Mese: Aprile 2012

  • Agevolazioni per (giovani) imprenditori e regime dei minimi

    Agevolazioni per (giovani) imprenditori e regime dei minimi

    In Italia sono previste agevolzaioni per gli imprenditori o I lavoratori autonomi?

    Invitalia, ovvero l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, prevede delle agevolazioni per l’imprenditorialità.

    Contributo: Gli aiuti sono costituiti da contributi a fondo perduto e mutui a tasso agevolato che arrivano a coprire una percentiuale della spesa complessiva dell’investimento proposto:
    •    l’80/90% al Sud
    •    Il 60/70 % al Centro-Nord

    Maggiori informazioni? Sito Ufficiale Invitalia 

    Le PMI (o lavoratori autonomi) ed il regime dei minimi

    Dal 1° Gennaio 2012 le nuove PMI (o i lavoratori autonomi) che rispettano determinate condizioni per quel che concerne il ricavo annuale e l’attività svolta possono accedere al regime agevolato dei minimi.
    Vediamo le condizioni:
    •    Ricavi non superiori ai 30 mila Euro;
    •    L’impresa deve possedere il requisito della novità nell’attività che si trova a svolgere;
    •    Non vi accedono coloro che svolgono un’attività che – di fatto – prosegue un lavoro iniziato come dipendente o autonomo;
    •    Non c’è un limite d’età per accedere al regime dei minimi;

    Se si rispettano questi requisiti (alquanto restrittivi, soprattutto per i ricavi prodotti annualmente da una PMI) sono notevoli le agevolazioni:

    •    Aliquota d’imposta del 5%, vantaggio che potrà essere mantenuto

    o    Per 5 anni se per tutti i periodi di imposta si rispettano le condizioni di ricavi al di sotto dei 30 mila euro;
    o    Per più di 5 anni nel caso in cui allo scadere dell’ultimo periodo d’imposta agevolato si sia al di sotto dei 35 anni di età e fino al compimento degli stessi. A livello pratico se si inizia a 20 anni un’attività che rispetta le condizioni di cui sopra e si rimanga sempre al di sotto dei ricavi dei 30 mila euro si potrebbe beneficiare dell’aliquota d’imposta del 5% per tutti i 15 anni di attività (ipotesi a scopo esemplificativo e, almeno noi crediamo, di difficile realizzazione pratca.)

    •    Niente spese per dipendenti o collaboratori parasubordinati (ad eccezione del caso delle collaborazioni occasionali);
    •    Per I beni strumentali la spesa massima ammissibile è di 15 mila euro in un triennio;
    •    Esonero per I contribuenti minimi dell’applicazione degli studi di settore;

    Altre possibili agevolazioni per gli under 35 in Veneto?

    Per quel che riguarda il Veneto esiste il Fondo di rotazione per l’imprenditoria giovanile – previsto dalla L.R. 57/99.
    Questo fondo non è collegato (per il momento) alle srl semplificate

    Destinato a:
    •    Imprese individuali con titolari entro I 35 anni compiuti
    •    Società cooperative I cui soci siano almeno per il 60% giovani o il capitale sociale sia detenuto per due terzi da giovani.

    Contributo in conto capitale pari al 15% e finanziamento agevolato per l’85%.

    Settori ammessi:
    •    l’agroalimentare e agroindustriale;
    •    il manifatturiero,
    •    il settore artigiano,
    •    il settore turistico,
    •    il settore del commercio e dei servizi ed altre attività,

    Spese ammissibili comprese  tra 20 mila e 100 mila Euro, riguardano in generale: impianti, macchinari e attrezzature, acquisto di brevetti/marchi, software e licenze software, atti notarili di costituzione di società, analisi di mercato, promozione e consulenze, ristrutturazione di immobili e progettazioni rispettivamente nei limiti del 20% e del 5% del costo complessivo.

    Foto: By Floris M. Oosterveld via Flickr, C.C. Attribution
  • La qualità? L’asso nella nostra manica!

    La qualità? L’asso nella nostra manica!

    Martedì 10/04/2012 su Radio24 Lars Petterson, ad di IKEA Italia, commentando la decisione dell’impresa che amministra di spostare parte della produzione dall’Asia all’Italia commenta:  “la verità è che sull’Italia vogliamo investire di più. Stiamo molto attenti alle scelte logistico ambientali e abbiamo scelto questo paese perché abbiamo un’ottima esperienza con i fornitori e la loro qualità: hanno dimostrato di essere molto flessibili sui cambiamenti dei prodotti”, aggiungendo che “Per noi di Ikea la flessibilità del lavoro, l’articolo 18, per intenderci, non è un problema, quanto l’incertezza dei tempi della burocrazia e della politica”.

    IKEA già ha un’ottima esperienza con il Nord Est, avendo come area prioritaria di approvvigionamento il Veneto (38% degli acquisti), seguito poi da Friuli (30%) e Lombardia (26%). In pratica l’8% totale degli approvvigionamenti del gruppo avviene in Italia, con la bilancia commerciale a favore dell’Italia (con 7% di acquisti), con le cucine a fare da padrone: una cucina su tre venduta da IKEA è fabbricata in Italia. IKEA insomma sta adottando la stessa strategia di rientro di molte industrie tedesche.

    Come commentare? Nel caso di IKEA non si parla esattamente di “Made in Italy”: il design non è italiano e il prodotto non viene venduto come “Made in Italy”.

    Si parla però di qualità “Made in Italy”, ovvero ciò che ci contraddistingue e ci ha sempre contraddistinto. IKEA stessa ce lo riconosce e ha investito in noi nonostante i problemi burocratici e politici. I produttori di automobili tedeschi ci riconoscono la stessa qualità e si affidano a noi per molti pezzi ad alta precisione. E in molti casi chi fornisce è un industria di dimensioni medio piccole.

    Infastidisce un po’ leggere articoli che ci descrivono come i nuovi cinesi. Vero è che ora la manodopera asiatica costa di più ed è una scelta naturale per i “big” tornare in Europa: ora conviene pagare di più la manodopera piuttosto che avere prodotti fatti male e reclami da parte dei clienti. Però è anche vero che per la maggior parte la manodopera incide in modo marginale nei costi di produzione, entro il 10% circa.

    C’è da chiedersi invece perché non si sia riusciti a dimostrare prima la qualità, ad ottimizzare i processi e a fermare l’emorragia.

    Il problema è stato culturale: per un certo periodo, complici certi commercialisti e strategici, è stato meglio produrre a basso costo piuttosto che innovare, creando catastrofi nei distretti produttivi e, diciamolo, facendo il gioco degli altri. Si è guardato solo il breve periodo alla fine dei conti. Vero è che i costi erano infinitamente più bassi ma… quanti resi? Quanti prodotti ben al di sotto dei minimi standard qualitativi? Conveniva (forse) solo perché costava pochissimo produrre. Ma i costi logistici, la poca flessibilità data dai tempi di trasporto e dalle distanze ci sono sempre stati.

    La strada resta quindi oggi la qualità attraverso l’innovazione, ricordandosi la lezione asiatica sulla delocalizzazione selvaggia: l’ottimizzazione del processo produttivo resta fondamentale, come resta fondamentale la necessità di essere sempre dinamici e non dare per scontate le situazioni di benessere. Il nostro capitale umano è di valore inestimabile e può fare più di cento industrie con manodopera a costi stracciati. Bisogna solo saperlo e, soprattutto, volerlo sfruttare come si deve.

    La concorrenza cinese non è più una scusa per lamentarsi. Dobbiamo cercare altre scuse o, finalmente, ci mettiamo ad innovare e pretendere di più dai nostri politici?

    Foto: IKEA sign by kaktuslampan via Flickr. CC attribution
  • Che imprenditore sei?

    Che imprenditore sei?

    Il profilo dell’imprenditore perfetto è un tema riguardo al quale la bibliografia abbonda e per il quale ogni autore cerca modi eleganti per dire come l’imprenditore sia una persona determinata e di buone idee.

    Vagando per la rete mi sono imbattuto in questo interessante articolo (in spagnolo) di un membro direttivo di un Venture Capital messicano il quale, forte della sua esperienza, cerca di analizzare gli imprenditori che gli sono passati “sotto” e li ordina in tre categorie.

    Vi propongo la categorizzazione e vi chiedo di soffermarvi soprattutto sull’ultimo punto, sperando di accendere una discussione a riguardo.

    1) L’imprenditore divenuto tale per circostanza

    In questa tipologia ricade colui che, ad esempio per la perdita del lavoro, si è trovato a dover diventare imprenditore. In questo cammino probabilmente perderà alcune competenze e ne acquisterà altre, con possibilità di avere buon successo.

    2) L’imprenditore nato

    Ovvero colui che fin da giovane è sempre stato il classico “traffichino” e che possiede un’enorme energia interna che lo tiene sempre attivo sia per risolvere problemi sia per ricercare nuove opportunità. Interessanti anche alcune opinioni circolanti nella Silicon Valley, riguardanti il come una persona possa “nascere imprenditore”. L’analisi parte dall’infanzia e lo sviluppo adolescenziale delle persone dove, tendenzialmente, si presentano almeno due fattori:

    – una situazione familiare caotica o poco stabile

    – la collaborazione, sin dalla tenera età, con uno dei genitori in attività che prevedano la risoluzione di problemi casalinghi oppure di hobbies (carpenteria, elettronica, cucina, ecc). Sembra che la presenza nell’infanzia di un imprenditore di attività volte alla risoluzione di problemi pratici, possa poi convertirsi in una capacità innovativa in grado di cambiare le carte in tavola.

    3) L’imprenditore con la sindrome di Peter Pan

    Questa tipologia di persona, afferma l’autore, si rifugia nella carriera imprenditoriale per nascondere la sua capacità psicologica di adattarsi al mercato del lavoro e difficilmente possiede la maturità e la capacità (a differenza delle altre due categorie) per fare il salto da “start-up” – che Eric Ries in Lean Startup definisce come organizzazione temporanea al fine di trovare un modello di business scalabile – alla fase di impresa vera e propria, la quale è un’organizzazione strutturata e permanente tesa a soddisfare un’esigenza del mercato in cambio di una rendita per chi ci investa. Un eterno bambino in pratica.

    Ti trovi d’accordo con questa categorizzazione? E tu, che tipo di imprenditore sei?

    Peter Pan's Flight by Loren Javier via Flickr CC Attribution

     

  • Come chiamare la tua start-up. 7 punti

    Come chiamare la tua start-up. 7 punti

    La tua start-up ha bisogno di un nome e scegliere quello giusto potrebbe essere la decisione più importante che ti capiti di fare… Perché? Essenzialmente perché il nome che deciderai avrà un impatto enorme sui tuoi clienti e sui possibili investitori.
    Te lo dico senza “girarci attorno”, il nome che scegli (o non scegli) dice molto anzi moltissimo sul fatto che tu abbia capito a fondo (o meno) l’area di business che stai per entrare.

    Eccoti quindi alcuni punti chiave che vorrai tenere in mente per decidere il nome più adatto:

    1.   Unico e indimenticabile

    Vuoi un nome che si distingua dalla folla, un nome orecchiabile che rimanga “fresco” e non invecchi nel tempo. È di sicuro una sfida riuscirci perché nell’arco del tempo anche i nomi “trendy” cambiano e spesso cambiano di anno in anno rendendo più difficile trovare un nome che sia senza data di scadenza (difficile non equivale ad impossibile…)

    2.  Facile da pronunciare e da ricordare

    Pensa ad un nome che i tuoi clienti saranno in grado di pronunciare e ricordare facilmente. Ricordati che se imparano la pronuncia sbagliata poi magari quando scrivono il nome che si ricordano su google… Sono problemi perché non ti trovano più. Lascia stare gli acronimi che a gran parte delle persone non dicono nulla.

    3. Semplicità

     Semplicità nel nome equivale ad efficacia. Scegli un nome corto, due sillabe ed evita caratteri speciali. Ricordati che vuoi che il nome che scegli abbia un senso. Nomi eccentrici e strani sono comunque un rischio. Anche google è stata una scelta rischiosa ma ha pagato… A te la scelta.

    4. Dai un indizio

    Dai un indizio su cosa fai con la tua attività. Prova a ricordare ai tuoi clienti in qualche modo tramite il tuo nome i servizi o il prodotto che offri.

    5. Assicurati che il nome sia disponibile

    Questo punto può sembrarti ovvio ma molti non ci pensano; lavorano magari per giorni ad un nome per poi realizzare che non possono registrare il dominio del loro sito perché qualcuno l’ha fatto prima di loro…. E se non hai il  dominio corrispondente al nome che hai scelto, bè allora non hai nemmeno un nome e devi ricominciare da capo.

    6. Non chiudere

    Evita di decidere un nome che poi non ti permetta di aggiungere altri prodotti alla tua offerta sul mercato. Questo significa evitare di inserire localizzazioni geografiche o nome dei singoli prodotti che vendi nel nome della tua impresa (a meno che creare nicchia su un solo prodotto non sia il tuo obiettivo primario.)

     7. Sperimenta sul campo

     Prova il nome che hai (quasi) deciso su potenziali clienti. Decidi per due o tre nomi e “provali” con investitori, potenziali clienti e collaboratori. Evita la tua famiglia e i tuoi amici più stretti. Fai domande alle tue “cavie” per capire se effettivamente i nomi danno l’impressione che tu desideri.

     

    Liberamente tradotto e riadattato da cnn money 
     Foto by Radio Rover via Flickr, C.C. Attribution
  • Per la saggezza, per i soldi e per sorridere: 15 citazioni

    Per la saggezza, per i soldi e per sorridere: 15 citazioni

    Il titolo del post dice tutto. Gustati queste citazioni, sono per te.

    Per la Saggezza

    Siamo quello che facciamo ripetutamente. L’Eccellenza quindi non è un’azione ma un abitudine.”
    Aristotele

    “I cannibali preferiscono quelli che non hanno spina dorsale.”
    Stanislaw Lem

    “Una nave in porto è al sicuro ma non è il motivo per cui le navi sono state inventate.”
    William Shedd

    “Se nei prossimi dieci anni leggerai
 un libro al mese riguardante la tua attività, con quei centoventi libri diventerai
 uno dei più grandi esperti che esistano nel tuo campo.”
    Jim Rohn

    “Pensate da uomini saggi, ma parlate come la gente comune.”
    Aristotele

    Per i soldi

    “La più grande ricompensa nel diventare un milionario non è la quantità dei soldi che guadagni. E’ in primo luogo il tipo di persona che devi diventare per diventare un milionario.”
    Jim Rohn

    “I soldi e il successo non cambiano le persone; possono solamente amplificare quello che le persone erano già.”
    Will Smith

    “Se non stai imparando qualcosa mentre guadagni ti stai privando della parte migliore del tuo compenso.”
    Napoleon Hill

    “Tutto ciò che chiedo è di avere la possibilità di provare che il denaro davvero non può rendermi felice.”
    Terence Alan Milligan

    “Nessuno accetta consigli, ma tutti sono pronti ad accettare denaro; dunque il denaro vale più dei consigli.”
    Jonathan Swift

    Per sorridere

    Credo sia sbagliato che sia una sola società a produrre il gioco Monopoly.”
    Steven Wright

     “Pesca un pesce per un uomo e puoi venderglielo. Insegnagli a pescare e rovinerai una magnifica possibilità di business.”
    Groucho Marx

     “Vendevo mobili per vivere. Il problema era che erano i miei.”
    Les Dawson

    “Avere la coscienza pulita è segno di cattiva memoria.”
    Confucio

     E ricordati che…

    “La Vita è meravigliosa, senza saresti morto!”
    Leopold Fechtner

     

    Foto: by RubenPS, by pfala, by ΡπΙρΣπ via Flickr C.C. Attirbution 
  • Come migliorare il tuo passaparola in 5 mosse

    Come migliorare il tuo passaparola in 5 mosse

    Con il nostro articolo precedente abbiamo parlato un po’ del funzionamento teorico del passaparola come forma di marketing (Word of Mouth Marketing). Ora vediamo di passare ai fatti con una semplice strategia composta da 5 passi altrettanto semplici.

    Il focus oggi è sulle raccomandazioni.

    È prima di tutto necessario tenere sempre presente che siamo umani e abbiamo a che fare con umani. Le relazioni sono quindi la chiave di volta: gli affari sono importanti ma lo sono ancora di più le relazioni. Senza le seconde non ci sono i primi.

    Prima di partire una nota terminologica: la raccomandazione non è semplicemente un cliente soddisfatto che ti menziona parlando bene di te o di un prodotto. La raccomandazione è uno scambio più profondo, dove un individuo mette in contatto altri due individui, con l’intenzione che tutti ne beneficino.

    1. Chiedi alle persone che si fidano di te

    Le raccomandazioni più efficaci arrivano sempre dalle persone che ti conoscono e che si fidano di te. Per questo motivo i migliori contatti arrivano proprio dalle persone che sono fuori dal mondo imprenditoriale, come i parenti, vicini e amici. I tuoi clienti sono un’altra ottima fonte di referenze ma, prima di chiedere, devi aver completamente soddisfatto il cliente nel passato.

    2. Chiedi al momento opportuno.

    Ottenere raccomandazioni è un’attività sociale, anche quando i contatti i facciano parte del mondo business. Ogni contatto potenziale fonte di referenza deve avere l’impressione di essere in un incontro di amici (o potenziali amici), piuttosto che la certezza di trovarsi in mezzo a chiacchiere formali tra gente d’affari. La relazione tra le persone è importante, non la raccomandazione in sé.

    3. Chiedi azione, non un contatto.

    Hai bisogno che la persona che si fida di te si muova per portarti in contatto con la persona con cui “dovresti parlare”. Piuttosto di chiedere nomi e numeri di telefono, chiedi al tuo contatto di chiamare o scrivere all’altra persona. Successivamente chiedi al contatto conferma dell’avvenuta interazione.

    4. Inizia l’inseguimento, subito.

    Una volta certo che il tuo contatto si sia messo in collegamento con l’altra persona, mettiti in contatto con questa persona. In questo modo già sei fuori dall’area del classico contatto telefonico inaspettato: qualcuno già ti ha introdotto al potenziale nuovo cliente.  Dal momento che il ghiaccio lo ha già “rotto” qualcun altro per te, in questo modo avrai più probabilità di avere una conversazione fruttuosa.

    5. Ringrazia il tuo contatto tre volte.

    Subito dopo aver contattato il nuovo potenziale cliente, chiama subito chi ti ha passato il nome e ringrazialo una prima volta. Manda poi un’email a questo tuo contatto per ringraziarlo nuovamente dell’azione intrapresa e aggiornalo con un breve status dell’operazione, qualcosa del tipo “grazie ancora e vedo che il cliente sembra interessato, ti farò sapere!”. Infine, a vendita conclusa, ringrazia per la terza volta.

    Come già premesso il passaparola si basa sulle relazioni umane e del sano networking che le possa sviluppare non potrà che far bene al tuo business!

    Foto by Kamer van Koophandel Limburg  via Flickr, CC Attribution
  • Creativamente Impresando – Verona Innovazione

    Creativamente Impresando – Verona Innovazione

    Progetto rivolto a giovani diplomati o laureati che intendono aprire una nuova impresa o attività di lavoro autonomo

     Di che cosa si tratta

    La Provincia di Verona in collaborazione con Lavoro & Società e Verona Innovazione – Azienda Speciale della Camera di Commercio I.A.A. di Verona, per andare incontro a quei giovani che stanno valutando di iniziare una nuova attività di lavoro autonomo, apre il bando per lo sviluppo dell’autoimprenditorialità.

    Un’occasione per giovani aspiranti imprenditori e imprenditrici di ricevere gratuitamente le indicazioni per capire come procedere in maniera corretta e responsabile quando si vuole aprire una nuova attività, oltre che per avere un punto di riferimento costante per l’intera durata del progetto.

    A chi è rivolto

    A 15 giovani (fino a 29 anni) diplomati o laureati che intendono aprire una nuova impresa o attività di lavoro autonomo (con apertura di partita IVA), che non hanno un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi e sono iscritti in uno dei Centri per l’Impiego (CPI) di competenza della Provincia di Verona.

    Che cosa offre

    ▪       un percorso formativo della durata di 72 ore;

    ▪       un’esperienza di training on the job (stage) in azienda.

    Il percorso formativo della durata di 72 ore, in orario diurno, si svolgerà nel mese di maggio ’12. Intende offrire ai partecipanti supporto nella valutazione della fattibilità della loro idea imprenditoriale oltre che gli elementi teorici e gli strumenti pratici per attivare processi di consapevolezza e di responsabilità nella scelta professionale di tipo autonomo.

    Sede del corso: Verona Innovazione – Azienda Speciale della Camera di Commercio I.A.A. di Verona, Corso Porta Nuova 96, 37122 Verona.

    Al termine del percorso formativo, gli aspiranti imprenditori vivranno un’esperienza di training on the job (stage) in un’azienda.

    In questo modo essi potranno applicare le competenze tecnico specifiche del settore di interesse oltre che implementare e rafforzare competenze imprenditoriali, utili a verificare l’ipotesi di progetto di impresa sviluppato durante il percorso.

    Come aderire

    Per partecipare i candidati devono presentare entro e non oltre il 19 aprile 2012i seguenti documenti

    ▪       Domanda di partecipazione che trovate qui allegata debitamente compilata

    ▪       Curriculum Vitae

    ▪       Copia del patto di servizio (iscrizione al centro per l’impiego CPI)

    e consegnarli a mano o via fax o per email a:

    Verona Innovazione – Azienda Speciale della Camera di Commercio I.A.A. di Verona

    Corso Porta Nuova 96, 37122 Verona

    Tel: 045/8085805 – Fax: 045/8085841

    orientamento@vr.camcom.it

    Fonte Verona Innovazione

    Presentazione progetto

    Domanda di partecipazione

     

    Foto: By Mike_fleming via Flickr, C.C. Attribution.

  • Il tuo prodotto è la distrazione

    Il tuo prodotto è la distrazione

    I maghi sono dei maestri nell’utilizzo intelligente delle distrazioni: mostrano qualcosa di luccicoso che attiri l’attenzione, mentre da un’altra parte stanno cambiando qualcosa. Come in un gregge durante lo show la nostra attenzione è chiaramente sempre attirata dalla cosa luccicosa e siamo incapaci di vedere il trucco, la parte noiosa.

    Ecco il problema. Il tuo prodotto è la cosa “luccicosa”. Non importa quanto tristi siano i colori, le pupille dei tuoi clienti, partner, membri del team, si rivolgeranno solo al prodotto, senza lasciar spazio a niente altro. Ciò che vorresti dire invece, prodotto sul tavolo, rischia di essere poi la parte noiosa.

    Vuoi parlare di strategia? Meglio allora nascondere il prodotto sotto il tuo materasso. Se solo per sbaglio dovesse debolmente luccicare nella coscienza del tuo auditorio, dovrai revisionare la tua strategia.

    I prodotti sono qualcosa in grado di distrarre così tanto, che una volta svelati per la tua audience sarà molto difficile concentrarsi su qualsiasi altro argomento.

    Ti è mai capitato?
    Pensa a quelle volte in cui volevi parlare di una certa caratteristica di quel che vendi e, prodotto sul tavolo, sei rimasto a discutere col cliente dei colori e di quanto fosse spigoloso quel bordo. E tutte le volte che provavi a cambiare argomento era praticamente impossibile riportare la conversazione sul binario.

    I prodotti sono eccitanti e divertenti. Troppo eccitanti e divertenti. Non importa se tu stia parlando col tuo team o con un cliente, hai bisogno di essere selettivo riguardo al momento in cui mostrare il pezzo grosso. O addirittura se a un determinato meeting non mostrarlo affatto: diversamente sarà il prodotto a guidare la conversazione e non tu.

    Liberamente tradotto e adattato da Inc. Magazine
    Foto by taylor library  via Flickr, CC Attribution
  • Le Srl semplificate ad un euro (ssrl) e la bozza dello statuto

    Le Srl semplificate ad un euro (ssrl) e la bozza dello statuto

    Entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione deve essere predisposto uno statuto standardizzato in merito alle società a responsabilità limitata semplificate.

    Tale statuto dovrebbe quindi essere pronto entro Maggio 2012 e dovrebbe dare il via, finalmente, all’avventura delle srl ad un euro nel sistema normativo Italiano.

    DI cosa si “occupa” lo statuto?

    • Regole sull’amministrazione e sulla rappresentanza;
    • Le materie di competenza dell’assemblea e degli amministratori;
    • Le regole sugli aumenti di capitale e sui finanziamenti dei soci;
    • Disciplinare il recesso e l’esclusione del socio;
    • Approvazione bilancio;
    • Norme sullo scioglimento della società;

    Cosa è stato anticipato dal Sole 24 ore in merito?

    Il ministero della Giustizia ha terminato la bozza dello statuto (manca ancora il passaggio chiave al ministero dell’Economia.) Lo Statuto ha assunto una fisionomia “minimalista”… che vuol dire?
    Vuol dire che per quello che lo statuto non dice valgono le normali misure disposte dal codice civile in materia di società a responsabilità limitata.
    Massimo spazio verrà invece lasciato ai soci per quel che concerne le norme di amministrazione e controllo a patto che la figura dell’amministratore sia sempre ricoperta da un socio.

    Il limite anagrafico? Confermato

    • Escluse in maniera definitiva le persone fisiche con età superiore ai 35 anni (nonostante le critiche arrivate da più fronti in merito alla discriminazione che si verrebe a creare)
    • Escluse tutte le persone giuridiche dalla possibilità di divenire soci, il che vuol dire società, associazioni e fondazioni

    Il capitale invece?

    Il capitale ha ora un tetto massimo di 9.999 €. Quindi confermato un capitale sociale a partire da un euro. Tale capitale sociale dovrà essere interamente versato nelle mani degli amministratori e non in banca (come avviene normalmente per tutte le società di capitali.) ATTENZIONE che il capitale da 1 € fino a 1000 € potrà essere versato anche in contanti all’amministratore mentre per importi superiori il versamento dovrà essere tracciato.

    Nota dolente di questo tipo di srl?

    Non sono state previste ulteriori forme specifiche di agevolazione fiscale al di là di quelle previste al momento della costtuzione. Questo vuol dire che all’atto pratico si costituisce una srl semplificata ma poi si è totalmente soggetti al regime della srl (soprattutto il regime fiscale) a meno che non si rientri nel regime dei minimi.
    Costi vivi? qui.

    Foto: By Fotero, C.C. Attributions 

    Ti interessa invece capire meglio come funziona il regime dei minimi e le agevolazioni di Invitalia? Controlla qui.

  • Il problema del “perché?”

    Il problema del “perché?”

    Ti è mai capitato di sederti ad un tavolo di un incontro e chiedere “perché?”

    Non è strano come una singola parola, una domanda semplicissima, possa causare tanti problemi e condurre a tantissime altre domande?

    La parola “perché” è probabilmente una delle più potenti che si possano trovare nel dizionario e, per questo, dovrebbe essere usata più spesso. La prossima volta che ti sia presentata una nuova idea, semplicemente chiedi “perché” e vedi le reazioni. Le espressioni potranno variare dall’inorridito all’infastidito.

    Un semplice “perché” mette in discussione tutto l’impianto su cui un’idea si basa, le credenze e le aspettative che l’inventore ci ha riposto. E a volte fa cadere tutto il “palco”.

    Quando un collaboratore ti chiede perché l’impresa faccia le cose in un certo modo e sei in grado di spiegare logicamente tutto il processo, allora il collaboratore saprà che sta lavorando in un modo sensato. Ma se la risposta inizia con “Beh… abbiamo sempre fatto così”, allora hai un problema. Se non sai perché stai facendo le cose in un certo modo, meglio ringraziare il collaboratore che ti chiede perché. E trovare subito spiegazioni logiche.

    Lo stesso si può applicare alla formazione: quando un “mentore” descrive un metodo per vendere qualcosa, o il miglior approccio da adottare con i clienti o, semplicemente, il miglior modo per rispondere al telefono, è meglio sempre aspettarsi con la descrizione del “come” anche la descrizione del “perché”.

    Normalmente è il capo che amministra e gli impiegati eseguono quanto richiesto. Se alla domanda “perché” hai solo pronto un “perché lo dico io”… beh sicuramente avrai l’ordine eseguito ma nessuno si interesserà a dare il meglio.

    Forse è meglio ripensare questo concetto: chi fa delle domande è perché ha visto nel campo quali sono i problemi ed è colui che porta solitamente le idee migliori sul tavolo.

    L’innovazione non è di esclusivo dominio della dirigenza. Fai sempre attenzione a quei collaboratori che ti chiedano “perché” rispettosamente. Dimostrano un interesse per il loro lavoro ed esibiscono la curiosità in loro insita. Il che può trasformarsi in leadership. Incoraggiali a offrirti suggerimenti e tieni da conto seriamente le loro idee (quando sia il caso). Potrebbero essere quelli che salvano la baracca!

    Quando un’idea è in fase di gestazione potrebbe essere interessante che ci venga chiesto (o chiedersi):

    1. Perché questa novità aiuterà il cliente?
    2. Perché è migliore di quella già in uso?
    3. Perché il cliente dovrebbe non usare più quello che già usa?
    4. Perché il cliente migliorerà la propria esperienza?
    5. Perché non ci abbiamo pensato quando l’ultima idea è stata adottata?

    Riprendendo l’apertura, qualunque sia l’espressione, chiedi sempre e una risposta più chiara pian piano emergerà. E insieme uno strenuo supporto alla validità dell’idea in questione.

    Qualcuno disse: “non voglio avere ragione, voglio essere ricco!”

    "Question Mark" by alexanderdrachmann via Flickr. CC attribution