Anno: 2012

  • Che cos’è il factoring?

    Che cos’è il factoring?

    Durante questo ultimo periodo si sente spessissimo il termine factoring collegato (nella maggior parte dei casi) al termine impresa e PMI.
    Ma cos’è il factoring?
    Il factoring, come puoi ipotizzare dal nome, è una forma negoziale di matrice inglese e non ha una propria traduzione in italiano ma il concetto ti sarà chiaro tra poche righe. Iniziamo.

     

    Il factoring è essenzialmente un contratto con due soggetti attivi coinvolti:

    • Una società specializzata, denominata Factor;
    • Un impresa che si chiama Cedente;

    In sostanza in questo contratto il factor acquista a titolo oneroso crediti NON ancora esigibili di un’impresa cedente così denominata in quanto cede tutti i crediti presenti e futuri scaturiti dalla propria attività imprenditoriale.

     Ma cosa ci guadagnano entrambe le parti da questo contratto? Perchè dovrei cedere i miei crediti imprenditoriali ad un factor?

     Ovviamente il guadagno c’è per entrambi le parti ed essenzialmente l’impresa cedente ottiene dal factor una lunga serie di servizi, dietro un corrispettivo consistente in una commissione.

    Quindi l’impresa cede in sostanza i suoi crediti al factor, il quale dietro una commissione offre dei servizi all’impresa stessa.

    Qui in sostanza va evidenziata la caratteristica più importante, ovvero la cessione dei crediti non rappresenta il fine ultimo dell’accordo, ma lo strumento attraverso cui è possibile l’erogazione dei servizi da parte del factor.
    E’ prassi costante che il factor conceda all’impresa cliente ANTICIPAZIONI sull’ammontare dei crediti gestiti.

    La cessione può avvenire in due modi differenti:

    • Lasciando al cliente il RISCHIO dell’eventuale insolvenza dei debiti ceduti (Pro Solvendo);
    • Il factor si assume il rischio di insolvenza dei debiti ceduti ed in casi di inadempimento di questi ultimi non potrà richiedere la restituzione degli anticipi versati al cliente (Pro Soluto);

     Ma quali sono i servizi che il factor può offrire?

    • Il primo e più essenziale punto l’abbiamo appena accennato e riguarda la funzione di anticipazione – l’impresa cedente riceve l’importo dei crediti ceduti, prima della loro scadenza; a tale importo viene dedotto un corrispettivo, che costituisce il guadagno del factor;
    • assistenza legale nella fase di recupero dei crediti;
    • contabilizzazione, amministrazione, gestione, incasso e smobilizzo dei crediti;
    • valutazione dell’affidabilità della clientela;

    Ma perchè risulta così fortemente in crescita questo tipo di contratto?

     Essenzialmente come avrai capito dietro il contratto di factoring si cela un’operazione di finanziamento dell’impresa cliente e come è stato sottolineato prima la cessione dei crediti non rappresenta il fine ultimo dell’accordo.

     E la legge cosa dice del factoring?

    Il punto di riferimento è costituito dalla legge n.52 del 1991 (relativa all’acquisto dei crediti d’impresa) che ha previsto l’istituzione di un albo delle imprese che praticano la cessione dei crediti d’impresa.
    Nell’ordinamento italiano il factoring risulta comunque essere un contratto atipico che trova applicazione in presenza di determinati presupposti:

    • Il cedente deve essere un imprenditore;
    • Il factor deve essere una società o ente iscritto in un  albo tenuto dalla Banca d’Italia (una banca o n’intermediario finanziario);
    • I crediti che vengono ceduti devono riguardare I contratti stipulati dal cedente nell’esercizio dell’impresa;

    Per quel che riguarda l’oggetto della cessione:

    • La cessione di crediti esistenti
    • La cessione dei crediti è ammessa anche prima della stipula dei contratti che li origineranno;
  • Pinterest: nuova frontiera social del commercio elettronico?

    Pinterest: nuova frontiera social del commercio elettronico?

    Pinterest.com è una bacheca virtuale dove puoi “raccogliere” immagini che trovi in giro per il web e catalogarle secondo categorie di tua scelta. La maggior parte delle immagini visibili nel sito ha come tema decorazioni domestiche, lavoretti di artigianato/gioielleria, moda e cibo. Il sito è al momento solo ad invito, anche se per richiederne uno basta solo iscriversi nella lista d’attesa presente in home page. In qualche ora l’invito normalmente arriva come email. Nonostante questa procedura il sito ha conosciuto un esponenziale aumento in termini di visite nei mesi scorsi.

    Oltre alle funzioni di mera catalogazione Pinterest è anche social: infatti le foto da noi reperite nel web sono condivisibili con gli amici ed è possibile innescare meccanismi virali per cui una foto particolarmente attraente possa essere condivisa anche tra sconosciuti e su larga scala.

    Parlando invece di dati l’interesse non può che aumentare, specialmente tenendo conto che questa sorta di social network è particolarmente attrattivo per l’universo femminile: il 59% dei visitatori è infatti costituito da donne. Inoltre il sito ha scalato rapidamente la vetta ed è ad un passo per entrare nella Top Ten dei siti social negli USA. Niente male per un progetto giovanissimo! E soprattutto senza aver speso un solo centesimo in pubblicità.

    Dal punto di vista finanziario la situazione è altrettanto rosea, contando in quasi 40 milioni di dollari raccolti in finanziamenti.

    Bellissimo, ma… come può tornarmi utile questo nuovo social network?

    Come premesso questo servizio sta ancora muovendo i primi passi però già si può iniziare a parlare di un utilizzo business. Come? E’ presto detto:

    1. L’audience del sito è composta, come premesso, da un 59% di visitatrici tra i 25 e i 40 anni. In altre parole la fascia che tendenzialmente genera più profitto dal punto di vista pubblicitario;

    2. Già è in atto un meccanismo di collegamento con siti di e-commerce esterni alla piattaforma. Ciò significa che la piattaforma è in grado di generare profitto e, allo stesso momento, di porsi come canale preferenziale per chi volesse promuovere i propri prodotti;

    3. E’ brand friendly offrendo protezione e regale precise per chi utilize il proprio marchio;

    4. L’estetica è assolutamente gradevole e l’interfaccia funzionale. Essendo facile da usare la piattaforma non può che continuare la propria espansione.

    5. Un’alto grado di “dipendenza” da parte di chi lo utilizza. Non serve aggiungere altro!

    Se sei interessato al commercio elettronico non puoi farti sfuggire questo nuovo strumento, anche solo per darci un’occhiata. Se tu che leggi sei donna, capirai subito di cosa sto parlando e di come funziona il meccanismo. Se sei uomo fai questa prova: fai iscrivere la tua partner o una tua amica e vedi le reazioni. Potresti restarne stupito!

  • Commettere errori è il primo passo per imparare

    Commettere errori è il primo passo per imparare

    Fallire non deve essere considerato il momento finale di un esperienza. Fallire è l’inizio di un processo di apprendimento.

    Non tutti sono disposti ad ammettere i propri errori. E qui si è di fronte al primo “mostro”: l’orgoglio. Meglio lasciarlo da parte, è altamente dannoso per il tuo business. E’ bene essere umili ed essere sempre disposti ad imparare.

    Le idee sono quanto di più prezioso abbiamo, buone o cattive che siano.

    Il processo è cambiato

    Alle imprese erano necessari anni per creare prodotti. Ricerche di mercato e sviluppo, costruzione di capannoni, ricerca di personale e infine inizio della produzione. Ora non è più possibile lavorare in questo modo, sia per le imprese già stabilite da anni, sia per quelle di nuova apertura. Semplicemente è troppo burocratico e ci si mette troppo tempo.

    E’ preferibile un approccio con un controllo costante di quanto succede, attraverso il quale è possibile creare un sistema “Costruisci – Misura – Impara”.

    Si può riassumere in questo modo:

    1. Cerca un’IDEA e sappi come testarne il successo. Questo sarà il fondamento della tua impresa. In questa fase l’ipotesi è formata. Ora si parla di business: a chi la venderai? Qual’è la tua strategia di vendita? Come apparirà il prodotto finale?

    2. Costruisci un CAMPIONE. Sarà quello che metterai nelle mani dei potenziali clienti. Di questi tempi i prototipi possono essere prodotti in serie rapidamente e con costi esigui. E, soprattutto, è più facile cambiare la produzione quando si ha a che fare con piccoli lotti. Però lo scopo di questo campione sarà di testare il potenziale sul mercato più che di mera prototipazione. Potrà essere mostrato ai clienti e potrai misurare istantaneamente le reazioni.

    3. Prendi nota di quanto hai constatato. E MISURA i risultati. Non si tratta solo di chiedersi “ha funzionato?”, ma piuttosto se abbia o meno centrato i tuoi obiettivi. Quando si misura il successo di un prodotto o servizio poi è possibile capire se sia necessario un cambiamento o se si sia sulla strada giusta.

    4. Come per tutti gli esperimenti è necessaria infine una fase di valutazione: cos’hai IMPARATO?

    Come saprai la conoscenza guadagnata vale molto di più che la cartamoneta. E siccome stiamo parlando di un processo circolare, IMPARARE conduce direttamente alle IDEE e il processo continua col suo circolo virtuoso in questo modo.

    Per questo motivo è smettere di demonizzare i propri gli errori e, nel caso accadano, trarne il massimo profitto possibile per evolversi e portare la sfida ad un livello successivo.

    Ad un primo impatto il processo COSTRUISCI-MISURA-IMPARA potrà sembrare più macchinoso ma, come sicuramente avrai capito, alla fine dei conti permette di risparmiare molto più tempo. E di produrre meglio.

  • A Treviso la fattoria è digitale: H-Farm

    A Treviso la fattoria è digitale: H-Farm

    A Cà Tron, un piccolo paesino trevigiano, c’è una bellissima tenuta agricola ma non è una classica fattoria veneta come potrebbe sembrare dall’esterno. Non vi si allevano animali e non si raccolgono uova. Qualcosa  si raccoglie però, si raccolgono idee e sogni digitali e li   si fa crescere sani e forti per un incontro di successo con il mercato. Questa la mission dell’H-Farm.
    Questo incubatore privato di start-up è un segno positivissimo tutto italiano nel settore tecnologico in cui si sa che non siamo al top.

    Grandi le idee che vengono “incubate” in questa “fattoria digitale” e grandi anche I numeri del fattuato. Nel 2011 sono stati 25 i milioni di euro fatturati e tre le nuove sedi aperti, in America, in India e in Inghilterra.

    Ma, chi si cela dietro tutto questo?

    Nessun segreto, il suo nome è Riccardo Donadon, fondatore di H-Farm ed attuale amministratore delegato. Il suo passato digitale nasce negli anni 90 con uno dei primi progetti di e-commerce italiani. Visionario o meno Riccardo Donadon ha saputo direzionare le sue idee  seguendo sempre il vento giusto dell’innovazione.

    Il suo viaggio è comunque appena iniziato perchè il futuro che si prospetta per l’H-farm è di sicuro radioso. Dal 2005 sino ad oggi sono state portate avanti 32 iniziative e tra i casi di successo c’è sicuramente zooppa.com (un piattaforma pubblicitaria che ha rivoluzionato i meccanismi della creazione pubblicitaria dando la possibilità ai clienti di avere un ruolo attivo).

    C’è poi uno degli ultimi progetti targati H-farm e si chiama Misiedo che consiste in un servizio di prenotazione tavoli in real time per i migliori ristoranti italiani tutto gestito dalla comodità di un iPhone, iPad e web.

    Insomma le idee innovatine passano per H-farm e la parola crisi è bandita. Gli investimenti sulle nuove idee vengono concentrati nel breve periodo per diminuire I fattori di rischio e sostenere le idee di business digitali passo passo fino a comprendere se sul serio (con dati pratici) l’idea farà il “boom” sul mercato. In massimo un anno dall’inizio del progetto bisogna essere certi che l’idea funzioni.
    Idee innovative digitali finanziate da Venture capitalist e Business Angel, la direzione è nuova e l’aria è fresca soprattutto se paragonata a realtà italiane in cui l’impresa trova a fatica fondi per la sua crescita.

    Donadon ed i suoi soci sognano in grande (come è giusto che sia) e sognano di creare in provincia di Treviso un distretto di competenze dedicate al web, un crocevia, un luogo di incontro tra investitori e idee sempre più globale. Un grande network in cui colaborazione, visibilità ed apertura  la fanno da padrona.

    Secondo noi This is the way to go -questa è la strada da percorrere- e non solo nel business digitale. Chi ha orecchie da intendere…

  • 5 domande da fare a te stesso dopo un qualsiasi fallimento

    5 domande da fare a te stesso dopo un qualsiasi fallimento

    Ammettiamolo tutti falliamo almeno una volta nella vita.

    Ti sarà capitato di avere avuto una relazione che non è funzionata, una strada che hai intrapreso che poi non era la tua, un business che hai iniziato e si è poi rivelato un totale insuccesso o una qualsiasi situazione in cui il risultato finale da te ottenuto è stato semplicemente  disastroso. Più cose nuove fai nella vita più avrai la possibilità di affrontare un fallimento. Non a caso hai sentito tante volte dire “sbagliando si impara”. Pensaci sul serio però l’unico modo di evitare i fallimenti è quello di non fare mai nulla di nuovo.

    La cosa più importante è comunque il MODO in cui ti relazioni con il fallimento. Infatti (e in fondo im fondo lo sai) sperimentare il fallimento può essere un esperienza da cui apprendere e darti l’opportunità di iniziare da zero nuovamente. Come puoi apprendere qualcosa dal fallimento? Prova a porti queste (semplici) 5 domande:

     #1 Cosa posso imparare da questa situazione?

    Prenditi la responsabilità di ciò che è andato storto. Ok, di sicuro non è stata tutta colpa tua, la verità sta nel mezzo. Le persome di successo non si inventano scuse per incolpare gli altri, si prendono la responsabilità dei propri sbagli. Sii critico ma costruttivo. Cerca i punti da cui puoi trarre imsegnamento.

    #2 Cosa avrei potuto fare in maniera diversa?

    Che altre opzioni avevi? Che scelte hai fatto? Come avresti potuto gestire quella situazione in maniera diversa? Con il senno di poi qualo sarebbero i passaggi da te fatti che cambieresti?

    #3 Devo acquisire o aumentare alcune delle mie capacità?

    Il problema che ti si è presentato ti ha forse dimostrato la tua mancanza di alcune capacità? Pensaci, ti migliori quando cambi qualcosa di vecchio che non funziona con qualcosa nuovo di zecca..

    #4 Da chi posso imparare?

    C’è qualcuno attorno a me a cui mi potrei rivolgere per un consiglio? Un amico o un socio ha visto cosa mi è accaduto? Se sono persone costruttive allora chiedigli un feedback. La maggior parte delle persone non chiede aiuto perchè credono che sia un segno di debolezza invece che di forza. Non lo è, dimostra solamente che sei pronto per imparare e cambiare. Qualsiasi buon amico sarà felice di aiutarti.

    #5 Cosa faccio ora?

    Ora prepara il tuo piano di azione. Proverai un approccio similare o tenti una strada diversa? Ripensa i tuoi goal e i tuoi obiettivi. Quanto accaduto ti ha ostacolato nel tuo viaggio? Pensalo di più come una deviazione piuttosto che una fermata. Ora puoi ricominciare di nuovo, pagina bianca.

    Se leggi le biografie di molte persone di successo -specialmente uomini d’affari ma anche inventori, esploratori, scienziati – ti renderai conto di come l’inizio delle loro carriere sia disseminato di fallimenti. Walt Disney, Thomas Edison ed Henry Ford sono solo alcuni esempi.

    La cosa più importante da comprendere e da fare è utilizzare gli ostacoli per trasformarli in punti chiave per il tuo futuro successo. C’ è sempre qualche elemento positivo da tirare fuori in qualsiasi avvenimento della tua vita. Ne riparliamo quando ti sarai risposto a queste 5 domande.

    Fonte: Lifehack

  • Arriva lo statuto della Fondazione Europea

    Arriva lo statuto della Fondazione Europea

    La data dell’8 febbraio 2012 rimarrà una data memorabile per tutte le fondazioni europee. Dopo 14 anni di dalla creazione di una vera e propria task force  incaricata di promuovere uno statuto europeo per le fondazioni sembra sia finalmente possibile tirare un primo sospiro di sollievo.

    Da tempo le fondazioni europee chiedevano a gran voce a Bruxelles l’adozione di uno strumento giuridico comune che potesse garantire in tutto il territorio UE il medesimo status e gli stessi benefici
    Il problema principale delle fondazioni spostandosi in altri territori Europei è sempre stato quello di dover investire per colmare le differenze esistenti tra ordinamenti giuridici nazionali. Se una fondazione decide di operare all’estero deve investire parte dei suoi fondi in consulenze giuridiche in modo da poter soddisfare i requisiti legali e amministrativi dei singoli ordinamenti nazionali con conseguente diminuzione dei fondi disponibili per ricerca e sovvenzione di progetti.

    La parola d’ordine che le fondazioni volevano giungesse all’orecchio della Commissione Europea era armonizzazione. E così è stato. L’8 febbraio la Commissione Europea ha avanzato una proposta di statuto che punta ad istituire un’unica forma giuridica europea, la “Fondazione Europea (FE)” identica in tutti gli stati membri (vedi Italia Oggi del 9 Febbraio 2012).

    Lo statuto riguarda più da vicino le fondazioni di pubblica utilità che risultano essere la maggioranza. La Fondazione dovrà avere determinati requisiti principali quali:

    • La FE dovrà dimostrare il suo scopo di pubblica utilità;
    • La dimensione transfrontalera;
    • Possesso di un patrimonio minimo di costituzione di 25 mila euro;

    Sarà possibile sia costituire ex novo una fondazione sia convertire in questa nuova forma giuridica un fondazione nazionale già esistente.

     Ma quali saranno i vantaggi più tangibili? 5 punti:

    1. Personalità e capacità giuridica in tutti gli stati dell’unione;
    2. Possibilità di svolgere le proprie attività all’interno dell’UE più facilmente;
    3. Incanalare finanziamenti in maniera più agevole e con meno spese data l’applicazione di norme uguali in tutta l’UE;
    4. Ottenimento di un marchio europeo che renderà la singola fondazione più affidabile e riconoscibile anche a livello transfrontaliero;
    5. Il regime fiscale delle Fe sarà il medesimo regime fiscale applicato alle fondazioni nazionali.
    Michel Barnier

     Michel Barnier, il commissario europeo al Mercato interno, ha dichiarato:

    [quote]L’introduzione di uno statuto europeo ridurrà costi e incertezze, oltre a offrire alle fondazioni maggiore visibilità per promuovere le loro attività e per attirare più finanziamenti grazie a un marchio europeo.[/quote]

     

     

    Da sottolineare che in Europa si contano circa 110 mila fondazioni che erogano ogni anno finanziamenti tra gli 83 e i 150 miliardi di euro in tutti i settori di pubblica utilità, senza tener conto del fatto che sul fronte occupazionale si calcola che circa un milione di persone lavorino a tempo pieno grazie alle fondazioni.

    In conclusione bisogna tener conto del fatto che  la strada da percorrere per l’adozione vera e propria dello statuto da parte dell’UE è piena di ostacoli politici (la Francia ha già manifestato le sue perplessità) e deve essere ancora discussa in Parlamento ed in Consiglio. Confidiamo solamente che ai 14 anni di attesa e di battaglie che le fondazioni hanno compiuto per giungere fino a qui non si rivelino vani e non si dissolvano in un nulla di fatto.

  • Tua madre e il tuo business: i 6 piccoli consigli che possono farti vincere

    Tua madre e il tuo business: i 6 piccoli consigli che possono farti vincere

    Una delle funzioni dei genitori è sicuramente quella di educare i figli ad affrontare il mondo. Ogni famiglia poi, a seconda di valori, cultura e storie personali avrà “passato” certi valori piuttosto che altri. Durante questo processo ne avrai sentite di tutti i colori da tua madre, dal più assurdo “cambiati le mutande che se ti succede qualcosa non voglio fare brutta figura” al “come ti ho fatto, ti disfo”. E magari al ricordare queste “raccomandazioni” sorriderai, magari per il ricordo emergente, magari per la follia stessa insita in alcune affermazioni.

    Ma ce ne sono alcune che, se rilette in diversa chiave, possono rivelarsi delle rare perle di saggezza. Eccone alcune che potrebbero aiutarti non poco a fare la differenza.

    1. Sii sempre gentile

    Sembra semplice, ma non dimenticarlo per nessuna ragione. Hai presente l’ultima volta che sei andato in un negozio e, a causa della commessa scorbutica, hai preso la via della porta senza acquistare nulla? La situazione potrebbe vedere te come la commessa di turno e un tuo cliente lasciare la porta.

    2. Ascolta

    Smettila di dire alle persone cosa puoi fare per loro e ascolta quello di cui loro hanno bisogno. Diversamente è impossibile capire di cosa i tuoi clienti abbiano davvero bisogno (e di conseguenza venderlo) se sei troppo “impegnato” a dire loro cosa puoi dargli.

    3. Sii sorridente

    Un sorriso a volte significa tutto. E aiuta le persone a rilassarsi vengono da te.

    4. Mangia la verdura

    Te la sarai sentita dire molte volte questa frase, immagino. Nel business funziona allo stesso modo: in questo caso la lettura è paragonabile alla verdura che non volevi mai mangiare. Poi però ne hai capito i benefici e in un qualche modo ti sei adattato. Lo stesso deve essere con la lettura. Anche se si tratta di mattoni di economia difficili da masticare. Più leggi e più potrai superare i tuoi limiti.

    5. Smettila di infilarti le dita nel naso

    Stai bene attento a come ti comporti nel mondo. Le persone guardano con molta attenzione te e la tua attività. Quindi non è il caso di farsi “beccare” in atteggiamenti non del tutto trasparenti. Anzi, meglio proprio essere trasparenti sin dal principio. Paga molto di più in termini di fiducia e di immagine

    6. Non tagliare i ponti

    Tutti ci siamo trovati ad affrontare situazioni nelle quali avremmo voluto urlare a qualcuno o aver ragione a tutti i costi in una discussione. Ma quasi sempre non ne vale la pena. La vita è troppo breve e il mondo troppo piccolo. La gente viene, va e poi torna indietro. Siamo tutti nel mondo del business ed è meglio a volte mordersi la lingua e sapere che la cosa giusta accadrà se si segue il giusto percorso.

    Di sicuro tutte queste cose ti suonano familiari e magari le dai pure per scontate. Ma sei sicuro di applicare questi principi giorno per giorno?

  • Contributo camerale 2012 – Camera di Commercio di Padova

    Contributo camerale 2012 – Camera di Commercio di Padova

    La Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Padova, nell’ambito delle iniziative promozionali volte a favorire lo sviluppo del sistema economico locale, concede contributi, fino al limite massimo del 50% della spesa complessiva preventivata e ammessa, per sostenere la realizzazione di iniziative rilevanti ai fini della promozione dell’economia provinciale, nell’ambito delle competenze previste dall’art. 2 della legge 580/93 per il perseguimento degli obiettivi individuati nella Relazione Previsionale Programmatica approvata dal Consiglio camerale con deliberazione n. 14 in data 28/11/2011.

    Soggetti beneficiari

    Possono presentare richiesta per ottenere i contributi i soggetti privati e pubblici portatori di interessi diffusi (enti, associazioni, comitati, consorzi), società di servizi per le imprese, fondazioni, ONLUS, per progetti con finalità rientranti nella previsione dell’art.1 che possono garantire il più ampio e sinergico coinvolgimento della generalità delle imprese e di altri soggetti interessati al fine dello sviluppo del sistema economico locale.
    In ogni caso l’adesione e il coinvolgimento alle progettualità che beneficiano dei contributi camerali non possono essere subordinate a vincoli associativi o comunque di adesione preventiva agli organismi gestori.

    Assi di intervento

    Possono essere finanziate, nell’ambito del presente bando, iniziative promosse con l’obiettivo di incentivare lo sviluppo economico-sociale del territorio della provincia di Padova intraprese nel periodo compreso tra il 1 marzo 2012 e concluse entro il 31 dicembre 2012.
    Il bando prevede la candidatura di progettualità suddivise per assi di intervento che riprendono l’articolazione della voce “Interventi promozionali” della Relazione previsionale e programmatica citata all’articolo 1 e del Preventivo approvato dal Consiglio camerale in data 19.12.2011.
    Per ciascun asse di intervento potrà essere inoltrata la domanda di concessione e saranno elaborate diverse graduatorie per ciascun asse.
    La Giunta camerale potrà stabilire l’eventuale riutilizzo delle risorse eventualmente non assegnate all’interno di ciascun asse con suddivisione tra i restanti assi di intervento.

    Ciascun progetto dovrà riferirsi ad uno solo dei seguenti assi d’intervento (il dettaglio dei settori di intervento e delle linee di priorità previste sono riposrtate nella versione del bando scaricabile da questa pagina):

    • Sviluppo risorse umane e formazione
    • Studi e ricerche
    • Economia verde
    • Innovazione e trasferimento tecnologico
    • Sviluppo imprenditoriale
    • Turismo, promozione del territorio e agroalimentare
    • Responsabilità sociale d’impresa ed iniziative per il settore non profit

    Presentazione della domanda

    La domanda di contributo, da redigere utilizzando il modulo allegato, va inviata all’Ufficio Protocollo della Camera di Commercio, in Piazza Insurrezione 1/A, 35137 Padova in busta chiusa, recante all’esterno il nominativo del soggetto richiedente e la seguente dicitura: “DOMANDA PER LA CONCESSIONE DI CONTRIBUTI CAMERALI ANNO 2012 – NON APRIRE”.

    Termine per la presentazione delle domande

    Le domande dovranno essere presentate prima della data di avvio dell’iniziativa, a partire dall’1.2.2012 fino alle ore 12 del giorno 20.2.2012.
    Del giorno e dell’ora di arrivo della domanda farà fede il timbro apposto dall’Ufficio Protocollo dell’ente.
    Le domande depositate anzitempo non saranno prese in considerazione.

    A chi rivolgersi?

    Ufficio Promozione

    4° piano – stanza 404 – Lun-ven 9.00-12.30
    Piazza Insurrezione 1a – 35137 Padova – Tel. 049.82.08.174/268 – Fax 049.82.08.172
    E-mail promozione(at)pd.camcom.it

    Bando e moduli

    Bando per la concessione di contributi camerali – anno 2012

    Domanda richiesta contributo 2012 compilabile

    FONTE Camera di Commercio di Padova

  • Innovazione in Europa? Svezia al top secondo l’Innovation Union Scoreboard

    Innovazione in Europa? Svezia al top secondo l’Innovation Union Scoreboard

    Secondo l’Innovation Union Scoreboard 2011 quasi tutti gli stati membri dell’unione hanno migliorato i loro risultati in tema di innovazione anche se è decisamente importante sottolineare che la velocità di crescita nell’ambito dell’innovazione  sta rallentando in Europa ed il buco da colmare rispetto ad USA, Giappone e Corea del Sud è grande.
    Il maggior “gap” per l’UE-27 rimane essere in termini di innovazione nel settore privato. Sicuramente l’UE è ancora in testa rispetto alle economie emergenti di Cina, Brasile, India, Russia e Sud Africa anche se la Cina in maniera particolare sta guadagnando sempre più terreno.

     Ma su cosa si basano i risultati dell’Innovation Union Scoreboard?

     Essenzialmente si basano su 24 indicatori relativi a ricerca e innovazione e considera i 27 Stati membri dell’UE, la Croazia, la Serbia, la Turchia, l’Islanda, l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia, la Norvegia e la Svizzera. Questi indicatori possono essere raggruppati  essenzialmente in 3 categorie principali:

    • Elementi abilitanti:  gli elementi fondamentali che rendono possibile l’innovazione (risorse umane, finanziamenti e aiuti, sistemi di ricerca aperti, di eccellenza e attrattivi);
    • Attività delle imprese: Che rispecchiano in che modo le imprese europee sono innovative (investimenti, collaborazioni e attività imprenditoriali, patrimonio intellettuale);
    • Risultati che mostrano come ciò si traduce in benefici per l’intera economia (essenzialmente gli effetti economici derivanti).

    All’interno dell’UE la Svezia si conferma al top della classifica seguita a stretto passo da Danimarca, Germania e Finlandia (vedi la tabella sottostante). Dalla ricerca risulta evidente come le attività di innovazione delle singole imprese siano uno dei fattori più importanti per raggiungere le più alte posizioni a livello europeo ed internazionale. Il Vice presidente della Commissione Europea Antonio Tajani, commissario europeo per l’industria e l’imprenditoria ha detto:

    [quote]I risultati di quest’anno sono un chiaro avvertimento del fatto che bisogna fare più sforzi per migliorare il livello di innovazione. Se vogliamo coprire le distanze tra noi e i nostri maggiori partner economici e superare la crisi l’innovazione merita tutte le nostre attenzioni. Conto in modo particolare sulle imprese che hanno dimostrato di essere la chiave del successo nell’ambito dell’innovazione. Ma start-up di successo in altre parti del mondo hanno dimostrato come l’Europa abbia ancora alcune lezioni da imparare.[/quote]

     Chi sono I leader innovative in Europa?

    L’Innovation Union Scoreboard suddivide gli Stati Membri in 4 gruppi:

    • Leader dell’Innovazione: Svezia, Danimarca, Germania e Finlandia;
    • Paesi che tengono il passo: Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Slovenia e Regno Unito hanno risultati vicini alla media dell’UE-27
    • Innovatori moderati: Croazia, Repubblica ceca, Grecia, Ungheria, Italia, Malta, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Spagna hanno risultati inferiori alla media dell’UE-27.
    • Paesi in ritardo: Bulgaria, Lettonia, Lituania e Romania hanno risultati di molto inferiori alla media dell’UE-27.

    In definitiva dai dati dell’analisi risulta evidente che il  deficit di innovazione dell’Europa deriva innanzitutto dal settore privato.
    Ma quali sono le soluzioni che si delineano per l’Europa?

    • Creazione di condizioni normative e quadro atte a incoraggiare maggiori investimenti del settore privato;
    • Agevolare l’impiego dei risultati della ricerca da parte delle imprese, in particolare tramite un sistema di brevetti più efficiente;

    Per quanto riguarda nello specifico l’Italia le maggiori debolezze derivano dall’indicatore relativo agli investimenti e dalla collaborazione tra aziende transfrontaliere. Infine nel belpaese il maggiore calo è stato registrato nel campo della spesa in innovazione non collegata alla ricerca e sviluppo.
    Per concludere negli ultimi cinque anni la maggiore crescita degli indicatori di innovazione dell’UE-27 si è registrata nei sistemi di ricerca aperti, di eccellenza e attrattivi (co-pubblicazioni scientifiche internazionali, pubblicazioni ad alto impatto, dottorandi extraeuropei) e nel patrimonio intellettuale (deposito di marchi UE, brevetti PCT e disegni e modelli dell’UE).

    Fonte European Commission Enterprise and Industry

  • Stay hungry, stay foolish: economie emergenti vs. Nordest

    Stay hungry, stay foolish: economie emergenti vs. Nordest

    Sicuramente ti sarà capitato di notare, nei vari quotidiani economici e non, numerosi articoli riguardo la crescita dei cosiddetti “BRICS” (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) e numerose speculazioni riguardo alle nuove opportunità e alle condizioni in questi nuovi mercati.

    Ciò che però viene spesso tralasciato è un’attenta analisi a riguardo: si parla tanto di numeri, specialmente per quanto riguarda il costo di materie prime e di costo del lavoro, ma non si parla mai della società dietro questo “boom”. E’ vero che molti paesi erano in condizioni di semipovertà fino a non molto tempo fa e che pratiche tese all’apertura del mercato, coadiuvate da generose iniezioni di capitale estero, hanno reso possibile questa crescita esponenziale. Ma non si parla mai della “fame” che sta rendendo questo fenomeno possibile.

    Esatto, la fame!

    In un precedente articolo abbiamo accennato ad uno studio della Harvard Business School, il quale afferma che:

    [quote]gli imprenditori di solito iniziano la loro carriera da poveri piuttosto che da ricchi. “In questo modo è possibile vedere le opportunità e non sentirsi limitati dall’ammanco di risorse”[/quote]

    Ed è esattamente questo ciò che muove tutti questi sistemi economici! Almeno, dal punto di vista “culturale”. La maggior parte delle persone di questi paesi non ha mai avuto nulla e, logicamente, come le opportunità si presentano cercano di farne tesoro nel modo migliore possibile. In questo modo innescando un ciclo virtuoso che porta benefici alla società intera.

    Qualcuno affermerà che è facile costruire qualcosa in un posto dove molte posizioni sono aperte e le condizioni economiche molto vantaggiose, specialmente per quanto riguarda i costi e l’imposizione fiscale. Ma… volendo essere corretti si potrebbe anche affermare il contrario: nonostante le ottime occasioni è anche possibile che si resti statici e non si migliori. E qui si può capire più chiaramente perché la “fame” è il criterio distintivo tra le due situazioni.

    Se ci pensi, è successo lo stesso da noi nel dopoguerra. Qualche giovane padre di famiglia è emigrato all’estero, ha racimolato un po’ di quattrini, è tornato a casa e ha fondato il primo nucleo di quella che molto probabilmente è ora l’azienda di famiglia. Situazione nella quale, soprattutto nel Nordest, molti potranno riconoscersi. Cosa ha quindi mosso questo padre di famiglia a prendersi la nave, viversi la condizione di emigrato in altri tempi, lavorare duramente e poi tornare a casa per fondare qualcosa? Di nuovo, la “fame”. Grazie a questa, unita ad un pizzico di follia, è riuscito a cogliere le opportunità che gli si sono presentate davanti, se non proprio a crearsele. Chi non ha niente può solo che risalire la china! E grazie a questa voglia di mettersi in gioco e al non far caso alla disponibilità di risorse di queste persone, nessuno più ha patito per davvero la “fame”.

    Verrebbe da aggiungere un “purtroppo”. Vero che grazie alla crescita dei decenni scorsi siamo riusciti a vivere, chi più chi meno, negli agi. Però gli agi, se non si prendono le dovute cautele, corrompono e fanno fermare la testa.

    In questa particolare congiuntura economica è davvero necessario fare tesoro dell’esperienza di questi padri di famiglia. E’ necessario ricordarsi che il loro motore era la “fame”, quella vera. Ed è forse il caso di tener sempre presente che potrebbe tornare, se non ci muoviamo in fretta e cambiamo il modo di ragionare. In questo modo, probabilmente, sarà possibile ricominciare a vedere le occasioni. E ci accorgeremo che non si sono mai mosse da lì, ci stavano solo aspettando!

    Per questo lo “Stay hungry, stay foolish” (siate affamati, siate folli) coniato da S.Jobs è un motto sempre attuale. E’ solo grazie a fame e follia che cresciamo e creaiamo qualcosa di nuovo. E i mercati emergenti lo hanno ben capito. Solo così le idee si muovono!