Mese: Settembre 2012

  • La nascita di MyJobPage.net

    La nascita di MyJobPage.net

    L’idea

    La decisione di creare le fondamenta per la nascita di una nuova startup è legata ad un sogno coltivato negli anni dai soci fondatori: dare nuovo slancio ad un Paese, l’Italia, ricco di opportunità ma sempre più avaro di speranze.

    Solo pochi mesi fa, durante un viaggio in auto, mi sono interrogato col mio (ormai) socio Matteo sul fenomeno, nuovo, di chi, avvolto dallo sconforto, smette di cercare lavoro. Come animati da uno spirito missionario, ci siamo decisi di trovare un metodo e degli strumenti per ridare fiducia a loro e ai disoccupati che rischiano di finire in questo vortice di rassegnazione e depressione. Abbiamo rivolto il nostro pensiero a chi anche ha già un’occupazione ma che, a causa di un contratto temporaneo, teme di perderla. Abbiamo inoltre considerato tutti coloro che un impiego già lo hanno, magari a tempo indeterminato, ma sono desiderosi di rinnovarsi.

    Abbiamo quindi riconosciuto profondi cambiamenti nel mercato del lavoro (alta e crescente mobilità, modifica dei rapporti tra domanda e offerta di lavoro) pur constatando una sostanziale continuità degli strumenti di reclutamento e selezione. Il Curriculum Vitae, in particolare, rappresenta lo strumento più utilizzato nella ricerca di personale. Questo è un documento certamente essenziale, che racconta sinteticamente passato e presente di un candidato. Tale documento, secondo noi, dovrebbe essere però utilizzato in fase di colloquio, per essere spiegato al potenziale datore di lavoro. Una fase precedente in grado di identificare i migliori profili dovrebbe vertere invece su un diverso criterio: il saper fare.

    Il saper fare assume un’importanza crescente con l’innovazione tecnologica e il disgregarsi dei confini nazionali. In un mondo che diventa sempre più “unico” sono tante e svariate le occasioni di apprendimento. Basti pensare ai bambini che, già da piccolissimi, dimostrano abilità nell’uso di apparecchiature informatiche assolutamente impensabili fino a pochi anni fa. Tali competenze sembrano innate e si sviluppano senza bisogno di corsi e studi.

    Un altro esempio è dato dalle lingue straniere. Le occasioni di scambio culturale e l’espandersi del world wide web aumentano le possibilità di perfezionare una lingua straniera come l’inglese. Per una lingua straniera, addirittura, una video-presentazione può valere più di un voto su un certificato.

    Ecco che certificati e percorsi scolastici si trasformano da criterio di selezione a mera dimostrazione di competenze apprese: vogliamo sia possibile che un candidato senza titolo primeggi rispetto a chi voglia avanzare solo per mezzo di certificati, senza fornire vere prove sul campo.

    Da queste riflessioni nasce www.myjobpage.net, prima come idea di business e poi come progetto in piena regola, concretizzatosi nella creazione di un social network legato al mondo del lavoro in cui riunire privati, liberi professionisti e aziende.

    Come funzionerà?

    Su MyJobPage saranno evidenziate le competenze degli iscritti (privati e liberi professionisti) accanto alle passioni e agli hobby, permettendo il caricamento sulla pagina profilo personale, per ogni competenza, materiali multimediali di qualsiasi tipo che dimostrino il particolar saper fare prima accennato.

    Alle aziende sarà data la possibilità di creare pagine dedicate in cui presentarsi al meglio. Il motore dell’idea è la community che andrà a crearsi, la quale interagirà e si cercherà (specie per scambiarsi occasioni di lavoro) proprio sulle competenze descritte e dimostrate nell’ambito del social network.
    Privati e liberi professionisti, inoltre, potranno esprimere le proprie aspirazioni professionali più alte, anche slegate rispetto al proprio percorso di studi e di lavoro, e veder diventare realtà il lavoro ideale.

    Con MyJobPage, unica tra i Social Network professionali, vogliamo finalmente dare la possibilità di aprire strade future, magari anche ben diverse dai percorsi già seguiti dai suoi iscritti.

    La sfida è solo all’inizio e contiamo di attivare un nuovo movimento di speranza e fiducia tra tutti gli attori del mondo del lavoro, con l’ambizione di rimettere in ordine il mondo del lavoro prima in Italia e poi in altri Paesi europei e mondiali. E, soprattutto, riportando l’attenzione su ciò che nel lavoro conta di più: il saper fare.

     

    Il sito web www.myjobpage.net sarà aperto a tutti il 16 gennaio 2013. Già da oggi, però, è possibile registrarsi e partecipare attivamente al lancio del sito, potendo creare subito il proprio network (invitando amici da fecebook) e aggiornare, succcessivamente, il proprio profilo in anticipo rispetto al lancio, passo dopo passo.

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    Gianpaolo Catania, Co Fondatore di MyJobpage, ha maturato negli anni esperienza nel marketing e nella comunicazione. Sua l’idea, nel 2002, di portare in Italia i primi Jobparty (Chance), occasioni di incontro informale tra domanda e offerta di lavoro.

     

     

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    Su Myjobpage.net:

    Nasce ufficialmente il 17 settembre 2012, con la precisa volontà di porre in Calabria la prima pietra del progetto, aprendo la prima Srl Semplificata della regione (e tra le prime in Italia).
    Ai due soci originari, Gianpaolo Catania e Matteo Stracciari, si sono presto aggiunti un altro imprenditore Calabrese (Antonio Rotundo), che ha messo a disposizione il suo know how tecnico per la creazione del prodotto web; e un giovane Direttore Creativo (Stefano Sidoti), con riconosciute esperienze nel mondo della produzione e post-produzione televisiva.

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  • Restart Italia: startup, iSrl e Crowdfunding

    Restart Italia: startup, iSrl e Crowdfunding

    Giovedi 13/09/2012 si è svolto presso l’incubatore/acceleratore H-FARM il secondo ISDAY che ha avuto come oggetto la presentazione del Rapporto sulle startup, basato sui suggerimenti del primo evento e sul lavoro della task force istituita presso il ministero dello sviluppo economico.

    100 giorni dopo il primo Open Day è possibile finalmente scoprire attraverso il documento Restart Italia la linea che il ministro Passera intende seguire per facilitare e spingere la creazione di un ecosistema in grado di “rinnovare culturalmente” e allo stesso tempo essere volano per una nuova economia.

    La definizione di startup

    Il rapporto non intende essere rivolto a qualsiasi tipo di startup, ma solo ad imprese rispondenti a dei requisiti ben precisi:

      1. produzione o sviluppo di beni o servizi ad alto valore di innovazione tecnologica come oggetto sociale;
      2. esistere da meno di 4 anni;
      3. fatturare meno di 5 milioni di euro;
      4. non distribuire utili;
      5. costituita per il 51% da persone fisiche;
      6. adottare una contabilità trasparente (con la cassa contante solo per i rimborsi spese).

    L’innovatività è valutabile riconoscendo, alternativamente, uno di tre indicatori possibili:

      1. percentuale di spese di Ricerca&Sviluppo;
      2. percentuale del team in possesso di dottorato (o dottorandi) o comunque altamente specializzato in attività di ricerca;
      3. essere uno spin-off universitario riconosciuto

    La directory delle startup

    Nelle intenzioni del rapporto è richiesta, nella fase successiva alla costituzione, l’iscrizione ad una directory pubblica di pubblico accesso ove sia possibile consultare un’anagrafica della startup, elencante soci, eventuali premi, oggetto e innovatività del progetto. E’ prevista un’ulteriore serie di dati da registrare in via confidenziale (transazione, descrizione prestiti, bilancio, ecc.).

    La ratio è da individuare nella volontà di non creare situazioni “di comodo”: lo Stato si preoccupa di creare un regime agevolato e in cambio richiede una trasparenza assoluta e dati facilmente verificabili.

    Startup a vocazione sociale 

    Il sociale è settore che può essere meno attrattivo per investitori, ma di certo non meno utile per il sistema paese. In aggiunta ai criteri precedenti sono identificati nuovi requisiti affinché sia certa la “ vocazione sociale”:

      1. restringimento dell’oggetto sociale, sempre fermo lo “sviluppo di prodotti o servizi innovativi, ad alto valore tecnologico”, ai settori indicati all’interno dell’articolo 2 comma 1 del D.Lgs 155/06 ( attività di ricerca scientifica , attività di impresa finalizzata all’inserimento lavorativo di lavoratori svantaggiati, turismo sociale, tutela ambientale, ecc.);
      2. l’obbligo della presentazione di un semplice e chiaro “bilancio sociale”, ai sensi del predetto articolo;
      3. limitazione statutaria permanente, anche allo scadere dei 48 mesi.

    iSrl

    Non siamo di fronte ad una nuova definizione giuridica, ma ad un pacchetto di misure semplificative rivolte a tutte le imprese che soddisfino i criteri finora stabiliti. L’obiettivo è ridurre al minimo i problemi e le lungaggini della fase di avvio, derivate da adempimenti ed oneri burocratici, fiscalità cervellotica, reclutamento del personale e fornitura di servizi e consulenze.

    In particolare:

      1. 50 euro “simbolici e certi” di costo complessivo per la costituzione;
      2. costituzione online e tempi brevi in esenzione da diritti di bollo e segreteria (con obbligo di versamento del capitale sociale presso la camera di commercio);
      3. nessun vincolo di età;
      4. eliminazione di oneri (la tassa sui libri sociali, per esempio);
      5. autocertificazioni da inviare in formato digitale la camera di commercio;
      6. statuto zero.

    Lo statuto zero prevede l’assenza di un capitale sociale predefinito, work for equity, fallimento e liquidazione semplificati, stock options, governance semplificata e maggior facilità per effettuare aumenti di capitale.

    IVA e IRES semplificate

    Si vuole passare da una contabilizzazione dei ricavi e costi per competenza ad una per ricavi e costi per cassa, pagando solamente al momento dell’incasso e non prima. In questo modo è aumentata a 5 milioni di euro la disposizione esistente in materia di IVA (ora 2 milioni) e viene introdotta un’aliquota forfettaria IRES per rispettare il criterio di cassa.

    Lavorare in startup, Stock Options e Work for Equity

    Sono semplificate le procedure di assunzione e licenziamento, con lo scopo di flessibilizzare il lavoro in questa fase e contenere i costi IRAP. A patto che alla fine dei 48 mesi arrivi un contratto a tempo indeterminato.

    Allo stesso modo si vuole eliminare l’odioso sistema attuale per quanto riguarda la sottoscrizione di capitale in fase iniziale, semplificando le procedure e prevedendo vantaggi fiscali. Si incentiva quindi il lavoratore che può definirsi a pieno titolo parte dell’impresa una volta che accetti l’offerta di Stock Options.
    Simile filosofia è dedicata al Work for Equity, in modo che chi crede fin dal principio all’idea di impresa possa efficacemente e senza svantaggi fiscali acquisire quote societarie in cambio di servizi resi (si pensi ad attività di consulenza, prezzi per locazioni/affitti di attrezzature e così via).

    Il fondo dei fondi, investimenti “seed” e tracking record per incubatori

    “Un “anchor investor” che sostiene il processo di fundrasing degli investitori privatie di quelli istituzionali. Affianca il VC investendo nel fondo e l’investitore informale tramite il matching delle singole operazioni”.  Ovvero un fondo del governo che può arrivare fino ai 2/3 dell’investimento privato, in regime di co-finanziamento. Importante specificare che non è inteso come un fondo diretto alle imprese ma agli investitori ed è prevista una forma di controllo esterno con monitoraggio costante. Il 20% di questo fondo è riservato per investimenti legati a startup a vocazione sociale.

    Il fondo Seed è finanziato dalla Cassa Depositi e Prestiti e raccolta privata (anche del management). Interviene fino a 500.000 euro solo in co-investimento con una formula standard di Prestito Convertibile. Si tratta sempre di uno strumento per gli investitori, dove in questo caso lo stato “presta i soldi” a condizioni ben determinate (investimenti su early stage, 5+5 anni di durata, gestione a portafoglio).

    Per incentivare l’investimento privato è prevista una deducibilità del 35% (2 milioni di euro/anno), 20% (5 milioni di euro/anno) e 50% nel caso di startup sociali (col limite di 2 milioni di deducibilità massima a fronte di un investimento di 5 milioni massimo).

    Sono anche previsti Indicatori per valutare il track record (e la performance) di un incubatore o acceleratore, per valutare l’accesso alle agevolazioni.

    Crowdfunding e Social Lending

    Nell’ottica dell’incentivazione all’investimento privato nelle startup si parla finalmente di Crowdfunding: sono previsti snellimenti per l’avvio dell’attività e registrazione presso la CONSOB, detrazione fino al 75% in dichiarazione dei redditi per investimenti di questo tipo e un investimento massimo di 2,5 milioni di euro. L’investimento minimo possibile deve essere 20 euro e lo scopo della piattaforma ben definito al momento della costituzione.

    Il Social Lending è invece destinato alle startup sociali: attraverso questo sistema di prestito e opportuni vantaggi fiscali si vuole spingere il supporto alle iniziative di stampo sociale attraverso il ricorso a capitale di debito, non per forza di origine bancaria.

    Garanzia per il credito bancario

    È prevista inoltre l’istituzione di una sezione speciale del fondo a garanzia delle PMI, nella somma di 30 milioni di euro, per le startup rientranti nei criteri prima definiti per operazioni di garanzia e controgaranzia. L’obiettivo è incentivare l’investimento privato attraverso un supporto fino l’80% del prestito con commissioni azzerate.

    Per la fase di “Exit”: riacquisto quote e vendita entro i 4 anni

    Possibilità di deduzioni fiscali e altri mezzi attraenti per reperire il capitale (uso del Fondo di Garanzia per esempio) affinché i fondatori possano riappropriarsi delle quote cedute in precedenza, oppure una deduzione fiscale del 50% per gli investimenti destinati all’acquisizione totalitaria di una startup entro i 4 anni di vita da parte di soggetti terzi.

    Quotazione semplificata e “borsa sociale”

    La fase di quotazione è il momento di valorizzazione assoluto per una startup. Per questo motivo viene prevista una cifra simbolica flat e deducibilità al 100% dei costi relativi alla quotazione durante i primi 24 mesi di essa. In questo modo si vuole spingere sulla dimensione internazionale favorendo l’afflusso di capitali esterni.

    La creazione di una borsa sociale ha come obiettivo la costituzione di un mercato finanziario a tutti gli effetti, gestita da un’impresa di investimento già esistente e da una società di promozione per favorire l’incontro tra domanda e offerta di quote e titoli di startup a vocazione sociale. Si vuole quindi rendere la startup sociale interessante quanto la startup classica, con però in mente un investimento di natura etica e non puramente speculativo.

    Fallimento semplificato e cessione di asset 

    Il fallimento allo stato attuale delle cose è visto come una tragedia sia dal punto di vista personale (con le implicazioni sociali connesse), che dal punto di vista della gestione della procedura stessa. Gli ecosistemi snelli e prolifici vedono invece il fallimento come una fase che fa parte della natura delle cose e che, anzi, è insegnante di esperienza per le avventure future. Non per niente il motto della Silicon Valley è “fail to fail better” (fallisci per fallire meglio) e chi ha più esperienze andate male “all’attivo” è visto meglio che una persona alle prime armi (sempre che si sia imparato dagli errori).
    Con le garanzie adeguate, non può che essere una svolta culturale importante anche per noi: per questo motivo sono state previste procedure di liquidazione con durata massima di 60 giorni, dove lo startupper stesso è il liquidatore, senza oneri camerali e con l’annullamento delle rigide restrizioni attuali per i falliti.

    La disciplina della continuità aziendale ha come caposaldo il concetto del “meglio un exit meno remunerativa che il fallimento”:  l’obiettivo è semplificare l’attuale regolamentazione del concordato fallimentare (pensato per realtà grandi) così da liquidare la startup valorizzando la proprietà intellettuale e preservando gli asset commerciali.

    Contamination Lab: come collegare studenti ed investitori

    Le università sono i luoghi dove si possono creare le amicizie di una vita, ma anche trovare i futuri soci per un’avventura imprenditoriale: per questo motivo l’istituzione di spazi con dotazioni tecnologiche adeguate dove gli studenti possano incontrarsi, ma anche lavorare e tenersi in contatto con gli investitori, è di fondamentale importanza.

    Consapevolezza

    In contrasto con i canoni legati al lavoro da lungo tempo ormai instauratisi, il rapporto parla della creazione di consapevolezza: ovvero che il lavoro non per forza si cerca (o viene, paradossalmente, a cercarti), ma ce lo si può anche creare. Mezzi di questo cambio culturale devono essere, nell’ottica del rapporto, il servizio televisivo pubblico (sulla falsariga dell’esperienza anglosassone) e la scuola, attraverso i quali i ragazzi fin da più giovani devono esser messi in grado di conoscere le possibilità che ci sono nel mondo. Senza fossilizzarsi in schemi prestabiliti.

    Territorio e piano nazionale per gli ecosistemi startup

    Il territorio è allo stesso tempo importante, e la startup, fintanto che è tale, è come tutte le imprese legata al territorio di origine. Non si tratta solo di indotto, ma anche di possibilità e prospettive che imprese non convenzionali possono portare in un determinato contesto, arricchendolo o cambiandone le sorti (sia innovando che ingrandendosi fino ad essere datore di lavoro di dimensioni importanti).

    Per questo motivo è anche previsto il lancio di un Piano Nazionale per gli ecosistemi startup, supportato da un fondo di 50 milioni di Euro dove l’iniziativa privata deve sostenere un minimo del 30% del capitale complessivo dell’investimento. L’obiettivo è coinvolgere gli enti locali (ANCI, Conferenza regioni, ecc.), così che sia presentato un piano organico in ottica collaborativa e sia possibile la creazione di un’area con burocrazia semplificata, il tutto sotto la vigilanza di un comitato di esperti.

    In questo caso il rapporto parla di date precise per quanto riguarda gli ecosistemi:

    Lancio del bando: novembre 2012

    Candidature dei progetti entro: febbraio 2013

    Valutazione e selezione entro: aprile 2013

    Firma dei contratti:  maggio 2013

    Realizzazione dei progetti: a partire dal 1 giugno 2013

     

    Conclusioni

    Il rapporto qui sopra presentato sicuramente non manca di carica innovativa. Il lavoro denota una qualità raramente vista in provvedimenti recenti ed è possibile intuire la passione che ne ha spinto la realizzazione. Sicuramente non è perfetto e alcune soluzioni possono sembrare di compromesso. Può essere discutibile la scelta di voler definire cosa sia una startup con le seguenti limitazioni per accedere ai benefici semplificatori; la volontà stessa di creare una nuova categoria di imprese con “la vita più semplice” (anche se a fronte di rigidi requisiti); il dubbio su come sarà accolta dall’attuale burocrazia tanta volontà di semplificazione; la mancanza di infrastrutture (digital divide in primis); in ultimo il fatto che, non deve essere dimenticato, che siamo di fronte solo ad un rapporto: nessuno degli elementi qui presentati è già legge, non ci sono decreti attuativi e la via per la realizzazione di molte di queste idee sarà molto impervia.

    Ciononostante dà quantomeno speranza la creazione di un documento simile: si è finalmente giunti alla consapevolezza, a livello istituzionale, che è necessario investire in innovazione, diversamente non sarà possibile un rinnovamento culturale ed economico, evitando così un inesorabile declino generalizzato. Dobbiamo solo sperare che non resti l’ennesima buona dichiarazione di intenti.

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