Autore: Dario Fasolo

  • 7 tratti caratteristici di un leader

    7 tratti caratteristici di un leader

    C’è scarsità di leader nel mondo, ci sono tante persone pronte a seguire ma troppo poche pronte a segnare un nuovo sentiero. È indubbio. È solo necessario leggere le interviste fatte a svariati leader di business in crescita e ti renderai conto di come venga evidenziato il fatto di non avere abbastanza persone in grado di mostrare la strada e di farsi seguire dagli altri sia uno dei più grossi problemi attuali.

    Dovunque ci sia un bisogno c’è anche un’opportunità, quindi lo sviluppare le caratteristiche ed i tratti essenziali per essere leader (non occorre che diventi il nuovo Martin Luter King domani…)  può aprire nuove porte ed aumentare il tuo valore.

    I tratti caratterizzanti la leadership possono essere sviluppati da qualsiasi persona che VUOLE veramente farlo e che ha voglia di applicarsi.

    Eccone 7:

    1. VISIONE

    Essere in grado di percepire ad avere lungimiranza sul COSA possa essere fatto. Definire e chiarificare la propria mission e raggiungere tutti gli obiettivi necessari per arrivare dove si è deciso.

    2. PASSIONE

    Avere una passione bruciante che parte dal cuore e fa nascere entusiasmo anche nel prossimo. La passione guida la tua visione.

    3. INIZIATIVA

    Essere il primo a fare le mosse e dimostrare COSA può essere fatto anche quando nessuno ci crede. Fallo succedere.

    4. FARSI SEGUIRE

    Incoraggiare e dare gli strumenti; Formare e motivare, Ispirare.

    5. SERVIRE

    Essere connesso con la realtà, ascoltare e comprendere, attenzione ai dettagli.

    6. COMPETENZA

    Essere in grado di assistere e fornire risposte e soluzioni, un esperto che sa cosa sta facendo.

    7. CORAGGIO

    Avere la fermezza d’animo di procedere ed andare avanti nonostante pericoli, paure e conseguenze del proprio operato.

     

    Articolo liberamente tradotto e riadattato da scottyonker
    Foto: By Peter Gene via Flickr, C.C. Attribution
  • Cos’è e come funziona il Word of Mouth?

    Cos’è e come funziona il Word of Mouth?

    Forse se ti dico passaparola capirai immediatamente cosa ho intenzione di raccontarti in questo articolo visto che di per sé non è un concetto nuovo (molto probabilmente è stata la prima e vera forma di marketing conosciuta a livello storico.)

    In inglese si chiama Word of Mouth o meglio, Word of Mouth Marketing (WOMM) ed è essenzialmente una forma di pubblicità e promozione (orale o scritta) NON pagata e basata sul passaparola fatto da clienti soddisfatti di un determinato prodotto, di un’impresa, di un servizio o di un evento. Se ci pensi bene risulta essere una delle modalità pubblicitarie più credibili dato che le persone che ti fanno pubblicità prima di tutto non vengono pagate e poi, aspetto ancor più di valore, “ci mettono la propria faccia” a parlare bene di te.

    Il WOMM ha in sostanza due facce: da un lato può  costruire rapidissimamente la reputazione di un prodotto, di una organizzazione o di un servizio e dall’altro può anche “distruggerlo” e questo è particolarmente vero nell’epoca dei social media che risultano essere uno degli elementi chiave del WOMM.

     

    Riassumendo semplicemente? E necessario che tu comprenda le dinamiche di questa forma di marketing.

    Nel dettaglio:

    Aumenta la tua credibilità e ottieni fiducia

    La fiducia è la base di tutte le relazioni interpersonali (almeno per quelle solide) e negli affari non per nulla diverso. La forza che “guida” il desiderio dei consumatori di condividere storie positive di determinate imprese risiede nella fiducia che hanno nel prodotto, nel servizio e nelle persone fisiche associate al brand dellimpresa.

    Lo sai di sicuro che la fiducia non la costruisci in un giorno e che ci vuole tempo, è fatta di relazioni, parole e successi. Devi assicurarti di rispettare o superare le aspettative dei tuoi clienti, sempre… e se non lo fai stai decisamente iniziando con il piede sbagliato nell’utilizzazione del WOMM.

    Aumenta la tua capacità Virale

    La velocità e la frequenza dell’utilizzo tra consumatori e clienti di una comunicazione basata sul passaparola aumenta in maniera direttamente proporzionale all’aumentare degli iscritti su facebook, twitter, pinterest (e su qualsiasi altro social network che ti venga in mente.)
    Questa velocità di diffusione delle informazioni per te, come accennato prima, è un’arma a doppio taglio.
    Se è vero infatti che gli aspetti positivi del tuo brand tramite il WOMM si propagano velocemente la stessa regola vale anche per quelli negativi (che probabilmente si diffondono a velocità doppia rispetto a quelli postivi… legge di Murphy?)

    Lo sottolineo ancora, hai BISOGNO di capire e comprendere il ruolo sempre più in crescita delle tecnologie di comunicazione e la conseguente distribuzione amplificata delle singole voci.

    Ricorda che il passaparola per natura è difficile da acciuffare

    Ammettiamolo se il passaparola sta funzionando e sta funzionando bene vuol dire che hai raggiunto lapice del marketing.
    In ogni caso il passaparola puoi inseguirlo, puoi “coccolarlo” e cercare di farlo crescere ma è per sua natura enigmatico e difficile da “costruire a tavolino.”
    Ricorda che iniziative commerciali come “porta un amico e ti faccio uno sconto” non rientrano nelle modalità utili per aumentare il passaparola in quanto occorre che le persone che ti pubblicizzano siano realmente coinvolte per spingere avanti il prodotto.

    E allora? Insegui il più possibile gli opinion leaders, le persone che sono leader nella loro cerchia di conoscenze, i capi gruppo. Se un opinion leader mette la sua faccia per il tuo brand puoi dormire sonni tranquilli. Molte ricerche di psicologia sociale hanno dimostrato che le informazioni che arrivano da un altro individuo dotato di una qualche forma di prestigio influenzano gli interlocutori in una maniera addirittura più potente dei mass media.

    Guardati allo specchio

    Benissimo, ti interessa essere sulla bocca di tutti, diventare il re del WOMM ma… ti sei guardato allo specchio? Hai guardato dallalto ed in maniera distaccata quello che stai realizzando, il tuo prodotto, i servizi che offri? C’è qualche aspetto che potresti migliorare? C’è qualcosa che va assolutamente cambiato?

    Fatti aiutare, chiedi ai clienti quali sono i tuoi punti deboli, mettiti in discussione sempre, tutti questo sono passaggi per aiutarti a diventare più “social” e sempre più sulla bocca di tutti. L’era del “paron che sa tutto” (il padrone che sa tutto, perdonami la frase in veneto) se non è finita del tutto già ora è comunque destinata a tramontare.

    Rinnovati e soprattutto fatti aiutare, è più semplice di quello che credi.

     

    Foto: Interno Post By Intersection Consulting, Slider By Benjamin Ellis via Flickr C.C. Attribution
  • Dov’è il futuro per le start-up e per le nuove idee Italiane?

    Dov’è il futuro per le start-up e per le nuove idee Italiane?

    Nella versione online del Sole 24 Ore è stato pubblicato un articolo intitolato “Se Apple fosse italiana avrebbe 25 miliardi in meno (per le tasse)” e sono stati presi in considerazione gli aspetti paradossali (e bloccanti per l’economia) del profilo fiscale italiano.

    Se apple dovesse nascere oggi in Italia sarebbe a pieno titolo considerata una start-up, una start-up che verrebbe  inserita in un sistema fiscale, normativo e di incentivi che risulta essere tutto fuori che pensato ad adattarsi ad una figura flessibile e bisognosa di “cure” come una start-up.

    Perchè bisognosa di cure? Essenzialmente per l’alto livello di rischio che presenta (e specularmente un alto livello di guadagno nel caso di successo.)
    Vero è che le start-up sono un motore imprenditoriale potente ed essenziale di questo periodo storico ed economico basta pensare a che entrate tributarie hanno garantito agli USA nell’arco degli anni le varie Apple, Microsoft e Google (si anche loro erano start-up un tempo.)

    Indubbio che le start-up si muovono con velocità doppia rispetto a quanto viene fatta dalla normativa Italiana e che cercare di “acciuffarle” risulta difficile come per un elefante inseguire una gazzella (soprattutto se l’elefante è di razza Italian-burocratica) ed è anche indubbio che qualche tentativo sia stato messo sul piatto dal  decreto legge n.1 del 24 Gennaio 2012 che ha dato vita alla società semplificata a responsabilità limitata (che sarà operativa tra Aprile e Maggio.)

    La questione è però un’altra ed è: Basta quanto è stato fatto? E’ abbastanza?

    In Svezia è stata, già da anni, riconosciuta l’essenzialità di una politica a favore delle  start-up e questo riconoscimento ha portato il paese Svedese a convertirsi in un distretto industriale popolato da nuove imprese, tutte giovani, tutte fresche (e tutte paganti le tasse.)

    Come è stato possibile questo? Una quota del Prodotto Interno Lordo svedese è stato prontamente destinato al finanziamento delle start-up, questo ha aumentato insediamenti di nuove imprenditorialità in Svezia (negli ultimi 10 anni c’è stata una crescita del 250% degli investimenti dall’estero.) Esempi pratici? Addirittura un 35% di tutte le imprese europee quotate si concentrano in Svezia… ti dice nulla Spotify? E Skype?

    Un punto debole Italiano risiede anche nella rigidità del sistema  (normativo, corporativo…) e nella sua incapacità di adattarsi al nuovo.
    In questi giorni il tema principale ed in testa a tutte le testate giornalistiche sono le modifiche all’art. 18 dello statuto dei lavoratori e le conseguenti modifiche al mercato del lavoro.
    Non voglio togliere alcuna importanza ad un tema così importante per le imprese e per i lavoratori italiani. La questione se si parla di start-up è un’altra.

    Alle aziende innovative, alle start-up, interessa sul serio la discussione sul mercato del lavoro? Nel senso che in Italia (e qui la rigidità) una eventuale Apple si vedrebbe costretta ad applicare un’eventuale contratto collettivo nazionale del commercio (o dei metalmeccanici magari?) Google sicuramente non è stato costretto a regole rigide imposte da un contratto collettivo nazionale che neanche lontanamente potrebbe adattarsi alla flessibilità imprenditoriale che lo denota.

    La flessibilità, l’innovazione e la “freschezza” delle nuove start-up Italiane dovrebbe essere “coccolata” da una flessibilità negoziale altrimenti le soluzioni alternative sono per forza di cose l’aprire ed operare fuori dall’Italia. Basta forse il regime dei minimi?

    Soluzioni attuali per le start-up made in Italy? il venture capital ed i business angels.
    Se il finanziamento statale non arriva (o non c’è proprio) non esiste una soluzione migliore di affidarsi ad investimenti privati.
    La commissione europea ha capito che con gli attuali problemi delle banche del vecchio continente (e non) l’unica soluzione è spingere il più possibile per il venture capital  e per fortuna anche in Italia stanno nascendo degli incubatori importantissimi per le start-up come la H-farm di Treviso.

    Le idee nel fare impresa sono in continuo movimento e non vogliamo che un giorno gli storici guardando al 2012 e alle occasioni (e alle start-up) perse si ritrovino a scomodare ancora una volta Tito Livio.

    Dum Romae consulitur, saguntum expugnatur.

     

    Foto: Interno Post By Seth1492, Slider By workingcapitalteam via Flickr C.C. Attribution
  • 7 eccellenti abitudini  per nuove idee e creatività

    7 eccellenti abitudini per nuove idee e creatività

    La creatività? L’anima dell’innovazione. Un’innovazione che parte dal singolo prima di giungere all’impresa. Sembra strano ma se ci rifletti (anche se può sembrarti un controsenso),  la creatività è in qualche modo frutto dell’abitudine…

    Pensaci, una mente creativa sarà il risultato di abitudini creative. Le idee perfette non piovono dal cielo ma se abitui il tuo cervello a CREARE di più allora si che avrai l’imbarazzo della scelta.

    Lo sapevi che Google dà la possibilità ai propri dipendenti di utilizzare un giorno della loro settimana lavorativa per pensare a nuove idee?

    Ecco 7 eccellenti abitudini per aumentare la tua creatività:

    1.    Rendi la creatività un gioco

    La creatività solitamente “colpisce” quando meno te l’aspetti e, se sei come la maggioranza delle persone, non puoi aspettarti “visioni creative” quando stai combattendo per finire un progetto al lavoro o sei preso dallo stress.
    Quindi che dovresti fare? Ad intervalli (più o meno) costanti prova a rilassarti e a concederti un po’ di divertimento creativo. Non importa se riesci a farlo solo per qualche minuto al giorno o per qualche ora a settimana, prenditi del tempo per te del tempo per dedicarti alla TUA creatività, che sia disegnare, fare foto… Tu lo sai!
    Se dedichi tempo a questo “gioco” la tua creatività si farà viva sempre più spesso e le tue nuove idee saranno molto più “fresche.”

    2. Lascia che la tua mente vaghi.

    Il tuo cervello è una macchina incredibile, capace di creare cose che puoi difficilmente immaginare ora. Quando ti focalizzi e ti concentri su un solo aspetto della tua vita il tuo cervello non è più libero di fare ciò che gli viene meglio: creare nuove idee.

    Concediti dei momenti da sognatore, momenti in cui lasci che la tua mente vaghi senza concentrarti su nulla di specifico (nemmeno sugli aspetti negativi della tua vita). Se non limiti il tuo cervello solamente ad un pensiero hai la possibilità di aprire moltissime porte.

    3. Ascoltati.

    Ti è venuta un idea fantastica? Falla diventare realtà ORA. Più ti abitui a seguire i tuoi impulsi creativi più ti renderai conto di quanto fantastiche sono le tue idee. Molto più spesso di quanto tu possa immaginare le persone mettono da parte le loro intuizioni per poi scoprire che qualcun’altro le ha fatte diventare realtà.
    Agisci nell’immediato, calma la tua parte razionale e segui il tuo lato creativo.

    4. Fai una mappa mentale delle tue idee.

    Scrivere bianco su nero tutte le idee che ti passano per la testa è un metodo eccellente per mantenere un’ispirazione creativa ma quando vuoi “lavorare” su certe idee che credi possano funzionare la soluzione migliore è prepararti una mappa mentale (di cui parleremo più approfonditamente in futuro.)

    Se vedi le tue idee su un pezzo di carta la tua mente creativa si risveglierà.

    5. Mettiti alla prova tutte le settimane.

    La creatività aiuta decisamente nella risoluzione dei problemi.
    Se non hai problemi da risolvere la creatività dopo un po’ si spegne, tienila attiva (sono sicuro che hai problemi da risolvere e risolverli in modo creativo è ottimo.)
    Tieni la tua creatività attenta e vigile ogni settimana e di sicuro sarà più viva nel momento del bisogno.

    6. Festeggia i tuoi risultati.

    Quando riesci ad essere creativo come vorresti e ti viene una bella idea la insegui e la realizzi bè, festeggiati !! Gratificati per i tuoi risultati creativi nella maniera che ti soddisfa di più. Se prendi questa abitudine non solo aumenterai il tuo desiderio inconscio di creare idee nuove ma ti sentirai anche benissimo.
    Non pensare se festeggiarti o meno. Fallo, te lo meriti.

    7. Cerca attivamente nuove abitudini creative.

    Una delle più importanti abitudini creative che puoi avere è il cercare attivamente NUOVE abitudini creative. Già solamente focalizzandoti sulla tua creatività la stai migliorando. È impossibile frenare la tua creatività provando a farla crescere.
    Passa un po’ di tempo ogni giorno a pensare a dei modi di espandere la tua creatività.

    Ti lascio infine con questa citazione di Linus Pauling:

    [quote]Il miglior modo per avere una buona idea è avere tante idee[/quote]

     

    Articolo liberamente tradotto e riadattato da Creative Something
    Foto: By opensourceway, Creative Commons Attribution

  • Il lavoro? Crealo. 3 punti essenziali

    Il lavoro? Crealo. 3 punti essenziali

    By Racchio via Flickr, Creative Commons Attribution

    Ho voluto essere decisamente provocatorio con il titolo di questo articolo ma in un momento in cui la lenta (o inesistente) crescita economica Italiana (e non) ha lasciato tanta gente senza lavoro il panorama è evidentemente composto da:

    – persone che aspettano un lavoro migliore;
    – persone  che aspettano un lavoro in genere;
    – persone che decidono di crearsi un lavoro, iniziando da zero un nuovo business;

     

    Vuoi che tu sia uno startupper, un libero professionista o semplicemente hai la possibilità (e la voglia) di rischiare... L’iniziare a fare qualcosa che ti piace non è solamente un enorme privilegio ma è di sicuro meno costoso di uno sfarzoso master universitario (e ti da di più) o del comperarti una nuova macchina fiammante a rate (che non ti puoi permettere.)
    Se stai iniziando una nuova attività, un qualcosa di tuo che senti e in cui credi ci sono essenzialmente 3 punti che vuoi considerare. Eccoli:

    1) Fatti consigliare il più possibile.

    Durante tutti i passi della tua “impresa” ti troverai molte volte a dover rispondere a domande inaspettate partendo dal business plan, passando per la forma societaria ed il commercialista fino a giungere al marketing e a come gestire il tuo profilo “social”.
    Rilassati e fai un bel respiro, “qualcuno” ha già provato a fare ciò che stai facendo tu e c’è gente lì fuori a cui piace ancora aiutare.

    Non puoi usare solo google o qualche tutorial su youtube, non basta !
    Considera le camere di commercio, considera gli eurosportelli, tante volte possono consigliarti gratuitamente e darti “dritte” che non scoveresti con un motore di ricerca.
    Confrontati, confrontati e confrontati: sarai molto più produttivo se sarai in grado di prendere decisioni considerando anche altri punti di vista (rispettando sempre le TUE intuizioni.)

    2) Impara a  gestire il tuo tempo.

    Capire cosa devi fare e quando devi farlo non è una cosa così semplice, soprattutto all’inizio. Comprendere cosa va fatto nell’immediato e cosa può aspettare quando hai 10 cose in lista che sembrano tutte urgentissime richiede del tempo.
    Prendi un bel foglio e scrivi le tue priorità, non hai più limiti di orario e questo ha i suoi lati positivi come negativi.

    Cerca di priorizzare le tue attività e ricorda che anche il tempo è un investimento. Investilo il tuo tempo, vale di più dei soldi, molto di più e abbi pazienza con te stesso, il ritorno c’è anche se non è immediato.

    3) Sii realista.

    Hai bisogno di fare soldi, questo è indiscutibile. Per fare soldi hai bisogno di un piano pieno di numeri  che dimostri COME farai soldi.
    Imponiti degli obiettivi, se arrivi ad un punto che quello che ti entra in tasca non è abbastanza, non copre le spese o semplicemente è evidente che  “il gioco non vale la candela” devi sapere che è tempo di  lasciar perdere.
    Ringrazia per quanto hai imparato, muoviti e cambia avventura. Fallimento è solo una parola, a certi trasmette disperazione ad altri trasmette voglia di rialzarsi. Tu chi sei?

    Certo questi punti non ti indicano QUALE business preciso intraprendere (l’idea la devi mettere tu) ma di sicuro aiutano ad avere una fotografia “panoramica” di cosa ti puoi aspettare, poi i dettagli li scopri tu.

    Iniziare un nuovo business non è come trovare un lavoro, devi trovare la tua strada non mandare curriculum.
    Poi pensaci un attimo: tu ci metti tutto te stesso, poi se le cose non girano potrai sempre incolpare l’economia…

  • 5 errori più comuni quando non riesci a risolvere i problemi

    5 errori più comuni quando non riesci a risolvere i problemi

    Nel business (e nella vita) quando ci troviamo di fronte ad un problema solitamente la chiave risolutiva risiede nell’avere la capacità pensare in modo critico.
    L’anima del pensiero critico è lobiettività. Essere obiettivi vuol dire saper pensare a soluzioni senza pregiudizi e in maniera imparziale. Se ti fermi a rifletterci un attimo lo sai anche tu che il prendere in considerazione tutti i fatti a tua disposizione senza alcun pregiudizio ti aiuta a decidere in maniera più giusta.


    L’abilità di affrontare le sfide della vita pensando in maniera critica la si acquista nel tempo e soprattutto cambiando strategie di pensiero e vecchi modi di pensare.

    Ma quali sono gli errori più comuni che tutti (e probabilmente anche tu) commettiamo quando siamo presi troppo emozionalmente da un problema?

    Eccone 5:

    1. Presunzione ed Arroganza:

    Commettendo quest’errore CREDI (e ne sei proprio convinto al 100%) che la soluzione migliore al problema sia quella che già stai utilizzando (o che già hai utilizzato in passato.)
    Ti autoconvinci che non ci sia un metodo migliore. TI trovi quindi a guardare al problema da una prospettiva tutta tua e, arrogantemente, chiudi al dialogo.

    Il maggior problema di questo errore è che in questo modo stai bloccando qualsiasi altra possibile soluzione creativa (magari migliore) al problema. Perché? Semplicemente perché stai ignorando tutte le altre possibilità di risoluzione.

    Consiglio? Mettiti sempre in discussione.

    2. Giudizio iniziale:

    Sicuramente di fronte ad un problema hai (e avrai sempre) la tua opinione iniziale ma l’avere una opinione è molto diverso dall’aver già giudicato il problema ancor prima di provare a risolverlo.
    Se commetti questo errore vuol dire che stai ragionando in un modo radicalmente opposto all’essere obiettivo ed al pensare criticamente. Stai essenzialmente ragionando in maniera esclusivamente soggettiva !
    Se ci pensi bene l’avere un giudizio iniziale sul problema è essenzialmente una conseguenza del primo errore ossia l’essere arrogante.

    Consiglio? Prova un approccio mentale più aperto ai problemi e lascia i paraocchi ai cavalli da corsa.

    3. Visione parziale della realtà:

    Quante volte ti è capitato di guardare ai problemi solo ed esclusivamente dal tuo punto di vista, poi hai fatto una chiacchierata con un amico o un collega e ti sei reso conto di come un’altra prospettiva sulle difficoltà possa cambiare tutto.
    Se agisci usando una visione parziale del problema ti ritroverai a fare decisioni troppo a caldo e di sicuro poi ti pentirai di come hai agito.

    Consiglio? Parla con qualcuno del problema e cerca altre prospettive e poi ricordati di “dormirci sopra.”

    4. Visione parziale del tempo:

    Questa è un’altra possibile manifestazione del guardare al problema in maniera parziale però applicata al fattore tempo. Questo errore lo commetti quando guardi al problema basando tutte le tue considerazioni sul breve periodo invece che sul lungo periodo. Avere una visione a “corto raggio” non ti aiuta di sicuro nel valutare in maniera il più critica possibile il problema anzi rischi di non calcolare uno dei fattori più importanti nelle tue scelte: il tempo.

    Consiglio? Pensa se risolveresti nello stesso modo quel problema anche tra 6 mesi. E tra un anno? E che conseguenze diverse avrebbe?

    5. Orgoglio:

    Ti è mai capitato di aver reagito ad un problema e di averlo voluto risolvere a tuo modo solamente per motivi di orgoglio? Qui non parlo più di arroganza o di “certezza” che il tuo modo di pensare sia il migliore, parlo di orgoglio che rimarrebbe “ferito” nell’accettare una soluzione differente dalla tua (anche se in fondo in fondo sai che la soluzione migliore non è quella che proponi.)

    Consiglio? Come consiglio una citazione di Alexander Pope:

    [quote] L’orgoglio è l’immancabile vizio degli stupidi.[/quote]

    Concordi?

     

  • 8 azioni che non ti faranno mai essere un leader

    8 azioni che non ti faranno mai essere un leader

    Ciascun imprenditore o libero professionista per avere successo deve avere uno stile da leader. Non importa qual’è il tuo, ecco 8 azioni che vuoi evitare se vuoi avere successo come leader:

    1.    Evita di comportarti come Mr. “so tutto io”

    Se ti comporti come Mr. “so tutto io” le persone con cui collabori non desidereranno condividere con te le loro idee per il timore di non essere ascoltati.


    Consiglio?
    La prossima volta che hai un’ottima idea non condividerla subito, lascia invece che i tuoi collaboratori pensino ad una soluzione e proponi la tua alternativa alla fine, sembrerai meno perfetto e più umano.

     2. Non dire “ma..” o “comunque..”

    Iniziare le tue frasi in questo modo significa semplicemente che non approvi. “mi piace la tua idea MA …”, “Considererò ciò di cui mi hai parlato, COMUNQUE…”.
    La tua intenzione potrebbe essere buona, magari stai solamente cercando di addolcire la pillola ma al prossimo non suona così !


    Consiglio?
    Smetti di usare queste parole, eliminale dal tuo vocabolario e vedrai come cambierà il tuo dialogo con gli altri

    3. Evita di comunicare quando sei arrabbiato

    Condividere i tuoi pensieri quando sei arrabbiato può essere pericoloso. Le emozioni quando si comunica possano danneggiare irreparabilmente una relazione di lavoro.


    Consiglio?
    Estraniati psicologicamente da una situazione che ti fa arrabbiare. Concediti una pausa di 24 ore (insomma fatti una bella dormita almeno) e DOPO questo break vedrai che non saranno più le emozioni a parlare al posto tuo.

     4. Evita di tenere per te informazioni importanti

    Se stai celando qualcosa che sai ed indirettamente limiti  le performance dei tuoi collaboratori…bè è un complesso di inferiorità e soprattutto quando gli altri lo scopriranno perderai la loro fiducia.


    Consiglio?
    Chiediti cos’altro potresti condividere con gli altri e fallo.

     5. Riconosci l’importanza dei singoli

    È come dire “il merito è tutto mio, tu non hai fatto nulla.” ti stai prendendo tutti i meriti e gli altri non si sentono apprezzati da te.


    Consiglio?
    Quando un progetto è completato con successo riconosci pubblicamente i singoli contributi che sono stati apportati dalle singole persone.

     6. Evita di non chiedere scusa

    Tutti fanno errori e tutti quanti odiano chi non è in grado di ammettere di aver sbagliato.


    Consiglio?
    Scusati subito, in maniera rapida e definitiva e rendi noto da subito in che modo vuoi risolvere il problema o almeno migliorare la situazione.

     7. Evita di non ascoltare

    Questo è un problema di molti leader. Un grosso problema. Se non ascolti quello che gli altri ti stanno dicendo il messaggio vero e proprio che passa è che non ti interessa per nulla cosa stanno dicendo.


    Consiglio?
    Dai piena attenzione al prossimo quando ti parla, le email o il telefono puoi controllarli dopo, guarda negli occhi la gente con cui parli e ascolta.

     8. Evita di pensare solo a te stesso

     Non ci sei solo tu… Essere leader non vuol dire nulla se stai pensando solo a te. Sei un esempio ed un punto di riferimento affinché gli altri ti seguano quindi pensa anche a loro.


    Consiglio?
    Parla con i tuoi collaboratori, informati di più su di loro, puoi solo darti beneficio.

    Cerca di evitare tutti questi errori e  vedrai di sicuro miglioramenti nel tuo relazionarti con gli altri e farai passi avanti nel trovare il TUO stile da leader (pur avendo i leader delle caratteristiche comuni)
    Voglio concludere con una citazione di John Quincy Adams:

    [quote]Se le tue azioni ispirano gli altri a sognare di più, imparare di più, fare di più e migliorare sé stessi allora sei un leader.[/quote]

     Articolo liberamente tradotto e riadattato da OpenForum

  • Linkedin: aumenta le tue vendite e la tua popolarità

    Linkedin: aumenta le tue vendite e la tua popolarità

    Okay, sei su facebook da ormai almeno un paio di anni, poi, magari, hai deciso di “farti” anche Twitter… Ma Linkedin? Linkedin l’hai sempre evitato e ne sei sempre stato alla larga. Troppo complicato. Solo per mega professionisti dal curriculum invidiabile?
    Non ne capisci l’utilità e non credi che possa essere uno strumento valido?
    Molte persone sono confuse (almeno in Italia) in merito a Linkedin e la pensano così.

    Se ci fai caso oramai su Facebook sono registrati quasi più nonni che studenti delle superiori e allora perché non sperimentare Linkedin e dare una “spintarella” al tuo business e alle tue qualifiche?

    Se ti senti troppo giovane per un network così “serioso”… Bè ti assicuro che non lo sei dato che il raggio di estensione professionale che riesce a raggiungere linkedin arriva sino a ragazzi che hanno raggiunto la maturità nel 2011. Quindi a meno che tu non sia ancora all’ultimo anno di superiori stai leggendo il post giusto.

    Attenzione: ti ho parlato di superiori e indirettamente di qualifiche professionali ed accademiche ma non sono l’unico aspetto rilevante, qui stiamo parlando di business, possibilità di creare network e crescita.
    Non c’entra solo la laurea, qui c’entra la tua storia, le tue skills e quello che puoi offrire al mercato.

    In definitiva? Se non sei su Linkedin stai perdendo del tempo (e tempo spesso equivale a soldi e questo lo sai).

    Ecco 5 ragioni per cui VUOI imparare ad usare abilmente LInkedin:

     #1 Fatti Trovare

    Linkedin non è solo fatto per trovare contatti. È pensato principalmente per farti trovare. Fai attenzione ad ogni parola che usi nella creazione del tuo profilo poiché potrebbe essere proprio ciò che qualcuno sta cercando…  E indovina? Verrà a contatto con la tua esperienza e con le tue abilità.
    Assicurati quindi che tutte le TUE parole chiave siano inserite nel tuo profilo. Qualsiasi siano le tue qualifiche, falle diventare parole chiave.

     #2 Costruisci il tuo brand in maniera professionale

    Sono sicuro che non lo sai che Linkedin ha attualmente 135 milioni di utenti registrati in tutto il mondo. Praticamente un gigantesco pagine gialle per professionisti. Sinceramente? Il fatto che tu non sia ancora su linkedin potrebbe costarti un bel po’ a livello di credibilità. Crea il tuo profilo, entra a far parte dei gruppi di tuo interesse. Ci vorrà del tempo (non poi molto) ma ti ripagherà al 100%, investimento sicuro (non sono una banca, puoi fidarti del mio rating…)

     #3 Networking ottimale

    Se sei un imprenditore, uno startupper, un libero professionista o un libero pensatore bè sicuramente sei anche un networker. Se vuoi creare netwrok online per trovare nuovi partner per il tuo business, se vuoi cercare potenziali nuovi clienti... Usi twitter? O facebook?
    Certo sono validi strumenti social ma non dispongono di tutte le informazioni che linkedin ti può fornire in merito ai profili professionali degli utenti. Pensaci, puoi cercare per parola chiave, per regione, per città, per qualifica professionale, per esperienze passate, puoi creare gruppi di interesse. Se non sono degli ottimi strumenti per fare network questi.

     #4 Linkedin è in movimento

    Una caratteristica che di sicuro non appartiene a linkedin è la staticità. Cosa intendo? Non puoi semplicemente creare un profilo utente “a caso” senza prendertene cura. La tua iscrizione non si risolve in un nome utente e password. Linkedin si muove con te nel senso che come la tua vita professionale è sempre in movimento così deve essere anche il tuo profilo. Aggiorna le esperienze, aggiungi tutti gli aspetti rilevanti della tua attività. Pensa a linkedin come ad una vetrina per te stesso.
    Se dovessi vendere una macchina avresti più probabilità di venderla tenendole pulita e lucidata e bella in mostra in una vetrina in centro città o parcheggiandola in un parcheggio sotterraneo di un centro commerciale in periferia?

     #5 Dai valore a ciò che fai, a ciò che sai e a ciò che sei

    Linkedin puoi darti molto di più di quanto puoi immaginare ora. Puoi dare un valore aggiunto all’attività che stai svolgendo, puoi sottolineare in ambito nazionale (o internazionale) le tue competenze e puoi conseguentemente dare più valore a te come persona. Se sai un’altra lingua oltre all’italiano, sfruttala, espanditi il più possibile e usa ciò che sai.
    Sono certo che non sei mai stato con le mani in mano nella tua vita e sai che la pigrizia uccide gli affari…  quindi perché dovresti farti sfuggire una delle possibilità professionali più utili della rete?

    Prossimamente ti spiegherò più in dettaglio come ottimizzare il tuo profilo, intanto? Iscriviti.

  • I primi lavori di 6 imprenditori ricchi

    I primi lavori di 6 imprenditori ricchi

    Uno stereotipo comune e molto diffuso è quello di pensare che ricchi imprenditori  e persone di successo siano nate privilegiate e già ricche senza alcun sforzo. Non è strano sentire frasi come “che fortunato, lui si che ha avuto ‘culo’ nella vita” oppure, “avessi avuto io le sue possibilità”. Ma spesse volte le fortune costruite da imprenditori visionari derivano da stati mentali, valori e convinzioni fuori dal comune che si spingono molto più in là di fortuna, genetica o privilegi. È alquanto difficile immaginare persone come Warren Buffet  lavorare da dipendenti ma resterai sorpreso scoprendo che molti “titani” dell’industria hanno iniziato la loro scalata in posizioni umili.

    Dai un occhio ai primi lavori di 6 imprenditori americani di successo e cambia il tuo punto di vista sulla realtà.

     Ross Perot

    Rispettato in tutto il mondo come uno dei maggiori business leader del ventesimo secolo. Suo padre commerciava sia cotone che cavalli e Ross già all’età di 6 anni addestrava cavalli ad essere montati ed addomesticati per uno o due dollari a cavallo… E il suo naso ancora mostra i primi risultati ottenuti.
    Entrò nell’accademia navale nel 1949 e quando nel 1953, concluse l’accademia era capoclasse e comandante di battaglione.
    Nel 1957, Perot divenne venditore per la IBM e cercò in ripetute occasioni di esporre le sue idee ai superiori, dai quali fu costantemente ignorato. Lasciò quindi la IBM pochi anni dopo, nel 1962, per fondare la EDS a Dallas  e la Perot Systems, due società indipendenti che poi vendette per miliardi di dollari.

     Wayne Huizenga

    Prima di diventare un magnate della gestione dei rifiuti, di fondare blockbuster e di diventare padrone della squadra di NFL dei Miami Dolphins Wayne, secondo Forbes, lavorò come benzinaio durante le scuole superiori.
    A quanto si dice all’età di 17 anni lavorò come camionista per aiutare la madre a pagare le bollette a seguito del traumatico divorzio dal padre.
    Nel 1960 Wayne comperò il suo primo camion e iniziò a cercare clienti per la sua nuova società di gestione rifiuti che gli è fruttata successivamente più di 300 milioni di dollari.

     Warren Buffett

    Prima di fare storia con il suo stile “vecchio stampo” nel mondo degli investimenti il nativo del Nebraska guadagnò il suo primo “capitale da investire” consegnando giornali a domicilio.
    All’età di 13 anni Warren era già così finanziariamente intelligente da essere in grado di dedurre il costo della sua bicicletta dalla dichiarazione dei redditi. Iniziò così la sua strada verso il successo finanziario che gli permise di accumulare, già all’età di 26 anni circa 140.000 dollari (ed era solo il 1956). Bè il resto è storia ed è diventato uno dei più ricchi uomini al mondo.

     Sam Walton

    Se dovessimo identificare un imprenditore dalle umili origini dovremmo decisamente puntare il dito su Sam Walton. Il fondatore di Walmart  iniziò la sua carriera aiutando la sua famiglia a pagare le bollette fin da giovane età facendo una miriade di lavori.
    In una giornata tipo mungeva le mucche di famiglia, imbottigliava il latte e lo consegnava a mano ai clienti. Poi iniziava il suo giro di consegna giornali in bicicletta provando anche a vendere nuove sottoscrizioni a potenziali clienti.
    Alla fine delle superiori Walton venne votato come “il ragazzo più versatile di tutta la classe” . Walton continuò anche all’inizio del college a fare i lavori più disparati tra cui anche il cameriere in cambio di soldi. Cosa sia ora Walmart non occorre sottolinearlo.

     Jim Clark

    Il nonconformista imprenditore e fondatore di Netscape Jim Clark è stato tutto fuori che un uomo cresciuto negli agi. Cresciuto in una casa per genitori single ed il suo primo lavoro (dopo aver mollato la scuola) è stato per 4 anni nella marina americana. Qui si trovò continuamente in conflitto con l’autorità. Come molti altri imprenditori Clark non riusciva assolutamente a piegarsi ai suoi superiori. Successivamente? Fondò Netscape, silicon Graphics e Healtheon.

     

    Michael Dell

    Il successo del fondatore della Dell non fu per nulla istantaneo. Dell iniziò come lavapiatti in un ristorante cinese. La sua paga iniziale? 2,30dollari/ora. Dell dimostrò spiccate attività di vendita durante le superiori quando fu in grado di racimolare 18.000 dollari vendendo sottoscrizioni per il quotidiano Houston Post- abbastanza per comperarsi una macchina e tre computer. Una volta al college Michael iniziò il suo primo business (PC’s limited) nella sua stanzetta presso il dormitorio. Comprese il valore aggiunto dell’attività che aveva iniziato e a19 anni chiese un prestito alla nonna e rinominò la società in Dell computer.

    E tu? Che fai?

    Articolo liberamente tradotto e riadattato da mint.com

  • 10 citazioni per motivarti

    10 citazioni per motivarti

    Ecco 10 citazioni che possono motivarti, spingerti, sostenterti. Forse ne vorrai scegliere una, scriverla su un post it colorato ed attaccarla sul tuo frigo in cucina.

     #1

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    Non sognare sogni piccoli perchè non hanno la forza di muovere i cuori della gente.

    Wolfgang von Goethe

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    #2

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    Un uomo di successo è in grado di costruire delle fondamenta solide con i mattoni che la gente gli tira addosso.

    David Brinkley

    [/quote]

    #3

    [quote]

    Sviluppa il successo a partire dai fallimento. Lo sconforto ed il fallimento sono due dei passaggi fondamentali verso il successo.

    Dale Carnegie

    [/quote]

     #4

    [quote]

    La sconfitta non è il peggior fallimento. Non provarci lo è.

    George Edward Woodberry

    [/quote]

     #5

    [quote]

    Non aspirare al successo se lo desideri; fai quello che ami e in cui credi e il successo arriverà naturalmente.

    David Frost

    [/quote]

     #6

    [quote]

    Tutti i nostri sogni possono diventare realtà, se abbiamo il coraggio di inseguirli.

    Walt Disney

    [/quote]

     #7

    [quote]

    Non confonderre la fama con il successo. Madonna rappresenta la prima; Hellen Keller la seconda.

    Erma Bombeck

    [/quote]

     #8

    [quote]

    Il fallimento è un successo se ne sappiamo trarne insegnamento.

    Malcolm Forbes

    [/quote]

     #9

    [quote]

    Per farcela il tuo desiderio per il successo dovrebbe essere più grande della tua paura per il fallimento.

    Bill Cosby

    [/quote]

     #10

    [quote]

    E’ impazienza quella che ci coglie di tanto in tanto e allora ci compiaciamo di sentirci infelici.

    Wolfgang von Goethe

    [/quote]

     

    Sorridi.