Tag: Venture Capital

  • 3 punti chiave per una start-up digitale

    3 punti chiave per una start-up digitale

    Sei uno startupper? Stai iniziando a costruire la tua strada luminosa verso un futuro di successo? Prenditi 5 minuti per considerare questi 3 punti chiave:

    #1 Investitori e crescita:

    Decidi bene a chi presentarti, cerca un incubatore che possa anche affiancarti passo dopo passo e che possa tenerti per mano durante la tua crescita. Non ti servono solo i soldi vorrai cercare anche:

    – Affiancamento nell’approccio imprenditoriale;
    – Affiancamento nel settore amministrativo, finanziario e commerciale;
    – Mentoring;

    Tu sarai occupato a dare vita alla tua idea e quello che fai vorrei farlo bene, lascia che altri ti affianchino, non puoi fare tutto da solo. La tua maggior risorsa? Il tempo ! Prenditene cura.

     #2 Dai forma all’idea quando ti presenti:

    Una volta deciso a chi vuoi presentarti e da chi vuoi cercare investimenti cerca di essere il più pratico possibile. Non si tratterà di una discussione parlamentare o di una conferenza politica, chi decide di investire in te è primariamente caratterizzato dalla praticità, di conseguenza dimostrati pratico anche tu. Non appoggiarti a delle semplici slide powerpoint, se possibile crea un prototipo, metti l’idea in azione e mostrati operativo e pronto a fare. La tua operatività unita alla validità dell’idea saranno sicuramente vincenti. Hai passione per quello che stai facendo giusto? Questo è il momento di dimostrarlo.

     #3 Componi il tuo team con saggezza 

    Certo l’idea è fondamentale, stai componendo la tua sinfonia ma hai bisogno che ciascun esecutore stia suonando lo strumento che lo valorizza maggiormente. Non è per nulla banale questo concetto e molte volte porta alla disfatta totale del progetto: usa il networking cerca i migliori “musicisti” per far suonare la tua idea. Chiarisci fin dall’inizio chi fa cosa; certo il limite sarà flessibile ma non far suonare la tromba al violinista piuttosto valorizza, accentua, sottolinea i talenti. Vivrai il tuo progetto con più armonia e tutto “suonerà” magnificamente.

    Ti suona bene il discorso? 

  • Italia Startup Open Day: proposte concrete per sviluppare il sistema start up

    Italia Startup Open Day: proposte concrete per sviluppare il sistema start up

    Il giorno 26 Maggio 2012 è previsto l’evento Italia Startup Open Day, ospitato presso l’incubatore H-Farm nella tenuta di Ca’ Tron presso Rocade, provincia di Treviso.

    L’iniziativa è organizzata da Italia Startup, una piattaforma indipendente nata dall’aggregazione di soggetti privati già operativi nel campo dell’innovazione, del digitale e dell’imprenditoria.

    Lo scopo dell’evento è creare un’occasione di confronto aperta e interattiva, che possa concludersi con la definizione di un piano operativo da consegnare alla Task Force per le Start Up innovative.

    All’evento sarà presente, come ospite illustre, anche il Ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera, al quale si vuole offrire la possibilità di confrontarsi con i referenti principali della filiera: startupper, acceleratori, Venture Capitals, Business Angels e imprese, affrontando insieme a loro le tematiche più significative di ogni categoria.

    Le discussioni si svolgeranno quindi secondo lo schema del mini talk: per ogni sessione saliranno sul palco, insieme al Ministro e al moderatore, alcuni referenti (max. 3 o 4 persone) del singolo gruppo della filiera (startup, acceleratori, VC / Angel, Exit / Imprese). I referenti del gruppo, precedentemente selezionati, avranno a disposizione un paio di minuti per presentarsi, dopo di che partirà il confronto con il Ministro in merito alle tematiche più importanti selezionate da ogni singolo gruppo. Moderatore Luca De Biase (Presidente Fondazione Ahref).

    L’iniziativa risulta quindi molto interessante e, data la buona rappresentanza delle parti interessate a questo tema, ci sono sicuramente tutte le condizioni per un confronto stimolante e propositivo.

    Eventi di questa tipo sono quindi più che benvenuti.

    Nei paesi in cui la realtà startup è molto attiva, l’economia risulta molto più dinamica e in grado di rinnovarsi in più in fretta. L’innovazione passa prima di tutto per chi ha un sogno e una proposta per migliorare la vita di tutti: è necessario quindi fare di tutto perché anche da noi un paio di amici partendo da un garage possano diventare i nuovi player di rilievo nel mercato. Il beneficio non potrà che essere per tutto il sistema paese.

    In questo tempo di incertezza economica, un profondo rinnovamento non può che passare attraverso l’incentivo a sfornare nuove idee. Ci auguriamo che finalmente sia giunto il momento per porre le basi di una vera e propria filosofia italiana start up.

    L’evento è a invito, ma sarà possibile seguirlo tramite live streaming e live tweeting. Per maggiori informazioni: http://www.italiastartup.it/italia-startup-open-day/

    Finora sono state raccolte oltre 100 idee, delle quali 20 saranno selezionate proposte il giorno stesso dell’evento. La raccolta è comunque ancora aperta: attraverso l’hashtag Twitter ” #isday” è possibile proporre idee per migliorare il sistema italiano. Non far mancare la tua opinione!

  • Dov’è il futuro per le start-up e per le nuove idee Italiane?

    Dov’è il futuro per le start-up e per le nuove idee Italiane?

    Nella versione online del Sole 24 Ore è stato pubblicato un articolo intitolato “Se Apple fosse italiana avrebbe 25 miliardi in meno (per le tasse)” e sono stati presi in considerazione gli aspetti paradossali (e bloccanti per l’economia) del profilo fiscale italiano.

    Se apple dovesse nascere oggi in Italia sarebbe a pieno titolo considerata una start-up, una start-up che verrebbe  inserita in un sistema fiscale, normativo e di incentivi che risulta essere tutto fuori che pensato ad adattarsi ad una figura flessibile e bisognosa di “cure” come una start-up.

    Perchè bisognosa di cure? Essenzialmente per l’alto livello di rischio che presenta (e specularmente un alto livello di guadagno nel caso di successo.)
    Vero è che le start-up sono un motore imprenditoriale potente ed essenziale di questo periodo storico ed economico basta pensare a che entrate tributarie hanno garantito agli USA nell’arco degli anni le varie Apple, Microsoft e Google (si anche loro erano start-up un tempo.)

    Indubbio che le start-up si muovono con velocità doppia rispetto a quanto viene fatta dalla normativa Italiana e che cercare di “acciuffarle” risulta difficile come per un elefante inseguire una gazzella (soprattutto se l’elefante è di razza Italian-burocratica) ed è anche indubbio che qualche tentativo sia stato messo sul piatto dal  decreto legge n.1 del 24 Gennaio 2012 che ha dato vita alla società semplificata a responsabilità limitata (che sarà operativa tra Aprile e Maggio.)

    La questione è però un’altra ed è: Basta quanto è stato fatto? E’ abbastanza?

    In Svezia è stata, già da anni, riconosciuta l’essenzialità di una politica a favore delle  start-up e questo riconoscimento ha portato il paese Svedese a convertirsi in un distretto industriale popolato da nuove imprese, tutte giovani, tutte fresche (e tutte paganti le tasse.)

    Come è stato possibile questo? Una quota del Prodotto Interno Lordo svedese è stato prontamente destinato al finanziamento delle start-up, questo ha aumentato insediamenti di nuove imprenditorialità in Svezia (negli ultimi 10 anni c’è stata una crescita del 250% degli investimenti dall’estero.) Esempi pratici? Addirittura un 35% di tutte le imprese europee quotate si concentrano in Svezia… ti dice nulla Spotify? E Skype?

    Un punto debole Italiano risiede anche nella rigidità del sistema  (normativo, corporativo…) e nella sua incapacità di adattarsi al nuovo.
    In questi giorni il tema principale ed in testa a tutte le testate giornalistiche sono le modifiche all’art. 18 dello statuto dei lavoratori e le conseguenti modifiche al mercato del lavoro.
    Non voglio togliere alcuna importanza ad un tema così importante per le imprese e per i lavoratori italiani. La questione se si parla di start-up è un’altra.

    Alle aziende innovative, alle start-up, interessa sul serio la discussione sul mercato del lavoro? Nel senso che in Italia (e qui la rigidità) una eventuale Apple si vedrebbe costretta ad applicare un’eventuale contratto collettivo nazionale del commercio (o dei metalmeccanici magari?) Google sicuramente non è stato costretto a regole rigide imposte da un contratto collettivo nazionale che neanche lontanamente potrebbe adattarsi alla flessibilità imprenditoriale che lo denota.

    La flessibilità, l’innovazione e la “freschezza” delle nuove start-up Italiane dovrebbe essere “coccolata” da una flessibilità negoziale altrimenti le soluzioni alternative sono per forza di cose l’aprire ed operare fuori dall’Italia. Basta forse il regime dei minimi?

    Soluzioni attuali per le start-up made in Italy? il venture capital ed i business angels.
    Se il finanziamento statale non arriva (o non c’è proprio) non esiste una soluzione migliore di affidarsi ad investimenti privati.
    La commissione europea ha capito che con gli attuali problemi delle banche del vecchio continente (e non) l’unica soluzione è spingere il più possibile per il venture capital  e per fortuna anche in Italia stanno nascendo degli incubatori importantissimi per le start-up come la H-farm di Treviso.

    Le idee nel fare impresa sono in continuo movimento e non vogliamo che un giorno gli storici guardando al 2012 e alle occasioni (e alle start-up) perse si ritrovino a scomodare ancora una volta Tito Livio.

    Dum Romae consulitur, saguntum expugnatur.

     

    Foto: Interno Post By Seth1492, Slider By workingcapitalteam via Flickr C.C. Attribution
  • Spazio all’Imprenditoria Digitale a Treviso

    Spazio all’Imprenditoria Digitale a Treviso

    Il 19 Marzo 2012 prenderà il via a Treviso il MA.D.E.E. MasterLab in Digital Economics & Entrepreneurship.
    Cos’è?
    Un vero e proprio master in impreditoria digitale nato grazie agli sforzi della Digital Accademia di Roncade.
    Ma qual’è la filosofia che sta alla base di questa Accademia? Lo si comprende facilmente dal loro sito web in cui si legge

     

    [quote]La Digital Accademia è al servizio delle imprese che vedono le opportunità offerte dalla tecnologia e vogliono imparare tutti gli strumenti che occorrono per poterle cogliere appieno. La sua faculty è formata da professionisti e imprenditori capaci di spiegare con grande concretezza le nuove tecnologie e il loro significato per il marketing, la progettazione di nuovi prodotti, la riorganizzazione della comunicazione, la valorizzazione delle risorse umane, la creazione di nuove imprese. 
L’ispirazione viene prima di tutto dall’energia di chi sta creando un nuovo mondo di possibilità economiche a partire dalle tecnologie digitali ma sulla scorta di un’ambizione più profonda: contribuire a migliorare la qualità della vita.[/quote]

    Il corso che sarà dedicato ad Imprenditori, sia aspiranti che professionisti,

    [quote] …i quali desiderino concentrare i propri sforzi e  unire le loro conoscenze per la costruzione di un’impresa fondata sull’innovazione e sulla crescita nel mondo digitale…[/quote]

    avrà modalità di apprendimento pratiche. La concretezza risulta essere l’elemento principale alla base di tutto il master infatti tutta la fase di apprendimento (e pratica) avverrà in contatto diretto con i progetti di startup nate dall’incubatore H-FARM.

    Le possibilità di business nel digitale? Senza limiti infatti I partecipanti al master (massimo 30 persone, verifica modalità di ammissione) potranno sviluppare una propria idea di business e lavorarci (in gruppi) durante tutti i 4 mesi di durata del master. Al termine del corso i due progetti di business digitale più interessanti e  considerati concretamente realizzabili dal H-FARM verranno sostenuti nella creazione di una nuova startup digitale.

    Interessantissimi in questa luce sono di sicuro gli incontri che si terranno ogni due settimane in H-farm intitolati “Storming Pizza” che costituiscono una fondamentale possibilità di incontro tra aspiranti startupper, business angel e altre figure del mondo venture. Pochi minuti a disposizione per la presentazione i quali potranno trasformare un progetto o  un sogno digitale in realtà.

    Dal punto di vista della didattica il master prevede un modello di apprendimento innovativo e mirante alla produttività ed efficenza:

    • Lezioni frontali con approccio didattico pragmatico e concreto, mirate ad acquisire i fondamentali di imprenditoria digitale e di know-how per lo sviluppo di una startup, sotto la guida di esperti e professionisti del settore.;
    • Momenti di incontro  con personalità aziendali dalle imprese protagoniste nell’innovazione digitale in Italia e all’estero;
    • Project work e lavori di gruppo, per comprendere che la squadra è il fondamento della startup;
    • Visite presso le realtà aziendali più innovative nel campo del digitale;
    • Simulazioni, business game e gaming, esperienze dinamiche per stimolare la creatività;
    • Percorso di stage all’interno di startup incubate in H-FARM ma non solo;
    • Workplace in spazi aperti e a diretto contatto con l’ambiente naturale.

    Sicuramente, leggendone il programma, abbiamo compreso che tutto il master è orientato al mettere in pratica la citazione di Albert Einstein che si legge nel sito della Digital Accademia:

    [quote]Imparare è un’esperienza, tutto il resto è solo informazione.[/quote]

     Nulla da aggiungere.

  • Che cos’è il Venture Capital?

    Che cos’è il Venture Capital?

    Si sente tanto parlare di venture capital, nato in USA e sbarcato anche in Europa dove la Commissione Europea investe sul Venture Capital  soprattutto in un periodo in cui le banche storcono un pò il naso a concedere grossi prestiti a PMI e start-up.
    Ma.. cos’è il Venture Capital?
    Il venture capital rappresenta una parte di quello che viene definito “mercato privato”, cioè il mercato sul quale vengono negoziati titoli di imprese non quotate nelle borse ufficiali.

    In sostanza Il venture capital consiste nell’apportare capitale di rischio da parte di un investitore con lo scopo di finanziare l’avvio o la crescita di un’attività in settori che hanno un elevato potenziale di sviluppo. Spesso lo stesso nome è dato ai fondi creati appositamente, mentre i soggetti che effettuano queste operazioni sono detti venture capitalist.

    L’investimento di Venture Capital ha tre elementi che lo caratterizzano:

    1) La fase di sviluppo della nuova società in cui si inserisce (Early Stage Financing):

    • Fase di sperimentazione (Seed financing) = Intervento effettuato nella fase di sperimentazione di un prodotto/servizio
    • Start-up financing = Intervento effettuato in coincidenza dell’avvio dell’attività produttiva. Non si conosce ancora la validità economica del prodotto
    • Finanziamento nella prima fase (first stage financing) = Intervento effettuato quando l’attività produttiva è completata, ma la validità del prodotto deve essere ancora verificata

    2) Ambiti tecnologici in cui si investe, nel venture capital si cerca solitamente di investire in start up ad alto valore innovativo.

    • Queste imprese dovrebbero possedere un buon team manageriale, essere in un mercato in rapida espansione, avere prodotti o servizi innovativi basati su una tecnologia di proprietà;
    • Potenzialmente sono imprese che escono da degli Incubatori aziendali  (ma non solo).

    3) Rischio operativo  Il venture capital richiede:

    • un orientamento di lungo termine,
    • un’alta tolleranza verso il rischio e l’illiquidità. I titoli di società piccole e non quotate sono difficilmente negoziabili, perciò il venture capitalist deve gestire (normalmente) per alcuni anni il suo investimento per farlo crescere fino a quando è possibile quotare in borsa l’azienda o venderla.

    Questo tipo di rischio operativo è poi, nel caso di buona riuscita del business, ripagato da rendimenti futuri decisamente elevati. A livello storico dal 1980-2004 il tasso di rendimento dei fondi di Venture Capital è stato del 27%. Tra la fine degli anni 90 e l’inizio del nuovo secolo c’è stato un notevole picco dovuto all’avvento di Internet e delle tecnologie di informazione e comunicazione.
    E a livello pratico? Molte società legate all’information technology (google ti dice qualcosa?) sono nate grazie ad operazioni di Venture Capital.

    All’interno dell’UE per avere la possibilità di operare una venture capital si necessita di un capitale sociale non inferiore a 2 milioni di euro indicizzato in società per azioni o in accomandita per azioni. Il resto della procedura (peraltro in attesa di revisione e snellimento da parte dell’UE) è controllato da Banca d’Italia, Consob e antitrust Italiano e comunitario.

    Come i Venture Capitalist cercano di limitare i rischi di perdita

     Solitamente, per scongiurare il più possibile i rischi di perdita, visto che una nuova impresa in cui si investe potrebbe fallire (pensate a puntare su un numero secco alla roulette) e non avere alcun successo i Venure Capitalist tendono ad investire usando due accorgimenti:

    • Investimento per stadi (di cui sopra, ne abbiamo appena parlato al punto 1)  se investo nella fase di sperimentazione non è detto che investa anche nello start up financing quindi mantengo gli stadi a compartimenti stagni e se vedo che il business non c’è esco a gambe levate;
    • Investimento in portafoglio: Nel settore si applica una regola alquanto empirica, la regola 2-6-2: Ogni 10 investimenti 2 sono dei fallimenti, 6 rendono il capitale investito e 2 danno risultati eccezionali.

    Investimenti NON in fase iniziale

    Si discute se gli investimenti che intervengono nelle fasi  di

    • Shipping: il prodotto viene messo in vendita consentendo le prime entrate, che però non sono ancora sufficienti a coprire le spese.
    • Profitable:le vendite aumentano fino a superare l’ammontare delle spese, creando un profitto.
    • Restart:dopo una ricapitalizzazione a livelli di valutazione ridotti rispetto ai precedenti, il prodotto o la strategia di marketing della azienda cambiano significativamente.

    Siano ancora da considerarsi interventi di Venture Capital o meno. Se la società di Venture Capital opera solo (e non ha partecipato minimamente alla fase di start up) in questa fase in Europa si parla ancora di Venture Capital (in USA la questione è diversa).

    Ulteriori vantaggi (NON FINANZIARI) derivanti dal Venture Capital per le Start-up

    Avendo anni di esperienza, i venture capitalist evitano alle imprese di commettere gli errori più comuni, specialmente nell’area del management. Possono aiutare

    • Nella scelta del personale,
    • Nella formulazione della strategia,
    • Nella ricerca di clienti e fornitori di alto livello,
    • Possono offrire networking con aziende con cui sono in contatto,
    • Avvocati e contabili offrono i loro servizi “scontati” a queste nuove start-up confidando un giorno di trovarsi con dei grossi clienti.

    Sicuramente il Venture Capital può aiutare in Europa ed ha aiutato (in Italia Tiscali) nuove realtà ad emergere in un mercato alquanto competitivo nel quale se hai le idee ma non hai la grana di sicuro le banche non vengono d’aiuto. Ma allora qual’è la risposta? L’UE si sta muovendo nella direzione di semplificazione burocratica e normativa per le società di venture capital e forse qualcosa sta per cambiare se non fosse che, come al solito, la normativa si muove a ritmi di elefante contro gazzella nei confronti di realtà economiche e di collaborazione sociale che sono in continuo movimento… mentre in UE si parla di Venture Capital, il Crowd Funding  ed il Prestito tra persone (Social Lending) spingono sempre più.

  • La Commissione Europea investe sul Venture Capital

    La Commissione Europea investe sul Venture Capital

    A Bruxelles ne sono ormai certi: L’accesso ai finanziamenti è essenziale per aumentare il livello di competitività e crescita potenziale delle PMI. Nel contesto attuale caratterizzato da una diminuzione drastica della concessione di prestiti dall’economia finanziaria all’economia reale è sempre più difficile per le piccole e medie  imprese ottenere dei prestiti. Proprio per questo motivo la Commissione Europea ha presentato mediante  un Piano d’azione Europeo una strategia per promuovere un accesso miogliore  ai finanziamenti per le PMI.

    Tale piano include sia un aumento del supporto finanziario da parte del budget UE e della Banca Europea per gli Investimenti sia una proposta per un regolamento atto a uniformare la normativa concernente i fondi derivanti dal venture capital.
    La nuova regolamentazione renderà più semplice ai venture capitalist raccogliere fondi in giro per il territorio europeo a beneficio delle start-up. L’approccio adottato dalla Commissione è semplice: se vengono rispettati I requisiti tutti I fund manager qualificati possono raccogliere capitale in Europa che sarà designato “Fondo di Venture Capital Europeo”. Non verrrà più richiesto di rispettare complessi requisiti diversi per ciascun stato membro.

    Sarà introdotto un singolo insieme di regole e conseguentemente per chi si occupa di venture capital sarà possibile attrarre più capitali ed ingrandirsi.
    Im aggiunta a queste misure, ricordiamo la previsione di un budget di 1.4 miliardi di € di garanzie finanziarie previsti dal Programma per la Competitività per le PMI (COSME 2014-2020) e anche che la Banca per gli Investimenti europei manterrà a passo sostenuto  il livello di prestiti concessi alle PMI (alla fine del 2011 il livello sarà di 10 Miliardi di €).

    Il Vice Presidente della Commissione Europea, Antonio Tajani, responsabile di industria ed imprenditoria ha commentato: “Un accesso più semplice ai finanziamenti per le PMI è la priorità numero uno per uscire da questo periodo. Il nostro piano d’azione evidenzia come l’Europa stia facendo il massimo per aumentare l’accesso delle PMI ai finanziamenti. Il nostro obiettivo è quello di rafforzare gli strumenti finanziari UE per le PMI e di aumentare il loro accesso ai mercati finanziari”

    Il commissario per il Mercato Interno e sei Servizi finanziari Michel Barnier ha detto: “abbiamo bisogno di più Venture Capital in Europa. Aiutando le società a diventare più innovative e competitive il venture capital creerà le società europee del futuro. Per poter supportare le start-up più promettenti I fondi del venture capital devono diventare più grandi e gli investimenti devono essere diversificati.” Fonte 

    Venture capitalist per sopperire ai finanziamenti bancari

    Questo progetto di allargamento delle possibilità finanziarie per le PMI già esistenti e per le start-up mediante Venture capital è sicuramente in linea con le necessità di adattamento alle nuove realtà globali. Le banche concedono prestiti a fatica e quando non credono in una nuova start-up indirettamente (o direttamente) ne distruggono il futuro e le aspettative di crescita. Negli USA già da tempo sono gli investitori privati ad analizzare seriamente la validità del business plan di una nuova start-up.. così non tutti gli Steve Jobs europei saranno costretti ad emigrare per dare spazio alle loro idee. E’ tutta da giocare questa partita.