Autore: redazione

  • Cos’è l’imprenditoria?

    Cos’è l’imprenditoria?

    Come imprenditore sicuramente sarai in grado di spiegare in 15 secondi, concisamente ed efficacemente, di cosa la tua attività si occupi e come, tanto da ripeterlo pesino nel sonno. Ma per quanto riguarda la definizione di imprenditoria?
    Sapresti spiegare tanto precisamente e con così poche parole cosa ti accomuni a tutti le altre persone che si definiscono imprenditori?

     

    Una definizione secondo noi molto efficace potrebbe essere questa, del professor Howard Stevenson (Harvard Business School):

    “Imprenditoria è ricerca di un’opportunità senza prestare attenzione alle risorse attualmente a disposizione”

    (Entrepreneurship is the pursuit of opportunity without regard to resources currently controlled)

    Probabilmente dovrai ripetertela in testa più di qualche volta prima di coglierne la vera essenza.

    C’è chi definisce l’imprenditoria quasi come un disordine personale, una specie di dipendenza dal rischio.
    Ma quanti imprenditori conosci che si sveglino la mattina e cerchino esclusivamente quanto di più rischioso ci sia nel mondo economico?
    Più probabilmente ne conoscerai, come te, solo di quelli che pensino a come evitare i rischi o quantomeno a come minimizzarli. Delle più disparate personalità, per giunta.

    Definendo l’imprenditoria come un processo, la definizione di Stevensons è aperta a tutti i tipi di persone. In più, corrisponde perfettamente ad un criterio demografico già noto agli analisti della Harvard Business School: gli imprenditori di solito iniziano la loro carriera da poveri piuttosto che da ricchi. “In questo modo è possibile vedere le opportunità e non sentirsi limitati dall’ammanco di risorse” afferma Stevensons, “si fa senza risorse perché si è abituati a non averne”.

    La percezione di opportunità in assenza di risorse aiuta a spiegare molto riguardo quello che differenzia la leadership imprenditoriale dalla mera amministrazione d’impresa: l’enfasi sul team piuttosto che sulla gerarchia, decisioni rapide piuttosto che burocratiche delibere, equità piuttosto che pagamenti in denaro.

    Quando non hai soldi per comandare a bacchetta le persone intorno a te, come accade nelle imprese più grandi e pesantemente gerarchizzate, sei costretto a creare organizzazioni più orizzontali. “Assumi le persone che vuoi avere intorno a te, non quelle a te sgradite”, afferma nuovamente Stevensons. In altre parole, gli imprenditori offrono al loro team una grossa fetta di una visione in vista di un futura ricompensa , piuttosto che una magra fetta delle risorse nelle proprie mani.

    L’opportunità è l’unica risorsa che hai.

    Ogni volta che devi intraprendere nuove decisioni, ci sono due possibilità. Puoi fermarti alle scelte che si presentano da sole, cercare di prendere la migliore ed adattarla per quanto possibile alle tue necessità. Oppure puoi fare come un imprenditore fa: immaginare la migliore delle opzioni possibile e farla diventare realtà.

    J. Burgstone (Breakthrough Entrepreneurship)

    Ebbene si: ecco cosa rende l’imprenditoria così difficile. E così necessaria.

     

    Articolo liberamente tradotto e riadattato da INC. 

  • L’Open Innovation applicata ai servizi

    L’Open Innovation applicata ai servizi

    “La strada per un prosperoso futuro per società e PMI che si vogliono inserire e vivere in una economia avanzata risiede nei servizi e nel ripensare il modo di fare affari”. Così Henry Chesbrough, coniatore del termine Open Innovation,  nel suo ultimo libro “Open Services Innovation – Competere in una nuova era” indica la strada a tutte le imprese occidentali per sfidare le nuove realtà economiche.
    Questa è l’unica via d’uscita dalla “Commodity Trap”.. concetti complicati? No semplicissimi: questa “trappola” scatta quando un prodotto (magari proprio quello che tu produci) si trova a combattere il rischio di essere venduto solo sulla base del suo costo e NON del suo valore. Quando un prodotto incappa in questa “trappola” è meglio uscirne e alla svelta.

    Come viene a crearsi la “commodity trap”?

    Sintomi di questa “trappola” per il business vengono a crearsi nelle seguenti realtà:

    • Quando i metodi necessari per il processo di fabbricazione sono ampiamente conosciuti. Diventa così sempre più difficile per le imprese differenziare i loro prodotti e mantenere questa differenziazione nel lungo periodo;
    • Il processo di produzione dei prodotti si sposta in aree del mondo a basso costo produttivo. Questo porta ad avere sempre più prodotti (LCD, Cellulari ed elettronica in generale) che valgono quello che costano, senza alcun valore aggiunto;
    • Un tempo di sopravvivenza dei prodotti nei mercati sempre più ridotto prima che un nuovo prodotto prenda il sopravvento.  Anche prodotti di successo si trovano dinnanzi ad un vantaggio nel mercato per un periodo molto più breve rispetto al passato. Questo accade trasversalmente, toccando il mercato farmaceutico tanto quello dell’informatica come quello dei cellulari.

    Ma la risposta a questa rapidità di movimenti del mercato risiede solamente nel riuscire a correre più veloci? La risposta è no. C’è la necessità di confrontarsi con i limiti di questo tipo di innovazione orientata solamente sulla novità del prodotto e ripensare IL MODO in cui si innova.

    Gran parte degli approcci esistenti all’innovazione derivano da modelli di business ancorati al modo di pensare focalizzato solo sul prodotto. La crescita sempre maggiore dei servizi che “attorniano” un prodotto in questa nuova era sta a significare che l’approccio di vecchio stampo va cambiato se le società vogliono continuare ad avere successo.
    Quattro sono i concetti cruciali di questo nuovo modo di pensare che può riattivare crescita ed innovazione:

    1)    Devi pensare al tuo business come se fosse un servizio per riuscire a mantenere il tuo profitto e crescere di più (non puoi più vendere “solo” un prodotto);

    2)    Gli innovatori devono co-creare con i clienti in modo da raggiungere esperienze più significative per i clienti stessi che in questo modo potranno avere sempre più quello che realmente vogliono;

    3)    L’Open Innovation accelera e rende più intensa l’innovazione nei servizi e la crescita promuovendo la specializzazione tra clienti, fornitori, produttori di beni e servizi complementari e altre terze parti che contornano il business. Tutto questo ha come risultato più scelta e varietà per i consumatori.

    4)    Una effettiva innovazione nei servizi richiede nuovi modelli di business che riescano a trarre profitto da iniziative di innovazione interna e che stimolino attività di innovazione esterna che possano aggiungere valore al loro stesso business.

    L’innovazione nei servizi aggiuntivi è la scappatoia dalla “commodity trap” è una soluzione per la crescita che da alle imprese un significativo vantaggio.
    Imprese e PMI guardando al futuro devono pensare OLTRE i loro prodotti e muoversi AL DI FUORI delle loro quattro mura per ottenere vera e propria innovazione.

    Le politiche macroeconomiche e dell’Unione Europea di sicuro aiutano a creare le condizioni per una nuova crescita ma alla fine è la singola impresa che sperimenta nuove soluzioni, che si prende i rischi e che investe. E’ arrivato il tempo per l’occidente di superare i limiti di una innovazione focalizzata solo sul prodotto e adattare un modo di pensare che punti ad una futura crescita.

    Usare a  proprio vantaggio ed efficacemente l’innovazione nei servizi è un compito che richiede niente di meno che un nuovo approccio al modo di fare business, utilizzando un nuovo modo di pensare. Lasciare da parte vecchie concezioni, creare network, condivisioni, aperture in una economia che chiusa com’è porta al beneficio di pochi (il che potrebbe sembrare positivo se si è uno di quei pochi) ma PER POCO tempo (e questo è un problema per tutti i tipi di business). Soluzioni? Ce ne sono, basta voler volgere lo sguardo altrove verso nuovi e più proficui lidi.

  • Che cos’è il Venture Capital?

    Che cos’è il Venture Capital?

    Si sente tanto parlare di venture capital, nato in USA e sbarcato anche in Europa dove la Commissione Europea investe sul Venture Capital  soprattutto in un periodo in cui le banche storcono un pò il naso a concedere grossi prestiti a PMI e start-up.
    Ma.. cos’è il Venture Capital?
    Il venture capital rappresenta una parte di quello che viene definito “mercato privato”, cioè il mercato sul quale vengono negoziati titoli di imprese non quotate nelle borse ufficiali.

    In sostanza Il venture capital consiste nell’apportare capitale di rischio da parte di un investitore con lo scopo di finanziare l’avvio o la crescita di un’attività in settori che hanno un elevato potenziale di sviluppo. Spesso lo stesso nome è dato ai fondi creati appositamente, mentre i soggetti che effettuano queste operazioni sono detti venture capitalist.

    L’investimento di Venture Capital ha tre elementi che lo caratterizzano:

    1) La fase di sviluppo della nuova società in cui si inserisce (Early Stage Financing):

    • Fase di sperimentazione (Seed financing) = Intervento effettuato nella fase di sperimentazione di un prodotto/servizio
    • Start-up financing = Intervento effettuato in coincidenza dell’avvio dell’attività produttiva. Non si conosce ancora la validità economica del prodotto
    • Finanziamento nella prima fase (first stage financing) = Intervento effettuato quando l’attività produttiva è completata, ma la validità del prodotto deve essere ancora verificata

    2) Ambiti tecnologici in cui si investe, nel venture capital si cerca solitamente di investire in start up ad alto valore innovativo.

    • Queste imprese dovrebbero possedere un buon team manageriale, essere in un mercato in rapida espansione, avere prodotti o servizi innovativi basati su una tecnologia di proprietà;
    • Potenzialmente sono imprese che escono da degli Incubatori aziendali  (ma non solo).

    3) Rischio operativo  Il venture capital richiede:

    • un orientamento di lungo termine,
    • un’alta tolleranza verso il rischio e l’illiquidità. I titoli di società piccole e non quotate sono difficilmente negoziabili, perciò il venture capitalist deve gestire (normalmente) per alcuni anni il suo investimento per farlo crescere fino a quando è possibile quotare in borsa l’azienda o venderla.

    Questo tipo di rischio operativo è poi, nel caso di buona riuscita del business, ripagato da rendimenti futuri decisamente elevati. A livello storico dal 1980-2004 il tasso di rendimento dei fondi di Venture Capital è stato del 27%. Tra la fine degli anni 90 e l’inizio del nuovo secolo c’è stato un notevole picco dovuto all’avvento di Internet e delle tecnologie di informazione e comunicazione.
    E a livello pratico? Molte società legate all’information technology (google ti dice qualcosa?) sono nate grazie ad operazioni di Venture Capital.

    All’interno dell’UE per avere la possibilità di operare una venture capital si necessita di un capitale sociale non inferiore a 2 milioni di euro indicizzato in società per azioni o in accomandita per azioni. Il resto della procedura (peraltro in attesa di revisione e snellimento da parte dell’UE) è controllato da Banca d’Italia, Consob e antitrust Italiano e comunitario.

    Come i Venture Capitalist cercano di limitare i rischi di perdita

     Solitamente, per scongiurare il più possibile i rischi di perdita, visto che una nuova impresa in cui si investe potrebbe fallire (pensate a puntare su un numero secco alla roulette) e non avere alcun successo i Venure Capitalist tendono ad investire usando due accorgimenti:

    • Investimento per stadi (di cui sopra, ne abbiamo appena parlato al punto 1)  se investo nella fase di sperimentazione non è detto che investa anche nello start up financing quindi mantengo gli stadi a compartimenti stagni e se vedo che il business non c’è esco a gambe levate;
    • Investimento in portafoglio: Nel settore si applica una regola alquanto empirica, la regola 2-6-2: Ogni 10 investimenti 2 sono dei fallimenti, 6 rendono il capitale investito e 2 danno risultati eccezionali.

    Investimenti NON in fase iniziale

    Si discute se gli investimenti che intervengono nelle fasi  di

    • Shipping: il prodotto viene messo in vendita consentendo le prime entrate, che però non sono ancora sufficienti a coprire le spese.
    • Profitable:le vendite aumentano fino a superare l’ammontare delle spese, creando un profitto.
    • Restart:dopo una ricapitalizzazione a livelli di valutazione ridotti rispetto ai precedenti, il prodotto o la strategia di marketing della azienda cambiano significativamente.

    Siano ancora da considerarsi interventi di Venture Capital o meno. Se la società di Venture Capital opera solo (e non ha partecipato minimamente alla fase di start up) in questa fase in Europa si parla ancora di Venture Capital (in USA la questione è diversa).

    Ulteriori vantaggi (NON FINANZIARI) derivanti dal Venture Capital per le Start-up

    Avendo anni di esperienza, i venture capitalist evitano alle imprese di commettere gli errori più comuni, specialmente nell’area del management. Possono aiutare

    • Nella scelta del personale,
    • Nella formulazione della strategia,
    • Nella ricerca di clienti e fornitori di alto livello,
    • Possono offrire networking con aziende con cui sono in contatto,
    • Avvocati e contabili offrono i loro servizi “scontati” a queste nuove start-up confidando un giorno di trovarsi con dei grossi clienti.

    Sicuramente il Venture Capital può aiutare in Europa ed ha aiutato (in Italia Tiscali) nuove realtà ad emergere in un mercato alquanto competitivo nel quale se hai le idee ma non hai la grana di sicuro le banche non vengono d’aiuto. Ma allora qual’è la risposta? L’UE si sta muovendo nella direzione di semplificazione burocratica e normativa per le società di venture capital e forse qualcosa sta per cambiare se non fosse che, come al solito, la normativa si muove a ritmi di elefante contro gazzella nei confronti di realtà economiche e di collaborazione sociale che sono in continuo movimento… mentre in UE si parla di Venture Capital, il Crowd Funding  ed il Prestito tra persone (Social Lending) spingono sempre più.

  • Tu, che tipo di negoziatore sei?

    Tu, che tipo di negoziatore sei?

    La negoziazione è sempre e comunque all’ordine del giorno. Anche se non ce ne rendiamo conto stiamo sempre negoziando. Negoziamo con i fornitori, con i clienti, con moglie o marito, con i figli, con i genitori, con gli amici.. addirittura con il macellaio.
    Se ti fermi un secondo a pensare ti rendi conto di come in un contesto sociale qual’è la tua vita non puoi non saper negoziare. Lo stile che hai quando contratti per qualcosa è il risultato della somma dei comportamenti che adotti durante la negoziazione e che sono orientati al raggiungimento di un obiettivo. In termini più semplici: tu sai cosa vuoi quando contratti con il tuo fornitore o cliente e conseguentemente usi determinati atteggiamenti per raggiungere il tuo obiettivo.
    Ciascun negoziatore (si proprio tu!) può avere uno stile che preferisce ma il vero segreto è essere in grado di utilizzarli tutti a seconda delle esigenze e di quello che il contesto richiede.

    Ecco una lista dei principali stili negoziali:

    1. ACCOMODANTE

    L’obiettivo di questo stile è essenzialmente quello di mantenere una buona relazione con la controparte. Proprio per questo motivo se ne fai uso hai la tendenza di accettare le richieste senza contrattare.
    Questo stile può essere utilizzato:
    – dalla persona che mette i sentimenti prima di tutto ma anche
    – dalla persona poco sicura.
    Può anche essere usato in maniera consapevole in alcuni casi:

    – NON si considera importante quella contrattazione (“si si dai va bene come dici tu”)
    – Ci si sta riferendo ad un ambito della contrattazione che non ci interessa più di tanto e vogliamo dare il classico “contentino” alla controparte.

    2. COLLABORATIVO

    L’obiettivo è quello di riuscire a collaborare per ottenere la reciproca soddisfazione degli interessi. Se ti piace questo stile vuol dire che sei una persona che si orienta maggiormente alla soluzione dei problemi. Per utilizzarlo? Non ci sono particolari segreti se non quello di dare il più ampio spazio possibile alla capacità di usare creatività, flessibilità e spirito di adattamento.

     3. COMPETITIVO

    L’obiettivo di questo stile? Ti interessa raggiungere principalmente la soddisfazione delle tue esigenze anche se fosse a spese di quelle della controparte. Diciamo che è lo stile dei temperamenti di tipo aggressivo quando ritengono di essere in posizione di forza.

    Questo stile può essere anche adottato volutamente nel momento in cui NON si vuole raggiungere un accordo e si vuole rovinare la relazione con la controparte. Alla fine può rivelare la sua pericolosità come stile nel momento in cui la posizione di forza si va ad indebolire ecco perché sarebbe meglio cercare di attenuare la tua competitività.

    4. COMPROMISSORIO

    Il principale obiettivo in questo stile è quello di giungere ad un accordo ed entrambi i negoziatori si trovano a rinunciare ad una parte delle proprie richieste. E’ uno stile complesso da saper utilizzare e bisogna essere preparati alla reazione della controparte. Se l’altro capisce che il tuo stile è uno stile di compromesso potrebbe bluffare ed approfittarne, soprattutto se stiamo contrattando su un prezzo.

    5. EVASIVO

    Il nome di questo stile si spiega da sè, Essenzialmente capita quando vuoi evitare o rimandare la negoziazione. Può essere uno stile voluto se temi il contrasto oppure può anche essere usato con uno scopo preciso quale:

    – Generare uno stato di incertezza nella controparte in modo che sia più malleabile alle nostre richieste;
    – Evitare un rifiuto esplicito alle richieste della controparte ma farglielo “capire” tenendolo a distanza;
    – Spostare l’intera negoziazione in un momento che risulti più favorevole a te.

    Praticamente lo metti in pratica:
    – Non facendoti fai trovare al telefono;
    – Rimandando gli incontri all’ultimo momento;
    – Richiedendo continue modifiche e approfondimenti sull’accordo.

    Questa è una semplice carrellata delle sfaccettature che ha il mondo della negoziazione e potrebbe essere che tu senta come tuo uno di questi schemi o che ti riaffiori in mente un ricordo di almeno una volta in cui hai utilizzato uno di questi schemi. In definitiva la negoziazione è per professionisti? No è per la vita di tutti i giorni ed imparare a muoverti agilmente tra uno schema ed un altro aiuterà la tua flessibilità di pensiero e indirettamente anche il tuo business. Pensa a cosa può voler dire saper riconoscere i segnali di mare e vento quando stai navigando.

     

  • Bando INAIL, 205 milioni di Euro per le imprese

    Sulla Gazzetta Ufficiale del 27 Dicembre 2011 è stato pubblicato il Comunicato relativo agli Incentivi alle imprese per la realizzazione di interventi in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

    Sostanzialmente s conferma quanto avvenuto nelle precedenti redazioni e l’INAIL. Ma vediamo nel dettaglio i punti essenziali di questo finanziamento:

      1.Obiettivo:

    Incentivare le imprese a realizzare interventi finalizzati al miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

    Possono essere presentati

    a)    Progetti di investimento per azioni dirette in materia di miglioramento della sicurezza di immobili, impianti, macchinari processi aziendali.

    b)   Progetti riguardanti l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale dell’azienda.

    Ricordiamo che le imprese possono presentare un solo progetto riguardante una sola unità produttiva ed una sola tipologia di investimento tra le due indicate.

     2. Ammontare del Contributo:

    – L’incentivo è costituito da un contributo in conto capitale nella misura del 50%  dei costi del progetto.
    – Il contributo massimo è pari a 100.000 euro,
    – il contributo minimo erogabile è pari a 5000 euro, previsto solo per i progetti di investimento.
    – Infine per i progetti che comportano contributi superiori a € 30.000  è possibile richiedere un’anticipazione del 50%

     3. Destinatari

    Destinatari sono le imprese, anche individuali, iscritte alla Camera di Commercio Industria, Artigianato ed Agricoltura.

     4. Stanziamento totale:

    Per l’anno 2011  l’INAIL ha stanziato 205 milioni di euro ripartiti in budget regionali.

     5. Tempistiche

    Compilazione della domanda

     Nel periodo dal 28 dicembre 2011 al 7 marzo 2012 sul sito INAIL – Punto Cliente,  le imprese, previa registrazione sul sito,  avranno a disposizione una procedura informatica che consentirà l’inserimento della domanda, con la possibilità di effettuare tutte le simulazioni e modifiche necessarie, allo scopo di verificare che i parametri associati alle caratteristiche dell’impresa e del progetto siano tali da determinare il raggiungimento del punteggio minimo di ammissibilità, pari a 105 (punteggio soglia).   I parametri da considerare per il raggiungimento del punteggio soglia attengono principalmente a: 
dimensione aziendale, rischiosità dell’attività di impresa, numero di destinatari, finalità, tipologia ed efficacia  dell’intervento, con la ulteriore previsione di un bonus nel caso di collaborazione con le Parti sociali nella realizzazione dell’intervento.

    Salvataggio domanda online

    Al termine dell’inserimento della domanda nella procedura informatica, le imprese, la cui domanda salvata abbia raggiunto il punteggio soglia, riceveranno un codice che identificherà in maniera univoca la domanda.

    Invio della domanda on-line

    Le domande inserite, alle quali è stato  attribuito il codice identificativo, ormai salvate e non più modificabili, potranno essere inoltrate on-line;  la data e l’ora di apertura e di chiusura dello sportello informatico per l’inoltro delle domande saranno pubblicate sul sito INAIL  a partire dal 14 marzo 2012.

    L’assegnazione del contributo avverrà in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande.

    Successivamente, entro 30 giorni, le domande dei progetti ammessi a finanziamento dovranno essere completate con l’inoltro delle stesse e dei relativi allegati in forma cartacea  alla sede INAIL territorialmente competente.

     6. Informazioni

    Tutte le informazioni potranno essere trovate negli Avvisi pubblici e relativi allegati,  nonché nel Manuale per l’utilizzo della procedura on-line.

     7. Download

    Manuale per l’utilizzo della procedura online 

    Avviso pubblico relativo al Veneto 

     Avviso pubblico relativo al Friuli Venezia Giulia 

    Avviso pubblico relativo al Trentino 

     

  • Generazione Y? Generazione di imprenditori

    Da sempre siamo stati abituati a vedere tutte le nuove generazioni sollevarsi in età adolescenziale contro i propri genitori. Quando i genitori dicono nero gli adolescenti dicono bianco.
    Gli psicologi hanno da sempre spiegato che la ribellione è uno dei fattori essenziali per stabilire la propria identità. Fa parte del cammino normale di crescita.

    Ma in questo periodo sembra esserci stato un cambio di rotta. Gli adolescenti di oggi sembrano sorprendentemente in armonia con i propri genitori. Indossano lo stesso brand di jeans, hanno delle playlist similari nei loro lettori mp3 e sono più disponibili al dialogo. Immagini iconiche di ribellione possono essere richiamate facilmente alla tua memoria.. da Woodstock alle manifestazioni di piazza e, bè dai.. ognuno ha le sue.
    Ma quindi cosa sta succedendo? La fase della ribellione ha bypassato la generazione Y? Come influirà questo fattore sulla loro crescita? Troppe analisi psicologiche da fare ed è troppo presto per saperlo ma una cosa è certa: c’è una fondamentale differenza tra il passato ed il presente attuale: La generazione Y è composta da imprenditori nati.

    Una rapida visita su Facebook e potrete rendervi conto di come molti teenager abbiano iniziato a vendere prodotti nelle loro pagine. Un bel video diventa “viral” su youtube e subito i ragazzi vengono ispirati a monetizzare la loro pagina e diventare sviluppatori di contenuti.
    Sapevi che la manifestazione “Occupiamo Wall Street” (Occupy Wall Street) ha ispirato la vendita di centinaia di magliette tramite internet – il tutto gestito da qualche adolescente americano dal comfort del disordine della sua cameretta.

    Ecco quindi alcuni consigli per questi giovani imprenditori in erba (e per lo spirito adolescente che c’è in tutti):

    Non hai nulla da perdere: Non hai un mutuo, non hai moglie o marito da supportare. Quindi fallo ! Sii provocativo, condividi le tue opinioni. In altre parole se produci magliette falle supponenti. Nessuno si differenzia dagli altri essendo ordinario e più invecchierai e più probabilmente diventerai conservativo quindi questo è il momento di testare i tuoi limiti e di vedere quanto in là puoi spingerti. In fin dei conti se non lo fai ora quando?

    Fa che il tuo coraggio guidi il tuo business: Usa la tua innocenza, la tua passione, la tua energia e bussa a tutte le porte anche quelle che un giorno con l’età potresti trovare scomode o inappropriate.

    Fa che siano gli altri a pagare per il tuo business: Ritornando al business delle magliette analizziamo il più grande errore che gli imprenditori fanno. Immaginano di vendere valanghe di magliette e guidati dall’ottimismo ne comprano enormi quantità. Il risultato? Pile di magliette che nessuno vuole e un debito sulla carta di credito che necessiterà di mesi per essere ripagato. Non comperare i prodotti in anticipo. Aspetta fino a quando inizi ad avere ordini, anche se questo potrebbe causare un leggero ritardo. Utilizza piuttosto il tuo tempo per preparare una email di scuse nel caso tu abbia ritardi nella spedizione della merce. E’ molto piu importante correre il rischio di essere in ritardo piuttosto che tu finisca ad avere in garage un prodotto che nessuno vuole. Lascia che siano i tuoi clienti a finanziare il tuo business.

    Dai di più e prometti di meno: Il futuro è virale e il tuo business dipende al 100% da questo fattore di diffusione. Se alla gente piace il tuo prodotto lo diranno ai loro amici. Ma non fare l’errore di credere che il tuo gran prodotto sia buono abbastanza. E’ sempre richiesto uno sforzo maggiore.
    In Giappone c’è un’antica tradizione quella di dare di più ma promettere di meno. Prendiamo ad esempio il sake: se in Giappone ordinate questa bevanda prima di tutto la cameriera metterà sul vostro tavolo una scatola di legno e dentro alla scatola c’è una tazza. Poi il sake verrà versato nella tazza ma non ci si ferma qui. Il sake continua ad essere versato fino a che la tazza non è piena ed inizia a trasbordare. Il sake diventa difficile da bere ma in questo modo di fare è contenuta l’essenza del principio del dare di più e promettere di meno. Lo avete mai sperimentato? Se vi è capitato di sicuro lo ricordate con chiarezza.  Fate si che questo diventi il vostro Mantra. Se qualcuno ordina una maglietta includete nel pacchetto un berrettino in omaggio. Potrete essere sicuri che il vostro cliente non si scorderà di voi e nemmeno i suoi amici.

    Quesitone di spirito:    Un vero e proprio spirito imprenditoriale è fatto di passione, coraggio e di pensiero creativo.

    Di sicuro arriverà anche il tempo in cui dovrete pensare in maniera conservativa e fare caute considerazioni e piani a lungo termine.. ma prima che capiti.. buttatevi e credete in voi stessi. Spazio alle nuove generazioni e al cambiamento.

    Articolo liberamente tradotto da Fast.

     

     

  • “Piccolo fallimento” per le PMI? ora possibile

    “Piccolo fallimento” per le PMI? ora possibile

    Il decreto legge approvato dal governo venerdì 16 Dicmebre interviene sulle piccole liti, alzando il limitre in Euro ed  introduce  una procedura di esdebitamento per piccole imprese e consumatori, una sorta di piccolo fallimento.

     

    Per quel che concerne la figura del giudice di pace

    E’ stato raddoppiato e portato a mille euro il tetto entro il quale le parti possono stare in giudizio davanti al giudice di pace personalmente e senza la necessità di avere un avvocato.
    L’importanza del decreto legge risiede particolarmente nel fatto che nel caso in cui la parte possa stare in giudizio personalmente (tetto di 1.000 €)  la condanna alle spese della parte soccombente non può superare il valore della domanda. Esemplificando, se il valore della domanda è di 800 € colui che perde potrà essere condannato a pagare 800 €, non 1 € di più. Questo è il risultato di una aggiunta da parte del decreto legge all’art 91 del codice di procedura civile (Vedi Italia Oggi del 20 Dicembre 2011).

    Tale possibilità è giustificata essenzialmente dal fatto che la parte che soccombe non può venire pregiudicata dalla scelta dell’attore vincente di avvalersi dell’assistenza di un avvocato. A livello pratico se l’attore ha fatto causa al  convenuto con una domanda da 800 € e per andare di fronte al giudice di pace ha speso 300€ di assistenza legale, ANCHE SE verrà data ragione all’attore gli verranno riconosciuti gli 800 € della domanda ed in sostanza i 300 € di spese legali non verranno rimborsati. Questo vuol dire a conti fatti che per questo tipi di lite converrà andare di fronte al giudice di pace senza un avvocato, altrimenti si rishcierebbe nel caso degli 800 € di avere un attivo per sè (per l’attore) di 800-300 = 500 €.

    Per quel che riguarda invece i piccoli fallimenti

     E’ stata introdotta anche una procedura per l’esdebitamento per consumatori e PMI (non soggette a fallimento).
    Il debitore sovraindebitato potrà rivolgersi al tribunale e proporre un piano di ristrutturazione elencando le modalità che intende utilizzare per farvi fronte. Il suddetto piano deve tenere da conto ovviamente di tutti i creditori privilegiati e non.

    Per definire il piano di ristrutturazione il debitore ha la possibilità di farsi aiutare da un organismo di composizione della crisi iscritto al ministero della giustizia. Possono fare parte di questa lista tutti gli organismi di mediazione delle camere di commercio, gli ordini degli avvocati ed i commercialisti previa domanda di iscrizione al ministero.
    E’ necessario allegare alla proposta tutta la contabilità degli ultimi tre anni oppure gli estratti conti bancari. Successivamente il piano di ristrutturazione deve essere approvato dai creditori, per le PMI deve esserci l’approvazione da almeno il 70% dei creditori mentre per l’esdebitamento del consumatore si parla di un 50%.Il piano viene poi omologato dal tribunale e nelle more vengono sospese tutte le procedure esecutive individuali ed I sequestri.

    Sicuramente queste nuove modifiche legislative, specialmente per quel che riguarda l’innalzamento del limite per rivolgersi al giudice di pace porterà benefici alla lentezza del sistema giudiziario italiano. Parlando infine della “novità” del piccolo fallimento forse potrebbero essere indicate altre vie dal legislatore, vie più radicali per evitare, se possibile il sorgere di piccoli debiti che poi crescono e che rovinano famiglie di consumatori e piccoli imprenditori. Forse il debito inizia ad essere anche in Italia come in America una questione culturale. Felici le banche.

  • Google, Microsoft…giganti tecnologici a caccia di PMI

    Google, Microsoft…giganti tecnologici a caccia di PMI

    Google vuole fare affari con le PMI, lo vuole ardentemente. Certo, non è l’unica società tecnologica interessata all’utenza delle PMI.
    Di sicuro il più famoso motore di ricerca mondiale sta facendo grandi sforzi per accaparrarsi nuova clientela.
    Se vi state chiedendo come sia possibile che un gigante da 170 miliardi di dollari come Google sia interessato anche alle piccole  e piccolissime imprese… La risposta è semplice, riuscire a stare in contatto anche con le piccole realtà imprenditoriali è un punto chiave degli sforzi di Google di rimanere al top del mondo pubblicitario online (google nel 2010 ha incassato 28,2 miliardi di dollari mediante la pubblicità- Vedi INC. Magazine di Dicembre 2011).

    Avere un maggior numero di PMI online è un valore aggiunto per le imprese ma implica anche un esperienza di ricerca migliore agli utenti mobile di internet, soprattutto tenendo conto di quanto dichiarato da Google che ha quantificato che il 40% delle ricerche tramite mobile riguardano informazioni di tipo locale o regionale.

    In America circa il 63% delle PMI non ha nemmeno un sito internet ed in Italia, la situazione è forse peggiore con la differenza che nel belpaese spesso le imprese hanno un sito ma non lo gestiscono e non ne sfruttano minimamente le potenzialità. In generale la percezione dei piccoli imprenditori è che gestire un sito sia difficile, costoso e che faccia perdere del tempo, Google ha cercato in Italia dal Maggio scorso di attrarre le PMI nella sua rete mediante l’iniziativa la mia impresa online in collaborazione con pagine gialle e registar.it ma la reazione generale non è stata particolarmente entusiasmante, soprattutto tenendo conto del fatto che alla lunga risulta essere un servizio abbastanza vincolante.

    Gli altri giganti della tecnologia, specialmente Microsoft,  hanno subito notato le mosse di Google, soprattutto tenendo conto del desiderio di Google di offrire I suoi software di cloud computingcome piattaforma per gestire le risorse dell’impresa. Ed è questo il servizio, chiamato Google app for business che potrebbe aiutare effettivamente l’operatività di molte PMI.

    Il team di Google sottolinea come sia il suo servizio email, i calendari, la gestione di documenti online e le sue applicazioni di video chat il vero carburante per le PMI. Tutte queste appplicazioni sono gratis per tutte le PMI con un massimo di 10 collaboratori (la versione a pagamento delle Google Apps for business costa circa 40 Euro/anno).

    Microsoft da lato suo sta correndo ai ripari dato che il suo pacchetto Office inizia ad essere sostituito in diverse aziende da valide alternative  ed ecco spiegato il tentativo di Microsoft mediante Office 365  (applicazione basata su un utilizzo del pacchetto office mediante clouding) di andare a coprire la fetta di mercato rubata da parte delle Google apps.

    In definitiva? La battaglia è aperta e I beneficiari finali, se lo vogliono, saranno tutte quelle PMI in cerca di innovazione e di rilanciarsi in un mercato che inveitabilmente si muove essenzialmente online. Certo l’Italia sappiamo che è indietro dal punto di vista della alfebitizzazione informatica ma possibilità di crescita ce ne sono, basta aprirsi al nuovo senza rimanere ancorati al vecchio e se le PMI vogliono stare a galla il salvagente arriva dall’Innovazione.

    Spirito di adattamento e flessibilità? Non è più solo una qualità da richiedere ai dipendenti ma è un concetto che gli imprenditore dovrebbero fare sempre più proprio. Flessibilità nell’innovare. Nulla da aggiungere.

  • Gara d’appalto per l’affidamento del servizio di pulizia delle sedi regionali: VENETO

    Gara d’appalto per l’affidamento del servizio di pulizia delle sedi regionali: VENETO

    Informazioni generali:

    Struttura di riferimento:  Dir. Demanio Patrimonio e sedi

    Data scadenza: 10/02/2012

    Fax ente appaltante:  041/2795212

    Email ente appaltante: demaniopatrimonio.sedi@regione.veneto.it

    Data di pubblicazione sul web: 9/12/2011

    Importo in euro: 1.365.000,ooo €

    TITOLO COMPLETO
    Gara d’appalto mediante procedura aperta, ai sensi del D.lgs. n. 163/2066 e s.m.i., per l’affidamento del servizio di pulizia, attività accessorie e interventi speciali negli uffici della Giunta Regionale di cui ai Lotti n. 1 sedi del Genio Civile di Verona, Lotto n. 2 Sede di Padova – Passaggio Gaudenzio, 1 e via Rialto, 25 e Lotto n. 3 Sede di Rovigo – Viale della Pace, 1/D e Caselli Idraulici in località varie della provincia di Rovigo.

    DESTINATARI
    Imprese.

    NORMATIVA DI RIFERIMENTO
    D.LGS n. 163/2006 e S.M.I..

    FINALITA’
    Gara d’appalto.

    ULTERIORI INFORMAZIONI
    Reperibili presso U.C. DEMANIO E PATRIMONIO
    Telefono 041/2795205-5203-5207 – Fax 041/2795103.

    ALLEGATI:

    Decreto del dirigente regionale n. 272 del 29 novembre 2011 

    Bando di gara – Allegato A

    Avviso pubblico – Allegato B 

    Modulistica – Allegati C,D,E,F,G,H,I 

  • Concorso intersettoriale e transnazionale di innovazioni Network of Automotive Excellence

    Concorso intersettoriale e transnazionale di innovazioni Network of Automotive Excellence

    Ricordiamo che è in scadenza a breve (31 Dicembre 2011) il concorso organizzato dal NoAE (Network of Automotive Excellence)  per la ricerca di nuove idee nell’ambito dell’automotive.

    Settore: Automotive

    Luogo di consegna progetti: Online

    Data di scadenza: 31 Dicembre 2011

    Contatto: Giancarlo Villacorta

    Sito di riferimento

    Ricerca di nuove idee

    Si Cercano idee, innovazioni e soluzioni, che si distinguano per il vantaggio offerto al cliente e per l’alto potenziale di transfer in automobili, autoveicoli, automezzi e aerei.
    Particolare attenzione all’ottimizzazione di processi, metodi, procedure, tecnologie e strumenti per la produzione di veicoli.
    Cerchiamo nuove idee, progetti e studi per la mobilità del futuro.

    Chi può partecipare?

    Inventori, ricercatori, liberi professionisti, imprenditori, aziende, strutture di ricerca e istituti sono invitati a presentare contributi innovativi che rientrino nelle quattro sezioni tematiche.
    Non è rilevante da quale settore provenga l’idea o se essa sia stata già realizzata.
    La partecipazione non è limitata solo ai paesi europei o ai paesi di lingua tedesca: innovazioni del mondo intero sono benvenute e saranno incluse nella graduatoria.

     Qual’è il termine di scadenza?

    Il termine di scadenza per la presentazione dei progetti e delle idee è il 31 Dicembre 2011.

    SCARICA IL PDF DEL BANDO DEL CONCORSO PER L’INNOVAZIONE 2011