Autore: redazione

  • Essere più produttivi? Nulla di più semplice!

    Essere più produttivi? Nulla di più semplice!

    Quante volte a fine giornata ti capita di guardarti indietro e di renderti conto che degli obiettivi prefissati al momento della sveglia non  ne hai raggiunto nemmeno uno e, anzi, ti senti di aver buttato la giornata e tutta la sua possibile produttività.

    Forse non lo vuoi ammettere ma ami le distrazioni. Infatti proprio come le scimmie ti arriva una scarica di dopamina tutte le volte che qualcosa ti attrae in una direzione diversa rispetto a quello che stai facendo. Perchè credi di controllare le email così spesso?

    Vuoi essere più produttivo e riuscire a focalizzarti nuovamente?  Non ci sono segreti o trucchetti qui… fai una cosa alla volta. Smettila di lavorare su più cose in contemporanea (multitasking)  – è solo un’altra forma di distrazione.

    Facile a dirsi e difficile a farsi, lo sappiamo tutti.

    Ecco qui sette consigli per rimanere sempre produttivi da parte di Tony Wong, project manager per Toyota, Honda e Disney. E’ un esperto nel riuscire a mantenere le persone focalizzate su una cosa alla volta.

    1) Evita obiettivi troppo generici,  lavora passo dopo passo.
    Scrivere “lancio del sito aziendale” in cima alla tua lista di priorità è il modo più sicuro per non riuscire a farlo, troppo generico. Spezza il lavoro in piccoli pezzettini fino a che non riesci ad avere cose specifiche da fare che possano essere portate a termine in poche ore o meno. E’ così che raggiungerai passo dopo passo il tuo obiettivo principale.

    2) Smettila di lavorare in multitasking. No, seriamente, smettila! Passare da una cosa all’altra da fare non funziona. Infatti cambiare ciò che stai facendo più di 10 volte al giorno ti rende più stupido che se fossi ubriaco. Quando sei ubriaco il tuo QI si abbassa di 5 punti. Quando fai lavorare il tuo cervello in multitasking scende di 10 punti in media, 15 punti per gli uomini e 5 per le donne (già lo sapevamo che le donne sono più portate degli uomini per il multitasking…)

    3) Sii deciso nell’eliminare le distrazioni. Chiudi la porta dell’ufficio, spegni il tuo telefono, no email, niente di niente. Se sai che potresti avere la tentazione di sbirciare le tue email disattiva la tua connessione. Vai in un posto tranquillo e focalizzati su una sola cosa da fare alla volta. Se eviti le distrazioni sarai più attento ai dettagli, e i dettagli fanno la differenza.

    4) Pianifica l’utilizzo delle email. Decidi due o tre momenti della giornata per utilizzare la tua email. Controllare le tue email di continuo durante tutto il giorno ammazza letteralmente la tua produttività.

    5) Usa il telefono. Le email non sono fatte per conversare. Non rispondere più di due volte ad una email. Prendi in mano il telefono invece.

    6) Lavora sulla tua agenda. Non lasciare che siano gli avvenimenti esterni a te a decidere la tua giornata. Dopo che ti sei svegliato, bevi acqua per reidratarti, fai una buona colazione per reintegrare il tuo glucosio e poi poniti obiettivi priorizzati per il resto della giornata.

    7) Lavora in intervalli tra i 60 e i 90 minuti. Il tuo cervello utilizza più glucosio di qualsiasi altra attività fisica. Normalmente ne avrai utilizzato la maggior parte dopo 60-90 minuti (ecco il motivo per cui ti senti così stanco dopo lunghi meeting). Quindi prenditi una pausa. Alzati, fatti una passeggiatina, mangiati uno snack, fai qualcosa di completamente nuovo per ricaricarti. Eh si, questo significa che hai bisogno di un’ora in più per le pause, pranzo non incluso, quindi se la tua giornata lavorativa effettiva è di 8 ore, pianifica dalle 9,5 alle 10 ore.

    Con questi semplici passi vedrai che la produttività della giornata aumenterà, non sarà di sicuro facile per il tuo cervello abituarsi ad un nuovo modo di pianificare e di affrontare un piccolo passo alla volta ma il gioco vale la candela… e poi non siamo tutti in cerca di risultati più effettivi e durevoli? Cambiando il modo di fare le cose non è mai morto nessuno.

     Articolo liberamente tradotto e riadattato da INC.
  • La Commissione Europea investe sul Venture Capital

    La Commissione Europea investe sul Venture Capital

    A Bruxelles ne sono ormai certi: L’accesso ai finanziamenti è essenziale per aumentare il livello di competitività e crescita potenziale delle PMI. Nel contesto attuale caratterizzato da una diminuzione drastica della concessione di prestiti dall’economia finanziaria all’economia reale è sempre più difficile per le piccole e medie  imprese ottenere dei prestiti. Proprio per questo motivo la Commissione Europea ha presentato mediante  un Piano d’azione Europeo una strategia per promuovere un accesso miogliore  ai finanziamenti per le PMI.

    Tale piano include sia un aumento del supporto finanziario da parte del budget UE e della Banca Europea per gli Investimenti sia una proposta per un regolamento atto a uniformare la normativa concernente i fondi derivanti dal venture capital.
    La nuova regolamentazione renderà più semplice ai venture capitalist raccogliere fondi in giro per il territorio europeo a beneficio delle start-up. L’approccio adottato dalla Commissione è semplice: se vengono rispettati I requisiti tutti I fund manager qualificati possono raccogliere capitale in Europa che sarà designato “Fondo di Venture Capital Europeo”. Non verrrà più richiesto di rispettare complessi requisiti diversi per ciascun stato membro.

    Sarà introdotto un singolo insieme di regole e conseguentemente per chi si occupa di venture capital sarà possibile attrarre più capitali ed ingrandirsi.
    Im aggiunta a queste misure, ricordiamo la previsione di un budget di 1.4 miliardi di € di garanzie finanziarie previsti dal Programma per la Competitività per le PMI (COSME 2014-2020) e anche che la Banca per gli Investimenti europei manterrà a passo sostenuto  il livello di prestiti concessi alle PMI (alla fine del 2011 il livello sarà di 10 Miliardi di €).

    Il Vice Presidente della Commissione Europea, Antonio Tajani, responsabile di industria ed imprenditoria ha commentato: “Un accesso più semplice ai finanziamenti per le PMI è la priorità numero uno per uscire da questo periodo. Il nostro piano d’azione evidenzia come l’Europa stia facendo il massimo per aumentare l’accesso delle PMI ai finanziamenti. Il nostro obiettivo è quello di rafforzare gli strumenti finanziari UE per le PMI e di aumentare il loro accesso ai mercati finanziari”

    Il commissario per il Mercato Interno e sei Servizi finanziari Michel Barnier ha detto: “abbiamo bisogno di più Venture Capital in Europa. Aiutando le società a diventare più innovative e competitive il venture capital creerà le società europee del futuro. Per poter supportare le start-up più promettenti I fondi del venture capital devono diventare più grandi e gli investimenti devono essere diversificati.” Fonte 

    Venture capitalist per sopperire ai finanziamenti bancari

    Questo progetto di allargamento delle possibilità finanziarie per le PMI già esistenti e per le start-up mediante Venture capital è sicuramente in linea con le necessità di adattamento alle nuove realtà globali. Le banche concedono prestiti a fatica e quando non credono in una nuova start-up indirettamente (o direttamente) ne distruggono il futuro e le aspettative di crescita. Negli USA già da tempo sono gli investitori privati ad analizzare seriamente la validità del business plan di una nuova start-up.. così non tutti gli Steve Jobs europei saranno costretti ad emigrare per dare spazio alle loro idee. E’ tutta da giocare questa partita.

  • Cina: miniera d’oro per le PMI. Direzione Oriente.

    Cina: miniera d’oro per le PMI. Direzione Oriente.

    La Cina sta diventando giorno dopo giorno sempre più attrattiva per le PMI, siano esse del Veneto, del Nord Est Italia o Italiane in generale. Questo perchè la Cina non è solamente un paese dalle grandissime potenzialità ma può trasformarsi in una vera e propria miniera d’oro. Certo non è da tutti trovare l’oro ma è possibile.

    Condizioni essenziali:

    1) Attento studio di mercato che non si limiti solo al punto di vista di analizzare le potenzialità di business

    2) Tenere in grande considerazione le differenze culturali sussistenti tra Cina e Italia

    Anche Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti immagine, ha confermato in una intervista (Vedi Italia Oggi del 14 Dicembre 2011) la necessità di curare con attenzione l’incontro tra i due mondi.
    E’ di fondamentale importanza per le fiere internazionali ad esempio, adottare un approccio di scouting per fare incontrare l’offerta italiana delle piccole e medie imprese con le esigenze cinesi. “E’ un lavoro impregnativo” ha ammesso Napoleone “ma abbiamo già riscontrato i primi frutti in termini di presenze dei buyer provenienti da quest’area. In media i compratori cinesi sono ormai 500 ogni edizione. Un dato importante se si considera che il principale paese straniero per numero di buyer, la Germania, tocca quota mille”

    Da sottolineare come la Cina non solo offre grande spazio alle PMI ma lascia anche movimento d’azione alle imprese strutturate per una crescita estera. Basta pensare a Moncler (azienda francese specializzata nella creazione di piumini) che sta dando vita ad una serie di negozi nel paese.

    Importantissima la possibilità anche per il settore distributivo, infatti per I gruppi retail europei la “via cinese” rappresenta una grande possibilità di sviluppo, soprattutto dal punto di vista dei “numeri” del fatturato.
    Nonostante la Cina sia partita in ritardo dal punto di vista dello sviluppo della distribuzione commerciale, oramai è ad un livello elevatissimo per quel che riguarda le infrastrutture.
    Molto lavoro c’è ancora da fare invece per quel che riguarda i servizi in Cina e l’attitudine all’acquisto dei consumatori cinesi. La sfida è aperta.

    Un mercato in definitiva  quello cinese che quindi si estende dalla distribuzione, alla vendita, alla collaborazione b2b, all’esportazione di prodotti tipici italiani. Di sicuro l’Oriente è il futuro, un futuro adatto a chi vuole guardare in avanti e lasciarsi alle spalle vecchi modi di pensare e limitazioni territoriali. Pminordest.it è per il futuro, nuove prospettive e crescita. Ora.

  • 9 modi che possono motivare i tuoi dipendenti più dei soldi

    9 modi che possono motivare i tuoi dipendenti più dei soldi

    La capacità di motivare i propri dipendenti è una delle abilità  più essenziali che un imprenditore possa avere e questo porta in sostanza a creare un team più affiatato e più coinvolto nella crescita e nel miglioramento dell’impresa stessa.

    Ecco 9 consigli:

    1. Fai tanti complimenti: A tutti piacciono i complimenti e farli è semplice. In più i complimenti fatti da un amministratore hanno conseguenze molto più profonde di quanto tu ti possa aspettare. Complimentati per ogni singolo miglioramento che vedi tra i membri del tuo team. Non appena diventi un po’ più confidente a complimentarti con i singoli dipendenti prova a complimentarti con loro anche di fronte agli altri dipendenti, otterrai risultati certi e la coesione del tuo team crescerà.
    1. Liberati dei manager: Un progetto senza i project manager? Non suona bene vero? Provaci. Togliendo il supervisor darai la possibilità al tuo staff di lavorare assieme come un vero team invece che come singoli dipendenti. Pensaci… Cos’è peggio di abbandonare il tuo supervisor?  Abbandonare tutto il tuo team! Dare la possibilità alle persone di lavorare assieme come un team allo stesso livello dei propri colleghi porterà ad uno sviluppo di migliori  progetti in tempo minore. I membri del team arriveranno in anticipo la mattina, lasceranno l’ufficio in ritardo e dedicheranno più energie a risolvere i problemi.
    1. Rendi le tue idee le loro idee: La gente odia che gli venga detto cosa fare. Invece che dire alle persone cosa devono fare, chiedigli se sono d’accordo con la tua idea, invece di dire: “Voglio che tu faccia le cose in questo modo”, prova con un “Pensi che sia una buona idea se facciamo le cose in questo modo?”.
    1. Non criticare mai o correggere . A nessuno, proprio a nessuno piace sentire che hanno fatto qualcosa di sbagliato e se cerchi la maniera migliore per demotivare, bè, è proprio questa. Prova un approccio di tipo indiretto per far migliorare le persone, impara dai loro errori e risolvi il problema. Chiedi: “Qual’era il modo migliore per approcciare questo problema? Perché no? Hai nessuna idea di cosa avresti potuto fare diversamente?” In questo modo avrai una conversazione, troverai soluzioni e non stai puntando il dito contro nessuno.
    1. Fa in modo che tutti siano leader: Sottolinea i punti forti dei dipendenti che ottengono risultati migliori e digli che è proprio a causa del livello di eccellenza che hanno raggiunto che vuoi che essi siano un esempio anche per gli altri. In questo modo alzerai lo standard del loro comportamento normale proprio perché dovranno adattarsi al nuovo standard della loro vita da leader.
    1. Porta un dipendente fuori a pranzo una volta alla settimana: Sorprendili. Comunica che stai per adottare una nuova politica. Letteralmente, vai da uno dei tuoi dipendenti ed invitalo a pranzo con te. E’ un modo facile per ricordare che hai notato e che apprezzi il loro lavoro.
    1. Dai riconoscimenti e piccoli premi: Puoi usare diversi modi: fai delle gare interne all’azienda e tieni traccia dei risultati su una lavagna bianca in modo che tutti possano vedere i risultati. Anche dei piccoli premi che non rovinino il tuo conto in banca possono funzionare. Prova con cene, trattamenti in spa, targhe e coppe.
    1. Fai delle feste aziendali: Organizza un picnic per tutta l’azienda. Organizza feste di compleanno, organizza un aperitivo. Evita di aspettare fino alle vacanze per avere attività che coinvolgano tutto il tuo team: organizza eventi durante tutto l’anno per ricordare al tuo staff quanto coesi siete.
    1. Condividi gli obiettivi raggiunti – e i problemi. Quando la tua società ottiene risultati, celebra. Questo è il momento migliore per far sapere a tutti che sei riconoscente per il loro duro lavoro. Condividi anche gli insuccessi. Se ti aspetti grandi risultati il tuo team si merita di sapere a che punto è la società. Sii onesto e trasparente.

    Articolo liberamente tradotto da INC.

  • Innovation Convention 2011: l’esperienza di Pminordest.it

    Innovation Convention 2011: l’esperienza di Pminordest.it

    Growth, Growth and Growth” 

    Con queste parole di Máire Geoghegan-Quinn, Commissaria Europea per la ricerca, innovazione e scienza, si è aperta la prima Innovation Convention 2011, subito facendo capire quale fosse la situazione corrente e a cosa sia davvero necessario pensare in questo momento.

    La firma dell’accordo RSFF ha poi completato la cerimonia di inaugurazione, lasciando intendere che dalle parole si è passati ai fatti, specialmente per quanto riguarda il piano di rilancio decennale dell’economia europea, meglio noto come “Europa 2020”.

    Pminordest.it ha avuto l’occasione di partecipare e per voi ora un piccolo riassunto dei due giorni di immersione totale nel tema dell’innovazione.
    L’articolo non ha nessuna pretesa di completezza e, soprattutto, costituisce l’introduzione  di temi che verranno trattati i prossimi giorni riguardanti quanto di utile possa esser, a nostro avviso, tratto da questo evento per informare ed aiutare le nostre PMI in questo periodo particolarmente difficile.

    La sessione di apertura e la sua esplosività

    Ann Mettler (The Lisbon Council) ha aperto la prima sessione di discussioni e già dalle prime premesse ci si è aspettati un dibattito di alto livello.

    Il panel si è occupato fin da subito di innovazione e lavoro dei giovani, con un’attenta analisi degli ostacoli attualmente presenti nella UE per gli operatori del settore.

    Il dibattito è stato appassionante, con un Ben Verwaagen (Alcatel-Lucent), molto critico e, soprattutto costruttivo; un Prof Sir L. Borysiewicz (Cambridge University) molto ispirante per quanto riguarda le politiche educative e cooperazione università-impresa; Kiran Mazumdar-Shaw (Biocon Ltd) che, in quanto esponente della crescita di un’economia emergente come l’India, ha portato la sua visione in materia di brevetti e innovazione; ed, infine Jean-Paul Agon (L’Oreal) e Silvia Venturini Fendi (Fendi Associates) che hanno completato la discussione esprimendo la loro esperienza pratica di innovazione sul campo.

    The Lisbon Council e PMI

    Particolare rilievo è stato assegnato alle problematiche riguardanti le PMI europee e la necessità che la situazione cambi il più in fretta possibile.

    The Lisbon Council è il think-thank che si dedica alla ricerca di nuove modalità di cooperazione, finanziamento e supporto per autonomi e piccoli e medi imprenditori. La co-fondatrice Ann Mettler si è rivelata molto disponibile al dibattito, ha portato sul tavolo tematiche di fondamentale interesse e ha invitato ospiti molto competenti a trattare della materia.

    Nei prossimi giorni seguiranno articoli al riguardo e, dato il fondamentale interesse per noi, saranno adeguatamente approfonditi.

    La qualità degli ospiti 

    Riguardo questo aspetto c’è molto poco da aggiungere: con persone del calibro di Eric Schmidt (ex CEO di Google), Michael O’Leary (CEO Ryanair), e Don Tapscott (The Tapscott Group) restare delusi è molto difficile.

    Gli interventi si sono rivelati di altissimo livello e molto appassionati. Non hanno nascosto in nessun modo le difficoltà in cui ora l’Europa sta versando ed espresso le loro criticità. Allo stesso modo però, hanno saputo comunicare speranza e infondere volontà di cambiamento ai presenti.

    In una frase chiave:

    “Future is not something to be predicted, future is something to be achieved”

    (Il futuro non è qualcosa che deve essere predetto, ma qualcosa che deve essere conquistato)


    Qualche nota “stonata”

    Avendo come parte del titolo “innovation”, ci si saremmo aspettati trattazioni di maggior livello riguardo i nuovi canoni di Open Innovation e Politica Pubblica in Europa, soprattutto dall’intervento del Prof. Henry Chesbrough.

    La descrizione di tale sessione sembrava portare la promessa di una trattazione della materia radicalmente lontana dai classici canoni, destinata ad essere rivoluzionaria e ricordata negli annali.

    Tutto si è risolto invece in una semplice descrizione storica dell’evoluzione del concetto di Open Innovation, una percentuale vicina allo zero di novità e, infine, ad una pubblicità al proprio libro.
    Molto poco Open e, soprattutto, molto poco innovativo. Fortunatamente Don Tapscott è riuscito a colmare parzialmente il vuoto informativo.

    Il valore reale di questa prima Convention

    L’esperienza di Pminordest.it è stata sicuramente positiva ed ispirante. Il flusso di informazioni disponibile attraverso i discorsi degli ospiti, il dibattito del pubblico e la quantità di tweet generati durante i due giorni, sono un possibile metro di valutazione del successo di questa prima edizione dell’evento. Ma, soprattutto, la possibilità di un confronto diretto (come pubblico o attraverso internet) con rappresentanti delle istituzioni è simbolo della volontà di cambiare e, finalmente, di ascoltare chi “si sporca le mani” giorno per giorno.

    Gli organizzatori tutti meritano un ringraziamento molto caloroso e le più sentite congratulazioni. Gestire in maniera impeccabile un evento di tali dimensioni e riuscire ad avere ospiti di tutto rispetto, creando un fertile ambiente per il dibattito e lo scambio di opinioni, non è cosa assolutamente comune.

    La prima edizione è stata da “fuochi d’artificio”: non resta che sperare che il prossimo anno il livello qualitativo non scenda e che, soprattutto, lo spirito animante questo incontro venga diffuso da tutti i partecipanti ai rispettivi collaboratori.

    Per chi si fosse perso la Convention, a questo link sono disponibili maggiori informazioni e, in pochi giorni i video degli interventi.

  • Innovazione per le PMI: Innovation Convention, Bruxelles, 5-6 Dicembre

    Innovazione per le PMI: Innovation Convention, Bruxelles, 5-6 Dicembre

    La prima edizione della Innovation Convention si terrà a Bruxelles il 5 ed il 6 Dicembre 2011 e verrà ufficialmente aperta dal Presidente della Commissione Europea Mr. José Manuel Barroso.
    La ricerca e l’innovazione sono ill motore principale per la creazione di nuove possibilità lavorative e l’unica via d’uscita dall’attuale crisi economica e questo sarà il punto focale della convention.
    Durante questi due giorni di “full immersion” si incontreranno tutti gli esperti mondiali nel campo della ricerca e dell’innovazione in modo da aver la possibilità di condividere i loro punti di vista riguardanti la costruzione di una economia globale dell’innovazione.
    Questa convention si terrà regolarmente ogni anno in modo da tenere traccia dei progressi compiuti verso gli obbiettivi dell’ Innovation Union (progetto della commissione europea vedi qui) e per discutere delle prospettive nell’ economia globale dell’innovazione.
    Questa prima convention del 5 e 6 Dicembre 2011 rappresenta il principale e più importante evento europeo sull’innovazione ed avrà all’incirca 1200 partecipanti selezionati.

    Perchè c’è bisogno di una “Unione per l’Innovazione”?

    Tenendo conto dell’innalzamento dell’età media della popolazione europea e della forte pressione competitiva derivante da un mercato sempre più globalizzato, la futura crescita economia europea e le offerte lavorative dipenderanno sempre più dall’innovazione di prodotti, servizi e modelli di business.
    Questa è la motivazione principale per cui l’innovazione rappresenta il cuore della strategia Europa 2020 per la crescita e la creazione di lavori  (http://ec.europa.eu/europe2020/index_en.htm).
    L’unione per l’innovazione mira a migliorare le condizioni e l’accesso alla finanza per la ricerca e l’innovazione in Europa, per assicurare che le idee innovative possano essere trasformate in prodotti e servizi che generino crescita e posti di lavoro.

     Programma della Convention di Bruxelles

    Il punto principe della Convention è l’interazione. Attraverso dibattiti, lezioni e tavole rotonde verrà stimolato il dialogo tra i partecipanti.

    Durante questi dibattiti i leader a capo di business mondiali e rinomati accademici sottolineeranno le modalità tramite cui la ricerca e l’innovazione contribuiscono alla crescita sostenibile.
    Durante la convention l’audience imparerà in che modo trasformare valide idee in floridi business, ossia come “fare innovazione” in maniera pratica.
    Durante le discussioni delle tavole rotonde ci si soffermerà su una visione più approfondita su delicati temi che riguardano l’innovazione relazionata alla società: tutela della salute, scienza e l’innovazione di tipo sociale (social innovation).
    In parallelo al programma principale si svolgeranno delle “fringe” sessions (sessioni marginali) organizzate da stakeholders. Queste sessioni funzioneranno come un workshop in cui i singoli potranno partecipare a dibattiti, fare domande e creare network con i colleghi.
    Queste sessioni si focalizzeranno su temi strettamente collegati alle priorità dell’Innovation Union. Ci si soffermerà su diversi aspetti come, ad esempio: le modalità per dare supporto a nuove ed innovative PMI, come creare partnership di successo tra università, industria ed il settore pubblico e come assicurare che un maggior numero di donne venga coinvolto nel ciclo dell’Innovazione.

     Programma principale – Speakers

     L’innovation convention verrà innaugurata Lunedì 5 Dicembre 2011 dal Presidente della Commissione Europea, Mr José Manuel Barroso, e conclusa da Mr Don Tapscott, presidente del consiglio di amministrazione di Moxie Insight e co-autore di ‘Macrowikinomics: Riavviare il sistema: dal business al mondo”.

    Ecco qui di seguito la lista degli ospiti confermati per il programma principale organizzato dalla Commissione Europea.

    • Mr Jean-Paul Agon
Amministratore Delegato di L’Oreal

    • Mr José Manuel BarrosoPresidente della Commissione Europea
    • Sir Leszek K. Borysiewicz Vice-Rettore dell’Università di Cambridge
    • Ms Margaret Chan Fung Fu-chunDirettore Generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio
    • Prof. Henry Chesbrough
Professore dell’ESADE Business School e dell’Haas School of Business – Università Berkeley
    • Prof. Brian Cox
Professore di Fisica dell particelle presso l’ Università di Manchester, autore e presentatore di programmi scientifici per la BBC.
    • Prof. Richard Dawkins
Biologo, etologo e divulgatore scientifico britannico, ex Professor di Public Understanding of Science presso  l’Oxford University
    • Dr. Mathias Döpfner
Chairman ed Amministratore Delegato di  Axel Springer AG, Berlin
    • Mr Gorka Espiau Idoiaga
Capo dei Programmi Internazionali, Innolab, Bilbao
    • Ms Silvia Venturini Fendi
Direttrice Creativa per Fendi Accessori.
    • Ms Máire Geoghegan-Quinn
Commissario Europeo per la Ricerca, Innovazione e Scienza.
    • Ms Claudie Haigneré
Presidente di  Universcience, Parigi
    • Mr Will Hutton
Executive di The Work Foundation
    • Mr Marc Koska, OBE
Fondatore di LifeSaver

    • Mr Ilja Laurs
Fondatore ed Amministratore Delegato di Get Jar Network Ltd.
    • Mr Philippe MaystadtPresidente della Banca Europea per gli Investimenti
    • Ms Kiran Mazumdar-Shaw
Amministratore e Managing Director di Biocon Bangalore
    • Mr António Mexia
Amministratore Delegato di  EDP-Energias de Portugal SA
    • Prof. Helga Nowotny Presidente dell’European Research Council
    • Mr Michael O’LearyAmministratore Delegato di  Ryanair
    • Mr Sam Pitroda
Consulente del Primo Ministro Indiano
    • Mr Herbert Reul
Chair della Commissione Industria, Ricerca e  energia del Parlamento Europeo
    • Mr Eric E. SchmidtPresidente Esecutivo del Consiglio di Amministrazione di Google

    • Mr Antonio Tajani
Commissario Europeo per l’industria e l’imprendotoria
    • Mr Don Tapscott
Presedente del consiglio di amministrazione di  Moxie Insight
    • Mr Ben Verwaayen
Amministratore delegato di Alcatel-Lucent

    • Ms Gunilla von Platen
Fondatrice di  Xzakt Kundrelation AB, GVP Holding AB
    • Ms Vivienne WestwoodFashion designer e imprenditrice
    • Mr Andrew Witty
Amministratore delegato di GlaxoSmithKline Group


    Per ulteriori informazioni in merito all’innovation Convention fate clic qui.

  • Evernote per ottimizzare (anche) il tuo business

    Evernote per ottimizzare (anche) il tuo business

    Vi è mai capitato di dover prendere una nota od un appunto velocemente per non farvi “scappare” un idea e poi dimenticarvi  notebook,  smart phone o il vostro tablet quando quell’appunto vi serve di più?  Una soluzione c’è e si chiama Evernote.
    Evernote è un servizio utilizzabile sia tramite web, sia medante programma sul vostro computer o mac sia tramite un app sul vostro tablet o smartphone.

    Ma cosa permette di fare?

    Tenere tutto sincronizzato, qualsiasi nota, qualsiasi appunto, qualsiasi vostra registrazione vocale. Supponiamo che vi siate appuntiati sull’iphone una nuova fantastica idea di business o semplicemente un argomento di cui dovete assolutamente ricordarvi di parlare con I vostri soci una volta in azienda…Se avete preso quell’appunto usando Evernote automaticamente il testo verrà sincronizzato su tutti I vostri dispositivi e sul web.
    Sul web pubblico? No, il vostro appunto non diventerà pubblico ma semplicemente avrete la possibilità di accedere alle vostre note ed appunti anche tramite un normale browser come firefox, explorer, safari o chrome basta andare su www.evernote.com inserire nome e password (che deciderete voi in fase di registrazione) ed il gioco è fatto.

    L’appunto che avete preso può anche essere corredato di foto ed addirittura essere “taggato” in modo da poterlo ritrovare più facilmente.
    Potete creare diversi block-notes in Evernote e dividerli per categoria (ad esempio ufficio, casa, idee, ecc..) e potete anche condividere un’intero block-notes con un vostro collaboratore o addirittura rendere pubblico un block notes (supponiamo che volete che quella nota venga letta da tutto il personale in azienda.. non serve nemmeno più il forward tramite email..). Alla nota possono essere allegati anche pdf

    Da non sottovalutare è anche la funzionalità di Evernote di riconoscimento ottico dei caratteri. Che vuol dire? Vuol dire che se state assaporando un vino merlot di una cantina che non volete scordarvi basta scattare una foto con il vostro smart phone tramite Evernote ed il programma riconoscerà il testo presente nell’etichetta e lo tradurrà in testo così quando userete il motore di ricerca interno per cercare la voce “merlot” apparirà magicamente l’etichetta del vino.

    Il bello di tutto questo è che Evernote è disponibile gratuitamente e vi garantisce 60 mb di upload al mese che dovrebbero ampiamente bastarvi per un utilizzo medio (300-500 note vi bastano?).
    Con 60 mb avrete la possibilità di scrivere centinaia di note al mese ed averle sempre sincronizzate su tutti I vostri dispositivi.
    Ovviamente per I più esigenti c’è la possibilità di passare dai 60 mb gratuiti ad 1 gb di dati al mese per un prezzo di 3,99€/mese o di 35,99€/anno.

    Anche se non capite nulla di clouding, sincronizzazione e di come questa magia di Evernote sia possibile non importa perchè affrontato lo “scoglio” iniziale della sottoscrizione in inglese (nome, cognome, email, password) il resto è di grande intuitività.

    Se non siete ancora convinti la soluzione è continuare a dimenticarvi idee ed avere scrivania, monitor del pc e macchina piena di post it, foglietti e fogliettini. Come direbbero gli ideatori di Evernote “give it a try!”… Provateci !

  • Gennaio 2012: si inasprisce il rapporto PMI/Istituti di credito

    Gennaio 2012: si inasprisce il rapporto PMI/Istituti di credito

    E’ arrivato il momento in cui (forse) I rapporti tra banche e PMI arriveranno ad incrinarsi.
    Dal 1° Gennaio 2012 infatti le imprese subiranno un declassamento da parte delle banche dopo 90 giorni di sconfinamento nel pagamento dei loro debiti. In sostanza il termine di “tolleranza bancaria” passerà dagli attuali 180 giorni  a 90 giorni passati i quali l’impresa verrà considerata un “cattivo pagatore” e verranno sbarrate le possibilità di altri crediti grazie alla circolarità immediata (tra banche) dell’informazione.

    Questo norma è derivante dall’accordo internazionale di Basilea II (accordo internazionale sui requisiti patrimoniali delle banche nda), entrato in vigore nel 2007.
    Tale normativa deriva più precisamente dalla Direttiva UE che ha recepito Basilea II la quale aveva lasciato 5 anni di “respiro” all’Italia prima dell’applicazione della riduzione da 180 a 90 giorni per il pagamento delle obbligazioni da parte delle PMI.

    E’ stato stimato che attualmente le banche (con i past-due scaduti a 180 giorni) vantino crediti per 10,2 miliardi di Euro e che in proiezione con l’applicazione della nuova regola a 90 giorni I crediti vantati aumenterebbero di circa un 100% arrivando a circa 20 Miliardi di Euro.
    Certo già da tempo gli istituti di credito sono divenuti sempre più fiscali a richiedere la regolarizzazione del crediti al minimo ritardo. Certo anche però che dal 1° Gennaio 2012 la relazione PMI/banche diventerà ancora più complessa e quasi sicuramente vi sarà anche un aumento dei costi applicati al credito scaduto.
    Gli effetti della crisi del credito? Sembrano  imminenti.

    Protocollo d’intesa?

    Si sta comunque provando a lavorare tra le organizzazioni rappresentative delle banche e imprese ad una sorta di protocollo d’intesa che cerchi di attenuare il più possibile gli effetti di un tale cambiamento di rotta. Tale  protocollo dovrà comunque muoversi all’interno dei margini molto stretti concessi e potrebbe portare nel migliore dei casi alla possibilità per le banche di ristrutturare i crediti più “delicati”.

    Per una più completa definizione di cosa si intenda per past due a 90 giorni basta controllare il punto 1, sezione VI (esposizioni con ponderazioni particolari) della cricolare della Banca d’Italia n. 263 che potete scaricare da qui.

     Per “esposizioni scadute” si intendono:

    1)  le sofferenze, le partite incagliate e le esposizioni ristrutturate;

    2)  le esposizioni, vantate nei confronti di soggetti residenti o aventi sede in Italia e verso enti senza scopo di lucro ed enti del settore pubblico), verso imprese e altri soggetti e esposizioni al dettaglio, scadute e/o sconfinanti da oltre 90 giorni;

    3)  le esposizioni, diverse da quelle per le quali è ammessa la deroga dei 90 giorni, scadute/o sconfinanti da oltre 90 giorni.

    Con riferimento alle esposizioni di cui ai punti 2) e 3) le banche possono adottare in alternativa all’approccio per controparte un approccio per transazione ad eccezione delle esposizioni classificate nei portafogli “amministrazioni centrali e banche centrali”, “enti territoriali” ed “enti del settore pubblico”. L’approccio per transazione va sempre applicato al portafoglio “esposizioni garantite da immobili”. La scelta tra approccio per transazione e approccio per controparte va operata a livello di singolo portafoglio e non di singole controparti.

    Questa nuova  definizione di insolvenza quindi che considera rilevanti I debiti scaduti (esposizioni scadute in linguaggio bancario) da oltre 90 giorni andrà sicuramente ad incidere pesantemente proprio su tutte quelle PMI per le quali si invoca a tutto spiano la necessità di un rinnovamento, di crescita e sviluppo.

    Sembra invece che il panorama che si sta prospettando sia un panorama fatto solo di big players: grandi banche e grandi aziende, peccato però che l’Italia sia un  Paese che deve la sua ossatura produttiva alle PMI.  Soluzioni possibili?

  • Prestiti ed investimenti sempre più “social”

    Prestiti ed investimenti sempre più “social”

    L’avventura delle società che si occupano di prestito tra persone (social lending o p2p lending) è iniziata nel 2005 in Inghilterra per mezzo della società Zopa , L’avventura è poi continuata in Italia dove Zopa però non ha vuto il medesimo successo inglese e la sua attività è stata bloccata nel luglio 2009. Ad oggi Zopa Italia è stata ricapitalizzata (come ha confermato nel blog aziendale  l’amministratore delegato Maurizio Sella in data 8 Novembre 2011) e ritornerà ad essere operativa in autunno.Operativissimo ed in prima linea è invece è prestiamoci.it  che al momento è l’unico operatore ad occuparsi di prestito tra persone nel territorio Italiano.

     Ma come funziona il prestito tra persone?

    Non stiamo parlando né di Venture Capital né di Crowd Funding,  essenzialmente il Social Lending è come un prestito normalissimo che la banca potrebbe concedere al singolo individuo partendo da 500€ fino a 25.000 €. C’è una differenza sostanziale però non c’è il costo di intermediazione bancaria ed è quindi eliminata dalle spese di rimborso una determinata percentuale di interesse. L’abbattimento di questi costi è possibile perchè il prestatore e il contraente del prestito vengono messi in comunicazione diretta.

    Il tasso di equilibrio adottato nel caso di  prestiamoci.it è in definitiva del 7%.
    Per coloro che desiderano richiedere un prestito in questa pagina facebook è possibile calcolare l’importo dovuto menislmente comprensivo del TAEG. La commissione di prestiamoci.it risulta essere l’1,2 % dell’importo del prestito erogato.

     La possibilità d’investimento

    Diversa e di sicuro interesse è anche la possibilità di prestare dei soldi, essenzialmente investirli, attraverso il portale e ricevere ogni mese per tutta la durata del finanziamento  l’importo della rata stabilita comprensiva degli interessi maturati nel proprio conto corrente.
    In questo modo potremo investire una determinata somma ma non senza  informarci precedentemente sulla “sicurezza” e “fattibilità” del progetto in cui stiamo investendo.
    Prestiamoci.it normalmente predilige finanziare progetti che abbiano alla loro base una spesa intelligente, un progetto personale che riguardi il miglioramento della qualità della vita del richiedente. Attualmente ci sono 8 progetti in fase di coperura e 32 progetti per cui  si sta ancora raccogliendo tutta la documentazione necessaria.
    Tutto ciò per il privato investitore vuol dire una conoscenza piena del progetto che si sta “appoggiando”  mediante il proprio investimento e quindi la possibilità di finanziare solo “un’opportunità d’investimento che meriti fiducia”

     Qualcosa di più in merito a prestiamoci.it

    Prestiamoci.it è nato circa un anno fa e fino ad ora le domande ricevute sono state circa 246 per circa due milioni e mezzo di euro. I progetti fino ad ora finanziati sono stati 46, per un totale di 238.989 euro.
    Ma chi c’è dietro a questa community per il prestito tra persone? La risposta è AGATA spa (acronimo per Aiutare Gli Altri Ti Aiuta) che detiene il marchio prestiamoci.it.

    Pagina principale di prestiamoci.it

    AGATA spa nasce nel 2007 ad Ivrea per volontà di Mariano Carozzi, Paolo Galvani e Giovanni Tarditi,  ed è una società finanziaria regolamentata dall’articolo 106 del testo unico bancario (1° comma 1. L’esercizio nei confronti del pubblico dell’attività di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma è riservato agli intermediari finanziari autorizzati, iscritti in un apposito albo tenuto dalla Banca d’Italia.)

    Nel Gennaio 2011 è nata la community d prestiamoci.it che come si scopre dalla sezione chi siamo del sito  segue alcune linee principali e quella che desta maggior interesse e possibili validi sviluppi è di sicuro quella che riguarda le PMI
    Offrire alle PMI e ai liberi professionisti alcuni strumenti – economici e di consulenza – per intraprendere una nuova attività, ampliarne una già esistente o incontrare possibili partner per progetti condivisi.”

    Prestiamoci ha aperto il proprio azionariato a Smava (il più grande operatore nell’ambito del prestito tra persone presente in Germania, le cui azioni, in seguito ad un recente fundraising, appartengono per il 10% a Banca Sella) che è ne divenuta azionista di maggioranza relativa.
    Alexander Artopè, fondatore e CEO di Smava, sottolinea: “Questa operazione rappresenta un’importante opportunità di sviluppo nella strategia a lungo periodo di Smava.”
    Per Smava questa operazione ha sicuramente un valoro rafforzativo mentre per prestiamoci.it, come spiega l’amministratore delegato Mariano Carrozzi questa operazione “rafforza la compagine sociale con un operatore industriale in grado di apportare un importante know how”.

    Prima sono arrivati I social media (twitter, facebook…), poi il social shopping (Groupon…) ed ora il social lending, sembra che il futuro in grado di cambiare e far girare nuovamente l’economia sia del tutto in mano ai singoli individui, forse l’economia stessa è destinata a diventare social. Chiedetelo alle banche.

  • Basta bandi di finanziamento per ricerca ed innovazione in Veneto si (ri)apre allo sportello

    Basta bandi di finanziamento per ricerca ed innovazione in Veneto si (ri)apre allo sportello

    Ricerca ed innovazione: oramai questi due termini sono stati pronunciati da politici, economisti, Ministri, professori, Regioni e Stato talmente tante volte che forse si sta perdendo l’essenzialità del loro significato e della loro funzione per far ripartire e competere nuovamente la nostra economia con realtà estere molto più avanzate.
    Il Nordest ed in particolare il Veneto è caratterizzato dalla presenza di PMI principalmente a conduzione familiare e la costituzione di centri di ricerca a modello San Francisco con la sua rinomata Silicon Valley diciamo che non risulta così semplice, vuoi per i cospicui investimenti che bisogna sostenere, vuoi per i colossali meccanismi burocratici.

    Ma uno spiraglio sembra aprirsi e la regione Veneto ha deciso di passare  all’azione varando negli scorsi giorni una delibera definita di “ingegneria finanziaria” e firmata dall’assessore allo sviluppo economico Marialuisa Coppola.
    Vengono messi a “disposizione” un totale di 120 Milioni di Euro tra fondi regionali e di rotazione a tutte le imprese decise a fare della parola innovazione il loro mantra.
    Come ha sottolineato la Coppola (durante una intervista per il Corriere del Veneto del 17 Novembre 2011) «La legge regionale 9 del 2007   sulla ricerca scientifica è l’unica del comparto economico rifinanziata con la manovra di quest’anno. Si tratta di circa 10 milioni 200 mila euro che uniti al fondo di rotazione per l’innovazione di Veneto Sviluppo, che ammonta ad altri 110 milioni di euro, andranno a finanziare i progetti a fondo perduto per il 30% coperto dalla legge 9 e per il 55% a tassi agevolati con il fondo di rotazione della finanziaria regionale. La quota restante, del 15%, sarà invece a carico delle aziende proponenti».

    Progetti allo sportello

    Ma la vera e propria “innovazione” sta nel fatto che si cercherà di applicare il meno possibile il criterio dell’apertura di bandi per l’accesso ai fondi. Spesse volte infatti l’apertura di un bando comporta scadenze e tempistiche che raramente combaciano con tempi ed esigenze degli investimenti di impresa e Veneto Innovazione spa apre quindi I suoi sportelli (Vedi art. 5 d. lgs.n. 123/1998) alle imprese che cercano finanziamenti in questo settore.

    Venetoinnovazione.it

     

    Come spiega il terzo comma dell’articolo 5 della legge sopracitata: “Nel procedimento a sportello e’ prevista l’istruttoria delle agevolazioni secondo l’ordine cronologico di presentazione delle domande, nonche’ la definizione di soglie e condizioni minime, anche di natura quantitativa, connesse alle finalita’ dell’intervento e alle tipologie delle iniziative, per l’ammissibilita’ all’attivita’ istruttoria. Ove le disponibilita’ finanziarie siano insufficienti rispetto alle domande presentate, la concessione dell’intervento e’ disposta secondo il predetto ordine cronologico.”  In sostanza verrà data priorità all’ordine cronologico della presentazione dei progetti fino ad esaurimento dei fondi.

    Ci si chiede infine se effettivamente sia questa una modalità innovativa, (come si è visto la sostituzione del bando con lo sportello si rifà ad una legge del 1998 sulla razionalizzazione degli interventi di sostegno pubblico alle imprese) o se sia invece il caso di trovare modalità più “coinvolgenti” e semplificate per le PMI a gesitone familiare per raggiungere tangibilmente questi denari. Il problema è sempre quello: quanto fondi vengono stanziati e quanti realmente utilizzati? Il fondo perduto è all’ordine del giorno in Italia ma questo dato non è mai in linea con le PMI che avrebbero necessitato di quei finanziamenti. Che vi sia una mancanza di comunicazione tra politica e realtà o semplicemente non si vuole realmente innovare?