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  • iCloud e Google docs: Come sincronizzare meglio il tuo business

    iCloud e Google docs: Come sincronizzare meglio il tuo business

    Hai appena comprato il tuo nuovo fiammante tablet sia esso un iPad o un altro tablet oppure hai un fantastico smartphone android o un iPhone in tasca e non hai idea di come puoi utilizzare il “potere delle nuvole” (eh si, anche questo è Cloud Computing) e della sincronizzazione? Eccoci qui, andiamo con calma partendo dalle basi e di sicuro tutta questa tecnologia diventa utile oltre che bella da vedere. Vediamo come puoi lavorare su un documento, un file doc di word, una tabella excel, un pdf, un file di testo ed avere quel file sincronizzato con tutte le modifiche che apporti su tutti i tuoi dispositivi, computer fisso o notebook. Evernote, come abbiamo visto, possiamo utilizzarlo come la nostra agenda personale, una sorta di post-it costantemente sincronizzato, prendiamo un appunto sul pc di casa e compare magicamente uguale anche sul nostro tablet o smartphone.. ma per i classici documenti di testo c’è una soluzione? E per I fogli excel?  Si, meglio ancora, due:

    • Per iPad e iPhone c’è iCloud
    • Per i dispositivi Android c’è Google Docs, integrato in Google Drive (di cui parliamo qui)

    Andiamo con ordine e capiamo COME far funzionare e rendere utili per te questi servizi.

    iCloud

    Nell’app store ci sono tre App che ti interessano per questo scopo – NUMBERS (ti permette di leggere, modificare e salvare (anche) in formato excel) – PAGES (ti permette di leggere, modificare e salvare (anche) in formato word) – KEYNOTE (ti permette di leggere, modificare e salvare (anche) in formato powerpoint) Ognuna di queste app costa 7,99 € e senza queste App, la sincronizzazione di documenti tramite iCloud non può funzionare. Non è necessario averle tutte e tre, dipende da cosa ti serve, supponiamo che decidi di comperare pages per avere i tuoi file .doc sempre sincronizzati.. ecco come funziona: Apri l’app Pages sul tuo iPad e crei un nuovo documento

    Appena hai finito di modificare il tuo nuovo documento, sempre che tu sia connesso ad internet in wi-fi o 3G non importa, il tuo iPad si prenderà cura di sincronizzarlo “sulle nuvole” in modo che tu possa più tardi lavorarci da un altro dispositivo (iPhone) o anche da un pc fisso… Se vuoi accedere al file che hai creato tramite pages con iPad sul tuo pc in ufficio ti serve solo una connessione internet e l’indirizzo di iCloud. Ed il gioco è fatto, troverai lo stesso documento, potrai modificarlo, salvarlo, continuare a lavorarci e le tue modifiche saranno sempre e comunque sincronizzate ! Il procedimento è il medesimo sia per I file excel che per le presentazioni. Lo spazio totale di storing sono 5 Gb (sono tanti tanti file .doc) e se non ti bastano, ovviamente puoi pagare per avere più spazio tra le nuvole.. Quanto spenderesti?

    Google Docs (integrazione di Google Drive)

    Mountain View è da molto tempo che conosce le potenzialità di avere tutto sincronizzato e da molto tempo lavora per fornire ai clienti servizi sempre più utili e per coprire tutte le loro esigenze (anche quelle che non sanno ancora di avere). Nel market android c’è un App (per Il tuo tablet o smartphone) che si chiama Google Docs, è gratuita e ti permette di creare documenti e  fogli di lavoro. Il concetto è sempre lo stesso, tu lavori al tuo documento e te lo trovi bello pronto e con le modifiche che apporti su tutti i dispositivi. Apri il tuo gmail (si, devi avere un indirizzo di posta elettronica gmail) ed in alto vedi la voce documenti, clicchi, crei un nuovo documento e il documento (che puoi salvare in diversi formati dal doc al pdf)  è automaticamente sincronizzato sul tuo smartphone  o tablet.

    Valido ovviamente anche il procedimento contrario, esattamente come sopra con iCloud. Con questa applicazione, a differenza di iCloud puoi lavorare anche condividendo il tuo lavoro con altre persone, magari i tuoi collaboratori, in modo da avere un documento modificato al volo senza la necessità di girarlo via email (un pò come evernote, anche se qui lo scopo è diverso). Spazio di archiviazione gratuito in Google Drive? 5 gb, vuoi di più? Paghi. quanto?

    Google ed Apple hanno sviluppato due modi similari ma al tempo stesso molto diversi di concepire l’utilizzo della sincronizzazione da parte dell’utente finale. Ecco i pro ed i contro di entrambi e…infine sta a te decidere cosa si adatta maggiormente a innovare e velocizzare il tuo business  iCloud – PRO

    • Funziona anche Offline (modifichi il tuo documento anche se non sei connesso ad internet e appena l’ipad trova una connessione utile, sincronizza);
    • Facilità di utilizzo delle applicazioni per creare i documenti, intuitive e alla portata di tutti;
    • 5 GB gratuiti.

    …e CONTRO

    • Le app le paghi e se vuoi la suite (il pacchetto completo) ti costa 24 €;
    • NON puoi fare una condivisione diretta come con Google docs, quindi non puoi lavorare a più mani sullo stesso documento (si ovvio puoi salvare le modifiche, girare il lavoro via email.. la solita procedura);

    Google Docs App – PRO

    • Non paghi l’App e risparmi 24 Euro;
    • Facilità media di utilizzo durante la creazione documenti;
    • Puoi condividere il tuo lavoro con i tuoi collaboratori e lavorare a più mani su uno stesso progetto;
    • 5 GB gratuiti per documenti e storage di file in generale;

    …e CONTRO

    • Non puoi lavorare Offline (questo è un gran punto di svantaggio), se ti capita di essere senza internet, bè è un problema;
    • Mancanza di intuitività in operazioni più avanzate con i documenti (forse qui si rivela il lato un pò più “smanettone” di Android);

    Da ultimo c’è da aggiungere il fatto che i sistemi non sono intercambiabili (come immaginavi) nel senso che su un tablet android non posso usare iCloud di Apple, ma non è vero il contrario (e qui è un altro punto a favore di iOS in generale) visto che dall’iPad tramite applicazioni di terze parti ho la possibilità di utilizzare le funzionalità di Google Docs (l’app GoDocs for google docs costa circa  4 €) e così mi ritrovo con un iPad sincronizzato allo stesso tempo con iCloud e con Google Docs. E’ in fase di preparazione infine un’app più completa che permetta la gestione non solo dei google docs ma di tutto google drive.

    La valutazione e la decisione su cosa utilizzare come già detto sta a te, l’unico scopo è quello di spingere questi metodi di sincronizzazione perchè (e ti assicuro che qui lo sperimentiamo tutti i giorni) possono veramente semplificare il tuo lavoro e di sicuro rientrano a pieno titolo in modi di innovare il tuo modo di fare business. Puoi sempre lavorare con il vecchio e non adattarti, non fosse che senza flessibilità di pensiero…

  • 7 consigli per negoziatori altamente competitivi

    7 consigli per negoziatori altamente competitivi

    Se ti ricordi che tipo di negoziatore sei e sei un negoziatore di tipo competitivo (lo stile di negoziazione dei temperamenti più aggressivi) questo post ti riguarda.
    Se sei essenzialmente una persona dallo stile competitivo ma ragionevole hai di sicuro bisogno di diventare sempre più cosciente che attorno a te hai altre persone ciascuna con dei “bisogni legittimi”.

    Come puoi diventare cosciente del fatto che non sono solo le tue esigenze quelle che devono essere rispettate per raggiungere una negoziazione veramente vincente?

    Eccoti qui 7 strumenti che ti saranno utili a migliorare il tuo tipo di negoziazione:

    1)   PENSA in maniera win-win (nessuno dei coinvolti nella negoziazione risulta scontento o danneggiato) , non pensare esclusivamente a te. Per te che sei altamente competitivo lavorare per ottenere una situzaione in cui entrambi risultate essere vincitori è un eccellente promemoria che anche l’altra parte è importante;

    2)   Fai più domande di quelle che pensi di dover fare. Le persone che hai davanti a te quando contratti hanno molteplici bisogni e necessità e non sempre desidarano le stesse cose che tu desideri.  Se sei in grado di capire COSA sia realmente importante per loro.. bè riceverai una maggiore quantità delle cose che sono importanti per te;

    3)   Fidati anche di un approccio alla negoziazione di tipo standard. Si, lo sai che alle volte fai dei giochetti di potere per vincere.. ma ricordati che alla volte anche semplicemente far ragionare la controparte ti può portare a dei buoni risultati.. e di sicuro più duraturi;

    4)   Delega. Se ti rendi conto che non riesci a mediare il tuo essere competitivo e usi troppo il tuo potere negoziando allora delega ad un tuo collaboratore di cui ti fidi una trattativa importante che desideri sia win-win. Non stai dichiarando fallimento anzi saresti più prudente e più saggio;

    5)   Mantieni la tua parola. Potrebbe essere che tu abbia la tendenza a “scordarti” delle promesse fatte all’altra parte soprattutto quando respiri aria di vittoria. Ricordati che gli altri notano se non mantieni le tue promesse, anche quelle piccole piccole.. e poi hanno una memoria da elefante. Se raggiungi un certo livello di affidabilità gli altri si fideranno sempre di più di te, è garantito. E’ anche garantito che si possono fare molti più affari quando le persone si fidano vicendevolmente, prova;

    6)   Non cercare solamente di tirare su il prezzo (o alzare la posta in gioco.. qualsiasi essa sia) quando puoi negoziare. Rischi che alla fine i soldi rimangano sul tavolo. Fai grandi passi verso l’altra parte negli aspetti meno importanti della negoziazione e piccoli passi negli aspetti più sensibili. Fatti una lista di priorità;

    7)   Proteggi l’autostima del tuo “avversario”. Le persone sono orgogliose e gli piace sentirsi dire che hanno influenza e capacità di pressione (anche se non ne hanno). Non gongolare di fronte a loro quando sei la parte in posizione di vantaggio. Tratta le persone con rispetto, non ti costa molto e loro lo apprezzeranno di sicuro. Un giorno potrebbe capitare che siano loro in posizione di forza ed allora si ricorderanno di te in maniera positiva.

    Ricordati infine che il punto comune di tutti questi strumenti è la flessibilità, senza essere flessibile nel tuo modo negoziare (e di pensare) potrà andarti bene una volta o più volte ma non andrai di sicuro distante. Ci tieni al tuo business? Se si allora inizia a cambiare e a smussare gli spigoli del tuo carattere ti si apriranno nuovi orizzonti nel tuo modo di negoziare. Sta a te.

  • L’Open Innovation applicata ai servizi

    L’Open Innovation applicata ai servizi

    “La strada per un prosperoso futuro per società e PMI che si vogliono inserire e vivere in una economia avanzata risiede nei servizi e nel ripensare il modo di fare affari”. Così Henry Chesbrough, coniatore del termine Open Innovation,  nel suo ultimo libro “Open Services Innovation – Competere in una nuova era” indica la strada a tutte le imprese occidentali per sfidare le nuove realtà economiche.
    Questa è l’unica via d’uscita dalla “Commodity Trap”.. concetti complicati? No semplicissimi: questa “trappola” scatta quando un prodotto (magari proprio quello che tu produci) si trova a combattere il rischio di essere venduto solo sulla base del suo costo e NON del suo valore. Quando un prodotto incappa in questa “trappola” è meglio uscirne e alla svelta.

    Come viene a crearsi la “commodity trap”?

    Sintomi di questa “trappola” per il business vengono a crearsi nelle seguenti realtà:

    • Quando i metodi necessari per il processo di fabbricazione sono ampiamente conosciuti. Diventa così sempre più difficile per le imprese differenziare i loro prodotti e mantenere questa differenziazione nel lungo periodo;
    • Il processo di produzione dei prodotti si sposta in aree del mondo a basso costo produttivo. Questo porta ad avere sempre più prodotti (LCD, Cellulari ed elettronica in generale) che valgono quello che costano, senza alcun valore aggiunto;
    • Un tempo di sopravvivenza dei prodotti nei mercati sempre più ridotto prima che un nuovo prodotto prenda il sopravvento.  Anche prodotti di successo si trovano dinnanzi ad un vantaggio nel mercato per un periodo molto più breve rispetto al passato. Questo accade trasversalmente, toccando il mercato farmaceutico tanto quello dell’informatica come quello dei cellulari.

    Ma la risposta a questa rapidità di movimenti del mercato risiede solamente nel riuscire a correre più veloci? La risposta è no. C’è la necessità di confrontarsi con i limiti di questo tipo di innovazione orientata solamente sulla novità del prodotto e ripensare IL MODO in cui si innova.

    Gran parte degli approcci esistenti all’innovazione derivano da modelli di business ancorati al modo di pensare focalizzato solo sul prodotto. La crescita sempre maggiore dei servizi che “attorniano” un prodotto in questa nuova era sta a significare che l’approccio di vecchio stampo va cambiato se le società vogliono continuare ad avere successo.
    Quattro sono i concetti cruciali di questo nuovo modo di pensare che può riattivare crescita ed innovazione:

    1)    Devi pensare al tuo business come se fosse un servizio per riuscire a mantenere il tuo profitto e crescere di più (non puoi più vendere “solo” un prodotto);

    2)    Gli innovatori devono co-creare con i clienti in modo da raggiungere esperienze più significative per i clienti stessi che in questo modo potranno avere sempre più quello che realmente vogliono;

    3)    L’Open Innovation accelera e rende più intensa l’innovazione nei servizi e la crescita promuovendo la specializzazione tra clienti, fornitori, produttori di beni e servizi complementari e altre terze parti che contornano il business. Tutto questo ha come risultato più scelta e varietà per i consumatori.

    4)    Una effettiva innovazione nei servizi richiede nuovi modelli di business che riescano a trarre profitto da iniziative di innovazione interna e che stimolino attività di innovazione esterna che possano aggiungere valore al loro stesso business.

    L’innovazione nei servizi aggiuntivi è la scappatoia dalla “commodity trap” è una soluzione per la crescita che da alle imprese un significativo vantaggio.
    Imprese e PMI guardando al futuro devono pensare OLTRE i loro prodotti e muoversi AL DI FUORI delle loro quattro mura per ottenere vera e propria innovazione.

    Le politiche macroeconomiche e dell’Unione Europea di sicuro aiutano a creare le condizioni per una nuova crescita ma alla fine è la singola impresa che sperimenta nuove soluzioni, che si prende i rischi e che investe. E’ arrivato il tempo per l’occidente di superare i limiti di una innovazione focalizzata solo sul prodotto e adattare un modo di pensare che punti ad una futura crescita.

    Usare a  proprio vantaggio ed efficacemente l’innovazione nei servizi è un compito che richiede niente di meno che un nuovo approccio al modo di fare business, utilizzando un nuovo modo di pensare. Lasciare da parte vecchie concezioni, creare network, condivisioni, aperture in una economia che chiusa com’è porta al beneficio di pochi (il che potrebbe sembrare positivo se si è uno di quei pochi) ma PER POCO tempo (e questo è un problema per tutti i tipi di business). Soluzioni? Ce ne sono, basta voler volgere lo sguardo altrove verso nuovi e più proficui lidi.

  • Che cos’è il Venture Capital?

    Che cos’è il Venture Capital?

    Si sente tanto parlare di venture capital, nato in USA e sbarcato anche in Europa dove la Commissione Europea investe sul Venture Capital  soprattutto in un periodo in cui le banche storcono un pò il naso a concedere grossi prestiti a PMI e start-up.
    Ma.. cos’è il Venture Capital?
    Il venture capital rappresenta una parte di quello che viene definito “mercato privato”, cioè il mercato sul quale vengono negoziati titoli di imprese non quotate nelle borse ufficiali.

    In sostanza Il venture capital consiste nell’apportare capitale di rischio da parte di un investitore con lo scopo di finanziare l’avvio o la crescita di un’attività in settori che hanno un elevato potenziale di sviluppo. Spesso lo stesso nome è dato ai fondi creati appositamente, mentre i soggetti che effettuano queste operazioni sono detti venture capitalist.

    L’investimento di Venture Capital ha tre elementi che lo caratterizzano:

    1) La fase di sviluppo della nuova società in cui si inserisce (Early Stage Financing):

    • Fase di sperimentazione (Seed financing) = Intervento effettuato nella fase di sperimentazione di un prodotto/servizio
    • Start-up financing = Intervento effettuato in coincidenza dell’avvio dell’attività produttiva. Non si conosce ancora la validità economica del prodotto
    • Finanziamento nella prima fase (first stage financing) = Intervento effettuato quando l’attività produttiva è completata, ma la validità del prodotto deve essere ancora verificata

    2) Ambiti tecnologici in cui si investe, nel venture capital si cerca solitamente di investire in start up ad alto valore innovativo.

    • Queste imprese dovrebbero possedere un buon team manageriale, essere in un mercato in rapida espansione, avere prodotti o servizi innovativi basati su una tecnologia di proprietà;
    • Potenzialmente sono imprese che escono da degli Incubatori aziendali  (ma non solo).

    3) Rischio operativo  Il venture capital richiede:

    • un orientamento di lungo termine,
    • un’alta tolleranza verso il rischio e l’illiquidità. I titoli di società piccole e non quotate sono difficilmente negoziabili, perciò il venture capitalist deve gestire (normalmente) per alcuni anni il suo investimento per farlo crescere fino a quando è possibile quotare in borsa l’azienda o venderla.

    Questo tipo di rischio operativo è poi, nel caso di buona riuscita del business, ripagato da rendimenti futuri decisamente elevati. A livello storico dal 1980-2004 il tasso di rendimento dei fondi di Venture Capital è stato del 27%. Tra la fine degli anni 90 e l’inizio del nuovo secolo c’è stato un notevole picco dovuto all’avvento di Internet e delle tecnologie di informazione e comunicazione.
    E a livello pratico? Molte società legate all’information technology (google ti dice qualcosa?) sono nate grazie ad operazioni di Venture Capital.

    All’interno dell’UE per avere la possibilità di operare una venture capital si necessita di un capitale sociale non inferiore a 2 milioni di euro indicizzato in società per azioni o in accomandita per azioni. Il resto della procedura (peraltro in attesa di revisione e snellimento da parte dell’UE) è controllato da Banca d’Italia, Consob e antitrust Italiano e comunitario.

    Come i Venture Capitalist cercano di limitare i rischi di perdita

     Solitamente, per scongiurare il più possibile i rischi di perdita, visto che una nuova impresa in cui si investe potrebbe fallire (pensate a puntare su un numero secco alla roulette) e non avere alcun successo i Venure Capitalist tendono ad investire usando due accorgimenti:

    • Investimento per stadi (di cui sopra, ne abbiamo appena parlato al punto 1)  se investo nella fase di sperimentazione non è detto che investa anche nello start up financing quindi mantengo gli stadi a compartimenti stagni e se vedo che il business non c’è esco a gambe levate;
    • Investimento in portafoglio: Nel settore si applica una regola alquanto empirica, la regola 2-6-2: Ogni 10 investimenti 2 sono dei fallimenti, 6 rendono il capitale investito e 2 danno risultati eccezionali.

    Investimenti NON in fase iniziale

    Si discute se gli investimenti che intervengono nelle fasi  di

    • Shipping: il prodotto viene messo in vendita consentendo le prime entrate, che però non sono ancora sufficienti a coprire le spese.
    • Profitable:le vendite aumentano fino a superare l’ammontare delle spese, creando un profitto.
    • Restart:dopo una ricapitalizzazione a livelli di valutazione ridotti rispetto ai precedenti, il prodotto o la strategia di marketing della azienda cambiano significativamente.

    Siano ancora da considerarsi interventi di Venture Capital o meno. Se la società di Venture Capital opera solo (e non ha partecipato minimamente alla fase di start up) in questa fase in Europa si parla ancora di Venture Capital (in USA la questione è diversa).

    Ulteriori vantaggi (NON FINANZIARI) derivanti dal Venture Capital per le Start-up

    Avendo anni di esperienza, i venture capitalist evitano alle imprese di commettere gli errori più comuni, specialmente nell’area del management. Possono aiutare

    • Nella scelta del personale,
    • Nella formulazione della strategia,
    • Nella ricerca di clienti e fornitori di alto livello,
    • Possono offrire networking con aziende con cui sono in contatto,
    • Avvocati e contabili offrono i loro servizi “scontati” a queste nuove start-up confidando un giorno di trovarsi con dei grossi clienti.

    Sicuramente il Venture Capital può aiutare in Europa ed ha aiutato (in Italia Tiscali) nuove realtà ad emergere in un mercato alquanto competitivo nel quale se hai le idee ma non hai la grana di sicuro le banche non vengono d’aiuto. Ma allora qual’è la risposta? L’UE si sta muovendo nella direzione di semplificazione burocratica e normativa per le società di venture capital e forse qualcosa sta per cambiare se non fosse che, come al solito, la normativa si muove a ritmi di elefante contro gazzella nei confronti di realtà economiche e di collaborazione sociale che sono in continuo movimento… mentre in UE si parla di Venture Capital, il Crowd Funding  ed il Prestito tra persone (Social Lending) spingono sempre più.

  • Tu, che tipo di negoziatore sei?

    Tu, che tipo di negoziatore sei?

    La negoziazione è sempre e comunque all’ordine del giorno. Anche se non ce ne rendiamo conto stiamo sempre negoziando. Negoziamo con i fornitori, con i clienti, con moglie o marito, con i figli, con i genitori, con gli amici.. addirittura con il macellaio.
    Se ti fermi un secondo a pensare ti rendi conto di come in un contesto sociale qual’è la tua vita non puoi non saper negoziare. Lo stile che hai quando contratti per qualcosa è il risultato della somma dei comportamenti che adotti durante la negoziazione e che sono orientati al raggiungimento di un obiettivo. In termini più semplici: tu sai cosa vuoi quando contratti con il tuo fornitore o cliente e conseguentemente usi determinati atteggiamenti per raggiungere il tuo obiettivo.
    Ciascun negoziatore (si proprio tu!) può avere uno stile che preferisce ma il vero segreto è essere in grado di utilizzarli tutti a seconda delle esigenze e di quello che il contesto richiede.

    Ecco una lista dei principali stili negoziali:

    1. ACCOMODANTE

    L’obiettivo di questo stile è essenzialmente quello di mantenere una buona relazione con la controparte. Proprio per questo motivo se ne fai uso hai la tendenza di accettare le richieste senza contrattare.
    Questo stile può essere utilizzato:
    – dalla persona che mette i sentimenti prima di tutto ma anche
    – dalla persona poco sicura.
    Può anche essere usato in maniera consapevole in alcuni casi:

    – NON si considera importante quella contrattazione (“si si dai va bene come dici tu”)
    – Ci si sta riferendo ad un ambito della contrattazione che non ci interessa più di tanto e vogliamo dare il classico “contentino” alla controparte.

    2. COLLABORATIVO

    L’obiettivo è quello di riuscire a collaborare per ottenere la reciproca soddisfazione degli interessi. Se ti piace questo stile vuol dire che sei una persona che si orienta maggiormente alla soluzione dei problemi. Per utilizzarlo? Non ci sono particolari segreti se non quello di dare il più ampio spazio possibile alla capacità di usare creatività, flessibilità e spirito di adattamento.

     3. COMPETITIVO

    L’obiettivo di questo stile? Ti interessa raggiungere principalmente la soddisfazione delle tue esigenze anche se fosse a spese di quelle della controparte. Diciamo che è lo stile dei temperamenti di tipo aggressivo quando ritengono di essere in posizione di forza.

    Questo stile può essere anche adottato volutamente nel momento in cui NON si vuole raggiungere un accordo e si vuole rovinare la relazione con la controparte. Alla fine può rivelare la sua pericolosità come stile nel momento in cui la posizione di forza si va ad indebolire ecco perché sarebbe meglio cercare di attenuare la tua competitività.

    4. COMPROMISSORIO

    Il principale obiettivo in questo stile è quello di giungere ad un accordo ed entrambi i negoziatori si trovano a rinunciare ad una parte delle proprie richieste. E’ uno stile complesso da saper utilizzare e bisogna essere preparati alla reazione della controparte. Se l’altro capisce che il tuo stile è uno stile di compromesso potrebbe bluffare ed approfittarne, soprattutto se stiamo contrattando su un prezzo.

    5. EVASIVO

    Il nome di questo stile si spiega da sè, Essenzialmente capita quando vuoi evitare o rimandare la negoziazione. Può essere uno stile voluto se temi il contrasto oppure può anche essere usato con uno scopo preciso quale:

    – Generare uno stato di incertezza nella controparte in modo che sia più malleabile alle nostre richieste;
    – Evitare un rifiuto esplicito alle richieste della controparte ma farglielo “capire” tenendolo a distanza;
    – Spostare l’intera negoziazione in un momento che risulti più favorevole a te.

    Praticamente lo metti in pratica:
    – Non facendoti fai trovare al telefono;
    – Rimandando gli incontri all’ultimo momento;
    – Richiedendo continue modifiche e approfondimenti sull’accordo.

    Questa è una semplice carrellata delle sfaccettature che ha il mondo della negoziazione e potrebbe essere che tu senta come tuo uno di questi schemi o che ti riaffiori in mente un ricordo di almeno una volta in cui hai utilizzato uno di questi schemi. In definitiva la negoziazione è per professionisti? No è per la vita di tutti i giorni ed imparare a muoverti agilmente tra uno schema ed un altro aiuterà la tua flessibilità di pensiero e indirettamente anche il tuo business. Pensa a cosa può voler dire saper riconoscere i segnali di mare e vento quando stai navigando.

     

  • Generazione Y? Generazione di imprenditori

    Da sempre siamo stati abituati a vedere tutte le nuove generazioni sollevarsi in età adolescenziale contro i propri genitori. Quando i genitori dicono nero gli adolescenti dicono bianco.
    Gli psicologi hanno da sempre spiegato che la ribellione è uno dei fattori essenziali per stabilire la propria identità. Fa parte del cammino normale di crescita.

    Ma in questo periodo sembra esserci stato un cambio di rotta. Gli adolescenti di oggi sembrano sorprendentemente in armonia con i propri genitori. Indossano lo stesso brand di jeans, hanno delle playlist similari nei loro lettori mp3 e sono più disponibili al dialogo. Immagini iconiche di ribellione possono essere richiamate facilmente alla tua memoria.. da Woodstock alle manifestazioni di piazza e, bè dai.. ognuno ha le sue.
    Ma quindi cosa sta succedendo? La fase della ribellione ha bypassato la generazione Y? Come influirà questo fattore sulla loro crescita? Troppe analisi psicologiche da fare ed è troppo presto per saperlo ma una cosa è certa: c’è una fondamentale differenza tra il passato ed il presente attuale: La generazione Y è composta da imprenditori nati.

    Una rapida visita su Facebook e potrete rendervi conto di come molti teenager abbiano iniziato a vendere prodotti nelle loro pagine. Un bel video diventa “viral” su youtube e subito i ragazzi vengono ispirati a monetizzare la loro pagina e diventare sviluppatori di contenuti.
    Sapevi che la manifestazione “Occupiamo Wall Street” (Occupy Wall Street) ha ispirato la vendita di centinaia di magliette tramite internet – il tutto gestito da qualche adolescente americano dal comfort del disordine della sua cameretta.

    Ecco quindi alcuni consigli per questi giovani imprenditori in erba (e per lo spirito adolescente che c’è in tutti):

    Non hai nulla da perdere: Non hai un mutuo, non hai moglie o marito da supportare. Quindi fallo ! Sii provocativo, condividi le tue opinioni. In altre parole se produci magliette falle supponenti. Nessuno si differenzia dagli altri essendo ordinario e più invecchierai e più probabilmente diventerai conservativo quindi questo è il momento di testare i tuoi limiti e di vedere quanto in là puoi spingerti. In fin dei conti se non lo fai ora quando?

    Fa che il tuo coraggio guidi il tuo business: Usa la tua innocenza, la tua passione, la tua energia e bussa a tutte le porte anche quelle che un giorno con l’età potresti trovare scomode o inappropriate.

    Fa che siano gli altri a pagare per il tuo business: Ritornando al business delle magliette analizziamo il più grande errore che gli imprenditori fanno. Immaginano di vendere valanghe di magliette e guidati dall’ottimismo ne comprano enormi quantità. Il risultato? Pile di magliette che nessuno vuole e un debito sulla carta di credito che necessiterà di mesi per essere ripagato. Non comperare i prodotti in anticipo. Aspetta fino a quando inizi ad avere ordini, anche se questo potrebbe causare un leggero ritardo. Utilizza piuttosto il tuo tempo per preparare una email di scuse nel caso tu abbia ritardi nella spedizione della merce. E’ molto piu importante correre il rischio di essere in ritardo piuttosto che tu finisca ad avere in garage un prodotto che nessuno vuole. Lascia che siano i tuoi clienti a finanziare il tuo business.

    Dai di più e prometti di meno: Il futuro è virale e il tuo business dipende al 100% da questo fattore di diffusione. Se alla gente piace il tuo prodotto lo diranno ai loro amici. Ma non fare l’errore di credere che il tuo gran prodotto sia buono abbastanza. E’ sempre richiesto uno sforzo maggiore.
    In Giappone c’è un’antica tradizione quella di dare di più ma promettere di meno. Prendiamo ad esempio il sake: se in Giappone ordinate questa bevanda prima di tutto la cameriera metterà sul vostro tavolo una scatola di legno e dentro alla scatola c’è una tazza. Poi il sake verrà versato nella tazza ma non ci si ferma qui. Il sake continua ad essere versato fino a che la tazza non è piena ed inizia a trasbordare. Il sake diventa difficile da bere ma in questo modo di fare è contenuta l’essenza del principio del dare di più e promettere di meno. Lo avete mai sperimentato? Se vi è capitato di sicuro lo ricordate con chiarezza.  Fate si che questo diventi il vostro Mantra. Se qualcuno ordina una maglietta includete nel pacchetto un berrettino in omaggio. Potrete essere sicuri che il vostro cliente non si scorderà di voi e nemmeno i suoi amici.

    Quesitone di spirito:    Un vero e proprio spirito imprenditoriale è fatto di passione, coraggio e di pensiero creativo.

    Di sicuro arriverà anche il tempo in cui dovrete pensare in maniera conservativa e fare caute considerazioni e piani a lungo termine.. ma prima che capiti.. buttatevi e credete in voi stessi. Spazio alle nuove generazioni e al cambiamento.

    Articolo liberamente tradotto da Fast.

     

     

  • Google, Microsoft…giganti tecnologici a caccia di PMI

    Google, Microsoft…giganti tecnologici a caccia di PMI

    Google vuole fare affari con le PMI, lo vuole ardentemente. Certo, non è l’unica società tecnologica interessata all’utenza delle PMI.
    Di sicuro il più famoso motore di ricerca mondiale sta facendo grandi sforzi per accaparrarsi nuova clientela.
    Se vi state chiedendo come sia possibile che un gigante da 170 miliardi di dollari come Google sia interessato anche alle piccole  e piccolissime imprese… La risposta è semplice, riuscire a stare in contatto anche con le piccole realtà imprenditoriali è un punto chiave degli sforzi di Google di rimanere al top del mondo pubblicitario online (google nel 2010 ha incassato 28,2 miliardi di dollari mediante la pubblicità- Vedi INC. Magazine di Dicembre 2011).

    Avere un maggior numero di PMI online è un valore aggiunto per le imprese ma implica anche un esperienza di ricerca migliore agli utenti mobile di internet, soprattutto tenendo conto di quanto dichiarato da Google che ha quantificato che il 40% delle ricerche tramite mobile riguardano informazioni di tipo locale o regionale.

    In America circa il 63% delle PMI non ha nemmeno un sito internet ed in Italia, la situazione è forse peggiore con la differenza che nel belpaese spesso le imprese hanno un sito ma non lo gestiscono e non ne sfruttano minimamente le potenzialità. In generale la percezione dei piccoli imprenditori è che gestire un sito sia difficile, costoso e che faccia perdere del tempo, Google ha cercato in Italia dal Maggio scorso di attrarre le PMI nella sua rete mediante l’iniziativa la mia impresa online in collaborazione con pagine gialle e registar.it ma la reazione generale non è stata particolarmente entusiasmante, soprattutto tenendo conto del fatto che alla lunga risulta essere un servizio abbastanza vincolante.

    Gli altri giganti della tecnologia, specialmente Microsoft,  hanno subito notato le mosse di Google, soprattutto tenendo conto del desiderio di Google di offrire I suoi software di cloud computingcome piattaforma per gestire le risorse dell’impresa. Ed è questo il servizio, chiamato Google app for business che potrebbe aiutare effettivamente l’operatività di molte PMI.

    Il team di Google sottolinea come sia il suo servizio email, i calendari, la gestione di documenti online e le sue applicazioni di video chat il vero carburante per le PMI. Tutte queste appplicazioni sono gratis per tutte le PMI con un massimo di 10 collaboratori (la versione a pagamento delle Google Apps for business costa circa 40 Euro/anno).

    Microsoft da lato suo sta correndo ai ripari dato che il suo pacchetto Office inizia ad essere sostituito in diverse aziende da valide alternative  ed ecco spiegato il tentativo di Microsoft mediante Office 365  (applicazione basata su un utilizzo del pacchetto office mediante clouding) di andare a coprire la fetta di mercato rubata da parte delle Google apps.

    In definitiva? La battaglia è aperta e I beneficiari finali, se lo vogliono, saranno tutte quelle PMI in cerca di innovazione e di rilanciarsi in un mercato che inveitabilmente si muove essenzialmente online. Certo l’Italia sappiamo che è indietro dal punto di vista della alfebitizzazione informatica ma possibilità di crescita ce ne sono, basta aprirsi al nuovo senza rimanere ancorati al vecchio e se le PMI vogliono stare a galla il salvagente arriva dall’Innovazione.

    Spirito di adattamento e flessibilità? Non è più solo una qualità da richiedere ai dipendenti ma è un concetto che gli imprenditore dovrebbero fare sempre più proprio. Flessibilità nell’innovare. Nulla da aggiungere.

  • Essere più produttivi? Nulla di più semplice!

    Essere più produttivi? Nulla di più semplice!

    Quante volte a fine giornata ti capita di guardarti indietro e di renderti conto che degli obiettivi prefissati al momento della sveglia non  ne hai raggiunto nemmeno uno e, anzi, ti senti di aver buttato la giornata e tutta la sua possibile produttività.

    Forse non lo vuoi ammettere ma ami le distrazioni. Infatti proprio come le scimmie ti arriva una scarica di dopamina tutte le volte che qualcosa ti attrae in una direzione diversa rispetto a quello che stai facendo. Perchè credi di controllare le email così spesso?

    Vuoi essere più produttivo e riuscire a focalizzarti nuovamente?  Non ci sono segreti o trucchetti qui… fai una cosa alla volta. Smettila di lavorare su più cose in contemporanea (multitasking)  – è solo un’altra forma di distrazione.

    Facile a dirsi e difficile a farsi, lo sappiamo tutti.

    Ecco qui sette consigli per rimanere sempre produttivi da parte di Tony Wong, project manager per Toyota, Honda e Disney. E’ un esperto nel riuscire a mantenere le persone focalizzate su una cosa alla volta.

    1) Evita obiettivi troppo generici,  lavora passo dopo passo.
    Scrivere “lancio del sito aziendale” in cima alla tua lista di priorità è il modo più sicuro per non riuscire a farlo, troppo generico. Spezza il lavoro in piccoli pezzettini fino a che non riesci ad avere cose specifiche da fare che possano essere portate a termine in poche ore o meno. E’ così che raggiungerai passo dopo passo il tuo obiettivo principale.

    2) Smettila di lavorare in multitasking. No, seriamente, smettila! Passare da una cosa all’altra da fare non funziona. Infatti cambiare ciò che stai facendo più di 10 volte al giorno ti rende più stupido che se fossi ubriaco. Quando sei ubriaco il tuo QI si abbassa di 5 punti. Quando fai lavorare il tuo cervello in multitasking scende di 10 punti in media, 15 punti per gli uomini e 5 per le donne (già lo sapevamo che le donne sono più portate degli uomini per il multitasking…)

    3) Sii deciso nell’eliminare le distrazioni. Chiudi la porta dell’ufficio, spegni il tuo telefono, no email, niente di niente. Se sai che potresti avere la tentazione di sbirciare le tue email disattiva la tua connessione. Vai in un posto tranquillo e focalizzati su una sola cosa da fare alla volta. Se eviti le distrazioni sarai più attento ai dettagli, e i dettagli fanno la differenza.

    4) Pianifica l’utilizzo delle email. Decidi due o tre momenti della giornata per utilizzare la tua email. Controllare le tue email di continuo durante tutto il giorno ammazza letteralmente la tua produttività.

    5) Usa il telefono. Le email non sono fatte per conversare. Non rispondere più di due volte ad una email. Prendi in mano il telefono invece.

    6) Lavora sulla tua agenda. Non lasciare che siano gli avvenimenti esterni a te a decidere la tua giornata. Dopo che ti sei svegliato, bevi acqua per reidratarti, fai una buona colazione per reintegrare il tuo glucosio e poi poniti obiettivi priorizzati per il resto della giornata.

    7) Lavora in intervalli tra i 60 e i 90 minuti. Il tuo cervello utilizza più glucosio di qualsiasi altra attività fisica. Normalmente ne avrai utilizzato la maggior parte dopo 60-90 minuti (ecco il motivo per cui ti senti così stanco dopo lunghi meeting). Quindi prenditi una pausa. Alzati, fatti una passeggiatina, mangiati uno snack, fai qualcosa di completamente nuovo per ricaricarti. Eh si, questo significa che hai bisogno di un’ora in più per le pause, pranzo non incluso, quindi se la tua giornata lavorativa effettiva è di 8 ore, pianifica dalle 9,5 alle 10 ore.

    Con questi semplici passi vedrai che la produttività della giornata aumenterà, non sarà di sicuro facile per il tuo cervello abituarsi ad un nuovo modo di pianificare e di affrontare un piccolo passo alla volta ma il gioco vale la candela… e poi non siamo tutti in cerca di risultati più effettivi e durevoli? Cambiando il modo di fare le cose non è mai morto nessuno.

     Articolo liberamente tradotto e riadattato da INC.