Categoria: Start-Up

  • Startup: come affrontare il primo anno

    Startup: come affrontare il primo anno

    Il primo anno di vita per una startup è un traguardo molto importante.
    Nel primo periodo di vita di un’azienda, solitamente sono due le paure che attanagliano tutti gli imprenditori.
    La prima è la paura del fallimento: “Cosa succede se dico ai miei amici che sto creando una società e poi non porto a termine il progetto? Mi sentirò uno stupido per gli anni a venire!”.
    L’altra paura invece è di carattere finanziario: “Cosa succede se finisco i soldi? Cavoli, mi toccherà lavorare da McDonald a vita…”.
    Si tratta naturalmente di sensazioni estreme di paura, ma fanno sì che il primo anno sia molto stressante dal punto di vista psicologico.

    Di seguito troverai alcuni spunti per rendere queste preoccupazioni meno pressanti e poterti così concentrare sul tuo reale obiettivo: costruire la tua società partendo da zero.

    Scegli la tua location con attenzione

    Ricorda che non c’è bisogno di essere nella Silicon Valley per avviare una società. Contrariamente a quanto si pensa, quello potrebbe essere il peggior posto dove stare. Il perché è presto detto: i benefici per la Silicon Valley sono una rete enorme sia di persone da assumere che di finanziatori da convincere. Il punto è che non hai bisogno di nessuna di queste due cose quando avvii la tua società. Hai solo bisogno di tempo e spazio per capire cosa esattamente la tua azienda sta facendo. Una buona partenza per la tua startup è importante, ma richiede impegno e spesso denaro.
    Scegli un posto che ti permetta di gestire in maniera ottimale la prima fase di vita dell’azienda e soprattutto non dimenticare: evita le spese inutili.

    Prepara la tua famiglia

    Azienda e famiglia a volte potrebbero non andare molto d’accordo.
    Avverti la tua famiglia in merito al progetto che stai creando, rendili partecipi del viaggio che affronterete (sì perchè lo affronterete insieme…) di modo che tutti possano capire i tuoi sforzi e darti il sostegno necessario, specialmente agli inizi.
    Il sostegno della propria famiglia è fondamentale per ogni imprenditore.

    Non contare sui finanziamenti

    Un’azienda in fase di partenza è come una palla di argilla che deve essere modellata: il primo anno è destinato quasi esclusivamente alla fase di scultura. Sarà bello ricevere finanziamenti, ma se conti solo su di essi, allora avrai una delusione.
    La maggior parte degli investitori vogliono che tu raggiunga alcuni obiettivi prima di finanziarti, ma giustamente pensi che non puoi raggiungere degli obiettivi prima di avere la tua idea in atto. Questo significa che il primo anno dovrai incontrare un sacco di investitori che vogliono guardare la tua azienda mentre parte. Vogliono sentir parlare di quello che stai facendo, ma non metteranno mai dei soldi se sei solo alla disperata ricerca di investitori, perchè crederanno che non sai gestire il tuo business. Il primo anno è una sorta di periodo di prova: se lo attraversi e raggiungi i risultati che ti poni, allora gli investitori crederanno in te e saranno ben lieti di fare la loro.

    Dormi regolarmente

    Il sonno è importante, lo sappiamo tutti. Hai bisogno di dormire per essere creativo, per gestire le emozioni, e per prendere buone decisioni in fretta.
    Non farti ingannare dalle storie di chi passa folli nottate a lavorare in ufficio. Quelle notti sono sempre seguite da giornate buttate al vento a causa della mancanza di sonno.
    Dormi regolarmente e il tuo cervello sarà più produttivo e creativo.
    Le persone di successo sanno bene che il sonno è una componente essenziale per la gestione di ogni business.
    Credimi, hai bisogno di tutta la potenza del tuo cervello perché il primo anno può essere davvero impegnativo.

    Articolo liberamente ispirato a: Inc. Magazine
    Foto: By t0msk via Flickr, Creative Commons Attribution
  • Virtubuzz: quando sono i fornitori a dare i voti

    Virtubuzz: quando sono i fornitori a dare i voti

    In momenti particolari come quello che stiamo vivendo, conoscere l’affidabilità dei propri clienti, siano essi presenti o futuri, è un fattore di primaria importanza e Virtubuzz nasce proprio per questo particolare scopo.

    Il servizio della startup veronese si propone un obiettivo ambizioso: l’idea è di creare un social network dove sono i fornitori a votare i loro clienti, con lo scopo di promuovere una cultura dell’affidabilità. È così di conseguenza possibile aiutare fornitori e aziende ad orientarsi (e spesso a sopravvivere), col risultato di migliorarne e favorirne i reciproci rapporti e scambi.

    Semplice da usare, intuitivo e gratuito, Virtubuzz permette ai propri iscritti di esprimere e condividere il giudizio sui propri clienti in base a criteri come: il rispetto degli accordi presi, la puntualità nei pagamenti e altri parametri che consentono di capire quanto è (o non è) affidabile un cliente.
    Nonostante la giovanissima età, Virtubuzz, che ha preso definitivamente forma nel novembre 2011, conta già oltre 6000 iscritti ed è in forte ascesa.

    Ecco un video dimostrativo:

     

    Ma come funziona? 3 regole di base.

    • L’alto valore del voto è garantito dal costante controllo da parte del Team delle aziende registrate. Un’azienda non può ricevere più di un voto dallo stesso fornitore, il voto è modificabile e viene espresso in base a tre criteri: professionalità e competenza, rispetto degli accordi, puntualità nei pagamenti. La condivisione di opinioni in rete aiuta dunque gli iscritti a scegliere con chi lavorare, riducendo il rischio commerciale e finanziario
    • Ogni azienda possiede una scheda aziendale: più l’azienda vota e viene votata, più acquista credibilità e autorevolezza. Partecipando attivamente alla community, si crea così uno storico visibile a tutti gli iscritti, rappresentativo della sua reputazione online.
    • E’ possibile monitorare la reputazione di una specifica azienda, ricevendo un alert via email ogni volta che un utente esprime un nuovo voto su di essa.

    Virtubuzz è un esempio tangibile di quanto la tecnologia, in questo caso rappresentata dal concetto di social network, possa essere d’aiuto per la comunità imprenditoriale anche in ambiti che fino a poco tempo fa sembravano sconosciuti.

    Il sito è raggiungibile presso: http://www.virtubuzz.com/home/landing

  • Italia Startup Open Day: proposte concrete per sviluppare il sistema start up

    Italia Startup Open Day: proposte concrete per sviluppare il sistema start up

    Il giorno 26 Maggio 2012 è previsto l’evento Italia Startup Open Day, ospitato presso l’incubatore H-Farm nella tenuta di Ca’ Tron presso Rocade, provincia di Treviso.

    L’iniziativa è organizzata da Italia Startup, una piattaforma indipendente nata dall’aggregazione di soggetti privati già operativi nel campo dell’innovazione, del digitale e dell’imprenditoria.

    Lo scopo dell’evento è creare un’occasione di confronto aperta e interattiva, che possa concludersi con la definizione di un piano operativo da consegnare alla Task Force per le Start Up innovative.

    All’evento sarà presente, come ospite illustre, anche il Ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera, al quale si vuole offrire la possibilità di confrontarsi con i referenti principali della filiera: startupper, acceleratori, Venture Capitals, Business Angels e imprese, affrontando insieme a loro le tematiche più significative di ogni categoria.

    Le discussioni si svolgeranno quindi secondo lo schema del mini talk: per ogni sessione saliranno sul palco, insieme al Ministro e al moderatore, alcuni referenti (max. 3 o 4 persone) del singolo gruppo della filiera (startup, acceleratori, VC / Angel, Exit / Imprese). I referenti del gruppo, precedentemente selezionati, avranno a disposizione un paio di minuti per presentarsi, dopo di che partirà il confronto con il Ministro in merito alle tematiche più importanti selezionate da ogni singolo gruppo. Moderatore Luca De Biase (Presidente Fondazione Ahref).

    L’iniziativa risulta quindi molto interessante e, data la buona rappresentanza delle parti interessate a questo tema, ci sono sicuramente tutte le condizioni per un confronto stimolante e propositivo.

    Eventi di questa tipo sono quindi più che benvenuti.

    Nei paesi in cui la realtà startup è molto attiva, l’economia risulta molto più dinamica e in grado di rinnovarsi in più in fretta. L’innovazione passa prima di tutto per chi ha un sogno e una proposta per migliorare la vita di tutti: è necessario quindi fare di tutto perché anche da noi un paio di amici partendo da un garage possano diventare i nuovi player di rilievo nel mercato. Il beneficio non potrà che essere per tutto il sistema paese.

    In questo tempo di incertezza economica, un profondo rinnovamento non può che passare attraverso l’incentivo a sfornare nuove idee. Ci auguriamo che finalmente sia giunto il momento per porre le basi di una vera e propria filosofia italiana start up.

    L’evento è a invito, ma sarà possibile seguirlo tramite live streaming e live tweeting. Per maggiori informazioni: http://www.italiastartup.it/italia-startup-open-day/

    Finora sono state raccolte oltre 100 idee, delle quali 20 saranno selezionate proposte il giorno stesso dell’evento. La raccolta è comunque ancora aperta: attraverso l’hashtag Twitter ” #isday” è possibile proporre idee per migliorare il sistema italiano. Non far mancare la tua opinione!

  • 6 passi (e tante domande) per trasformare il tuo hobby in un business

    6 passi (e tante domande) per trasformare il tuo hobby in un business

    Trasformare il tuo hobby in un business lucrativo è impossibile? Io credo sia possibile, un sogno possibile che già molti neo-imprenditori hanno vissuto o stanno vivendo, trasformando le loro passioni in imprese profittevoli.  Il tuo hobby. la tua passione, quello che fai per rilassarti quando hai tempo libero potrebbe trasformarsi in una vera e propria miniera d’oro se solo sai scoprirne le caratteristiche peculiari. Dai un occhio a questi 6 passi (e tante domande) che potrebbero aiutarti a monetizzare la tua passione.

    #1 Tempo di ricerche di mercato

    Magari ti appassiona… fotografare farfalle? Ma.. la gente spenderebbe soldi per quello che hai da offrire? L’unico modo di scoprirlo è fare alcune “ricerche di mercato”. Cerca di scoprire che tipo di persone potrebbero essere interessate a ciò che fai.

    – Fai domande ai tuoi amici, ai tuoi conoscenti e cerca di capire se, a prescindere dall’amicizia, pagherebbero sul serio per i tuoi servizi… e quanto?
    – Sarebbe abbastanza per trarne un profitto?
    – Scopri i volti dei tuoi concorrenti sul mercato. Stanno facendo bene quel che fanno? Cosa potresti fare meglio di quello che fanno loro? Potresti prendere ispirazione da quel che fanno e magari migliorarlo?
    – Qual’è l’elemento che potrebbe caratterizzarti sul mercato?

    #2 Quanto ti costerebbe il rischio?

    Considera tutti i costi dell’entrare il mercato. Non c’è una attività che abbia gli stessi costi di un’altra, tutti i business sono differenti. Vediamo i costi comuni.

    – Forma societaria (srl o srl semplificata) o partita iva?
    – Computer,
    – Biglietti da visita;
    Sito internet aziendale;
    – Costi pubblicitari;
    – Ufficio, un laboratorio (o magari il garage di casa?)

    #3 Come finanzieresti il rischio che corri?

    Stai per avere delle spese investendo negli elementi basilari per iniziare una nuova attività..

    – Dove li trovi i soldi per finanziarla?
    – Hai un gruzzoletto da parte? Riuscirebbe a coprire i costi iniziali lasciandoti una quota “paracadute”?
    – Conosci qualcuno che potrebbe “coprirti le spalle” in questa fase iniziale? Magari potresti proporti (con un business plan ben fatto) ad un investitore.

    #4 Punti forti e punti deboli

    Sii onesto con te stesso ad un imprenditore non basta la passione per il prodotto o servizio che vende per poter entrare il mercato.. devi essere in grado di vendere il tuo prodotto ma anche la tua visione, la tua società, devi crederci con ogni cellula del tuo corpo. Sei pronto a questo? Fai una lista dei tuoi punti forti e anche delle tue debolezze (e paure) e trova un modo per modificarle e trasformarle. Vai alla ricerca di un libro che ti possa aiutare, di un mentore che ti dia una spinta. Quello che deve crederci sei tu. Sono sicuro che se stai leggendo questo post hai già la volontà ed il desiderio di intraprendere questa strada e vuol dire molto.

    #5 Pianifica le tappe

    Perfetto, sai dove vuoi andare, hai una grande ambizione e vuoi guadagnare facendo ciò che ami ma ricordati anche che devi darti dei tempi e delle scadenze. Di sicuro vuoi rischiare per qualcosa in cui credi e hai con te il “paracadute” finanziario del passo #3 ma non vuoi che il paracadute si rompa o non ti possa più salvare. Parti in piccolo e muoviti a piccoli passi e chiediti: che obiettivo voglio aver raggiunto in 3 mesi? ed in 6? e tra un anno? Sii coerente.

    #6 Respira e salta

    Sei pronto, è ora di andare, è il momento di lanciare il tuo business. Il modo lo scegli tu. Vuoi organizzare un evento? Potresti usare facebook per farlo. Oppure potresti pubblicizzare il tuo nuovo sito internet? E se spargessi in giro la voce tra amici e conoscenti dell’avventura che hai iniziato investendo da subito sul passaparola? E’ la miglior forma di marketing, lavoraci bene sin dall’inizio (qui trovi alcuni consigli.)
    Ti auguro solo il meglio guerriero pacifico. Tienici aggiornati.

    Foto: By rbglasson via Flickr, Creative Commons Attribution.
  • Incubatori d’impresa in Italia

    Incubatori d’impresa in Italia

    Facendo seguito all’articolo relativo al funzionamento degli incubatori di impresa vediamo ora, dove sono situati in Italia e di cosa si occupano.

    Veneto:

    H-Farm: Supporta start-up che sviluppano prodotti o servizi nel settore di internet e del web 2.0 e ne abbiamo già parlato approfonditamente in questo post.

    Parco Scientifico Tecnologico di Venezia – VEGA:  Uno dei più importanti parchi scientifico-tecnologici in Italia. E’ attivo nei settori più avanzati dell’innovazione tecnologica: Nanotecnologie, tecnologie dell’informazione e della comunicazione e nella Green Economy.

    Start Cube:  Incubatore universitario d’impresa che nasce come prosecuzione del Premio Start Cup Veneto, iniziativa finalizzata alla promozione di realtà aziendali innovative provenienti dall’ambiente universitario. Si occupa di start-up in settori ad alta intensità di conoscenza quali ICT, nanotenologie, biotecnologie e terziario avanzato.

    M31: un incubatore di impresa privato che trasforma idee in imprese nel settore della tecnologia dell’informazione e delle sue applicazioni.

    Fondazione la fornace dell’innovazione: Si occupa in prevalenza di start-up operanti nel settore del design e della comunicazione o comunque nel terziario avanzato.

    Incubatore ex-Cnomv alla Giudecca:  Le start-up incubate sono specializzate nel terziario avanzato nell’ambito della consulenza, della comunicazione, della progettazione e della formazione.

    Incubatore Ca’ Emiliani a Marghera:  Principalmente si occupa di PMI che operano nel comparto dei prodotti in legno, della stampa, delle costruzioni, della riparazioni degli autoveicoli, della fabbricazione di macchine elettriche e di apparecchiature elettriche, elettroniche e ottiche.

    Incubatore Ex Herion alla Giudecca: Si occupa principalmente di PMI operanti nel settore del terziario avanzato.

    Friuli Venezia Giulia:

    Friuli Innovazione:  Tramite l’incubatore Techno Seed seleziona idee innovative nel settore delle tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni.

    Lombardia:

    Acceleratore d’impresa del politecnico di Milano: E’ l’incubatore di start-up tecnologiche dell’Ateneo che sostiene lo sviluppo dell’imprenditoria innovativa e offre alle start-up le infrastrutture e i servizi necessari alla loro crescita.

    Annapurna Ventures: Supporta start-up che sviluppano prodotti o servizi nel settore di internet e del web 2.0.

    Comonext: Supporta lo sviluppo di idee innovative e per il 2012 ha aperto il bando incubatore dall’idea all’impresa http://www.idea2impresa.it/

    Piemonte:

    I3P, Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino:  E’ il principale incubatore universitario italiano e uno dei maggiori a livello europeo. Favorisce la nascita di nuove imprese science-based con validata potenzialità di crescita, fondate sia da ricercatori universitari sia da imprenditori esterni, fornendo loro spazi attrezzati, servizi di consulenza e professionali per avviare la propria attività imprenditoriale e una network di imprenditori, manager e investitori.

    Emilia Romagna:

    We tech off: Un progetto nato per sostenere la creazione di imprese innovative in Emilia-Romagna attraverso l’erogazione di servizi a favore di gruppi portatori di idee imprenditoriali e start-up tecnologiche.

    INNOVAMI: opera prevalentemente in Emilia-Romagna, con particolare attenzione al comprensorio imolese e della Bassa Romagna sostenendo la creazione e l’evoluzione delle imprese di produzione e servizio che operano nei settori dell’automazione industriale, dell’informatica, elettronica e telecomunicazioni, dell’ambiente e dell’energia.

    AlmaCube: E’ L’incubatore dell’Università di Bologna nato per favorire l’imprenditorialità di origine accademica. Almacube fa parte del network gate2growth circuito che vuole sviluppare le relazioni orizzontali tra gli incubatori europei e di conseguenza stimolare i collegamenti fra le imprese in un contesto molto più ampio.

    Toscana:

    Polo Tecnologico di Navacchio: Il Polo favorisce l’insediamento e la crescita di aziende di neo formazione e supporta lo sviluppo di aziende consolidate prevalentemente per i settori: ICT, microelettronica, biomedicale, robotica, energiae ambiente e servizi.

    Incubatore Firenze: Fornisce servizi, consulenze, formazione e infrastrutture tecnologiche e multimediali, accompagnando dall’idea imprenditoriale alla creazione di impresa e all’affermazione sul mercato: un utile supporto alla promozione e al sostegno di nuove attività imprenditoriali.

    Campania

    Campania Innovazione: Vanta una specializzazione produttiva ed una elevata esperienza in alcuni settori strategici per il sistema campano (tra cui ICT, Ambiente ed Energia e Aerospazio)

    Sicilia

    NetValue: Supporta start-up che sviluppano prodotti o servizi nel settore di internet e del web 2.0.

    Ne conosci altri? Faccelo sapere in modo da tenere la lista aggiornata.

    Foto: By DaNieLooP via Flickr, C.C. Attribution.
  • Che cos’è e come funziona un incubatore per start-up?

    Che cos’è e come funziona un incubatore per start-up?

    Per avere una definizione completa di incubatore preferisco appoggiarmi all’US National Business Incubation Association (NBIA) che definisce l’incubatore come “un processo dinamico di sviluppo di impresa. Gli incubatori alimentano le imprese aiutandole a sopravvivere e crescere nella fase in cui sono maggiormente vulnerabili, quella di start-up. Gli incubatori forniscono assistenza manageriale, accesso a finanziamenti, consentono l’esposizione ad attività imprenditoriali critiche e l’utilizzo di servizi di supporto tecnico.”

    Va sottolineato come il processo di incubazione di un impresa si stia sempre più rivelando un elemento essenziale ai nuovi imprenditori per sviluppare la loro idea di business.

    4 sono gli elementi chiave che definiscono un incubatore:

    1. La condivisione di uno spazio immobiliare concesso in affitto alle start-up;
    2. Un insieme di servizi di supporto condivisi in modo da ridurre le spese che la singola impresa dovrebbe sostenere;
    3. L’attività di training imprenditoriale;
    4. L’inserimento dell’impresa incubata in un network di attori che le consentano di accedere a competenze e risorse necessarie al suo sviluppo (tecnologia, capitale umano e finanziario). Gli incubatori operano quindi da intermediari tra le imprese incubate e l’ambiente esterno.

    Lo scopo di un incubatore?

    – Generare imprese di successo;
    – Fare in modo che le imprese lascino il programma di incubazione finanzairiamente autonome;
    – Le nuove imprese “incubate” saranno in grado di commerciale nuova tecnologia e rafforzare l’economia locale;

    3 diverse tipologie di incubatori:

    1. Incubatori in “calce e mattoni”: E’ il modello più semplice di incubatore e si basa principalmente sulla fornitura di spazi e di servizi di base;
    2. Incubatori Virtuali: Forniscono una gran quantità di servizi alle start-up attraverso internet ed aiutano nella fase di intermediazione con l’ambiente esterno;
    3. Hub: Probabilmente la tipologia più importante in quanto dotato di un ufficio centrale e di varie divisioni specializzate nei diversi settori di servizio. L’Hub riesce anche a metter a disposizione alle aziende ospiti una rete di relazioni e di opportunità commerciali.

    Le 3 fasi dell’incubazione:

    1. Pre incubazione

    In questa fase vengono comprese tutte le attività necessarie al supporto dell’imprenditore nello sviluppo della sua idea di business, nel business model e nella preparazione del business plan per aumentare le possibilità di giungere alla creazione di una start-up di valore. Gli incubatori affiliati agli Istituti Universitari sono solitamente pre-incubatori.

    2. Incubazione

    L’incubazione è la fase essenziale in quanto viene dato all’imprenditore tutto il supporto (vedi i 4 elementi chiave di cui sopra) dalla fase di start-up imprenditoriale fino alla vera e propria espansione. Questa fase comprende solitamente i primi tre anni di attività della nuova impresa. Perchè tre anni? perchè in questo periodo di tempo si può valutare se l’impresa è pronta a “camminare con le proprie gambe.”

    3. Post incubazione 

    L’impresa finalmente sta camminando da sola e può lasciare fisicamente l’incubatore (sempre che l’incubatore non fosse di tipo virtuale.) Probabilmente la nuova PMI avrà bisogno di ulteriori servizi come miglioramento dei processi produttivi o servizi per l’internazionalizzazione. Gli incubatori classificati come “post-incubatori” possono essere chiamati anche acceleratori d’impresa.

    Hai le idee un pò più chiare?
    Vuoi sapere dove sono gli incubatoi d’impresa in Italia? li trovi qui.

    Foto: By gepiblu via Flickr, C.C. Attribution.
  • Agevolazioni per (giovani) imprenditori e regime dei minimi

    Agevolazioni per (giovani) imprenditori e regime dei minimi

    In Italia sono previste agevolzaioni per gli imprenditori o I lavoratori autonomi?

    Invitalia, ovvero l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, prevede delle agevolazioni per l’imprenditorialità.

    Contributo: Gli aiuti sono costituiti da contributi a fondo perduto e mutui a tasso agevolato che arrivano a coprire una percentiuale della spesa complessiva dell’investimento proposto:
    •    l’80/90% al Sud
    •    Il 60/70 % al Centro-Nord

    Maggiori informazioni? Sito Ufficiale Invitalia 

    Le PMI (o lavoratori autonomi) ed il regime dei minimi

    Dal 1° Gennaio 2012 le nuove PMI (o i lavoratori autonomi) che rispettano determinate condizioni per quel che concerne il ricavo annuale e l’attività svolta possono accedere al regime agevolato dei minimi.
    Vediamo le condizioni:
    •    Ricavi non superiori ai 30 mila Euro;
    •    L’impresa deve possedere il requisito della novità nell’attività che si trova a svolgere;
    •    Non vi accedono coloro che svolgono un’attività che – di fatto – prosegue un lavoro iniziato come dipendente o autonomo;
    •    Non c’è un limite d’età per accedere al regime dei minimi;

    Se si rispettano questi requisiti (alquanto restrittivi, soprattutto per i ricavi prodotti annualmente da una PMI) sono notevoli le agevolazioni:

    •    Aliquota d’imposta del 5%, vantaggio che potrà essere mantenuto

    o    Per 5 anni se per tutti i periodi di imposta si rispettano le condizioni di ricavi al di sotto dei 30 mila euro;
    o    Per più di 5 anni nel caso in cui allo scadere dell’ultimo periodo d’imposta agevolato si sia al di sotto dei 35 anni di età e fino al compimento degli stessi. A livello pratico se si inizia a 20 anni un’attività che rispetta le condizioni di cui sopra e si rimanga sempre al di sotto dei ricavi dei 30 mila euro si potrebbe beneficiare dell’aliquota d’imposta del 5% per tutti i 15 anni di attività (ipotesi a scopo esemplificativo e, almeno noi crediamo, di difficile realizzazione pratca.)

    •    Niente spese per dipendenti o collaboratori parasubordinati (ad eccezione del caso delle collaborazioni occasionali);
    •    Per I beni strumentali la spesa massima ammissibile è di 15 mila euro in un triennio;
    •    Esonero per I contribuenti minimi dell’applicazione degli studi di settore;

    Altre possibili agevolazioni per gli under 35 in Veneto?

    Per quel che riguarda il Veneto esiste il Fondo di rotazione per l’imprenditoria giovanile – previsto dalla L.R. 57/99.
    Questo fondo non è collegato (per il momento) alle srl semplificate

    Destinato a:
    •    Imprese individuali con titolari entro I 35 anni compiuti
    •    Società cooperative I cui soci siano almeno per il 60% giovani o il capitale sociale sia detenuto per due terzi da giovani.

    Contributo in conto capitale pari al 15% e finanziamento agevolato per l’85%.

    Settori ammessi:
    •    l’agroalimentare e agroindustriale;
    •    il manifatturiero,
    •    il settore artigiano,
    •    il settore turistico,
    •    il settore del commercio e dei servizi ed altre attività,

    Spese ammissibili comprese  tra 20 mila e 100 mila Euro, riguardano in generale: impianti, macchinari e attrezzature, acquisto di brevetti/marchi, software e licenze software, atti notarili di costituzione di società, analisi di mercato, promozione e consulenze, ristrutturazione di immobili e progettazioni rispettivamente nei limiti del 20% e del 5% del costo complessivo.

    Foto: By Floris M. Oosterveld via Flickr, C.C. Attribution
  • Come chiamare la tua start-up. 7 punti

    Come chiamare la tua start-up. 7 punti

    La tua start-up ha bisogno di un nome e scegliere quello giusto potrebbe essere la decisione più importante che ti capiti di fare… Perché? Essenzialmente perché il nome che deciderai avrà un impatto enorme sui tuoi clienti e sui possibili investitori.
    Te lo dico senza “girarci attorno”, il nome che scegli (o non scegli) dice molto anzi moltissimo sul fatto che tu abbia capito a fondo (o meno) l’area di business che stai per entrare.

    Eccoti quindi alcuni punti chiave che vorrai tenere in mente per decidere il nome più adatto:

    1.   Unico e indimenticabile

    Vuoi un nome che si distingua dalla folla, un nome orecchiabile che rimanga “fresco” e non invecchi nel tempo. È di sicuro una sfida riuscirci perché nell’arco del tempo anche i nomi “trendy” cambiano e spesso cambiano di anno in anno rendendo più difficile trovare un nome che sia senza data di scadenza (difficile non equivale ad impossibile…)

    2.  Facile da pronunciare e da ricordare

    Pensa ad un nome che i tuoi clienti saranno in grado di pronunciare e ricordare facilmente. Ricordati che se imparano la pronuncia sbagliata poi magari quando scrivono il nome che si ricordano su google… Sono problemi perché non ti trovano più. Lascia stare gli acronimi che a gran parte delle persone non dicono nulla.

    3. Semplicità

     Semplicità nel nome equivale ad efficacia. Scegli un nome corto, due sillabe ed evita caratteri speciali. Ricordati che vuoi che il nome che scegli abbia un senso. Nomi eccentrici e strani sono comunque un rischio. Anche google è stata una scelta rischiosa ma ha pagato… A te la scelta.

    4. Dai un indizio

    Dai un indizio su cosa fai con la tua attività. Prova a ricordare ai tuoi clienti in qualche modo tramite il tuo nome i servizi o il prodotto che offri.

    5. Assicurati che il nome sia disponibile

    Questo punto può sembrarti ovvio ma molti non ci pensano; lavorano magari per giorni ad un nome per poi realizzare che non possono registrare il dominio del loro sito perché qualcuno l’ha fatto prima di loro…. E se non hai il  dominio corrispondente al nome che hai scelto, bè allora non hai nemmeno un nome e devi ricominciare da capo.

    6. Non chiudere

    Evita di decidere un nome che poi non ti permetta di aggiungere altri prodotti alla tua offerta sul mercato. Questo significa evitare di inserire localizzazioni geografiche o nome dei singoli prodotti che vendi nel nome della tua impresa (a meno che creare nicchia su un solo prodotto non sia il tuo obiettivo primario.)

     7. Sperimenta sul campo

     Prova il nome che hai (quasi) deciso su potenziali clienti. Decidi per due o tre nomi e “provali” con investitori, potenziali clienti e collaboratori. Evita la tua famiglia e i tuoi amici più stretti. Fai domande alle tue “cavie” per capire se effettivamente i nomi danno l’impressione che tu desideri.

     

    Liberamente tradotto e riadattato da cnn money 
     Foto by Radio Rover via Flickr, C.C. Attribution
  • Dov’è il futuro per le start-up e per le nuove idee Italiane?

    Dov’è il futuro per le start-up e per le nuove idee Italiane?

    Nella versione online del Sole 24 Ore è stato pubblicato un articolo intitolato “Se Apple fosse italiana avrebbe 25 miliardi in meno (per le tasse)” e sono stati presi in considerazione gli aspetti paradossali (e bloccanti per l’economia) del profilo fiscale italiano.

    Se apple dovesse nascere oggi in Italia sarebbe a pieno titolo considerata una start-up, una start-up che verrebbe  inserita in un sistema fiscale, normativo e di incentivi che risulta essere tutto fuori che pensato ad adattarsi ad una figura flessibile e bisognosa di “cure” come una start-up.

    Perchè bisognosa di cure? Essenzialmente per l’alto livello di rischio che presenta (e specularmente un alto livello di guadagno nel caso di successo.)
    Vero è che le start-up sono un motore imprenditoriale potente ed essenziale di questo periodo storico ed economico basta pensare a che entrate tributarie hanno garantito agli USA nell’arco degli anni le varie Apple, Microsoft e Google (si anche loro erano start-up un tempo.)

    Indubbio che le start-up si muovono con velocità doppia rispetto a quanto viene fatta dalla normativa Italiana e che cercare di “acciuffarle” risulta difficile come per un elefante inseguire una gazzella (soprattutto se l’elefante è di razza Italian-burocratica) ed è anche indubbio che qualche tentativo sia stato messo sul piatto dal  decreto legge n.1 del 24 Gennaio 2012 che ha dato vita alla società semplificata a responsabilità limitata (che sarà operativa tra Aprile e Maggio.)

    La questione è però un’altra ed è: Basta quanto è stato fatto? E’ abbastanza?

    In Svezia è stata, già da anni, riconosciuta l’essenzialità di una politica a favore delle  start-up e questo riconoscimento ha portato il paese Svedese a convertirsi in un distretto industriale popolato da nuove imprese, tutte giovani, tutte fresche (e tutte paganti le tasse.)

    Come è stato possibile questo? Una quota del Prodotto Interno Lordo svedese è stato prontamente destinato al finanziamento delle start-up, questo ha aumentato insediamenti di nuove imprenditorialità in Svezia (negli ultimi 10 anni c’è stata una crescita del 250% degli investimenti dall’estero.) Esempi pratici? Addirittura un 35% di tutte le imprese europee quotate si concentrano in Svezia… ti dice nulla Spotify? E Skype?

    Un punto debole Italiano risiede anche nella rigidità del sistema  (normativo, corporativo…) e nella sua incapacità di adattarsi al nuovo.
    In questi giorni il tema principale ed in testa a tutte le testate giornalistiche sono le modifiche all’art. 18 dello statuto dei lavoratori e le conseguenti modifiche al mercato del lavoro.
    Non voglio togliere alcuna importanza ad un tema così importante per le imprese e per i lavoratori italiani. La questione se si parla di start-up è un’altra.

    Alle aziende innovative, alle start-up, interessa sul serio la discussione sul mercato del lavoro? Nel senso che in Italia (e qui la rigidità) una eventuale Apple si vedrebbe costretta ad applicare un’eventuale contratto collettivo nazionale del commercio (o dei metalmeccanici magari?) Google sicuramente non è stato costretto a regole rigide imposte da un contratto collettivo nazionale che neanche lontanamente potrebbe adattarsi alla flessibilità imprenditoriale che lo denota.

    La flessibilità, l’innovazione e la “freschezza” delle nuove start-up Italiane dovrebbe essere “coccolata” da una flessibilità negoziale altrimenti le soluzioni alternative sono per forza di cose l’aprire ed operare fuori dall’Italia. Basta forse il regime dei minimi?

    Soluzioni attuali per le start-up made in Italy? il venture capital ed i business angels.
    Se il finanziamento statale non arriva (o non c’è proprio) non esiste una soluzione migliore di affidarsi ad investimenti privati.
    La commissione europea ha capito che con gli attuali problemi delle banche del vecchio continente (e non) l’unica soluzione è spingere il più possibile per il venture capital  e per fortuna anche in Italia stanno nascendo degli incubatori importantissimi per le start-up come la H-farm di Treviso.

    Le idee nel fare impresa sono in continuo movimento e non vogliamo che un giorno gli storici guardando al 2012 e alle occasioni (e alle start-up) perse si ritrovino a scomodare ancora una volta Tito Livio.

    Dum Romae consulitur, saguntum expugnatur.

     

    Foto: Interno Post By Seth1492, Slider By workingcapitalteam via Flickr C.C. Attribution
  • 5 regole per la tua internet startup

    5 regole per la tua internet startup

    Sembra sempre più facile ed interessante la possibilità di iniziare un business sfruttando le potenzialità del web. Il numero delle abitazioni italiane con un collegamento internet è sempre maggiore e un numero sempre più alto di consumatori sono costantemente connessi grazie a smartphones e tablets.
    Conseguentemente per un business basato sul web questo si traduce in un mercato ampissimo di clienti disponibili ovunque siano ed in qualsiasi momento.

    I costi legati alle tecnologie richieste per iniziare un business online sono precipitati. L’abbonamento per l’hosting di un sito internet o un blog è decisamente irrisorio.
    In più il livello di training tecnico necessario per fare un sito internet o uno store online non è più una barriera insormontabile e soprattutto se ti devi far aiutare da qualcuno nel farlo non ti costa più cifre da capogiro.

    Se stai pensando di iniziare un nuovo business renditi conto che mentre molte cose sono cambiate in questi anni ci sono alcuni principi da seguire che continuano a rimanere gli stessi, tutti elementi che compongono un business plan di qualità.

    Eccoti alcune linea guida che sono state utili nel mondo degli affari per decenni… E puoi applicarle ancora oggi per far iniziare la tua start-up in modo ottimale!

    Regola per la tua start-up #1: Il tuo nuovo business deve risolvere un problema ed essere di beneficio a qualcuno.

    Cosa rende il tuo business così irresistibile da far metter la mano ai portafogli ai tuoi clienti?  Aspetta ad iniziare un attività se non hai ancora una risposta convincente a questa domanda.
    Rispondere a questa domanda ti aiuterà sicuramente a definire meglio il tuo business e a identificare le priorità più importanti. Quelle priorità saranno focalizzate ad aiutare i tuoi clienti a risolvere un problema.

    Regola per la tua start-up #2: Studia i punti forti ed i punti deboli della concorrenza.

    Qualsiasi business ha concorrenza. La concorrenza non è rappresentata solamente da un attività simile alla tua. Considera piuttosto qualsiasi altra attività che risolve il medesimo problema o risponde agli stessi bisogni cui rispondi tu con la tua attività e potenzialmente per gli stessi tuoi clienti.

    Il blog che vende una serie di webinar compete con la libreria e allo stesso tempo con l’università online. Rispondono tutti allo stesso bisogno dei clienti solamente in modo leggermente diverso.
    Oltre a sapere chi sono i tuoi concorrenti devi sapere anche dove eccellono e dove hanno delle mancanze. Fatti una mappa dei loro pro e dei loro contro confrontati ai tuoi pro e ai tuoi contro.

    Regola per la tua start-up #3: Conosci i tuoi clienti e in che modo prendono decisioni quando acquistano.

    Una cosa è conoscere chi sono i tuoi potenziali clienti, un’altra è sapere in che modo decidono di acquistare. Gli imprenditori più di successo sanno COME pensano i loro clienti. Cosa importa maggiormente ai tuoi clienti? Il prezzo? La convenienza? Il servizio? Quali sono gli altri fattori che influenzano la sua decisione?
    Non accontentarti di sapere solamente CHI saranno i tuoi clienti. Cerca di capire perchè comperano e perché compereranno da te.

    Regola per la tua start-up #4: Crea un budget per iniziare il tuo business ed uno per la fase operativa.

    Se stessi volando su un aereo che deve attraversare l’oceano vorresti sapere quanto carburante ti serve per decollare o di quanto te ne serve per sorvolare tutto l’oceano?
    La risposta è ovvia. Ma nonostante ciò ancora oggi molti imprenditori si focalizzano solamente sui costi per iniziare l’attività e poi gli manca capitale per sostenere il loro business.
    Ad esempio non hanno soldi per fare pubblicità o promuovere la loro attività.
    Non è una novità il fatto che il motivo principe di fallimento dei nuovi business è solitamente la mancanza di capitale.

    Se hai intenzione di aprire una start-up , assicurati che il tuo budget tenga in conto quanto ti servirà ad iniziare e a sostenere il tuo business fino a che diventa profittevole.
    Calcola anche l’eventualità che i tuoi profitti crescano meno velocemente del previsto e non lasciare che qualche errore di calcolo fermi il tuo business in crescita.

    Regola per la tua start-up #5: Gioca se ami il gioco.

    Avere passione per quello che fai è essenziale per aver successo. La ragione è semplice: avere successo nel business richiede perseveranza. Devi amare quello che stai facendo per non abbandonarlo anche nei momenti un po’ bui.
    Molti imprenditori di successo ti diranno che gli ci è voluto più tempo di quanto si erano programmati per iniziare a far soldi. Se non avessero amato quello che stavano facendo e non avessero avuto la passione a sostenerli forse avrebbero mollato la presa poco prima della linea di arrivo.

    Se hai la voglia e la passione di iniziare un nuovo business sfruttando le possibilità del web segui queste 5 regole ed inizierai con il piede giusto.

    Pochi sentieri nella vita lavorativa di una persona sono così soddisfacenti come l’iniziare ed avere successo nel proprio business. Provaci.

    Articolo liberamente tradotto e riadattato da fresheventure.com