Mese: Marzo 2012

  • Vinitaly 2012 e l’export del vino Italiano

    Vinitaly 2012 e l’export del vino Italiano

    Il 28 Marzo 2012 è terminata a Verona la 46° edizione di Vinitaly ed è stata un’edizione del tutto nuova rispetto alle precedenti in quanto la formula adottata è stata una formula che potremmo definire “business” nel senso che è stata orientata maggiormente alle imprese, espositori e buyer.

    Tre giorni su quattro sono stati dedicati al business ed al pubblico è stato lasciato solamente un giorno (invece che due come succedeva nelle edizioni passate.)
    La formula
    è stata decisamente accolta in maniera positiva dalle imprese e non ha però portato (come si temeva) ad un brusco calo delle presenze.

    I visitatori totali del 2011 sono stati 150 mila mentre quest’anno ne sono stati registrati 140 mila ma si è decisamente puntato maggiormente sul lato impresa.
    I visitatori esteri
    sono decisamente aumentati di numero portandosi ad un 35% delle presenze totali.

    Cosa vul dire estero? Vuol dire USA, Canada, India, Sudamerica ma soprattuto vuol dire paesi asiatici con Cina in top.
    Il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani ha sottolineato che

    “il dato per noi più significativo è l’ingresso de buyer cinesi nella top ten dei visitatori internazionali e il consistente recupero anche degli operatori giapponesi.”

    Il resto della top ten nell’esportazione dei nostri vini Italiani include anche Russia, Nord Europa, Francia e Germania.
    Inoltre il presidente di Federvini, Lamberto Vallarino Gancia ha affermato

    “E’ stato il Vinitaly dell’export.”

    Eccellenza Italiana quindi riconosciuta a livello mondiale, buyer internazionali, professionisti del settore provenienti da tutta Italia per esporre i loro prodotti. Qualità la parola d’ordine.
    Positivissimo il commento su Vinitaly 2012 anche da parte del mondo delle imprese Italiane espostitrici che sottolineano come questa fiera dei vini stia diventando sempre più professionale e competitiva.

    Export quindi. Ma quanto vale l’export nazionale di vino?

    Circa 4,4 miliardi di Euro (secondo un’elaborazione dell’Organizzazione internazionale della vigna e del vino.)
    Se teniamo conto delle presenze internazionali di Vinitaly e dei numeri in euro collegati all’export ci possiamo rendere conto di come sia sempre più vitale per le imprese produttrici di vino “piazzare”  i propri prodotti all’estero.

    Ma in Italia e all’interno del nostro mercato? Non si vende più?

    Il punto focale di questa questione risiede in un consumo medio procapite ridotto, è infatti stato sottolineato dalle elaborazioni dell’Organizzazione internazionale della vigna e del vino che nel 2010 consumavamo in Italia 40,7 litri procapite e le stime per il 2011 vedono questo dato in calo a 37,9 litri.
    In Veneto c’è un modo di dire e suona così:

    “L’acqua marsisse i pai” (L’acqua fa arrugginire i pali)

    Teniamone conto in tutta Italia, aumentiamo l’export di vino ma anche la vendita nazionale.

    Prosit.

     

    Foto: by br1dotcom via Flickr, C.C. Attribution.
  • Chi sono i tuoi clienti “Pilota”?

    Chi sono i tuoi clienti “Pilota”?

    Investire in una nuovo business richiede alcuni passi fondamentali, inclusa l’identificazione del target e la costruzione di una robusta catena di clienti. Costruire la catena, in ogni caso, da solo non basta: hai bisogno di priorizzare la lista dei potenziali clienti.

    Come priorizzare quindi? Poniti queste tre domande:

    1. Che clienti già ci conoscono e sono a basso rischio?

    Prima di tutto identifica i clienti coi quali già abbiamo una buona reputazione. Con questi clienti possiamo potenzialmente rischiare nell’offrire nuovi prodotti/servizi perché potrebbero essere interessati ad investire e imparare con noi.

    2. Che clienti ci aiuteranno a costruire la nostra reputazione e il nostro marchio nel nuovo business?

    Identifica i clienti che possano costruire storie di successo che possano aiutarci a vendere di più il nostro prodotto. Chiaramente più clienti “noti” hai, più possibilità hai di rinforzare il marchio.

    3. Che clienti ci aiuteranno ad imparare come operare al meglio nel nuovo business?

    Identifica una mix di clienti che ti permetta di testare il tuo approccio al mercato e di imparare ne cammino. Vuoi imparare:

    • Che messaggio di vendita funziona generalmente?
    • Quanto difficile e costoso è soddisfare un largo campione di clienti con questo nuovo prodotto?
    • Che situazioni difficoltose devo aspettarmi? E come le risolvo con successo?

    Selezionare i clienti per il “test pilota” è un passo critico per risolvere i capricci tipici di un nuovo modello di business e, collateralmente, aiuta a costruire quella confidenza che porta al successo.

    Lo scopo diretto di questa serie di azioni è limitare i tentativi “alla cieca” e identificare rapidamente la chiave per il successo di una nuova iniziativa.

    E tu come procedi quando sviluppi un nuovo progetto?

    Fonte: liberamente tradotto e adattato da Inc. Magazine
    Foto: "Labyrinth" by fritzmb via Flickr. CC Attribution
  • Perché le imprese tedesche abbandonano la Cina?

    Perché le imprese tedesche abbandonano la Cina?

    Nell’ultima quindicina d’anni la Cina è stata un’interessante “banca del lavoro” per tutto l’occidente, grazie a salari straordinariamente bassi e formazione in un qualche modo concorrenziale. “L’offshoring” è stata una parola molto amata dai manager e soprattutto molto proposta nei vari meeting. Di conseguenza milioni di posizioni di lavoro si sono spostate dall’Europa all’Asia, causando gli effetti che tutti noi conosciamo.

    Quindi perché la Berliner Zeitung titola ora “China adè?” (Cina Addio)

    Prima di tutto ci sono i costi della manodopera: già di per se il costo del lavoro influisce solo per il 10% nel prodotto finito (percentuale che si riduce a 5 nel caso di prodotti ad alto contenuto tecnologico). E ora che i cinesi pretendono molto di più a fine mese e i salari crescendo di un 20% annuo… i vantaggi sono chiaramente minori.

    Di sicuro le paghe sono ancora a molto basse se messe a confronto con quelle europee, ma di certo questo vantaggio non durerà all’infinito e serve una strategia per il futuro.

    A riguardo ci sono anche studi del Fraunhofer Institut (ISI) che confermano questa inversione di trend, i quali dimostrano come già nel periodo 2007-2009 gli spostamenti fossero ai livelli minimi rispetto agli anni precedenti.

    La logistica

    Lavorando con la Cina bisogna prevedere che i trasporti impiegano circa 6 mesi, durante i quali il capitale è immobilizzato, esposto a rischi e, nel caso siano necessarie modifiche in tempi rapidi semplicemente non si può lavorare.

    Le maestranze

    Ora le imprese cinesi sono in grado di sviluppare e produrre il prodotto completo, e chiaramente ora sono in concorrenza. Ma il punto principale si sviluppa intorno alla qualità: semplicemente per il momento (e ancora per un bel po’) gli standard occidentali sono più elevati e, sommando tutte le variabili precedentemente elencate, aggiungendo anche che si è in un qualche modo rotta la catena tra dirigenza, sviluppo e produzione, si ha il quadro completo.

    Conclusione?

    In casa i problemi di qualità sono più veloci da risolvere e quindi tanto vale lavorare in casa. Inoltre la Cina ora ha un serbatoio immenso di nuovi ricchi. Un nuovo mercato in cui vendere senza preoccuparsi troppo della concorrenza a basso costo.

    Foto: by tjuel via Flickr, C.C. Attributions
    Fonte (per chi si intenda di tedesco): berliner-zeitung 
  • 7 tratti caratteristici di un leader

    7 tratti caratteristici di un leader

    C’è scarsità di leader nel mondo, ci sono tante persone pronte a seguire ma troppo poche pronte a segnare un nuovo sentiero. È indubbio. È solo necessario leggere le interviste fatte a svariati leader di business in crescita e ti renderai conto di come venga evidenziato il fatto di non avere abbastanza persone in grado di mostrare la strada e di farsi seguire dagli altri sia uno dei più grossi problemi attuali.

    Dovunque ci sia un bisogno c’è anche un’opportunità, quindi lo sviluppare le caratteristiche ed i tratti essenziali per essere leader (non occorre che diventi il nuovo Martin Luter King domani…)  può aprire nuove porte ed aumentare il tuo valore.

    I tratti caratterizzanti la leadership possono essere sviluppati da qualsiasi persona che VUOLE veramente farlo e che ha voglia di applicarsi.

    Eccone 7:

    1. VISIONE

    Essere in grado di percepire ad avere lungimiranza sul COSA possa essere fatto. Definire e chiarificare la propria mission e raggiungere tutti gli obiettivi necessari per arrivare dove si è deciso.

    2. PASSIONE

    Avere una passione bruciante che parte dal cuore e fa nascere entusiasmo anche nel prossimo. La passione guida la tua visione.

    3. INIZIATIVA

    Essere il primo a fare le mosse e dimostrare COSA può essere fatto anche quando nessuno ci crede. Fallo succedere.

    4. FARSI SEGUIRE

    Incoraggiare e dare gli strumenti; Formare e motivare, Ispirare.

    5. SERVIRE

    Essere connesso con la realtà, ascoltare e comprendere, attenzione ai dettagli.

    6. COMPETENZA

    Essere in grado di assistere e fornire risposte e soluzioni, un esperto che sa cosa sta facendo.

    7. CORAGGIO

    Avere la fermezza d’animo di procedere ed andare avanti nonostante pericoli, paure e conseguenze del proprio operato.

     

    Articolo liberamente tradotto e riadattato da scottyonker
    Foto: By Peter Gene via Flickr, C.C. Attribution
  • Bando per Giovani Imprenditori Treviso

    Bando per Giovani Imprenditori Treviso

    Il bando per Giovani Imprenditori e Professionisti promosso dal “SuperG” (la Conferenza Dei Rappresentanti Dei Gruppi Giovani Delle Associazioni Di Categoria Imprenditoriali e Professionali Di Treviso) in collaborazione con la Fondazione La Fornace dell’Innovazione http://www.fondazionefornace.org/  e la Fondazione delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali della Provincia di Treviso.

    FINALITA’:

    • sostenere i migliori progetti di nuova impresa o di attività professionale mediante premio in denaro,
    •  erogazione di un finanziamento bancario dalla durata di 5 anni,
    • servizi di accompagnamento e formazione, nonché, uffici attrezzati ad ospitare nuove imprese.

    APERTURA BANDO:

    • Il Bando rimarrà aperto per 90 giorni a decorrere dal 01 febbraio 2012.

    Molto interessanti le opportunità offerte alle nuove imprese. Infatti oltre ai premi in denaro e ai finanziamenti, la collaborazione con l’Incubatore “La Fornace di Asolo” consentirà ai progetti imprenditoriali giudicati meritevoli di usufruire dei servizi di formazione, accompagnamento, networking ed eventualmente anche dell’insediamento negli spazi attrezzati dell’Incubatore asolano.

    Ai migliori tre progetti d’impresa, in particolare, la Fondazione destinerà un voucher del valore massimo di euro 5.000 cadauno da scontarsi sui costi di incubazione del primo biennio.
    I progetti di impresa che parteciperanno al bando, ma non risulteranno aggiudicatari dei premi, avranno comunque la possibilità di definire con la Fondazione percorsi di formazione e accompagnamento.



     Sottolineiamo i requisiti per l’ammissione previsti dall’art 3 del Bando:

    Alla data di presentazione della domanda i richiedenti devono:


    1. 1.     impegnarsi a costituire l’impresa (o ad aprire la partita iva nel caso di professionisti) in provincia di Treviso entro 4 mesi dalla comunicazione di ammissione ai benefici;

    inoltre, in caso di imprese già costituite (o professionisti con partita iva già aperta) devono essere in possesso dei seguenti requisiti:

    1. sede legale nella provincia di Treviso od impegno di trasferire la sede legale in provincia di Treviso entro 4 mesi dalla comunicazione di ammissione ai benefici;
    2. iscrizione al Registro Ditte della Camera di Commercio di Treviso o ad uno degli Albi professionali della circoscrizione del Tribunale di Treviso;
    3. non essere soggetti a procedure concorsuali di fallimento, di concordato preventivo e di amministrazione controllata;
    4. regolarità nei pagamenti contributivi, assicurativi e previdenziali, nonché con la normativa antimafia.

    Documenti e Bando:  Scaricabile da qui

    Fonte:  Eurosportello Veneto

     

    Foto: Slider By efilpera via Flickr, C.C. Attribution
  • Cos’è e come funziona il Word of Mouth?

    Cos’è e come funziona il Word of Mouth?

    Forse se ti dico passaparola capirai immediatamente cosa ho intenzione di raccontarti in questo articolo visto che di per sé non è un concetto nuovo (molto probabilmente è stata la prima e vera forma di marketing conosciuta a livello storico.)

    In inglese si chiama Word of Mouth o meglio, Word of Mouth Marketing (WOMM) ed è essenzialmente una forma di pubblicità e promozione (orale o scritta) NON pagata e basata sul passaparola fatto da clienti soddisfatti di un determinato prodotto, di un’impresa, di un servizio o di un evento. Se ci pensi bene risulta essere una delle modalità pubblicitarie più credibili dato che le persone che ti fanno pubblicità prima di tutto non vengono pagate e poi, aspetto ancor più di valore, “ci mettono la propria faccia” a parlare bene di te.

    Il WOMM ha in sostanza due facce: da un lato può  costruire rapidissimamente la reputazione di un prodotto, di una organizzazione o di un servizio e dall’altro può anche “distruggerlo” e questo è particolarmente vero nell’epoca dei social media che risultano essere uno degli elementi chiave del WOMM.

     

    Riassumendo semplicemente? E necessario che tu comprenda le dinamiche di questa forma di marketing.

    Nel dettaglio:

    Aumenta la tua credibilità e ottieni fiducia

    La fiducia è la base di tutte le relazioni interpersonali (almeno per quelle solide) e negli affari non per nulla diverso. La forza che “guida” il desiderio dei consumatori di condividere storie positive di determinate imprese risiede nella fiducia che hanno nel prodotto, nel servizio e nelle persone fisiche associate al brand dellimpresa.

    Lo sai di sicuro che la fiducia non la costruisci in un giorno e che ci vuole tempo, è fatta di relazioni, parole e successi. Devi assicurarti di rispettare o superare le aspettative dei tuoi clienti, sempre… e se non lo fai stai decisamente iniziando con il piede sbagliato nell’utilizzazione del WOMM.

    Aumenta la tua capacità Virale

    La velocità e la frequenza dell’utilizzo tra consumatori e clienti di una comunicazione basata sul passaparola aumenta in maniera direttamente proporzionale all’aumentare degli iscritti su facebook, twitter, pinterest (e su qualsiasi altro social network che ti venga in mente.)
    Questa velocità di diffusione delle informazioni per te, come accennato prima, è un’arma a doppio taglio.
    Se è vero infatti che gli aspetti positivi del tuo brand tramite il WOMM si propagano velocemente la stessa regola vale anche per quelli negativi (che probabilmente si diffondono a velocità doppia rispetto a quelli postivi… legge di Murphy?)

    Lo sottolineo ancora, hai BISOGNO di capire e comprendere il ruolo sempre più in crescita delle tecnologie di comunicazione e la conseguente distribuzione amplificata delle singole voci.

    Ricorda che il passaparola per natura è difficile da acciuffare

    Ammettiamolo se il passaparola sta funzionando e sta funzionando bene vuol dire che hai raggiunto lapice del marketing.
    In ogni caso il passaparola puoi inseguirlo, puoi “coccolarlo” e cercare di farlo crescere ma è per sua natura enigmatico e difficile da “costruire a tavolino.”
    Ricorda che iniziative commerciali come “porta un amico e ti faccio uno sconto” non rientrano nelle modalità utili per aumentare il passaparola in quanto occorre che le persone che ti pubblicizzano siano realmente coinvolte per spingere avanti il prodotto.

    E allora? Insegui il più possibile gli opinion leaders, le persone che sono leader nella loro cerchia di conoscenze, i capi gruppo. Se un opinion leader mette la sua faccia per il tuo brand puoi dormire sonni tranquilli. Molte ricerche di psicologia sociale hanno dimostrato che le informazioni che arrivano da un altro individuo dotato di una qualche forma di prestigio influenzano gli interlocutori in una maniera addirittura più potente dei mass media.

    Guardati allo specchio

    Benissimo, ti interessa essere sulla bocca di tutti, diventare il re del WOMM ma… ti sei guardato allo specchio? Hai guardato dallalto ed in maniera distaccata quello che stai realizzando, il tuo prodotto, i servizi che offri? C’è qualche aspetto che potresti migliorare? C’è qualcosa che va assolutamente cambiato?

    Fatti aiutare, chiedi ai clienti quali sono i tuoi punti deboli, mettiti in discussione sempre, tutti questo sono passaggi per aiutarti a diventare più “social” e sempre più sulla bocca di tutti. L’era del “paron che sa tutto” (il padrone che sa tutto, perdonami la frase in veneto) se non è finita del tutto già ora è comunque destinata a tramontare.

    Rinnovati e soprattutto fatti aiutare, è più semplice di quello che credi.

     

    Foto: Interno Post By Intersection Consulting, Slider By Benjamin Ellis via Flickr C.C. Attribution
  • Dov’è il futuro per le start-up e per le nuove idee Italiane?

    Dov’è il futuro per le start-up e per le nuove idee Italiane?

    Nella versione online del Sole 24 Ore è stato pubblicato un articolo intitolato “Se Apple fosse italiana avrebbe 25 miliardi in meno (per le tasse)” e sono stati presi in considerazione gli aspetti paradossali (e bloccanti per l’economia) del profilo fiscale italiano.

    Se apple dovesse nascere oggi in Italia sarebbe a pieno titolo considerata una start-up, una start-up che verrebbe  inserita in un sistema fiscale, normativo e di incentivi che risulta essere tutto fuori che pensato ad adattarsi ad una figura flessibile e bisognosa di “cure” come una start-up.

    Perchè bisognosa di cure? Essenzialmente per l’alto livello di rischio che presenta (e specularmente un alto livello di guadagno nel caso di successo.)
    Vero è che le start-up sono un motore imprenditoriale potente ed essenziale di questo periodo storico ed economico basta pensare a che entrate tributarie hanno garantito agli USA nell’arco degli anni le varie Apple, Microsoft e Google (si anche loro erano start-up un tempo.)

    Indubbio che le start-up si muovono con velocità doppia rispetto a quanto viene fatta dalla normativa Italiana e che cercare di “acciuffarle” risulta difficile come per un elefante inseguire una gazzella (soprattutto se l’elefante è di razza Italian-burocratica) ed è anche indubbio che qualche tentativo sia stato messo sul piatto dal  decreto legge n.1 del 24 Gennaio 2012 che ha dato vita alla società semplificata a responsabilità limitata (che sarà operativa tra Aprile e Maggio.)

    La questione è però un’altra ed è: Basta quanto è stato fatto? E’ abbastanza?

    In Svezia è stata, già da anni, riconosciuta l’essenzialità di una politica a favore delle  start-up e questo riconoscimento ha portato il paese Svedese a convertirsi in un distretto industriale popolato da nuove imprese, tutte giovani, tutte fresche (e tutte paganti le tasse.)

    Come è stato possibile questo? Una quota del Prodotto Interno Lordo svedese è stato prontamente destinato al finanziamento delle start-up, questo ha aumentato insediamenti di nuove imprenditorialità in Svezia (negli ultimi 10 anni c’è stata una crescita del 250% degli investimenti dall’estero.) Esempi pratici? Addirittura un 35% di tutte le imprese europee quotate si concentrano in Svezia… ti dice nulla Spotify? E Skype?

    Un punto debole Italiano risiede anche nella rigidità del sistema  (normativo, corporativo…) e nella sua incapacità di adattarsi al nuovo.
    In questi giorni il tema principale ed in testa a tutte le testate giornalistiche sono le modifiche all’art. 18 dello statuto dei lavoratori e le conseguenti modifiche al mercato del lavoro.
    Non voglio togliere alcuna importanza ad un tema così importante per le imprese e per i lavoratori italiani. La questione se si parla di start-up è un’altra.

    Alle aziende innovative, alle start-up, interessa sul serio la discussione sul mercato del lavoro? Nel senso che in Italia (e qui la rigidità) una eventuale Apple si vedrebbe costretta ad applicare un’eventuale contratto collettivo nazionale del commercio (o dei metalmeccanici magari?) Google sicuramente non è stato costretto a regole rigide imposte da un contratto collettivo nazionale che neanche lontanamente potrebbe adattarsi alla flessibilità imprenditoriale che lo denota.

    La flessibilità, l’innovazione e la “freschezza” delle nuove start-up Italiane dovrebbe essere “coccolata” da una flessibilità negoziale altrimenti le soluzioni alternative sono per forza di cose l’aprire ed operare fuori dall’Italia. Basta forse il regime dei minimi?

    Soluzioni attuali per le start-up made in Italy? il venture capital ed i business angels.
    Se il finanziamento statale non arriva (o non c’è proprio) non esiste una soluzione migliore di affidarsi ad investimenti privati.
    La commissione europea ha capito che con gli attuali problemi delle banche del vecchio continente (e non) l’unica soluzione è spingere il più possibile per il venture capital  e per fortuna anche in Italia stanno nascendo degli incubatori importantissimi per le start-up come la H-farm di Treviso.

    Le idee nel fare impresa sono in continuo movimento e non vogliamo che un giorno gli storici guardando al 2012 e alle occasioni (e alle start-up) perse si ritrovino a scomodare ancora una volta Tito Livio.

    Dum Romae consulitur, saguntum expugnatur.

     

    Foto: Interno Post By Seth1492, Slider By workingcapitalteam via Flickr C.C. Attribution
  • Cosa fare quando non sai cosa fare

    Cosa fare quando non sai cosa fare

    Bilal Kamoon via Flickr – CC attribution

    Sei frustrato? Ti capiamo perfettamente

    La maggior parte di noi ha lavorato sodo per garantirsi un futuro e ora le cose non stanno funzionando come ci aspettavamo. È particolarmente vero se stai affrontando particolari problemi al lavoro, soprattutto perché ora ci sono tecnologie e nuovi concorrenti apparsi dal nulla che hanno cambiato completamente le carte in tavola.

    E questo ti confonde e destabilizza.

    Ci siamo sentiti dire molte volte che ormai il futuro era abbastanza prevedibile e che studiando le cose sarebbe stato possibile arrivare dove si desiderava, vivendo felici e con successo.

    Le cose non sono andate così (anche per chi è contento) e molti di noi non stanno facendo progressi per raggiungere gli obiettivi.

    Pensiamo che la ragione sia abbastanza semplice: il modo in cui siamo stati abituati a ragionare funziona perfettamente quando si possano prevedere le cose, ma non più nel momento attuale.

    Siamo stati abituati a pensare così:

    1. Tu (o chi per te, genitori, insegnanti, ecc.) predici come sarà il futuro;

    2. Crei alcuni piani e scegli il migliore;

    3. Trovi le risorse necessarie (educazione, soldi…) per raggiungere l’obiettivo;

    4. Fai in modo che le cose si realizzino.

    Siamo stati talmente indottrinati che vediamo questo come l’unico modo di agire.

    Ma chiaramente un approccio intelligente in un futuro che si possa prevedere non è più così intelligente in momenti di instabilità. Le cose sono cambiate.

    Come fare allora? Hai bisogno di un approccio diverso.

    Te ne proponiamo uno.

    C’è un metodo testato per navigare in acque incerte, un approccio che probabilmente ti sarà utile, non importa quale sia la situazione con cui ti trovi a che fare. Tutti gli imprenditori davvero di successo lo utilizzano.

    Quindi:

    1. Inizia col desiderio.

    Trova o pensa a qualcosa che davvero desideri. Non ti serve essere troppo appassionato, hai giusto bisogno di un desiderio abbastanza forte per iniziare.

    2. Muoviti in modo intelligente e il più velocemente possibile verso la meta.

    Cosa significa muoversi in modo intelligente? Significa muoversi sfruttando al massimo tutto ciò che si ha per le mani. Quello che conosci, chi conosci e tutto ciò che sia disponibile. Sii sempre sicuro che il passo non sia più lungo della gamba, così da non perdere tutto se le cose non funzionino. E cercati qualcuno con cui lavorare, per recuperare maggiori risorse. Inoltre se trovi qualcuno disposto a condividere il rischio con te hai già una prima prova della bontà dell’idea.

    3. Rifletti e costruisci.

    Hai bisogno di riflettere ogni volta che costruisci perché cambi la realtà intorno a te. A volte il passo che compi ti porta sempre più vicino al traguardo, a volte arrivi effettivamente al traguardo e a volte cambia quello che tu stesso vuoi. Se presti attenzione, impari sempre qualcosa. Quindi dopo aver agito, chiediti: “queste azioni mi hanno portato al traguardo? Ho bisogno di maggiori risorse per arrivarci? Voglio ancora ottenere quell’obiettivo?

    4. Ripeti

    Agisci. Impara. Costruisci. È così che gli imprenditori di successo conquistano l’incerto. Quello che funziona per loro, funziona anche per noi. Non credi?

    Liberamente ispirato da Harvard Business Review

  • Come fallire a colpo sicuro

    Come fallire a colpo sicuro

    Le persone che falliscono si vedono subito come usano questa semplice frase:

     

    [quote]“Ci proverò …”[/quote]

    Queste due parole sono sorprendentemente ingannevoli, sia per chi le pronuncia, sia per chi le ascolta.

    Le persone che dicono a se stesse “ci proverò” si danno automaticamente il permesso a fallire. Non importa cosa succederà, potranno affermare di averci “provato”.

    Le persone che sentiranno dirsi “ci proverò” e non capiscono cosa davvero significhi si stanno solo prendendo in giro, pensando che ci sia una possibilità che chi pronuncia la fatidica frase possa effettivamente avere successo.

    Le persone che vogliono davvero riuscire non dicono, mai, “ci proverò”.

    Le persone vincenti si riconoscono invece per frasi come “farò qualcosa” o, meglio, “devo farlo”, qualsiasi sia il compito da svolgere

    Non esiste il provare, ma solo il fare.

  • 7 eccellenti abitudini  per nuove idee e creatività

    7 eccellenti abitudini per nuove idee e creatività

    La creatività? L’anima dell’innovazione. Un’innovazione che parte dal singolo prima di giungere all’impresa. Sembra strano ma se ci rifletti (anche se può sembrarti un controsenso),  la creatività è in qualche modo frutto dell’abitudine…

    Pensaci, una mente creativa sarà il risultato di abitudini creative. Le idee perfette non piovono dal cielo ma se abitui il tuo cervello a CREARE di più allora si che avrai l’imbarazzo della scelta.

    Lo sapevi che Google dà la possibilità ai propri dipendenti di utilizzare un giorno della loro settimana lavorativa per pensare a nuove idee?

    Ecco 7 eccellenti abitudini per aumentare la tua creatività:

    1.    Rendi la creatività un gioco

    La creatività solitamente “colpisce” quando meno te l’aspetti e, se sei come la maggioranza delle persone, non puoi aspettarti “visioni creative” quando stai combattendo per finire un progetto al lavoro o sei preso dallo stress.
    Quindi che dovresti fare? Ad intervalli (più o meno) costanti prova a rilassarti e a concederti un po’ di divertimento creativo. Non importa se riesci a farlo solo per qualche minuto al giorno o per qualche ora a settimana, prenditi del tempo per te del tempo per dedicarti alla TUA creatività, che sia disegnare, fare foto… Tu lo sai!
    Se dedichi tempo a questo “gioco” la tua creatività si farà viva sempre più spesso e le tue nuove idee saranno molto più “fresche.”

    2. Lascia che la tua mente vaghi.

    Il tuo cervello è una macchina incredibile, capace di creare cose che puoi difficilmente immaginare ora. Quando ti focalizzi e ti concentri su un solo aspetto della tua vita il tuo cervello non è più libero di fare ciò che gli viene meglio: creare nuove idee.

    Concediti dei momenti da sognatore, momenti in cui lasci che la tua mente vaghi senza concentrarti su nulla di specifico (nemmeno sugli aspetti negativi della tua vita). Se non limiti il tuo cervello solamente ad un pensiero hai la possibilità di aprire moltissime porte.

    3. Ascoltati.

    Ti è venuta un idea fantastica? Falla diventare realtà ORA. Più ti abitui a seguire i tuoi impulsi creativi più ti renderai conto di quanto fantastiche sono le tue idee. Molto più spesso di quanto tu possa immaginare le persone mettono da parte le loro intuizioni per poi scoprire che qualcun’altro le ha fatte diventare realtà.
    Agisci nell’immediato, calma la tua parte razionale e segui il tuo lato creativo.

    4. Fai una mappa mentale delle tue idee.

    Scrivere bianco su nero tutte le idee che ti passano per la testa è un metodo eccellente per mantenere un’ispirazione creativa ma quando vuoi “lavorare” su certe idee che credi possano funzionare la soluzione migliore è prepararti una mappa mentale (di cui parleremo più approfonditamente in futuro.)

    Se vedi le tue idee su un pezzo di carta la tua mente creativa si risveglierà.

    5. Mettiti alla prova tutte le settimane.

    La creatività aiuta decisamente nella risoluzione dei problemi.
    Se non hai problemi da risolvere la creatività dopo un po’ si spegne, tienila attiva (sono sicuro che hai problemi da risolvere e risolverli in modo creativo è ottimo.)
    Tieni la tua creatività attenta e vigile ogni settimana e di sicuro sarà più viva nel momento del bisogno.

    6. Festeggia i tuoi risultati.

    Quando riesci ad essere creativo come vorresti e ti viene una bella idea la insegui e la realizzi bè, festeggiati !! Gratificati per i tuoi risultati creativi nella maniera che ti soddisfa di più. Se prendi questa abitudine non solo aumenterai il tuo desiderio inconscio di creare idee nuove ma ti sentirai anche benissimo.
    Non pensare se festeggiarti o meno. Fallo, te lo meriti.

    7. Cerca attivamente nuove abitudini creative.

    Una delle più importanti abitudini creative che puoi avere è il cercare attivamente NUOVE abitudini creative. Già solamente focalizzandoti sulla tua creatività la stai migliorando. È impossibile frenare la tua creatività provando a farla crescere.
    Passa un po’ di tempo ogni giorno a pensare a dei modi di espandere la tua creatività.

    Ti lascio infine con questa citazione di Linus Pauling:

    [quote]Il miglior modo per avere una buona idea è avere tante idee[/quote]

     

    Articolo liberamente tradotto e riadattato da Creative Something
    Foto: By opensourceway, Creative Commons Attribution