Questa riflessione parte da due assunti:
1) Rispetto a quanto avviene in Paesi simili al nostro, in Italia il mercato delle società di intermediazione online è notevolmente ridotto.
2) Le agenzie interinali italiane sono in proporzione tra le più forti in Europa.
Questi fenomeni non sono di certo sufficienti a spiegare la crisi dell’occupazione che affligge il nostro Paese, ma rappresentano senz’altro tasselli significativi di questo puzzle. Si invita perciò a riflettere sull’ipotesi che in Italia in molti faticano a trovare un impiego non solo perché l’offerta è bassa a causa dell’attuale contesto macroeconomico, ma anche perché i servizi di intermediazione tra domanda e offerta di lavoro sono carenti, la regia dello Stato in questo settore distratta, la comunicazione tra mondo accademico e mondo del lavoro insufficiente, e, aspetto da non sottovalutare, nelle scuole non si racconta abbastanza il mondo del lavoro e non si spiega a sufficienza quali siano i possibili percorsi professionali.
I governi come si sono comportati finora? Oltre ad aver dato vita ad un sistema in cui gli ammortizzatori sociali sono carenti e la flessibilità del lavoro elevata, non hanno elaborato una solida strategia di lungo periodo volta migliorare le modalità della ricerca d’impiego. L’architettura dell’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro in Italia pare schizofrenica, asimmetrica ed incoerente: gli strumenti offerti dallo Stato, quali i centri di impiego, Almalaurea, Cliclavoro e Campus Mentis sono inadeguati, non sono messi a sistema e, essendo carente il dialogo con i player privati del mercato del recruiting, formano uno quadro inefficiente.
Questo non è un manifesto a supporto delle agenzie di recruiting online, ma un appello alle istituzioni perché si impegnino a razionalizzare il mercato dell’intermediazione, della selezione e del recruiting.
Quello che auspico è che i Ministeri del Lavoro, dello Sviluppo Economico, dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nonché le principali società di recruiting ed intermediazione e tutti gli altri stakeholders di questo mercato accantonino gli interesse di parte, adottino un approccio cooperativo e si siedano intorno a un tavolo per delineare una nuova architettura di questo mercato.
Perché dovrebbero farlo? Un unico portale visibile, riconoscibile e fruibile, che goda del credito del governo, che sia più efficace di Cliclavoro e che coinvolga le società di recruiting online avvantaggerebbe sia le istituzioni, che ne guadagnerebbero in termini di consenso, sia le società di recruiting, il cui mercato si espanderebbe, sia, soprattutto, i giovani stessi, che potrebbero contare su strumenti più funzionali e solidi per la ricerca di impiego.
A questo portale si dovrebbe accompagnare, sul lato della formazione, una politica mirante a parlare di più e meglio di lavoro nelle scuole: nelle scuole primarie e secondarie si dovrebbero dedicare più tempo ed energie nello spiegare quali percorsi professionali esistono, alimentando i sogni degli studenti e coltivandone le vocazioni.
Concludendo: diffondere le pratiche della pubblicazione dei posti vacanti da parte delle imprese e della candidatura online attraverso invio di curriculum e lettera motivazionale da parte di coloro che cercano lavoro equivale a promuovere la cultura del merito e della trasparenza in un Paese dove, per l’assegnazione dei posti di lavoro, la logica del contatto personale è quella dominante.
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Link: Manifesto per un nuovo modello di ricerca e offerta di lavoro in Italia
Articolo di Mattia Corbetta, 27 anni, laureato in relazioni internazionali e internazionalizzazione dell’impresa, laureando in storia contemporanea, è consulente per i Ministeri dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e dei Trasporti.
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In questo articolo non ho intenzione di dilungarmi in noiose spiegazioni sulla procedura da seguire per la partecipazione all’
di Andrea Caccioppoli, studente laureando in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre


Nonostante la cecità delle istituzioni a riguardo e i molti treni ormai persi, sembra che nel settore delle comunicazioni si stia finalmente muovendo qualcosa.
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