Categoria: Economia

  • Verso la creazione di un “Common European Sales Law”

    Verso la creazione di un “Common European Sales Law”

    Sei una PMI e vorresti emergere nel mercato europeo?
    Sei un consumatore e ti piacerebbe acquistare prodotti a prezzi più competitivi?

    La recentissima “Proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio relativo ad un diritto comune europeo della vendita” (cd. CESL, Common European Sales Law) presentata a Bruxelles dalla Commissione Europea l’11 ottobre 2011 mira proprio “migliorare l’instaurazione e il funzionamento del mercato interno facilitando l’espansione degli scambi transfrontalieri per le imprese e gli acquisti transfrontalieri per i consumatori” .

    La ratio di tale proposta è quella di creare, in ambito comunitario, un diritto comune ‘opzionale’ da applicare ai contratti di vendita nelle operazioni transfrontaliere.

    Ai sensi dell’art. 4 del regolamento, “un contratto fra professionisti è transfrontaliero se le parti hanno la residenza abituale in paesi diversi, uno dei quali almeno sia uno Stato membro” mentre, “un contratto fra un professionista e un consumatore è transfrontaliero se l’indirizzo indicato dal consumatore, l’indirizzo di consegna del bene o l’indirizzo di fatturazione si trovano in uno paese diverso da quello in cui il professionista ha la residenza abituale e almeno uno di questi paesi è uno Stato membro”.

    In sintesi, il Common European Sales Law è un corpus normativo autonomo ma facoltativo, quindi applicabile su base volontaria in virtù di un espresso accordo tra le parti. Ogni professionista sarà così libero di scegliere se predisporre un contratto secondo questo regime (sistema di opt-in) o di applicare il diritto contrattuale nazionale previgente (che non subirà alcuna modifica).

    La proposta di regolamento si prefigge l’obiettivo di realizzare un livello elevato di protezione dei consumatori ma soprattutto di aiutare le PMI a trarre maggiore profitto dalle opportunità offerte dal mercato.

    La relazione di accompagnamento alla proposta ha infatti evidenziato come la differenza “tra i singoli diritti dei contratti degli Stati membri” rappresenti “un ostacolo per chi […] intenda effettuare scambi transfrontalieri nel mercato interno”.

    L’applicazione del diritto comune europeo  agli scambi transfrontalieri – sia tra imprese (B2B) che tra imprese e consumatori (B2C) – permetterà di superare ogni difficoltà legata alla scelta di quale diritto dei contratti applicare e la conseguente necessità per i professionisti di adeguarsi ai diversi diritti nazionali, comportando un sensibile risparmio sui costi di transazione.

    L’adozione di tale regolamento comporta vantaggi anche sotto il profilo concorrenziale: con l’aumento della concorrenza nel mercato interno, infatti, cresce anche la possibilità dei consumatori di accedere alle offerte provenienti da tutta l’UE (a prezzi inferiori), pur godendo di certezze in ordine ai loro diritti.

    Tra i punti di forza della proposta di regolamento deve evidenziarsi:

    – la cospicua tutela del contraente debole – sia esso consumatore o professionista – idonea a generare fiducia nel mercato e quindi a contribuire al suo sviluppo;

    – l’obbligo di assicurare continui flussi informativi e trasparenza in ogni fase contrattuale;

    – la predisposizione di una nota informativa standard sul diritto comune europeo;

    – la possibilità di sindacare nonché sanzionare – anche con un intervento giurisdizionale – l’ingiustizia contrattuale in caso di alterazione funzionale della causa (ovvero in caso di eccezionale e imprevedibile mutamento delle circostanze nel momento di esecuzione del contratto).

    Anche il Consiglio Nazionale Forense, con un comunicato stampa dell’11 aprile 2012, ha salutato con favore il progetto della Commissione europea volto alla creazione di un “Common European Sales Law”.

    Sebbene la proposta della Commissione non sia andata esente da rilievi critici, è stato rilevato che “una disciplina uniforme nei 27 paesi Ue favorirà gli scambi transfrontalieri promuovendo le esportazioni delle piccole e medie imprese e la crescita economica”.

    A ben vedere, la proposta si pone in linea con le molteplici attività di armonizzazione del diritto europeo promosse dal Consiglio nazionale forense e dal suo presidente Guido Alpa e costituisce un importante tassello per la creazione di un codice civile europeo.

    Link utili:

    Proposta di regolamento:

    Link comunicato stampa Regolamento Europeo: 

    Link comunicato stampa del Consiglio Nazionale Europeo:

    Articolo di Licya Spada, 26 anni, laureata in Giurisprudenza, specializzata in professioni legali presso la Scuola di specializzazione per le Professioni legali dell’Università di Bologna.

     

     

     

    Foto: By Swishphoto Via Flickr, Creative Commons Atributions.
  • Internazionalizzazione ed export? Udine: 10 e 11 Luglio 2012

    Internazionalizzazione ed export? Udine: 10 e 11 Luglio 2012

    E’ decisamente interessante e degno di nota il programma di attività estive dedicate all’internazionalizzazione d’azienda proposto dalla Camera di Commercio di Udine, attraverso l’Azienda Speciale Imprese e Territorio e con il finanziamento di Unioncamere. La due giorni di sessioni di lavoro che si terrà il 10 e l’11 di Luglio presso la sede della Camera di Commercio di Udine sarà orientato principalmente a favorire l’internazionalizzazione delle imprese “matricole” ossia quelle aziende che non hanno mai operato sui mercati esteri o che hanno partecipato solo a sporadici eventi fieristici esteri.

    L’evento sull’internazionalizzazione vedrà la collaborazione di qualificati esperti SACE  e di marketing internazionale, con l’obiettivo di contribuire a fornire le conoscenze utili ad un approccio consapevole ai mercati internazionali.

    Programma:

    Martedì 10 luglio 2012

    • 9.15 APERTURA LAVORI
Giovanni Da Pozzo, Presidente della Camera di Commercio di Udine
    • 9.30 Il rischio paese e la sua analisi
Carlo Guarinoni,  Senior manager Sace
    • 11.30 L’analisi della controparte privata estera
Mariano Di Biagio,  Senior Risk Analyst Sace
    • 13.00 CONCLUSIONE PRIMA PARTE
    • 14.00 Le clausole maggiormente rilevanti nei contratti di fornitura internazionale
Antonio Bartolo, Divisione Legale societario e Compliance Sace
    • 15.45 Il recupero dei crediti insoluti
Antonio Bartolo,  Divisione Legale societario e Compliance Sace
    • 17.15 CONCLUSIONE

    Mercoledì 11 luglio 2012

    • 9.30 Orientamento sui mercati internazionali
    • Roberto Corciulo,  Chairman IC&Partner Group
    • PARTE PRIMA
• La globalizzazione e i nuovi attori del commercio internazionale
• Il mercato unico europeo
    • 11.30 PARTE SECONDA
• L’internazionalizzazione come strumento di crescita
• La scelta d’internazionalizzare
• Andamento dei mercati e posizionamento strategico
    • 12.30 Dibattito e somministrazione di questionario per la rilevazione di attività 
e mercati di potenziale interesse per le Piccole e Medie Imprese
    • 13.00 CONCLUSIONE

    Le sessioni sono previste per un massimo di 20 partecipanti. La partecipazione all’evento è gratuita e aperta a tutte le imprese interessate previo invio della scheda di adesione. Per informazioni più dettagliate sulle modalità di partecipazione consulta il sito ufficiale della Camera di Commercio di Udine.

  • Manifesto per un nuovo modello di ricerca e offerta di lavoro in Italia

    Manifesto per un nuovo modello di ricerca e offerta di lavoro in Italia

    Questa riflessione parte da due assunti:

    1) Rispetto a quanto avviene in Paesi simili al nostro, in Italia il mercato delle società di intermediazione online è notevolmente ridotto.

    2) Le agenzie interinali italiane sono in proporzione tra le più forti in Europa.

    Questi fenomeni non sono di certo sufficienti a spiegare la crisi dell’occupazione che affligge il nostro Paese, ma rappresentano senz’altro tasselli significativi di questo puzzle. Si invita perciò a riflettere sull’ipotesi che in Italia in molti faticano a trovare un impiego non solo perché l’offerta è bassa a causa dell’attuale contesto macroeconomico, ma anche perché i servizi di intermediazione tra domanda e offerta di lavoro sono carenti, la regia dello Stato in questo settore distratta, la comunicazione tra mondo accademico e mondo del lavoro insufficiente, e, aspetto da non sottovalutare, nelle scuole non si racconta abbastanza il mondo del lavoro e non si spiega a sufficienza quali siano i possibili percorsi professionali.

    I governi come si sono comportati finora? Oltre ad aver dato vita ad un sistema in cui gli ammortizzatori sociali sono carenti e la flessibilità del lavoro elevata, non hanno elaborato una solida strategia di lungo periodo volta migliorare le modalità della ricerca d’impiego. L’architettura dell’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro in Italia pare schizofrenica, asimmetrica ed incoerente: gli strumenti offerti dallo Stato, quali i centri di impiego, Almalaurea, Cliclavoro e Campus Mentis sono inadeguati, non sono messi a sistema e, essendo carente il dialogo con i player privati del mercato del recruiting, formano uno quadro inefficiente.

    Questo non è un manifesto a supporto delle agenzie di recruiting online, ma un appello alle istituzioni perché si impegnino a razionalizzare il mercato dell’intermediazione, della selezione e del recruiting.

    Quello che auspico è che i Ministeri del Lavoro, dello Sviluppo Economico, dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nonché le principali società di recruiting ed intermediazione e tutti gli altri stakeholders di questo mercato accantonino gli interesse di parte, adottino un approccio cooperativo e si siedano intorno a un tavolo per delineare una nuova architettura di questo mercato.

    Perché dovrebbero farlo? Un unico portale visibile, riconoscibile e fruibile, che goda del credito del governo, che sia più efficace di Cliclavoro e che coinvolga le società di recruiting online avvantaggerebbe sia le istituzioni, che ne guadagnerebbero in termini di consenso, sia le società di recruiting, il cui mercato si espanderebbe, sia, soprattutto, i giovani stessi, che potrebbero contare su strumenti più funzionali e solidi per la ricerca di impiego.

    A questo portale si dovrebbe accompagnare, sul lato della formazione, una politica mirante a parlare di più e meglio di lavoro nelle scuole: nelle scuole primarie e secondarie si dovrebbero dedicare più tempo ed energie nello spiegare quali percorsi professionali esistono, alimentando i sogni degli studenti e coltivandone le vocazioni.

    Concludendo: diffondere le pratiche della pubblicazione dei posti vacanti da parte delle imprese e della candidatura online attraverso invio di curriculum e lettera motivazionale da parte di coloro che cercano lavoro equivale a promuovere la cultura del merito e della trasparenza in un Paese dove, per l’assegnazione dei posti di lavoro, la logica del contatto personale è quella dominante.

     

    Cosa ne pensi? Leggi la versione integrale e commenta!

    Link: Manifesto per un nuovo modello di ricerca e offerta di lavoro in Italia

     

    Articolo di Mattia Corbetta, 27 anni, laureato in relazioni internazionali e internazionalizzazione dell’impresa, laureando in storia contemporanea, è consulente per i Ministeri dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e dei Trasporti.

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    Questo documento riflette esclusivamente le opinioni dell'autore, senza impegnare la responsabilità delle Istituzioni di appartenenza.
    
    Foto: by woodleywonderworks via Flickr, CC Attribution
  • Workshop a Treviso 13 Giugno: “Pronti ad esportare?”

    Workshop a Treviso 13 Giugno: “Pronti ad esportare?”

    Quando si pensa ad esportare i propri prodotti in un mercato estero i fattori da tenere in considerazione sono molteplici: dagli aspetti fiscali e doganali fino alla cultura del paese di “destinazione” passando per le normative internazionali ed il marketing.
    Esportare richiede formazione personale ma anche sostegno da parte di chi di export se ne intende e lo fa di mestiere, ad ognuno il suo insomma.
    Per quel che riguarda la formazione personale ci sembra importante segnalare questo workshop gratuito organizzato dalla Camera di Commercio di Treviso dal titolo “Pronti ad esportare? – introduzione alle principali problematiche del commercio estero.”

    Obiettivo dell’evento?

    Fornire un quadro sintetico ma al tempo stesso utile per identificare quali sono le principali tematiche che le imprese devono essere in grado di affrontare per gestire al meglio le operazioni commerciali con i clienti esteri.

    Programma:

    • Panoramica sulla contrattualistica internazionale;
    • I diritti di proprietà industriale nei rapporti internazionale;
    • Pagamenti internazionali e recupero del credito all’estero;
    • Gli aspetti fiscali e doganali delle operazioni internazionali;

    Il termine per aderire al workshop è l’8 di giugno e l’evento si terrà presso la sala conferenze della Camera di Commercio di Treviso, Piazza Borsa, 3/B – Treviso. Per maggiori informazioni e per iscriversi consulta questa pagina della Camera di Commercio di Treviso.

     

  • Workshop a Padova 12 Giugno:  “Come evitare i mancati pagamenti?”

    Workshop a Padova 12 Giugno: “Come evitare i mancati pagamenti?”

    La Camera di Commercio di Padova ha organizzato per il 12 Giugno 2012 un workshop gratuito per le imprese e per i professionisti intitolato: “Incassi sicuri: come evitare i mancati pagamenti.”
    Avere una visione più completa, specialmente nel momento attuale, sul come tutelarsi in caso di insoluti ci sembra molto importante e si inserisce sicuramente in una nuova tendenza da parte dei professionisti a fare rete (vedi un precedente articolo sull’iniziativa veronese Virtubuzz) per tutelarsi da clienti inaffidabili.

    Come dicevamo il seminario della Camera di Commercio di Padova è gratuito ed è necessario solamente iscriversi online:

    – Seminario a Camposampiero 12 Giugno ore 9:00 (clicca qui)
    – Seminario a Padova 12 Giugno ore 15:00 (clicca qui)

    Riportiamo il programma del corso così potrete capire se potrebbe interessarvi e fare al caso vostro:
    – Quel cliente mi pagherà?  Informazioni sull’affidabilità commerciale;
    – Mi organizzo per diminuire il rischio di non essere pagato;
    – Non sono stato pagato: che cosa posso fare? (dai solleciti alle azioni legali da intraprendere);
    – La mediazione civile come metodo per recuperare i propri crediti;

    I docenti? 

    • Liana Benedetti, funzionario della Camera di Commercio di Padova coordina varie attività di promozione economica, di promozione dell’imprenditorialità e di formazione.
    • Riccardo Casarin, avvocato in Venezia. Esperto in diritto societario, in procedure concorsuali e in contract management. E’ Senior advisor in VANCE dal 2005 nelle attività di due diligence, business transaction e fraud investigation.
    • Alessandra Grassi, avvocato. Si è occupata per diversi anni della gestione e recupero crediti presso istituto di credito. Ora è mediatore presso la Camera arbitrale nazionale ed internazionale di Milano, Monza e Istituto Superiore di Conciliazione di Bergamo.

    Liana Benedetti assieme all’Avvocato Alessandra Grassi hanno anche scritto un libro in merito all’argomento intitolato proprio “Incassi sicuri” libro di cui potete trovare un estratto in pdf qui.

    Per maggiori informazioni in merito al workshop consultate il sito della Camera di Commercio di Padova. 

    Foto by danielmoyle, via Flickr, Creative Commons Attribution.
  • Brasile, terra di opportunità per le PMI Italiane

    Brasile, terra di opportunità per le PMI Italiane

    15 regioni, 230 Imprese Italiane, 4 giorni di incontri bilaterali e 600 operatori commerciali e rappresentanti Istituzionali Italiani e brasiliani coinvolti.
    A cosa si riferiscono questi numeri? Ad una missione imprenditoriale di 4 giorni appena conclusasi in Brasile con il supporto dell’Ice e guidata dal sottosegretario del ministero degli affari esteri Marta Dassù.

    Settori coinvolti?

    • Nautica;
    • Green economy;
    • Agroindustria;
    • Energia;
    • Automotive;
    • Edilizia;
    • Housing sociale;
    • Legno-arredo;
    • Logistica;
    • Moda;

    Regioni coinvolte?

    Marche (Regione coordinatrice), Veneto, la Provincia autonoma di Trento,  Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria
    La missione ha avuto diverse tappe ed ha toccato la città di San Paolo, San Josè Dos Campos, Curitiba, Santos e Belo Horizonte portando gli imprenditori italiani a “toccare con mano” le potenzialità Brasiliane.

    Il Brasile è stato individuato come paese prioritario nel piano made in Italy del Ministero dello Sviluppo Economico, anche in considerazione della possibilità di trovare sinergie collegate all’anno dell’Italia in Brasile nel 2011/2012 (“Momento Italia-Brasile”), e allo svolgimento in questo Paese della Coppa del Mondo di Calcio nel 2014 e delle Olimpiadi nel 2016.

    Un pò di numeri:
    Il Prodotto Interno Lordo Brasiliano è stimato in crescita del 3,2% nel 2012 e può contare su riserve internazionali di circa 360 miliardi di dollari.
    700 sono le filiali di imprese italiane già presenti in Brasile e grazie alla missione è stato dato un nuovo impulso alla relazione Italia-Brasile con oltre 4.000 richieste di incontri business.
    Da sottolineare infine come l’export Italiano ha fatto registrare un + 24% nell’ultimo anno proveniente per il 54% da PMI. Possibilità di crescita? Moltissime.

    Guarda il video Missione Sistema Italia Brasile

    Per maggiori informazioni sugli esiti dell’iniziativa e sui protocolli di intesa firmati clicca qui.

    Foto: By Tex via flickr, C.C. Attributions.
  • L’e-commerce galoppa nel 2012

    L’e-commerce galoppa nel 2012

    A dispetto del commercio “reale”, il commercio elettronico nell’ultimo anno galoppa a ritmi vertiginosi.
    Il fatturato del commercio elettronico ha raggiunto la quota di 19 miliardi di euro nel 2011, un aumento di circa il 32% rispetto all’anno precedente, cifre incredibili se paragonate all’andamento statico o addirittura negativo del commercio “reale”.
    Il settore che traina maggiormente il commercio elettronico è il tempo libero (55%), seguito dal turismo (24,5%) e dalle assicurazioni (6%).
    Nonostante il periodo sfavorevole per il commercio in generale, la rete ottiene un rendimento migliore rispetto alla tradizionale distribuzione, sia per i prezzi spesso più bassi e sia per la maggiore varietà di prodotti a disposizione del consumatore.
    La presenza italiana resta limitata, anche se oggi più numerosa del passato, le nostre imprese sentono comunque la necessità di ampliare verso l’estero il loro business non solo per creare maggiori ricavi ma anche per poter competere con la concorrenza internazionale, si sottolinea inoltre che poco meno del 33% delle imprese italiane non vende prodotti all’estero.
    Secondo le stime, il 2012 dovrebbe chiudersi con un fatturato di circa 25 miliardi di euro.
    Nel frattempo, in questo periodo, il governo dovrebbe dare attuazione alla direttiva europea 2009/136/CE in merito alla nuova regolamentazione inerente all’utilizzo dei cookies, i file che le aziende depositano nei nostri pc per tracciare i nostri comportamenti in rete (in maniera anonima), molto utili per le imprese che utilizzano il commercio elettronico per capire le dinamiche comportamentali dei consumatori riguardo ai loro prodotti.
    Il nostro governo in merito ha varie possibilità per recepire la direttiva comunitaria e la scelta di una soluzione rispetto ad un’altra potrà avere implicazioni, anche di rilievo, per quel che concerne la privacy dei consumatori in rete.

    Foto: By Fosforix via Flickr, Creative Commons Attribution
  • Veneto e Cina tra timori e opportunità: workshop

    Veneto e Cina tra timori e opportunità: workshop

    La Cina da paese principalmente produttore a basso costo sta progressivamente diventando un mercato ideale dove vendere prodotti: grazie alla crescita sostenuta degli anni scorsi si calcola che nel 2015 la fascia di popolazione benestante raggiungerà circa i 200 milioni, praticamente la somma della popolazione d’Italia, Germania e Francia.

    Si tratta quindi di un mercato di nuovi ricchi molto ben disposti a comprare i nostri prodotti di lusso, in quanto essi rappresentano uno “status symbol”, la prova tangibile di essere arrivati in alto nella società.

    Nell’abito di questo nuovo trend, l’Università degli Studi di Padova – Dipartimento di scienze politiche, giuridiche e studi internazionali, nell’ambito del progetto Fondo Sociale Europeo, organizza il workshop “Le politiche regionali a supporto delle Pmi venete in Cina: esperienze e prospettive”, che si terrà mercoledì 30 maggio 2012 alle ore 14.00 presso l’Università degli Studi di Padova – Archivio Antico Palazzo Bo (Via VIII febbraio 2 – Padova).

    Per visualizzare l’invito clicca qui

  • Il Nordest traina PIL ed export -Infografica-

    Il Nordest traina PIL ed export -Infografica-

    A Roma il 3 maggio 2012 in occasione della 10° Giornata dell’Economia è stato presentato il Rapporto Unioncamere 2012 con cui si è cercato di fotografare l’attuale situazione economica Italiana ed averne una visione prospettica per il 2013. Gli ambiti analizzati sono stati principalmente PIL, esportazione di beni verso l’estero, investimenti e tassi occupazionali.

    L‘Italia risulta essere ancora “divisa” in queste stime in quanto, con riferimento al PIL le regioni del mezzogiorno risultano essere le più penalizzate ed il Nord Est traina la crescita con un +1,3% prospettico nel 2013.
    La media italiana per il PIL prevista per il 2013 è dello 0,8%.mentre, sempre per il 2013 è previsto un +3.9% nell’export Italiano ed anche in questo campo il Nord Est la fa da padrona con un +4,7%.

    Ecco l’infografica relativa ai dati di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige che ti abbiamo preparato.

    Unioncamere ha infine presentato un pacchetto di proposte, vediamo i punti cruciali:

    Investimenti:
    • Introdurre un intervento a carattere straordinario che consenta alle imprese di ammortizzare in tre anni gli investimenti aggiuntivi in macchinari e attrezzature. Gli investimenti ammortizzabili dovranno essere superiori alla media di quelli effettuati nell’ultimo triennio.

    Internazionalizzazione:
    • Sottoscrizione di un patto tra governo e camere di commercio affinché, attingendo alle risorse dedicate del sistema camerale e attivando quelle dei fondi strutturali, sia possibile portare sui mercati internazionali – nei prossimi tre anni – 10mila imprese tra quelle che attualmente non esportano perché si sentono poco attrezzate per competere.

    Credito
    • Introduzione di una disciplina speciale che consenta la gestione delle crisi finanziarie prodotte dall’incaglio dei crediti verso la Pubblica Amministrazione, evitando che l’imprenditore perda il controllo dell’azienda e incorra nelle conseguenze civili e penali di un fallimento.

    Imprese
    • Rinvio per i primi due anni di attività del versamento degli acconti IVA e IRAP alla fine dell’esercizio fiscale per sostenere la creazione di imprese – non solo di quelle ad alta tecnologia, ma anche di quelle che impiegano giovani, donne e immigrati.

    Lavoro
    • Introduzione di un sistema stabile di certificazione delle competenze che, come in Germania, faccia perno sulle Camere di commercio coinvolgendo direttamente le imprese allo scopo di sostenere concretamente la riforma dell’apprendistato in chiave europea.

    Semplificazione
    • 
    Armonizzazione delle normative locali ed estensione del modello dello Sportello Unico delle Attività Produttive delle Camere di commercio a tutto il territorio nazionale.

    Vuoi saperne qualcosa di più? Controlla a questo link la pagina web di Unioncamere.

  • Srl semplificata o Ltd. Inglese?

    Srl semplificata o Ltd. Inglese?

    Molti sono i contatti che abbiamo ricevuto per ottenere maggiori informazioni sia sulle srl semplificate sia sul regime dei minimi.

    Il fattore comune a tutti i contatti? Essenzialmente la ricerca di tutte le possibilità di svolgere affari in Italia con qualche agevolazione fiscale.

    I fatti di cronaca nera imprenditoriale di questi giorni in Veneto fanno riflettere e dovrebbero far riflettere ancor di più lo stato, equitalia e tutto un sistema fiscale, creditizio e burocratico che sostanzialmente non funziona e sta distruggendo l’economia (imprenditoriale.) Giustificare il tutto con la frase “c’è la crisi quindi…” ha stancato e non produce nulla di nuovo.
    L’Italia, (di sicuro non ti dico nulla di nuovo) è  al primo posto in Europa per le tasse sulle imprese. Il peso complessivo di tributi nazionali e locali e dei contributi sociali è del 68,6%.

    Questo dato non è inventato ma è quanto indicato da Paying Taxes 2011 uno studio realizzato dalla Banca Mondiale e dalla società di consulenza PricewaterhouseCoopers. Su 183 paesi esaminati, l’Italia risulta al 167º posto, tra i paesi in cui complessivamente è più pesante il carico del prelievo.
    Se capisci l’inglese dai un occhio qui  il dato di cui ti ho parlato si trova a pagina 28.

    Proprio perchè non vogliamo fermarci ad additare il problema senza rimboccarci le maniche e non ci interessano nemmeno le chiacchiere da salotto politico  abbiamo deciso di parlare in una serie di articoli di come funziona negli altri stati UE la costituzione di srl e la tassazione societaria.

    In questo primo post parleremo di come funziona in Inghilterra la limited company, ovvero la srl di stampo inglese. A te starà capire se è interessante o meno e soprattutto se possa essere alternativa alla classica srl o alla neonata srl ad un euro.

    LTD INGLESE

    Capitale sociale della Limited: Il capitale sociale minimo è di 100 Sterline ed ALMENO una sterlina deve essere fisicamente versata (circa 1,5 €) – Idea a cui si è ispirata la srl semplificata. Se ad esempio decidi per un capitale sociale di 1000 Sterline basta versarne 1 senza essere obbligati a versare le altre 999.

    Costituzione: Non è necessario atto pubblico nè l’intervento del notaio e non è nemmeno richiesta l’iscrizione nel registro delle imprese.

    Oggetto Sociale: L’oggetto sociale di una ltd può essere “Tutto ciò che è legale” in modo da dare ampio respiro alle attività societarie.

    Costi costituzione: Il costo è di circa 500 €, paragonato ai circa 3.500 € di una srl ed ai circa 700-800 della srl semplificata.

    Agevolazioni: La LTD viene essenzialmente definita come “small company” e può accedere ad esenzioni IVA quando risponde ad almeno 2 dei seguenti 3 requisiti:

    • Un giro di affari annuale inferiore a 5,6 milioni di sterline,
    • Un totale di bilancio inferiore a 2,8 milioni di sterline,
    • Meno di 50 dipendenti.

    Statuto: Il companies act del 2006 ha previsto uno statuto standard che si applica automaticamente nel caso in cui i soci fondatori non vogliano disporre diversamente. E’ inoltre previsto (se lo si desidera) l’anonimato dei soci.

    Tassazione:   Sono previsti tre scaglioni nella tassazione dei profitti:

    • 20% per profitti fino a 300.000 Sterline;
    • Tra il 20% ed il 24%  tra 300.001 sterline e 1.499.999 sterline;
    • 26% per i redditi oltre 1.500.000 sterline;

    Partita IVA: Non si è costretti a richiederla se si prevede che il giro annuale dell’impresa sarà inferiore a 70.000 sterline. Questo comporta ovviamente una semplificazione amministrativa nella gesitone societaria.

    Ma… si può operare in Italia con una limited Inglese?

    La legislazione Europea, ed in particolare gli articoli 49 e 54 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea nonchè svariate sentenze della Corte di Giustizia Europea (Centros, Überseering e Inspire Art) consentono alle società costituite nei Paesi membri dell’UE di operare liberamente in ogni altro Paese membro, restando assoggettate alla legge del Paese di origine (c.d. libertà di stabilimento)

    Quindi una società inglese che volesse operare in Italia tramite una sede secondaria rimarrebbe assoggettata a quanto stabilito nel proprio statuto redatto secondo la normativa inglese ANCHE nel caso in cui la società operi solo ed esclusivamente in Italia. Essenzialmente all’Italia interessa che su quanto generato a livello di reddito nel mercato Italiano venga pagato in Italia essendo il reato di esterovestizione molto delicato.

    In sostanza l’imprenditore Italiano ha la facoltà di scegliere la forma giuridica per esercitare la sua attività e può prendere in considerazione anche altri paesi UE e non è di sicuro un’invenzione dell’ultima ora basta pensare che in Germania ed Olanda dal 2002 ad oggi sono circa 30.000 le imprese che si sono costituite nella forma di ltd operando come sedi secondarie di società inglesi.

    A breve tratteremo anche le legislazioni degli altri paesi UE. Seguici.

     Foto: by LaertesCTB  via Flickr, C.C. Attribution.