Categoria: Leadership

Un’impresa di successo ha bisogno di un leader ben preparato: sii sempre un passo avanti

  • Come fallire a colpo sicuro

    Come fallire a colpo sicuro

    Le persone che falliscono si vedono subito come usano questa semplice frase:

     

    [quote]“Ci proverò …”[/quote]

    Queste due parole sono sorprendentemente ingannevoli, sia per chi le pronuncia, sia per chi le ascolta.

    Le persone che dicono a se stesse “ci proverò” si danno automaticamente il permesso a fallire. Non importa cosa succederà, potranno affermare di averci “provato”.

    Le persone che sentiranno dirsi “ci proverò” e non capiscono cosa davvero significhi si stanno solo prendendo in giro, pensando che ci sia una possibilità che chi pronuncia la fatidica frase possa effettivamente avere successo.

    Le persone che vogliono davvero riuscire non dicono, mai, “ci proverò”.

    Le persone vincenti si riconoscono invece per frasi come “farò qualcosa” o, meglio, “devo farlo”, qualsiasi sia il compito da svolgere

    Non esiste il provare, ma solo il fare.

  • 6 modi per essere fortunato

    6 modi per essere fortunato

    Svariati imprenditori credono che il proprio successo sia dovuto in parte a un pizzico di fortuna, identificabile a volte come una cena da cui è scaturita un’idea meravigliosa a un evento dove si è conosciuto un contatto molto valido durante la coda per il caffè. Inutile dirlo, moltissimi credono nella fortuna.

    Ma siamo realisti: la fortuna non è una scienza. Non puoi prevederla. Nonostante questo ci sono svariati imprenditori, autori e anche ricercatori che hanno cercato di capire cosa renda qualcuno fortunato.

    Eccoti ora alcuni spunti per coltivare la tua fortuna.

    1. Sii Umile.

    Parte del processo per arrivare alla fortuna, afferma l’autore e finanziatore Athony Tjan, passa attraverso l’aumento della propria influenza. E il miglior modo per arrivarci è grazie a qualcosa che non ti verrà subito in mente: l’umiltà. Aggiunge poi: “La gente può confondere l’umiltà per debolezza ed evitarla per non perdere il potere percepito… Puoi fare più amici in due mesi mostrandoti interessato agli altri piuttosto di quanti potresti farne in due anni aspettando che gli altri si interessino a te.

    2. Tirati su le maniche.

    Questo potrà sembrare abbastanza ovvio per coloro che si considerano già fortunati. Secondo un sondaggio condotto da Linkedin, un buon 70 percento degli intervistati ha affermato che una solida etica del lavoro è la prima cosa a rendere un imprenditore fortunato. Ma per lavorare sodo, hai anche bisogno di capacità tecniche. Ma solo una metà degli intervistati dello stesso sondaggio ha affermato che sia fondamentale per essere fortunati.

    3. Sii generoso.

    Tjan scrive ancora: “Non perdere la generosità; piuttosto, usala in modo appropriato. Sii mentore per gli altri, connettiti con le attività della tua comunità oppure, semplicemente, dì qualche grazie in più. Fai più cose senza pensare troppo al potenziale scambio di valore, pensala come un ricambiare un favore aiutando qualcun altro. Agire così funziona sempre nel lungo periodo e in più ci si sente bene ad essere generosi”.

    4. Sii pronto.

    Jim Collins, autore di O meglio o niente, ha affermato che se uno non può prevedere la fortuna, la domanda da porsi è: “Hai un buon ritorno in fortuna?”. Un un saggio per il New York Times ha rivelato questo concetto come esempio. Ha scritto: “Migliaia di persone avrebbero potuto fare quanto ha fatto Bill Gates, nello stesso momento. Ma non lo hanno fatto… Quanti hanno cambiato i propri piani di vita, dormito pochissimo, quasi aver evitato di mangiare perché il pranzo non interferisse col lavoro, per dedicarsi completamente a scrivere un linguaggio di programmazione per gli antenati dei personal computer? Non è fortuna, è ritorno in fortuna”.

    5 Mostra il “pelo sullo stomaco”.

    Chi meglio di Steve Jobs può meglio mostrare che credere nei propri istinti è probabilmente il miglior modo per essere fortunati nel futuro? Nel suo famoso discorso durante la cerimonia di laurea a Stanford ha affermato: “Non puoi connettere i punti guardando avanti; li puoi connettere solo guardando indietro. Solo in questo modo potrai credere che i punti potranno connettersi in futuro. Hai bisogno di credere in qualcosa, i tuoi istinti, il destino, il karma, qualsiasi cosa. Questo approccio non mi ha mai tradito e ha fatto la differenza nella mia vita”. Aggiungi a questo che la metà degli intervistati nel sondaggio di Linkedin ha affermato che “usare l’intuito” è stato un importante fattore di successo per la loro carriera.

    6. Credi di essere fortunato.

    Credere semplicemente di essere fortunati già da solo può creare risultati positivi. Uno psicologo di un’università americana ha effettuato un test con due gruppi di persone: uno che si riteneva “fortunato”, e l’altro che si riteneva “sfortunato”. Ha dato ad entrambi un giornale e chiesto a tutti di scrivere quante foto ci fossero in quel numero nel più breve tempo possibile. Le persone “fortunate” sono state in grado di dare la risposta in secondi, molto più velocemente del gruppo “sfortunato”. Perché? Nella seconda pagina del giornale c’era una pubblicità con scritto “Fermati, ci sono 43 fotografie in questo giornale”.

    Lo psicologo poi ha concluso affermando: “Le persone sfortunate perdono le opportunità perché sono troppo focalizzate a cercare altro. Vanno alle feste con l’intento di trovare il partner perfetto e perdono l’opportunità di fare ottimi amici. Guardano nei giornali alla ricerca di annunci di lavoro e, come risultato, non vedono le pubblicità di altri tipi di lavoro. Le persone fortunate sono molto più rilassate e aperte e, in finale, vedono cosa c’è da vedere piuttosto che solamente cercare come dei forsennati”

    Liberamente tradotto e adattato da Inc. Magazine

  • Il lavoro? Crealo. 3 punti essenziali

    Il lavoro? Crealo. 3 punti essenziali

    By Racchio via Flickr, Creative Commons Attribution

    Ho voluto essere decisamente provocatorio con il titolo di questo articolo ma in un momento in cui la lenta (o inesistente) crescita economica Italiana (e non) ha lasciato tanta gente senza lavoro il panorama è evidentemente composto da:

    – persone che aspettano un lavoro migliore;
    – persone  che aspettano un lavoro in genere;
    – persone che decidono di crearsi un lavoro, iniziando da zero un nuovo business;

     

    Vuoi che tu sia uno startupper, un libero professionista o semplicemente hai la possibilità (e la voglia) di rischiare... L’iniziare a fare qualcosa che ti piace non è solamente un enorme privilegio ma è di sicuro meno costoso di uno sfarzoso master universitario (e ti da di più) o del comperarti una nuova macchina fiammante a rate (che non ti puoi permettere.)
    Se stai iniziando una nuova attività, un qualcosa di tuo che senti e in cui credi ci sono essenzialmente 3 punti che vuoi considerare. Eccoli:

    1) Fatti consigliare il più possibile.

    Durante tutti i passi della tua “impresa” ti troverai molte volte a dover rispondere a domande inaspettate partendo dal business plan, passando per la forma societaria ed il commercialista fino a giungere al marketing e a come gestire il tuo profilo “social”.
    Rilassati e fai un bel respiro, “qualcuno” ha già provato a fare ciò che stai facendo tu e c’è gente lì fuori a cui piace ancora aiutare.

    Non puoi usare solo google o qualche tutorial su youtube, non basta !
    Considera le camere di commercio, considera gli eurosportelli, tante volte possono consigliarti gratuitamente e darti “dritte” che non scoveresti con un motore di ricerca.
    Confrontati, confrontati e confrontati: sarai molto più produttivo se sarai in grado di prendere decisioni considerando anche altri punti di vista (rispettando sempre le TUE intuizioni.)

    2) Impara a  gestire il tuo tempo.

    Capire cosa devi fare e quando devi farlo non è una cosa così semplice, soprattutto all’inizio. Comprendere cosa va fatto nell’immediato e cosa può aspettare quando hai 10 cose in lista che sembrano tutte urgentissime richiede del tempo.
    Prendi un bel foglio e scrivi le tue priorità, non hai più limiti di orario e questo ha i suoi lati positivi come negativi.

    Cerca di priorizzare le tue attività e ricorda che anche il tempo è un investimento. Investilo il tuo tempo, vale di più dei soldi, molto di più e abbi pazienza con te stesso, il ritorno c’è anche se non è immediato.

    3) Sii realista.

    Hai bisogno di fare soldi, questo è indiscutibile. Per fare soldi hai bisogno di un piano pieno di numeri  che dimostri COME farai soldi.
    Imponiti degli obiettivi, se arrivi ad un punto che quello che ti entra in tasca non è abbastanza, non copre le spese o semplicemente è evidente che  “il gioco non vale la candela” devi sapere che è tempo di  lasciar perdere.
    Ringrazia per quanto hai imparato, muoviti e cambia avventura. Fallimento è solo una parola, a certi trasmette disperazione ad altri trasmette voglia di rialzarsi. Tu chi sei?

    Certo questi punti non ti indicano QUALE business preciso intraprendere (l’idea la devi mettere tu) ma di sicuro aiutano ad avere una fotografia “panoramica” di cosa ti puoi aspettare, poi i dettagli li scopri tu.

    Iniziare un nuovo business non è come trovare un lavoro, devi trovare la tua strada non mandare curriculum.
    Poi pensaci un attimo: tu ci metti tutto te stesso, poi se le cose non girano potrai sempre incolpare l’economia…

  • 5 errori più comuni quando non riesci a risolvere i problemi

    5 errori più comuni quando non riesci a risolvere i problemi

    Nel business (e nella vita) quando ci troviamo di fronte ad un problema solitamente la chiave risolutiva risiede nell’avere la capacità pensare in modo critico.
    L’anima del pensiero critico è lobiettività. Essere obiettivi vuol dire saper pensare a soluzioni senza pregiudizi e in maniera imparziale. Se ti fermi a rifletterci un attimo lo sai anche tu che il prendere in considerazione tutti i fatti a tua disposizione senza alcun pregiudizio ti aiuta a decidere in maniera più giusta.


    L’abilità di affrontare le sfide della vita pensando in maniera critica la si acquista nel tempo e soprattutto cambiando strategie di pensiero e vecchi modi di pensare.

    Ma quali sono gli errori più comuni che tutti (e probabilmente anche tu) commettiamo quando siamo presi troppo emozionalmente da un problema?

    Eccone 5:

    1. Presunzione ed Arroganza:

    Commettendo quest’errore CREDI (e ne sei proprio convinto al 100%) che la soluzione migliore al problema sia quella che già stai utilizzando (o che già hai utilizzato in passato.)
    Ti autoconvinci che non ci sia un metodo migliore. TI trovi quindi a guardare al problema da una prospettiva tutta tua e, arrogantemente, chiudi al dialogo.

    Il maggior problema di questo errore è che in questo modo stai bloccando qualsiasi altra possibile soluzione creativa (magari migliore) al problema. Perché? Semplicemente perché stai ignorando tutte le altre possibilità di risoluzione.

    Consiglio? Mettiti sempre in discussione.

    2. Giudizio iniziale:

    Sicuramente di fronte ad un problema hai (e avrai sempre) la tua opinione iniziale ma l’avere una opinione è molto diverso dall’aver già giudicato il problema ancor prima di provare a risolverlo.
    Se commetti questo errore vuol dire che stai ragionando in un modo radicalmente opposto all’essere obiettivo ed al pensare criticamente. Stai essenzialmente ragionando in maniera esclusivamente soggettiva !
    Se ci pensi bene l’avere un giudizio iniziale sul problema è essenzialmente una conseguenza del primo errore ossia l’essere arrogante.

    Consiglio? Prova un approccio mentale più aperto ai problemi e lascia i paraocchi ai cavalli da corsa.

    3. Visione parziale della realtà:

    Quante volte ti è capitato di guardare ai problemi solo ed esclusivamente dal tuo punto di vista, poi hai fatto una chiacchierata con un amico o un collega e ti sei reso conto di come un’altra prospettiva sulle difficoltà possa cambiare tutto.
    Se agisci usando una visione parziale del problema ti ritroverai a fare decisioni troppo a caldo e di sicuro poi ti pentirai di come hai agito.

    Consiglio? Parla con qualcuno del problema e cerca altre prospettive e poi ricordati di “dormirci sopra.”

    4. Visione parziale del tempo:

    Questa è un’altra possibile manifestazione del guardare al problema in maniera parziale però applicata al fattore tempo. Questo errore lo commetti quando guardi al problema basando tutte le tue considerazioni sul breve periodo invece che sul lungo periodo. Avere una visione a “corto raggio” non ti aiuta di sicuro nel valutare in maniera il più critica possibile il problema anzi rischi di non calcolare uno dei fattori più importanti nelle tue scelte: il tempo.

    Consiglio? Pensa se risolveresti nello stesso modo quel problema anche tra 6 mesi. E tra un anno? E che conseguenze diverse avrebbe?

    5. Orgoglio:

    Ti è mai capitato di aver reagito ad un problema e di averlo voluto risolvere a tuo modo solamente per motivi di orgoglio? Qui non parlo più di arroganza o di “certezza” che il tuo modo di pensare sia il migliore, parlo di orgoglio che rimarrebbe “ferito” nell’accettare una soluzione differente dalla tua (anche se in fondo in fondo sai che la soluzione migliore non è quella che proponi.)

    Consiglio? Come consiglio una citazione di Alexander Pope:

    [quote] L’orgoglio è l’immancabile vizio degli stupidi.[/quote]

    Concordi?

     

  • 8 azioni che non ti faranno mai essere un leader

    8 azioni che non ti faranno mai essere un leader

    Ciascun imprenditore o libero professionista per avere successo deve avere uno stile da leader. Non importa qual’è il tuo, ecco 8 azioni che vuoi evitare se vuoi avere successo come leader:

    1.    Evita di comportarti come Mr. “so tutto io”

    Se ti comporti come Mr. “so tutto io” le persone con cui collabori non desidereranno condividere con te le loro idee per il timore di non essere ascoltati.


    Consiglio?
    La prossima volta che hai un’ottima idea non condividerla subito, lascia invece che i tuoi collaboratori pensino ad una soluzione e proponi la tua alternativa alla fine, sembrerai meno perfetto e più umano.

     2. Non dire “ma..” o “comunque..”

    Iniziare le tue frasi in questo modo significa semplicemente che non approvi. “mi piace la tua idea MA …”, “Considererò ciò di cui mi hai parlato, COMUNQUE…”.
    La tua intenzione potrebbe essere buona, magari stai solamente cercando di addolcire la pillola ma al prossimo non suona così !


    Consiglio?
    Smetti di usare queste parole, eliminale dal tuo vocabolario e vedrai come cambierà il tuo dialogo con gli altri

    3. Evita di comunicare quando sei arrabbiato

    Condividere i tuoi pensieri quando sei arrabbiato può essere pericoloso. Le emozioni quando si comunica possano danneggiare irreparabilmente una relazione di lavoro.


    Consiglio?
    Estraniati psicologicamente da una situazione che ti fa arrabbiare. Concediti una pausa di 24 ore (insomma fatti una bella dormita almeno) e DOPO questo break vedrai che non saranno più le emozioni a parlare al posto tuo.

     4. Evita di tenere per te informazioni importanti

    Se stai celando qualcosa che sai ed indirettamente limiti  le performance dei tuoi collaboratori…bè è un complesso di inferiorità e soprattutto quando gli altri lo scopriranno perderai la loro fiducia.


    Consiglio?
    Chiediti cos’altro potresti condividere con gli altri e fallo.

     5. Riconosci l’importanza dei singoli

    È come dire “il merito è tutto mio, tu non hai fatto nulla.” ti stai prendendo tutti i meriti e gli altri non si sentono apprezzati da te.


    Consiglio?
    Quando un progetto è completato con successo riconosci pubblicamente i singoli contributi che sono stati apportati dalle singole persone.

     6. Evita di non chiedere scusa

    Tutti fanno errori e tutti quanti odiano chi non è in grado di ammettere di aver sbagliato.


    Consiglio?
    Scusati subito, in maniera rapida e definitiva e rendi noto da subito in che modo vuoi risolvere il problema o almeno migliorare la situazione.

     7. Evita di non ascoltare

    Questo è un problema di molti leader. Un grosso problema. Se non ascolti quello che gli altri ti stanno dicendo il messaggio vero e proprio che passa è che non ti interessa per nulla cosa stanno dicendo.


    Consiglio?
    Dai piena attenzione al prossimo quando ti parla, le email o il telefono puoi controllarli dopo, guarda negli occhi la gente con cui parli e ascolta.

     8. Evita di pensare solo a te stesso

     Non ci sei solo tu… Essere leader non vuol dire nulla se stai pensando solo a te. Sei un esempio ed un punto di riferimento affinché gli altri ti seguano quindi pensa anche a loro.


    Consiglio?
    Parla con i tuoi collaboratori, informati di più su di loro, puoi solo darti beneficio.

    Cerca di evitare tutti questi errori e  vedrai di sicuro miglioramenti nel tuo relazionarti con gli altri e farai passi avanti nel trovare il TUO stile da leader (pur avendo i leader delle caratteristiche comuni)
    Voglio concludere con una citazione di John Quincy Adams:

    [quote]Se le tue azioni ispirano gli altri a sognare di più, imparare di più, fare di più e migliorare sé stessi allora sei un leader.[/quote]

     Articolo liberamente tradotto e riadattato da OpenForum

  • Come un semplice “grazie” possa fare la differenza

    Come un semplice “grazie” possa fare la differenza

     

     

     

     

    Un professore universitario iniziò a riflettere sulle persone che ebbero un impatto positivo sulla sua vita e, in particolare, un giorno il suo ricordo tornò ad un’insegnante che lo fece innamorare della poesia. Successivamente questo professore non vide l’insegnante per diversi anni e, un giorno, fu in grado di risalire al suo indirizzo e mandò una lettera di ringraziamento. Poco tempo dopo ricevette questa risposta:

     

    [quote]

    Mio Caro,

    non sai il valore della lettera che mi hai mandato. Sono ormai oltre gli ottanta e passo ormai i miei giorni da sola e a volte molto triste. In 50 anni di insegnamento questa è la prima lettera di ringraziamento che ricevo. Mi è giunta in un giorno in cui mi sentivo particolarmente triste e non sai quanto mi ha riempito di felicità, come non succedeva da svariati anni.

    [/quote]

     

    La lettera fece scoppiare in lacrime il professore e lo fece continuare con questa pratica di ringraziamenti alle persone che furono importanti per la sua vita. Giusto per dire un semplice “grazie”.

    Se solo la metà dell’energia usata per tener rancore fosse canalizzata sulla gratitudine… chissà!

    Nessuno di noi è arrivato dov’è da solo. Sia che l’assistenza ricevuta fosse alla luce del sole o tra le righe, riconoscere l’aiuto di qualcuno è un grosso passo per capire l’importanza della gratitudine.

    Sam Walton (il patron di Wal Mart) ha scritto dieci regole per il successo e riguardo la parola “grazie” non è rimasto certo stretto di parole. La sua quinta regola è:

    [quote]”Apprezza qualsiasi cosa i tuoi collaboratori facciano per il tuo business”[/quote]

    Sarebbe bello riuscire a convivere tutti i leader ad adottare questo comportamento. Se hai scelto bene i tuoi collaboratori e fornito loro tutti gli strumenti necessari per lavorare al massimo e se , chiaramente, hanno raggiunto i loro obiettivi, il prossimo passo logico è riconoscere i loro sforzi.

    Lodare qualcuno è a costo zero, però il ricavo è di valore immenso. I tuoi collaboratori vogliono essere visti come persone capaci, competenti e ottimi membri della squadra.

    Vuoi persone motivate al tuo fianco? Perché allora non lodarli per i loro contributi al successo dell’impresa?

    E come si può ringraziare in maniera efficace? Eccoti quattro idee:

    • Sii sincero. Ringrazia solo quando qualcuno se lo merita davvero.
    • Ringrazia in pubblico. Lo scopo è incoraggiare i collaboratori a continuare per la stessa strada e, nello stesso momento, incoraggiare gli altri a fare del loro meglio. Ringraziare in pubblico aumenta il morale.
    • Sii specifico nel ringraziamento. Identifica esattamente il motivo per cui un collaboratore meriti un “grazie”. Un semplice “ben fatto”, se dovesse suonare non genuino, potrebbe avere invece un impatto negativo.
    • Fai in modo che sia qualcosa di duraturo. Se si è trattato di una sfida molto importante magari è meglio un piccolo e semplice festeggiamento con tutti. L’apprezzamento non è qualcosa che dura solo un momento. Deve essere continuo.

    Un leader capace stabilisce una cultura della gratitudine. Espandi questa cultura a tutti coloro che hanno a che fare con la tua impresa, fornitori, rivenditori, postini e, senza dubbio, ai clienti.

    Tutti gli anelli della catena sono essenziali per il tuo successo. È facile ignorare la persona che fa i compiti più umili o, anche, colui che ti dà semplici consigli. Grandissimo errore. Tutti meritano un riconoscimento, specialmente se vuoi mantenere la relazione con loro.

    Liberamente tradotto e adattato da Inc. Magazine

  • 6 trucchi per motivarti a lavorare più sodo

    6 trucchi per motivarti a lavorare più sodo

    Arrivare al successo impiega tempo, a volte molto più di quel che ti piacerebbe. Se non stai attento è molto facile perdere la bussola e scoraggiarsi.

    Per semplificare il percorso verso il successo eccoti qualche trucco per tornare subito in corsa:

    1. Definisci il tuo scopo

    Perché stai lavorando? Perché questo lavoro? Solo tu puoi rispondere a queste domande. Alcuni sono predisposti per certi lavori, altri non vogliono fastidi e cercano la sicurezza di un lavoro dipendente. Non c’è una soluzione ottimale in assoluto, c’è solo la migliore per te. E per questo motivo hai bisogno di conoscere il tuo scopo, così da poter arrivare alla tua soluzione ottimale.

    2. Lega il tuo scopo agli obiettivi della tua impresa.

    Ora che hai capito perché stai lavorando, vedi la tua impresa come il mezzo per arrivare alla soddisfazione di tale scopo. Più l’associazione nella tua testa sarà stretta, più la motivazione arriverà in fretta. E potrai lavorare con maggiore entusiasmo!

    3. Lega il tuo scopo al successo del tuo team.

    Se lavori con altre persone, esse dipendono da te per portare a termine il tuo lavoro. Raggiungere il tuo scopo aiuta anche loro a raggiungere il successo. E in questo modo potrai avere un impatto positivo sulle vite altrui.

    4. Cercati obiettivi ambiziosi.

    Ora che hai allineato tutto, è tempo di trovarti degli obiettivi ambiziosi che possano creare successo per te, i tuoi prodotti e la tua impresa. Non sederti sugli allori ma cerca di essere sempre ispirato grazie a sfide esaltanti.

    5. Crea un piano fattibile e flessibile.

    Ora che hai anche trovato gli obiettivi, hai bisogno di un piano passo per passo che ti porti sempre più vicino al traguardo. E’ molto importante averne uno perché attraverso esso si può costruire maggiore confidenza,  dedizione e, soprattutto, ti darà l’impressione di avere sempre le cose sotto controllo. Piccolo consiglio: se non sei sicuro di come si possa creare un piano che funzioni, meglio chiedere a qualcuno che già sia arrivato al successo per qualche indizio.

    6. Conquista il mondo… a partire da ora!

    Ora il successo è solo una questione di eseguire il piano che ti sei creato. Per partire col piede giusto, non perdere tempo e, subito dopo aver messo nero su bianco i tuoi obiettivi, inizia a lavorare  per completare ogni fase di quanto pianificato.

    La motivazione si nutre di azione. E tu vuoi costruire quel circolo virtuoso che ti porterà diretto al traguardo.

    Per far andare le cose secondo i piani è necessario prima di tutto averne uno. In questo modo potrai tenere sotto controllo gli eventi e non mollare mai la presa.

    E tu già ce l’hai un piano?

    Liberamente tradotto e adattato da Inc. Magazine

  • I primi lavori di 6 imprenditori ricchi

    I primi lavori di 6 imprenditori ricchi

    Uno stereotipo comune e molto diffuso è quello di pensare che ricchi imprenditori  e persone di successo siano nate privilegiate e già ricche senza alcun sforzo. Non è strano sentire frasi come “che fortunato, lui si che ha avuto ‘culo’ nella vita” oppure, “avessi avuto io le sue possibilità”. Ma spesse volte le fortune costruite da imprenditori visionari derivano da stati mentali, valori e convinzioni fuori dal comune che si spingono molto più in là di fortuna, genetica o privilegi. È alquanto difficile immaginare persone come Warren Buffet  lavorare da dipendenti ma resterai sorpreso scoprendo che molti “titani” dell’industria hanno iniziato la loro scalata in posizioni umili.

    Dai un occhio ai primi lavori di 6 imprenditori americani di successo e cambia il tuo punto di vista sulla realtà.

     Ross Perot

    Rispettato in tutto il mondo come uno dei maggiori business leader del ventesimo secolo. Suo padre commerciava sia cotone che cavalli e Ross già all’età di 6 anni addestrava cavalli ad essere montati ed addomesticati per uno o due dollari a cavallo… E il suo naso ancora mostra i primi risultati ottenuti.
    Entrò nell’accademia navale nel 1949 e quando nel 1953, concluse l’accademia era capoclasse e comandante di battaglione.
    Nel 1957, Perot divenne venditore per la IBM e cercò in ripetute occasioni di esporre le sue idee ai superiori, dai quali fu costantemente ignorato. Lasciò quindi la IBM pochi anni dopo, nel 1962, per fondare la EDS a Dallas  e la Perot Systems, due società indipendenti che poi vendette per miliardi di dollari.

     Wayne Huizenga

    Prima di diventare un magnate della gestione dei rifiuti, di fondare blockbuster e di diventare padrone della squadra di NFL dei Miami Dolphins Wayne, secondo Forbes, lavorò come benzinaio durante le scuole superiori.
    A quanto si dice all’età di 17 anni lavorò come camionista per aiutare la madre a pagare le bollette a seguito del traumatico divorzio dal padre.
    Nel 1960 Wayne comperò il suo primo camion e iniziò a cercare clienti per la sua nuova società di gestione rifiuti che gli è fruttata successivamente più di 300 milioni di dollari.

     Warren Buffett

    Prima di fare storia con il suo stile “vecchio stampo” nel mondo degli investimenti il nativo del Nebraska guadagnò il suo primo “capitale da investire” consegnando giornali a domicilio.
    All’età di 13 anni Warren era già così finanziariamente intelligente da essere in grado di dedurre il costo della sua bicicletta dalla dichiarazione dei redditi. Iniziò così la sua strada verso il successo finanziario che gli permise di accumulare, già all’età di 26 anni circa 140.000 dollari (ed era solo il 1956). Bè il resto è storia ed è diventato uno dei più ricchi uomini al mondo.

     Sam Walton

    Se dovessimo identificare un imprenditore dalle umili origini dovremmo decisamente puntare il dito su Sam Walton. Il fondatore di Walmart  iniziò la sua carriera aiutando la sua famiglia a pagare le bollette fin da giovane età facendo una miriade di lavori.
    In una giornata tipo mungeva le mucche di famiglia, imbottigliava il latte e lo consegnava a mano ai clienti. Poi iniziava il suo giro di consegna giornali in bicicletta provando anche a vendere nuove sottoscrizioni a potenziali clienti.
    Alla fine delle superiori Walton venne votato come “il ragazzo più versatile di tutta la classe” . Walton continuò anche all’inizio del college a fare i lavori più disparati tra cui anche il cameriere in cambio di soldi. Cosa sia ora Walmart non occorre sottolinearlo.

     Jim Clark

    Il nonconformista imprenditore e fondatore di Netscape Jim Clark è stato tutto fuori che un uomo cresciuto negli agi. Cresciuto in una casa per genitori single ed il suo primo lavoro (dopo aver mollato la scuola) è stato per 4 anni nella marina americana. Qui si trovò continuamente in conflitto con l’autorità. Come molti altri imprenditori Clark non riusciva assolutamente a piegarsi ai suoi superiori. Successivamente? Fondò Netscape, silicon Graphics e Healtheon.

     

    Michael Dell

    Il successo del fondatore della Dell non fu per nulla istantaneo. Dell iniziò come lavapiatti in un ristorante cinese. La sua paga iniziale? 2,30dollari/ora. Dell dimostrò spiccate attività di vendita durante le superiori quando fu in grado di racimolare 18.000 dollari vendendo sottoscrizioni per il quotidiano Houston Post- abbastanza per comperarsi una macchina e tre computer. Una volta al college Michael iniziò il suo primo business (PC’s limited) nella sua stanzetta presso il dormitorio. Comprese il valore aggiunto dell’attività che aveva iniziato e a19 anni chiese un prestito alla nonna e rinominò la società in Dell computer.

    E tu? Che fai?

    Articolo liberamente tradotto e riadattato da mint.com

  • 10 citazioni per motivarti

    10 citazioni per motivarti

    Ecco 10 citazioni che possono motivarti, spingerti, sostenterti. Forse ne vorrai scegliere una, scriverla su un post it colorato ed attaccarla sul tuo frigo in cucina.

     #1

    [quote]

    Non sognare sogni piccoli perchè non hanno la forza di muovere i cuori della gente.

    Wolfgang von Goethe

    [/quote]

    #2

    [quote]

    Un uomo di successo è in grado di costruire delle fondamenta solide con i mattoni che la gente gli tira addosso.

    David Brinkley

    [/quote]

    #3

    [quote]

    Sviluppa il successo a partire dai fallimento. Lo sconforto ed il fallimento sono due dei passaggi fondamentali verso il successo.

    Dale Carnegie

    [/quote]

     #4

    [quote]

    La sconfitta non è il peggior fallimento. Non provarci lo è.

    George Edward Woodberry

    [/quote]

     #5

    [quote]

    Non aspirare al successo se lo desideri; fai quello che ami e in cui credi e il successo arriverà naturalmente.

    David Frost

    [/quote]

     #6

    [quote]

    Tutti i nostri sogni possono diventare realtà, se abbiamo il coraggio di inseguirli.

    Walt Disney

    [/quote]

     #7

    [quote]

    Non confonderre la fama con il successo. Madonna rappresenta la prima; Hellen Keller la seconda.

    Erma Bombeck

    [/quote]

     #8

    [quote]

    Il fallimento è un successo se ne sappiamo trarne insegnamento.

    Malcolm Forbes

    [/quote]

     #9

    [quote]

    Per farcela il tuo desiderio per il successo dovrebbe essere più grande della tua paura per il fallimento.

    Bill Cosby

    [/quote]

     #10

    [quote]

    E’ impazienza quella che ci coglie di tanto in tanto e allora ci compiaciamo di sentirci infelici.

    Wolfgang von Goethe

    [/quote]

     

    Sorridi.

  • Commettere errori è il primo passo per imparare

    Commettere errori è il primo passo per imparare

    Fallire non deve essere considerato il momento finale di un esperienza. Fallire è l’inizio di un processo di apprendimento.

    Non tutti sono disposti ad ammettere i propri errori. E qui si è di fronte al primo “mostro”: l’orgoglio. Meglio lasciarlo da parte, è altamente dannoso per il tuo business. E’ bene essere umili ed essere sempre disposti ad imparare.

    Le idee sono quanto di più prezioso abbiamo, buone o cattive che siano.

    Il processo è cambiato

    Alle imprese erano necessari anni per creare prodotti. Ricerche di mercato e sviluppo, costruzione di capannoni, ricerca di personale e infine inizio della produzione. Ora non è più possibile lavorare in questo modo, sia per le imprese già stabilite da anni, sia per quelle di nuova apertura. Semplicemente è troppo burocratico e ci si mette troppo tempo.

    E’ preferibile un approccio con un controllo costante di quanto succede, attraverso il quale è possibile creare un sistema “Costruisci – Misura – Impara”.

    Si può riassumere in questo modo:

    1. Cerca un’IDEA e sappi come testarne il successo. Questo sarà il fondamento della tua impresa. In questa fase l’ipotesi è formata. Ora si parla di business: a chi la venderai? Qual’è la tua strategia di vendita? Come apparirà il prodotto finale?

    2. Costruisci un CAMPIONE. Sarà quello che metterai nelle mani dei potenziali clienti. Di questi tempi i prototipi possono essere prodotti in serie rapidamente e con costi esigui. E, soprattutto, è più facile cambiare la produzione quando si ha a che fare con piccoli lotti. Però lo scopo di questo campione sarà di testare il potenziale sul mercato più che di mera prototipazione. Potrà essere mostrato ai clienti e potrai misurare istantaneamente le reazioni.

    3. Prendi nota di quanto hai constatato. E MISURA i risultati. Non si tratta solo di chiedersi “ha funzionato?”, ma piuttosto se abbia o meno centrato i tuoi obiettivi. Quando si misura il successo di un prodotto o servizio poi è possibile capire se sia necessario un cambiamento o se si sia sulla strada giusta.

    4. Come per tutti gli esperimenti è necessaria infine una fase di valutazione: cos’hai IMPARATO?

    Come saprai la conoscenza guadagnata vale molto di più che la cartamoneta. E siccome stiamo parlando di un processo circolare, IMPARARE conduce direttamente alle IDEE e il processo continua col suo circolo virtuoso in questo modo.

    Per questo motivo è smettere di demonizzare i propri gli errori e, nel caso accadano, trarne il massimo profitto possibile per evolversi e portare la sfida ad un livello successivo.

    Ad un primo impatto il processo COSTRUISCI-MISURA-IMPARA potrà sembrare più macchinoso ma, come sicuramente avrai capito, alla fine dei conti permette di risparmiare molto più tempo. E di produrre meglio.