Mese: Maggio 2012

  • Italia Startup Open Day: l’innovazione non nasce solo dalle grandi aziende

    Italia Startup Open Day: l’innovazione non nasce solo dalle grandi aziende

    Sabato 26 maggio ho partecipato all’evento Italia Startup Open Day e non posso che confermare il successo dell’evento: sono tornato molto “carico” e speranzoso. L’aria che si poteva respirare era sicuramente delle migliori: non solo per il fatto di essere in mezzo allo splendore della campagna veneta, ma anche per l’ambiente di H-farm stesso e le persone che mi circondavano. Inoltre, trovare un ministro che, rompendo completamente con la tradizione dei suoi predecessori, si presenta in “maniche di camicia” il sabato mattina, armato di block-notes e penna per gli appunti, e che umilmente ascolta le proposte e chiede chiarimenti non è sicuramente una cosa a cui siamo abituati. Mi auguro sia solo l’inizio di molti incontri su questo standard.

    La discussione è stata molto costruttiva e improntata alla praticità. Complice una moderazione molto precisa si è riusciti a limitare molti degli interventi alle questioni fondamentali, cercando di andare più possibile al punto delle questioni. Molti degli interventi sicuramente hanno avuto come tema problemi già noti a chi vive d’impresa: burocrazia asfissiante, imposizione fiscale eccessiva, regolamenti sul lavoro che non aiutano affatto il mondo startup, mancanza di strumenti societari (stock options, Spa semplificate, ecc.) che possano incentivare gli startupper ad impiantare il loro business in Italia.

    Si è parlato di prendere come esempio i piani del governo israeliano e cileno, per quanto riguarda l’incentivazione e lo sviluppo delle startup, di open data, di revisione della legge fallimentare, di proporre TED talks per alfabetizzare la popolazione alle tecnologie, di creare zone a burocrazia zero per verificarne gli effetti. Sicuramente molta “carne al fuoco”.

    Nonostante i vari problemi, i presenti si sono dimostrati molto propositivi limitando le lamentele: è stato a mio avviso molto positivo che le proposte non fossero tese alla richiesta di contributi di vario genere, ma piuttosto al cambiamento di strumenti che non funzionano. Che sia un segnale del rinnovamento della cultura d’impresa?

    Di sicuro le startup e gli investitori nostrani non mancano e sono decisi a fare tanto bene quanto i colleghi tedeschi, inglesi o statunitensi. Un altro ottimo segnale.

    Nonostante si fosse parlato anche d’istruzione la realtà universitaria era praticamente assente, segno che le parole del ministro non sono che veritiere: “C’è chi il lavoro lo cerca, c’è chi lo aspetta e c’è chi se lo crea. Dobbiamo introdurre a tutti i livelli scolastici la conoscenza anche di quest’opportunità”. “Educare quindi i più giovani allo stimolo della conoscenza, insegnando loro a fare impresa”. Sicuramente parole di un certo peso e che non posso che augurarmi di vedere messe in pratica il prima possibile.

    Riassumendo: una giornata sicuramente molto positiva, che pone le basi per un rinnovamento del sistema, posto che ci sia poi la volontà politica di discutere in parlamento di questi temi. La realtà startup italiana non è che all’inizio, ma gli esempi sono già promettenti, primo su tutti H-Farm, che si è meritata (a buon titolo) i complimenti degli ospiti internazionali presenti.

    Chiudo riprendendo una frase che probabilmente non ha bisogno di troppe spiegazioni: se si fa nel resto del mondo perché non si può fare anche in Italia? Pretendiamo che sia così, aggiungerei io.

  • Brasile, terra di opportunità per le PMI Italiane

    Brasile, terra di opportunità per le PMI Italiane

    15 regioni, 230 Imprese Italiane, 4 giorni di incontri bilaterali e 600 operatori commerciali e rappresentanti Istituzionali Italiani e brasiliani coinvolti.
    A cosa si riferiscono questi numeri? Ad una missione imprenditoriale di 4 giorni appena conclusasi in Brasile con il supporto dell’Ice e guidata dal sottosegretario del ministero degli affari esteri Marta Dassù.

    Settori coinvolti?

    • Nautica;
    • Green economy;
    • Agroindustria;
    • Energia;
    • Automotive;
    • Edilizia;
    • Housing sociale;
    • Legno-arredo;
    • Logistica;
    • Moda;

    Regioni coinvolte?

    Marche (Regione coordinatrice), Veneto, la Provincia autonoma di Trento,  Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria
    La missione ha avuto diverse tappe ed ha toccato la città di San Paolo, San Josè Dos Campos, Curitiba, Santos e Belo Horizonte portando gli imprenditori italiani a “toccare con mano” le potenzialità Brasiliane.

    Il Brasile è stato individuato come paese prioritario nel piano made in Italy del Ministero dello Sviluppo Economico, anche in considerazione della possibilità di trovare sinergie collegate all’anno dell’Italia in Brasile nel 2011/2012 (“Momento Italia-Brasile”), e allo svolgimento in questo Paese della Coppa del Mondo di Calcio nel 2014 e delle Olimpiadi nel 2016.

    Un pò di numeri:
    Il Prodotto Interno Lordo Brasiliano è stimato in crescita del 3,2% nel 2012 e può contare su riserve internazionali di circa 360 miliardi di dollari.
    700 sono le filiali di imprese italiane già presenti in Brasile e grazie alla missione è stato dato un nuovo impulso alla relazione Italia-Brasile con oltre 4.000 richieste di incontri business.
    Da sottolineare infine come l’export Italiano ha fatto registrare un + 24% nell’ultimo anno proveniente per il 54% da PMI. Possibilità di crescita? Moltissime.

    Guarda il video Missione Sistema Italia Brasile

    Per maggiori informazioni sugli esiti dell’iniziativa e sui protocolli di intesa firmati clicca qui.

    Foto: By Tex via flickr, C.C. Attributions.
  • L’e-commerce galoppa nel 2012

    L’e-commerce galoppa nel 2012

    A dispetto del commercio “reale”, il commercio elettronico nell’ultimo anno galoppa a ritmi vertiginosi.
    Il fatturato del commercio elettronico ha raggiunto la quota di 19 miliardi di euro nel 2011, un aumento di circa il 32% rispetto all’anno precedente, cifre incredibili se paragonate all’andamento statico o addirittura negativo del commercio “reale”.
    Il settore che traina maggiormente il commercio elettronico è il tempo libero (55%), seguito dal turismo (24,5%) e dalle assicurazioni (6%).
    Nonostante il periodo sfavorevole per il commercio in generale, la rete ottiene un rendimento migliore rispetto alla tradizionale distribuzione, sia per i prezzi spesso più bassi e sia per la maggiore varietà di prodotti a disposizione del consumatore.
    La presenza italiana resta limitata, anche se oggi più numerosa del passato, le nostre imprese sentono comunque la necessità di ampliare verso l’estero il loro business non solo per creare maggiori ricavi ma anche per poter competere con la concorrenza internazionale, si sottolinea inoltre che poco meno del 33% delle imprese italiane non vende prodotti all’estero.
    Secondo le stime, il 2012 dovrebbe chiudersi con un fatturato di circa 25 miliardi di euro.
    Nel frattempo, in questo periodo, il governo dovrebbe dare attuazione alla direttiva europea 2009/136/CE in merito alla nuova regolamentazione inerente all’utilizzo dei cookies, i file che le aziende depositano nei nostri pc per tracciare i nostri comportamenti in rete (in maniera anonima), molto utili per le imprese che utilizzano il commercio elettronico per capire le dinamiche comportamentali dei consumatori riguardo ai loro prodotti.
    Il nostro governo in merito ha varie possibilità per recepire la direttiva comunitaria e la scelta di una soluzione rispetto ad un’altra potrà avere implicazioni, anche di rilievo, per quel che concerne la privacy dei consumatori in rete.

    Foto: By Fosforix via Flickr, Creative Commons Attribution
  • 3 punti chiave per una start-up digitale

    3 punti chiave per una start-up digitale

    Sei uno startupper? Stai iniziando a costruire la tua strada luminosa verso un futuro di successo? Prenditi 5 minuti per considerare questi 3 punti chiave:

    #1 Investitori e crescita:

    Decidi bene a chi presentarti, cerca un incubatore che possa anche affiancarti passo dopo passo e che possa tenerti per mano durante la tua crescita. Non ti servono solo i soldi vorrai cercare anche:

    – Affiancamento nell’approccio imprenditoriale;
    – Affiancamento nel settore amministrativo, finanziario e commerciale;
    – Mentoring;

    Tu sarai occupato a dare vita alla tua idea e quello che fai vorrei farlo bene, lascia che altri ti affianchino, non puoi fare tutto da solo. La tua maggior risorsa? Il tempo ! Prenditene cura.

     #2 Dai forma all’idea quando ti presenti:

    Una volta deciso a chi vuoi presentarti e da chi vuoi cercare investimenti cerca di essere il più pratico possibile. Non si tratterà di una discussione parlamentare o di una conferenza politica, chi decide di investire in te è primariamente caratterizzato dalla praticità, di conseguenza dimostrati pratico anche tu. Non appoggiarti a delle semplici slide powerpoint, se possibile crea un prototipo, metti l’idea in azione e mostrati operativo e pronto a fare. La tua operatività unita alla validità dell’idea saranno sicuramente vincenti. Hai passione per quello che stai facendo giusto? Questo è il momento di dimostrarlo.

     #3 Componi il tuo team con saggezza 

    Certo l’idea è fondamentale, stai componendo la tua sinfonia ma hai bisogno che ciascun esecutore stia suonando lo strumento che lo valorizza maggiormente. Non è per nulla banale questo concetto e molte volte porta alla disfatta totale del progetto: usa il networking cerca i migliori “musicisti” per far suonare la tua idea. Chiarisci fin dall’inizio chi fa cosa; certo il limite sarà flessibile ma non far suonare la tromba al violinista piuttosto valorizza, accentua, sottolinea i talenti. Vivrai il tuo progetto con più armonia e tutto “suonerà” magnificamente.

    Ti suona bene il discorso? 

  • Veneto e Cina tra timori e opportunità: workshop

    Veneto e Cina tra timori e opportunità: workshop

    La Cina da paese principalmente produttore a basso costo sta progressivamente diventando un mercato ideale dove vendere prodotti: grazie alla crescita sostenuta degli anni scorsi si calcola che nel 2015 la fascia di popolazione benestante raggiungerà circa i 200 milioni, praticamente la somma della popolazione d’Italia, Germania e Francia.

    Si tratta quindi di un mercato di nuovi ricchi molto ben disposti a comprare i nostri prodotti di lusso, in quanto essi rappresentano uno “status symbol”, la prova tangibile di essere arrivati in alto nella società.

    Nell’abito di questo nuovo trend, l’Università degli Studi di Padova – Dipartimento di scienze politiche, giuridiche e studi internazionali, nell’ambito del progetto Fondo Sociale Europeo, organizza il workshop “Le politiche regionali a supporto delle Pmi venete in Cina: esperienze e prospettive”, che si terrà mercoledì 30 maggio 2012 alle ore 14.00 presso l’Università degli Studi di Padova – Archivio Antico Palazzo Bo (Via VIII febbraio 2 – Padova).

    Per visualizzare l’invito clicca qui

  • Startup: come affrontare il primo anno

    Startup: come affrontare il primo anno

    Il primo anno di vita per una startup è un traguardo molto importante.
    Nel primo periodo di vita di un’azienda, solitamente sono due le paure che attanagliano tutti gli imprenditori.
    La prima è la paura del fallimento: “Cosa succede se dico ai miei amici che sto creando una società e poi non porto a termine il progetto? Mi sentirò uno stupido per gli anni a venire!”.
    L’altra paura invece è di carattere finanziario: “Cosa succede se finisco i soldi? Cavoli, mi toccherà lavorare da McDonald a vita…”.
    Si tratta naturalmente di sensazioni estreme di paura, ma fanno sì che il primo anno sia molto stressante dal punto di vista psicologico.

    Di seguito troverai alcuni spunti per rendere queste preoccupazioni meno pressanti e poterti così concentrare sul tuo reale obiettivo: costruire la tua società partendo da zero.

    Scegli la tua location con attenzione

    Ricorda che non c’è bisogno di essere nella Silicon Valley per avviare una società. Contrariamente a quanto si pensa, quello potrebbe essere il peggior posto dove stare. Il perché è presto detto: i benefici per la Silicon Valley sono una rete enorme sia di persone da assumere che di finanziatori da convincere. Il punto è che non hai bisogno di nessuna di queste due cose quando avvii la tua società. Hai solo bisogno di tempo e spazio per capire cosa esattamente la tua azienda sta facendo. Una buona partenza per la tua startup è importante, ma richiede impegno e spesso denaro.
    Scegli un posto che ti permetta di gestire in maniera ottimale la prima fase di vita dell’azienda e soprattutto non dimenticare: evita le spese inutili.

    Prepara la tua famiglia

    Azienda e famiglia a volte potrebbero non andare molto d’accordo.
    Avverti la tua famiglia in merito al progetto che stai creando, rendili partecipi del viaggio che affronterete (sì perchè lo affronterete insieme…) di modo che tutti possano capire i tuoi sforzi e darti il sostegno necessario, specialmente agli inizi.
    Il sostegno della propria famiglia è fondamentale per ogni imprenditore.

    Non contare sui finanziamenti

    Un’azienda in fase di partenza è come una palla di argilla che deve essere modellata: il primo anno è destinato quasi esclusivamente alla fase di scultura. Sarà bello ricevere finanziamenti, ma se conti solo su di essi, allora avrai una delusione.
    La maggior parte degli investitori vogliono che tu raggiunga alcuni obiettivi prima di finanziarti, ma giustamente pensi che non puoi raggiungere degli obiettivi prima di avere la tua idea in atto. Questo significa che il primo anno dovrai incontrare un sacco di investitori che vogliono guardare la tua azienda mentre parte. Vogliono sentir parlare di quello che stai facendo, ma non metteranno mai dei soldi se sei solo alla disperata ricerca di investitori, perchè crederanno che non sai gestire il tuo business. Il primo anno è una sorta di periodo di prova: se lo attraversi e raggiungi i risultati che ti poni, allora gli investitori crederanno in te e saranno ben lieti di fare la loro.

    Dormi regolarmente

    Il sonno è importante, lo sappiamo tutti. Hai bisogno di dormire per essere creativo, per gestire le emozioni, e per prendere buone decisioni in fretta.
    Non farti ingannare dalle storie di chi passa folli nottate a lavorare in ufficio. Quelle notti sono sempre seguite da giornate buttate al vento a causa della mancanza di sonno.
    Dormi regolarmente e il tuo cervello sarà più produttivo e creativo.
    Le persone di successo sanno bene che il sonno è una componente essenziale per la gestione di ogni business.
    Credimi, hai bisogno di tutta la potenza del tuo cervello perché il primo anno può essere davvero impegnativo.

    Articolo liberamente ispirato a: Inc. Magazine
    Foto: By t0msk via Flickr, Creative Commons Attribution
  • Mettere in pratica le idee: tre rapidi consigli

    Mettere in pratica le idee: tre rapidi consigli

    Tra il momento in cui si è soddisfatti di aver visto la propria idea realizzata e e il momento in cui l’ispirazione “colpisce”, c’è un mare di duro lavoro da attraversare. Come farcela senza diventare matti?

    Eccoti tre consigli:

    Capisci il ciclo vitale delle idee.

    Quando sopraggiunge una nuova idea, energia ed eccitazione sono a livelli altissimi. Ma quando arriva il momento di lavorare seriamente, l’eccitazione sparisce.

    Sopraggiunge quindi la tristezza per il lavoro. Lo stesso che capita allo scrittore quando cerca di scrivere un romanzo: per questo ci sono più libri lasciati a metà che libri completi.

    C’è quindi una forza che ti allontana da quello che è importante a quello che è urgente.

    Il trucco sta nel creare spazio e tempo per entrambi.

    Pensa in avanti, non cedere all’impulsività.

    Se ti dedichi solo a quello che è urgente, stai usando un metodo impulsivo di pensare e lavorare.

    Forse potrebbe aiutarti ad arrivare a fine giornata, ma sicuramente non ti aiuta ad innovare a lungo termine: a seguire l’impulso si ha solo un infinito flusso di lavoro che non lascia spazio ai momenti di pensiero tesi all’innovazione. Un buon leader delimita il tempo non stimolante, durante il quale svolge semplicemente i compiti incombenti, per poi dedicare il resto del tempo a ciò che gli viene meglio: pensare ed innovare. Dimenticandosi di tutto il resto.

    La responsabilità è fondamentale, come lo è una leadership capace.

    Gruppi di lavoro efficienti sono composti da membri con ruoli chiari in relazione ai diversi compiti, le persone in questo modo responsabilizzate. Ma perché questo accada è fondamentale un leader in grado di individuare le capacità delle persone, dividendo di conseguenza i compiti.

    Alla fine si tratta solo di fare un po’ di ordine e capire come non farsi trascinare dagli eventi.

    Cosa ti fa perdere la traccia quando si tratta di mettere in pratica una nuova idea?

     

    Foto: Caffetteria / AnDre | Ma_sight via Flickr
    Liberamente ispirato da Inc. Magazine
  • Brevetti ed Innovazione per le PMI sostenuti dal Fondo Nazionale Innovazione

    Brevetti ed Innovazione per le PMI sostenuti dal Fondo Nazionale Innovazione

    Il Fondo Nazionale Innovazione può essere un interessante opportunità per tutte quelle PMI che sono in procinto di introdurre sul mercato prodotti innovativi creati sulla base di brevetti.
    Ma da dove arriva e come funziona questo fondo? Questo fondo arriva in Italia conseguentemente allo Small Business Act (SBA) di Bruxelles che ha come scopo ultimo quello di creare un quadro strategico che possa sfruttare meglio il potenziale di crescita e di innovazione dell PMI di tutta Europa.

    A livello pratico stiamo parlando di un finanziamento garantito con lo scopo di spingere il più possibile le imprese Italiane ad innovarsi e a registrare brevetti industriali. 

    Vediamo l‘identikit dei potenziali interessati:

    – Imprese che brevettano;
    – Imprese che pur non avendo brevettato danno un contributo attivo allo sviluppo del brevetto (contratto di rete);
    – Imprese di tutto il territorio Italiano;
    – Imprese che operino in qualsiasi settore ad eccezione della produzione primaria, della pesca e del settore carboniero;

    Escluse da finanziamenti:

    – Le imprese che vengono ritenute essere in difficoltà ai sensi della normativa UE vigente;
    – Le imprese che non hanno restituito agevolazioni godute per cui è stata disposta la restituzione dal ministero.

    Come si inizia la procedura di finanziamento? Attraverso una di queste tre banche:
    – Mediocredito Italiano;
    – Unicredit spa;
    – Detusche Bank.

    Essenzialmente le banche potranno concedere un finanziamento alle PMI a condizioni agevolate ed il Fondo Nazionale Innovazione permetterà agli istituti di credito di ridurre il rischio di insolvenza in quanto potranno costituire un pegno su un fondo monetario del Mse. Questo pegno potrà essere utilizzato per la  copertura di perdite sul portafoglio di finanziamenti erogati fino ad un massimo di 3 milioni dieuro, con durata fino a 10 anni.

    Il punto molto importante è che questo pegno che servirà da garanzia alle banche porterà le stesse a non poter richiedere nessuna garanzia reale o personale all’impresa. La cosa che non convince, pur non essendo maghi della finanza,è la funzione secondaria del pegno ossia  quella di un effetto di leva finanziaria minimo di 1 a 5  sulle risorse che la banca può mettere a disposizione delle imprese.

    Spese finanziabili?

    – Tutte le spese (materiali ed immateriali) relative all’introduzione nel mercato economico di un bene o servizio che è stato brevettato;

    Le due linee di attività del fondo:

    1) La prima dedicata alle imprese che depositano brevetti;
    2) La seconda alle imprese che cercano di sviluppare quanto brevettato;

    Quanti Euro sono stati messi a disposizione? 57,9 Milioni.

    Per maggiori informazioni consulta il sito istituzionale del Ministero dello Sviluppo Economico.

  • Procedure aziendali: 5 errori da evitare

    Procedure aziendali: 5 errori da evitare

    Se la tua squadra trascorre i suoi giorni a chiedere il permesso prima di eseguire un compito, impiega un’ora per completare le note spese o i fogli di presenza, partecipa a riunioni ridondanti, o risponde a e-mail irrilevanti, hai un problema.

    Le procedure sono pensate per migliorare l’efficienza, per aiutare la tua impresa a crescere e così via… ma possono rapidamente finire fuori controllo.

    In uno studio su società statunitensi ed europee, è stato rilevato che l’importo delle procedure, degli organi di coordinamento, delle approvazioni necessarie per le decisioni, negli ultimi quindici anni, è aumentato ovunque dal 50% al 350%. Ma c’è di più: nelle aziende con strutture organizzative più complesse i manager spendono il 40% del loro tempo a scrivere report e dal 30% al 60% di esso in riunioni di coordinamento.
    Non c’è da meravigliarsi se le persone sentono di non poter mai portare a termine un lavoro.

    Allora perché amiamo le procedure così tanto?
    Esse offrono un modo per misurare la produttività e i progressi, il che fa sentire le persone più efficienti e responsabili. Se utilizzate correttamente, le procedure dovrebbero standardizzare e semplificare le operazioni necessarie a far progredire l’attività senza intoppi. Dovrebbero inoltre consentire alle aziende di intraprendere un lavoro complesso, soprattutto in un’organizzazione che cresce.
    Ma non è una buona cosa quando ci sono così tante procedure in atto da frenare le persone invece che aiutarle.

    Ecco i cinque modi in cui le procedure possono affossare la tua attività:

    1. Autorizzare con il permesso ma senza azione: Autorizzare non è dare più responsabilità alle persone, se queste devono poi ancora ottenere un numero irragionevole di approvazioni per approdare a un nulla di fatto. Questo segnala una mancanza di fiducia.
    2. Leader incentrati sulle procedure anziché sulle persone: Nel tentativo di standardizzare quello che facciamo, niente sul lavoro è più personale. I leader si preoccupano più delle procedure che delle persone per risolvere i problemi, ma tutto ciò non funziona. Questo segnala una chiara mancanza di umanità.
    3. Eccessiva dipendenza dalle riunioni: “collaborazione” e “inclusione” sono le parole d’ordine in azienda, ma la produttività del lavoro di squadra non necessita di incontri per ogni singola azione o decisione. Le persone, quando vengono sempre bloccate in riunioni, finiscono irrimediabilmente per perdere vitalità. Questo indica che la politica ha preso il sopravvento sulla produttività.
    4. Mancanza di una (chiara) visione: le aziende hanno bisogno di un grande visione e importanti traguardi. Troppo spesso le aziende hanno visioni o mission cariche di gergo, ma prive di significato. Questo segnala una mancanza di scopo.
    5. Management come giudice, non giuria: Se lo scopo della riunione è quello di far pensare, creare, o costruire, la gestione deve smettere di trascinare le persone verso il basso quando si propongono nuove idee o si mette in discussione lo status quo. Questo segnala una mancanza di prospettiva e di apertura.

    Quando il lavoro delle persone dipende da parametri incentrati sul soddisfare e mantenere lo status quo, si può criticare la loro riluttanza a spendere energia verso la creazione e l’invenzione di qualcosa?

    Articolo liberamente ispirato da: Fast Company Magazine
    Foto: By § Λzure § via Flickr, Creative Commons Attribution
  • Virtubuzz: quando sono i fornitori a dare i voti

    Virtubuzz: quando sono i fornitori a dare i voti

    In momenti particolari come quello che stiamo vivendo, conoscere l’affidabilità dei propri clienti, siano essi presenti o futuri, è un fattore di primaria importanza e Virtubuzz nasce proprio per questo particolare scopo.

    Il servizio della startup veronese si propone un obiettivo ambizioso: l’idea è di creare un social network dove sono i fornitori a votare i loro clienti, con lo scopo di promuovere una cultura dell’affidabilità. È così di conseguenza possibile aiutare fornitori e aziende ad orientarsi (e spesso a sopravvivere), col risultato di migliorarne e favorirne i reciproci rapporti e scambi.

    Semplice da usare, intuitivo e gratuito, Virtubuzz permette ai propri iscritti di esprimere e condividere il giudizio sui propri clienti in base a criteri come: il rispetto degli accordi presi, la puntualità nei pagamenti e altri parametri che consentono di capire quanto è (o non è) affidabile un cliente.
    Nonostante la giovanissima età, Virtubuzz, che ha preso definitivamente forma nel novembre 2011, conta già oltre 6000 iscritti ed è in forte ascesa.

    Ecco un video dimostrativo:

     

    Ma come funziona? 3 regole di base.

    • L’alto valore del voto è garantito dal costante controllo da parte del Team delle aziende registrate. Un’azienda non può ricevere più di un voto dallo stesso fornitore, il voto è modificabile e viene espresso in base a tre criteri: professionalità e competenza, rispetto degli accordi, puntualità nei pagamenti. La condivisione di opinioni in rete aiuta dunque gli iscritti a scegliere con chi lavorare, riducendo il rischio commerciale e finanziario
    • Ogni azienda possiede una scheda aziendale: più l’azienda vota e viene votata, più acquista credibilità e autorevolezza. Partecipando attivamente alla community, si crea così uno storico visibile a tutti gli iscritti, rappresentativo della sua reputazione online.
    • E’ possibile monitorare la reputazione di una specifica azienda, ricevendo un alert via email ogni volta che un utente esprime un nuovo voto su di essa.

    Virtubuzz è un esempio tangibile di quanto la tecnologia, in questo caso rappresentata dal concetto di social network, possa essere d’aiuto per la comunità imprenditoriale anche in ambiti che fino a poco tempo fa sembravano sconosciuti.

    Il sito è raggiungibile presso: http://www.virtubuzz.com/home/landing