Tag: germania

  • Perché le imprese tedesche abbandonano la Cina?

    Perché le imprese tedesche abbandonano la Cina?

    Nell’ultima quindicina d’anni la Cina è stata un’interessante “banca del lavoro” per tutto l’occidente, grazie a salari straordinariamente bassi e formazione in un qualche modo concorrenziale. “L’offshoring” è stata una parola molto amata dai manager e soprattutto molto proposta nei vari meeting. Di conseguenza milioni di posizioni di lavoro si sono spostate dall’Europa all’Asia, causando gli effetti che tutti noi conosciamo.

    Quindi perché la Berliner Zeitung titola ora “China adè?” (Cina Addio)

    Prima di tutto ci sono i costi della manodopera: già di per se il costo del lavoro influisce solo per il 10% nel prodotto finito (percentuale che si riduce a 5 nel caso di prodotti ad alto contenuto tecnologico). E ora che i cinesi pretendono molto di più a fine mese e i salari crescendo di un 20% annuo… i vantaggi sono chiaramente minori.

    Di sicuro le paghe sono ancora a molto basse se messe a confronto con quelle europee, ma di certo questo vantaggio non durerà all’infinito e serve una strategia per il futuro.

    A riguardo ci sono anche studi del Fraunhofer Institut (ISI) che confermano questa inversione di trend, i quali dimostrano come già nel periodo 2007-2009 gli spostamenti fossero ai livelli minimi rispetto agli anni precedenti.

    La logistica

    Lavorando con la Cina bisogna prevedere che i trasporti impiegano circa 6 mesi, durante i quali il capitale è immobilizzato, esposto a rischi e, nel caso siano necessarie modifiche in tempi rapidi semplicemente non si può lavorare.

    Le maestranze

    Ora le imprese cinesi sono in grado di sviluppare e produrre il prodotto completo, e chiaramente ora sono in concorrenza. Ma il punto principale si sviluppa intorno alla qualità: semplicemente per il momento (e ancora per un bel po’) gli standard occidentali sono più elevati e, sommando tutte le variabili precedentemente elencate, aggiungendo anche che si è in un qualche modo rotta la catena tra dirigenza, sviluppo e produzione, si ha il quadro completo.

    Conclusione?

    In casa i problemi di qualità sono più veloci da risolvere e quindi tanto vale lavorare in casa. Inoltre la Cina ora ha un serbatoio immenso di nuovi ricchi. Un nuovo mercato in cui vendere senza preoccuparsi troppo della concorrenza a basso costo.

    Foto: by tjuel via Flickr, C.C. Attributions
    Fonte (per chi si intenda di tedesco): berliner-zeitung 
  • Perchè la Germania continua a crescere?

    Perchè la Germania continua a crescere?

    Nel panorama europeo in questo periodo la Germania si presenta come l’unico paese che non conosce perdite e in continua crescita. A completare il quadro si sente parlare molto di disoccupazione a livelli minimi tanto che le aziende di reclutamento si trovano costrette a cercare cervelli e manodopera qualificata all’estero.

    Aggiungendo anche il parametro dello spread, ultimamente il paese viene preso come modello di riferimento per ovvie ragioni.

    A mio avviso, il problema di molte di queste analisi è che si soffermano solo sui numeri: viene detto che gli stipendi sono più alti che da noi (e, la smentita di un paio di giorni fa da parte dell’ISTAT non è esattamente veritiera), che i livelli di occupazione sono più alti, dati, grafici e tabelle incomprensibili a seguito. Ma non si parla mai del perché in tal paese le cose vadano bene, dell’origine di questo benessere.

    Dividendo la mia esistenza tra i due paesi, posso parlare per dati di fatto e non per sentito dire o partito preso. Detto questo, possiamo procedere al punto: la Germania sta bene perché le persone che ci abitano vogliono stare bene.

    Cosa vuol dire? Ma anche a tutti noi piace star bene!

    La differenza è appunto tra l’aspirazione e il mettersi all’opera. Come si spiega altrimenti il fatto che in Germania abbiano sede alcune tra le più grandi multinazionali al mondo, ad esempio?

    È necessario quindi analizzare alcuni dettagli.

    Per prima cosa lo stato tedesco funziona abbastanza bene. Come in tutti i posti, pure lì a volte ci si trova di fronte ad alcune assurdità burocratiche. Ma non capita così spesso. Quello che capita spesso è che invece il modo di produrre documentazione non cambi mai. L’idea è trovare un metodo che funzioni e non abbandonarlo (sembra logico ma…). Omogeneità è qui la parola chiave. In questo modo le persone non perdono il loro tempo in procedure inutili e resta più tempo per fare altro di più importante. Nondimeno il sistema fiscale è abbastanza trasparente.

    La gente è quindi molto attaccata ai diritti conquistati negli anni e, se non viene dato un valido motivo per cui la forma di tutela di un diritto debba essere cambiata, i cittadini non sono molto disposti a scendere a compromessi. A maggior ragione se le modifiche vadano a toccare il portafoglio o il tempo personale.

    Il mondo del lavoro

    Qui è il punto dove la differenza si vede più marcata: a noi piace chiacchierare, vivere nel nostro orticello, farci riverire dai sottoposti, metterci in mostra. Tu che stai leggendo, con un po’ di onestà, dovrai ammettere che è così. Loro invece sono pragmatici e rincorrono l’occasione a tutti i costi. Certo, sono anche loro persone e quindi non tutti sono perfetti. Ma la differenza c’è ed è quello che fa correre il sistema alla massima velocità.

    Soprattutto fare business non è criminalizzato e la gente coopera all’interno delle realtà produttive.

    Un paio di esempi:

    1. L’imprenditore tedesco sa che ha bisogno di un team alle spalle. Cerca di formare la gente, non di sfruttarla. Forma oggi per incassare il triplo domani.

    2. Un dipendente può contestare il capo, se ne ha valide ragioni, e, comunque, a fine sera entrambi possono andare a bersi insieme qualcosa al bar. Come se non fosse successo niente (qui parlo per esperienza personale).

    La morale? Poco importa il ruolo, l’importante è arrivare al traguardo. Tutto il resto è tempo perso.

    Cosa manca a noi?

    Descritto così sembra un paese delle meraviglie: anche lì ci sono problemi. Magari diversi rispetto i nostri ma ci sono. Ma non si arriva mai alla situazione d’emergenza, come spesso da noi capita.

    Rispondendo alla domanda: a noi manca un salto culturale, una svolta a 360°. Supponiamo che domattina ci sia uno stato che funziona e gli stipendi raddoppino da sera a mattina: cambierebbe qualcosa?

    A mio avviso, No.

    Se non si capisce che è necessario focalizzarsi sullo stare bene, sul lavorare per un obiettivo comune, sul fare squadra e fare business… ci ritroveremo ancora una volta in uno stato che, di nuovo, non funziona e dove la gente continuerà a lamentarsi di tutto. Senza prendere iniziativa alcuna.

    Sveglia! Gli altri corrono, vuoi correre anche tu?