Mese: Aprile 2012

  • Che cos’è e come funziona un incubatore per start-up?

    Che cos’è e come funziona un incubatore per start-up?

    Per avere una definizione completa di incubatore preferisco appoggiarmi all’US National Business Incubation Association (NBIA) che definisce l’incubatore come “un processo dinamico di sviluppo di impresa. Gli incubatori alimentano le imprese aiutandole a sopravvivere e crescere nella fase in cui sono maggiormente vulnerabili, quella di start-up. Gli incubatori forniscono assistenza manageriale, accesso a finanziamenti, consentono l’esposizione ad attività imprenditoriali critiche e l’utilizzo di servizi di supporto tecnico.”

    Va sottolineato come il processo di incubazione di un impresa si stia sempre più rivelando un elemento essenziale ai nuovi imprenditori per sviluppare la loro idea di business.

    4 sono gli elementi chiave che definiscono un incubatore:

    1. La condivisione di uno spazio immobiliare concesso in affitto alle start-up;
    2. Un insieme di servizi di supporto condivisi in modo da ridurre le spese che la singola impresa dovrebbe sostenere;
    3. L’attività di training imprenditoriale;
    4. L’inserimento dell’impresa incubata in un network di attori che le consentano di accedere a competenze e risorse necessarie al suo sviluppo (tecnologia, capitale umano e finanziario). Gli incubatori operano quindi da intermediari tra le imprese incubate e l’ambiente esterno.

    Lo scopo di un incubatore?

    – Generare imprese di successo;
    – Fare in modo che le imprese lascino il programma di incubazione finanzairiamente autonome;
    – Le nuove imprese “incubate” saranno in grado di commerciale nuova tecnologia e rafforzare l’economia locale;

    3 diverse tipologie di incubatori:

    1. Incubatori in “calce e mattoni”: E’ il modello più semplice di incubatore e si basa principalmente sulla fornitura di spazi e di servizi di base;
    2. Incubatori Virtuali: Forniscono una gran quantità di servizi alle start-up attraverso internet ed aiutano nella fase di intermediazione con l’ambiente esterno;
    3. Hub: Probabilmente la tipologia più importante in quanto dotato di un ufficio centrale e di varie divisioni specializzate nei diversi settori di servizio. L’Hub riesce anche a metter a disposizione alle aziende ospiti una rete di relazioni e di opportunità commerciali.

    Le 3 fasi dell’incubazione:

    1. Pre incubazione

    In questa fase vengono comprese tutte le attività necessarie al supporto dell’imprenditore nello sviluppo della sua idea di business, nel business model e nella preparazione del business plan per aumentare le possibilità di giungere alla creazione di una start-up di valore. Gli incubatori affiliati agli Istituti Universitari sono solitamente pre-incubatori.

    2. Incubazione

    L’incubazione è la fase essenziale in quanto viene dato all’imprenditore tutto il supporto (vedi i 4 elementi chiave di cui sopra) dalla fase di start-up imprenditoriale fino alla vera e propria espansione. Questa fase comprende solitamente i primi tre anni di attività della nuova impresa. Perchè tre anni? perchè in questo periodo di tempo si può valutare se l’impresa è pronta a “camminare con le proprie gambe.”

    3. Post incubazione 

    L’impresa finalmente sta camminando da sola e può lasciare fisicamente l’incubatore (sempre che l’incubatore non fosse di tipo virtuale.) Probabilmente la nuova PMI avrà bisogno di ulteriori servizi come miglioramento dei processi produttivi o servizi per l’internazionalizzazione. Gli incubatori classificati come “post-incubatori” possono essere chiamati anche acceleratori d’impresa.

    Hai le idee un pò più chiare?
    Vuoi sapere dove sono gli incubatoi d’impresa in Italia? li trovi qui.

    Foto: By gepiblu via Flickr, C.C. Attribution.
  • Hai perso la tua motivazione? 6 passi per riprendertela

    Hai perso la tua motivazione? 6 passi per riprendertela

    Una bella citazione scritta a caratteri cubitali nella tua agenda non sempre basta per ritrovare quella grinta quell’energia di cui hai bisogno per affrontare le tue (piccole o grandi sfide quotidiane. Ma allora cosa fare? Prova questi 6 consigli:

    #1 Semplifica

    Certo, devi avere un piano a lungo termine… e se fosse così a lungo termine che ti sta facendo perdere la bellezza del “viaggio”? Sicuramente una meta ti serve e tutti abbiamo bisogno di direzione ma prova a concentrarti maggiormente su quello che stai facendo ora. Se cerchi motivazione, spinta e grinta sarà più probabile che tu le possa trovare focalizzandoti su questo preciso momento. Semplifica la tua giornata, tante volte sei tu stesso che la stai complicando tutto non il resto del mondo.

    #2 Scrivi

    Scrivi i tuoi pensieri su un pezzo di carta…quaderno, post-it, agenda.. non importa il dove ma importa che tu scriva. Se lo fai inizierai a mettere ordine alla confusione che hai in testa e potrai vedere tutto bianco su nero. In questo modo riuscirai a diminuire quel ronzio costante dei tuoi pensieri e riuscirai a concentrarti di più su ciò che veramente ti importa.

    #3 Rallenta

    Questo è comune, capita, è normale: ti viene una brillante idea e in un batter di ciglia ti trovi a fantasticare in merito alle possibili evoluzioni per i prossimi 3 anni… Sogna il futuro ma con moderazione. Quando i tuoi pensieri partono ed iniziano a galoppare come un cavallo da guerra rallenta e  respira. Sogna ma attenzione al labile confine tra il sognare ed il procrastinare.

    #4 Controlla i tuoi pensieri

    Fai un passo fuori da te stesso. Hai perso la motivazione per un motivo reale o ti stai inventando tante scuse su quanto sia cattivo l’universo con te? Ricordati che il tuo obiettivo principale è iniziare a fare le cose di nuovo con la spinta che vorresti e se ragioni troppo sopra al perché e al per come di tutto ti troverai ad aver passato un’intera giornata seduto sulla sedia ad inseguire pensieri…

    #5 Prendi ispirazione

    Ti senti veramente senza motivazione e tutto è buio davanti a te? Cerca qualcuno vicino a te che la motivazione ce l’ha e cerca di capire come fa. Non hai nessuno che può ispirarti? Continua a cercare, cerca un libro, cerca un corso, cerca una citazione… insomma chi cerca trova e tutto il resto sono scuse, le tue.

    #6 Vivi bene

    Confucio ha detto “Scegli un lavoro che ami e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua.” Se ti appassioni per quello che stai facendo la motivazione arriverà. Se sei costantemente senza motivazione chiediti se veramente stai facendo quello che vorresti fare. Se la risposta è si, rileggi dal punto 1, se la risposta è no forse allora è il caso di iniziare a rischiare di essere te stesso.

    Se ti servisse ricordarti i punti… scarica la nostra infografica.

  • Google Drive: uno strumento su misura per il business

    Google Drive: uno strumento su misura per il business

    Non molto tempo addietro abbiamo trattato di Google Docs e di come questo servizio possa esserti utile. Ora il servizio compie un’ulteriore salto di qualità regalando, nella versione base, uno spazio di archiviazione da 5GB. Ma c’è molto di più.

    C’è da premettere che non si tratta dell’ennesimo servizio dove potrai salvare i tuoi file nella “nuvola”, piuttosto di un’evoluzione di Google Docs che, per chi ancora non lo sapesse, è una suite d’ufficio completa di editor di testo, foglio di calcolo, strumenti per il disegno, i moduli e le presentazioni.

    Cosa c’è di nuovo?

    Come in passato potrai condividere i tuoi documenti con i tuoi collaboratori, lavorare in più persone, simultaneamente, allo stesso documento, commentare i documenti. A tutto questo si aggiunge la possibilità di tenere sotto controllo le varie versioni dei documenti. In questo modo potrai controllare l’evoluzione del lavoro, avere una copia di sicurezza creata automaticamente o, anche, impostare una versione predefinita come principale. Il sistema ha una memoria di 30 giorni e così non dovrai più preoccuparti di copie di salvataggio.

    Ti sei mai perso poi dentro la valanga di documenti che sicuramente avrai? Magari più di qualche volta avrai perso un po’ di tempo a cercare il file giusto perché non ricordavi il nome. Ora il servizio ti viene incontro integrando una funzione di ricerca all’interno dei documenti: basta inserire la parola chiave e arriverai subito al documento che ti interessa. Google inoltre punta molto sulla sua ricerca attraverso le immagini: lo propone come suo cavallo di battaglia. Quando caricherai un’immagine il servizio cercherà di riconoscerla per permetterti in futuro una ricerca più facile.

    Ultima novità è costituita dall’applicazione che permette, come Dropbox, di avere una cartella nel proprio computer dove sono costantemente sincronizzati i nostri file. Basta trascinare un documento nella cartella e avrai subito il tuo documento sincronizzato nella “nuvola”. E lo stesso al contrario: come crei un documento attraverso l’interfaccia web automaticamente vedrai la cartella nel tuo computer riempirsi coi file nuovi.

    L’interfaccia inoltre è molto semplice da usare: ricorda molto quella di un computer classico, dove è possibile anche tramite il tasto destro del mouse visualizzare il menu a tendina che ci permetterà di operare rapidamente coi file.

    Google promette inoltre che il servizio sarà integrato con molte altre applicazioni per una condivisione più semplice, con un comodo bottone “invia a Google Drive”. Non è ancora noto però il numero dei partner in questa operazione.

    Come può tornare utile per il mio business?

    Alla domanda si può rispondere con due parole: collaborazione e mobilità.

    Collaborazione perché, come premesso, potrai condividere i documenti col tuo gruppo di lavoro e lavorare allo stesso documento. Molto utile se le persone non possono vedersi fisicamente.

    Mobilità perché, disponendo di una connessione a internet, potrai lavorare da qualsiasi posto con qualsiasi periferica ai tuoi documenti con la comodità di avere sempre tutto sincronizzato tra le tue periferiche. Hai solo bisogno di un account Google e le eventuali applicazioni installate nei tuoi tablet/smartphone (nota: per Android è già disponibile tutta la suite, per iPhone/iPad a breve in arrivo.

    E i contro?

    Il fatto di dover essere sempre connessi. Vero che esiste una versione offline di Google Docs che funziona abbastanza bene, ma non è ancora consigliata per l’ambiente di produzione. Inoltre, volendo lavorare con periferiche Apple, si è tagliati fuori da questa possibilità per il momento. Ma di questo problema ne risentono tutte le tecnologie che in un qualche modo si appoggino al concetto di Cloud Computing.
    Ulteriore nota riguarda il fatto che i nostri documenti non risiedano nel nostro computer. È un compromesso a cui bisogna scendere se si vuole poter sfruttare la flessibilità di questa soluzione. La politica di Google è tutto sommato chiara: i file restano di tua proprietà e li possiamo usare solo per migliorare il servizio a te cliente finale. Certo, ad alcuni potrà sembrare ancora un tantino troppo.

    Per il versante sicurezza si può restare abbastanza tranquilli: Google è un colosso che può permettersi di investire in sicurezza e finora i problemi sono rimasti abbastanza circoscritti.

    I costi?

    I primi 5GB sono gratis, per ulteriore spazio bisogna mettere mano al portafoglio.

    Ecco un riassunto:

     

     

     

     

     

     

     

    Se intendi solo lavorare con i documenti probabilmente non ti servirà mai pagare. Ricordiamo che i documenti in formato Google Docs “non occupano spazio” (semplicemente non vengono conteggiati). Se vuoi invece un vero e proprio disco fisso nella nuvola probabilmente ben presto metterai la mano al portafogli. I prezzi sono tutto sommato in linea con la concorrenza.

    Da non dimenticare inoltre la questione dei costi di licenza: se non hai pretese particolari la suite di Google è adatta allo scopo e… non ci sono licenze da acquistare!

    Chiaramente se devi lavorare su fogli di calcolo complessi o hai bisogno di un database hai bisogno invece di rivolgerti ad altre soluzioni. Senza alcun dubbio uno strumento da valutare!

    La prossima recensione riguarderà SkyDrive di Microsoft, servizio della concorrenza. Continuate a seguirci!

     

  • Tre giorni per il click-day INAIL: 26-27-28 Giugno

    Tre giorni per il click-day INAIL: 26-27-28 Giugno

    Sono state annunciate le date del click-day per l’invio delle richieste telematiche per l’accesso ai finanziamenti INAIL messi a disposizione delle imprese.

    I giorni prescelti? 26 – 27 e 28 Giugno.

    Saranno giorni caldissimi sia per il periodo estivo prescelto sia per i poveri server che si troveranno a gestire un flusso decisamente copioso di richieste.

    Già lo scorso anno ci sono stati parecchi intoppi di tipo informatico e quest’anno l’INAIL ha deciso di prendersi più tempo per studiare una strategia di inoltro che funzioni in modo regolare e senza creare problemi alle imprese.

    La quantità di richieste previste? All’incirca 25 mila.

    Tempistiche? Come puoi vedere dalla nostra tabella le varie regioni Italiane sono state suddivise per giorno e per fascia oraria (13-14 oppure 17-18) quindi appuntatevi l’ora esatta per la vostra regione e preparatevi a cliccare e a riaggiornare la pagina internet in tempi utili.

    I lunghi tempi di attesa fino a Giugno portano inevitabilmente le imprese a rinviare eventuali investimenti dato che i programmi di spesa (soggetti a controllo INAIL) potranno partire indicativamente non prima di Novembre-Dicembre 2012 (all’incirca un anno dopo l’apertura del bando.)

    Consiglio? Essere pronti già a Luglio con tutti i documenti cartacei perchè quasi sicuramente le imprese che passeranno il click-day dovranno presentare i documenti richiesti dal bando anche in versione cartacea tra Luglio ed Agosto.

    Ma come si svolgerà concretamente la procedura del click-day?
    Dal punto di vista tecnico l’INAIL ha ufficializzato che avrà tempo fino al 15 di Giugno per chiarire le modalità tecniche operative. Sicuramente andrà utilizzato il codice che è stato generato in fase di chiusura della domanda e che se avete perso potete recuperare online presso il punto cliente INAIL.

    E l’elenco cronologico delle domande ammesse?
    Tale elenco sarà pubblicato nei giorni immediatamente successivi alla conclusione delle operazioni. Saranno evidenziate le domande collocate in posizione utile per l’ammissibilità al contributo, ovvero fino alla capienza della dotazione finanziaria assegnata alla singola regione.

    Scarica Tabella Riassuntiva di pminordest.it

    Foto: Sede INAIL di Roma  by _Pek_  via Flickr, C.C. Attribution.
  • Vendite: l’arte del persuadere è morta

    Vendite: l’arte del persuadere è morta

    Fino a non molto tempo fa il mestiere del venditore consisteva nel convincere chi aveva davanti a comprare qualcosa in cambio di denaro. La scelta del cliente aveva era molto semplice: compra adesso o risparmia per altre cose. Il venditore quindi cercava di fare in modo che la scelta del cliente ricadesse sul “compra adesso”. Un lavoro molto duro: c’è infatti sempre un altro giorno, un’altro venditore e un’altra cosa su cui spendere soldi.

    Però il venditore aveva tre punti di vantaggio: più informazioni rispetto all’acquirente, capacità nell’arte del persuadere, la forza della scarsità. Il venditore di enciclopedie porta a porta sapeva quanto potevano essere importanti quei libri in quella casa. Era stato preparato nell’arte di comunicare quel valore. E c’era sempre un tempo determinato per l’offerta: come il venditore avrebbe lasciato la casa non sarebbe tornato per molto tempo.

    Oggi tutto è cambiato e due dei tre punti di vantaggio che il venditore aveva sono spariti. Nessun venditore ha più il controllo dell’informazione. Si può trovare tutto su internet, non importa quanto raro e complicato sia il prodotto. È probabile anche che il tuo cliente conosca come te o più di te sia della concorrenza, che della tua stessa azienda. E oggi non c’è più data di scadenza per le offerte. C’è sempre qualcuno disposto a prendere un ordine su internet.

    Quindi cosa dovrebbe fare un venditore? Resta solo l’arte di persuadere. Ma da sola non basta. Il consumatore ora non sceglie più tra comprare subito o risparmiare per altro in futuro. Non c’è più scarsità di informazioni o di opportunità per comprare. Il consumatore ora pensa prima alle proprie necessità, identifica possibili soluzioni e inizia a cercarle. In pratica il sogno di qualsiasi venditore pigro: preoccuparsi solamente di confermare ordini.

    Ma, per questo motivo, bisogna pensare in primo luogo al cliente. Il venditore moderno inizia considerando i bisogni e le caratteristiche del consumatore. Se qualcuno ti chiede qualcosa, è perché vuole comprare. Sta bussando ora alla porta e già ha tutte le informazioni che gli servono.

    Molto più importante è che questa volta non sarà una comunicazione di una sola volta. La scarsità delle opportunità (per il cliente) se n’è andata e la situazione può impaurire il venditore. Ma, di converso la relazione col cliente può invece ora durare molto più a lungo e ravvivarsi molto più in fretta rispetto al passato. Il tutto a portata di email. Se un affare non si chiude questa volta, un altro potrà chiudersi in futuro.

    Per questo motivo: mai cercare di vendere ad un potenziale cliente qualcosa che non sia nel suo miglior interesse. Il venditore che voglia continuare con questo metodo al giorno oggi non solo “brucia” l’affare, ma anche se stesso. Il tutto perché volendo portare a casa “tutto e subito”, non vende nulla e in più perde una potenziale relazione a lungo termine.

    Far quadrare i conti e avere una visione orientata al cliente sembra assurdo? È un falso problema. Il mondo si è evoluto e di conseguenza le strategie cambiano. Meglio non farsi trovare impreparati!

    Articolo liberamente ispirato da Inc. Magazine
    Foto: Archer10 via Flickr
  • Come si comporta il commerciale modello?

    Come si comporta il commerciale modello?

    Molte persone nelle vendite pensano che ci sia un’aspettativa standard riguardo a cosa sia “un buon venditore”. Abbiamo costruito l’idea che “un buon venditore” deva essere implacabile, energetico, molto bravo a costruire relazioni, sempre impaziente di chiudere un’accordo e che abbia una specie di allergia per il “no” come risposta.

    Alcuni di queste caratteristiche sono anche vere, mentre altre possono essere controproducenti se non tenute sotto controllo. Potrà essere sorprendente, ma alcuni dei migliori venditori non si comportano seguendo fedelmente lo stereotipo del “buon venditore”.

    Se vuoi migliorare le tue performance di vendita, probabilmente vorrai pensare a un nuovo tipo di approccio, imparando a pronunciare certe frasi che non avresti mai pensato potessero adattarsi a questo mondo.

    Ecco qualche esempio:

    “Non so rispondere a questa domanda.”

    I venditori di solito si vantano di saper rispondere a qualsiasi domanda. Vogliono essere in grado di risolvere i problemi del cliente per tenerselo buono.

    Il problema è che, se si è troppo veloci nel fornire “la risposta”, si sta probabilmente perdendo l’opportunità di andare più a fondo nel problema del cliente e identificarne la causa. Perché si ha bisogno di conoscerne la causa? Molto semplice: in questo modo si entra in empatia col cliente e si è sulla buona strada per un rapporto a lungo termine, che porterà chiaramente più frutti di una risposta data solo ad una parte del problema.

    Non ci sono soluzioni ideali. Piuttosto di affermare che si ha sempre “la risposta”, meglio rispondere con “non saprei, ma parliamone più in dettaglio e vediamo come risolvere.”

    In questo modo si potranno costruire relazioni più solide e profonde, scoprendo nuove opportunità di vendita.

    “Non ti venderò cose che non ti servano”

    Il terrore più diffuso dei clienti è che qualcuno gli venda qualcosa che non gli serva. Gli acquirenti non possono conoscere tutti i dettagli di quello che vendi (per questo motivo si rivolgono a te). La sfida in questo caso è, secondo lo stereotipo, di provare a vendere tutto il possibile. Piuttosto di un approccio a lungo termine che soddisfi pienamente il cliente, cercano di vendere il pacchetto più grande senza che sia richiesto.

    I migliori venditori vogliono aiutare la gente a risparmiare, anche se si tradurrà inizialmente in una vendita di valore più basso. In questo modo però si apre la strada a più vendite, ben più redditizio.

    “Mi dispiace, ma non posso aiutarti”

    Il tipico stereotipo del “buon venditore” è sempre affabile e risponde sempre con un bel “si” alle richieste del cliente. L’istinto in questo caso sarebbe buono (voler risolvere sempre il problema), ma a volte è necessario rispondere con “no”. Se un venditore non può fornire quello di cui il consumatore ha bisogno è meglio dirlo subito.

    Meglio promettere poco e sorprendere coi risultati, diversamente meglio lasciar perdere. Sarebbe solo cattiva pubblicità.

    “Per favore, dimmi di più su quello che ti serve.”

    Lo stereotipo venditore vuole che egli non faccia mai troppe domande e si fermi a estrapolare le necessità. Questo tipo di venditori sono piuttosto orientati alla chiusura dell’affare. Ed è un errore.

    I migliori venditori investono tempo in fare domande, ottenere dettagli e scavare nei problemi nascosti. Imparando il più possibile dai clienti, il venditore potrà poi inquadrare meglio la situazione, identificare lo scopo e raccomandare soluzioni migliori.

    I migliori venditori non hanno paura di dire “no”: fanno domande e lasciano da parte guadagni nel breve periodo con l’obiettivo di relazioni a lungo termine.

    Non lasciarti abbagliare da chi rientra nello stereotipo. Sii uno che sorprende.

    L’ultimo segreto dei migliori venditori è la credibilità. Se una persona mostra umiltà (ammettendo di non avere una risposta), costruisce fiducia (non vendendo l’inutile e mantenendo le promesse), e mostra sincerità (facendo domande e scavando a fondo nei problemi), allora i clienti sono più disposti a credere che il venditore sia davvero disposto a risolvere i loro problemi.

    Credibilità e fiducia possono avere un’impatto decisivo nelle vendite. Se il cliente si fida di te, ti ricompenserà con una relazione a lungo termine del valore molto più alto di una singola transazione.

    Articolo liberamente ispirato da smallbiztrends.com
    Foto: Waiting by Laura0509 via Flickr, CC Attribution
  • I dettagli fan la differenza: nel business (e nella vita)

    I dettagli fan la differenza: nel business (e nella vita)

    Lo sai anche tu che oramai tra email, post-it, la tua agenda di lavoro e poi le ultime foto postate dai tuoi amici su facebook e magari gli articoli consigliati dalle persone che segui su twitter è difficile seguire tutte le informazioni che ti bombardano ogni giorno.
    Magari aggiungi anche il libro (bello impolverato) che ti aspetta sul comodino da minimo tre mesi…

    Se è vero che abbiamo tonnellate di informazioni che ci raggiungono ogni giorno è vero anche che se le vogliamo seguire tutte ci ritroviamo a seguirle in maniera superficiale lasciando da parte particolari magari essenziali. Diciamocela tutta, le ricerche scientifiche (vedi Focus Marzo 2012) hanno dimostrato che l’essere umano non è poi così portato al multi-tasking, anzi.

    Per strada ci perdiamo dettagli della realtà che ci circonda che potenzialmente potrebbero aumentare la nostra produttività, rafforzare le nostre relazioni interpersonali e portarci infine a vivere vite più gratificanti,

    Le ragioni per (re)iniziare a fare attenzioni ai dettagli:

    • Nel business: prestando più attenzione ai tuoi clienti puoi prestare loro un servizio migliore evitando così problemi che potrebbero sorgere da una cura (e da un ascolto) delle loro richieste di tipo superficiale.
    • Nelle relazioni: se sai essere attento ai piccoli dettagli delle tue relazioni con amici, fidanzato o fidanzata, moglie o marito di sicuro guadagnerai più fiducia e renderai le relazioni solide come la roccia.

    Se sul serio vuoi iniziare a prestare più attenzione ai dettagli prova a seguire questi 6 consigli:

    1. Smettila con il Multi-tasking

    Quando fai più cose contemporaneamente non sei (ovviamente) in grado di dare la piena attenzione a nulla.. Quindi fai un po’ di tutto ma fatto mediocremente. Torna al vecchio una cosa alla volta ma fatta bene. E non dirti che il mondo è troppo frenetico perché la qualità sta tornando di moda…

    2. Un timer ogni 15 minuti

    È stato dimostrato che,  livello di concentrazione, il perfetto intervallo di tempo per il cervello umano è di 15 minuti.
    Se ad esempio ci mettiamo alla scrivania (intendo almeno dopo il primo caffè) i primi 15 minuti di lavoro saranno quelli in cui saremo maggiormente concentrati e in cui riusciremo a lavorare efficientemente ed evitando distrazioni. E dopo i primi 15 minuti? Inizia un nuovo conto alla rovescia!

    Prova ad impostare un timer con un conto alla rovescia..vedrai che il tuo cervello inizierà a concentrarsi maggiormente sui dettagli sapendo che sta lavorando a sessioni prestabilite, di sicuro produrrai di più.

    3. Cerca di capire cosa ti porta fuori strada

    Se ti rendi conto che durante una delle tue “sessioni” da 15 minuti ad un certo punto perdi totalmente il focus cerca di capire qual’è l’elemento che ti ha portato fuori strada. Scrivi gli elementi che ti distraggono e se sono sempre (o spesso) quelli saprai su cosa agire e cosa cambiare.

    4. Tanta pratica

    Tornare ad essere attento ai particolari richiede tempo e costanza. Una nuova abitudine non si crea in un giorno e nemmeno in due, persisti in fondo nemmeno Roma è stata costruita in un giorno.

    5. Riduci il carico di informazioni

    Liberati di tutto quello di cui puoi liberarti e che ti prende attenzione. Che sia una newsletter o un incontro serale settimanale che segui ma che non ti interessa veramente… Taglia. Provaci per tre mesi, fai sempre in tempo a tornare sui tuoi passi.

    6. Ascolta di più

    Ascolta di più i tuoi clienti, i tuo amici, tutte le persone con cui ti relazioni. Se ascolti di più e pienamente avrai una marcia in più. Le relazioni umane di cui ti prendi cura valgono e varranno sempre, anche nell’era dei social network e del social media marketing.

    Ricordati che nei dettagli della realtà che ti circonda puoi trovare grandi opportunità

    Foto by Cinzia A. Rizzo via Flickr, C.C. Attribution.              
    Articolo liberamente tradotto e riadattato da youngupstarts.
  • Come costruire una cultura del servizio in sei passi

    Come costruire una cultura del servizio in sei passi

    Nessuna attività può restare in piedi senza clienti. Come li tratti – o maltratti – determina quanto potrai tenere aperto. E un pessimo servizio ha contribuito a far fuori tante attività quanto non lo abbiano fatto pessimi prodotti.

    Perché non creare una cultura del servizio?

    Ecco l’opinione, in sei passi, di John Tschohl, presidente del Service Quality Institute americano e guru del servizio al cliente:

    1. Capisci di essere nel business dei servizi.

    Molte imprese pensano di essere nella manifattura e vendita al dettaglio. Pensa in maniera inversa. Southwest Airlines (compagnia aerea americana) è di successo perché la direzione ha capito di essere un’impresa di servizi ai clienti. Poi, tra le altre cose, è anche una compagnia aerea.

    2. Elimina procedure, politiche e sistemi stupidi.

    Magari hai personale gentilissimo, ma orari di apertura scomodi, regole stupide e procedure che frustrano il cliente. Che a causa di questi fattori, non tornerà.

    3. Responsabilizza i tuoi collaboratori.

    Ogni singolo dipendente deve essere in grado di poter decidere “al volo”, come la situazione si presenta. E meglio che le decisioni siano a favore del cliente.

    4. Tutto inizia col processo di selezione del personale.

    È bene che il tuo processo di selezione sia molto preciso, chi assumi sarà la tua immagine all’esterno. Non puoi permetterti di essere troppo di manica larga.

    5. Formazione permanente.

    Non c’è nessun formatore magico, come non c’è nessun programma di formazione magico. L’unica cosa che possa davvero essere d’aiuto è rinfrescare la tua forza lavoro sempre con nuove idee.

    6 Misura i risultati in termini monetari.

    Tieni sotto controllo i numeri per capire se il tempo e lo sforzo messi valgano la pena dal punto di vista dei ricavi, profitti e quota di mercato.

    Potrebbe sembrarti abbastanza ovvio tutto questo processo anzi, talmente ovvio che le imprese di maggior successo lo adottano costantemente. Però il problema è restare fedeli a questa procedura. Mollare in solo uno dei punti può essere causa di disguidi!

    E ricorda:

    Il tuo servizio è buono solo se le tue persone sono buone. (H. Mackay)

    Liberamente tradotto e adattato da Inc. Magazine
    Foto: Cookie Salesman by vigour via Flickr, CC Attribution
    
  • Caine’s Arcade: La sala giochi di cartone

    Caine’s Arcade: La sala giochi di cartone

    Lo spirito imprenditoriale può “colpire” anche da giovani lo sappiamo… Ma hai mai sentito parlare del Caine’s Arcade? Arcade vuol dire sala giochi mentre Caine è il nome del bambino di 9 anni che la gestisce.

    La storia di Caine è una storia che emoziona e che in un giro di click ha viaggiato attraverso il globo diventando viral scaldando il cuore e facendo sorridere chi ne ha sentito parlare.

    Caine vive a Los Angeles e durante l’estate ha costruito la sua sala giochi fatta di cartone davanti all’ingresso del negozio di ricambi per auto del padre.
    Armato di forbice e di scatole di cartone Caine ha iniziato a costruire le sue attrazioni una dopo l’altra fino a costruire una vero e proprio arcade.

    Clienti? Non molti ad essere sinceri dato che il target di clientela è costituito principalmente da acquirenti di ricambi al negozio del padre.
    Caine non demorde, e tenacemente e con grande passione siede di fronte alla sua sala giochi ed aspetta, perfezionando le sue attrazioni tutti i fine settimana.

    Un giorno passa per il negozio del padre quello che si rivelerà essere il suo cliente più speciale Nirvan Mullick. Nirvan era alla ricerca di una maniglia di ricambio per la sua toyota corolla ma una volta vista la sala giochi di cartone di Caine se ne innamora e inizia subito a giocare.

    Quanto costa? 1 dollaro per 4 partire mentre con 2 dollari si può giocare fino a 500 volte. Nirvan incantato dalla mente brillante e dal genio di Caine investe subito 2 dollari e subito dopo avere finito di giocare prende in disparte il padre di Caine e gli chiede l’autorizzazione a girare un breve film su Caine e la sua sala giochi.

    Il padre si convince subito dell’idea essendo sicuro che un apprezzamento del genere avrebbe fatto gioire Caine, aumentando il suo spirito imprenditoriale e premiando i suoi sforzi.
    Nirvan non pensa solamente a girare un corto sulla storia di Caine ma organizza anche un evento e lo condivide su facebook. L’evento diventa viral ed i media sono allertati.

    In cosa consiste l’evento? Trovarsi domenica mattina di fronte alla sala giochi di Caine per giocare e festeggiare la sua fantasia. Di ritorno da una pizza con il padre Caine trova centinaia di persone ad attenderlo e la sua gioia ed i suoi sorrisi parlano da soli e anche se non capisci l’inglese guarda il video, la storia te l’ho detta il resto è emozione.

    Dimenticavo il finale…

    Dagli ammiratori di Caine è stato creato un fondo per sostenere in futuro i suoi studi, una sorta di crowdfunding per sostenerne un educazione di successo… Fino ad ora sono stati raccolti 100.000 Dollari.

    Certo, penserai non tutti i “giovani imprenditori” saranno così fortunati come Caine e potrei darti ragione ma… Ti ricordi che la vita è fantasia? Sogna ed appassionati.

  • Srl semplificata o Ltd. Inglese?

    Srl semplificata o Ltd. Inglese?

    Molti sono i contatti che abbiamo ricevuto per ottenere maggiori informazioni sia sulle srl semplificate sia sul regime dei minimi.

    Il fattore comune a tutti i contatti? Essenzialmente la ricerca di tutte le possibilità di svolgere affari in Italia con qualche agevolazione fiscale.

    I fatti di cronaca nera imprenditoriale di questi giorni in Veneto fanno riflettere e dovrebbero far riflettere ancor di più lo stato, equitalia e tutto un sistema fiscale, creditizio e burocratico che sostanzialmente non funziona e sta distruggendo l’economia (imprenditoriale.) Giustificare il tutto con la frase “c’è la crisi quindi…” ha stancato e non produce nulla di nuovo.
    L’Italia, (di sicuro non ti dico nulla di nuovo) è  al primo posto in Europa per le tasse sulle imprese. Il peso complessivo di tributi nazionali e locali e dei contributi sociali è del 68,6%.

    Questo dato non è inventato ma è quanto indicato da Paying Taxes 2011 uno studio realizzato dalla Banca Mondiale e dalla società di consulenza PricewaterhouseCoopers. Su 183 paesi esaminati, l’Italia risulta al 167º posto, tra i paesi in cui complessivamente è più pesante il carico del prelievo.
    Se capisci l’inglese dai un occhio qui  il dato di cui ti ho parlato si trova a pagina 28.

    Proprio perchè non vogliamo fermarci ad additare il problema senza rimboccarci le maniche e non ci interessano nemmeno le chiacchiere da salotto politico  abbiamo deciso di parlare in una serie di articoli di come funziona negli altri stati UE la costituzione di srl e la tassazione societaria.

    In questo primo post parleremo di come funziona in Inghilterra la limited company, ovvero la srl di stampo inglese. A te starà capire se è interessante o meno e soprattutto se possa essere alternativa alla classica srl o alla neonata srl ad un euro.

    LTD INGLESE

    Capitale sociale della Limited: Il capitale sociale minimo è di 100 Sterline ed ALMENO una sterlina deve essere fisicamente versata (circa 1,5 €) – Idea a cui si è ispirata la srl semplificata. Se ad esempio decidi per un capitale sociale di 1000 Sterline basta versarne 1 senza essere obbligati a versare le altre 999.

    Costituzione: Non è necessario atto pubblico nè l’intervento del notaio e non è nemmeno richiesta l’iscrizione nel registro delle imprese.

    Oggetto Sociale: L’oggetto sociale di una ltd può essere “Tutto ciò che è legale” in modo da dare ampio respiro alle attività societarie.

    Costi costituzione: Il costo è di circa 500 €, paragonato ai circa 3.500 € di una srl ed ai circa 700-800 della srl semplificata.

    Agevolazioni: La LTD viene essenzialmente definita come “small company” e può accedere ad esenzioni IVA quando risponde ad almeno 2 dei seguenti 3 requisiti:

    • Un giro di affari annuale inferiore a 5,6 milioni di sterline,
    • Un totale di bilancio inferiore a 2,8 milioni di sterline,
    • Meno di 50 dipendenti.

    Statuto: Il companies act del 2006 ha previsto uno statuto standard che si applica automaticamente nel caso in cui i soci fondatori non vogliano disporre diversamente. E’ inoltre previsto (se lo si desidera) l’anonimato dei soci.

    Tassazione:   Sono previsti tre scaglioni nella tassazione dei profitti:

    • 20% per profitti fino a 300.000 Sterline;
    • Tra il 20% ed il 24%  tra 300.001 sterline e 1.499.999 sterline;
    • 26% per i redditi oltre 1.500.000 sterline;

    Partita IVA: Non si è costretti a richiederla se si prevede che il giro annuale dell’impresa sarà inferiore a 70.000 sterline. Questo comporta ovviamente una semplificazione amministrativa nella gesitone societaria.

    Ma… si può operare in Italia con una limited Inglese?

    La legislazione Europea, ed in particolare gli articoli 49 e 54 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea nonchè svariate sentenze della Corte di Giustizia Europea (Centros, Überseering e Inspire Art) consentono alle società costituite nei Paesi membri dell’UE di operare liberamente in ogni altro Paese membro, restando assoggettate alla legge del Paese di origine (c.d. libertà di stabilimento)

    Quindi una società inglese che volesse operare in Italia tramite una sede secondaria rimarrebbe assoggettata a quanto stabilito nel proprio statuto redatto secondo la normativa inglese ANCHE nel caso in cui la società operi solo ed esclusivamente in Italia. Essenzialmente all’Italia interessa che su quanto generato a livello di reddito nel mercato Italiano venga pagato in Italia essendo il reato di esterovestizione molto delicato.

    In sostanza l’imprenditore Italiano ha la facoltà di scegliere la forma giuridica per esercitare la sua attività e può prendere in considerazione anche altri paesi UE e non è di sicuro un’invenzione dell’ultima ora basta pensare che in Germania ed Olanda dal 2002 ad oggi sono circa 30.000 le imprese che si sono costituite nella forma di ltd operando come sedi secondarie di società inglesi.

    A breve tratteremo anche le legislazioni degli altri paesi UE. Seguici.

     Foto: by LaertesCTB  via Flickr, C.C. Attribution.