Mese: Giugno 2012

  • Startup Chile: la via cilena per innovare

    Startup Chile: la via cilena per innovare

    Start-Up Chile è un programma creato dal Governo cileno che ha l’aspirazione di attrarre giovani imprenditori di alto profilo, incentivandoli ad iniziare la loro attività come startuppers nel paese sudamericano.

    Il programma è iniziato nel 2010 e nella fase pilota è riuscito ad attrarre 22 startup da 14 paesi diversi e ha come scopo di arrivare a oltre 1000 startup per il 2014, anno in cui il progetto terminerà.

    Scopo finale di questo programma è quindi quello di rendere il Cile il punto centrale, l’hub ,dell’ innovazione e imprenditorialità dell’America Latina. Il governo cileno e il ministero dell’economia ci credono profondamente, tanto che offrono condizioni parecchio vantaggiose.

    Come funziona Start-up Chile?

    Il Ministero dell’economia cileno ha creato un’agenzia chiamata InnovaChile gestito da giovani funzionari governativi al di sotto dei 35 anni, attraverso la quale sono stati stanziati circa 22 miliardi di pesos (circa 40$ mln), provenienti dal fondo pensionistico dei minatori. Harvard, MIT, Wharton, London School of Economics e Stanford completano il team, apportando le loro esperienze accademiche.

    Ogni progetto che riesca a passare le selezioni, viene finanziato con 40.000$, insieme ad un visto di un anno. Il finanziamento, a differenza di quello che fu il programma Yozma, è a fondo perduto: il governo cileno non chiede quindi nessuna quota societaria in cambio, né la partecipazione agli utili. Per la fase di sviluppo del progetto sono previsti sei mesi, al termine dei quali non è neanche obbligatorio restare in Cile o mantenere l’impresa in Cile. Viene offerta quindi una libertà pressoché totale e, nondimeno, l’accesso ai più interessanti network di capitali e persone presenti nel paese.

    Start-up Chile offre di conseguenza molto più che un finanziamento ed un visto per un’esperienza oltreoceano: il valore aggiunto è la possibilità di conoscere molti giovani da tutto il mondo e di entrare in contatto con alcuni grandi businessman internazionali di successo, che fungono da guida per i vari progetti, offrendo supporto ed esperienza ai giovani imprenditori. Interessante, vero?

    Perché il governo cileno “regala” soldi allora?

    Quanto descritto potrebbe suonare come un bel raggiro, ma in realtà il governo cileno ha un preciso obiettivo:  il programma infatti non prevede un’immigrazione senza criterio, ma piuttosto si focalizza sui giovani di talento, con idee e know-how, in grado di portare un vento di novità nell’economia locale. Con lo scopo creare il cosiddetto effetto contaminazione.

    Start-Up Chile si è guadagnato una considerevole attenzione a livello internazionale, venendo citato su magazine di rilievo come Forbes, The Economist, BusinessWeek, e TechCrunch, e ispirando anche altri programmi (Startup Americaper citarne uno). Che sia il caso di prendere ispirazione pure in Italia per far partire vigorosamente la scena startup?

     

  • Il programma Yozma: come il governo israeliano ha incentivato le startup

    Il programma Yozma: come il governo israeliano ha incentivato le startup

    Di tentativi di replicare il sistema della Silicon Valley nel mondo ce ne sono stati moltissimi e, per varie ragioni la maggior parte di questi esperimenti si è conclusa con un fallimento. Le ragioni di questi fallimenti sono molteplici e nella maggior parte dei casi sono da imputarsi a modelli di governante poco flessibili o ambiti territoriali troppo limitati.

    Eccezione in questo panorama è costituita dal fondo Yozma in Israele, un programma che in pochi anni ha accelerato la creazione del venture capital nel paese mediorientale. Yozma ha consentito ai nuovi fondi di venture capital di strutturarsi rapidamente, abbassando il rischio, favorendo l’afflusso di capitali stranieri tramite il co-investimento pubblico-privato e portando infine alla creazione di centinaia di startup tecnologiche.

    Si è trattato quindi di un esempio molto efficace di programma pubblico disegnato con intelligenza e che ha mantenuto gli incentivi di mercato.

    Il programma, nato nel 1993 e chiuso circa cinque anni dopo, presentava come caratteristiche:

    • Finanziamento pubblico del fondo di VC sponsorizzato con il 40% del fondo totale raccolto (es. privato investe 12mln$ e pubblico investe 8mln$) fino ad un massimo di 8mln$ per fondo;
    • i fondi che volevano rientrare nel programma dovevano operare affiancati obbligatoriamente da una istituzione specializzata straniera e/o da alcune israeliane. Nel momento in cui un fondo otteneva la collaborazione di tali enti, il governo investiva una somma pari a circa il 40 per cento del capitale raccolto (fino ad un massimo di 8 milioni di dollari);
    • I fondi sponsorizzati dovevano essere di emanazione straniera e con partnership strategiche industriali o finanziarie;
    • Investimento pubblico totale 100mln$.
    • upside incentivato, ovvero ogni fondo Yozma era titolare di una call option sulla quota di azioni delle start-up detenute dallo Stato, al costo (più interessi) con periodo di esercizio dell’opzione a cinque anni.

    E come conseguenze:

    • Israele è diventata la nazione con il più alto numero di società tecnologiche quotate al Nasdaq e con il più alto numero di brevetti hi-tech medici pro capite;
    • Una decina di fondi sponsorizzati, per un totale di 80mln$;
    • Il fondo Yozma Venture Fund ha investito direttamente in start-up 20mln$;
    • I cento milioni dei fondi governativi hanno attratto altri centocinquanta milioni di dollari derivanti da altri fondi privati (esteri e nazionali) con un’interessante effetto di leva;
    • tutti i fondi eccetto due hanno esercitato tale opzione sulle quote di azioni.
    • Dopo Yozma, è cominciato lo sviluppo del Venture Capital nel paese.

    Ora Yozma è un fondo di investimenti privato che investe a pari condizioni e senza nessun altro incentivo pubblico. Che sia possibile anche in Italia proporre un programma simile?

    Foto: Innovation by MeoplesMagazine via Flickr