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  • SingRing: condividere contenuti musicali legalmente

    SingRing: condividere contenuti musicali legalmente

    Per gli editori del mondo digitale la condivisione di contenuti musicali e la preservazione del diritto d’autore rappresentano sia un binomio inscindibile che una spinosa questione… a semplificare tutto ci pensa SingRing.

    SingRing nasce nel 2009 come startup di Digital Magics, creata per risolvere l’annosa questione della condivisione di contenuti musicali nel pieno rispetto del diritto d’autore, pochi giorni fa ha lanciato “Progetto Video” firmando gli accordi con EMI Music, Sony Music Entertainment, Universal Music Italia e diverse etichette indipendenti. Grazie a SingRing è possibile per gli editori pubblicare su web, mobile e Smart TV i videoclip ufficiali nel pieno rispetto del diritto d’autore.

    Secondo Luca Messaggi, CEO di SingRing:

    “Con SingRing nasce un nuovo network musicale cross editoriale che dà: ai publisher e alle record company la possibilità di trarre valore aggiunto dalla musica on-line, agli inserzionisti l’opportunità di raggiungere un target molto interessante su un piattaforma premium completamente pianificabile e agli utenti la possibilità di fruire di un esperienza totalmente innovativa grazie ai nostri contenuti di qualità”

    Vediamo ora i punti salienti di SingRing:

    #1 Contenuti:
    SingRing permette di integrare i contenuti in maniera contestuale, automatica e in tempo reale in ogni sito.

    #2 Vantaggi per gli editori:
    Tutti gli editori web possono valorizzare i propri siti, con un modello economico a shared revenues sugli introiti pubblicitari. Gli editori possono beneficiare anche degli accordi esclusivi che SingRing ha stipulato con concessionarie e gruppi media.

    #3 Vantaggi per le case discografiche:
    La partnership con SingRing consente alle case discografiche la creazione di un nuovo network, basato su una innovativa piattaforma, in grado di controllare i contenuti distribuiti legalmente.

    Nei primi tre mesi del 2012 la musica digitale ha raggiunto una quota di mercato pari al 30% del totale in Italia, sicuramente un numero da non sottovalutare ed appetibile per SingRing e per il mercato dell’advertising relativo ai video online.
    Grazie a SingRing ora è possibile condividere contenuti musicali nel web legalmente: un passo in avanti verso l’evoluzione del mondo digitale? Si.

     

    Il sito è raggiungibile presso: http://www.singring.com/

  • Come chiamare la tua start-up. 7 punti

    Come chiamare la tua start-up. 7 punti

    La tua start-up ha bisogno di un nome e scegliere quello giusto potrebbe essere la decisione più importante che ti capiti di fare… Perché? Essenzialmente perché il nome che deciderai avrà un impatto enorme sui tuoi clienti e sui possibili investitori.
    Te lo dico senza “girarci attorno”, il nome che scegli (o non scegli) dice molto anzi moltissimo sul fatto che tu abbia capito a fondo (o meno) l’area di business che stai per entrare.

    Eccoti quindi alcuni punti chiave che vorrai tenere in mente per decidere il nome più adatto:

    1.   Unico e indimenticabile

    Vuoi un nome che si distingua dalla folla, un nome orecchiabile che rimanga “fresco” e non invecchi nel tempo. È di sicuro una sfida riuscirci perché nell’arco del tempo anche i nomi “trendy” cambiano e spesso cambiano di anno in anno rendendo più difficile trovare un nome che sia senza data di scadenza (difficile non equivale ad impossibile…)

    2.  Facile da pronunciare e da ricordare

    Pensa ad un nome che i tuoi clienti saranno in grado di pronunciare e ricordare facilmente. Ricordati che se imparano la pronuncia sbagliata poi magari quando scrivono il nome che si ricordano su google… Sono problemi perché non ti trovano più. Lascia stare gli acronimi che a gran parte delle persone non dicono nulla.

    3. Semplicità

     Semplicità nel nome equivale ad efficacia. Scegli un nome corto, due sillabe ed evita caratteri speciali. Ricordati che vuoi che il nome che scegli abbia un senso. Nomi eccentrici e strani sono comunque un rischio. Anche google è stata una scelta rischiosa ma ha pagato… A te la scelta.

    4. Dai un indizio

    Dai un indizio su cosa fai con la tua attività. Prova a ricordare ai tuoi clienti in qualche modo tramite il tuo nome i servizi o il prodotto che offri.

    5. Assicurati che il nome sia disponibile

    Questo punto può sembrarti ovvio ma molti non ci pensano; lavorano magari per giorni ad un nome per poi realizzare che non possono registrare il dominio del loro sito perché qualcuno l’ha fatto prima di loro…. E se non hai il  dominio corrispondente al nome che hai scelto, bè allora non hai nemmeno un nome e devi ricominciare da capo.

    6. Non chiudere

    Evita di decidere un nome che poi non ti permetta di aggiungere altri prodotti alla tua offerta sul mercato. Questo significa evitare di inserire localizzazioni geografiche o nome dei singoli prodotti che vendi nel nome della tua impresa (a meno che creare nicchia su un solo prodotto non sia il tuo obiettivo primario.)

     7. Sperimenta sul campo

     Prova il nome che hai (quasi) deciso su potenziali clienti. Decidi per due o tre nomi e “provali” con investitori, potenziali clienti e collaboratori. Evita la tua famiglia e i tuoi amici più stretti. Fai domande alle tue “cavie” per capire se effettivamente i nomi danno l’impressione che tu desideri.

     

    Liberamente tradotto e riadattato da cnn money 
     Foto by Radio Rover via Flickr, C.C. Attribution
  • Dov’è il futuro per le start-up e per le nuove idee Italiane?

    Dov’è il futuro per le start-up e per le nuove idee Italiane?

    Nella versione online del Sole 24 Ore è stato pubblicato un articolo intitolato “Se Apple fosse italiana avrebbe 25 miliardi in meno (per le tasse)” e sono stati presi in considerazione gli aspetti paradossali (e bloccanti per l’economia) del profilo fiscale italiano.

    Se apple dovesse nascere oggi in Italia sarebbe a pieno titolo considerata una start-up, una start-up che verrebbe  inserita in un sistema fiscale, normativo e di incentivi che risulta essere tutto fuori che pensato ad adattarsi ad una figura flessibile e bisognosa di “cure” come una start-up.

    Perchè bisognosa di cure? Essenzialmente per l’alto livello di rischio che presenta (e specularmente un alto livello di guadagno nel caso di successo.)
    Vero è che le start-up sono un motore imprenditoriale potente ed essenziale di questo periodo storico ed economico basta pensare a che entrate tributarie hanno garantito agli USA nell’arco degli anni le varie Apple, Microsoft e Google (si anche loro erano start-up un tempo.)

    Indubbio che le start-up si muovono con velocità doppia rispetto a quanto viene fatta dalla normativa Italiana e che cercare di “acciuffarle” risulta difficile come per un elefante inseguire una gazzella (soprattutto se l’elefante è di razza Italian-burocratica) ed è anche indubbio che qualche tentativo sia stato messo sul piatto dal  decreto legge n.1 del 24 Gennaio 2012 che ha dato vita alla società semplificata a responsabilità limitata (che sarà operativa tra Aprile e Maggio.)

    La questione è però un’altra ed è: Basta quanto è stato fatto? E’ abbastanza?

    In Svezia è stata, già da anni, riconosciuta l’essenzialità di una politica a favore delle  start-up e questo riconoscimento ha portato il paese Svedese a convertirsi in un distretto industriale popolato da nuove imprese, tutte giovani, tutte fresche (e tutte paganti le tasse.)

    Come è stato possibile questo? Una quota del Prodotto Interno Lordo svedese è stato prontamente destinato al finanziamento delle start-up, questo ha aumentato insediamenti di nuove imprenditorialità in Svezia (negli ultimi 10 anni c’è stata una crescita del 250% degli investimenti dall’estero.) Esempi pratici? Addirittura un 35% di tutte le imprese europee quotate si concentrano in Svezia… ti dice nulla Spotify? E Skype?

    Un punto debole Italiano risiede anche nella rigidità del sistema  (normativo, corporativo…) e nella sua incapacità di adattarsi al nuovo.
    In questi giorni il tema principale ed in testa a tutte le testate giornalistiche sono le modifiche all’art. 18 dello statuto dei lavoratori e le conseguenti modifiche al mercato del lavoro.
    Non voglio togliere alcuna importanza ad un tema così importante per le imprese e per i lavoratori italiani. La questione se si parla di start-up è un’altra.

    Alle aziende innovative, alle start-up, interessa sul serio la discussione sul mercato del lavoro? Nel senso che in Italia (e qui la rigidità) una eventuale Apple si vedrebbe costretta ad applicare un’eventuale contratto collettivo nazionale del commercio (o dei metalmeccanici magari?) Google sicuramente non è stato costretto a regole rigide imposte da un contratto collettivo nazionale che neanche lontanamente potrebbe adattarsi alla flessibilità imprenditoriale che lo denota.

    La flessibilità, l’innovazione e la “freschezza” delle nuove start-up Italiane dovrebbe essere “coccolata” da una flessibilità negoziale altrimenti le soluzioni alternative sono per forza di cose l’aprire ed operare fuori dall’Italia. Basta forse il regime dei minimi?

    Soluzioni attuali per le start-up made in Italy? il venture capital ed i business angels.
    Se il finanziamento statale non arriva (o non c’è proprio) non esiste una soluzione migliore di affidarsi ad investimenti privati.
    La commissione europea ha capito che con gli attuali problemi delle banche del vecchio continente (e non) l’unica soluzione è spingere il più possibile per il venture capital  e per fortuna anche in Italia stanno nascendo degli incubatori importantissimi per le start-up come la H-farm di Treviso.

    Le idee nel fare impresa sono in continuo movimento e non vogliamo che un giorno gli storici guardando al 2012 e alle occasioni (e alle start-up) perse si ritrovino a scomodare ancora una volta Tito Livio.

    Dum Romae consulitur, saguntum expugnatur.

     

    Foto: Interno Post By Seth1492, Slider By workingcapitalteam via Flickr C.C. Attribution
  • Linkedin: aumenta le tue vendite e la tua popolarità

    Linkedin: aumenta le tue vendite e la tua popolarità

    Okay, sei su facebook da ormai almeno un paio di anni, poi, magari, hai deciso di “farti” anche Twitter… Ma Linkedin? Linkedin l’hai sempre evitato e ne sei sempre stato alla larga. Troppo complicato. Solo per mega professionisti dal curriculum invidiabile?
    Non ne capisci l’utilità e non credi che possa essere uno strumento valido?
    Molte persone sono confuse (almeno in Italia) in merito a Linkedin e la pensano così.

    Se ci fai caso oramai su Facebook sono registrati quasi più nonni che studenti delle superiori e allora perché non sperimentare Linkedin e dare una “spintarella” al tuo business e alle tue qualifiche?

    Se ti senti troppo giovane per un network così “serioso”… Bè ti assicuro che non lo sei dato che il raggio di estensione professionale che riesce a raggiungere linkedin arriva sino a ragazzi che hanno raggiunto la maturità nel 2011. Quindi a meno che tu non sia ancora all’ultimo anno di superiori stai leggendo il post giusto.

    Attenzione: ti ho parlato di superiori e indirettamente di qualifiche professionali ed accademiche ma non sono l’unico aspetto rilevante, qui stiamo parlando di business, possibilità di creare network e crescita.
    Non c’entra solo la laurea, qui c’entra la tua storia, le tue skills e quello che puoi offrire al mercato.

    In definitiva? Se non sei su Linkedin stai perdendo del tempo (e tempo spesso equivale a soldi e questo lo sai).

    Ecco 5 ragioni per cui VUOI imparare ad usare abilmente LInkedin:

     #1 Fatti Trovare

    Linkedin non è solo fatto per trovare contatti. È pensato principalmente per farti trovare. Fai attenzione ad ogni parola che usi nella creazione del tuo profilo poiché potrebbe essere proprio ciò che qualcuno sta cercando…  E indovina? Verrà a contatto con la tua esperienza e con le tue abilità.
    Assicurati quindi che tutte le TUE parole chiave siano inserite nel tuo profilo. Qualsiasi siano le tue qualifiche, falle diventare parole chiave.

     #2 Costruisci il tuo brand in maniera professionale

    Sono sicuro che non lo sai che Linkedin ha attualmente 135 milioni di utenti registrati in tutto il mondo. Praticamente un gigantesco pagine gialle per professionisti. Sinceramente? Il fatto che tu non sia ancora su linkedin potrebbe costarti un bel po’ a livello di credibilità. Crea il tuo profilo, entra a far parte dei gruppi di tuo interesse. Ci vorrà del tempo (non poi molto) ma ti ripagherà al 100%, investimento sicuro (non sono una banca, puoi fidarti del mio rating…)

     #3 Networking ottimale

    Se sei un imprenditore, uno startupper, un libero professionista o un libero pensatore bè sicuramente sei anche un networker. Se vuoi creare netwrok online per trovare nuovi partner per il tuo business, se vuoi cercare potenziali nuovi clienti... Usi twitter? O facebook?
    Certo sono validi strumenti social ma non dispongono di tutte le informazioni che linkedin ti può fornire in merito ai profili professionali degli utenti. Pensaci, puoi cercare per parola chiave, per regione, per città, per qualifica professionale, per esperienze passate, puoi creare gruppi di interesse. Se non sono degli ottimi strumenti per fare network questi.

     #4 Linkedin è in movimento

    Una caratteristica che di sicuro non appartiene a linkedin è la staticità. Cosa intendo? Non puoi semplicemente creare un profilo utente “a caso” senza prendertene cura. La tua iscrizione non si risolve in un nome utente e password. Linkedin si muove con te nel senso che come la tua vita professionale è sempre in movimento così deve essere anche il tuo profilo. Aggiorna le esperienze, aggiungi tutti gli aspetti rilevanti della tua attività. Pensa a linkedin come ad una vetrina per te stesso.
    Se dovessi vendere una macchina avresti più probabilità di venderla tenendole pulita e lucidata e bella in mostra in una vetrina in centro città o parcheggiandola in un parcheggio sotterraneo di un centro commerciale in periferia?

     #5 Dai valore a ciò che fai, a ciò che sai e a ciò che sei

    Linkedin puoi darti molto di più di quanto puoi immaginare ora. Puoi dare un valore aggiunto all’attività che stai svolgendo, puoi sottolineare in ambito nazionale (o internazionale) le tue competenze e puoi conseguentemente dare più valore a te come persona. Se sai un’altra lingua oltre all’italiano, sfruttala, espanditi il più possibile e usa ciò che sai.
    Sono certo che non sei mai stato con le mani in mano nella tua vita e sai che la pigrizia uccide gli affari…  quindi perché dovresti farti sfuggire una delle possibilità professionali più utili della rete?

    Prossimamente ti spiegherò più in dettaglio come ottimizzare il tuo profilo, intanto? Iscriviti.

  • 5 regole per la tua internet startup

    5 regole per la tua internet startup

    Sembra sempre più facile ed interessante la possibilità di iniziare un business sfruttando le potenzialità del web. Il numero delle abitazioni italiane con un collegamento internet è sempre maggiore e un numero sempre più alto di consumatori sono costantemente connessi grazie a smartphones e tablets.
    Conseguentemente per un business basato sul web questo si traduce in un mercato ampissimo di clienti disponibili ovunque siano ed in qualsiasi momento.

    I costi legati alle tecnologie richieste per iniziare un business online sono precipitati. L’abbonamento per l’hosting di un sito internet o un blog è decisamente irrisorio.
    In più il livello di training tecnico necessario per fare un sito internet o uno store online non è più una barriera insormontabile e soprattutto se ti devi far aiutare da qualcuno nel farlo non ti costa più cifre da capogiro.

    Se stai pensando di iniziare un nuovo business renditi conto che mentre molte cose sono cambiate in questi anni ci sono alcuni principi da seguire che continuano a rimanere gli stessi, tutti elementi che compongono un business plan di qualità.

    Eccoti alcune linea guida che sono state utili nel mondo degli affari per decenni… E puoi applicarle ancora oggi per far iniziare la tua start-up in modo ottimale!

    Regola per la tua start-up #1: Il tuo nuovo business deve risolvere un problema ed essere di beneficio a qualcuno.

    Cosa rende il tuo business così irresistibile da far metter la mano ai portafogli ai tuoi clienti?  Aspetta ad iniziare un attività se non hai ancora una risposta convincente a questa domanda.
    Rispondere a questa domanda ti aiuterà sicuramente a definire meglio il tuo business e a identificare le priorità più importanti. Quelle priorità saranno focalizzate ad aiutare i tuoi clienti a risolvere un problema.

    Regola per la tua start-up #2: Studia i punti forti ed i punti deboli della concorrenza.

    Qualsiasi business ha concorrenza. La concorrenza non è rappresentata solamente da un attività simile alla tua. Considera piuttosto qualsiasi altra attività che risolve il medesimo problema o risponde agli stessi bisogni cui rispondi tu con la tua attività e potenzialmente per gli stessi tuoi clienti.

    Il blog che vende una serie di webinar compete con la libreria e allo stesso tempo con l’università online. Rispondono tutti allo stesso bisogno dei clienti solamente in modo leggermente diverso.
    Oltre a sapere chi sono i tuoi concorrenti devi sapere anche dove eccellono e dove hanno delle mancanze. Fatti una mappa dei loro pro e dei loro contro confrontati ai tuoi pro e ai tuoi contro.

    Regola per la tua start-up #3: Conosci i tuoi clienti e in che modo prendono decisioni quando acquistano.

    Una cosa è conoscere chi sono i tuoi potenziali clienti, un’altra è sapere in che modo decidono di acquistare. Gli imprenditori più di successo sanno COME pensano i loro clienti. Cosa importa maggiormente ai tuoi clienti? Il prezzo? La convenienza? Il servizio? Quali sono gli altri fattori che influenzano la sua decisione?
    Non accontentarti di sapere solamente CHI saranno i tuoi clienti. Cerca di capire perchè comperano e perché compereranno da te.

    Regola per la tua start-up #4: Crea un budget per iniziare il tuo business ed uno per la fase operativa.

    Se stessi volando su un aereo che deve attraversare l’oceano vorresti sapere quanto carburante ti serve per decollare o di quanto te ne serve per sorvolare tutto l’oceano?
    La risposta è ovvia. Ma nonostante ciò ancora oggi molti imprenditori si focalizzano solamente sui costi per iniziare l’attività e poi gli manca capitale per sostenere il loro business.
    Ad esempio non hanno soldi per fare pubblicità o promuovere la loro attività.
    Non è una novità il fatto che il motivo principe di fallimento dei nuovi business è solitamente la mancanza di capitale.

    Se hai intenzione di aprire una start-up , assicurati che il tuo budget tenga in conto quanto ti servirà ad iniziare e a sostenere il tuo business fino a che diventa profittevole.
    Calcola anche l’eventualità che i tuoi profitti crescano meno velocemente del previsto e non lasciare che qualche errore di calcolo fermi il tuo business in crescita.

    Regola per la tua start-up #5: Gioca se ami il gioco.

    Avere passione per quello che fai è essenziale per aver successo. La ragione è semplice: avere successo nel business richiede perseveranza. Devi amare quello che stai facendo per non abbandonarlo anche nei momenti un po’ bui.
    Molti imprenditori di successo ti diranno che gli ci è voluto più tempo di quanto si erano programmati per iniziare a far soldi. Se non avessero amato quello che stavano facendo e non avessero avuto la passione a sostenerli forse avrebbero mollato la presa poco prima della linea di arrivo.

    Se hai la voglia e la passione di iniziare un nuovo business sfruttando le possibilità del web segui queste 5 regole ed inizierai con il piede giusto.

    Pochi sentieri nella vita lavorativa di una persona sono così soddisfacenti come l’iniziare ed avere successo nel proprio business. Provaci.

    Articolo liberamente tradotto e riadattato da fresheventure.com

  • A Treviso la fattoria è digitale: H-Farm

    A Treviso la fattoria è digitale: H-Farm

    A Cà Tron, un piccolo paesino trevigiano, c’è una bellissima tenuta agricola ma non è una classica fattoria veneta come potrebbe sembrare dall’esterno. Non vi si allevano animali e non si raccolgono uova. Qualcosa  si raccoglie però, si raccolgono idee e sogni digitali e li   si fa crescere sani e forti per un incontro di successo con il mercato. Questa la mission dell’H-Farm.
    Questo incubatore privato di start-up è un segno positivissimo tutto italiano nel settore tecnologico in cui si sa che non siamo al top.

    Grandi le idee che vengono “incubate” in questa “fattoria digitale” e grandi anche I numeri del fattuato. Nel 2011 sono stati 25 i milioni di euro fatturati e tre le nuove sedi aperti, in America, in India e in Inghilterra.

    Ma, chi si cela dietro tutto questo?

    Nessun segreto, il suo nome è Riccardo Donadon, fondatore di H-Farm ed attuale amministratore delegato. Il suo passato digitale nasce negli anni 90 con uno dei primi progetti di e-commerce italiani. Visionario o meno Riccardo Donadon ha saputo direzionare le sue idee  seguendo sempre il vento giusto dell’innovazione.

    Il suo viaggio è comunque appena iniziato perchè il futuro che si prospetta per l’H-farm è di sicuro radioso. Dal 2005 sino ad oggi sono state portate avanti 32 iniziative e tra i casi di successo c’è sicuramente zooppa.com (un piattaforma pubblicitaria che ha rivoluzionato i meccanismi della creazione pubblicitaria dando la possibilità ai clienti di avere un ruolo attivo).

    C’è poi uno degli ultimi progetti targati H-farm e si chiama Misiedo che consiste in un servizio di prenotazione tavoli in real time per i migliori ristoranti italiani tutto gestito dalla comodità di un iPhone, iPad e web.

    Insomma le idee innovatine passano per H-farm e la parola crisi è bandita. Gli investimenti sulle nuove idee vengono concentrati nel breve periodo per diminuire I fattori di rischio e sostenere le idee di business digitali passo passo fino a comprendere se sul serio (con dati pratici) l’idea farà il “boom” sul mercato. In massimo un anno dall’inizio del progetto bisogna essere certi che l’idea funzioni.
    Idee innovative digitali finanziate da Venture capitalist e Business Angel, la direzione è nuova e l’aria è fresca soprattutto se paragonata a realtà italiane in cui l’impresa trova a fatica fondi per la sua crescita.

    Donadon ed i suoi soci sognano in grande (come è giusto che sia) e sognano di creare in provincia di Treviso un distretto di competenze dedicate al web, un crocevia, un luogo di incontro tra investitori e idee sempre più globale. Un grande network in cui colaborazione, visibilità ed apertura  la fanno da padrona.

    Secondo noi This is the way to go -questa è la strada da percorrere- e non solo nel business digitale. Chi ha orecchie da intendere…

  • Il web e le imprese italiane: la storia di una relazione (molto) travagliata

    Il web e le imprese italiane: la storia di una relazione (molto) travagliata

    Navigando per la rete ci è incappato di incorrere in in un articolo (in lingua inglese) riguardo le imprese italiane e la loro incapacità di sfruttare il web. Un articolo molto duro e altamente critico, che da un’idea di come è visto dai nostri potenziali business partner il nostro modo di affrontare il web e le sue potenzialità.

    Principalmente vengono individuate quattro cause:

    1. La maggior parte delle persone nelle imprese è troppo vecchia (mentalmente) e troppo orgogliosa;
    2. Nessuno si prende il rischio di decidere qualcosa, mai;
    3. Chi fa marketing non conosce il mercato digitale;
    4. Le persone nelle imprese italiane non hanno passione per il loro lavoro (e la vita in genere).

    Le affermazioni sono indubbiamente molto pesanti. Si potrebbe dire che è meglio che ognuno guardi a casa propria, chi è l’autore per poterci insegnare qualcosa ecc. ecc. Si potrebbe continuare per ore, il problema resterebbe insoluto e anche oggi si sarebbe persa un’ottima occasione per fare business. C’è poco da prendersi in giro!

    In un precedente post si era già parlato del tema siti aziendali e accennato al problema del fattore culturale. Giusto qualche giorno fa Deloitte ha pubblicato un suo rapporto (in inglese) riguardante Facebook e il suo impatto per l’economia europea, con numeri che appaiono confortanti per il futuro, soprattutto per quanto riguarda lo scenario italiano.

    Ma allora perché non si è ancora capita pienamente la potenzialità del web? Perché l’agenda digitale non è ancora tema principe della discussione economica nel panorama nazionale? Perché da noi esistono Silicon Valleys?

    Un po’ di autocritica non guasta

    Negare che ci sia qualcosa di sbagliato, in questo momento, equivale a volersi suicidare e uccidere sul nascere un nuovo flusso di opportunità. Perdere l’ulteriore treno con destinazione crescita.

    I quattro punti sopra elencati colgono, a nostro avviso, pienamente nel segno e riassumono molto efficacemente quanto di davvero problematico c’è nella nostra cultura d’impresa e la relativa avversione al cambiamento. Tempo per un’inversione di tendenza, fortunatamente, ce n’è ancora. Ma è necessario mettersi in discussione e voler davvero cambiare. Materiale per imparare e casi di successo da imitare ce ne sono a bizzeffe, vogliamo aspettare ancora?

    Da dove iniziare

    Per prima cosa, è necessario capire che quello che vogliamo noi non sempre è quello che vuole anche il nostro cliente, l’universo non gira solo intorno a noi ma viviamo in una realtà fatta di consumatori sempre più informati e con necessità che cambiano col tempo, bisogna quindi adattarsi.
    Se non ci accorgiamo che il mondo gira resteremo sempre indietro. L’orgoglio è il caso di metterlo da parte, è evidente che non aiuta. Se c’è qualcuno che davvero dà dimostrazione di capirne qualcosa dei nuovi trend è meglio, forse, dargli almeno una possibilità ed ascoltarlo.

    Un team degno di tal nome è fondamentale

    Uno stuolo di yes man serve a gran poco!

    Se chi ti circonda ti dice sempre di si, già dovresti capire che c’è qualcosa di sbagliato. Chi vince sul mercato è chi ha dietro un team che discute, con membri che credono e supportano con logica e fatti le proprie idee. Quello di cui hai bisogno sono collaboratori in grado di prendere decisioni, per questo motivo devono essere sia responsabili ma da te anche responsabilizzati.

    Aver paura che ti rubino il lavoro è sbagliato, non cresce la tua attività e non crescono loro. E’ necessario correre questo rischio, diversamente nessuno cresce e si è in permanente stallo. E nell’era di internet essere statici è pericoloso.

    Diversamente, con alle spalle un gruppo in grado di coprire certe parti della tua attività e di decidere al posto tuo, hai più possibilità di lavorare su quello che è più importante: trovare nuove opportunità per il tuo business.

    Una volta fatto forte il team puoi sei pronto alla sfida digitale. Un team agguerrito è un vulcano di idee, e ne hai bisogno ora più che mai.

    Non farti fregare

    Capito che hai bisogno di un modo nuovo di penetrare nel mercato e formato il team, hai ora bisogno di trovare chi possa aiutarti nel realizzare una nuova strategia.

    Ma attento! Quando tratti sul prezzo di acquisto di qualcosa sei sicuramente attento a qualsiasi dettaglio, cerchi di tirare il più possibile sul prezzo, cerchi di capire se chi hai davanti voglia rifilarti un rottame che vale poco o niente. Tutto questo perché sei informato e sai cosa ti serve.

    Con il mercato del web sei sicuramente più spiazzato, non è il tuo mestiere, non hai probabilmente molte competenze tecniche, non sai realmente come muoverti. Però ottimi meccanismi di autodifesa già li hai: il tuo istinto, la tua esperienza, il tuo team.

    Se qualcuno che millanta di “far marketing” si presenta nel tuo ufficio e ti infarcisce il cervello di paroloni in inglese associati a presentazioni di prodotti a te incomprensibili, fermati un attimo e valuta. Capisci se chi hai davanti cerca di rifilarti il rottame o se è una persona davvero competente.

    Cerca di capire cosa ti stanno offrendo, metti subito alla prova chi sta cercando di venderti il servizio. I tuoi collaboratori possono qui avere un ruolo fondamentale: aiutarti nella decisione attraverso la loro opinione.
    A prova contraria saranno loro a dover mettere in pratica le nuove strategie o chi, nel caso dei commerciali, ha a che fare con la gente tutti i giorni.
    Tutto questo però con gli yes man già a casa.

    Tu in questo caso sei l’acquirente e chi ti offre il servizio il venditore. Metterlo sotto torchio, a prova contraria, è una tua prerogativa, giusto?

    La passione è la chiave di tutto

    Tu sicuramente vivi per quello che fai, hai passione per quello che fai. Diversamente non ti saresti messo in attività.

    Comunicare un marchio o un prodotto è un lavoro di passione. Non un lavoro alla giornata.  Chi deve vendere il tuo prodotto deve essere influenzato da questa tua passione e chi deve venderti una nuova strategia di vendita deve mostrare la stessa passione per il proprio lavoro. Se non percepisci questa passione cerca qualcun altro. E’ meglio prendersi un po’ di tempo che iniziare una campagna sul web disastrosa. Sarebbero solo soldi, tempo e, nel peggiore dei casi, un danno alla propria reputazione.

    “Esserci” giusto per essere presente in un qualche modo, è l’errore più grande che si possa fare nel web. Meglio evitare, ponderare e trovarsi qualcun altro.
    In gioco c’è un investimento strategico quanto l’acquisto di un nuovo macchinario o di un capannone, è bene averlo presente fin dal primo momento!

    Se chi hai davanti passa la prova allora hai già fatto probabilmente un ottimo passo avanti per inserirti nel mondo del web. Non resta ora che crederci fino in fondo! Sei d’accordo?

  • Perché non puoi più fare a meno di un sito internet aziendale

    Perché non puoi più fare a meno di un sito internet aziendale

    Internet è ormai alla portata di tutti e ormai moltissime persone lo usano quasi quotidianamente. Chi per tenersi informato, chi per prenotarsi le vacanze, chi per svagarsi.

    Sembra che ormai corra tutto di lì.

    Purtroppo però non tutti i piccoli imprenditori hanno ancora colto pienamente la potenza di questo strumento. I dati sono inconfutabili: la maggior parte delle piccole imprese ancora non ha un sito o, se lo ha, dal punto di vista qualitativo si può parlare di veri disastri.

    Perché questa situazione?

    Le scuse possono essere molte, ad esempio costi, scarsa professionalità dei webdesigner e altro ancora. Più probabilmente tutto si può ricondurre ad una sola, vera, motivazione: il fattore culturale.

    E’ inutile inventarsi giustificazioni o altri falsi miti… per la maggior parte degli imprenditori investire in forme di pubblicità diverse dalle tradizionali è ancora visto con molto sospetto e per la maggiore si vive ancora di passaparola. Molte volte internet è visto come uno strumento per lo più incomprensibile e magari solo adatto ai più giovani.
    Aggiungendo anche una miopia assoluta da parte di tutti i governi per quanto riguarda la redazione di un’agenda digitale e condendo il tutto con un’infrastruttura tecnologica decisamente antiquata, si ha un quadro abbastanza completo della situazione.

    Come un sito può crearti nuove opportunità

    La risposta in questo caso è molto semplice: internet può essere la tua vetrina sul mondo. Attraverso esso puoi trovare clienti che non ti saresti mai immaginato di avere. Hai la possibilità di esplorare nuove nicchie di mercato, ampliare la tua notorietà e rinforzare il tuo marchio. E’ tutto questo e molto altro ancora.

    Niente di così assurdo invero. Anzi, abbastanza ovvio. Quasi il discorso di un improbabile commerciante che cerca di spacciarti un oggetto inutile come uno space shuttle in grado di portarti sulla luna!

    Quindi mi creo un sito e sono già pronto per “spaccare il mondo”?

    Assolutamente no. E’ una cosa da prendere molto sul serio. Il tuo sito è il tuo biglietto da visita, la tua lettera di presentazione per il mondo e devi saperti presentare bene. Molto bene.

    E’ a tutti gli effetti un investimento strategico. Deve essere investita un’adeguata quantità di risorse e come qualsiasi investimento deve essere adeguatamente ponderato. E deve soprattutto portarti profitto.

    Di sicuro non spenderai quanto l’acquisto di un nuovo macchinario, dal punto di vista dei soldi. In gioco però c’è la tua immagine e la tua credibilità, che è inestimabile! E’ meglio quindi andarci molto cauti.

    Non affidarti al primo che passa, solo perché riesci a strappargli un prezzaccio! Il lavoro di qualità, come ben sai, è caro però ne vale sempre la spesa.

    Perché è sbagliato pensare “basta un sito qualsiasi, tanto per esserci”

    Come prima menzionato, si parla della tua immagine, del messaggio che vuoi trasmettere. Ogni singolo dettaglio deve essere quindi teso a convincere chi ti visita che la tua è un’impresa seria, affidabile e meritevole di essere contattata per un incontro. Chi naviga su internet è molto esigente e se vede qualcosa che non ispira fiducia, mal realizzato o, ancora peggio, incomprensibile, se ne va subito e, molto probabilmente, il contatto è perso per sempre. E non è detto che il passaparola possa riportartelo indietro.

    Come posso risultare vincente?

    Prima di tutto è necessario che tu stesso abbia ben chiaro quello che vuoi comunicare al mondo. Identifica per bene i tuoi prodotti migliori, cerca di capire perché tu sei migliore rispetto alla concorrenza. Cerca anche soprattutto di capire, sulla base della tua esperienza, quello che vogliono i potenziali clienti da te, non solo quello che vuoi tu. In questo modo potrai gettare le basi per un’efficace campagna su internet e far capire a chi realizzerà il sito per tuo conto quale sia il tuo obiettivo reale.

    Come individuare un realizzatore di siti “serio”

    Non essendo il tuo mestiere e molto probabilmente avendo tu conoscenze tecniche limitate riguardo al settore, parti da una posizione di svantaggio. Ci sono però dei segnali che possono farti capire di chi ti puoi fidare e chi è assolutamente da evitare.

    Prima di tutto tieni presente che ci sono moltissimi webdesigner in giro e quindi hai accesso ad un mercato con una concorrenza abbastanza vivace. Non fermarti alla prima proposta.

    Non sei tu a dover svolgere il lavoro: chi si deve occupare della tua immagine all’esterno non è solo un “manovale”, ovvero che realizza delle pagine internet scrivendo al computer delle righe di codice incomprensibile.
    Chi dovrà curare la tua immagine nel mondo deve essere qualcuno che ci capisca di comunicazione e saperti anche indicare quale sia la migliore organizzazione dei contenuti che andranno online. Dovrai per certo fornire del materiale informativo, però lascia che sia lui ad organizzarlo in maniera coerente e di modo che sia efficace dal punto di vista comunicativo.

    Usa il tuo istinto. Se riesci a far andare avanti la tua impresa attraverso di esso, non sbaglierai neanche in questa occasione.

    Sii esigente

    Fatti mostrare delle bozze indicative e magari il portafoglio di casi di successo. Trovare qualcuno in grado di realizzare pagine è molto facile, trovare qualcuno in grado di comunicare un messaggio non lo è altrettanto.

    Tieni sempre presente che hai a che fare con un media ad alto impatto visivo: grafiche curate, foto ad effetto e feeling sono fondamentali.

    E una volta realizzato tutto questo?

    Non mollare la presa, mai e per nessun motivo. Aggiorna periodicamente il tuo sito, mostrati attivo e mostrati innovatore. Solo in questo modo potrai restare a galla per internet e trarne i massimi benefici!

    Buttarsi online, come avrai capito, non è esattamente una passeggiata. I benefici che però potrai trarre da una campagna di marketing di questo tipo sono solo vagamente immaginabili. Già solo che tu possa ampliare la base dei clienti potenziali senza muoverti dalla tua poltrona dovrebbe dirti tutto. E non è assolutamente poco.

  • Social Media: perdita di tempo o miniera di opportunità?

    Social Media: perdita di tempo o miniera di opportunità?

    Le piattaforme di social networking, se adeguatamente sfruttate, possono essere uno strumento potentissimo nelle tue mani. Potrai attraverso di esse rafforzare la tua immagine aziendale, farti conoscere al di fuori della tua zona di origine (e di conseguenza guadagnare nuovi potenziali clienti), piazzarti in posizioni migliori nei motori di ricerca, cercare nuovi contatti e, infine, avere un disposizione un canale per comunicare direttamente coi tuoi utenti/clienti.

    Tutto questo come?

    Semplicemente non devi preoccuparti di mantenere una piattaforma, con i relativi costi di gestione e quant’altro. Tu devi solo pensare a produrre contenuti di qualità e cercare di essere il più possibile presente. Ciò significa che c’è del lavoro da fare: una pagina creata e poi mai più aggiornata non ha nessun senso! Se per caso eri riuscito a coinvolgere qualcuno attraverso i tuoi primi annunci, vedrai persa anche questa chance. Là fuori c’è molta concorrenza e non puoi permetterti di restare con le mani in mano.

    Strategia: trattandosi di comunicazione nulla può essere lasciato al caso. Individua un linguaggio corretto e mantieni sempre lo stesso registro. Pubblica ad intervalli programmati, agli utenti piace avere una certa routine. Coinvolgi i tuoi clienti con promozioni, sondaggi e commenti. Lasciali “consigliarti” su ciò che desiderano dai tuoi prodotti/servizi. Potrai così avere consigli dai diretti interessati senza impazzire con strane ricerche di mercato.

    Sfrutta le possibilità di farti pubblicità all’interno delle piattaforme, tendenzialmente le campagne sono abbastanza economiche e ti permettono di personalizzare i destinatari. Utilizza lo strumento pubblicitario tenendo ben presente le statistiche di accesso e coinvolgimento della tua pagina. Hai a disposizione strumenti molto professionali a costo zero, perché non sfruttarli al meglio?

    Errori comuni

    Esistono svariate piattaforme di social networking e ognuna ha un suo target ben preciso. E’ necessario prima di tutto che tu inquadri il tipo di attività che svolgi e di conseguenza scegliere la piattaforma più adeguata. Facebook funziona ad esempio bene per pagine con gallerie di prodotti relativi ad oggetti di design, Twitter ad esempio non sarebbe allo stesso modo efficace. Il discorso cambia completamente se intendi vendere online e spingere le tue vendite con offerte promozionali di breve durata e con un discreto coinvolgimento nelle tue pagine da parte dell’utenza.

    Contenuti poco interessanti o non rilevanti: il contenuto è il principe di questo tipo di attività! Se non produci materiale di qualità, sarai punito senza appello da chi ti segue. Il coinvolgimento costante è fondamentale.
    Perché un contenuto sia di qualità, pensa prima di tutto a cosa voglia il tuo cliente, non a quello che vuoi tu. Aggiungi poi delle foto o video e per quanto possibili correlati a ciò di cui tratti. La multimedialità aiuta a coinvolgere il tuo destinatario e rende la fruizione del contenuto molto meno noiosa. Ti ricordi quei libri grigi a scuola? La creatività è una nota sempre gradita!

    Cerca sempre di utilizzare qualche programma per aiutarti, ti risparmierai tempo e noia. Per ogni social network esistono diversi tool di riferimento, attraverso i quali puoi avere un’idea più precisa dei contenuti che stai mantenendo. Diversamente rischi di fare molta confusione!

    Dedica un ammontare di tempo adeguato. Se scopri che attraverso queste piattaforme il tuo business sta effettivamente crescendo, non devi mollare la presa e imponiti un numero preciso di ore per questo compito. Se vedi che tutti gli altri impegni non ti permettono di seguire adeguatamente questo strumento, valuta molto seriamente l’idea di farti aiutare da qualcuno!

    Sei sicuro di voler perdere questa occasione per migliorare la tua attività?

  • Cloud Computing: cos’è e come potrebbe tornarti utile

    Cloud Computing: cos’è e come potrebbe tornarti utile

    Di questi tempi si sente tantissimo parlare di cloud computing, se ne elencano i benefici e ogni big player ormai offre qualcosa “cloud”. Ma in realtà di cosa si tratta e come può tornare utile al tuo business questa novità del mondo informatico?

    Definizione

    Cloud Computing è un termine generico per definire qualsiasi dato o software ospitato al di fuori della tua infrastruttura locale; più concretamente, è come salvare i dati o eseguire applicazioni in un potente e costoso computer che qualcuno gestisce per noi.

    Tipologie di servizio

    Si tende a categorizzare questo servizio in tre diverse tipologie: infrastruttura come servizio (IaaS, infrastructure as a service), piattaforma come servizio (PaaS, platform as a service) e software come servizio (SaaS, software as a service).

    • Infrastruttura come servizio (IaaS)
      Viene offerto spazio su disco virtuale, macchine virtuali ed altre risorse hardware che i clienti pagano a consumo. Viene offerto un tariffario per i servizi offerti e viene richiesto il pagamento delle sole risorse utilizzate (cicli macchina, spazio su disco riempito, ecc.).
      Amazon S3, Amazon EC2 sono esempi di questa categoria di servizio.
    • Piattaforma come servizio (PaaS)
      In questo caso si ha a disposizione un sistema di macchine virtuali, interfacce di programmazione applicazioni (API), frameworks e sistemi operativi che i clienti utilizzano per implementare per le proprie applicazioni nel Web. Force.com, Google AppEngine e Windows Azure ne sono esempi
    • Software come servizio (SaaS)
      Probabilmente la tipologia di cloud service più comune: la maggior parte degli utenti la usa su base giornaliera. In questo caso l’utente ha un’interfaccia già pronta all’utilizzo, solitamente l’accesso avviene tramite browser, e il prodotto è già preconfigurato e pronto all’utilizzo. Non è niente altro che un utilizzo in remoto di un programma.
      Esempi ne sono Gmail, Google Apps e Basecamp.

    Perché ti potrebbe tornare utile

    Svilupparsi certi servizi “in casa” costa, in termini di lavoro umano e di hardware. Mantenere in vita e in sicurezza tali servizi è altrettanto costoso e richiede figure full time con una certa competenza tecnica.

    Attraverso l’utilizzo di questa tecnologia è possibile risparmiare in acquisto di hardware, dal momento che sarà il fornitore di servizi a preoccuparsene; è possibile sviluppare applicazioni più flessibili e potenti (nel caso PaaS), avendo a disposizione un’infrastruttura virtualmente infinita e risparmiare in costi di gestione come elettricità, spazio, raffreddamento ecc.

    Oppure sarà anche possibile utilizzare dei servizi, nel caso di SaaS, già completamente preconfigurati, che ti permetteranno di essere immediatamente operativo e di pagare costi di utilizzo molto basi o, in ogni caso molto concorrenziali. Esempio di questa convenienza può essere l’utilizzo di Google Apps per la gestione dell’email e calendario aziendale di piccole imprese; l’utilizzo di software come Feshbooks per la tenuta della contabilità; oppure per l’utilizzo di software di Project management o Gestione clienti professionali. Le possibilità sono già infinite e la concorrenza è molto, per fortuna nostra, agguerrita.

    Contro

    Prima di tutto: per utilizzare un qualsiasi sistema cloud computing si viene costretti ad affidare i propri dati a qualche entità esterna alla nostra impresa. E questo è imprescindibile, il concetto stesso di cloud computing lo prevede.

    Il fatto di doversi affidare a terzi prevede inoltre che questi terzi siano affidabili e possano garantire una continuità del servizio 24/24 7/7. E’ necessaria sempre un’accurata indagine sul profilo di chi gestirà i nostri dati e, soprattutto, di esser tranquilli del fatto di poter affidare i nostri dati a terzi.

    Questione privacy: tutti i provider di servizi assicurano protezione totale e limitazione dell’accesso ai nostri dati a persone non gradite. Resta sempre una vena di incertezza

    Conclusioni

    ll cloud computing è sicuramente una rivoluzione tecnica dei nostri tempi assolutamente degna di nota e valutazione. Attraverso l’uso di tale tecnologia è possibile limitare molti costi e migliorare la produttività.

    Bisogna però tener ben presente le questioni legate all’affidamento dei propri dati ai terzi e mai dimenticare un’attenta analisi costi/benefici. Sicuramente a volte si risparmia denaro, ma è necessario di volta in volta valutare se sia davvero necessario ricorrere ai terzi per le nostre necessità.