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  • 6 strategie per evitare di “friggere” la tua start-up

    6 strategie per evitare di “friggere” la tua start-up

    # 1 Quando un buon cliente è in realtà un cattivo cliente?

    Valorizza maggiormente il profitto vero e proprio che il semplice giro d’affari. Come fare? Guarda bene i numeri quando stai per firmare un contratto con un nuovo cliente. Se analizzando in modo dettagliato i pro e i contro ti accorgi che non avresti abbastanza profitto considerando le risorse e la gente necessaria per completare il lavoro… molla. Nel caso in cui ti dovessi trovare a rifiutare il contratto fallo a testa alta, stai facendo business non carità. Un cliente non è un cliente se non ti paga.

    # 2 Stai attento ai soldi 

    • Cerca un collaboratore (non tu e nemmeno un altro cofondatore) per tenere sotto controllo il tuo credito;
    • Appuntati le scadenze delle fatture;
    • Utilizza fino all’ultimo giorno i termini di pagamento che i tuoi fornitori ti danno;
    • Lavora sul costruire una buona reputazione e considera di offrire sconti per i grandi ordini;
    • Cerca di rinegoziare i termini di pagamento con I fornitrori il più frequentemente possibile (sapranno che offerta farti per tenerti come cliente)

    # 3 Usa una buona quantità di realismo (ma non smettere di sognare)

    Non basare le tue proiezioni di profitto su calcoli fatti a caso. Decidi un target per le tue vendite che sia il più realistico possibile (anche se è un target basso non importa ma tieni conto dei margini di profitto.) Tieni sotto controllo le spese di amministrazione e fai in modo che funzioni per il target di vendite che ti sei imposto. Questo punto è importantissimo in quanto puoi vendere il miglior servizio o il miglior prodotto al mondo ma se non calcoli la posizione esatta dove posizionare la tua rete di salvataggio sei fritto.

    # 4 La gente giusta

    Un business senza le “teste giuste” è spacciato. Anche se sei la sola persona coinvolta… potresti (involontariamente) remare contro. Com’è possibile? Solo perchè il business è tuo ciò non vuol dire automaticamente che tu abbia tutte le competenze per svolgere tutte le funzioni in maniera ottimale. Al cuore del successo c’è la giusta mentalità e le giuste abilità professionali. Cerca collaboratori che completino le tue mancanze, collaboratori che facciano cià che tu non saresti in grado di fare bene. Non strafare, usa il concetto di network il più possibile.

    # 5 Agisci velocemente quando la velocità è richiesta

    Se il tuo giro d’affari è in punta di piedi su un burrone… devi prendere immediate precauzioni e tagliare sulle spese di amministrazione e sui costi generali. Dalla pubblicità (usa la potenza dei social media) fino ai programmi gestionali la parola d’ordine è taglia… se annusi il temporale nell’aria, metti al sicuro il tuo business, costi quel che costi.

    # 6 Ringrazia quando è il momento di ringraziare (praticamente sempre)

    Ricordati di chi ti ha portato fino a dove sei: te stesso e il tuo stile di leadership, il tuo staff e tutte le persone che hano fatto del loro meglio credendoci.. è il tempo di compensare te stesso e compensare loro. Quando il tuo business inizia a crescere ringrazia monetariamente e verbalmente tutti, ce l’avete fatta, pronti per un nuovo traguardo.

    Foto: By TW Collins, via Flickr, Creative Commons Attributions.
  • SingRing: condividere contenuti musicali legalmente

    SingRing: condividere contenuti musicali legalmente

    Per gli editori del mondo digitale la condivisione di contenuti musicali e la preservazione del diritto d’autore rappresentano sia un binomio inscindibile che una spinosa questione… a semplificare tutto ci pensa SingRing.

    SingRing nasce nel 2009 come startup di Digital Magics, creata per risolvere l’annosa questione della condivisione di contenuti musicali nel pieno rispetto del diritto d’autore, pochi giorni fa ha lanciato “Progetto Video” firmando gli accordi con EMI Music, Sony Music Entertainment, Universal Music Italia e diverse etichette indipendenti. Grazie a SingRing è possibile per gli editori pubblicare su web, mobile e Smart TV i videoclip ufficiali nel pieno rispetto del diritto d’autore.

    Secondo Luca Messaggi, CEO di SingRing:

    “Con SingRing nasce un nuovo network musicale cross editoriale che dà: ai publisher e alle record company la possibilità di trarre valore aggiunto dalla musica on-line, agli inserzionisti l’opportunità di raggiungere un target molto interessante su un piattaforma premium completamente pianificabile e agli utenti la possibilità di fruire di un esperienza totalmente innovativa grazie ai nostri contenuti di qualità”

    Vediamo ora i punti salienti di SingRing:

    #1 Contenuti:
    SingRing permette di integrare i contenuti in maniera contestuale, automatica e in tempo reale in ogni sito.

    #2 Vantaggi per gli editori:
    Tutti gli editori web possono valorizzare i propri siti, con un modello economico a shared revenues sugli introiti pubblicitari. Gli editori possono beneficiare anche degli accordi esclusivi che SingRing ha stipulato con concessionarie e gruppi media.

    #3 Vantaggi per le case discografiche:
    La partnership con SingRing consente alle case discografiche la creazione di un nuovo network, basato su una innovativa piattaforma, in grado di controllare i contenuti distribuiti legalmente.

    Nei primi tre mesi del 2012 la musica digitale ha raggiunto una quota di mercato pari al 30% del totale in Italia, sicuramente un numero da non sottovalutare ed appetibile per SingRing e per il mercato dell’advertising relativo ai video online.
    Grazie a SingRing ora è possibile condividere contenuti musicali nel web legalmente: un passo in avanti verso l’evoluzione del mondo digitale? Si.

     

    Il sito è raggiungibile presso: http://www.singring.com/

  • 3 punti chiave per una start-up digitale

    3 punti chiave per una start-up digitale

    Sei uno startupper? Stai iniziando a costruire la tua strada luminosa verso un futuro di successo? Prenditi 5 minuti per considerare questi 3 punti chiave:

    #1 Investitori e crescita:

    Decidi bene a chi presentarti, cerca un incubatore che possa anche affiancarti passo dopo passo e che possa tenerti per mano durante la tua crescita. Non ti servono solo i soldi vorrai cercare anche:

    – Affiancamento nell’approccio imprenditoriale;
    – Affiancamento nel settore amministrativo, finanziario e commerciale;
    – Mentoring;

    Tu sarai occupato a dare vita alla tua idea e quello che fai vorrei farlo bene, lascia che altri ti affianchino, non puoi fare tutto da solo. La tua maggior risorsa? Il tempo ! Prenditene cura.

     #2 Dai forma all’idea quando ti presenti:

    Una volta deciso a chi vuoi presentarti e da chi vuoi cercare investimenti cerca di essere il più pratico possibile. Non si tratterà di una discussione parlamentare o di una conferenza politica, chi decide di investire in te è primariamente caratterizzato dalla praticità, di conseguenza dimostrati pratico anche tu. Non appoggiarti a delle semplici slide powerpoint, se possibile crea un prototipo, metti l’idea in azione e mostrati operativo e pronto a fare. La tua operatività unita alla validità dell’idea saranno sicuramente vincenti. Hai passione per quello che stai facendo giusto? Questo è il momento di dimostrarlo.

     #3 Componi il tuo team con saggezza 

    Certo l’idea è fondamentale, stai componendo la tua sinfonia ma hai bisogno che ciascun esecutore stia suonando lo strumento che lo valorizza maggiormente. Non è per nulla banale questo concetto e molte volte porta alla disfatta totale del progetto: usa il networking cerca i migliori “musicisti” per far suonare la tua idea. Chiarisci fin dall’inizio chi fa cosa; certo il limite sarà flessibile ma non far suonare la tromba al violinista piuttosto valorizza, accentua, sottolinea i talenti. Vivrai il tuo progetto con più armonia e tutto “suonerà” magnificamente.

    Ti suona bene il discorso? 

  • Virtubuzz: quando sono i fornitori a dare i voti

    Virtubuzz: quando sono i fornitori a dare i voti

    In momenti particolari come quello che stiamo vivendo, conoscere l’affidabilità dei propri clienti, siano essi presenti o futuri, è un fattore di primaria importanza e Virtubuzz nasce proprio per questo particolare scopo.

    Il servizio della startup veronese si propone un obiettivo ambizioso: l’idea è di creare un social network dove sono i fornitori a votare i loro clienti, con lo scopo di promuovere una cultura dell’affidabilità. È così di conseguenza possibile aiutare fornitori e aziende ad orientarsi (e spesso a sopravvivere), col risultato di migliorarne e favorirne i reciproci rapporti e scambi.

    Semplice da usare, intuitivo e gratuito, Virtubuzz permette ai propri iscritti di esprimere e condividere il giudizio sui propri clienti in base a criteri come: il rispetto degli accordi presi, la puntualità nei pagamenti e altri parametri che consentono di capire quanto è (o non è) affidabile un cliente.
    Nonostante la giovanissima età, Virtubuzz, che ha preso definitivamente forma nel novembre 2011, conta già oltre 6000 iscritti ed è in forte ascesa.

    Ecco un video dimostrativo:

     

    Ma come funziona? 3 regole di base.

    • L’alto valore del voto è garantito dal costante controllo da parte del Team delle aziende registrate. Un’azienda non può ricevere più di un voto dallo stesso fornitore, il voto è modificabile e viene espresso in base a tre criteri: professionalità e competenza, rispetto degli accordi, puntualità nei pagamenti. La condivisione di opinioni in rete aiuta dunque gli iscritti a scegliere con chi lavorare, riducendo il rischio commerciale e finanziario
    • Ogni azienda possiede una scheda aziendale: più l’azienda vota e viene votata, più acquista credibilità e autorevolezza. Partecipando attivamente alla community, si crea così uno storico visibile a tutti gli iscritti, rappresentativo della sua reputazione online.
    • E’ possibile monitorare la reputazione di una specifica azienda, ricevendo un alert via email ogni volta che un utente esprime un nuovo voto su di essa.

    Virtubuzz è un esempio tangibile di quanto la tecnologia, in questo caso rappresentata dal concetto di social network, possa essere d’aiuto per la comunità imprenditoriale anche in ambiti che fino a poco tempo fa sembravano sconosciuti.

    Il sito è raggiungibile presso: http://www.virtubuzz.com/home/landing

  • Officine Italiane Innovazione: il social network per imprenditori

    Officine Italiane Innovazione: il social network per imprenditori

    Team Officine Italiane Innovazione

    Officine Italiane Innovazione nasce da Pietro Bazzoni, il quale per 10 anni ha lavorato in una multinazionale del settore elettromeccanico e per altri dieci ha diretto un’Associazione di imprese, entrando in contatto con oltre 3.000 imprenditori. Da queste esperienze ha maturato un convincimento che ha portato alla realizzazione delle Officine: “gli imprenditori hanno bisogno più di ogni altra cosa di relazioni tra loro e facilità nello scambiarsi informazioni”.

    Secondo i creatori del sito,

    [quote]”Un open space in cui l’innovazione e il confronto, senza barriere geografiche e culturali, costituiscono la base fondamentale per un nuovo sviluppo delle attività imprenditoriali”. [/quote]

    sarebbe la ricetta ideale per mettere in rete gli imprenditori italiani sfruttando le opportunità offerte da internet.

    Guardando ai dati, il sito, nato il primo maggio 2011 e che da poco ha compiuto il primo compleanno, da allora ha guadagnato ogni mese circa 600 nuovi iscritti, raggiungendo oltre un milione e mezzo di pagine visualizzate in totale con un’interessante 8 minuti di permanenza della visita media. Navigando tra le pagine si può in effetti constatare una certa dinamicità tra gli scambi di commenti e proposte, che sicuramente invitano il visitatore a cercare di integrarsi alla caccia di nuove opportunità.

    Una peculiarità del sito è la presenza di gruppi in lingua inglese e spagnola, segno della volontà di dare un respiro internazionale al progetto cogliendo le opportunità del mondo ormai globalizzato e sempre più interconnesso. Strategia che ha premiato, secondo i dati forniti dai creatori, con un 15% degli iscritti totali provenienti esclusivamente dall’estero.

    Lo scopo delle delle “Officine” non è però replicare i già esistenti Facebook o Linkedin:  l’iscritto piuttosto entra a far parte di “una grande famiglia“, comprendente una redazione professionale che quotidianamente modera le discussioni nel Forum, propone video-interviste a imprenditori, facilita l’incontro e il dialogo tra gli iscritti sia on line, sia attraverso eventi dal vivo. In questo modo, a detta dei creatori, è possibile “portare nella community quelle imprese ancora digiune di web 2.0, digital economy e via dicendo, aiutandole ad affrontare questi temi in uno spazio pensato innanzitutto per loro” con le caratteristiche di un “sos a cui rivolgersi in qualunque istante, contando sull’interazione fra utenti e sulla preparazione della redazione“.

    Il principio è semplice:

    [quote]Francesco cerca partner per esportare il caffè della sua torrefazione in diversi paesi Europei ed in Cina, Ernesto cerca aziende di produzione e confezionamento abiti, a cui commissionare una nuova linea di abbigliamento per disabili, Allan, da Londra, cerca produttori italiani di alimenti biologici.[/quote]

    Il social network si pone quindi l’obiettivo di offrire:

    • una community in italiano per gli imprenditori e i professionisti italiani, nel paese e nel mondo;
    • uno spazio di confronto dedicato ai fatti, ai problemi e alle esperienze degli imprenditori;
    • un spazio quotidianamente moderato da una redazione di esperti;
    • un luogo dove ciascun imprenditore possa potenziare la propria crescita personale e lo scambio di esperienze e conoscenze, oltre a incrementare il patrimonio di relazioni con colleghi, professionsti ed esperti in tutto il mondo.
    La maggior parte dei servizi è offerta gratuitamente, funzionalità avanzate (inviti ad eventi particolari, videointerviste, assistenza tecnica, ecc.) sono offerte invece a 120€ per anno.

    Sicuramente un esempio concreto che un sano networking è possibile anche in Italia: la strada da fare è decisamente ancora molta ma, indubbiamente, di iniziative come questa ce n’è sicuramente bisogno. Non possiamo che augurare molti altri compleanni!

    Il sito è raggiungibile presso http://www.officineinnovazione.it/ 

    Statistiche Officine Italiane Innovazione

    Foto: www.officineinnovazione.it
  • Incubatori d’impresa in Italia

    Incubatori d’impresa in Italia

    Facendo seguito all’articolo relativo al funzionamento degli incubatori di impresa vediamo ora, dove sono situati in Italia e di cosa si occupano.

    Veneto:

    H-Farm: Supporta start-up che sviluppano prodotti o servizi nel settore di internet e del web 2.0 e ne abbiamo già parlato approfonditamente in questo post.

    Parco Scientifico Tecnologico di Venezia – VEGA:  Uno dei più importanti parchi scientifico-tecnologici in Italia. E’ attivo nei settori più avanzati dell’innovazione tecnologica: Nanotecnologie, tecnologie dell’informazione e della comunicazione e nella Green Economy.

    Start Cube:  Incubatore universitario d’impresa che nasce come prosecuzione del Premio Start Cup Veneto, iniziativa finalizzata alla promozione di realtà aziendali innovative provenienti dall’ambiente universitario. Si occupa di start-up in settori ad alta intensità di conoscenza quali ICT, nanotenologie, biotecnologie e terziario avanzato.

    M31: un incubatore di impresa privato che trasforma idee in imprese nel settore della tecnologia dell’informazione e delle sue applicazioni.

    Fondazione la fornace dell’innovazione: Si occupa in prevalenza di start-up operanti nel settore del design e della comunicazione o comunque nel terziario avanzato.

    Incubatore ex-Cnomv alla Giudecca:  Le start-up incubate sono specializzate nel terziario avanzato nell’ambito della consulenza, della comunicazione, della progettazione e della formazione.

    Incubatore Ca’ Emiliani a Marghera:  Principalmente si occupa di PMI che operano nel comparto dei prodotti in legno, della stampa, delle costruzioni, della riparazioni degli autoveicoli, della fabbricazione di macchine elettriche e di apparecchiature elettriche, elettroniche e ottiche.

    Incubatore Ex Herion alla Giudecca: Si occupa principalmente di PMI operanti nel settore del terziario avanzato.

    Friuli Venezia Giulia:

    Friuli Innovazione:  Tramite l’incubatore Techno Seed seleziona idee innovative nel settore delle tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni.

    Lombardia:

    Acceleratore d’impresa del politecnico di Milano: E’ l’incubatore di start-up tecnologiche dell’Ateneo che sostiene lo sviluppo dell’imprenditoria innovativa e offre alle start-up le infrastrutture e i servizi necessari alla loro crescita.

    Annapurna Ventures: Supporta start-up che sviluppano prodotti o servizi nel settore di internet e del web 2.0.

    Comonext: Supporta lo sviluppo di idee innovative e per il 2012 ha aperto il bando incubatore dall’idea all’impresa http://www.idea2impresa.it/

    Piemonte:

    I3P, Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino:  E’ il principale incubatore universitario italiano e uno dei maggiori a livello europeo. Favorisce la nascita di nuove imprese science-based con validata potenzialità di crescita, fondate sia da ricercatori universitari sia da imprenditori esterni, fornendo loro spazi attrezzati, servizi di consulenza e professionali per avviare la propria attività imprenditoriale e una network di imprenditori, manager e investitori.

    Emilia Romagna:

    We tech off: Un progetto nato per sostenere la creazione di imprese innovative in Emilia-Romagna attraverso l’erogazione di servizi a favore di gruppi portatori di idee imprenditoriali e start-up tecnologiche.

    INNOVAMI: opera prevalentemente in Emilia-Romagna, con particolare attenzione al comprensorio imolese e della Bassa Romagna sostenendo la creazione e l’evoluzione delle imprese di produzione e servizio che operano nei settori dell’automazione industriale, dell’informatica, elettronica e telecomunicazioni, dell’ambiente e dell’energia.

    AlmaCube: E’ L’incubatore dell’Università di Bologna nato per favorire l’imprenditorialità di origine accademica. Almacube fa parte del network gate2growth circuito che vuole sviluppare le relazioni orizzontali tra gli incubatori europei e di conseguenza stimolare i collegamenti fra le imprese in un contesto molto più ampio.

    Toscana:

    Polo Tecnologico di Navacchio: Il Polo favorisce l’insediamento e la crescita di aziende di neo formazione e supporta lo sviluppo di aziende consolidate prevalentemente per i settori: ICT, microelettronica, biomedicale, robotica, energiae ambiente e servizi.

    Incubatore Firenze: Fornisce servizi, consulenze, formazione e infrastrutture tecnologiche e multimediali, accompagnando dall’idea imprenditoriale alla creazione di impresa e all’affermazione sul mercato: un utile supporto alla promozione e al sostegno di nuove attività imprenditoriali.

    Campania

    Campania Innovazione: Vanta una specializzazione produttiva ed una elevata esperienza in alcuni settori strategici per il sistema campano (tra cui ICT, Ambiente ed Energia e Aerospazio)

    Sicilia

    NetValue: Supporta start-up che sviluppano prodotti o servizi nel settore di internet e del web 2.0.

    Ne conosci altri? Faccelo sapere in modo da tenere la lista aggiornata.

    Foto: By DaNieLooP via Flickr, C.C. Attribution.
  • Che cos’è e come funziona un incubatore per start-up?

    Che cos’è e come funziona un incubatore per start-up?

    Per avere una definizione completa di incubatore preferisco appoggiarmi all’US National Business Incubation Association (NBIA) che definisce l’incubatore come “un processo dinamico di sviluppo di impresa. Gli incubatori alimentano le imprese aiutandole a sopravvivere e crescere nella fase in cui sono maggiormente vulnerabili, quella di start-up. Gli incubatori forniscono assistenza manageriale, accesso a finanziamenti, consentono l’esposizione ad attività imprenditoriali critiche e l’utilizzo di servizi di supporto tecnico.”

    Va sottolineato come il processo di incubazione di un impresa si stia sempre più rivelando un elemento essenziale ai nuovi imprenditori per sviluppare la loro idea di business.

    4 sono gli elementi chiave che definiscono un incubatore:

    1. La condivisione di uno spazio immobiliare concesso in affitto alle start-up;
    2. Un insieme di servizi di supporto condivisi in modo da ridurre le spese che la singola impresa dovrebbe sostenere;
    3. L’attività di training imprenditoriale;
    4. L’inserimento dell’impresa incubata in un network di attori che le consentano di accedere a competenze e risorse necessarie al suo sviluppo (tecnologia, capitale umano e finanziario). Gli incubatori operano quindi da intermediari tra le imprese incubate e l’ambiente esterno.

    Lo scopo di un incubatore?

    – Generare imprese di successo;
    – Fare in modo che le imprese lascino il programma di incubazione finanzairiamente autonome;
    – Le nuove imprese “incubate” saranno in grado di commerciale nuova tecnologia e rafforzare l’economia locale;

    3 diverse tipologie di incubatori:

    1. Incubatori in “calce e mattoni”: E’ il modello più semplice di incubatore e si basa principalmente sulla fornitura di spazi e di servizi di base;
    2. Incubatori Virtuali: Forniscono una gran quantità di servizi alle start-up attraverso internet ed aiutano nella fase di intermediazione con l’ambiente esterno;
    3. Hub: Probabilmente la tipologia più importante in quanto dotato di un ufficio centrale e di varie divisioni specializzate nei diversi settori di servizio. L’Hub riesce anche a metter a disposizione alle aziende ospiti una rete di relazioni e di opportunità commerciali.

    Le 3 fasi dell’incubazione:

    1. Pre incubazione

    In questa fase vengono comprese tutte le attività necessarie al supporto dell’imprenditore nello sviluppo della sua idea di business, nel business model e nella preparazione del business plan per aumentare le possibilità di giungere alla creazione di una start-up di valore. Gli incubatori affiliati agli Istituti Universitari sono solitamente pre-incubatori.

    2. Incubazione

    L’incubazione è la fase essenziale in quanto viene dato all’imprenditore tutto il supporto (vedi i 4 elementi chiave di cui sopra) dalla fase di start-up imprenditoriale fino alla vera e propria espansione. Questa fase comprende solitamente i primi tre anni di attività della nuova impresa. Perchè tre anni? perchè in questo periodo di tempo si può valutare se l’impresa è pronta a “camminare con le proprie gambe.”

    3. Post incubazione 

    L’impresa finalmente sta camminando da sola e può lasciare fisicamente l’incubatore (sempre che l’incubatore non fosse di tipo virtuale.) Probabilmente la nuova PMI avrà bisogno di ulteriori servizi come miglioramento dei processi produttivi o servizi per l’internazionalizzazione. Gli incubatori classificati come “post-incubatori” possono essere chiamati anche acceleratori d’impresa.

    Hai le idee un pò più chiare?
    Vuoi sapere dove sono gli incubatoi d’impresa in Italia? li trovi qui.

    Foto: By gepiblu via Flickr, C.C. Attribution.
  • Srl semplificata o Ltd. Inglese?

    Srl semplificata o Ltd. Inglese?

    Molti sono i contatti che abbiamo ricevuto per ottenere maggiori informazioni sia sulle srl semplificate sia sul regime dei minimi.

    Il fattore comune a tutti i contatti? Essenzialmente la ricerca di tutte le possibilità di svolgere affari in Italia con qualche agevolazione fiscale.

    I fatti di cronaca nera imprenditoriale di questi giorni in Veneto fanno riflettere e dovrebbero far riflettere ancor di più lo stato, equitalia e tutto un sistema fiscale, creditizio e burocratico che sostanzialmente non funziona e sta distruggendo l’economia (imprenditoriale.) Giustificare il tutto con la frase “c’è la crisi quindi…” ha stancato e non produce nulla di nuovo.
    L’Italia, (di sicuro non ti dico nulla di nuovo) è  al primo posto in Europa per le tasse sulle imprese. Il peso complessivo di tributi nazionali e locali e dei contributi sociali è del 68,6%.

    Questo dato non è inventato ma è quanto indicato da Paying Taxes 2011 uno studio realizzato dalla Banca Mondiale e dalla società di consulenza PricewaterhouseCoopers. Su 183 paesi esaminati, l’Italia risulta al 167º posto, tra i paesi in cui complessivamente è più pesante il carico del prelievo.
    Se capisci l’inglese dai un occhio qui  il dato di cui ti ho parlato si trova a pagina 28.

    Proprio perchè non vogliamo fermarci ad additare il problema senza rimboccarci le maniche e non ci interessano nemmeno le chiacchiere da salotto politico  abbiamo deciso di parlare in una serie di articoli di come funziona negli altri stati UE la costituzione di srl e la tassazione societaria.

    In questo primo post parleremo di come funziona in Inghilterra la limited company, ovvero la srl di stampo inglese. A te starà capire se è interessante o meno e soprattutto se possa essere alternativa alla classica srl o alla neonata srl ad un euro.

    LTD INGLESE

    Capitale sociale della Limited: Il capitale sociale minimo è di 100 Sterline ed ALMENO una sterlina deve essere fisicamente versata (circa 1,5 €) – Idea a cui si è ispirata la srl semplificata. Se ad esempio decidi per un capitale sociale di 1000 Sterline basta versarne 1 senza essere obbligati a versare le altre 999.

    Costituzione: Non è necessario atto pubblico nè l’intervento del notaio e non è nemmeno richiesta l’iscrizione nel registro delle imprese.

    Oggetto Sociale: L’oggetto sociale di una ltd può essere “Tutto ciò che è legale” in modo da dare ampio respiro alle attività societarie.

    Costi costituzione: Il costo è di circa 500 €, paragonato ai circa 3.500 € di una srl ed ai circa 700-800 della srl semplificata.

    Agevolazioni: La LTD viene essenzialmente definita come “small company” e può accedere ad esenzioni IVA quando risponde ad almeno 2 dei seguenti 3 requisiti:

    • Un giro di affari annuale inferiore a 5,6 milioni di sterline,
    • Un totale di bilancio inferiore a 2,8 milioni di sterline,
    • Meno di 50 dipendenti.

    Statuto: Il companies act del 2006 ha previsto uno statuto standard che si applica automaticamente nel caso in cui i soci fondatori non vogliano disporre diversamente. E’ inoltre previsto (se lo si desidera) l’anonimato dei soci.

    Tassazione:   Sono previsti tre scaglioni nella tassazione dei profitti:

    • 20% per profitti fino a 300.000 Sterline;
    • Tra il 20% ed il 24%  tra 300.001 sterline e 1.499.999 sterline;
    • 26% per i redditi oltre 1.500.000 sterline;

    Partita IVA: Non si è costretti a richiederla se si prevede che il giro annuale dell’impresa sarà inferiore a 70.000 sterline. Questo comporta ovviamente una semplificazione amministrativa nella gesitone societaria.

    Ma… si può operare in Italia con una limited Inglese?

    La legislazione Europea, ed in particolare gli articoli 49 e 54 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea nonchè svariate sentenze della Corte di Giustizia Europea (Centros, Überseering e Inspire Art) consentono alle società costituite nei Paesi membri dell’UE di operare liberamente in ogni altro Paese membro, restando assoggettate alla legge del Paese di origine (c.d. libertà di stabilimento)

    Quindi una società inglese che volesse operare in Italia tramite una sede secondaria rimarrebbe assoggettata a quanto stabilito nel proprio statuto redatto secondo la normativa inglese ANCHE nel caso in cui la società operi solo ed esclusivamente in Italia. Essenzialmente all’Italia interessa che su quanto generato a livello di reddito nel mercato Italiano venga pagato in Italia essendo il reato di esterovestizione molto delicato.

    In sostanza l’imprenditore Italiano ha la facoltà di scegliere la forma giuridica per esercitare la sua attività e può prendere in considerazione anche altri paesi UE e non è di sicuro un’invenzione dell’ultima ora basta pensare che in Germania ed Olanda dal 2002 ad oggi sono circa 30.000 le imprese che si sono costituite nella forma di ltd operando come sedi secondarie di società inglesi.

    A breve tratteremo anche le legislazioni degli altri paesi UE. Seguici.

     Foto: by LaertesCTB  via Flickr, C.C. Attribution.
  • Come chiamare la tua start-up. 7 punti

    Come chiamare la tua start-up. 7 punti

    La tua start-up ha bisogno di un nome e scegliere quello giusto potrebbe essere la decisione più importante che ti capiti di fare… Perché? Essenzialmente perché il nome che deciderai avrà un impatto enorme sui tuoi clienti e sui possibili investitori.
    Te lo dico senza “girarci attorno”, il nome che scegli (o non scegli) dice molto anzi moltissimo sul fatto che tu abbia capito a fondo (o meno) l’area di business che stai per entrare.

    Eccoti quindi alcuni punti chiave che vorrai tenere in mente per decidere il nome più adatto:

    1.   Unico e indimenticabile

    Vuoi un nome che si distingua dalla folla, un nome orecchiabile che rimanga “fresco” e non invecchi nel tempo. È di sicuro una sfida riuscirci perché nell’arco del tempo anche i nomi “trendy” cambiano e spesso cambiano di anno in anno rendendo più difficile trovare un nome che sia senza data di scadenza (difficile non equivale ad impossibile…)

    2.  Facile da pronunciare e da ricordare

    Pensa ad un nome che i tuoi clienti saranno in grado di pronunciare e ricordare facilmente. Ricordati che se imparano la pronuncia sbagliata poi magari quando scrivono il nome che si ricordano su google… Sono problemi perché non ti trovano più. Lascia stare gli acronimi che a gran parte delle persone non dicono nulla.

    3. Semplicità

     Semplicità nel nome equivale ad efficacia. Scegli un nome corto, due sillabe ed evita caratteri speciali. Ricordati che vuoi che il nome che scegli abbia un senso. Nomi eccentrici e strani sono comunque un rischio. Anche google è stata una scelta rischiosa ma ha pagato… A te la scelta.

    4. Dai un indizio

    Dai un indizio su cosa fai con la tua attività. Prova a ricordare ai tuoi clienti in qualche modo tramite il tuo nome i servizi o il prodotto che offri.

    5. Assicurati che il nome sia disponibile

    Questo punto può sembrarti ovvio ma molti non ci pensano; lavorano magari per giorni ad un nome per poi realizzare che non possono registrare il dominio del loro sito perché qualcuno l’ha fatto prima di loro…. E se non hai il  dominio corrispondente al nome che hai scelto, bè allora non hai nemmeno un nome e devi ricominciare da capo.

    6. Non chiudere

    Evita di decidere un nome che poi non ti permetta di aggiungere altri prodotti alla tua offerta sul mercato. Questo significa evitare di inserire localizzazioni geografiche o nome dei singoli prodotti che vendi nel nome della tua impresa (a meno che creare nicchia su un solo prodotto non sia il tuo obiettivo primario.)

     7. Sperimenta sul campo

     Prova il nome che hai (quasi) deciso su potenziali clienti. Decidi per due o tre nomi e “provali” con investitori, potenziali clienti e collaboratori. Evita la tua famiglia e i tuoi amici più stretti. Fai domande alle tue “cavie” per capire se effettivamente i nomi danno l’impressione che tu desideri.

     

    Liberamente tradotto e riadattato da cnn money 
     Foto by Radio Rover via Flickr, C.C. Attribution
  • Le Srl semplificate ad un euro (ssrl) e la bozza dello statuto

    Le Srl semplificate ad un euro (ssrl) e la bozza dello statuto

    Entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione deve essere predisposto uno statuto standardizzato in merito alle società a responsabilità limitata semplificate.

    Tale statuto dovrebbe quindi essere pronto entro Maggio 2012 e dovrebbe dare il via, finalmente, all’avventura delle srl ad un euro nel sistema normativo Italiano.

    DI cosa si “occupa” lo statuto?

    • Regole sull’amministrazione e sulla rappresentanza;
    • Le materie di competenza dell’assemblea e degli amministratori;
    • Le regole sugli aumenti di capitale e sui finanziamenti dei soci;
    • Disciplinare il recesso e l’esclusione del socio;
    • Approvazione bilancio;
    • Norme sullo scioglimento della società;

    Cosa è stato anticipato dal Sole 24 ore in merito?

    Il ministero della Giustizia ha terminato la bozza dello statuto (manca ancora il passaggio chiave al ministero dell’Economia.) Lo Statuto ha assunto una fisionomia “minimalista”… che vuol dire?
    Vuol dire che per quello che lo statuto non dice valgono le normali misure disposte dal codice civile in materia di società a responsabilità limitata.
    Massimo spazio verrà invece lasciato ai soci per quel che concerne le norme di amministrazione e controllo a patto che la figura dell’amministratore sia sempre ricoperta da un socio.

    Il limite anagrafico? Confermato

    • Escluse in maniera definitiva le persone fisiche con età superiore ai 35 anni (nonostante le critiche arrivate da più fronti in merito alla discriminazione che si verrebe a creare)
    • Escluse tutte le persone giuridiche dalla possibilità di divenire soci, il che vuol dire società, associazioni e fondazioni

    Il capitale invece?

    Il capitale ha ora un tetto massimo di 9.999 €. Quindi confermato un capitale sociale a partire da un euro. Tale capitale sociale dovrà essere interamente versato nelle mani degli amministratori e non in banca (come avviene normalmente per tutte le società di capitali.) ATTENZIONE che il capitale da 1 € fino a 1000 € potrà essere versato anche in contanti all’amministratore mentre per importi superiori il versamento dovrà essere tracciato.

    Nota dolente di questo tipo di srl?

    Non sono state previste ulteriori forme specifiche di agevolazione fiscale al di là di quelle previste al momento della costtuzione. Questo vuol dire che all’atto pratico si costituisce una srl semplificata ma poi si è totalmente soggetti al regime della srl (soprattutto il regime fiscale) a meno che non si rientri nel regime dei minimi.
    Costi vivi? qui.

    Foto: By Fotero, C.C. Attributions 

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