Tag: cultura imprenditoriale

  • Perchè la Germania continua a crescere?

    Perchè la Germania continua a crescere?

    Nel panorama europeo in questo periodo la Germania si presenta come l’unico paese che non conosce perdite e in continua crescita. A completare il quadro si sente parlare molto di disoccupazione a livelli minimi tanto che le aziende di reclutamento si trovano costrette a cercare cervelli e manodopera qualificata all’estero.

    Aggiungendo anche il parametro dello spread, ultimamente il paese viene preso come modello di riferimento per ovvie ragioni.

    A mio avviso, il problema di molte di queste analisi è che si soffermano solo sui numeri: viene detto che gli stipendi sono più alti che da noi (e, la smentita di un paio di giorni fa da parte dell’ISTAT non è esattamente veritiera), che i livelli di occupazione sono più alti, dati, grafici e tabelle incomprensibili a seguito. Ma non si parla mai del perché in tal paese le cose vadano bene, dell’origine di questo benessere.

    Dividendo la mia esistenza tra i due paesi, posso parlare per dati di fatto e non per sentito dire o partito preso. Detto questo, possiamo procedere al punto: la Germania sta bene perché le persone che ci abitano vogliono stare bene.

    Cosa vuol dire? Ma anche a tutti noi piace star bene!

    La differenza è appunto tra l’aspirazione e il mettersi all’opera. Come si spiega altrimenti il fatto che in Germania abbiano sede alcune tra le più grandi multinazionali al mondo, ad esempio?

    È necessario quindi analizzare alcuni dettagli.

    Per prima cosa lo stato tedesco funziona abbastanza bene. Come in tutti i posti, pure lì a volte ci si trova di fronte ad alcune assurdità burocratiche. Ma non capita così spesso. Quello che capita spesso è che invece il modo di produrre documentazione non cambi mai. L’idea è trovare un metodo che funzioni e non abbandonarlo (sembra logico ma…). Omogeneità è qui la parola chiave. In questo modo le persone non perdono il loro tempo in procedure inutili e resta più tempo per fare altro di più importante. Nondimeno il sistema fiscale è abbastanza trasparente.

    La gente è quindi molto attaccata ai diritti conquistati negli anni e, se non viene dato un valido motivo per cui la forma di tutela di un diritto debba essere cambiata, i cittadini non sono molto disposti a scendere a compromessi. A maggior ragione se le modifiche vadano a toccare il portafoglio o il tempo personale.

    Il mondo del lavoro

    Qui è il punto dove la differenza si vede più marcata: a noi piace chiacchierare, vivere nel nostro orticello, farci riverire dai sottoposti, metterci in mostra. Tu che stai leggendo, con un po’ di onestà, dovrai ammettere che è così. Loro invece sono pragmatici e rincorrono l’occasione a tutti i costi. Certo, sono anche loro persone e quindi non tutti sono perfetti. Ma la differenza c’è ed è quello che fa correre il sistema alla massima velocità.

    Soprattutto fare business non è criminalizzato e la gente coopera all’interno delle realtà produttive.

    Un paio di esempi:

    1. L’imprenditore tedesco sa che ha bisogno di un team alle spalle. Cerca di formare la gente, non di sfruttarla. Forma oggi per incassare il triplo domani.

    2. Un dipendente può contestare il capo, se ne ha valide ragioni, e, comunque, a fine sera entrambi possono andare a bersi insieme qualcosa al bar. Come se non fosse successo niente (qui parlo per esperienza personale).

    La morale? Poco importa il ruolo, l’importante è arrivare al traguardo. Tutto il resto è tempo perso.

    Cosa manca a noi?

    Descritto così sembra un paese delle meraviglie: anche lì ci sono problemi. Magari diversi rispetto i nostri ma ci sono. Ma non si arriva mai alla situazione d’emergenza, come spesso da noi capita.

    Rispondendo alla domanda: a noi manca un salto culturale, una svolta a 360°. Supponiamo che domattina ci sia uno stato che funziona e gli stipendi raddoppino da sera a mattina: cambierebbe qualcosa?

    A mio avviso, No.

    Se non si capisce che è necessario focalizzarsi sullo stare bene, sul lavorare per un obiettivo comune, sul fare squadra e fare business… ci ritroveremo ancora una volta in uno stato che, di nuovo, non funziona e dove la gente continuerà a lamentarsi di tutto. Senza prendere iniziativa alcuna.

    Sveglia! Gli altri corrono, vuoi correre anche tu?

  • Tua madre e il tuo business: i 6 piccoli consigli che possono farti vincere

    Tua madre e il tuo business: i 6 piccoli consigli che possono farti vincere

    Una delle funzioni dei genitori è sicuramente quella di educare i figli ad affrontare il mondo. Ogni famiglia poi, a seconda di valori, cultura e storie personali avrà “passato” certi valori piuttosto che altri. Durante questo processo ne avrai sentite di tutti i colori da tua madre, dal più assurdo “cambiati le mutande che se ti succede qualcosa non voglio fare brutta figura” al “come ti ho fatto, ti disfo”. E magari al ricordare queste “raccomandazioni” sorriderai, magari per il ricordo emergente, magari per la follia stessa insita in alcune affermazioni.

    Ma ce ne sono alcune che, se rilette in diversa chiave, possono rivelarsi delle rare perle di saggezza. Eccone alcune che potrebbero aiutarti non poco a fare la differenza.

    1. Sii sempre gentile

    Sembra semplice, ma non dimenticarlo per nessuna ragione. Hai presente l’ultima volta che sei andato in un negozio e, a causa della commessa scorbutica, hai preso la via della porta senza acquistare nulla? La situazione potrebbe vedere te come la commessa di turno e un tuo cliente lasciare la porta.

    2. Ascolta

    Smettila di dire alle persone cosa puoi fare per loro e ascolta quello di cui loro hanno bisogno. Diversamente è impossibile capire di cosa i tuoi clienti abbiano davvero bisogno (e di conseguenza venderlo) se sei troppo “impegnato” a dire loro cosa puoi dargli.

    3. Sii sorridente

    Un sorriso a volte significa tutto. E aiuta le persone a rilassarsi vengono da te.

    4. Mangia la verdura

    Te la sarai sentita dire molte volte questa frase, immagino. Nel business funziona allo stesso modo: in questo caso la lettura è paragonabile alla verdura che non volevi mai mangiare. Poi però ne hai capito i benefici e in un qualche modo ti sei adattato. Lo stesso deve essere con la lettura. Anche se si tratta di mattoni di economia difficili da masticare. Più leggi e più potrai superare i tuoi limiti.

    5. Smettila di infilarti le dita nel naso

    Stai bene attento a come ti comporti nel mondo. Le persone guardano con molta attenzione te e la tua attività. Quindi non è il caso di farsi “beccare” in atteggiamenti non del tutto trasparenti. Anzi, meglio proprio essere trasparenti sin dal principio. Paga molto di più in termini di fiducia e di immagine

    6. Non tagliare i ponti

    Tutti ci siamo trovati ad affrontare situazioni nelle quali avremmo voluto urlare a qualcuno o aver ragione a tutti i costi in una discussione. Ma quasi sempre non ne vale la pena. La vita è troppo breve e il mondo troppo piccolo. La gente viene, va e poi torna indietro. Siamo tutti nel mondo del business ed è meglio a volte mordersi la lingua e sapere che la cosa giusta accadrà se si segue il giusto percorso.

    Di sicuro tutte queste cose ti suonano familiari e magari le dai pure per scontate. Ma sei sicuro di applicare questi principi giorno per giorno?

  • Stay hungry, stay foolish: economie emergenti vs. Nordest

    Stay hungry, stay foolish: economie emergenti vs. Nordest

    Sicuramente ti sarà capitato di notare, nei vari quotidiani economici e non, numerosi articoli riguardo la crescita dei cosiddetti “BRICS” (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) e numerose speculazioni riguardo alle nuove opportunità e alle condizioni in questi nuovi mercati.

    Ciò che però viene spesso tralasciato è un’attenta analisi a riguardo: si parla tanto di numeri, specialmente per quanto riguarda il costo di materie prime e di costo del lavoro, ma non si parla mai della società dietro questo “boom”. E’ vero che molti paesi erano in condizioni di semipovertà fino a non molto tempo fa e che pratiche tese all’apertura del mercato, coadiuvate da generose iniezioni di capitale estero, hanno reso possibile questa crescita esponenziale. Ma non si parla mai della “fame” che sta rendendo questo fenomeno possibile.

    Esatto, la fame!

    In un precedente articolo abbiamo accennato ad uno studio della Harvard Business School, il quale afferma che:

    [quote]gli imprenditori di solito iniziano la loro carriera da poveri piuttosto che da ricchi. “In questo modo è possibile vedere le opportunità e non sentirsi limitati dall’ammanco di risorse”[/quote]

    Ed è esattamente questo ciò che muove tutti questi sistemi economici! Almeno, dal punto di vista “culturale”. La maggior parte delle persone di questi paesi non ha mai avuto nulla e, logicamente, come le opportunità si presentano cercano di farne tesoro nel modo migliore possibile. In questo modo innescando un ciclo virtuoso che porta benefici alla società intera.

    Qualcuno affermerà che è facile costruire qualcosa in un posto dove molte posizioni sono aperte e le condizioni economiche molto vantaggiose, specialmente per quanto riguarda i costi e l’imposizione fiscale. Ma… volendo essere corretti si potrebbe anche affermare il contrario: nonostante le ottime occasioni è anche possibile che si resti statici e non si migliori. E qui si può capire più chiaramente perché la “fame” è il criterio distintivo tra le due situazioni.

    Se ci pensi, è successo lo stesso da noi nel dopoguerra. Qualche giovane padre di famiglia è emigrato all’estero, ha racimolato un po’ di quattrini, è tornato a casa e ha fondato il primo nucleo di quella che molto probabilmente è ora l’azienda di famiglia. Situazione nella quale, soprattutto nel Nordest, molti potranno riconoscersi. Cosa ha quindi mosso questo padre di famiglia a prendersi la nave, viversi la condizione di emigrato in altri tempi, lavorare duramente e poi tornare a casa per fondare qualcosa? Di nuovo, la “fame”. Grazie a questa, unita ad un pizzico di follia, è riuscito a cogliere le opportunità che gli si sono presentate davanti, se non proprio a crearsele. Chi non ha niente può solo che risalire la china! E grazie a questa voglia di mettersi in gioco e al non far caso alla disponibilità di risorse di queste persone, nessuno più ha patito per davvero la “fame”.

    Verrebbe da aggiungere un “purtroppo”. Vero che grazie alla crescita dei decenni scorsi siamo riusciti a vivere, chi più chi meno, negli agi. Però gli agi, se non si prendono le dovute cautele, corrompono e fanno fermare la testa.

    In questa particolare congiuntura economica è davvero necessario fare tesoro dell’esperienza di questi padri di famiglia. E’ necessario ricordarsi che il loro motore era la “fame”, quella vera. Ed è forse il caso di tener sempre presente che potrebbe tornare, se non ci muoviamo in fretta e cambiamo il modo di ragionare. In questo modo, probabilmente, sarà possibile ricominciare a vedere le occasioni. E ci accorgeremo che non si sono mai mosse da lì, ci stavano solo aspettando!

    Per questo lo “Stay hungry, stay foolish” (siate affamati, siate folli) coniato da S.Jobs è un motto sempre attuale. E’ solo grazie a fame e follia che cresciamo e creaiamo qualcosa di nuovo. E i mercati emergenti lo hanno ben capito. Solo così le idee si muovono!