Categoria: Start-Up

  • La nascita di MyJobPage.net

    La nascita di MyJobPage.net

    L’idea

    La decisione di creare le fondamenta per la nascita di una nuova startup è legata ad un sogno coltivato negli anni dai soci fondatori: dare nuovo slancio ad un Paese, l’Italia, ricco di opportunità ma sempre più avaro di speranze.

    Solo pochi mesi fa, durante un viaggio in auto, mi sono interrogato col mio (ormai) socio Matteo sul fenomeno, nuovo, di chi, avvolto dallo sconforto, smette di cercare lavoro. Come animati da uno spirito missionario, ci siamo decisi di trovare un metodo e degli strumenti per ridare fiducia a loro e ai disoccupati che rischiano di finire in questo vortice di rassegnazione e depressione. Abbiamo rivolto il nostro pensiero a chi anche ha già un’occupazione ma che, a causa di un contratto temporaneo, teme di perderla. Abbiamo inoltre considerato tutti coloro che un impiego già lo hanno, magari a tempo indeterminato, ma sono desiderosi di rinnovarsi.

    Abbiamo quindi riconosciuto profondi cambiamenti nel mercato del lavoro (alta e crescente mobilità, modifica dei rapporti tra domanda e offerta di lavoro) pur constatando una sostanziale continuità degli strumenti di reclutamento e selezione. Il Curriculum Vitae, in particolare, rappresenta lo strumento più utilizzato nella ricerca di personale. Questo è un documento certamente essenziale, che racconta sinteticamente passato e presente di un candidato. Tale documento, secondo noi, dovrebbe essere però utilizzato in fase di colloquio, per essere spiegato al potenziale datore di lavoro. Una fase precedente in grado di identificare i migliori profili dovrebbe vertere invece su un diverso criterio: il saper fare.

    Il saper fare assume un’importanza crescente con l’innovazione tecnologica e il disgregarsi dei confini nazionali. In un mondo che diventa sempre più “unico” sono tante e svariate le occasioni di apprendimento. Basti pensare ai bambini che, già da piccolissimi, dimostrano abilità nell’uso di apparecchiature informatiche assolutamente impensabili fino a pochi anni fa. Tali competenze sembrano innate e si sviluppano senza bisogno di corsi e studi.

    Un altro esempio è dato dalle lingue straniere. Le occasioni di scambio culturale e l’espandersi del world wide web aumentano le possibilità di perfezionare una lingua straniera come l’inglese. Per una lingua straniera, addirittura, una video-presentazione può valere più di un voto su un certificato.

    Ecco che certificati e percorsi scolastici si trasformano da criterio di selezione a mera dimostrazione di competenze apprese: vogliamo sia possibile che un candidato senza titolo primeggi rispetto a chi voglia avanzare solo per mezzo di certificati, senza fornire vere prove sul campo.

    Da queste riflessioni nasce www.myjobpage.net, prima come idea di business e poi come progetto in piena regola, concretizzatosi nella creazione di un social network legato al mondo del lavoro in cui riunire privati, liberi professionisti e aziende.

    Come funzionerà?

    Su MyJobPage saranno evidenziate le competenze degli iscritti (privati e liberi professionisti) accanto alle passioni e agli hobby, permettendo il caricamento sulla pagina profilo personale, per ogni competenza, materiali multimediali di qualsiasi tipo che dimostrino il particolar saper fare prima accennato.

    Alle aziende sarà data la possibilità di creare pagine dedicate in cui presentarsi al meglio. Il motore dell’idea è la community che andrà a crearsi, la quale interagirà e si cercherà (specie per scambiarsi occasioni di lavoro) proprio sulle competenze descritte e dimostrate nell’ambito del social network.
    Privati e liberi professionisti, inoltre, potranno esprimere le proprie aspirazioni professionali più alte, anche slegate rispetto al proprio percorso di studi e di lavoro, e veder diventare realtà il lavoro ideale.

    Con MyJobPage, unica tra i Social Network professionali, vogliamo finalmente dare la possibilità di aprire strade future, magari anche ben diverse dai percorsi già seguiti dai suoi iscritti.

    La sfida è solo all’inizio e contiamo di attivare un nuovo movimento di speranza e fiducia tra tutti gli attori del mondo del lavoro, con l’ambizione di rimettere in ordine il mondo del lavoro prima in Italia e poi in altri Paesi europei e mondiali. E, soprattutto, riportando l’attenzione su ciò che nel lavoro conta di più: il saper fare.

     

    Il sito web www.myjobpage.net sarà aperto a tutti il 16 gennaio 2013. Già da oggi, però, è possibile registrarsi e partecipare attivamente al lancio del sito, potendo creare subito il proprio network (invitando amici da fecebook) e aggiornare, succcessivamente, il proprio profilo in anticipo rispetto al lancio, passo dopo passo.

    [hr_dotted]

    Gianpaolo Catania, Co Fondatore di MyJobpage, ha maturato negli anni esperienza nel marketing e nella comunicazione. Sua l’idea, nel 2002, di portare in Italia i primi Jobparty (Chance), occasioni di incontro informale tra domanda e offerta di lavoro.

     

     

    [hr_dotted]

    [one_fourth]

    [/one_fourth]

    [three_fourth_last]

    Su Myjobpage.net:

    Nasce ufficialmente il 17 settembre 2012, con la precisa volontà di porre in Calabria la prima pietra del progetto, aprendo la prima Srl Semplificata della regione (e tra le prime in Italia).
    Ai due soci originari, Gianpaolo Catania e Matteo Stracciari, si sono presto aggiunti un altro imprenditore Calabrese (Antonio Rotundo), che ha messo a disposizione il suo know how tecnico per la creazione del prodotto web; e un giovane Direttore Creativo (Stefano Sidoti), con riconosciute esperienze nel mondo della produzione e post-produzione televisiva.

    [/three_fourth_last]

    [hr_dotted]

  • Restart Italia: startup, iSrl e Crowdfunding

    Restart Italia: startup, iSrl e Crowdfunding

    Giovedi 13/09/2012 si è svolto presso l’incubatore/acceleratore H-FARM il secondo ISDAY che ha avuto come oggetto la presentazione del Rapporto sulle startup, basato sui suggerimenti del primo evento e sul lavoro della task force istituita presso il ministero dello sviluppo economico.

    100 giorni dopo il primo Open Day è possibile finalmente scoprire attraverso il documento Restart Italia la linea che il ministro Passera intende seguire per facilitare e spingere la creazione di un ecosistema in grado di “rinnovare culturalmente” e allo stesso tempo essere volano per una nuova economia.

    La definizione di startup

    Il rapporto non intende essere rivolto a qualsiasi tipo di startup, ma solo ad imprese rispondenti a dei requisiti ben precisi:

      1. produzione o sviluppo di beni o servizi ad alto valore di innovazione tecnologica come oggetto sociale;
      2. esistere da meno di 4 anni;
      3. fatturare meno di 5 milioni di euro;
      4. non distribuire utili;
      5. costituita per il 51% da persone fisiche;
      6. adottare una contabilità trasparente (con la cassa contante solo per i rimborsi spese).

    L’innovatività è valutabile riconoscendo, alternativamente, uno di tre indicatori possibili:

      1. percentuale di spese di Ricerca&Sviluppo;
      2. percentuale del team in possesso di dottorato (o dottorandi) o comunque altamente specializzato in attività di ricerca;
      3. essere uno spin-off universitario riconosciuto

    La directory delle startup

    Nelle intenzioni del rapporto è richiesta, nella fase successiva alla costituzione, l’iscrizione ad una directory pubblica di pubblico accesso ove sia possibile consultare un’anagrafica della startup, elencante soci, eventuali premi, oggetto e innovatività del progetto. E’ prevista un’ulteriore serie di dati da registrare in via confidenziale (transazione, descrizione prestiti, bilancio, ecc.).

    La ratio è da individuare nella volontà di non creare situazioni “di comodo”: lo Stato si preoccupa di creare un regime agevolato e in cambio richiede una trasparenza assoluta e dati facilmente verificabili.

    Startup a vocazione sociale 

    Il sociale è settore che può essere meno attrattivo per investitori, ma di certo non meno utile per il sistema paese. In aggiunta ai criteri precedenti sono identificati nuovi requisiti affinché sia certa la “ vocazione sociale”:

      1. restringimento dell’oggetto sociale, sempre fermo lo “sviluppo di prodotti o servizi innovativi, ad alto valore tecnologico”, ai settori indicati all’interno dell’articolo 2 comma 1 del D.Lgs 155/06 ( attività di ricerca scientifica , attività di impresa finalizzata all’inserimento lavorativo di lavoratori svantaggiati, turismo sociale, tutela ambientale, ecc.);
      2. l’obbligo della presentazione di un semplice e chiaro “bilancio sociale”, ai sensi del predetto articolo;
      3. limitazione statutaria permanente, anche allo scadere dei 48 mesi.

    iSrl

    Non siamo di fronte ad una nuova definizione giuridica, ma ad un pacchetto di misure semplificative rivolte a tutte le imprese che soddisfino i criteri finora stabiliti. L’obiettivo è ridurre al minimo i problemi e le lungaggini della fase di avvio, derivate da adempimenti ed oneri burocratici, fiscalità cervellotica, reclutamento del personale e fornitura di servizi e consulenze.

    In particolare:

      1. 50 euro “simbolici e certi” di costo complessivo per la costituzione;
      2. costituzione online e tempi brevi in esenzione da diritti di bollo e segreteria (con obbligo di versamento del capitale sociale presso la camera di commercio);
      3. nessun vincolo di età;
      4. eliminazione di oneri (la tassa sui libri sociali, per esempio);
      5. autocertificazioni da inviare in formato digitale la camera di commercio;
      6. statuto zero.

    Lo statuto zero prevede l’assenza di un capitale sociale predefinito, work for equity, fallimento e liquidazione semplificati, stock options, governance semplificata e maggior facilità per effettuare aumenti di capitale.

    IVA e IRES semplificate

    Si vuole passare da una contabilizzazione dei ricavi e costi per competenza ad una per ricavi e costi per cassa, pagando solamente al momento dell’incasso e non prima. In questo modo è aumentata a 5 milioni di euro la disposizione esistente in materia di IVA (ora 2 milioni) e viene introdotta un’aliquota forfettaria IRES per rispettare il criterio di cassa.

    Lavorare in startup, Stock Options e Work for Equity

    Sono semplificate le procedure di assunzione e licenziamento, con lo scopo di flessibilizzare il lavoro in questa fase e contenere i costi IRAP. A patto che alla fine dei 48 mesi arrivi un contratto a tempo indeterminato.

    Allo stesso modo si vuole eliminare l’odioso sistema attuale per quanto riguarda la sottoscrizione di capitale in fase iniziale, semplificando le procedure e prevedendo vantaggi fiscali. Si incentiva quindi il lavoratore che può definirsi a pieno titolo parte dell’impresa una volta che accetti l’offerta di Stock Options.
    Simile filosofia è dedicata al Work for Equity, in modo che chi crede fin dal principio all’idea di impresa possa efficacemente e senza svantaggi fiscali acquisire quote societarie in cambio di servizi resi (si pensi ad attività di consulenza, prezzi per locazioni/affitti di attrezzature e così via).

    Il fondo dei fondi, investimenti “seed” e tracking record per incubatori

    “Un “anchor investor” che sostiene il processo di fundrasing degli investitori privatie di quelli istituzionali. Affianca il VC investendo nel fondo e l’investitore informale tramite il matching delle singole operazioni”.  Ovvero un fondo del governo che può arrivare fino ai 2/3 dell’investimento privato, in regime di co-finanziamento. Importante specificare che non è inteso come un fondo diretto alle imprese ma agli investitori ed è prevista una forma di controllo esterno con monitoraggio costante. Il 20% di questo fondo è riservato per investimenti legati a startup a vocazione sociale.

    Il fondo Seed è finanziato dalla Cassa Depositi e Prestiti e raccolta privata (anche del management). Interviene fino a 500.000 euro solo in co-investimento con una formula standard di Prestito Convertibile. Si tratta sempre di uno strumento per gli investitori, dove in questo caso lo stato “presta i soldi” a condizioni ben determinate (investimenti su early stage, 5+5 anni di durata, gestione a portafoglio).

    Per incentivare l’investimento privato è prevista una deducibilità del 35% (2 milioni di euro/anno), 20% (5 milioni di euro/anno) e 50% nel caso di startup sociali (col limite di 2 milioni di deducibilità massima a fronte di un investimento di 5 milioni massimo).

    Sono anche previsti Indicatori per valutare il track record (e la performance) di un incubatore o acceleratore, per valutare l’accesso alle agevolazioni.

    Crowdfunding e Social Lending

    Nell’ottica dell’incentivazione all’investimento privato nelle startup si parla finalmente di Crowdfunding: sono previsti snellimenti per l’avvio dell’attività e registrazione presso la CONSOB, detrazione fino al 75% in dichiarazione dei redditi per investimenti di questo tipo e un investimento massimo di 2,5 milioni di euro. L’investimento minimo possibile deve essere 20 euro e lo scopo della piattaforma ben definito al momento della costituzione.

    Il Social Lending è invece destinato alle startup sociali: attraverso questo sistema di prestito e opportuni vantaggi fiscali si vuole spingere il supporto alle iniziative di stampo sociale attraverso il ricorso a capitale di debito, non per forza di origine bancaria.

    Garanzia per il credito bancario

    È prevista inoltre l’istituzione di una sezione speciale del fondo a garanzia delle PMI, nella somma di 30 milioni di euro, per le startup rientranti nei criteri prima definiti per operazioni di garanzia e controgaranzia. L’obiettivo è incentivare l’investimento privato attraverso un supporto fino l’80% del prestito con commissioni azzerate.

    Per la fase di “Exit”: riacquisto quote e vendita entro i 4 anni

    Possibilità di deduzioni fiscali e altri mezzi attraenti per reperire il capitale (uso del Fondo di Garanzia per esempio) affinché i fondatori possano riappropriarsi delle quote cedute in precedenza, oppure una deduzione fiscale del 50% per gli investimenti destinati all’acquisizione totalitaria di una startup entro i 4 anni di vita da parte di soggetti terzi.

    Quotazione semplificata e “borsa sociale”

    La fase di quotazione è il momento di valorizzazione assoluto per una startup. Per questo motivo viene prevista una cifra simbolica flat e deducibilità al 100% dei costi relativi alla quotazione durante i primi 24 mesi di essa. In questo modo si vuole spingere sulla dimensione internazionale favorendo l’afflusso di capitali esterni.

    La creazione di una borsa sociale ha come obiettivo la costituzione di un mercato finanziario a tutti gli effetti, gestita da un’impresa di investimento già esistente e da una società di promozione per favorire l’incontro tra domanda e offerta di quote e titoli di startup a vocazione sociale. Si vuole quindi rendere la startup sociale interessante quanto la startup classica, con però in mente un investimento di natura etica e non puramente speculativo.

    Fallimento semplificato e cessione di asset 

    Il fallimento allo stato attuale delle cose è visto come una tragedia sia dal punto di vista personale (con le implicazioni sociali connesse), che dal punto di vista della gestione della procedura stessa. Gli ecosistemi snelli e prolifici vedono invece il fallimento come una fase che fa parte della natura delle cose e che, anzi, è insegnante di esperienza per le avventure future. Non per niente il motto della Silicon Valley è “fail to fail better” (fallisci per fallire meglio) e chi ha più esperienze andate male “all’attivo” è visto meglio che una persona alle prime armi (sempre che si sia imparato dagli errori).
    Con le garanzie adeguate, non può che essere una svolta culturale importante anche per noi: per questo motivo sono state previste procedure di liquidazione con durata massima di 60 giorni, dove lo startupper stesso è il liquidatore, senza oneri camerali e con l’annullamento delle rigide restrizioni attuali per i falliti.

    La disciplina della continuità aziendale ha come caposaldo il concetto del “meglio un exit meno remunerativa che il fallimento”:  l’obiettivo è semplificare l’attuale regolamentazione del concordato fallimentare (pensato per realtà grandi) così da liquidare la startup valorizzando la proprietà intellettuale e preservando gli asset commerciali.

    Contamination Lab: come collegare studenti ed investitori

    Le università sono i luoghi dove si possono creare le amicizie di una vita, ma anche trovare i futuri soci per un’avventura imprenditoriale: per questo motivo l’istituzione di spazi con dotazioni tecnologiche adeguate dove gli studenti possano incontrarsi, ma anche lavorare e tenersi in contatto con gli investitori, è di fondamentale importanza.

    Consapevolezza

    In contrasto con i canoni legati al lavoro da lungo tempo ormai instauratisi, il rapporto parla della creazione di consapevolezza: ovvero che il lavoro non per forza si cerca (o viene, paradossalmente, a cercarti), ma ce lo si può anche creare. Mezzi di questo cambio culturale devono essere, nell’ottica del rapporto, il servizio televisivo pubblico (sulla falsariga dell’esperienza anglosassone) e la scuola, attraverso i quali i ragazzi fin da più giovani devono esser messi in grado di conoscere le possibilità che ci sono nel mondo. Senza fossilizzarsi in schemi prestabiliti.

    Territorio e piano nazionale per gli ecosistemi startup

    Il territorio è allo stesso tempo importante, e la startup, fintanto che è tale, è come tutte le imprese legata al territorio di origine. Non si tratta solo di indotto, ma anche di possibilità e prospettive che imprese non convenzionali possono portare in un determinato contesto, arricchendolo o cambiandone le sorti (sia innovando che ingrandendosi fino ad essere datore di lavoro di dimensioni importanti).

    Per questo motivo è anche previsto il lancio di un Piano Nazionale per gli ecosistemi startup, supportato da un fondo di 50 milioni di Euro dove l’iniziativa privata deve sostenere un minimo del 30% del capitale complessivo dell’investimento. L’obiettivo è coinvolgere gli enti locali (ANCI, Conferenza regioni, ecc.), così che sia presentato un piano organico in ottica collaborativa e sia possibile la creazione di un’area con burocrazia semplificata, il tutto sotto la vigilanza di un comitato di esperti.

    In questo caso il rapporto parla di date precise per quanto riguarda gli ecosistemi:

    Lancio del bando: novembre 2012

    Candidature dei progetti entro: febbraio 2013

    Valutazione e selezione entro: aprile 2013

    Firma dei contratti:  maggio 2013

    Realizzazione dei progetti: a partire dal 1 giugno 2013

     

    Conclusioni

    Il rapporto qui sopra presentato sicuramente non manca di carica innovativa. Il lavoro denota una qualità raramente vista in provvedimenti recenti ed è possibile intuire la passione che ne ha spinto la realizzazione. Sicuramente non è perfetto e alcune soluzioni possono sembrare di compromesso. Può essere discutibile la scelta di voler definire cosa sia una startup con le seguenti limitazioni per accedere ai benefici semplificatori; la volontà stessa di creare una nuova categoria di imprese con “la vita più semplice” (anche se a fronte di rigidi requisiti); il dubbio su come sarà accolta dall’attuale burocrazia tanta volontà di semplificazione; la mancanza di infrastrutture (digital divide in primis); in ultimo il fatto che, non deve essere dimenticato, che siamo di fronte solo ad un rapporto: nessuno degli elementi qui presentati è già legge, non ci sono decreti attuativi e la via per la realizzazione di molte di queste idee sarà molto impervia.

    Ciononostante dà quantomeno speranza la creazione di un documento simile: si è finalmente giunti alla consapevolezza, a livello istituzionale, che è necessario investire in innovazione, diversamente non sarà possibile un rinnovamento culturale ed economico, evitando così un inesorabile declino generalizzato. Dobbiamo solo sperare che non resti l’ennesima buona dichiarazione di intenti.

    Scarica Rapporto Integrale

    Scarica Rapporto Breve

    Scarica la presentazione dell’evento

  • Startup Sauna: la beauty farm finlandese per le idee

    Startup Sauna: la beauty farm finlandese per le idee

    Startup Sauna è un programma della Aalto University con lo scopo di aiutare il mondo delle start-up nell’area dei paesi baltici e Russia nelle loro primissime fasi per portarle ad essere in grado di competere nel mercato mondiale. Il programma è non-profit.

    Il motto è “we don’t mentor, we coach” grossomodo traducibile come ” non facciamo da mentori, ma da allenatori”, prevedendo selezioni delle migliori idee due volte l’anno (primavera e autunno), e per ogni occasione il percorso si divide in tre fasi:

    • Startup Sauna Warmup: lezioni di coaching sono tenute nelle città leader del mondo startup del nordeuropa/ Russia che prevede una prima scrematura che porterà i vincitori di questa prima fase a poter accedere alle finali presso l’Aalto Venture Garage.
    • Startup Sauna:  sei settimane di training intensivo per 15 team selezionati. È previsto lavoro full time presso l’Aalto Venture Garage durante l’adestramento e la fase termina con un meeting con potenziali investitori.
    • Startup Sauna Silicon Valley: come si potrà evincere dal nome, i team migliori saranno portati nella Silicon Valley per poter incontrare investitori, concorrenza e media.

    L’area dei paesi baltici è molto interessante, basti solo pensare che Skype e GetJar sono nate rispettivamente in Estonia e Lituania: perchè non provarci?
    Maggiori informazioni sul sito ufficiale 

  • 8 utili consigli per ritrovare la tua concentrazione

    8 utili consigli per ritrovare la tua concentrazione

    Ti capita di arrivare alla fine della giornata e non ti accorgi del tempo che è passato?
    Inizi un progetto ma poi ti perdi in dettagli inutili?
    Vorresti del tempo per il tuo business ma sei troppo impegnato a “salvare il mondo”?

    Ecco otto modi per evitare che le distrazioni possano danneggiare la tua produttività:

    #1: Crea un elenco e rileggilo spesso

    Non ha senso fare un elenco di cose da fare, se poi finisce sotto tutti i documenti, alla fine della giornata. Devi tenerlo nel tuo campo visivo: usa i post-it piuttosto e mettilo proprio dove lo vedi ogni volta che alzi lo sguardo, rispondi al telefono o usi il pc.

     #2: Chiudi la porta

    Sembra l’opposto del buon senso. Non dovresti essere a disposizione dei dipendenti quando hanno un problema? Beh, se non si stanno concentrando abbastanza sulla tua attività allora sì che avranno un problema… trovare un altro lavoro. In questo momento come imprenditore la tua azienda viene per prima… i dipendenti per secondi. E forse, se non riescono a raggiungerti, prenderanno qualche utile iniziativa e risolveranno loro i problemi.

     #3:  Alzati quando qualcuno entra in ufficio

    Ciò significa che il visitatore non può sedersi e la maggior parte della gente si stancherà di stare in piedi e se ne andrà quando vi sarete accordati. Se qualcuno è particolarmente prolisso, nonostante lo stare in piedi, cammina intorno alla scrivania e spostati fuori dalla porta e giù per il corridoio. Poi scusati per la fretta e torna in ufficio.

    #4:  Limita le azioni che ti fanno perdere l’attenzione

    Quanto spesso controlli la posta elettronica, Facebook, o il cellulare? Prendi direttamente le telefonate o lasci che se ne occupi un front-office? I potenziali fornitori entrano subito in contatto con te appena varcano la parta dell’ufficio? Ognuno di queste cose ti distrae dal tuo business principale. Programma momenti specifici per affrontare queste questioni in modo da avere del tempo per fare il tuo vero lavoro.

    #5:  Analizza i motivi della procrastinazione

    Aspettare per fare qualcosa può essere una questione di emozione piuttosto che di distrazione. Hai paura di non avere le capacità per realizzare qualcosa di importante nel tuo business? Ti senti di non avere abbastanza informazioni per fare un buon lavoro? Sei nervoso per il passo successivo dopo il progetto corrente? Prenditi del tempo con carta e matita, annota i motivi per cui non stai affrontando una cosa, analizzali e trova la soluzione.

    #6:  Prendi a piccoli morsi

    Questo è un consiglio contro la procrastinazione. Se inizi, è possibile eseguire più di quanto pensi con un extra di 15-20 minuti ogni ora. Non aspettare di avere il “tempo che serve” per iniziare a fare qualcosa, altrimenti non inizierai mai.

    #7:  Pulisci la tua scrivania

    Se sei pronto a tuffarti in ​​un progetto di grandi dimensioni, elimina dall’area di lavoro gli altri doveri minori. E ‘così facile scorgere qualcosa che ci vorrà solo un paio di minuti e smetterai di lavorare sulla roba grossa per affrontare le piccole cose. Non lasciare che le distrazioni visive possano distoglierti dai tuoi progetti.

    #8: Devi solo farlo

    Chiudi la porta, spegni il telefono, svuota la scrivania e inizia. Metti un cartello fuori dalla porta dell’ufficio con scritto qualcosa di simile, “Qualunque cosa succeda, me lo dirai domani.” Se rimuovi tutte le scuse e le distrazioni, puoi effettivamente realizzare alcuni dei tuoi obiettivi nel business, anche prima di quanto ti aspetti.

    Liberamente ispirato da: Entrepreneur Magazine
    Foto: By jasonEscapist via Flickr, Creative Commons Attribution
  • 6 strategie per evitare di “friggere” la tua start-up

    6 strategie per evitare di “friggere” la tua start-up

    # 1 Quando un buon cliente è in realtà un cattivo cliente?

    Valorizza maggiormente il profitto vero e proprio che il semplice giro d’affari. Come fare? Guarda bene i numeri quando stai per firmare un contratto con un nuovo cliente. Se analizzando in modo dettagliato i pro e i contro ti accorgi che non avresti abbastanza profitto considerando le risorse e la gente necessaria per completare il lavoro… molla. Nel caso in cui ti dovessi trovare a rifiutare il contratto fallo a testa alta, stai facendo business non carità. Un cliente non è un cliente se non ti paga.

    # 2 Stai attento ai soldi 

    • Cerca un collaboratore (non tu e nemmeno un altro cofondatore) per tenere sotto controllo il tuo credito;
    • Appuntati le scadenze delle fatture;
    • Utilizza fino all’ultimo giorno i termini di pagamento che i tuoi fornitori ti danno;
    • Lavora sul costruire una buona reputazione e considera di offrire sconti per i grandi ordini;
    • Cerca di rinegoziare i termini di pagamento con I fornitrori il più frequentemente possibile (sapranno che offerta farti per tenerti come cliente)

    # 3 Usa una buona quantità di realismo (ma non smettere di sognare)

    Non basare le tue proiezioni di profitto su calcoli fatti a caso. Decidi un target per le tue vendite che sia il più realistico possibile (anche se è un target basso non importa ma tieni conto dei margini di profitto.) Tieni sotto controllo le spese di amministrazione e fai in modo che funzioni per il target di vendite che ti sei imposto. Questo punto è importantissimo in quanto puoi vendere il miglior servizio o il miglior prodotto al mondo ma se non calcoli la posizione esatta dove posizionare la tua rete di salvataggio sei fritto.

    # 4 La gente giusta

    Un business senza le “teste giuste” è spacciato. Anche se sei la sola persona coinvolta… potresti (involontariamente) remare contro. Com’è possibile? Solo perchè il business è tuo ciò non vuol dire automaticamente che tu abbia tutte le competenze per svolgere tutte le funzioni in maniera ottimale. Al cuore del successo c’è la giusta mentalità e le giuste abilità professionali. Cerca collaboratori che completino le tue mancanze, collaboratori che facciano cià che tu non saresti in grado di fare bene. Non strafare, usa il concetto di network il più possibile.

    # 5 Agisci velocemente quando la velocità è richiesta

    Se il tuo giro d’affari è in punta di piedi su un burrone… devi prendere immediate precauzioni e tagliare sulle spese di amministrazione e sui costi generali. Dalla pubblicità (usa la potenza dei social media) fino ai programmi gestionali la parola d’ordine è taglia… se annusi il temporale nell’aria, metti al sicuro il tuo business, costi quel che costi.

    # 6 Ringrazia quando è il momento di ringraziare (praticamente sempre)

    Ricordati di chi ti ha portato fino a dove sei: te stesso e il tuo stile di leadership, il tuo staff e tutte le persone che hano fatto del loro meglio credendoci.. è il tempo di compensare te stesso e compensare loro. Quando il tuo business inizia a crescere ringrazia monetariamente e verbalmente tutti, ce l’avete fatta, pronti per un nuovo traguardo.

    Foto: By TW Collins, via Flickr, Creative Commons Attributions.
  • SingRing: condividere contenuti musicali legalmente

    SingRing: condividere contenuti musicali legalmente

    Per gli editori del mondo digitale la condivisione di contenuti musicali e la preservazione del diritto d’autore rappresentano sia un binomio inscindibile che una spinosa questione… a semplificare tutto ci pensa SingRing.

    SingRing nasce nel 2009 come startup di Digital Magics, creata per risolvere l’annosa questione della condivisione di contenuti musicali nel pieno rispetto del diritto d’autore, pochi giorni fa ha lanciato “Progetto Video” firmando gli accordi con EMI Music, Sony Music Entertainment, Universal Music Italia e diverse etichette indipendenti. Grazie a SingRing è possibile per gli editori pubblicare su web, mobile e Smart TV i videoclip ufficiali nel pieno rispetto del diritto d’autore.

    Secondo Luca Messaggi, CEO di SingRing:

    “Con SingRing nasce un nuovo network musicale cross editoriale che dà: ai publisher e alle record company la possibilità di trarre valore aggiunto dalla musica on-line, agli inserzionisti l’opportunità di raggiungere un target molto interessante su un piattaforma premium completamente pianificabile e agli utenti la possibilità di fruire di un esperienza totalmente innovativa grazie ai nostri contenuti di qualità”

    Vediamo ora i punti salienti di SingRing:

    #1 Contenuti:
    SingRing permette di integrare i contenuti in maniera contestuale, automatica e in tempo reale in ogni sito.

    #2 Vantaggi per gli editori:
    Tutti gli editori web possono valorizzare i propri siti, con un modello economico a shared revenues sugli introiti pubblicitari. Gli editori possono beneficiare anche degli accordi esclusivi che SingRing ha stipulato con concessionarie e gruppi media.

    #3 Vantaggi per le case discografiche:
    La partnership con SingRing consente alle case discografiche la creazione di un nuovo network, basato su una innovativa piattaforma, in grado di controllare i contenuti distribuiti legalmente.

    Nei primi tre mesi del 2012 la musica digitale ha raggiunto una quota di mercato pari al 30% del totale in Italia, sicuramente un numero da non sottovalutare ed appetibile per SingRing e per il mercato dell’advertising relativo ai video online.
    Grazie a SingRing ora è possibile condividere contenuti musicali nel web legalmente: un passo in avanti verso l’evoluzione del mondo digitale? Si.

     

    Il sito è raggiungibile presso: http://www.singring.com/

  • Startup Chile: la via cilena per innovare

    Startup Chile: la via cilena per innovare

    Start-Up Chile è un programma creato dal Governo cileno che ha l’aspirazione di attrarre giovani imprenditori di alto profilo, incentivandoli ad iniziare la loro attività come startuppers nel paese sudamericano.

    Il programma è iniziato nel 2010 e nella fase pilota è riuscito ad attrarre 22 startup da 14 paesi diversi e ha come scopo di arrivare a oltre 1000 startup per il 2014, anno in cui il progetto terminerà.

    Scopo finale di questo programma è quindi quello di rendere il Cile il punto centrale, l’hub ,dell’ innovazione e imprenditorialità dell’America Latina. Il governo cileno e il ministero dell’economia ci credono profondamente, tanto che offrono condizioni parecchio vantaggiose.

    Come funziona Start-up Chile?

    Il Ministero dell’economia cileno ha creato un’agenzia chiamata InnovaChile gestito da giovani funzionari governativi al di sotto dei 35 anni, attraverso la quale sono stati stanziati circa 22 miliardi di pesos (circa 40$ mln), provenienti dal fondo pensionistico dei minatori. Harvard, MIT, Wharton, London School of Economics e Stanford completano il team, apportando le loro esperienze accademiche.

    Ogni progetto che riesca a passare le selezioni, viene finanziato con 40.000$, insieme ad un visto di un anno. Il finanziamento, a differenza di quello che fu il programma Yozma, è a fondo perduto: il governo cileno non chiede quindi nessuna quota societaria in cambio, né la partecipazione agli utili. Per la fase di sviluppo del progetto sono previsti sei mesi, al termine dei quali non è neanche obbligatorio restare in Cile o mantenere l’impresa in Cile. Viene offerta quindi una libertà pressoché totale e, nondimeno, l’accesso ai più interessanti network di capitali e persone presenti nel paese.

    Start-up Chile offre di conseguenza molto più che un finanziamento ed un visto per un’esperienza oltreoceano: il valore aggiunto è la possibilità di conoscere molti giovani da tutto il mondo e di entrare in contatto con alcuni grandi businessman internazionali di successo, che fungono da guida per i vari progetti, offrendo supporto ed esperienza ai giovani imprenditori. Interessante, vero?

    Perché il governo cileno “regala” soldi allora?

    Quanto descritto potrebbe suonare come un bel raggiro, ma in realtà il governo cileno ha un preciso obiettivo:  il programma infatti non prevede un’immigrazione senza criterio, ma piuttosto si focalizza sui giovani di talento, con idee e know-how, in grado di portare un vento di novità nell’economia locale. Con lo scopo creare il cosiddetto effetto contaminazione.

    Start-Up Chile si è guadagnato una considerevole attenzione a livello internazionale, venendo citato su magazine di rilievo come Forbes, The Economist, BusinessWeek, e TechCrunch, e ispirando anche altri programmi (Startup Americaper citarne uno). Che sia il caso di prendere ispirazione pure in Italia per far partire vigorosamente la scena startup?

     

  • Il programma Yozma: come il governo israeliano ha incentivato le startup

    Il programma Yozma: come il governo israeliano ha incentivato le startup

    Di tentativi di replicare il sistema della Silicon Valley nel mondo ce ne sono stati moltissimi e, per varie ragioni la maggior parte di questi esperimenti si è conclusa con un fallimento. Le ragioni di questi fallimenti sono molteplici e nella maggior parte dei casi sono da imputarsi a modelli di governante poco flessibili o ambiti territoriali troppo limitati.

    Eccezione in questo panorama è costituita dal fondo Yozma in Israele, un programma che in pochi anni ha accelerato la creazione del venture capital nel paese mediorientale. Yozma ha consentito ai nuovi fondi di venture capital di strutturarsi rapidamente, abbassando il rischio, favorendo l’afflusso di capitali stranieri tramite il co-investimento pubblico-privato e portando infine alla creazione di centinaia di startup tecnologiche.

    Si è trattato quindi di un esempio molto efficace di programma pubblico disegnato con intelligenza e che ha mantenuto gli incentivi di mercato.

    Il programma, nato nel 1993 e chiuso circa cinque anni dopo, presentava come caratteristiche:

    • Finanziamento pubblico del fondo di VC sponsorizzato con il 40% del fondo totale raccolto (es. privato investe 12mln$ e pubblico investe 8mln$) fino ad un massimo di 8mln$ per fondo;
    • i fondi che volevano rientrare nel programma dovevano operare affiancati obbligatoriamente da una istituzione specializzata straniera e/o da alcune israeliane. Nel momento in cui un fondo otteneva la collaborazione di tali enti, il governo investiva una somma pari a circa il 40 per cento del capitale raccolto (fino ad un massimo di 8 milioni di dollari);
    • I fondi sponsorizzati dovevano essere di emanazione straniera e con partnership strategiche industriali o finanziarie;
    • Investimento pubblico totale 100mln$.
    • upside incentivato, ovvero ogni fondo Yozma era titolare di una call option sulla quota di azioni delle start-up detenute dallo Stato, al costo (più interessi) con periodo di esercizio dell’opzione a cinque anni.

    E come conseguenze:

    • Israele è diventata la nazione con il più alto numero di società tecnologiche quotate al Nasdaq e con il più alto numero di brevetti hi-tech medici pro capite;
    • Una decina di fondi sponsorizzati, per un totale di 80mln$;
    • Il fondo Yozma Venture Fund ha investito direttamente in start-up 20mln$;
    • I cento milioni dei fondi governativi hanno attratto altri centocinquanta milioni di dollari derivanti da altri fondi privati (esteri e nazionali) con un’interessante effetto di leva;
    • tutti i fondi eccetto due hanno esercitato tale opzione sulle quote di azioni.
    • Dopo Yozma, è cominciato lo sviluppo del Venture Capital nel paese.

    Ora Yozma è un fondo di investimenti privato che investe a pari condizioni e senza nessun altro incentivo pubblico. Che sia possibile anche in Italia proporre un programma simile?

    Foto: Innovation by MeoplesMagazine via Flickr
  • Italia Startup Open Day: l’innovazione non nasce solo dalle grandi aziende

    Italia Startup Open Day: l’innovazione non nasce solo dalle grandi aziende

    Sabato 26 maggio ho partecipato all’evento Italia Startup Open Day e non posso che confermare il successo dell’evento: sono tornato molto “carico” e speranzoso. L’aria che si poteva respirare era sicuramente delle migliori: non solo per il fatto di essere in mezzo allo splendore della campagna veneta, ma anche per l’ambiente di H-farm stesso e le persone che mi circondavano. Inoltre, trovare un ministro che, rompendo completamente con la tradizione dei suoi predecessori, si presenta in “maniche di camicia” il sabato mattina, armato di block-notes e penna per gli appunti, e che umilmente ascolta le proposte e chiede chiarimenti non è sicuramente una cosa a cui siamo abituati. Mi auguro sia solo l’inizio di molti incontri su questo standard.

    La discussione è stata molto costruttiva e improntata alla praticità. Complice una moderazione molto precisa si è riusciti a limitare molti degli interventi alle questioni fondamentali, cercando di andare più possibile al punto delle questioni. Molti degli interventi sicuramente hanno avuto come tema problemi già noti a chi vive d’impresa: burocrazia asfissiante, imposizione fiscale eccessiva, regolamenti sul lavoro che non aiutano affatto il mondo startup, mancanza di strumenti societari (stock options, Spa semplificate, ecc.) che possano incentivare gli startupper ad impiantare il loro business in Italia.

    Si è parlato di prendere come esempio i piani del governo israeliano e cileno, per quanto riguarda l’incentivazione e lo sviluppo delle startup, di open data, di revisione della legge fallimentare, di proporre TED talks per alfabetizzare la popolazione alle tecnologie, di creare zone a burocrazia zero per verificarne gli effetti. Sicuramente molta “carne al fuoco”.

    Nonostante i vari problemi, i presenti si sono dimostrati molto propositivi limitando le lamentele: è stato a mio avviso molto positivo che le proposte non fossero tese alla richiesta di contributi di vario genere, ma piuttosto al cambiamento di strumenti che non funzionano. Che sia un segnale del rinnovamento della cultura d’impresa?

    Di sicuro le startup e gli investitori nostrani non mancano e sono decisi a fare tanto bene quanto i colleghi tedeschi, inglesi o statunitensi. Un altro ottimo segnale.

    Nonostante si fosse parlato anche d’istruzione la realtà universitaria era praticamente assente, segno che le parole del ministro non sono che veritiere: “C’è chi il lavoro lo cerca, c’è chi lo aspetta e c’è chi se lo crea. Dobbiamo introdurre a tutti i livelli scolastici la conoscenza anche di quest’opportunità”. “Educare quindi i più giovani allo stimolo della conoscenza, insegnando loro a fare impresa”. Sicuramente parole di un certo peso e che non posso che augurarmi di vedere messe in pratica il prima possibile.

    Riassumendo: una giornata sicuramente molto positiva, che pone le basi per un rinnovamento del sistema, posto che ci sia poi la volontà politica di discutere in parlamento di questi temi. La realtà startup italiana non è che all’inizio, ma gli esempi sono già promettenti, primo su tutti H-Farm, che si è meritata (a buon titolo) i complimenti degli ospiti internazionali presenti.

    Chiudo riprendendo una frase che probabilmente non ha bisogno di troppe spiegazioni: se si fa nel resto del mondo perché non si può fare anche in Italia? Pretendiamo che sia così, aggiungerei io.

  • 3 punti chiave per una start-up digitale

    3 punti chiave per una start-up digitale

    Sei uno startupper? Stai iniziando a costruire la tua strada luminosa verso un futuro di successo? Prenditi 5 minuti per considerare questi 3 punti chiave:

    #1 Investitori e crescita:

    Decidi bene a chi presentarti, cerca un incubatore che possa anche affiancarti passo dopo passo e che possa tenerti per mano durante la tua crescita. Non ti servono solo i soldi vorrai cercare anche:

    – Affiancamento nell’approccio imprenditoriale;
    – Affiancamento nel settore amministrativo, finanziario e commerciale;
    – Mentoring;

    Tu sarai occupato a dare vita alla tua idea e quello che fai vorrei farlo bene, lascia che altri ti affianchino, non puoi fare tutto da solo. La tua maggior risorsa? Il tempo ! Prenditene cura.

     #2 Dai forma all’idea quando ti presenti:

    Una volta deciso a chi vuoi presentarti e da chi vuoi cercare investimenti cerca di essere il più pratico possibile. Non si tratterà di una discussione parlamentare o di una conferenza politica, chi decide di investire in te è primariamente caratterizzato dalla praticità, di conseguenza dimostrati pratico anche tu. Non appoggiarti a delle semplici slide powerpoint, se possibile crea un prototipo, metti l’idea in azione e mostrati operativo e pronto a fare. La tua operatività unita alla validità dell’idea saranno sicuramente vincenti. Hai passione per quello che stai facendo giusto? Questo è il momento di dimostrarlo.

     #3 Componi il tuo team con saggezza 

    Certo l’idea è fondamentale, stai componendo la tua sinfonia ma hai bisogno che ciascun esecutore stia suonando lo strumento che lo valorizza maggiormente. Non è per nulla banale questo concetto e molte volte porta alla disfatta totale del progetto: usa il networking cerca i migliori “musicisti” per far suonare la tua idea. Chiarisci fin dall’inizio chi fa cosa; certo il limite sarà flessibile ma non far suonare la tromba al violinista piuttosto valorizza, accentua, sottolinea i talenti. Vivrai il tuo progetto con più armonia e tutto “suonerà” magnificamente.

    Ti suona bene il discorso?