Mese: Febbraio 2012

  • 6 trucchi per motivarti a lavorare più sodo

    6 trucchi per motivarti a lavorare più sodo

    Arrivare al successo impiega tempo, a volte molto più di quel che ti piacerebbe. Se non stai attento è molto facile perdere la bussola e scoraggiarsi.

    Per semplificare il percorso verso il successo eccoti qualche trucco per tornare subito in corsa:

    1. Definisci il tuo scopo

    Perché stai lavorando? Perché questo lavoro? Solo tu puoi rispondere a queste domande. Alcuni sono predisposti per certi lavori, altri non vogliono fastidi e cercano la sicurezza di un lavoro dipendente. Non c’è una soluzione ottimale in assoluto, c’è solo la migliore per te. E per questo motivo hai bisogno di conoscere il tuo scopo, così da poter arrivare alla tua soluzione ottimale.

    2. Lega il tuo scopo agli obiettivi della tua impresa.

    Ora che hai capito perché stai lavorando, vedi la tua impresa come il mezzo per arrivare alla soddisfazione di tale scopo. Più l’associazione nella tua testa sarà stretta, più la motivazione arriverà in fretta. E potrai lavorare con maggiore entusiasmo!

    3. Lega il tuo scopo al successo del tuo team.

    Se lavori con altre persone, esse dipendono da te per portare a termine il tuo lavoro. Raggiungere il tuo scopo aiuta anche loro a raggiungere il successo. E in questo modo potrai avere un impatto positivo sulle vite altrui.

    4. Cercati obiettivi ambiziosi.

    Ora che hai allineato tutto, è tempo di trovarti degli obiettivi ambiziosi che possano creare successo per te, i tuoi prodotti e la tua impresa. Non sederti sugli allori ma cerca di essere sempre ispirato grazie a sfide esaltanti.

    5. Crea un piano fattibile e flessibile.

    Ora che hai anche trovato gli obiettivi, hai bisogno di un piano passo per passo che ti porti sempre più vicino al traguardo. E’ molto importante averne uno perché attraverso esso si può costruire maggiore confidenza,  dedizione e, soprattutto, ti darà l’impressione di avere sempre le cose sotto controllo. Piccolo consiglio: se non sei sicuro di come si possa creare un piano che funzioni, meglio chiedere a qualcuno che già sia arrivato al successo per qualche indizio.

    6. Conquista il mondo… a partire da ora!

    Ora il successo è solo una questione di eseguire il piano che ti sei creato. Per partire col piede giusto, non perdere tempo e, subito dopo aver messo nero su bianco i tuoi obiettivi, inizia a lavorare  per completare ogni fase di quanto pianificato.

    La motivazione si nutre di azione. E tu vuoi costruire quel circolo virtuoso che ti porterà diretto al traguardo.

    Per far andare le cose secondo i piani è necessario prima di tutto averne uno. In questo modo potrai tenere sotto controllo gli eventi e non mollare mai la presa.

    E tu già ce l’hai un piano?

    Liberamente tradotto e adattato da Inc. Magazine

  • I primi lavori di 6 imprenditori ricchi

    I primi lavori di 6 imprenditori ricchi

    Uno stereotipo comune e molto diffuso è quello di pensare che ricchi imprenditori  e persone di successo siano nate privilegiate e già ricche senza alcun sforzo. Non è strano sentire frasi come “che fortunato, lui si che ha avuto ‘culo’ nella vita” oppure, “avessi avuto io le sue possibilità”. Ma spesse volte le fortune costruite da imprenditori visionari derivano da stati mentali, valori e convinzioni fuori dal comune che si spingono molto più in là di fortuna, genetica o privilegi. È alquanto difficile immaginare persone come Warren Buffet  lavorare da dipendenti ma resterai sorpreso scoprendo che molti “titani” dell’industria hanno iniziato la loro scalata in posizioni umili.

    Dai un occhio ai primi lavori di 6 imprenditori americani di successo e cambia il tuo punto di vista sulla realtà.

     Ross Perot

    Rispettato in tutto il mondo come uno dei maggiori business leader del ventesimo secolo. Suo padre commerciava sia cotone che cavalli e Ross già all’età di 6 anni addestrava cavalli ad essere montati ed addomesticati per uno o due dollari a cavallo… E il suo naso ancora mostra i primi risultati ottenuti.
    Entrò nell’accademia navale nel 1949 e quando nel 1953, concluse l’accademia era capoclasse e comandante di battaglione.
    Nel 1957, Perot divenne venditore per la IBM e cercò in ripetute occasioni di esporre le sue idee ai superiori, dai quali fu costantemente ignorato. Lasciò quindi la IBM pochi anni dopo, nel 1962, per fondare la EDS a Dallas  e la Perot Systems, due società indipendenti che poi vendette per miliardi di dollari.

     Wayne Huizenga

    Prima di diventare un magnate della gestione dei rifiuti, di fondare blockbuster e di diventare padrone della squadra di NFL dei Miami Dolphins Wayne, secondo Forbes, lavorò come benzinaio durante le scuole superiori.
    A quanto si dice all’età di 17 anni lavorò come camionista per aiutare la madre a pagare le bollette a seguito del traumatico divorzio dal padre.
    Nel 1960 Wayne comperò il suo primo camion e iniziò a cercare clienti per la sua nuova società di gestione rifiuti che gli è fruttata successivamente più di 300 milioni di dollari.

     Warren Buffett

    Prima di fare storia con il suo stile “vecchio stampo” nel mondo degli investimenti il nativo del Nebraska guadagnò il suo primo “capitale da investire” consegnando giornali a domicilio.
    All’età di 13 anni Warren era già così finanziariamente intelligente da essere in grado di dedurre il costo della sua bicicletta dalla dichiarazione dei redditi. Iniziò così la sua strada verso il successo finanziario che gli permise di accumulare, già all’età di 26 anni circa 140.000 dollari (ed era solo il 1956). Bè il resto è storia ed è diventato uno dei più ricchi uomini al mondo.

     Sam Walton

    Se dovessimo identificare un imprenditore dalle umili origini dovremmo decisamente puntare il dito su Sam Walton. Il fondatore di Walmart  iniziò la sua carriera aiutando la sua famiglia a pagare le bollette fin da giovane età facendo una miriade di lavori.
    In una giornata tipo mungeva le mucche di famiglia, imbottigliava il latte e lo consegnava a mano ai clienti. Poi iniziava il suo giro di consegna giornali in bicicletta provando anche a vendere nuove sottoscrizioni a potenziali clienti.
    Alla fine delle superiori Walton venne votato come “il ragazzo più versatile di tutta la classe” . Walton continuò anche all’inizio del college a fare i lavori più disparati tra cui anche il cameriere in cambio di soldi. Cosa sia ora Walmart non occorre sottolinearlo.

     Jim Clark

    Il nonconformista imprenditore e fondatore di Netscape Jim Clark è stato tutto fuori che un uomo cresciuto negli agi. Cresciuto in una casa per genitori single ed il suo primo lavoro (dopo aver mollato la scuola) è stato per 4 anni nella marina americana. Qui si trovò continuamente in conflitto con l’autorità. Come molti altri imprenditori Clark non riusciva assolutamente a piegarsi ai suoi superiori. Successivamente? Fondò Netscape, silicon Graphics e Healtheon.

     

    Michael Dell

    Il successo del fondatore della Dell non fu per nulla istantaneo. Dell iniziò come lavapiatti in un ristorante cinese. La sua paga iniziale? 2,30dollari/ora. Dell dimostrò spiccate attività di vendita durante le superiori quando fu in grado di racimolare 18.000 dollari vendendo sottoscrizioni per il quotidiano Houston Post- abbastanza per comperarsi una macchina e tre computer. Una volta al college Michael iniziò il suo primo business (PC’s limited) nella sua stanzetta presso il dormitorio. Comprese il valore aggiunto dell’attività che aveva iniziato e a19 anni chiese un prestito alla nonna e rinominò la società in Dell computer.

    E tu? Che fai?

    Articolo liberamente tradotto e riadattato da mint.com

  • 10 citazioni per motivarti

    10 citazioni per motivarti

    Ecco 10 citazioni che possono motivarti, spingerti, sostenterti. Forse ne vorrai scegliere una, scriverla su un post it colorato ed attaccarla sul tuo frigo in cucina.

     #1

    [quote]

    Non sognare sogni piccoli perchè non hanno la forza di muovere i cuori della gente.

    Wolfgang von Goethe

    [/quote]

    #2

    [quote]

    Un uomo di successo è in grado di costruire delle fondamenta solide con i mattoni che la gente gli tira addosso.

    David Brinkley

    [/quote]

    #3

    [quote]

    Sviluppa il successo a partire dai fallimento. Lo sconforto ed il fallimento sono due dei passaggi fondamentali verso il successo.

    Dale Carnegie

    [/quote]

     #4

    [quote]

    La sconfitta non è il peggior fallimento. Non provarci lo è.

    George Edward Woodberry

    [/quote]

     #5

    [quote]

    Non aspirare al successo se lo desideri; fai quello che ami e in cui credi e il successo arriverà naturalmente.

    David Frost

    [/quote]

     #6

    [quote]

    Tutti i nostri sogni possono diventare realtà, se abbiamo il coraggio di inseguirli.

    Walt Disney

    [/quote]

     #7

    [quote]

    Non confonderre la fama con il successo. Madonna rappresenta la prima; Hellen Keller la seconda.

    Erma Bombeck

    [/quote]

     #8

    [quote]

    Il fallimento è un successo se ne sappiamo trarne insegnamento.

    Malcolm Forbes

    [/quote]

     #9

    [quote]

    Per farcela il tuo desiderio per il successo dovrebbe essere più grande della tua paura per il fallimento.

    Bill Cosby

    [/quote]

     #10

    [quote]

    E’ impazienza quella che ci coglie di tanto in tanto e allora ci compiaciamo di sentirci infelici.

    Wolfgang von Goethe

    [/quote]

     

    Sorridi.

  • Sai cos’è la Lean Production?

    Sai cos’è la Lean Production?

    Avrai sentito parlare di Lean Production o Lean Manufacturing o Lean Management soprattutto nel Nordest d’Italia dove è divenuto (e diverrà sempre più) parola d’ordine per gran parte delle PMI ed anche per le aziende familiari.
    Partiamo dal principio, il termine lean production, volendolo tradurre, vuol dire “produzione snella” e stiamo trattando di qualità nella produzione. La metodologia lean (dai, è tempo di abituarsi ai termini inglesi che alle volte non ha senso tradurre come da sempre si fa in Italia) è comunemente associata alle aziende giapponesi ed in particolare a Toyota.

    La storia

    Sakichi Toyoda, fondatore della casa automobilistica Toyota

    La metodologia lean può essere descritta come una filosofia industriale. Il termine lean management fu coniato negli anni ’80 da un gruppo di ricercatori del MIT (una delle più importanti università di ricerca del mondo, con sede a Cambridge, nel Massachusetts) che si stavano dedicando allo studio del Toyota Production System (Il sistema di produzione utilizzato nelle fabbriche Toyota.)
    A capo del team c’era il Dott. James Womack che successivamente pubblicò quanto aveva studiato nel libro “La macchina che ha cambiato il mondo”, nel quale si analizza in dettaglio e si mette a confronto il sistema di produzione dei principali produttori mondiali di automobili con la giapponese Toyota. Il risultato? Vennero per la prima volta messe nero su bianco le ragioni della netta superiorità di Toyota rispetto ai concorrenti.

    Il sistema di produzione Toyota nacque a metà degli anni ’50 grazie a Sakichi Toyoda (chiamato anche “Re degli inventori giapponesi” e fondatore di Toyota), al figlio Kiichiro Toyoda e al loro ingegnere capo Taiichi Ohno.
    A cosa serve sapere la storia che sta dietro la lean production?
    Essenzialmente perchè la lean production è una generalizzazione e divulgazione in occidente del Toyota Production System che ha superato i limiti della produzione di massa (sviluppato da Henry Ford e Alfred Sloan) applicata (purtroppo ancora oggi) dalla quasi totalità delle aziende occidentali.

    Questa stessa filosofia industriale esiste oggi grazie agli insegnamenti di Edwards Deming (famosissimo consulente americano) che riuscì a convincere i giapponesi che,

    [quote]per raggiungere la qualità, occorresse smettere di dipendere dalla produzione di massa e bisognasse focalizzarsi sul miglioramento dei processi produttivi e costruire la qualità del prodotto fin dall’inizio del processo.[/quote]

     Ti chiedi qual’è il segreto rivoluzionario e perchè tanti parlano di lean production?

    Il segreto è semplicissimo: Usare di meno per produrre di più.

    I PRINCIPI LEAN

    Fondamentale per il movimento lean è partire dal fatto che bisogna dare l cliente quello che vuole, utilizzando risorse minori e conseguentemente producendo meno:

    ▪   sprechi di materie prime;

    ▪   sprechi dovuti a tempi morti;

    ▪   giacenze di magazzino inutilizzate;

    ▪   eccessi o anticipi di produzione;

    ▪   sprechi legati a carenze nei processi;

    ▪   trasporti inutili;

    ▪   prodotti difettosi.

    Producendo meno spreco ci sarà una richiesta minore di

    • Investimenti;
    • Spazio per la produzione.

    I principi lean non si limitano comunque alla riduzione dello spreco usando di meno per produrre di più ma sono determinati anche da:

    ▪       L’ Identificare il processo che consegna valore al cliente ed eliminare le fasi che non aggiungono valore;

    ▪       Il lasciare che sia il cliente a “tirare”  il processo – non produrre niente fino a che non ce ne sia bisogno, poi produrre questo velocemente;

    ▪       Il perseguire la perfezione tramite continui miglioramenti.

    La metodologia lean prevede il miglioramento della qualità dei prodotti offerti attraverso tutta la catena, quindi a partire dai fornitori che dovranno a loro volta pensare ed agire in modo snello.
    La genialità delle intuizioni alla base della lean production sta nel fare solo ciò che serve creando valore per i clienti ed eliminando ogni forma di spreco. Nell’ultimo principio ossia il perseguire la perfezione tramite continui miglioramenti sta l’essenza della lean production.

    Ti starai chiedendo se il principio può essere adattato anche alla piccola e media impresa (non tutti fabbricano macchine…) la risposta è si, può essere applicato anche alle PMI ma ad una condizione, l’imprenditore deve essere disposto a mettersi in discussione.

  • 10 Errori stupidi da evitare nelle vendite

    10 Errori stupidi da evitare nelle vendite

    Il tuo tempo è denaro e le visite ai clienti, come sai, costano. Quindi se non vendi hai perso sia il tuo tempo che le spese di viaggio. Lo scopo per cui ti muovi dal tuo ufficio è trarre il massimo profitto possibile.

    Evita quindi certi errori da principiante. Eccoti una breve lista:

    1. Arrivare in ritardo.

    Arrivare in ritardo senza una giustificazione plausibile è segno di mancanza di rispetto nei confronti del cliente. Meglio detto, in questo modo fai capire che ti interessi poco di lui e non tieni presente che anche il tempo altrui ha un valore. É auspicabile giocare di anticipo.

    2. Non controllare l’aspetto.

    Presentarsi coi denti sporchi di cibo o rossetto non è sicuramente un buon inizio. Meglio fermarsi rapidamente prima di arrivare dal cliente per un controllo veloce.

    3. Presentarsi come “amicone”.

    Se ti comporti come se avessi davanti un amico di lunga data, rischi di passare per fasullo. Meglio un approccio rispettoso e cortese.

    4. Parlare piuttosto che ascoltare.

    Vendere significa prima di tutto costruire relazioni e raccogliere informazioni. Non puoi fare nessuna delle due se è solo la tua bocca a muoversi tutto il tempo. Sii curioso col tuo cliente, fai domande. Lascialo parlare.

    5. Litigare col cliente

    Se un cliente non è d’accordo su un punto, litigare non farà che confermare tale disaccordo. Piuttosto, chiedigli il perché di quell’opinione e ascoltalo. Potresti imparare qualcosa.

    6. Sempre quella parlantina.

    Di sicuro hai qualcosa fa vendere, ma nessuno ha voglia di sorbirsi subito tutta la scenetta. Piuttosto discuti col cliente riguardo alle sue necessità; poi, se del caso, parla di quello che puoi vendergli.

    7. Non ricordare dettagli del tuo prodotto.

    Il cliente non vuole sentirsi dire “Dovrò ricontattarla per maggiori informazioni…” in continuazione. Studia il tuo prodotto e sii pronto prima del contatto faccia a faccia.

    8. Sempre al telefono.

    Messaggi, email, chiamate. Ce ne sono alcune che chiaramente sono importanti. Ma la maggior parte di esse possono essere effettuate in un secondo momento. Diversamente fai passare il messaggio che il telefono sia più importante di chi hai davanti. In ogni caso mettilo in silenzioso prima di iniziare.

    9. Perdere tempo

    Il tempo del tuo cliente ha un valore. Non perderti in chiacchiere che non arrivano mai al punto. Piuttosto presenta una breve panoramica di quello di cui tratterai e non perderne traccia.

    10. L’ospite fastidioso

    Il cliente potrebbe fare mille altre cose piuttosto che passare il tempo con te. Imposta un tempo massimo per il tuo incontro e fai in modo di non superarlo.

    Gli errori che ho elencato potranno sembrarti davvero stupidi, ma sono molto più comuni di quanto si creda. Prova a pensare alle volte in cui tu sei stato il cliente. Ti accorgerai che, in fondo, qualcun altro li ha commessi con te questi errori.

    Gioca d’anticipo e non essere quel qualcun altro!

     

    Liberamente tradotto e adattato da Inc. Magazine

  • Che cos’è il factoring?

    Che cos’è il factoring?

    Durante questo ultimo periodo si sente spessissimo il termine factoring collegato (nella maggior parte dei casi) al termine impresa e PMI.
    Ma cos’è il factoring?
    Il factoring, come puoi ipotizzare dal nome, è una forma negoziale di matrice inglese e non ha una propria traduzione in italiano ma il concetto ti sarà chiaro tra poche righe. Iniziamo.

     

    Il factoring è essenzialmente un contratto con due soggetti attivi coinvolti:

    • Una società specializzata, denominata Factor;
    • Un impresa che si chiama Cedente;

    In sostanza in questo contratto il factor acquista a titolo oneroso crediti NON ancora esigibili di un’impresa cedente così denominata in quanto cede tutti i crediti presenti e futuri scaturiti dalla propria attività imprenditoriale.

     Ma cosa ci guadagnano entrambe le parti da questo contratto? Perchè dovrei cedere i miei crediti imprenditoriali ad un factor?

     Ovviamente il guadagno c’è per entrambi le parti ed essenzialmente l’impresa cedente ottiene dal factor una lunga serie di servizi, dietro un corrispettivo consistente in una commissione.

    Quindi l’impresa cede in sostanza i suoi crediti al factor, il quale dietro una commissione offre dei servizi all’impresa stessa.

    Qui in sostanza va evidenziata la caratteristica più importante, ovvero la cessione dei crediti non rappresenta il fine ultimo dell’accordo, ma lo strumento attraverso cui è possibile l’erogazione dei servizi da parte del factor.
    E’ prassi costante che il factor conceda all’impresa cliente ANTICIPAZIONI sull’ammontare dei crediti gestiti.

    La cessione può avvenire in due modi differenti:

    • Lasciando al cliente il RISCHIO dell’eventuale insolvenza dei debiti ceduti (Pro Solvendo);
    • Il factor si assume il rischio di insolvenza dei debiti ceduti ed in casi di inadempimento di questi ultimi non potrà richiedere la restituzione degli anticipi versati al cliente (Pro Soluto);

     Ma quali sono i servizi che il factor può offrire?

    • Il primo e più essenziale punto l’abbiamo appena accennato e riguarda la funzione di anticipazione – l’impresa cedente riceve l’importo dei crediti ceduti, prima della loro scadenza; a tale importo viene dedotto un corrispettivo, che costituisce il guadagno del factor;
    • assistenza legale nella fase di recupero dei crediti;
    • contabilizzazione, amministrazione, gestione, incasso e smobilizzo dei crediti;
    • valutazione dell’affidabilità della clientela;

    Ma perchè risulta così fortemente in crescita questo tipo di contratto?

     Essenzialmente come avrai capito dietro il contratto di factoring si cela un’operazione di finanziamento dell’impresa cliente e come è stato sottolineato prima la cessione dei crediti non rappresenta il fine ultimo dell’accordo.

     E la legge cosa dice del factoring?

    Il punto di riferimento è costituito dalla legge n.52 del 1991 (relativa all’acquisto dei crediti d’impresa) che ha previsto l’istituzione di un albo delle imprese che praticano la cessione dei crediti d’impresa.
    Nell’ordinamento italiano il factoring risulta comunque essere un contratto atipico che trova applicazione in presenza di determinati presupposti:

    • Il cedente deve essere un imprenditore;
    • Il factor deve essere una società o ente iscritto in un  albo tenuto dalla Banca d’Italia (una banca o n’intermediario finanziario);
    • I crediti che vengono ceduti devono riguardare I contratti stipulati dal cedente nell’esercizio dell’impresa;

    Per quel che riguarda l’oggetto della cessione:

    • La cessione di crediti esistenti
    • La cessione dei crediti è ammessa anche prima della stipula dei contratti che li origineranno;
  • Pinterest: nuova frontiera social del commercio elettronico?

    Pinterest: nuova frontiera social del commercio elettronico?

    Pinterest.com è una bacheca virtuale dove puoi “raccogliere” immagini che trovi in giro per il web e catalogarle secondo categorie di tua scelta. La maggior parte delle immagini visibili nel sito ha come tema decorazioni domestiche, lavoretti di artigianato/gioielleria, moda e cibo. Il sito è al momento solo ad invito, anche se per richiederne uno basta solo iscriversi nella lista d’attesa presente in home page. In qualche ora l’invito normalmente arriva come email. Nonostante questa procedura il sito ha conosciuto un esponenziale aumento in termini di visite nei mesi scorsi.

    Oltre alle funzioni di mera catalogazione Pinterest è anche social: infatti le foto da noi reperite nel web sono condivisibili con gli amici ed è possibile innescare meccanismi virali per cui una foto particolarmente attraente possa essere condivisa anche tra sconosciuti e su larga scala.

    Parlando invece di dati l’interesse non può che aumentare, specialmente tenendo conto che questa sorta di social network è particolarmente attrattivo per l’universo femminile: il 59% dei visitatori è infatti costituito da donne. Inoltre il sito ha scalato rapidamente la vetta ed è ad un passo per entrare nella Top Ten dei siti social negli USA. Niente male per un progetto giovanissimo! E soprattutto senza aver speso un solo centesimo in pubblicità.

    Dal punto di vista finanziario la situazione è altrettanto rosea, contando in quasi 40 milioni di dollari raccolti in finanziamenti.

    Bellissimo, ma… come può tornarmi utile questo nuovo social network?

    Come premesso questo servizio sta ancora muovendo i primi passi però già si può iniziare a parlare di un utilizzo business. Come? E’ presto detto:

    1. L’audience del sito è composta, come premesso, da un 59% di visitatrici tra i 25 e i 40 anni. In altre parole la fascia che tendenzialmente genera più profitto dal punto di vista pubblicitario;

    2. Già è in atto un meccanismo di collegamento con siti di e-commerce esterni alla piattaforma. Ciò significa che la piattaforma è in grado di generare profitto e, allo stesso momento, di porsi come canale preferenziale per chi volesse promuovere i propri prodotti;

    3. E’ brand friendly offrendo protezione e regale precise per chi utilize il proprio marchio;

    4. L’estetica è assolutamente gradevole e l’interfaccia funzionale. Essendo facile da usare la piattaforma non può che continuare la propria espansione.

    5. Un’alto grado di “dipendenza” da parte di chi lo utilizza. Non serve aggiungere altro!

    Se sei interessato al commercio elettronico non puoi farti sfuggire questo nuovo strumento, anche solo per darci un’occhiata. Se tu che leggi sei donna, capirai subito di cosa sto parlando e di come funziona il meccanismo. Se sei uomo fai questa prova: fai iscrivere la tua partner o una tua amica e vedi le reazioni. Potresti restarne stupito!

  • Commettere errori è il primo passo per imparare

    Commettere errori è il primo passo per imparare

    Fallire non deve essere considerato il momento finale di un esperienza. Fallire è l’inizio di un processo di apprendimento.

    Non tutti sono disposti ad ammettere i propri errori. E qui si è di fronte al primo “mostro”: l’orgoglio. Meglio lasciarlo da parte, è altamente dannoso per il tuo business. E’ bene essere umili ed essere sempre disposti ad imparare.

    Le idee sono quanto di più prezioso abbiamo, buone o cattive che siano.

    Il processo è cambiato

    Alle imprese erano necessari anni per creare prodotti. Ricerche di mercato e sviluppo, costruzione di capannoni, ricerca di personale e infine inizio della produzione. Ora non è più possibile lavorare in questo modo, sia per le imprese già stabilite da anni, sia per quelle di nuova apertura. Semplicemente è troppo burocratico e ci si mette troppo tempo.

    E’ preferibile un approccio con un controllo costante di quanto succede, attraverso il quale è possibile creare un sistema “Costruisci – Misura – Impara”.

    Si può riassumere in questo modo:

    1. Cerca un’IDEA e sappi come testarne il successo. Questo sarà il fondamento della tua impresa. In questa fase l’ipotesi è formata. Ora si parla di business: a chi la venderai? Qual’è la tua strategia di vendita? Come apparirà il prodotto finale?

    2. Costruisci un CAMPIONE. Sarà quello che metterai nelle mani dei potenziali clienti. Di questi tempi i prototipi possono essere prodotti in serie rapidamente e con costi esigui. E, soprattutto, è più facile cambiare la produzione quando si ha a che fare con piccoli lotti. Però lo scopo di questo campione sarà di testare il potenziale sul mercato più che di mera prototipazione. Potrà essere mostrato ai clienti e potrai misurare istantaneamente le reazioni.

    3. Prendi nota di quanto hai constatato. E MISURA i risultati. Non si tratta solo di chiedersi “ha funzionato?”, ma piuttosto se abbia o meno centrato i tuoi obiettivi. Quando si misura il successo di un prodotto o servizio poi è possibile capire se sia necessario un cambiamento o se si sia sulla strada giusta.

    4. Come per tutti gli esperimenti è necessaria infine una fase di valutazione: cos’hai IMPARATO?

    Come saprai la conoscenza guadagnata vale molto di più che la cartamoneta. E siccome stiamo parlando di un processo circolare, IMPARARE conduce direttamente alle IDEE e il processo continua col suo circolo virtuoso in questo modo.

    Per questo motivo è smettere di demonizzare i propri gli errori e, nel caso accadano, trarne il massimo profitto possibile per evolversi e portare la sfida ad un livello successivo.

    Ad un primo impatto il processo COSTRUISCI-MISURA-IMPARA potrà sembrare più macchinoso ma, come sicuramente avrai capito, alla fine dei conti permette di risparmiare molto più tempo. E di produrre meglio.

  • A Treviso la fattoria è digitale: H-Farm

    A Treviso la fattoria è digitale: H-Farm

    A Cà Tron, un piccolo paesino trevigiano, c’è una bellissima tenuta agricola ma non è una classica fattoria veneta come potrebbe sembrare dall’esterno. Non vi si allevano animali e non si raccolgono uova. Qualcosa  si raccoglie però, si raccolgono idee e sogni digitali e li   si fa crescere sani e forti per un incontro di successo con il mercato. Questa la mission dell’H-Farm.
    Questo incubatore privato di start-up è un segno positivissimo tutto italiano nel settore tecnologico in cui si sa che non siamo al top.

    Grandi le idee che vengono “incubate” in questa “fattoria digitale” e grandi anche I numeri del fattuato. Nel 2011 sono stati 25 i milioni di euro fatturati e tre le nuove sedi aperti, in America, in India e in Inghilterra.

    Ma, chi si cela dietro tutto questo?

    Nessun segreto, il suo nome è Riccardo Donadon, fondatore di H-Farm ed attuale amministratore delegato. Il suo passato digitale nasce negli anni 90 con uno dei primi progetti di e-commerce italiani. Visionario o meno Riccardo Donadon ha saputo direzionare le sue idee  seguendo sempre il vento giusto dell’innovazione.

    Il suo viaggio è comunque appena iniziato perchè il futuro che si prospetta per l’H-farm è di sicuro radioso. Dal 2005 sino ad oggi sono state portate avanti 32 iniziative e tra i casi di successo c’è sicuramente zooppa.com (un piattaforma pubblicitaria che ha rivoluzionato i meccanismi della creazione pubblicitaria dando la possibilità ai clienti di avere un ruolo attivo).

    C’è poi uno degli ultimi progetti targati H-farm e si chiama Misiedo che consiste in un servizio di prenotazione tavoli in real time per i migliori ristoranti italiani tutto gestito dalla comodità di un iPhone, iPad e web.

    Insomma le idee innovatine passano per H-farm e la parola crisi è bandita. Gli investimenti sulle nuove idee vengono concentrati nel breve periodo per diminuire I fattori di rischio e sostenere le idee di business digitali passo passo fino a comprendere se sul serio (con dati pratici) l’idea farà il “boom” sul mercato. In massimo un anno dall’inizio del progetto bisogna essere certi che l’idea funzioni.
    Idee innovative digitali finanziate da Venture capitalist e Business Angel, la direzione è nuova e l’aria è fresca soprattutto se paragonata a realtà italiane in cui l’impresa trova a fatica fondi per la sua crescita.

    Donadon ed i suoi soci sognano in grande (come è giusto che sia) e sognano di creare in provincia di Treviso un distretto di competenze dedicate al web, un crocevia, un luogo di incontro tra investitori e idee sempre più globale. Un grande network in cui colaborazione, visibilità ed apertura  la fanno da padrona.

    Secondo noi This is the way to go -questa è la strada da percorrere- e non solo nel business digitale. Chi ha orecchie da intendere…

  • 5 domande da fare a te stesso dopo un qualsiasi fallimento

    5 domande da fare a te stesso dopo un qualsiasi fallimento

    Ammettiamolo tutti falliamo almeno una volta nella vita.

    Ti sarà capitato di avere avuto una relazione che non è funzionata, una strada che hai intrapreso che poi non era la tua, un business che hai iniziato e si è poi rivelato un totale insuccesso o una qualsiasi situazione in cui il risultato finale da te ottenuto è stato semplicemente  disastroso. Più cose nuove fai nella vita più avrai la possibilità di affrontare un fallimento. Non a caso hai sentito tante volte dire “sbagliando si impara”. Pensaci sul serio però l’unico modo di evitare i fallimenti è quello di non fare mai nulla di nuovo.

    La cosa più importante è comunque il MODO in cui ti relazioni con il fallimento. Infatti (e in fondo im fondo lo sai) sperimentare il fallimento può essere un esperienza da cui apprendere e darti l’opportunità di iniziare da zero nuovamente. Come puoi apprendere qualcosa dal fallimento? Prova a porti queste (semplici) 5 domande:

     #1 Cosa posso imparare da questa situazione?

    Prenditi la responsabilità di ciò che è andato storto. Ok, di sicuro non è stata tutta colpa tua, la verità sta nel mezzo. Le persome di successo non si inventano scuse per incolpare gli altri, si prendono la responsabilità dei propri sbagli. Sii critico ma costruttivo. Cerca i punti da cui puoi trarre imsegnamento.

    #2 Cosa avrei potuto fare in maniera diversa?

    Che altre opzioni avevi? Che scelte hai fatto? Come avresti potuto gestire quella situazione in maniera diversa? Con il senno di poi qualo sarebbero i passaggi da te fatti che cambieresti?

    #3 Devo acquisire o aumentare alcune delle mie capacità?

    Il problema che ti si è presentato ti ha forse dimostrato la tua mancanza di alcune capacità? Pensaci, ti migliori quando cambi qualcosa di vecchio che non funziona con qualcosa nuovo di zecca..

    #4 Da chi posso imparare?

    C’è qualcuno attorno a me a cui mi potrei rivolgere per un consiglio? Un amico o un socio ha visto cosa mi è accaduto? Se sono persone costruttive allora chiedigli un feedback. La maggior parte delle persone non chiede aiuto perchè credono che sia un segno di debolezza invece che di forza. Non lo è, dimostra solamente che sei pronto per imparare e cambiare. Qualsiasi buon amico sarà felice di aiutarti.

    #5 Cosa faccio ora?

    Ora prepara il tuo piano di azione. Proverai un approccio similare o tenti una strada diversa? Ripensa i tuoi goal e i tuoi obiettivi. Quanto accaduto ti ha ostacolato nel tuo viaggio? Pensalo di più come una deviazione piuttosto che una fermata. Ora puoi ricominciare di nuovo, pagina bianca.

    Se leggi le biografie di molte persone di successo -specialmente uomini d’affari ma anche inventori, esploratori, scienziati – ti renderai conto di come l’inizio delle loro carriere sia disseminato di fallimenti. Walt Disney, Thomas Edison ed Henry Ford sono solo alcuni esempi.

    La cosa più importante da comprendere e da fare è utilizzare gli ostacoli per trasformarli in punti chiave per il tuo futuro successo. C’ è sempre qualche elemento positivo da tirare fuori in qualsiasi avvenimento della tua vita. Ne riparliamo quando ti sarai risposto a queste 5 domande.

    Fonte: Lifehack