaborano.
    Le banche non aiutano, anzi chiedono ricapitalizzazioni, le tasse non mancano mai in Italia ma non manca nemmeno lo spirito di crescere e di espandersi delle imprese italiane che alla crisi non si vogliono arrendere e si espandono. Giusta risposta.